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Ospite Domenico Santoro

Ursula

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Ospite Domenico Santoro

Commento a "Rimorchiatore 'Hascidot'" di Flambar

 

Conobbe sua moglie alla sagra del tortello canterino. Il tortello non cantava, ma c’era un palco con una gara di “talenti” locali. Da qui, il titolo della sagra.

Era una ragazza minuta, con lunghi capelli biondi raccolti da una coda. Ricordava la giovane Jodie Foster. 

Somigliava a Jodie Foster da giovane ed era simpatica, faceva battute divertenti. Un esempio di queste battute:

«Mi aspettavo che i tortelli cantassero» disse, infilzandone uno con la forchetta.

«Lo speravamo tutti» rispose il futuro marito.

Lei allora cominciò ad agitare il tortello per aria e a fargli da ventriloqua.

«All’alba viiiiiinceeròòòò. Viiiiiiinceeeeròòòò. Viiiiiinceeeee-eeeròòòò!»

Stava facendo cantare il tortello. Adesso forse la cosa vi diverte moderatamente, ma dal vivo era uno spasso.

«Sei simpatica. Come ti chiami?»

«Josephine» disse lei, allungando la mano.

«È francese.»

«Mia mamma era una ragazza madre.»

«Non capisco.»

«Non c’era nessuno intorno per dirle che era una pessima idea.»

«A me piace.»

«Mi chiamano Jo.»

«Jo. Piacere di conoscerti. Il tortello sa anche altre canzoni?»

«Se vuoi ho tutto il repertorio di Luciano Ligabue.»

«Ahia.»

«Ho una giovinezza anch’io.»

«Sei ancora giovane.»

«Quanti me ne dài?»

«Ventitré.»

«Ventotto, ma sembro più piccola.»

«Non l’avrei mai detto.»

«È per via del mio viso da bambina.»

«È vero.»

A quel punto, tanto valeva sedersi a uno dei tavoli della sagra. I loro amici in comune stavano parlando in piedi, vicini a loro.

«Ti prendo una birra» disse il futuro marito di Jo.

«Sarebbe grandioso» disse lei, ricominciando a giocare coi tortelli. Mugugnò la musica della Morte nera di Star Wars.

Il futuro marito pensò a lei. Era vero, aveva un volto da bambina. Non era mai stato fidanzato in vita sua. Era molto timido. Si chiese, era più una speranza, se Jo stesse filtrando con lui.

Prese due birre chiare e le riportò al tavolo.

«Non mangi più?» le chiesi, porgendole il bicchiere.

«Stai scherzando? Cantano. Sono esseri viventi. Non potrei mai far loro del male.»

«Sei vegana?»

«No.»

«Qual è il problema, allora?»

«La carne è già morta, quando mi arriva nel piatto. Loro sono guizzanti di vita. Guarda come saltellano» disse, facendoli saltellare con la forchetta.

«Hai ragione, sono insensibile.»

«No, sono io una cretina. Scusa, non dovrei fare così con gli estranei.»

«Non siamo più tanto estranei.»

«È vero, mi hai portato una birra. Grazie» disse, prendendone un sorso. «Fa caldo stasera, ne avevo bisogno.»

Era leggermente sudata, sul collo e la fronte. Il futuro marito la trovava… avvenente, così.

«Di cosa ti occupi?»

«Odio quella domanda. Ho un lavoro ultrafigo, fra parentesi, perciò ho una bellissima risposta, ma odio quella domanda. Senza offesa. Sembra che le persone siano sempre giudicate per il loro lavoro.»

«Mi spiace, è una cosa che si dice.»

«Con i si-dice e i si-fa non si costruisce un mondo migliore» disse Jo, ricominciando a mangiare i tortelli.

Il futuro marito era convinta di essersela giocata, a suo solito, ma lei riprese a parlare.

«Mi piacciono le persone che si esibiscono» disse. «Noi le prendiamo in giro, ma io le trovo tenere.»

