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Vincenzo Iennaco

[FdI 2019-3] Il Cammino del Codon d'Oro

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Commento

 

Giandomenico arresta l'auto nello slargo ghiaioso al termine dello sterrato. Se non era per le indicazioni dettagliate della dottoressa Poletti non sarebbe mai riuscito ad arrivare in quel punto sperduto tra i boschi di Colleretto delle Grazie.

Spegne il motore e posa delicatamente una mano sulla spalla della donna al suo fianco.

– Flavia? Svegliati, siamo arrivati.

– Mmm, non stavo dormendo. Ero concentrata a non vomitare, cazzo di strada!

Biascica lei con la voce impastata da torpore e nausea. Fruga nello zaino, scarta un chewing-gum alla cannella e lo mastica.

– Bè, quanto meno non ti ha tolto il buon umore. Altrimenti avresti finto di dormire senza rispondermi.

Negli ultimi tempi, anche quando era sveglia, non che fosse di tante parole. Le tenaglie roventi della depressione avevano preso a serrarle sempre più strette e dolorose la vitalità del suo animo.

– Ma vaffanculo tu e il buon umore. Si sono tappate pure le orecchie.

Flavia mastica le parole assieme al chewing-gum. Poi fa un palloncino che scoppia in un effluvio di cinnamon e acredine.

– Dovresti esserne contenta, allora, così non senti le mie stronzate.

Le strizza un occhio ironicamente il suo Giangi. Una volta la sua autoironia era una delle qualità che apprezzava in lui. Ora si sbriciolava semplicemente nella morsa di due tenaglie d'acciaio.

– Non avrei dovuto starti a sentire molto prima, te e quella sciroccata della Poletti. Il Cammino del Codon d'oro. Che poi, che ci veniamo a fare se nessuno l'ha visto mai questo benedetto uccello?

(In effetti, neanche la dottoressa Cecilia Poletti aveva mai visto l'uccello dal codone d'oro, e sì che era stata parecchie volte nei boschi di Colleretto delle Grazie. Ma quel posto aveva un qualche influsso benefico – quasi soprannaturale, avrebbe detto se non fosse più propensa verso quella razionalità scientifica che il suo ruolo richiedeva – e a lei aveva sciolto molti nodi interiori dopo la sciagura aerea in cui aveva perso i genitori. Ecco perché, a seconda dei casi, non si faceva remore a consigliare quella escursione. Male che andasse, almeno i polmoni avrebbero tratto giovamento dall'aria salubre).

– Guarda che siamo ancora in tempo. Giro la macchina e torniamo indietro.

Giandomenico si sforza pazientemente di surfare dietro la scia emotiva di Flavia.

– Allora mi vuoi proprio morta. Affrontare di nuovo tutte quelle curve. Fammi riprendere almeno un attimo. Su, andiamo a farci questa passeggiata.

I due scendono dall'auto, inforcano gli zaini in spalla e chiudono le portiere. Lo schiocco delle lamiere si smorza risucchiato dalle spire del silenzio tutt'intorno.

Il chiacchiericcio dei ciottoli sotto i piedi li conduce all'imbocco del sentiero.

Una pergamena lignea, intagliata nella corteccia di un faggio, recita:

 

Cammino del Codon d'Oro

 

Il procedere non temere

tu che vai esplorando

i sentieri reconditi

e bui del bosco.

Passo

avanza al passo

il solingo viandante

respirando del respiro

del bosco un battito d'ali.

 

Giandomenico e Flavia procedono lungo lo stretto sentiero che si apre nel fitto sottobosco di felci argentate, lui avanti e lei dietro battendo sul terreno un bastone raccolto all'ingresso del sentiero.

– Non ci saranno bisce, vero Giangi?

– Boh, certo sarebbe più insolito incontrarne lungo i marciapiedi delle città.

– Sei proprio di un rassicurante, guarda.

Il breve scambio di battute è subito fagocitato dal respiro silente del bosco. Giangi ne sugge a piene boccate, Flavia ne mastica piccoli brandelli assieme alla gomma cinnamon.

(Non è riportato nei depliant del parco né nelle guide turistische, ma il silenzio dei boschi di Colleretto delle Grazie ha proprietà emollienti, scioglie ogni nodo dell'anima).

