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Silverwillow

Articolo sulla situazione attuale dell'editoria italiana

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Mi sono imbattuta per caso in questo articolo "La penosa situazione del libro in Italia", che descrive (in modo ironico e provocatorio) un certo pessimismo sul futuro del libro e dell'editoria italiana. Si parla di quanto il settore editoriale sia sommerso di libri scritti da persone che non leggono e a malapena sanno scrivere, o che non hanno niente di nuovo o di interessante da dire. Pare si pubblichino in media duecento libri ogni giorno, molti dei quali spariscono in breve tempo senza aver venduto nemmeno una copia, mentre quei pochi davvero validi finisce che si perdono nel mucchio.

L'articolo, nonostante il suo pessimismo, che può essere condivisibile o no (io ad esempio ho il brutto virus dell'idealismo e continuo a mantenere l'illusione che se qualcosa è davvero buono troverà la sua strada) induce a riflettere. Perché scriviamo? Abbiamo davvero qualcosa da dire, o è solo per la vanità di vedere qualcosa di pubblicato col nostro nome? Siamo consapevoli che molti dei nostri libri avranno una vita effimera, e non ce ne importa, o conserviamo invece la speranza che il nostro farà eccezione?

Io per esempio ho riflettuto seriamente, per chiedermi: ho davvero qualcosa da dire? La risposta nel mio caso è ambigua, ho scritto un paio di storie che volevo davvero scrivere, e altre due, lo ammetto, col solo scopo di riuscire a mettere "un piede nella porta"  e facilitare magari la strada per quelle storie a cui tengo davvero. Quindi in parte sono colpevole...

Si potrebbe obiettare anche sul fatto che anche la cosiddetta "letteratura d'evasione" ha un suo perché e un suo ruolo, il problema, da quel che ho capito dell'articolo, è che anziché affiancarsi alla buona letteratura, finisce per sostituirsi a essa, cioè dovendo scegliere si pubblica sempre la schifezza popolare piuttosto che l'opera letteraria che apprezzeranno in pochi... L'autore naturalmente fa le dovute eccezioni, ma pare che questo sia il trend.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi ;)

Il link dell'articolo:   https://www.lintellettualedissidente.it/letteratura-2/mondo-dell-editoria-crisi-libri/

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è soprattutto

2 ore fa, Silverwillow ha scritto:

per la vanità di vedere qualcosa di pubblicato col nostro nome

e

2 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Siamo consapevoli che molti dei nostri libri avranno una vita effimera, e non ce ne importa

e

2 ore fa, Silverwillow ha scritto:

conserviamo la speranza che il nostro farà eccezione

 

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Ciao @Silverwillow

ti dirò, non mi è piaciuto molto l'articolo. Tra le tante cose condivisibili che dice ne dice altrettante infarcite di cliché. Ad esempio quando parla di letteratura "maschiofobica" riferendosi alla letteratura rosa, come se le donne scrittrici e lettrici siano solo quelle e per colpa loro la letteratura maschile (secondo l'autore l'unica degna di questo nome, a quanto pare) faccia fatica ad emergere. Anche il problema dei giovani che non leggono è affrontato in maniera troppo superficiale: i contemporanei fanno schifo e i classici sono troppo difficili da leggere (per colpa della scuola, ovviamente!). Io sono un'insegnante e guarda un po' vedo i miei alunni leggere (non tutti, forse non molti, come gli adulti...).

Credo che l'articolo abbia il difetto di affrontare troppe questioni in poche righe e dunque lo faccia in modo sbrigativo.

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L'articolo non vuole essere uno studio serio e approfondito sull'editoria, il tono è chiaramente provocatorio, e lo scopo non è enunciare un dogma, ma indurre a riflettere. Nemmeno io sono d'accordo con tutto ciò che dice, ma mi sembrava offrisse molti punti interessanti su cui discutere: ho letto diverse critiche qui su WD sul mondo dell'editoria, e mi pareva che l'articolo le toccasse un po' tutte: perché scriviamo, pur sapendo come stanno le cose? è vero che si pubblicano troppi libri, e che troppi sono mediocri? che i lettori sono confusi e scoraggiati da un'offerta eccessiva, tra cui è difficile discernere? Io per esempio non sono d'accordo che non si legge perché i libri fanno schifo, personalmente ne trovo sempre di buoni, ma sono sicura che neanche l'autore dell'articolo lo pensa, è appunto una provocazione.

 

3 ore fa, ivalibri ha scritto:

Ad esempio quando parla di letteratura "maschiofobica" riferendosi alla letteratura rosa, come se le donne scrittrici e lettrici siano solo quelle e per colpa loro la letteratura maschile (secondo l'autore l'unica degna di questo nome, a quanto pare)

io ho inteso questo passaggio all'esatto opposto: si specifica che la letteratura femminile di cui parla sono le pile di romanzi rosa più o meno somiglianti tra loro (questa cosa delle copertine l'ho notata anch'io, anche se non sono uomo: donne in eleganti abiti da sera su spiagge sperdute, quando la trama parla di tutt'altro, pettorali scolpiti spesso privi di faccia, ecc. Per non parlare dei titoli...) tra cui diventa difficile intravedere qualcosa di valido che può essere finito in fondo alla pila. Per il resto non mi pare che si parli di letteratura maschile o femminile, si critica unicamente il fatto che cose come "Ti cercherò" "Cercami ancora" e "Non cercarmi mai più" (frutto evidentemente di una scrittrice confusa) stiano a fianco, o sopra, il libro letterario che uno è entrato a cercare

3 ore fa, ivalibri ha scritto:

Anche il problema dei giovani che non leggono è affrontato in maniera troppo superficiale: i contemporanei fanno schifo e i classici sono troppo difficili da leggere (per colpa della scuola, ovviamente!)

