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Sjø

Scrivere solo di quello che si conosce bene?

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Non sono sicuro di aver individuato la sezione giusta del forum per questa discussione, eventualmente me ne scuso.

Come da titolo: secondo voi bisognerebbe scrivere solo di quello che si conosce bene? Mi spiego meglio: se uno scrive della vita di un poliziotto dovrebbe esserlo oppure lavorare a stretto contatto con loro tanto da conoscerne la vita nei dettagli? Se una parte dell'ambientazione fosse a Londra sarebbe necessario, per l'autore, averci vissuto almeno un po' di tempo tanto da conoscerne le vere dinamiche? Oppure sarebbe sufficiente documentarsi?

La mia opinione è che bisognerebbe conoscere molto bene le cose ma mi farebbe piacere sentire la vostra.

 

 

 

 

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Mah... non so... Tendenzialmente sarebbe meglio conoscere quello di cui si scrive, ma poi nessuno potrebbe più scrivere di niente... A me piace la fantascienza, per esempio, ma non sono né ingegnere, né astrofisica (né in grado di prevedere il futuro :D ). Cerco di documentarmi il più possibile, ovviamente il rischio di scrivere qualche scemenza c'è sempre, ma altrimenti come si fa? Io accetto il compromesso, sia in quel che leggo che in quel che scrivo. L'ideale sarebbe potersi confrontare con chi ne sa più di noi. 

Per quanto riguarda le ambientazioni, da qualche parte c'è una discussione in cui si consigliava almeno di visitare i luoghi scelti e di non ricorrere a Google Earth, perché così si perdono molte cose. Anche in questo caso però non credo sia per forza necessario viverci. Al giorno d'oggi l'internet è pieno di video di italiani residenti in altri Paesi; ancora meglio i video in lingua originale (se uno mastica le lingue, chiaramente), con cui integrare quello che si è appreso sul luogo da descrivere.

 

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La mia indole sempliciotta mi porta a vedere la questione con una banalità disarmante.

L'obiettivo è scrivere bene qualcosa di credibile. Se lo hai vissuto sulla tua pelle, in tutto o in parte, o se è un'invenzione di sana pianta, l'obiettivo resta comunque quello. Uno scrittore deve essere in grado di riprodurre una realtà narrativa credibile, coerente, deve far sì che abbracci il lettore e non gli faccia provare neppure per un istante la sensazione di disorientamento. Non deve dare adito a dubbi sulla propria solidità.

Si consiglia ai neofiti di parlare di qualcosa di cui si conoscono i dettagli, di ambientare una storia in un luogo vissuto sulla propria pelle, ma solo a fronte dell'inesperienza; questo perché il fatto di aver già interiorizzato alcune dinamiche fa in modo che le si riesca – generalmente – a riprodurre su carta più o meno intatte. In caso contrario, bisognerebbe essere in grado di inventare anche tutte queste dinamiche "implicite", comprese quelle che fanno leva sull'irrazionalità, e il rischio che un inesperto faccia un disastro è molto alto.

Per non parlare di quei dettagli che solo chi conosce a menadito un luogo o un'esperienza è in grado di riportare (che sia per vissuto diretto o tramite un'accurata documentazione).

Insomma, @Sjø, la mia risposta al quesito resta quella iniziale, ossia: bisogna essere in grado di raccontare storie credibili in luoghi credibili.

Quali siano gli strumenti in possesso dell'autore, beh, questo è qualcosa che l'autore deve valutare. Si consiglia di partire con il noto, ma non è affatto una regola. A parlare, alla fine, sarà il romanzo prodotto.

 

Una considerazione a margine: non di rado mi sono imbattuto in episodi dichiarati come reali, accaduti davvero, eppure così poco funzionanti in ottica narrativa. Un problema paradossale per chi scrive, tanto che spesso si risponde alle osservazioni con un "eh, ma come ti permetti, questa cosa mi è successa davvero". È veramente un fenomeno curioso, eppure la narrativa ha le sue regole e solo in parte si intersecano con il caos che regola la realtà. :) 

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Direi che come assunto è giusto, ma è sbagliata l'interpretazione che diamo al consiglio. Se un autore dovesse limitarsi a quello che "già" conosce prima di scrivere il libro verrebbero fuori libricini senz'anima. Come è nella maggior parte dei casi nostrani.

