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flambar

Rimorchiatore "Hascidot "

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https://www.writersdream.org/forum/forums

 

“ RIMORCHIATORE HASCIDOT “

 

 

Trascorso un anno dalla data del mio matrimonio, un funzionario dell'ufficio gente di mare, mi propose un imbarco su di una draga. Dato che ero disoccupato, accettai.

Completate le pratiche d'imbarco, raggiunsi l'enorme escavatore a secchi, ogni secchio d'acciaio aveva la capacità di tre tonnellate di detriti subacquei, a lato di dritta (destra) era ormeggiato il rimorchiatore “Hascidot”

Appena giunto a bordo iniziai un lavoro sfibrante.

Lavoravano due squadre ventiquattr'ore su ventiquattro, perciò dodici ore lavorative per ogni squadra senza fermarsi.

I detriti dragati dal fondale si caricavano su delle grosse bettoline a propulsione meccanica, di mille tonnellate di stazza, alloro volta scaricavano il tutto a sei sette miglia dalla costa. Nel periodo Natalizio molti operai chiedevano ferie o si davano ammalati. Spesso si verificava che rimanevo da solo a governare il mezzo nautico o che si trattava del rimorchiatore o della bettolina.

Di notte, fui abbordato da un pattugliatore delle forze dell'ordine. Il maresciallo mi domandò: « chi è il comandante » Gli risposi: « sono io il comandante » continuando mi chiese chi è il direttore di macchine, risposi: «sono io il direttore di macchine» il maresciallo credendo che lo stessi prendendo in giro, infastidito mi chiese una ultima informazione. L'equipaggio dove? Risposi:

« sono io l'equipaggio».

Dopo queste risposte il maresciallo si mise a ridere nervosamente, difatti non ero in regola. Mi ordinò di seguirlo in capitaneria di porto. Mentre lo seguivo pensavo che, sarebbe accaduto di peggio se mi avessero beccato da solo incagliato su dei bassi fondali.

Per mia fortuna dopo aver verbalizzato lasciarono che continuassi il mio lavoro sulla bettolina, pur essendo tutto irregolare rimase com'era, senza aver cambiato alcuna cosa.

Avevo capito benissimo il comportamento di quel maresciallo: «una mano lava l'altra, tutte e due lavano il viso! Non far sapere alla mano destra quello che già sa la mano sinistra!» Comunque la cosa più importante era di continuare a lavorare anche se ero costretto a trascurare alcune cose.

Durante quel periodo molti giovani disoccupati si rivolgevano a me per chiedere lavoro.

Avevano famiglia con moglie e figli piccoli a carico,

mi facevano tanta pena e non sapevo come fare per poterli aiutare.

A malincuore ero costretto a rispondere, non sono quello che gestiva le assunzioni . Dovevano rivolgersi direttamente all'ingegnere essendo il rappresentante della ditta intestataria del dragaggio.

Andavano via perplessi. Erano convinti che, essendo il comandante, dovevo io dargli lavoro. Ma non era cosi. Passava il tempo e la situazione non cambiava si lavorava come tante bestie per dodici ore al giorno.

Non riuscendo a tollerare questo sistema oltretutto pericoloso, dato che il porto era trafficato da numerose navi passeggeri e, il dragaggio si effettuava proprio nelle vicinanze dell'entrata del porto.

Durante la pausa pranzo proposi all'equipaggio di fare assumere il terzo turno, in modo da evitare i turni massacranti di dodici ore anche per il motivo che avevamo guadagnato a sufficienza.

Stilai la richiesta da presentare alla ditta e, conoscendo bene l'indole umana, mi premunii facendo firmare la petizione ad ognuno di loro.

Dopodichè consegnai il documento all'ingegnere. Percui una volta presa visione, volle verificare di persona l'autenticità delle firme. Riuniti tutti i firmatari del documento di fronte all'ingegnere rinnegarono spudoratamente la propria firma.

Disgustato del loro comportamento! Strappai il foglio dalle mani dell'ingegnere e, facendolo a pezzi lo buttai per terra orinandoci sopra!

Qualcuno si ribellò del gesto offensivo, esclamai dicendo:

«attenti!... a non farmi prendere decisioni estreme che sicuramente porterei a conclusioni!»

Il tempo passava, ma il rancore di quello che era successo era ancora molto vivo.

A renderlo maggiormente più intenso, fu il comportamento spavaldo dell'ingegnere che, avendo ottenuto ciò che voleva se ne vantava, non tenendo conto che il comandante, ero io.

Perciò considerando la negatività dell'episodio svoltasi alcuni giorni prima, nei confronti della mia persona.

Ordinai all'ingegnere di non salire mai più a bordo.

L'ingegnere a sua volta esclamò: «chi cazzo sei tu che dai ordini a me?» contravvenendo alle mie disposizioni si recò comunque a bordo. In un primo momento tacqui.