In realtà più che alla scuola si dà la colpa alla società presente nel suo complesso, dove tutto diventa digitale e frettoloso, quindi i giovani fanno fatica ad apprezzare i ritmi magari più lenti dei classici. Ma, e questo l'autore lo specifica, non è colpa di nessuno, non si propone di eliminare la tecnologia e tornare all'età della pietra: è così e basta, bisogna adattarsi ai tempi

 

 

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Ho letto l'articolo e l'ho trovato (al netto di provocazioni ed esagerazioni) l'ennesimo coltello nelle mie piaghe.

"Perché scriviamo?" eh, bella domanda. Nel mio caso, dopo un'infanzia e un'adolescenza in cui scrivevo davvero per me stessa, mi sono ritrovata a confrontarmi da un lato coi miei limiti, e dall'altro con la consapevolezza dell'inflazione editoriale di cui parla l'articolo. Ho deciso di smettere, ma poi non stavo bene. Ad un certo nel mio cervello è scoppiata una sommossa popolare scatenata da tutte le storie e i personaggi che lo affollavano... e ho dovuto ricorrere a dei compromessi :D

Cosa dobbiamo fare? Io ho iniziato a scrivere perché era così bello giocare con le parole a fare dio ( :D ), poi per sfogarmi, adesso non ho ben chiaro perché, ma non ne posso proprio fare a meno. A volte vorrei tornare a quando scrivevo per me stessa. Quindi boh, per me è un conflitto che ciclicamente torna a galla. Spero che gli altri abbiano trovato la propria soluzione (o magari non si pongano neppure la domanda).

Mi pare che comunque l'autore intraveda uno spiraglio generale quando scrive che ci sarebbe ancora un sacco da dire, anche se poi aggiunge "eppure"... (nessuno ne è capace). 

 

Per quanto riguarda gli altri punti dell'articolo sono d'accordo che la società sia cambiata, e ogni cambiamento si porta del positivo e del negativo. Però secondo me il calo della lettura non è da imputare tanto alla scuola, ma alla famiglia. La società può essere cambiata quanto vuoi, ma l'influenza maggiore ce l'hanno i genitori (sempre parlando in termini statistici, ci sono persone che leggono nonostante la famiglia).

 

22 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Si potrebbe obiettare anche sul fatto che anche la cosiddetta "letteratura d'evasione" ha un suo perché e un suo ruolo,

Qui intendi i libri scritti dalle stelline del web o della TV, vero? Perché la letteratura d'evasione propriamente detta un suo ruolo ce l'ha eccome (e oltre a far "evadere" non è raro contenga anche qualche messaggio).

 

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1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Cosa dobbiamo fare? Io ho iniziato a scrivere perché era così bello giocare con le parole a fare dio ( :D ), poi per sfogarmi, adesso non ho ben chiaro perché, ma non ne posso proprio fare a meno.

E' proprio quello che intendevo. Io scrivo solo da qualche anno, ma se non scrivo sto male. Poi però mi faccio i problemi se quello che scrivo ha davvero un significato (vista la situazione editoriale) o se lo faccio solo per me. Finora ho scritto un po' quel che mi veniva, ma ora comincio a progettare i prossimi romanzi con un occhio alla questione se saranno pubblicabili o meno (cosa che non mi piace, ma non mi piace neanche la prospettiva di scrivere cose a cui tengo che forse nessuno pubblicherà...)

1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Mi pare che comunque l'autore intraveda uno spiraglio generale quando scrive che ci sarebbe ancora un sacco da dire, anche se poi aggiunge "eppure"...

io ho preso questa frase come un incitamento positivo: scrivete qualcosa che abbia un significato, una visione personale del mondo, che è diversa per ognuno. Quindi potenzialmente chiunque può scrivere qualcosa che sia nuovo e interessante

1 ora fa, Antares_ ha scritto:

(sempre parlando in termini statistici, ci sono persone che leggono nonostante la famiglia).

ecco, io rientro in questa statistica :D Nessuno mi ha mai incoraggiata a leggere, tantomeno la famiglia (che dopo le fiabe illustrate ha smesso di regalarmi libri). La scuola non è da criticare, ma è anche vero che ci sono insegnanti di italiano privi di passione per quel che pretendono di insegnare (e come si può trasmettere qualcosa che non si ha?), e fanno sembrare la letteratura un "dovere da programma" più che una bellissima avventura. Per me però sono passati vent'anni, nel frattempo può essere cambiato qualcosa anche lì. C'è un bellissimo libro di Pennac, "Come un romanzo", che parla proprio di come lui, da professore, ha cercato di interessare i suoi alunni alla lettura, con buoni risultati (anche qui, però, erano altri tempi...)