 

Il consiglio andrebbe quindi riformulato in: scrivi solo quello che sai interessarti e di cui ti piacerebbe saperne di più.

 

E quindi, parti a scrivere su un argomento di cui sai qualcosa e che ti incuriosisce, su cui ti piace informarti e conoscere cose nuove, e quindi alla fine della stesura avrai scritto su qualcosa che sai perfettamente grazie allo studio e alla ricerca che gli hai dedicato.

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Ciao @Sjø

 

Quello che dici tu lo affermava con convinzione Hemingway, e dal suo punto di vista aveva ragione. Aveva partecipato alla Prima Guerra mondiale, alla guerra di Spagna, alla seconda Guerra Mondiale e a innumerevoli viaggi in Europa, nonché safari in Africa... tutti gli argomenti dei suoi romanzi e racconti, che conosceva molto bene per averli vissuti in prima persona. Mirabili, come la sua scrittura. Ma non tutti possiamo partecipare a guerre, viaggi di anni nel mondo, safari e... quant'altro.

 

Emilio Salgari, che non si mosse  mai dall'Italia, descrisse con dovizia di particolari terre esotiche dell'Estremo Oriente, addentrandosi fin nelle più profonde giungle, che descrisse minutamente, assieme a usi tribali e delle colonie inglesi, al tempo della loro dominazione in India. La sua epopea dei corsari e dei principi ribelli al colonialismo, come Sandokan, è affascinante, veritiera. Salgari si documentava nelle biblioteche, leggendo  tutto dei luoghi che voleva descrivere: flora, fauna, geografia, storia, episodi,  fino ad averne un quadro che, unito alla sua fervida fantasia era più che bastante alla descrizione di uomini, ambienti e situazioni con le quali non aveva mai avuto a che fare.

Lui le "sentiva" quelle situazioni, le amava, le aveva fatte sue e vi si era immedesimato. Avrebbe voluto viverle.

 

Tom Clancy, per scrivere La grande fuga dell'Ottobre Rosso,  quasi tutto ambientato in un sottomarino nucleare sovietico, non sapeva nulla di sottomarini.

Chiese e ottenne dalla Marina americana il permesso di vivere con un equipaggio americano su uno sottomarino nucleare americano... ci rimase due anni e alla fine potè scrivere con cognizione di causa... Ma non tutti possono farlo...

 

Io ritengo che  vada bene scrivere di ciò che si conosce, ma  nella nostra vita  la maggior parte di noi, chi non ha immaginazione almeno, non avrebbe molto da dire oltre alle piatte visioni di provincia, il lavoro, la ragazza, la pizzeria, gli amici... cose che non interessano a nessuno, ma cose che se descritte in maniera non banale, "diversa", possono  rivelare un mondo, ma non tutti riescono a cogliere la bellezza di un arcobaleno in una piazza asfaltata e bagnata di pioggia mentre dei ragazzi fanno chiasso in mezzo al traffico... Non ne vedono il motivo, anzi molti proprio non lo vedono, eppure c'è.

Leggendo molto, adattando quello che si legge al nostro modo di pensare e di vedere, trasformando, inventando con sapienza, osservando con  molta attenzione, prendendo appunti su sensazioni, stati d'animo, ambienti, penso si possano scrivere pagine mirabili anche raccontando i  semplici ricordi di un uomo nel cortile della ricreazione della sua scuola, quando era bambino.

 

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34 minuti fa, AdStr ha scritto:

La mia indole sempliciotta mi porta a vedere la questione con una banalità disarmante.

Cosi è scorretto: per uno come me che apprezza l'umiltà, questo è un rigore 😁 al fischio di inizio.

 

34 minuti fa, AdStr ha scritto:

Uno scrittore deve essere in grado di riprodurre una realtà narrativa credibile, coerente, deve far sì che abbracci il lettore e non gli faccia provare neppure per un istante la sensazione di disorientamento.

Sì hai ragione!

 

39 minuti fa, Antares_ ha scritto:

Tendenzialmente sarebbe meglio conoscere quello di cui si scrive, ma poi nessuno potrebbe più scrivere di niente...

