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CharlieC

SCACCO!

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Mesi fa volli partecipare a un torneo sul web, organizzato da una nota marca alimentare in combutta con un importante scrittore, di quei concorsi in cui propongono l'incipit e tu prosegui. Fu una bolgia, per quella settimana (l'incipit cambiava per ognuna) parteciparono due o tremila ossessi, mai capito come la direzione facesse a selezionarne dieci. Non ho mai scritto su incipit altrui, volli cimentarmi, ma appena postai questo raccontino il pulsante 'spedisci' s'incantò, per cui spinsi e spinsi non so quante volte, finché fui stufo e salvai su disco.

Non so nemmeno come, leggendo l'incipit mi venne l'input di scrivere una specie di monologo interiore, un racconto in prima persona che il protagonista raccontasse tutto di un fiato, per liberazione.

Ve lo sottometto.

c.c.

SCACCO!

Caterina mi aspetta il mercoledì. Dice che è il suo istante magico, io però mi faccio illusioni: di cose se ne inventa tante.

Appena arrivo la trovo già vestita –jeans scuri e camicetta in lino, sbottonata in petto - i pezzi sulla scacchiera e i cuscini in terra, visto che giochiamo sul pavimento.

“Possibile mi tocchi sempre il nero?”, protesto ogni volta.

“Così impari” mi fa lei, carezzando i miei pedoni come micetti.

E' sleale, chiedete a chi ne capisce. Ma io Caterina non la contraddico, da quando ha bevuto il detersivo, ed è stata dieci giorni all’ospedale, e poi un mese alla Procaccini, dove diceva di essere la Madonna, che lei faceva i miracoli o cose così, e poi un giorno l’hanno portata a casa per disperazione, e da allora si è stesa sul letto, lisciando in continuazione il cane Pallino, senza parlare, storcere un nervo, sbattere gli occhi, bevendo Red Bull dalla cannuccia, e vomitando crema gialla se la mamma le imbocca gli anellini, o un formaggino, o un fruttolo alla pesca, e dopo che un giorno ha smesso di carezzare Pallino, ha girato la testa e mi ha chiesto a bruciapelo “che giorno è?’, e io ho balbettato :“ mercoledì”, e lei ha fatto :”giochiamo agli scacchi?”, con la stessa naturalezza di chi domanda un bicchiere d’acqua, dopo tutto ‘sto po’ di Dio per me giocare a scacchi, un cosa che detesto, primo perché non so pensare a due mosse di fila, poi perché a stento conosco la dama, per me, dicevo, giocare con lei è come Dante seduto al tavolino che comunica con l’anima di Beatrice. Tanto per dire.

Il guaio è che rispetto all’esempio sto messo male, assai peggio del poeta, perché Caterina io non l’amo più. Da quando ho incontrato Valeria e la palla del bowling mi scappò di mano, e fece strike nel box di fianco, e il dispositivo la restituì a quelli del suo gruppo, e io corsi a prenderla, e loro gridavano: “bastardo, piglia ‘sta boccia e vattene affanculo”, e io alzai gli occhi e vidi Valeria, che sorrideva e poi rideva e mi guardava coi suoi occhi così, e allora non so che diavolo mi prese e inciampai, e caddi lungo in terra, e quella porca boccia rotolò da lei, e allora strisciai, ma lei rideva e sorrideva e si aggiustava i capelli, e io guardavo Valeria, Valeria guardava me e Caterina ci guardava, da quella sera del bowling è esistita Valeria, punto e basta. Talmente che in pizzeria il suo gruppo si sitemò alla tavolata di fronte a noi, e Valeria mi guardò e sorrise, e poi ordinò a un suo amico, un certo Marco, “Io mi siedo là!”, indicando il posto di fronte al mio. E Marco, che le andava appresso, disse occhei senza neanche un ma.

Per fortuna non ero in piedi come al bowling, se no sarei cascato senza boccia, e così stetti a guardarla tutta sera, mangiando pizza nei suoi occhi, mentre lei rideva, sorrideva tanto che Caterina mi chiese: “ si può sapere che hai stasera ?”, e nel dirlo incavò la testa, e io ho sempre pensato che volesse piangere, ma forte, tanto che secondo i medici fu per rabbia che non aprì bocca due giorni interi, non venne in facoltà e tenne tutto dentro finché la mattina del terzo – ha ragione lo psichiatra, era un mercoledì - andò in bagno e bevve il detersivo.