 

1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Qui intendi i libri scritti dalle stelline del web o della TV, vero?

no, su quelli sono perfettamente d'accordo con l'articolo, li brucerei e basta. Parlavo dei generi d'evasione: rosa, gialli, fantasy. Io stessa ho scritto una saga fantasy e un giallo, quindi non ho niente contro questo genere di letteratura, l'unico problema è che se si vendono solo ed esclusivamente quelli, il livello generale di cultura e di linguaggio si abbassa. Poi ci sono le eccezioni: ci sono fantasy o thriller che per me sono migliori e più profondi di alcuni romanzi letterari incomprensibili, ma sono eccezioni

 

Ti ringrazio di aver condiviso le tue impressioni. Ogni tanto mi pare di essere l'unica a farmi certi problemi esistenziali (chi siamo, dove andiamo, chi me lo fa fare di scrivere qualcosa che forse nessuno leggerà?), fa piacere vedere che non è così:flower:

 

 

 

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L'articolo è troppo lungo da commentare. Su alcune cose sono d'accordo, su altre no. Secondo me, non è così scontato che non si legga perché i libri fanno schifo. Conosco persone che non leggono (non è difficile :)), punto e basta! Neanche lo sanno se il libro tal de' tali fa schifo o no. Semplicemente non lo aprono.

 

L'eccesso di scrittori causa problemi, ma secondo me i problemi sarebbero più grossi se ci fosse penuria di scrittori. Immaginate che gli scrittori italiani fossero solo cinque e per giunta mediocri.

 

Il 30/8/2019 alle 17:21, Silverwillow ha scritto:

Siamo consapevoli che molti dei nostri libri avranno una vita effimera, e non ce ne importa, o conserviamo invece la speranza che il nostro farà eccezione?

 

Entrambe le cose, nel mio caso.

Dico sempre che ho due obbiettivi "letterari" nella vita:

  1. scrivere un best-seller mondiale;
  2. vincere il premio Nobel per la letteratura.

Tuttavia so che i miei scritti avranno una vita molto effimera :)

[Se capitasse il 2., naturalmente condividerei il premio col WD, state tranquilli ^^]

 

2 ore fa, Antares_ ha scritto:

Io ho iniziato a scrivere perché era così bello giocare con le parole a fare dio ( :D )

 

Ora stai meglio dopo i farmaci? O hai ancora crisi di onnipotenza? :gokulol:

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@dyskolos darei qualsiasi cosa per avere di nuovo quelle crisi di onnipotenza! Era così bello! ;( 

 

38 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Entrambe le cose, nel mio caso.

Dico sempre che ho due obbiettivi "letterari" nella vita:

Anche te vedo che non scherzi :D

 

@Silverwillow se ti può consolare io sono la regina dei problemi esistenziali! :P 

 

1 ora fa, Silverwillow ha scritto:

no, su quelli sono perfettamente d'accordo con l'articolo, li brucerei e basta. Parlavo dei generi d'evasione: rosa, gialli, fantasy. Io stessa ho scritto una saga fantasy e un giallo, quindi non ho niente contro questo genere di letteratura, l'unico problema è che se si vendono solo ed esclusivamente quelli, il livello generale di cultura e di linguaggio si abbassa. Poi ci sono le eccezioni: ci sono fantasy o thriller che per me sono migliori e più profondi di alcuni romanzi letterari incomprensibili, ma sono eccezioni 

Su questo però non sono molto d'accordo. È vero che i romanzi letterari statisticamente sono più "acculturati", ma non credo che la letteratura d'evasione abbassi il livello della cultura: in fondo per scrivere di fantascienza, avventura, poliziesco e giallo serve documentarsi e conoscere a fondo mille cose che spaziano dalla scienza, alla tecnologia, al diritto, alle procedure legali ecc. Anche per il linguaggio dipende, a volte meglio un po' di semplicità all'eccessivamente forbito. 

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45 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Dico sempre che ho due obbiettivi "letterari" nella vita:

  1. scrivere un best-seller mondiale;
  2. vincere il premio Nobel per la letteratura.

Io mi fermo al primo obiettivo, che considero teoricamente raggiungibile dopo averne letto tanti, di best-seller: alcuni mi hanno fatto piangere di invidia per le (per me) ineguagliabili capacità scrittorie dell'autore, altri mi hanno fatto incazzare per la loro mediocre banalità, quindi penso di scrivere peggio di alcuni e meglio di altri. L'aspirazione al Nobel la lascio a gente molto più colta e meritevole. Scherzi a parte, condivido per molti aspetti l'articolo citato, anche se mi mancano le certezze manifestate dall'autore in merito ai mali che affliggono editori, scrittori e lettori: gli aspetti da considerare sono tali e tanti, che al riguardo si può opinare tutto e il contrario di tutto, come spesso accade nel nostro vivere quotidiano. 

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@Silverwillow Grazie per aver condiviso l'articolo. Si leggono molti contenuti banali sul web, e non è questo il caso.

Mi ha fatto ragionare su alcune questioni (e mi è garbata la divisione in punti). Ciò che emerge dalla mia riflessione è, ahimè, una conoscenza insufficiente dell'industria editoriale – e presumo di non essere solo, in questo. Detta in altre parole: conosco solo quello in cui ricadono i miei interessi di lettore, a fronte di un panorama molto più ampio. Mi è quindi difficile capire se essere o non essere d'accordo con il signor Trabucco autore dell'articolo. Forse sullo sfacelo ha ragione lui, ma per il momento resto un passo indietro a osservare, pieno di dubbi.

 

Non mi piace quello che dice nel punto 2. È un discorso trito votato al "si stava meglio quando si stava peggio". Boh. Credo di aver raggiunto un discreto livello di insofferenza nei confronti di chi vomita bile sul cambiamento provocato dalla tecnologia. Ok, le cose sono cambiate. E quindi? Le persone usano il cellulare per i videogiochi. Sì, ci sono anche i videogiochi. E allora? Ci sono i social network, e allora? Tutto questo elogio alla carta mi fa storcere il naso, anche se sono al corrente di come sia una posizione maggioritaria (i numeri della vendita cartacea sono un indicatore inequivocabile).