«Sono un po’ terribili.»

«Sì, ma che importa? Avremmo di meglio da fare, che stare qui ad ascoltarle?»

«Ti piace qualcuno in particolare?»

«Il capellone di prima, con una canzone metal assolutamente fuori luogo. Si capisce che è la sua passione, ma nessuno lo comprende. Il metal non è popolare alle sagre di paese. Poverino.»

«Tu ti esibisci mai?»

«Ho sempre sognato di fare la comica, ma non ho il coraggio. Sai, quando canti, anche se prendi un sacco di stecche, alla fine ti becchi sempre un applauso. Però per i comici è diverso: nessuno ride per cortesia. Ho paura di vedere me che salgo sul palco, comincio a dire le mie sciocchezze, e tutti restano ammutoliti.»

«Secondo me fai ridere. Dovresti trovare il coraggio.»

«Magari alla sagra del tortello che ride» disse lei.

«Mi dici il tuo lavoro? Hai detto che è figo. Ora sono incuriosito.»

«Sono un’insegnante di sostengo. Per me è il lavoro più figo del mondo, se sostieni qualcosa in contrario ti accoltello con la forchetta.»

«Al massimo mi infilzi.»

«Voleva essere una battuta.»

Il futuro marito sorrise. Era già un fan.

«Penso sia un bel lavoro» disse. «Insomma, si capisce che ti piace.»

«Dopo fare le comica, è quello che più volevo fare al mondo.»

«Scommetto che fai ridere i ragazzi.»

Sorrise.

«Tu di cosa ti occupi?» chiese, infine.

«Io sono noioso. Faccio l’impiegato.»

«Ecco» disse, tirandogli uno schiaffo sull’avambraccio (fece male) «perché non chiedo mai alle persone che lavoro fanno. Dicono tutte che è noioso, banale, ripetitivo. Ehi, alla tua età la maggior parte del genere umano era morto per la peste nera o mandato a combattere una guerra. Datti tregua.»

«La ammetto: fare il mio lavoro quasi è meglio che morire di peste.»

«Appunto.»

«Ti confesso che ascolto ancora Ligabue.»

Lei sorrise.

«Anch’io, ogni tanto. Ho i miei momenti di debolezza.»

«Io mi chiamo Giuseppe» disse. «Non ti ho detto il mio nome.»

«Certo che no, ho monopolizzato la conversazione, come al solito. Io e i mie tortelli.»

Nel frattempo, ne erano rimasti parecchi. Jo era una di quelle donne magre per via del fatto che parlano troppo per mangiare.

«Ti piace la serata?» gli chiese.

«Tu sei piacevole. Sei un buon ascoltatore.»

«Mi piace sentirti parlare. Dovresti fare la comica.»

«La verità è che potrei andare avanti cinque minuti, poi non saprei cosa dire. Una volta ho sentito che i veri comici hanno chi scrive le battute per loro.»

«Mi sembra terribile.»

«Non potrei mai fare qualcosa del genere. Quello, e raccontare barzellette.»

«Non ne racconti.»

«Non è nel mio stile. Non dico neppure parolacce, e volgarità gratuite.»

«Allora non puoi sfondare, nel mondo moderno.»

«Non voglio sfondare. Il mondo moderno fa cagare.»

«Hai detto che non usavi volgarità gratuite.»

«Questa non era gratuita. Pensaci su. Passiamo metà del nostro tempo a ricaricare oggetti e l'altra metà ad approvare l'utilizzo dei cookies.»

Giuseppe rise.

«Non volevo farti ridere. È vero. Intanto, chi pensa ai poveri bambini denutriti dell'Africa? Io no, di certo. Che schifo» disse, guardando amaramente nella sua birra.

«Meglio la peste nera.»

«Almeno non avevano problemi di sottocupazione.»