Un bulbo giallo-amaranto di Papillonia gigante schiude i serici petali al passaggio della coppia, un bombo dal colletto rosso vola a inebriarsi sulle enormi antere del fiore. Come fosse un segnale, mille fiori esplodono nella boscaglia, circondando Giangi e Flavia dei loro colori ed effluvi. I due si arrestano estasiati da quello spettacolo, come se il bosco si fosse messo a danzare per loro. Non possono saperlo (ne tanto meno averlo letto su depliant e guide) ma si trovano nel mezzo della Danza Arcana del Silenzio Che Schiude.

La sacralità di quel silenzio viene rotta all'improvviso dal pianto di un violino e Flavia viene strappata dall'estasi floreale.

– Il mio bambino! Il mio bambino!

– No, Flavia. Aspetta!

Cerca di fermarla Giandomenico.

– Lasciami, Giangi. Non senti che mi sta chiamando? Il mio bambino. Ha bisogno di me.

Giandomenico vorrebbe trattenerla, ma ha imparato a surfare sulle onde emotive di Flavia e si limita a seguirla. “Che altro posso fare?”, si domanda.

Convulsamente, Flavia si fa strada col bastone nel folto del sottobosco, incespica, è sferzata dai petali di papillonia che arrivano all'addome. Quando emergono dall'arcobaleno floreale scorgono la fonte del lamento: una femmina di capriolo giace distesa a ridosso di un bosso auruncus, una zampa anteriore presa in una tagliola. L'animale lancia un flebile bramito di supplica, ma è ben altro ciò che atterrisce la coppia. Tra le zampe posteriori del cervide, un cucciolo ancora lucido di placenta sugge avidamente da una mammella raggrinzita.

La filosofia non è figlia dell'immantinente, pertanto né Giangi né Flavia si soffermano sul dualismo di vita e morte che quella scena racchiude (o forse, come ogni dualismo dell'essere umano lavora nel subconscio, nel sottobosco dove si agitano tutte le ombre). Ma l'esperienza accomuna nelle vicissitudini, e perciò Flavia viene investita da tutta la sofferenza di una madre stretta nella tenaglia di un parto travagliato. Tutto il dolore e il senso d'impotenza per l'aborto spontaneo e quel bimbo morto nella sua pancia si raggrumano intorno alla visione di quelle due vite appese all'esile filo del destino.

Adagio, Flavia si avvicina al capriolo, gli occhi fissi in quelli dell'animale, uno sguardo solidale tra femmine. Con fare rassicurante e aggraziato lascia sfilare lo zaino dalle spalle, lo apre e ne estrae una bottiglietta d'acqua. Si inginocchia e lascia fluire un po' d'acqua nella mano a coppa, l'avvicina al muso del capriolo che ne lappa avide sorsate.

– Dobbiamo liberare la zampa.

Dice Giandomenico chino a studiare la tagliola. È di quelle a scatto, costituita di due morse metalliche frastagliate, usata dai bracconieri principalmente per animali di piccola e media taglia, quali volpi e lupi.

Dopo un cenno d'intesa Flavia accarezza dolcemente il muso del capriolo, mentre il cucciolo continua indisturbato a poppare. Giangi apre le morse quel tanto che basta a liberare la zampa. Il capriolo ha un sussulto, il cucciolo si ritrae spaventato, ruzzola all'indietro, poi con passo malfermo guadagna nuovamente la mammella.

Dopo un'ultima carezza all'animale, Flavia estrae dallo zaino la borsa dei medicinali, deterge una garza di disinfettante e la passa sulla ferita. Il bramito acuto della madre distoglie questa volta l'occupazione del cucciolo, che si avvicina incespicando sulle zampe malferme. Annusa la zampa della madre, l'afrore intenso del disinfettante gli pizzica le nari e starnutisce, cadendo di lato. Flavia sorride, la madre emette un breve mugghio, il cucciolo arranca nuovamente alla mammella.

Dopo aver eseguito una piccola fasciatura alla zampa, Flavia e Giangi raccolgono le proprie cose e si apprestano a ripartire. Il capriolo prende a lappare il pelo del cucciolo che si è accoccolato, sazio, al suo fianco. Prima di tornare al sentiero, Flavia si volta un'ultima volta a guardare il capriolo. Un incrocio di sguardi solidale tra femmine. È solo un istante, ma nelle pupille dell'animale Flavia scorge il riflesso di un uccello dalla coda maestosa. Il silenzio del bosco è rotto da un fruscio nel fogliame.

Flavia cerca la mano del suo Giangi.

– Portami a casa, pucci.

"Da quanto non mi chiamava più così?", si chiede Giandomenico.