Mi figuro un qualche sumero indignato per quella moderna, demoniaca pergamena che andava a soppiantare le tavolette, oscurando così l'opera artistica dello scalpello. :asd: 

 

C'è tanto snobbismo elitario in questo articolo, che disdegna perfino il "medio", quelle pubblicazioni normali, non da Nobel ma dignitosissime, che costituiscono una buona fetta delle letture del lettore forte. Insomma, o premio Nobel o niente. O professoroni o niente. E dai.

 

Su una cosa sono d'accordo: il fenomeno della pubblicazione narcisistica è davvero diffuso in modo spropositato, e spero che prima o poi venga arginato. Che non sia un trend inarrestabile.

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37 minuti fa, Antares_ ha scritto:
1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Entrambe le cose, nel mio caso.

Dico sempre che ho due obbiettivi "letterari" nella vita:

Anche te vedo che non scherzi :D

 

Effettivamente :hm:

;)

 

1 ora fa, Silverwillow ha scritto:

Parlavo dei generi d'evasione: rosa, gialli, fantasy. Io stessa ho scritto una saga fantasy e un giallo, quindi non ho niente contro questo genere di letteratura, l'unico problema è che se si vendono solo ed esclusivamente quelli, il livello generale di cultura e di linguaggio si abbassa. Poi ci sono le eccezioni: ci sono fantasy o thriller che per me sono migliori e più profondi di alcuni romanzi letterari incomprensibili, ma sono eccezioni

 

 

Volevo rispondere su questo punto, ma ho visto che @Antares_ lo ha già fatto e sono d'accordo con lei.

Aggiungo che per me quei generi d'evasione sono linguaggi, cioè in un giallo (per esempio) puoi trattare gli stessi temi dei romanzi letterari e m'è venuto in mente Leonardo Sciascia. Sono come lingue diverse, con cui però puoi esprimere tutti i concetti che vuoi. .

Io me la prenderei con la letteratura non d'evasione, giacché nel mondo moderno evadere è una buona cosa: non evadere è invece un guaio. Se un libro ti lascia indifferente, sul tuo divano, e non ti fa viaggiare con la fantasia, non ti fa — appunto — evadere, lì c'è il problema.

 

37 minuti fa, cheguevara ha scritto:

L'aspirazione al Nobel la lascio a gente molto più colta e meritevole

 

Quello per me è un incitamento a me stesso a scrivere sempre meglio :)

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22 minuti fa, Antares_ ha scritto:

È vero che i romanzi letterari statisticamente sono più "acculturati", ma non credo che la letteratura d'evasione abbassi il livello della cultura: in fondo per scrivere di fantascienza, avventura, poliziesco e giallo serve documentarsi e conoscere a fondo mille cose che spaziano dalla scienza, alla tecnologia, al diritto, alle procedure legali ecc. Anche per il linguaggio dipende, a volte meglio un po' di semplicità all'eccessivamente forbito

Non penso che la letteratura d'evasione, da sola, abbassi il livello della cultura, il problema è che molti di quei pochi che leggono magari leggono solo quello. Poi il mio concetto di "letterario" non si basa tanto su standard di scrittura "difficile", anzi, più è semplice meglio è. Semplice però non vuol dire sciatta. Il vero genio in letteratura, per me, è qualcuno che riesce a esprimere qualcosa di profondo e illuminante con termini elementari. Il mio criterio è più sui contenuti che sullo stile. Ora, il thriller sul serial killer di turno con l'ossessione per le bambole, o per i versetti della bibbia, o qualunque altra fissazione assurda e fuori dal comune, ha poco da dire a chiunque, così come il romanzo rosa sulla cameriera orfana che si innamora della rockstar egocentrica che nasconde un cuore d'oro. Perché Stephen King è diventato famoso? Perché scrive storie dell'orrore? Lo fanno molti altri. No, lui riesce a giocare con le paure profonde e irrazionali della gente, a farle incarnare nei suoi personaggi e darci così modo di affrontarle (questo tra l'altro è anche lo scopo delle fiabe per bambini). Lo scopo dello scrittore dovrebbe essere questo: analizzare le paure, le passioni, le speranze, le contraddizioni del nostro mondo e renderle comprensibili da tutti, universali. Anche un libro horror, giallo o rosa può farlo, il problema è che il più delle volte non succede, a meno che non sia stata particolarmente sfortunata io. Dovendo scegliere, preferirei avere una conoscenza più profonda della natura umana, piuttosto che delle procedure di polizia (a chi serviranno mai a parte l'autore?).

Sono comunque contenta di sentire altri punti di vista, la discussione serviva proprio a questo scopo ;)

 

5 minuti fa, AdStr ha scritto:

Grazie per aver condiviso l'articolo. Si leggono molti contenuti banali sul web, e non è questo il caso.

L'ho condiviso proprio perché esprimeva posizioni forti e molto pessimistiche, quindi per forza di cose discutibili, e mi interessava conoscere il parere di altri. A me non pare che ci fosse una posizione contro le tecnologie moderne (però ammetto che l'immagine del bambino che cerca di zoomare sul libro cartaceo mi ha fatto tristezza:lol:), c'è più un senso di rassegnazione...