Non è detto: credo nella vita di ogni persona ci sia tanta "roba" da raccontare, anche se uno non ha avuto chissà quali esperienze perché ogni testa è un mondo in base a come elabora ciò che vive. Però non e così semplice questo discorso.

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@Sjø sì, be', se uno è davvero bravo, come dice Alberto T. qui sopra, anche la semplice uscita con il cane diventa una storia affascinante. Ma poi niente più fantascienza, giallo, poliziesco, thriller... ufff :D 

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25 minuti fa, Alberto T. ha scritto:

Leggendo molto, adattando quello che si legge al nostro modo di pensare e di vedere, trasformando, inventando con sapienza, osservando con  molta attenzione, prendendo appunti su sensazioni, stati d'animo, ambienti, penso si possano scrivere pagine mirabili anche raccontando i  semplici ricordi di un uomo nel cortile della ricreazione della sua scuola, quando era bambino.

@Alberto T. infatti questo è quello che ha fatto uno dei miei scrittori preferiti: Knausgard. Sei tomi enormi che raccontano la sua vita dall'infanzia ad oggi è chi è lui? Fino a metà opera un ragazzo che tenta di diventare scrittore mentre studia, lavora, ama, odia, si sbronza e tanto altro, in una Bergen che poteva benissimo essere una qualsiasi altra città. Cosa cambia? Che riesce a dire e tirare fuori un mondo interiore dove ogni tanto mi ritrovo anche io, che descrive paesaggi e situazioni cogliendo aspetti che forse sono universali (esempio: "guardando il mare da solo ne colgo la profondità).

 

Con Hemingway e Salgari mi hai fatto riflettere.

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8 minuti fa, Antares_ ha scritto:

e uno è davvero bravo, come dice Alberto T. qui sopra, anche la semplice uscita con il cane diventa una storia affascinante. Ma poi niente più fantascienza, giallo, poliziesco, thriller...

magari ti viene in mente la storia di un cane che porta a spasso il padrone, in un mondo tutto alla rovescia dove i veri animali sono gli uomini 😁. Ecco che da una banale esperienza ne nasce una storia!

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Il tutto ambientato in un secondo dopoguerra storicamente pertinente ma animale: storico.

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54 minuti fa, Sjø ha scritto:

Il cane si innamora di una gatta

 

Oppure il cane viene ucciso dalla sua cagna, che gli dice: «Ti lascio perché ti amo troppo :hm: :hm: Ma siccome non voglio vederti soffrire, ti uccido» :hm: 

 

In questo caso, sarebbe un "rosa scuro" :D

 

Una volta lo dissero anche a me: «Ti lascio perché ti amo troppo». Come scusa è classica, solo che io ancora me ne chiedo il senso: mi sa che aveva un altro e non sapeva come dirmelo ^^

 

 

Però, @Sjø, volevo dirti la mia sulla tua interessante domanda:

4 ore fa, Sjø ha scritto:

Come da titolo: secondo voi bisognerebbe scrivere solo di quello che si conosce bene?

 

Io la vedrei meglio al contrario, per gli scrittori novelli: «Non scrivere di ciò che non sai!».

Potrei continuare così: «Caro scrittore novello [su Wattpad], già che scrivi senza rispettare la consecutio, senza conoscere la grammatica, col narratore onniscemo e il pdv ballerino ecc..., almeno evita di propinarmi cose che non sai, tanto ti sgamo dopo due pagine».

 

Poi la conoscenza può essere diretta e anche per documentazione.

Ma come scrivevano una volta sugli annunci di lavoro: «militesente, automunito. Esperienza gradita ma non necessaria».