Ma non era questo il punto, i medici aggiungono – “per carità, non se ne faccia un colpa” - che la crisi al risveglio sia dovuta a quel trauma lì. Sindrome psicotica giovanile con tendenze suicide, questo scrissero in cartella alla clinica Procaccini. “Le stia vicino, ne va del suo recupero”, si raccomandarono nel dimetterla. Mentre faceva segni in aria che va a sapere cosa volesse.

Ora io di queste malattie non ci ho mai capito, ho sempre pensato che ne soffre chi ha una lesione al cervello, o roba del tipo. Oppure che l’esaurimento ti viene se hai studiato molto e il prof ti dice ‘torni la prossima volta ’. Ma sant’iddio, credere di essere Maria Vergine, ma convinta ,eh, e un giorno che ero alla Procaccini sentirmi dire: “lo vedi che il pavimento va in salita? è satana che fa gli scherzi!” , questa è roba da barzellette, tipo il tizio che crede di essere Napoleone. E comunque, la Madonna mai.

Perciò, data la gravità della crisi, quando Caterina ha deciso di riaprire col mondo, e guarda caso con me in particolare, la madre, il padre, suo fratello che lavora in banca, e soprattutto lo psichiatra, mi hanno sequestrato. “ Tu solo puoi portarla alla ragione”, sono saltati tutti. Ho capito, ma mica posso?…. io con Caterina…. Vabbè ci siamo amati, ma dove sta scritto che io e lei… insomma, adesso c’è Valeria!

Ma no ma no, ancora un po’ e ci siamo!, m’ha liquidato il dottore . E perciò ogni mercoledì, sempre quel santissimo giorno, alle sette in punto, salgo lassù in camera sua, ci sistemiamo sui cuscini (così tiene il pavimento sotto controllo, presumo), fingo di allungarle una carezza, lei annuisce, e subito mi fa: “Prendi tu il nero, occhei? “

“Quando le concederà il bianco sarà guarita ”, ha sentenziato lo psichiatra.

“Sì, ma quando?”, insiste Valeria dopo che abbiamo fatto l’amore.

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Allora, capisco che volevi scrivere un monologo interiore tutto di un fiato, ma è quasi illeggibile.

Alcuni periodi sono troppo lunghi come quello che comincia con "Ma io Caterina..." e finisce con "l'anima di Beatrice". E poi non mi piace lo stile: troppe coordinate, troppe ", e"...",e". Non so se mi sono spiegata. A me piacciono le cose semplici e lineari, ma qui mi sembra un po' troppo piatto. Un ultima osservazione: credo che "occhei" si scriva "okay" oppure semplicemente "ok".

La storia in sè non è male, però resa così non mi piace proprio.

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Il tuo modo di scrivere pone, a chi voglia postare un commento nei modi che, di solito, si utilizzano in questo forum: che cosa va considerato corretto e cosa sbagliato? Mi spiego, una frase come questa:

Ma io Caterina non la contraddico, da quando ha bevuto il detersivo, ed è stata dieci giorni all’ospedale, e poi un mese alla Procaccini, dove diceva di essere la Madonna, che lei faceva i miracoli o cose così, e poi un giorno l’hanno portata a casa per disperazione, e da allora si è stesa sul letto, lisciando in continuazione il cane Pallino, senza parlare, storcere un nervo, sbattere gli occhi, bevendo Red Bull dalla cannuccia, e vomitando crema gialla se la mamma le imbocca gli anellini, o un formaggino, o un fruttolo alla pesca, e dopo che un giorno ha smesso di carezzare Pallino, ha girato la testa e mi ha chiesto a bruciapelo “che giorno è?’, e io ho balbettato :“ mercoledì”, e lei ha fatto :”giochiamo agli scacchi?”, con la stessa naturalezza di chi domanda un bicchiere d’acqua, dopo tutto ‘sto po’ di Dio per me giocare a scacchi, un cosa che detesto, primo perché non so pensare a due mosse di fila, poi perché a stento conosco la dama, per me, dicevo, giocare con lei è come Dante seduto al tavolino che comunica con l’anima di Beatrice.
Dovrebbe, a rigore, condannarti alla fucilazione immediata. Epperò si tratta evidentemente di una scelta stilistica, siamo vicini al flusso di coscienza, quindi il problema da porsi, invece di quello della correttezza formale, è, più semplicemente, se funzioni o meno. Se la si legge "con l'occhio critico", non funziona, ma se ci si limita a leggerla come lettore non obbligato alla recensione?