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5 ore fa, Silverwillow ha scritto:
9 ore fa, ivalibri ha scritto:

Ad esempio quando parla di letteratura "maschiofobica" riferendosi alla letteratura rosa, come se le donne scrittrici e lettrici siano solo quelle e per colpa loro la letteratura maschile (secondo l'autore l'unica degna di questo nome, a quanto pare)

io ho inteso questo passaggio all'esatto opposto: si specifica che la letteratura femminile di cui parla sono le pile di romanzi rosa più o meno somiglianti tra loro (questa cosa delle copertine l'ho notata anch'io, anche se non sono uomo: donne in eleganti abiti da sera su spiagge sperdute, quando la trama parla di tutt'altro, pettorali scolpiti spesso privi di faccia, ecc. Per non parlare dei titoli...) tra cui diventa difficile intravedere qualcosa di valido che può essere finito in fondo alla pila. Per il resto non mi pare che si parli di letteratura maschile o femminile, si critica unicamente il fatto che cose come "Ti cercherò" "Cercami ancora" e "Non cercarmi mai più" (frutto evidentemente di una scrittrice confusa) stiano a fianco, o sopra, il libro letterario che uno è entrato a cercare

Ho riletto la parte sui testi maschiofobici. Trovo che il concetto sia espresso in modo misogino. Il lettore maschio entra in libreria ed è sommerso da libri rosa, non riesce a trovare i libri di Thomas Bernhard (e ci credo, ha sbagliato reparto!). Poi dice chiaramente che il fenomeno è dovuto, almeno in parte, al fatto che i lettori in maggioranza sono donne. Va bene il tono provocatorio, però...

Ovviamente non era una critica a te @Silverwillow che hai proposto l'articolo per discuterne. Altre parti sono condivisibili. Spesso tendo a rispondere in maniera telegrafica e tranchant e mi dispiace.

Il 30/8/2019 alle 17:21, Silverwillow ha scritto:

Perché scriviamo? Abbiamo davvero qualcosa da dire, o è solo per la vanità di vedere qualcosa di pubblicato col nostro nome? Siamo consapevoli che molti dei nostri libri avranno una vita effimera, e non ce ne importa, o conserviamo invece la speranza che il nostro farà eccezione?

Io scrivo da poco tempo ma leggo da sempre. Da quando ho iniziato, però, non ho più smesso. Scrivo per me ma mi piace che qualcuno mi legga. Non ho pubblicato niente, mi piacerebbe ma me la prendo comoda. Per ora non ho proposto niente a nesssuna ce, non mi sento pronta.

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29 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Ho riletto la parte sui testi maschiofobici. Trovo che il concetto sia espresso in modo misogino. Il lettore maschio entra in libreria ed è sommerso da libri rosa, non riesce a trovare i libri di Thomas Bernhard (e ci credo, ha sbagliato reparto!). Poi dice chiaramente che il fenomeno è dovuto, almeno in parte, al fatto che i lettori in maggioranza sono donne.

Io non l'ho trovato misogino, a essere sincera. Io non sono maschio eppure mi cade il testosterone anche a me nel vedere certe cose... Sarà perché di recente ho partecipato a un concorso per romanzi rosa e, non conoscendo il genere, ho voluto leggere l'incipit del romanzo vincitore dello scorso anno. La faccio breve: non sono andata oltre il primo capitolo, con tutta la buona volontà del mondo non ce l'ho fatta. Ho pensato: se è questo che molte donne vogliono leggere oggi, beh... Forse per questo ho simpatizzato subito con quella parte dell'articolo.

39 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Io scrivo da poco tempo ma leggo da sempre. Da quando ho iniziato, però, non ho più smesso. Scrivo per me ma mi piace che qualcuno mi legga. Non ho pubblicato niente, mi piacerebbe ma me la prendo comoda. Per ora non ho proposto niente a nesssuna ce, non mi sento pronta.

Nemmeno io ho pubblicato niente finora, e non so nemmeno se sono pronta o no, perché non riesco a ricevere un parere sincero da nessuno, oppure arrivano pareri contraddittori. Però mi rendo conto sempre di più che anche arrivare a pubblicare qualcosa potrebbe significare poco, la parte più difficile probabilmente viene dopo

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La gente non legge perchè i nuovi libri sono mediocri? Non è una giustificazione valida. Si può fare a meno dei testi pubblicati negli ultimi anni ed avvicinarsi ugualmente alla lettura. Abbiamo a disposizione un catalogo immenso. Non è colpa della scuola se i giovani non aprono i libri "vecchi". Forse è solo pigrizia intellettuale. 

 

- Perchè scriviamo?

Il sogno reale della maggior parte degli aspiranti risiede proprio nella superficialità, che tanto critichiamo. Si scrive per riscatto sociale o desiderio di spiccare su altri individui. Questo è il social network non la scrittura. Ma oggi tutto sembra aver perso valore, siamo in un certo senso assemblati nella società dei consumi. Io credo che, da sempre, l'essere umano sia ossessionato dall'apparire migliore agli occhi degli altri. Apparire è più importante di essere. Sembrare ricco, influente, famoso è una priorità e immancabilmente si cade nel "buffo". Affannarsi quotidianamente per dimostrare qualcosa di inutile, io lo trovo buffo, a tratti triste. 

Purtroppo anche chi è mosso da sani principi dovrà, seppur in parte, adeguarsi alla società. Può non partecipare alla "gara di apparenza" ma dovrà essere un consumista, per non restare escluso. Lo scrittore/intellettuale puro non esiste. Lo stesso Pasolini parlava di "compromessi". 

