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Ospite Domenico Santoro

La verità è figlia del tempo

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Ospite Domenico Santoro

Commento a "A braccia nude" di Poeta Zaza

 

La stazione è dietro i binari:
erbe s’inerpicano irregolari.
Noi inseguiamo, da veri gregari
corridori impervi, sogni vari.

 

Illudo, ammansisco e predico,
futuro felice metto in mostra
per attirare attenzione vostra
– ma non sono d’anima il medico.

 

L’erba è ferita, fra i binari,
tra ombra di assi un carcere.
Non sono dentro e non sono fuori:
vorrei sia perdere che vincere.

 

Quando il tempo darà sua figlia
sarà dolore più di meraviglia.

 

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Il 6/9/2019 alle 10:13, Domenico Santoro ha scritto:

La stazione è dietro i binari:
erbe s’inerpicano irregolari.
Noi inseguiamo, da veri gregari
corridori impervi, sogni vari.

Un'introduzione scorrevole, lineare, aiutata dalle rime tutte uguali che rendono il ritmo della prima strofa sicuramente incalzante.
Ancora il messaggio della poesia non è chiaro, ovviamente, ma vi è già la possibilità di presagire in lontananza un senso sia di speranza unito ad una grande incertezza.

 

Il 6/9/2019 alle 10:13, Domenico Santoro ha scritto:

Illudo, ammansisco e predico,
futuro felice metto in mostra
per attirare attenzione vostra
– ma non sono d’anima il medico.

Nella seconda strofa, si può già notare un grosso cambio di tono: l'incerta speranza è diventata, adesso, non più un motivo per andare avanti, ma piuttosto un motivo per rifugiarsi e rinchiudersi in se stessi, vittima ognuno di noi delle limitazioni più che conosciute dell'essere umano. L'unico modo per evadervi, temporaneamente, è il distogliere lo sguardo, l'attenzione, e riporla altrove.

 

Il 6/9/2019 alle 10:13, Domenico Santoro ha scritto:

L’erba è ferita, fra i binari,
tra ombra di assi un carcere.
Non sono dentro e non sono fuori:
vorrei sia perdere che vincere.

La realizzazione di ciò che prima ho esplicitato, porta rapidamente all'abbandono della volontà. Essa diventa schiava della logica nichilista, e non può più scapparne. La volontà si azzera ed, annichilita dalla cruda verità da poco conquistata, rimane in bilico fra la vittoria e la sconfitta, lasciandosi trascinare dagli eventi piuttosto che dominandoli.

 

Il 6/9/2019 alle 10:13, Domenico Santoro ha scritto:

Quando il tempo darà sua figlia
sarà dolore più di meraviglia.

Non resta altro, quindi, che aspettare.
Non si può fare nient'altro se non sedersi ed ammirare il passaggio del tempo che, prima o poi, porterà ogni storia alla sua conclusione. Ci si troverà lì, alla fine di tutto, per compiacersi della concretizzazione della stessa, ma provando dolore per essere stati dalla parte della ragione. In fondo, ognuno di noi non vuole altro che essere smentito, quando la verità che scopre non gli aggrada.

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Ospite Domenico Santoro

@Neachel Ciao, benvenuta nel forum. Davvero una grande aggiunta, oserei dire. Ti ringrazio per la bellissima esegesi della poesia. Hai reso chiari concetti che non lo erano a me, che l'ho scritta. Grazie ancora, spero ci si possa rileggere. A presto.

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Ospite Domenico Santoro

@Neachel Il tuo nick mi sembra femminile, ma in realtà non sono sicuro. Nel caso, benvenuto.

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Il 6/9/2019 alle 10:13, Domenico Santoro ha scritto:

Commento a "A braccia nude" di Poeta Zaza

 

La stazione è dietro i binari:
erbe s’inerpicano irregolari.
Noi inseguiamo, da veri gregari
corridori impervi, sogni vari.

 

Illudo, ammansisco e predico,
futuro felice metto in mostra
per attirare attenzione vostra
– ma non sono d’anima il medico.

 

L’erba è ferita, fra i binari,
tra ombra di assi un carcere.
Non sono dentro e non sono fuori:
vorrei sia perdere che vincere.

 

Quando il tempo darà sua figlia
sarà dolore più di meraviglia.

 

Questa poesia mi ha colpita subito per le immagini molto concrete, che quindi comunicano qualcosa sia al lettore "distratto", che a quello che vuole analizzare il testo più in profondità. Ovviamente su due piani differenti. Per me questo è un aspetto positivo e apprezzabile nella poesia contemporanea, soprattutto se non vuole rivolgersi soltanto a un pubblico di nicchia.

Essendo nuova, ammetto di non aver letto altri tuoi componimenti, ma mi piacciono qui le rime leggere e incostanti, la metrica quasi precisa: un po' come se la poesia vera e disordinata di quell'erba che cresce tra i binari si ritrovasse con la stessa forza nella musicalità dei tuoi versi.

A livello di forma mi chiedo se il "di" dell'ultimo verso non debba essere sostituito da un "che", o forse ho interpretato male il significato.

A rileggerti

 

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Ospite Domenico Santoro

@La*cla Ciao posso solo dire che quando scrivo una poesia mi sforzo di arrivare a tutti. Sono contento che ti sia piaciuta, penserò se cambiare l'ultimo verso. A presto.

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