Secondo me, in questio caso, funziona. Ho letto tutto senza inciampare o dover tornare indietro. Semmai un problema potrebbe nascere dal fatto che non usi questo metodo in maniera costante. Momenti di flusso si alternano ad altri in cui il periodare è più consueto e frammentario. Tra le due cose ci deve essere equilibrio, mi pare che in questo brano ci sia, ma sei sulla lama del rasoio, anche se non mi farei, al tuo posto, tanti problemi mentre scrivo, ma solo in sede di revisione. Se ti viene istintivo direi che il tuo istinto ti guida abbastanza bene e non cercherei di mettergli le briglie

In sostanza mi è piaciuto, la storia emerge con chiarezza ed è una soria abbastanza drammatica e tutt'altro che banale.

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Il tuo modo di scrivere pone, a chi voglia postare un commento nei modi che, di solito, si utilizzano in questo forum: che cosa va considerato corretto e cosa sbagliato? Mi spiego, una frase come questa:
Ma io Caterina non la contraddico, da quando ha bevuto il detersivo, ed è stata dieci giorni all’ospedale, e poi un mese alla Procaccini, dove diceva di essere la Madonna, che lei faceva i miracoli o cose così, e poi un giorno l’hanno portata a casa per disperazione, e da allora si è stesa sul letto, lisciando in continuazione il cane Pallino, senza parlare, storcere un nervo, sbattere gli occhi, bevendo Red Bull dalla cannuccia, e vomitando crema gialla se la mamma le imbocca gli anellini, o un formaggino, o un fruttolo alla pesca, e dopo che un giorno ha smesso di carezzare Pallino, ha girato la testa e mi ha chiesto a bruciapelo “che giorno è?’, e io ho balbettato :“ mercoledì”, e lei ha fatto :”giochiamo agli scacchi?”, con la stessa naturalezza di chi domanda un bicchiere d’acqua, dopo tutto ‘sto po’ di Dio per me giocare a scacchi, un cosa che detesto, primo perché non so pensare a due mosse di fila, poi perché a stento conosco la dama, per me, dicevo, giocare con lei è come Dante seduto al tavolino che comunica con l’anima di Beatrice.
Dovrebbe, a rigore, condannarti alla fucilazione immediata. Epperò si tratta evidentemente di una scelta stilistica, siamo vicini al flusso di coscienza, quindi il problema da porsi, invece di quello della correttezza formale, è, più semplicemente, se funzioni o meno. Se la si legge "con l'occhio critico", non funziona, ma se ci si limita a leggerla come lettore non obbligato alla recensione?

Secondo me, in questio caso, funziona. Ho letto tutto senza inciampare o dover tornare indietro. Semmai un problema potrebbe nascere dal fatto che non usi questo metodo in maniera costante. Momenti di flusso si alternano ad altri in cui il periodare è più consueto e frammentario. Tra le due cose ci deve essere equilibrio, mi pare che in questo brano ci sia, ma sei sulla lama del rasoio, anche se non mi farei, al tuo posto, tanti problemi mentre scrivo, ma solo in sede di revisione. Se ti viene istintivo direi che il tuo istinto ti guida abbastanza bene e non cercherei di mettergli le briglie

In sostanza mi è piaciuto, la storia emerge con chiarezza ed è una soria abbastanza drammatica e tutt'altro che banale.

grazie Nanni, per le osservazioni. Hai colto in pieno il mio intento: spingermi sulla lama del rasoio. Il flusso di coscienza - rispondo anche a kitty - è un modo di scrittura sul quale chiunque dovrebbe cimentarsi. La scrittura piana, ancora kitty, è stucchevole. Possiamo parlare di scrittura 'entomologica' di Flaubert, ma è tutto un altro discorso, in Madame Bovary il distacco codifica l'imparzialità dello scrittore.