I nostri amici comuni interruppero. Jo cominciò a ciarlare con gli altri. Ripeté la gag dei tortelli che cantano. Si vedeva che l’aveva testata con lui e adesso la provava con un pubblico più ampio. Forse doveva fare la comica. Lui giudicava avesse talento, ma ne era già infatuato.

Alla fine della serata, Giuseppe le chiese se potesse aggiungerla su Facebook.

Disse:

«Scommetto che i tuoi aggiornamenti fanno morire dal ridere.»

«Puoi dirlo forte» rispose lei, alzando i pollici.

«Posso aggiungerti?»

«Certo che puoi. Mica si chiede. Si fa e basta. Al massimo, rifiuterò l’amicizia.»

Lui la guardò, sgomento.

«Sto scherzando. Tranquillo. Sei sempre così nervoso?»

«Sono fatto così.»

«Devi imparare a rilassarti.»

«Stasera mi sono rilassato. Com’è il tuo cognome?»

«Chiavica.»

«No, dài.»

«Giuro.»

«Josephine Chiavica.»

«Esatto.»

«Non hai bisogno di nomi d’arte, nel caso decidessi d’esibirti.»

«Il mio nome d’arte è Ursula Ultrafigha. Chi vuole andare a sentire Jo Chiavica, scusa?»

«Mi sembra giusto.»

«Fa’ una cosa» rispose, sbadigliando. «Scrivimi quindici righe su te di te. Non so niente di te. Come al solito ho monopolizzato la conversazione.»

«Cosa vuoi ti scriva?»

«Non so. Le tue passioni. I tuoi sogni. L’episodio più imbarazzante della tua adolescenza. Cose così.»

Josephine fu richiamata dall’amico con la macchina. Il futuro marito la vide allontanarsi, con un leggero rimpianto. Non avrebbe mai avuto il coraggio di scriverle.

Non aveva mai confessato a nessuno quella volte che a aveva scritto una piccante lettera d’amore per Sveva Schicchi della quarta D ma, per sbaglio, l’aveva mandata a sua nonna (la sua stessa nonna, non quella di Sveva.) I suoi rapporti con l’altro sesso erano rimasti segnati, dall’epoca. Magari, se glielo avesse svelato, qualcosa sarebbe cambiato.

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Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Ricordava la giovane Jodie Foster. 

Somigliava a Jodie Foster da giovane

Ripetizione dello stesso concetto "somigliava a Jodie Foster" in due frasi consecutive.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Un esempio di queste battute: 

Sembra che tu stia per presentare un elenco, come se fosse un testo didattico... la cosa stona in un testo di narrativa.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

«Jo. Piacere di conoscerti. Il tortello sa anche altre canzoni?»

Sembrava si conoscessero già... forse introdurrei meglio i protagonisti. Capisco che sono a una sagra, ma cos'è successo? Lei si mette a parlare con uno sconosciuto come se niente fosse? Gli parla perché è già attratta da lui? Si sono seduti a mangiare insieme? Queste informazioni sarebbero utili, magari ne aggiungerei qualcuna... basta anche un accenno :)

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

I loro amici in comune stavano parlando in piedi, vicini a loro. 

Questa informazione arriva troppo tardi, va messa all'inizio del racconto.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

il futuro marito di Jo

Sarebbe meglio dire subito che si chiama Giuseppe... ripeterlo ogni volta rallenta e appesantisce la lettura, a mio parere.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

se Jo stesse filtrando

Refuso: flirtando.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Scusa, non dovrei fare così con gli estranei.»

«Non siamo più tanto estranei.»

Non mi sembra uno scambio di battute molto credibile... io avrei portato avanti il contesto scherzoso.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Era già un fan.

Così non mi suona bene, avrei messo "era già cotto di lei/si era già innamorato" o simili.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

«Al massimo mi infilzi.»

«Voleva essere una battuta.»

Non l'ho capita O_o.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

La ammetto

Refuso: Lo ammetto

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

gli chiese

Refuso: le chiese.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Non è nel mio stile.