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Oggi per come stanno le cose  si deve parlare di crisi economica mondiale,  quando entra in crisi l'economia le prime a farne le spese  sono l'arte e le passioni. Se poi aggiungiamo il fasullo lavoro di tantissimi autori anche famosi, esempio: un quadro schizzato da un'artista Tizio o Caio sol perchè lo  ha firmato lui viene sopravvalutato e un'opera d'arte pur essendo sublime viene accantonata o addirittura persa. Cara @Silverwillowle persone che tu descrivi che non sanno "leggere e a malapena sanno scrivere" per molte editorie è l'unica  fonte di guadagno. Quindi c'è da dedurre che la responsabilità della crisi del settore è d'attribuire totalmente alle editorie e non di certo a me che scrivo da cane.

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11 ore fa, Luciano91 ha scritto:

La gente non legge perchè i nuovi libri sono mediocri? Non è una giustificazione valida. Si può fare a meno dei testi pubblicati negli ultimi anni ed avvicinarsi ugualmente alla lettura. Abbiamo a disposizione un catalogo immenso. Non è colpa della scuola se i giovani non aprono i libri "vecchi". Forse è solo pigrizia intellettuale. 

Su questo sono perfettamente d'accordo. Chi legge molto è capace di destreggiarsi da solo e scegliere tra tutto ciò che viene pubblicato i libri che sono davvero validi (di qualsiasi genere siano). Quindi i lettori forti continueranno a leggere comunque, infischiandosene di tutto quello che non gli interessa. Ma è anche vero che i libri contribuiscono a formare la personalità, quindi se una ragazzina legge solo romanzi rosa ben confezionati ma scadenti, il suo futuro non lo vedo altrettanto roseo... E' vero che nessuno obbliga nessuno a scegliere un libro piuttosto che un altro, ma non sempre si ha una guida e nel vasto mare dei libri pubblicati si può finire per perdersi. Non è colpa della scuola, né tantomeno delle case editrici (che come aziende guardano all'utile e non all'educazione sociale), forse nemmeno dei genitori, però la situazione è questa...

 

11 ore fa, Luciano91 ha scritto:

Il sogno reale della maggior parte degli aspiranti risiede proprio nella superficialità, che tanto critichiamo. Si scrive per riscatto sociale o desiderio di spiccare su altri individui

questa cosa è un po' triste, e può essere uno dei motivi per cui l'editoria è in crisi. Insomma, per lo più non si scrive per passione o perché si ha qualcosa di importante da dire, ma solo per sentirsi migliori. In questo caso sarebbe meglio farlo in un altro campo. Io sono dell'opinione che la scrittura sia un'arte, come la pittura o la scultura, e l'arte è qualcosa che si fa per passione, non per riconoscimento sociale o per passatempo.

 

35 minuti fa, flambar ha scritto:

Quindi c'è da dedurre che la responsabilità della crisi del settore è d'attribuire totalmente alle editorie e non di certo a me che scrivo da cane.

Secondo me la responsabilità è sia degli editori che di chi compra libri mediocri: se nessuno li leggesse più, allora non ci sarebbe più motivo di pubblicarli. La crisi c'è, ma solo perché non ci si accorge che investire in arte e cultura è meglio che sprecare soldi in altre cose alla lunga meno utili. Grazie per la tua opinione :)

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Caro  @Silverwillowsenza entrare nella polemica per carità,  io non sono altro che un rozzo marinaio  a stento riesco a tenere la penna tra le mani, però di esperienze ne ho avute e mi viene difficile pensare che la mediocrità  sia capace di  superare la buona qualità e addirittura metterla in crisi.  

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1 ora fa, flambar ha scritto:

aro  @Silverwillowsenza entrare nella polemica per carità,

nessuna polemica, @flambar , questa è una discussione, si può dire quello che si pensa apertamente :) In ogni caso io ero d'accordo con te, non è di sicuro colpa di chi scrive, ma del sistema, che privilegia il guadagno alla qualità (ma è normale, come ogni altra azienda che vuole sopravvivere). Poi per fortuna in molti casi le due cose vanno d'accordo, cioè si pubblicano bei libri che vendono e si leggono. Bisognerebbe che fosse sempre così. 

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@Silverwillowperdona se ti ho scritto caro per ben due volte, invece di cara visto che sei una donna.  Mi sa che tu sei molto giovane, Ora ti racconto un fatto accaduto a me, sperando che ti sia utile. Tanti anni fa, avevo deciso di mettere su famiglia, ma non riuscivo a trovare la persona adatta,  e questa è cosi e non va e quest'altra era cola e non andava. Insomma avevo oramai trentatre anni e rischiavo di rimanere scapolo, risoluzione molto negativa per l'uomo che sono. Decisi di far rimanere incinta qualcuna almeno  ero sicuro di avere dei figli. E non vuoi che tutte e cinque le ragazze che conoscevo mi dissero che avevano del ritardo. Situazione molto pericolosa dalle mie parti, percui, imbarcai su di un bastimento che mi potesse portare molto lontano. Poi seppi che in realtà era solo una delle ragazze era incinta ed è la mia attuale moglie.

Ti ho raccontato questo fatto per farti capire che nella vita se la vuoi trascorrere bene è necessario accontentarsi di quello che ti da e di quello che non ti da.