Nel suo ultimo libro, Il romanzo e la realtà, Angelo Guglielmi afferma che la realtà sfugge, non è dunque possibile rappresentarla letterariamente con una pur accurata descrizione, risulterebbe piatta, e non lo è. Ciò che la rende intellegibile è il linguaggio, ponendosi di sguincio. In questa caso c'è un tipo che d'improvviso smette di amare la sua ragazza provocandole una crisi adolescenziale atroce. Ora, uno può assumere un registro drammatico e tutto fila liscio ma in questo modo rischia l'abbaglio. Perché il ragazzo quel dramma non lo vive - meno male per lui- e questo è l'aspetto essenziale da affrontare. Come manifesterà il suo sentire? se è un superficiale, come l'autore vuole che sia, l'unico assillo sarà il pensiero di uscire dall'impiccio e godersi in santa pace la nuova fiamma. Ma evidentemente non può, si sono messi di mezzo famiglia della ex e dottori, perciò accetta la tortura della partita di scacchi. Non senza fastidio e sciatteria morale, un approccio che contrasta con il dramma di Caterina evidenziandone i chiaroscuri che una descrizione 'piatta' avrebbe omesso.

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Il registro verbale interiore del post adolescente superficiale è perfetto, per questo secondo me il racconto funziona molto bene. Il periodo che già Nanni ti ha evidenziato però, stona oltre maniera: non si riesce proprio a leggerlo nel senso che non si riesce ad apprezzarlo. E' troppo tirato, tutto di un fiato, discordante con quelli che lo precedono e quelli che lo seguono, una rincorsa alla caccia della virgola che non te lo fa apprezzare.

Sistemato quello, ho apprezzato il resto. Mi piace il finale, mi piace la storia, mi piace questo punto di vista piccolo del protagonista che pensa solo al proprio "qui ed ora" infischiandosene altamente del resto. Eh si che gli altri si preoccupano del suo senso di colpa: non lo conoscono! Ma noi si, perchè abbiamo accesso ai suoi pensieri: che ci piacciano è un altro paio di maniche.

A rileggerti.

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Ecco, ho trovato molto piacevole questo pezzo, nonostante abbia fatto un po' di fatica a leggerlo XD

Riguardo allo stile non ti si può dir nulla, perché é chiaro che sei stato tu a scegliere di adottarlo, però trovo che abbia un suo fascino e che abbia caratterizzato molto bene la storia.

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Ospite

Anche a me il tuo pezzo è piaciuto molto, nonostante il lunghissimo periodo. La tua scelta stilistica in questo caso è stata molto interessante. Devo ammettere che per leggere quella frase così lunga si rimane senza fiato e forse questo rende ancora di più lo stato d'animo del ragazzo che altro non fa che chiedersi: ma perchè proprio a me?

O forse ho interpretato male?

Comunque mi è piaciuto, personalmente penso che non l'avrei mai fatto, forse solo per mancanza di coraggio o insicurezza.

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Anche a me il tuo pezzo è piaciuto molto, nonostante il lunghissimo periodo. La tua scelta stilistica in questo caso è stata molto interessante. Devo ammettere che per leggere quella frase così lunga si rimane senza fiato e forse questo rende ancora di più lo stato d'animo del ragazzo che altro non fa che chiedersi: ma perchè proprio a me?

O forse ho interpretato male?

Comunque mi è piaciuto, personalmente penso che non l'avrei mai fatto, forse solo per mancanza di coraggio o insicurezza.

è così, il ragazzo è confuso, snocciola gli avvenimenti senza intenderne la portata. Il dramma di Caterina gli provoca appena fastidio, ci capisce poco, al momento gli interessa solo Valeria. In fondo la vita è proprio così: spesso, troppe volte, si mostra superficiale o indifferente.

Grazie!

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Ecco, ho trovato molto piacevole questo pezzo, nonostante abbia fatto un po' di fatica a leggerlo XD

Riguardo allo stile non ti si può dir nulla, perché é chiaro che sei stato tu a scegliere di adottarlo, però trovo che abbia un suo fascino e che abbia caratterizzato molto bene la storia.

senza alcun dubbio, volevo che il lavoro uscisse così. E cerco di immaginare come risulterebbe un romanzo interamente così. Difficilissimo, quasi impossibile, almeno per me.

Certo, mi è capitato di 'dover' descrivere il flusso di pensieri di una persona dopo un elettroshock, ma intanto è durato poco, un 4 pagine, e poi è stato diverso. Tutto sommato ne uscii soddisfatto.

Grazie!

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