A giudicare dal resto della conversazione, direi che lo è.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Questa non era gratuita. Pensaci su. Passiamo metà del nostro tempo a ricaricare oggetti e l'altra metà ad approvare l'utilizzo dei cookies

Ottima osservazione.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

sottocupazione

Refuso: sottoccupazione.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

I nostri amici comuni interruppero

I loro amici. Il punto di vista del narratore è stato esterno finora.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Come al solito ho monopolizzato la conversazione.

Ripetizione: lo avevi già scritto poco sopra.

 

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Scrivimi quindici righe su te di te.

Anche questo non è un dialogo verosimile.

 

Mi fermo con le annotazioni formali e stilistiche. A parer mio c'è parecchio da sistemare... forse dovresti rileggere il tuo racconto fra qualche giorno o settimana, così potresti accorgerti delle correzioni necessarie.

A parte questo aspetto, che si può sempre migliorare, hai riportato un estratto di vita, sul genere "slice of life". Il punto forte di questo racconto dovrebbe essere il dialogo tra Jo e Giuseppe, visto che c'è pochissima narrazione... purtroppo non mi sono sembrati verosimili, perciò la sospensione dell'incredulità è durata pochissimo per me.

Jo è caratterizzata abbastanza bene, mentre di Giuseppe non si sa nulla. Comunque, capisco sia difficile la caratterizzazione dei personaggi in racconti così brevi, con il limite degli 8000 caratteri, quindi non mi soffermerei troppo su questo. In generale, i dialoghi vanno migliorati.

A rileggerci! Spero che le mie osservazioni siano d'aiuto per migliorare il racconto.

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Ospite Domenico Santoro

@Riddle Seeker Ciao, ti ringrazio per le correzioni. Avevo l'impressione che questo brano non funzionasse e lo avevo messo qua per avere la conferma. Grazie.

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Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

«Mia mamma era una ragazza madre.»

«Non capisco.»

«Non c’era nessuno intorno per dirle che era una pessima idea.»

:aka: (:rotol:)

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Il futuro marito era convinta di essersela giocata

Convinto.

Il 14/9/2019 alle 08:50, Domenico Santoro ha scritto:

Non aveva mai confessato a nessuno quella volte che a aveva scritto

Volta.

Questo è quello che posso dire rispetto all'ottimo commento precedente. ;)

 

Ti dirò, non riesco a fare un commento serio a questo racconto perché sono stato catturato dalla personalità di Jo; senza dubbio, se non fossi fidanzato e la incontrassi faticherei a evitare un colpo di fulmine (comunque opinione personale).

Cercando comunque di far tornare i miei occhi da così - :love2: - a così - :) - riprendo un contegno e cerco di darti un'opinione sensata. Questo racconto è un momento, come altri che ho letto, e credo che sia l'ambito in cui ti trovi meglio con la scrittura, più dei supereroi secondo me (anche se eccelli eccome con Vinicio Squadri). Però questa tua capacità di cogliere il momento e lo stato d'animo in poche parole e azioni è una cosa meravigliosa, soprattutto con la tua scrittura semplice e ironica.

Se devo trovare un lato negativo di questo racconto potrei dirti che il dialogo è poco realistico. Intendiamoci, in un racconto ironico non è che la ricerca del realismo sia il punto fondamentale, però la situazione è un po' costruita, quasi da programma per adolescenti, anche se sarebbe bello fare un incontro del genere, come detto. :D<3

 

Alla prossima lettura, @Domenico Santoro. :ciaociao:

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Ospite Domenico Santoro

@bwv582 Ciao, sono contento che Jo ti sia piaciuta tanto. Secondo me è un personaggio indovinato in un contesto narrativo che può migliorare. Ho da parte una nuova storia di Vinicio Squadri, magari nei prossimi giorni la posto... almeno tu sarai contento ! :-)

 

Alla prossima, Domenico.

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