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Ciao a tutti. Ho letto l’articolo ed i commenti. Non vorrei offendere nessuno, ma l’articolo è semplicemente idiota, scritto da una persona piena di se, convinta di essere più colta ed intelligente del resto dell’umanità, una persona di cui si indovina subito l’orientamento politico per via della spocchia (guai a pensare diversamente a loro, sono gli unici colti e con dei valori… se non sei d’accordo, c’è la Siberia), che non si pone la brutale domanda “non è che in Italia non si legge perché la maggior parte dei sedicenti autori di successo e dei giornalisti che si occupano di letteratura sono semplicemente odiosi?”. Se è vero che si pubblicano libri scritti dai ghostwriter di youtubers, attori, showgirls, politici (i peggiori) e compagnia cantante è anche vero che molti dei libri scritti da sedicenti veri scrittori e/o personaggi di cultura sono semplicemente noiosi (quando va bene). Poniamoci un po’ di domande. Perché c’è gente convinta che un libro, per avere valore letterario, deve essere noioso? Non credo che Dante, Manzoni e gli altri grandi del passato e, perché no, anche attuali (ce ne sono più di quanti non si pensi, basta cercarli) la pensassero così. “Oggi mi sento colto, scriverò una schifezza noiosissima per tediare a morte i miei insulsi lettori che, dal basso della loro ignoranza, mi idolatreranno.” Perché c’è gente convinta che si deve scrivere soltanto per dire e/o insegnare qualcosa? Siamo a scuola? Stiamo scrivendo un trattato sulle equazioni di Maxwell o un romanzo? Perché dovrei essere così presuntuoso da essere certo di avere qualcosa da dire o da insegnare? Non si può scrivere soltanto per passione e la voglia di farlo? Nel mio piccolo scrivo per raccontare storie, sperando di intrattenere e possibilmente divertire i miei lettori. Non ho la presunzione di essere un grande scrittore, vendere migliaia di copie e rivoluzionare la letteratura italiana, mi basta che i miei pochi lettori si divertano o sconvolgano (scrivendo splatter punk è quasi d’obbligo). Non credo che la gente si ricorderà di me o che verrò additato come scrittore degno di nota (forse non sarò mai nemmeno uno scrittore, gli indie sono considerati quasi come intoccabili dalle persone di cultura), ma sapere di aver intrattenuto e fatto passare momenti piacevoli a chi mi legge è l’unica cosa che conta. Forse mi sbaglierò, ma temo che la gente non legga anche perché vengono pubblicati tanti libri che non si rivolgono al lettore ma soltanto all’ego dell’autore ed alla sua voglia di essere considerato uno scrittore colto e che nessuno desidera leggere. Quando scriviamo ricordiamoci che non lo facciamo soltanto per noi stessi ma anche per coloro che ci daranno fiducia acquistando i nostri scritti, sono soltanto loro a decidere se il nostro libro sarà un best seller, un capolavoro degno di essere ricordato o un’emerita schifezza. E non boicottiamo gli esordienti praticamente sconosciuti e gli indie, visto gli orrori pubblicati dalle grandi CE è probabile che sia da loro che emergeranno gli scrittori che verranno ricordati tra cinquant’anni e più. Negli ultimi anni ho deciso di provare a leggere esordienti sconosciuti e famigerati indie che pubblicano in self e, in mezzo a tante (fin troppe) cose discutibili, ho scoperto autori molto più bravi di quelli celebrati da stampa, TV ed insopportabili noiosoni legati al mondo culturale italiano. La letteratura italiana non è morta, sta vivendo un difficile momento di transizione ma proprio da questo può rinascere, non ci sono soltanto schifezze ma anche tantissime perle da scoprire. Soltanto leggendo, tanto e di più, le scopriremo. Non saranno le CE a salvare la letteratura italiana ma noi lettori e scrittori, le CE si limiteranno a beneficiare dei nostri sforzi.

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Al netto di altre parti dell'articolo, sono particolarmente d'accordo con questa riflessione:

"La critica non sappiamo più cosa sia e non ci aiuta per niente, anche perché scrittori di dubbia qualità recensiscono amici che hanno pubblicato con l’editor amico in comune per l’editore che stampa i libri di entrambi. Più che esercizio di critica è uno scambio di favori dominato dal do ut des preventivo: ti elogio, così ti sentirai obbligato a elogiarmi anche tu".

In particolare questa "critica accondiscendente" ha preso la forma di molti blog e pagine nate dal nulla che, stranamente, non stroncano mai un libro se non, al massimo, straniero. Finché non è il turno del blogger in questione che esordisce e si fa presentare dagli autori che ha incensato fino al giorno prima.

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13 ore fa, flambar ha scritto:

@Silverwillowperdona se ti ho scritto caro per ben due volte, invece di cara visto che sei una donna.  Mi sa che tu sei molto giovane, Ora

Figurati:lol:No, non sono poi così giovane (ma si sa, una signora non dice mai l'età...)

13 ore fa, flambar ha scritto:

Decisi di far rimanere incinta qualcuna almeno  ero sicuro di avere dei figli. E non vuoi che tutte e cinque le ragazze che conoscevo mi dissero che avevano del ritardo

No, dai, questa cosa mi sconvolge O_O E io che mi ero fatta l'idea di una personcina così seria e per bene...:no:

(Sto scherzando, spero si capisca, in realtà non mi scandalizzo così facilmentexD)

In ogni caso a me la tua storia fa capire invece che qualche volta bisogna rischiare e magari fare anche qualche sbaglio, prima di trovare la strada giusta... Sono contenta che alla fine per te le cose sono andate bene e hai trovato una buona moglie. Grazie per la tua storia

 

@Tessa79 Anche a me la parte sulla critica ha dato da pensare. Poi magari è un'esagerazione, non sarà sempre così, ma è comunque una possibilità da tenere in considerazione

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52 minuti fa, Mister Frank ha scritto:

L'articolo mi ha annoiato :re:

 

Osservazione che vale più di mille commenti dotti :sss:

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28 minuti fa, dyskolos ha scritto:
1 ora fa, Mister Frank ha scritto:

L'articolo mi ha annoiato :re:

 

Osservazione che vale più di mille commenti dotti :sss:

Io di commenti dotti sinceramente non ne ho visti.