 

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@Vincenzo Iennaco è sempre un piacere leggere i tuoi pezzi, lievi e importanti. Stesi con maestria sotto i nostri occhi desiderosi di storie e sentimenti, vogliosi di intrecciare per un attimo la nostra vita con quella di personaggi veri. Le storie capaci di lasciarci qualcosa non hanno bisogno di premi sono esse stesse il premio per il lettore. Bravo. :rosa:

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11 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

La filosofia non è figlia dell'immantinente, pertanto né Giangi né Flavia si soffermano sul dualismo di vita e morte che quella scena racchiude (o forse, come ogni dualismo dell'essere umano lavora nel subconscio, nel sottobosco dove si agitano tutte le ombre). Ma l'esperienza accomuna nelle vicissitudini, e perciò Flavia viene investita da tutta la sofferenza di una madre stretta nella tenaglia di un parto travagliato. Tutto il dolore e il senso d'impotenza per l'aborto spontaneo e quel bimbo morto nella sua pancia si raggrumano intorno alla visione di quelle due vite appese all'esile filo del destino.

Troppo spiegata questa parte, secondo me. Li avrei fatti agire immediatamente formulando un pensiero lucido e lineare.

mi sembra la terza volta che usi la parola Tenaglia, è voluto?

11 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Un bulbo giallo-amaranto di Papillonia gigante schiude i serici petali al passaggio della coppia

I bulbi sono  parti della  pianta praticamente sempre interrate, i petali non si schiudono da un bulbo, ma tu controlla forse la Papillonia lo fa:D

Molto poetico! bella Danza Arcana del Silenzio Che Schiude.(y)

Ben'arrivato nel contest Vincenzo!

 

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Caro @Vincenzo Iennaco gradisco molto il tuo modo di scrivere. comprensivo a qualsiasi lettore, esente da frasi rare e difficili da capire. Complimenti. Grazie della lettura e buona domenica

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@Adelaide J. Pellitteri @Alba360 @flambar Grazie del commento.

 

6 ore fa, Alba360 ha scritto:

mi sembra la terza volta che usi la parola Tenaglia, è voluto?

Sì. Così come compare due volte "tagliola" e tre volte "morsa". La tenaglia (metaforica) e la tagliola (reale) accomunano i due esemplari di femmine in una medesima, seppur differente, morsa di sofferenza.

 

7 ore fa, Alba360 ha scritto:

I bulbi sono  parti della  pianta praticamente sempre interrate, i petali non si schiudono da un bulbo, ma tu controlla forse la Papillonia lo fa:D

Io intendevo la forma della corolla, chiusa a bulbo (tipo il tulipano).

Comunque, la Papillonia gigante (lat. papilonium grandis grandis) è una pianta endemica che cresce solo nei boschi di Colleretto delle Grazie. Il fiore vero e proprio è talmente orrendo e nauseabondo che si interra a mo' di struzzo, facendo così sbocciare il bulbo in tutta la sua beltà. :asd:

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Una storia che ha molte sfumature; dai tipici tumulti della vita di coppia, alla superstiziosa ricerca di quella magia, quella leggenda, quella panacea che possa curare le ferite dell'anima qui impersonate da una foresta che, nelle descrizioni utilizzate, appare magica al lettore. E infine la scena catartica di una donna che ritrova la forza di abbandonare il suo trauma assistendo alla dualità della natura brutale e meravigliosa, il tutto interpretato da un capriolo ferito e dal suo cucciolo. Una bella storia, scritta in modo elegante e con un bel messaggio di fondo. Avrei solo da criticare un uso del linguaggio che, a mio modo di vedere, si percepisce qui troppo forzato nel suo voler essere aulico, in più ho trovato una costante ripetizione di concetti, questi molto efficienti, ma che nel loro ripetersi (le tenaglie, la scia emotiva, il silenzio) risultano artificiose, ed è un peccato. Molto bella la poesia che avverte delle meraviglie della natura e molto belli anche i dialoghi, li ho percepiti genuini, dunque ottimi. Insomma, tirando le somme questo è il terzo tuo racconto che leggo di questo contest e, al netto della "critica" fatta prima, posso dire che anche stavolta sono uscito dalla lettura molto soddisfatto. Bene, penso di aver detto tutto, ti saluto, e alla prossima @Vincenzo Iennaco

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Un bellissimo racconto come sempre, ma ormai dai tuoi me lo aspetto già. Stavolta hai fatto un'incursione, riuscita, tra il magico e il poetico.

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Poi fa un palloncino che scoppia in un effluvio di cinnamon e acredine

sai creare sempre immagini fresche e originali, e anche qui ce ne sono molte.