:tze:

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19 minuti fa, Antares_ ha scritto:

narratore onniscemo

 

L'ho trovato sul sito che mi hai indicato tu :rosa:
[Vedo che hai tolto qualcosa dal nick :sorrisoidiota:]

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Non sarei troppo categorico nel risponderti "si" o "no": certamente devi documentarti nella misura in cui scendi nel dettaglio di quello che ti serve scrivere e descrivere. Ovvio che devi documentarti se devi accennare delle gerarchie di un corpo di polizia, altrettanto ovvio non farlo se invece parli della vita intima di un poliziotto. Stesso personaggio, contesti diversi, documentazione diversa. Io, nel mio piccolo, mi documento non solo perché in alcuni momenti e per alcune situazioni descritte devo necessariamente farlo, ma anche perché mi piace imparare cose nuove e infine perché la ricerca crea spunti narrativi del tutto insospettabili, e quindi preziosi.
Ma non ne farei una malattia: per me dal momento che hai raggiunto la credibilità di quello che scrivi, puoi anche smettere. 
Lo stesso vale per le ambientazioni che non si conoscono: pretendere di descrivere Manhattan come se ci fosse nati e cresciuti è un conto, farci semplicemente muovere un personaggio evitando che questo a pagina 35 salga sulla torre Eiffel per fotografare il monte Rushmore è un altro. Si scherza, eh. :D

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1 ora fa, butch ha scritto:

Ovvio che devi documentarti se devi accennare delle gerarchie di un corpo di polizia, altrettanto ovvio non farlo se invece parli della vita intima di un poliziotto.

@butch grazie per il contributo.Qui mi trovi daccordo, oppure si dovrebbe parlare con un poliziotto che fornisca informazioni sulla sua vita privata ma non è semplice. 

 

1 ora fa, butch ha scritto:

per me dal momento che hai raggiunto la credibilità di quello che scrivi, puoi anche smettere. 

qui la penso un po' diversamente: continuare a documentarsi può far raggiungere un grado di consapevolezza sempre più alto che poi si riflette nella scrittura, ovvio come dici giustamente tu:

 

1 ora fa, butch ha scritto:

non ne farei una malattia

 

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@Sjø mi capita di chiedere agli addetti, quando sono di fronte a un argomento che non conosco bene. Il problema è che gli addetti hanno la loro visione e scremare i dati per manipolarli non è sempre facile poiché sono i loro dati, vissuti, masticati e alla fine sputati a me, che li setaccio. Ho risolto chiedendo solo questioni tecniche. Per quanto riguarda i luoghi, cerco di andarci, nel limite del possibile. Per il resto @AdStr ha scritto cose molto condivisibili.

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6 ore fa, quandechesimangia ha scritto:

Per quanto riguarda i luoghi, cerco di andarci, nel limite del possibile.

 

 

Anch'io faccio così :)

Ambiento lo storie in luoghi reali che conosco bene e che posso visitare quando voglio. Così interpreto il principio in oggetto.

Poi modifico un po' il luogo reale. Per esempio, metto una casetta dove non c'è.

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Grazie @quandechesimangia.

 

9 ore fa, quandechesimangia ha scritto:

Per quanto riguarda i luoghi, cerco di andarci, nel limite del possibile

Sì anche io.

 

 

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Per esempio, ho una scena a Trebisonda. La stagione è anche buona, non dico di no, mi sono fatta anche una ricerchina sugli orari di navi e traghetti, sarei, insomma, anche pronta per partire... perché non parto? Eh? Perché? Me lo sapete dire perché? (piccolo sfogo, dura un attimo, poi passa) :angry:

 

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1 ora fa, quandechesimangia ha scritto:

perché non parto? Eh? Perché? Me lo sapete dire perché? (piccolo sfogo, dura un attimo, poi passa) :angry:

 

Prova con due bicchieri di vino :)

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@Antares_ grazie, è bello sapere che nel mal comune sguazza gaudio. Quindi stringiamoci tutti, noi poveri scrittori senza gli assegni dei diritti televisivi, noi che siamo costretti a inventarci le cose, sì,  i n v e n t a r c i  le cose perché costa meno! é questa la verità! Ah! Che grama vita. Ah! manco al superenalotto ho vinto, che si sa, vincono tutti al superenalotto, ecchepizza! Certo, se giocassi, magari, ma non conta! No! Il principio conta! E poi, cos'è questa storia di voler andare a Trebisonda per farci un capitoletto? E chi se lo legge un capitoletto su Trebisonda? Chi se ne frega, eh? Eh. Non mi piace nemmeno il mare! Ah! Quand'è che si mangia? ^^

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