 

Ma poi, scusate, se non avete voglia di partecipare, di dare un'opinione, di condividere qualcosa (perfino le vostre avventure giovanili, come Flambar), allora che commentate a fare? Per fare i fighi, per sentirvi superiori?

L'articolo fa schifo, è noioso? Lascia perdere, o spiega perché, già che ci sei, come qualcuno ha fatto: il senso della discussione era questo. Qui nessuno mi pare è un'esperto, si condividono i punti di vista e le esperienze proprio per imparare qualcosa.

A me non frega assolutamente niente di difendere l'articolo o l'autore, ma questi commenti del cavolo cominciano a darmi ai nervi.

E se volete mettere frecce rosse, avanti. Mi sono accorta che più su ne è stata messa una a un commento di Flambar, che non aveva niente di offensivo per nessuno e, a differenza di altri, era schietto e spontaneo. Sono quelle cose che proprio non capisco...

 

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23 minuti fa, Silverwillow ha scritto:
1 ora fa, dyskolos ha scritto:
2 ore fa, Mister Frank ha scritto:

'articolo mi ha annoiato :re:

 

Osservazione che vale più di mille commenti dotti :sss:

Io di commenti dotti sinceramente non ne ho visti.

 

Nemmeno io, infatti non capisco la tua irritazione, soprattutto perché la critica non è rivolta a te, ma all'articolo.

Io comunque ho detto la mia sopra (puntualmente ignorata, come al solito):)

Poi se qualcuno ritiene che l'articolo (non tu) sia noioso, ci sarà un motivo, no? Per me è una critica nel merito: significa che l'autore non è riuscito a coinvolgere i lettori, ma va bene così: mica uno può piacere a tutti :)

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1 ora fa, Silverwillow ha scritto:

Mi sono accorta che più su ne è stata messa una a un commento di Flambar, che non aveva niente di offensivo per nessuno e, a differenza di altri, era schietto e spontaneo. Sono quelle cose che proprio non capisco...

 

Nemmeno io le capisco. Una volta, quand'ero nuovo del forum, ricevetti una freccia rossa su un commento breve e del tutto neutro, anzi banale, ovvio. "Perché?" mi chiesi a lungo. Quella fu la prima, poi ne sono arrivate tante altre e ho allargato le collezione :D.

Io non le ho mai messe e mai le metterò. 

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38 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Nemmeno io, infatti non capisco la tua irritazione, soprattutto perché la critica non è rivolta a te, ma all'articolo.

Io comunque ho detto la mia sopra (puntualmente ignorata, come al solito):)

La critica non era rivota a te in particolare, anche se approvare commenti come "E' noioso" incoraggia proprio commenti di questo tipo. Tu hai giustamente espresso la tua opinione, e non mi pare sia stata ignorata visto che, dalle reazioni, altri si sono mostrati d'accordo con te. Io non ho risposto a te nello specifico perché avevo già detto la mia su quegli argomenti (perché non si legge e utilità o meno dei romanzi di genere) altrove, quindi non sono stata a ripetermi.

Nemmeno io ho mai messo una freccia rossa, se con qualcosa proprio non sono d'accordo piuttosto rispondo e lo dico, che mi pare più onesto. E nemmeno mi piacciono le polemiche, ma quando comincio a vedere frecce rosse messe a caso e commenti dai toni passivo-aggressivi, anziché la voglia di condividere quel che si pensa e basta (che si sia d'accordo o meno con l'articolo, con me o con chiunque altro), allora scusa ma mi dà fastidio.

Non ce l'ho nemmeno in particolare con @Mister Frank, che non mi pare sia uno che inizia polemiche gratuite, forse il suo era un intervento così, di passaggio, e non è stato a pensarci più di tanto.

E' un po' tutto il tenore che sta prendendo la discussione, su argomenti che a me invece, visto che nel mio piccolo scrivo, interessano. Quindi chiudo qui con lo sfogo, e se qualcun altro vuol dare la sua opinione (non tanto sull'autore dell'articolo, che può stare simpatico o meno, ma sugli argomenti trattati) è il benvenuto...

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5 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Nemmeno io ho mai messo una freccia rossa, se con qualcosa proprio non sono d'accordo piuttosto rispondo e lo dico, che mi pare più onesto. E nemmeno mi piacciono le polemiche, ma quando comincio a vedere frecce rosse messe a caso e commenti dai toni passivo-aggressivi, anziché la voglia di condividere quel che si pensa e basta (che si sia d'accordo o meno con l'articolo, con me o con chiunque altro), allora scusa ma mi dà fastidio.

 

Darebbe fastidio anche a me. Sono d'accordo con te al 100%.

 

13 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

E' un po' tutto il tenore che sta prendendo la discussione, su argomenti che a me invece, visto che nel mio piccolo scrivo, interessano.

 

È abbastanza normale nei forum online che gli argomenti prendano strade inaspettate :)

Spesso (ma non è il caso presente) significa che l'argomento principale è esaurito, e talvolta è un po' logoro.

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