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Giandomenico si sforza pazientemente di surfare dietro la scia emotiva di Flavia

 Anche questa mi piace moltissimo, eviterei però di riusare la stessa identica immagine più sotto.

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Giangi ne sugge a piene boccate, Flavia ne mastica piccoli brandelli assieme alla gomma cinnamon.

altra frase molto bella

 

Ho notato però anche un paio di ripetizioni e un errore di concordanza nei tempi, che secondo me sono dovuti a distrazione:

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Giandomenico e Flavia procedono lungo lo stretto sentiero che si apre nel fitto sottobosco di felci argentate, lui avanti e lei dietro battendo sul terreno un bastone raccolto all'ingresso del sentiero.

qui ad esempio la ripetizione di sentiero si può evitare, mettendo solo che l'ha raccolto da terra

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Flavia si volta un'ultima volta

questa è una cosa che scrivo spesso anch'io, basterebbe cambiare con "si gira" per evitarlo

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

quasi soprannaturale, avrebbe detto se non fosse più propensa verso quella razionalità scientifica che il suo ruolo richiedeva

"se non fosse stata più propensa"

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Le tenaglie roventi della depressione avevano preso a serrarle sempre più strette e dolorose la vitalità del suo animo.

L'immagine della tenaglia mi piace, e in questo caso si capisce che la ripetizione nel testo è voluta. Su questa frase invece faccio una riflessione che è del tutto soggettiva, cioè: la depressione vera e propria la collego più a qualcosa di gelido che congela, mentre rovente lo associo più alla rabbia o alla disperazione, comunque a un'emozione "attiva".  Ora, la donna ha da poco perso un figlio, quindi la sua forse è più tristezza/disperazione che depressione. I cambi di umore mi confermano ulteriormente quest'ipotesi (l'umore di chi è depresso è quasi stabilmente piatto)

 

Ora che ho finito con le pignolerie (e sono tutte cose che comunque non influiscono sulla lettura) passo ai dovuti complimenti: la trama è semplice eppure ricca di significato, i dialoghi sono credibili, le descrizioni molto belle. Ho apprezzato particolarmente la parte "magica" del bosco, e la ricerca del fantomatico uccello che diventa un simbolo della guarigione. Bello anche il parallelismo tra le due madri, e il fatto che aiutare la cerbiatta aiuti anche la donna. Semplice, carina e ben inserita la poesia. Bravissimo

 

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Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Un incrocio di sguardi solidale tra femmine.

Te la voglio quotare perché è il momento di tenerezza che mi è piaciuto di più. Lo hai scritto due volte, che sia piaciuto anche a te? 

Molto bello il racconto, le riflessioni non dette prendono il posto dei comportamenti. La trama, apparentemente semplice,  nasconde un duplice conflitto. Hai saputo dosare bene gli elementi per non caricare il racconto di intimismo. 

Una buona prova @Vincenzo Iennaco

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Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 

Negli ultimi tempi, anche quando era sveglia, non che fosse di tante parole

suggerirei:

Negli ultimi tempi, anche da sveglia, non è che fosse di tante parole.

 

Quota

– Ma vaffanculo tu e il buon umore. Si sono tappate pure le orecchie.

Mi si sono tappate pure le orecchie.

Quota

 

Cammino del Codon d'Oro

 

Il procedere non temere

tu che vai esplorando

i sentieri reconditi

e bui del bosco.

Passo

avanza al passo

il solingo viandante

respirando del respiro

del bosco un battito d'ali.

 

 

Ben impostata, per un percorso d'esplorazione: Passo avanza al passo...

 

Quota

procedono lungo lo stretto sentiero che si apre nel fitto sottobosco di felci argentate, lui avanti e lei dietro battendo sul terreno un bastone raccolto all'ingresso del sentiero.

– Non ci saranno bisce, vero Giangi?

– Boh, certo sarebbe più insolito incontrarne lungo i marciapiedi delle città.

le battute ironiche di lui, che innesti qui e là, fanno da contraltare simpatico alle fisime depressive di lei.

Quota

– Sei proprio di un rassicurante, guarda.

Il breve scambio di battute è subito fagocitato dal respiro silente del bosco. Giangi ne sugge a piene boccate, Flavia ne mastica piccoli brandelli assieme alla gomma cinnamon.

(Non è riportato nei depliant del parco né nelle guide turistische

piccolo refuso

Quota

, ma il silenzio dei boschi di Colleretto delle Grazie ha proprietà emollienti, scioglie ogni nodo dell'anima).