Un pomeriggio incontrai l'ingegnere nei corridoi della tuga equipaggio, ordinai ai due marinai suoi ruffiani di accompagnarlo a terra e se faceva resistenza di buttarlo in mare.

Constatando la loro esitazione, dissi: « diversamente vi cancello dalle matricole marinare». Non fu necessario un secondo ordine.

I giorni passavano e l'ingegnere non dava segnali di aver capito la situazione.

Un pomeriggio lo vidi a poppavia della draga in compagnia dei suoi ruffiani. Mi avvicinai facendogli presente che non era neanche un membro dell'equipaggio e, se non scendeva di bordo immediatamente l'avrei fatto arrestare. Con disappunto scese di bordo, ma dopo una mezz'ora ritornò con la motovedetta della capitaneria di porto.

In compagnia di un sottotenente di marina, salirono a bordo senza chiedere nessun permesso e, subito iniziarono a rivolgersi contro di me con modi irrispettosi.

Chiamai da parte il tenente dicendogli ascolta attentamente quello che sto per dirti: « tra cinque secondi prendi sottobraccio questo coglione d'ingegnere e vai via di bordo perchè ti stai giocando i gradi». Sparirono all'istante.

Passarono alcune settimane e sembrava che tutto si era messo secondo le regole, ma non era cosi.

Presi una brutta influenza e per alcuni giorni mi sostituì il comandante E.S. Ritornato alle mie mansioni, mi presentò un documento firmato dall'ingegnere e dal sua amico tenente, dove si attestava che il sistema di sicurezza di tutto il convoglio compreso la draga era efficiente. All'ora persi il controllo, messi in moto il rimorchiatore Hascidot, raggiunto la banchina dove cerano gli uffici della capitaneria, bloccai la ruota di timone tutta sul lato di dritta, ponendo i motori a tutta forza in avanti effettuando una manovra a rotazione in modo che le ondate potessero raggiungere gli uffici della capitaneria stessa.

Presi l'altoparlante di bordo ed incominciai a chiamarli:

« curnuti... curnuti... curnuti » per qualche mezzora.

A questa mia reazione da lontano vidi che incominciavano a muoversi gli scafi delle forze dell'ordine.

Uscii immediatamente dal porto, ormeggiando l'Hascidot con la prua sugli scogli, eludendo cosi i loro radar.

Mi divertivo a deriderli facendomi prima vedere dai loro radar poi riprendevo la posizione dove non riuscivano a individuarmi.

Allietato, ascoltavo attraverso la radio di bordo, i loro nervosi commenti che dicevano: «questo appare e sparisce come un fantasma » alla fine constatando che in mare non potevano competere tornarono ai loro rifugio.

In seguito fui chiamato da un magistrato per spiegare tutta la situazione. Dopo avergli esposto i fatti, mi esortò a rivolgermi a lui se ci fossero stati altri problemi. Continuai a lavorare sulla draga. Una notte, dopo aver finito le mie dodici ore. Nel ritornare a casa fui affiancato da un'auto di grossa cilindrata. Scese un giovane per domandarmi: « comandante con voscenza non si può avere nessun colloquio?» Risposi con calma dicendogli:« certo che si può avere un colloquio con me » replicò:

«salutammo voscenza e baciamo le mani »

 

                                                                                                                         “ CAPISCE CHI VUOL CAPIRE “

 

Dopo un paio di giorni  arrivò una lettera, che mi collocava in ferie illimitate in attesa di nuovi ordini, continuai a percepire comunque il mio stipendio di dodici ore lavorative al giorno per ben tre anni.

 

 

                                                                                                                                        VIVA L'ITALIA

 

 

/topic/44312-io-vagabondo/?do=findComment&comment=786675

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10 ore fa, flambar ha scritto:

stazza, alloro volta scaricavano

Refuso: a loro

 

10 ore fa, flambar ha scritto:

il mezzo nautico o che si trattava del rimorchiatore o della bettolina

Sia che si trattasse del rimorchiatore oppure della bettolina

 

10 ore fa, flambar ha scritto:

« sono io l'equipaggio

Vedo con piacere che adesso usi le caporali (o virgolette basse) in modo corretto. Hai solo messo uno spazio in più.

10 ore fa, flambar ha scritto:

A malincuore ero costretto a rispondere, non sono quello che gestiva le assunzioni .

Qui potresti migliorare scrivendo così : A malincuore ero costretto a rispondere:" Non sono io a gestire le assunsioni" (ho usato le virgolette perché dal cellulare non posso inserire le caporali). 

10 ore fa, flambar ha scritto:

Non riuscendo a tollerare questo sistema oltretutto pericoloso, dato che il porto era trafficato da numerose navi passeggeri e, il dragaggio si effettuava proprio nelle vicinanze dell'entrata del porto

Questa frase sembra incompleta, potresti sostituire solo l'inizio, "Non riuscivo a tollerare..."

10 ore fa, flambar ha scritto:

Percui una volta presa

Refuso: Per cui

 

10 ore fa, flambar ha scritto:

sicuramente porterei a conclusioni

Porterei a termine ( se preferisci mantenere la parola conclusioni correggi con conclusione)

10 ore fa, flambar ha scritto:

Perciò considerando la negatività dell'episodio svoltasi alcuni giorni prima, nei confronti della mia persona.

Ordinai all'ingegnere di non salire mai più a bordo

Dopo persona metti una virgola e continua con ordinai all'ingegnere...

10 ore fa, flambar ha scritto:

all'ingegnere e dal sua amico tenente

Refuso: suo

10 ore fa, flambar ha scritto:
10 ore fa, flambar ha scritto:

persi il controllo, messi in moto il rimorchiatore Hascidot, raggiunto la banchina dove cerano gli uffici della capitaneria

Refuso: misi (messi), raggiungendo (raggiunto), c'erano (cerano)

 

10 ore fa, flambar ha scritto:

tornarono ai loro

Refuso: al

Hai scritto la prima parte con maggiore attenzione e quindi con meno refusi.

Anche questo racconto la dice lunga sulla tua vitaccia da "marinaio".  Di certo non ti fai posare la mosca sul naso, ormai è chiaro. Al posto tuo, avrei strapazzato un po' anche quegli stronzi di marinai che si sono rimangiati la firma. 

Ogni tua avventura suscita curiosità e stupore. 

Aspettiamo dunque altre storie. (y)

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Buon giorno cara @Adelaide J. Pellitteri grazie dell'aiuto. Tu dici che avrei dovuto strapazzarli un po? Da un lato hai ragione, ma dall'altro lato è contrario ai miei principi. Difatti nelle numerose risse avute sono stato coinvolto e per difendermi sono stato costretto a reagire.Ti auguro un buon fin e settimana e tanta fortuna 

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@flambar complimenti! :)

 

Il tuo racconto è scritto con un ritmo che avvince il lettore, lo trovo più corretto nella forma e più accurato nella sintassi di altri.

Il protagonista è coraggioso ed effervescente di suo. 

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Ciao @Poeta Zazatu non immagini quanto mi lieta un tuo commento. Grazie del passaggio, ti auguro una buona settimana e di vincere il contest.

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Ospite Domenico Santoro
Il 6/9/2019 alle 13:45, flambar ha scritto:

« sono io l'equipaggio»

Non va lo spazio fra la prima caporale (virgoletta) e la parola che segue. La risposta "sono io l'equipaggio" mi è piaciuta, un po' una spacconata da film, inoltre è il giusto finale del crescendo.

 

Il 6/9/2019 alle 13:45, flambar ha scritto:

ni .

Non va lo spazio fra la fine della parola e il punto fermo. Credo siano soltanto errori di distrazione, comunque, penso tu lo sappia già.

 

Il 6/9/2019 alle 13:45, flambar ha scritto:

passeggeri e, il dragaggio

qui la virgola va prima della congiunzione "e" o si può proprio omettere.

 

Ciao @flambar commento il racconto con la griglia di Writer's Dream.

 

Trama. Nell'ambientazione, e anche un po' nella storia, mi ha ricordato le storie di grandi narratori di mare come Conrad e Melville. Il personaggio principale suscita simpatia, dà l'idea di essere una persona schietta ed efficiente, e l'intera storia si snoda su questo suo modo di fare. Ho trovato interessante il conflitto fra un uomo preso in una vicenda anche più grande di lui (una nave che deve governare da solo, dodici ore di lavoro al giorno, i disoccupati che continuano a chiedergli lavoro) e delle autorità lontane e distanti che non comprendono come sia la situazione reale. Mi sembra che la storia sia molto aderente alla realtà, a cominciare dalla competenza con cui sono descritte le situazioni e l'uso dei termini tecnici.

 

Personaggi. Come dicevo poc'anzi, ho trovato molto accattivante il personaggio del narratore, che ispira simpatia e porta a parteggiare per lui. Il suo modo di narrare è molto schietto, sincero e spontaneo. Mi è piaciuto.

 

Stile. Sicuramente si può migliorare dal punto di vista dello stile. Mi eserciterei nello scrivere frasi più breve e ritmante. Magari studiare uno scrittore come Hemingway (che pure ha scritto di mare) può aiutarti nel trovare maggiore asciuttezza.

 

Grammatica e sintassi. C'è qualche errore qua e là, dovuto secondo me soprattutto alla distrazione. Te li ho segnalati di sopra.

 

Originalità. La storia e fresca e divertente, anche perché "sa" di realtà, non sembra inventata.

 

Giudizio finale. Avevo letto già un'altra tua storia. Devo dire che sono molto realistiche e coinvolgenti. Fatto salvo qualche accorgimento formale, ti invito a scriverne e postarne altre. Sono spontanee, fresche e divertenti.

 

A rileggersi, Domenico.

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