Un bulbo giallo-amaranto di Papillonia gigante schiude i serici petali al passaggio della coppia, un bombo dal colletto rosso vola a inebriarsi sulle enormi antere del fiore. Come fosse un segnale, mille fiori esplodono nella boscaglia, circondando Giangi e Flavia dei loro colori ed effluvi. I due si arrestano estasiati da quello spettacolo, come se il bosco si fosse messo a danzare per loro. Non possono saperlo (ne

né con l'accento

Quota

La filosofia non è figlia dell'immantinente,

qui, penso che tu volessi scrivere "immanente". Dico bene?

Quota

 

pertanto né Giangi né Flavia si soffermano sul dualismo di vita e morte che quella scena racchiude (o forse, come ogni dualismo dell'essere umano lavora nel subconscio, nel sottobosco dove si agitano tutte le ombre).

 

 

Dopo un cenno d'intesa

virgola

Quota

Flavia accarezza dolcemente il muso del capriolo, mentre il cucciolo continua indisturbato a poppare.

 

Quota

Prima di tornare al sentiero, Flavia si volta un'ultima volta a guardare il capriolo. Un incrocio di sguardi solidale tra femmine. È solo un istante, ma nelle pupille dell'animale Flavia scorge il riflesso di un uccello dalla coda maestosa.

Molto bello questo passaggio, Vincenzo!

Quota

 

Il silenzio del bosco è rotto da un fruscio nel fogliame.

Flavia cerca la mano del suo Giangi.

– Portami a casa, pucci.

"Da quanto non mi chiamava più così?", si chiede Giandomenico.

 

 

Un addentrarsi ad esplorare la natura nel bosco e la propria natura interiore. 

 

Un bel brano, @Vincenzo Iennaco  :)

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@Rhomer @Silverwillow @Lauram @Poeta Zaza Grazie per il commento e le segnalazioni migliorative.

 

8 ore fa, Lauram ha scritto:
Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Un incrocio di sguardi solidale tra femmine.

Te la voglio quotare perché è il momento di tenerezza che mi è piaciuto di più. Lo hai scritto due volte, che sia piaciuto anche a te? 

Più che di estetica, forse è perchè ritengo che per loro natura le femmine hanno una marcia in più verso la vita.

 

6 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

qui, penso che tu volessi scrivere "immanente". Dico bene?

No, intendevo proprio immantinente, nel senso di subitaneo. E cioè che la filosofia non è figlia dell'immediato, dell'attimo in sè, ma sia più a suo agio nel lungo raggio del ponderato.

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Ciao @Vincenzo Iennaco,

 

Quando ho letto il titolo pensavo che avrei trovato un capitolo inedito di Harry Potter :D. E invece... Mi hai sorpresa. 

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Le tenaglie roventi della depressione avevano preso a serrarle sempre più strette e dolorose la vitalità del suo animo.

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Ora si sbriciolava semplicemente nella morsa di due tenaglie d'acciaio.

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Flavia si avvicina al capriolo, gli occhi fissi in quelli dell'animale, uno sguardo solidale tra femmine. Con

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Prima di tornare al sentiero, Flavia si volta un'ultima volta a guardare il capriolo. Un incrocio di sguardi solidale tra femmine. È s

 

Nonostante il tuo stile mi piaccia moltissimo, vorrei segnalarti questa ripetizione di concetti. Lo fai sia con queste frasi, ma anche con il chewgum, con lo sciogliere i nodi interiori, ecc... A quel punto mi viene il sospetto che tu lo abbia scelto di proposito, una sorta di sottolineatura che marchi l'ossatura concettuale del racconto focalizzandosi su alcuni concetti o immagini precise. 

 

I dialoghi sono veramente ben fatti e realistici, cosa non facile, almeno per me. Come pure ho apprezzato molto le descrizioni della natura e dell'ambiente. 

Ti cito il passaggio più bello, che mi ha veramente colpita:

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

La filosofia non è figlia dell'immantinente, pertanto né Giangi né Flavia si soffermano sul dualismo di vita e morte che quella scena racchiude (o forse, come ogni dualismo dell'essere umano lavora nel subconscio, nel sottobosco dove si agitano tutte le ombre). Ma l'esperienza accomuna nelle vicissitudini

Complimenti per questa riflessione filosofica. 

 

Il tema è molto commovente, sei stato bravo a coinvolgere il lettore emotivamente e far sentire l'angoscia della donna, la sua sofferenza interiore e poi la risoluzione della stessa. 

Il cammino come modo per ritrovare sé stessi è terapeutico davvero, se pensi al cammino di Santiago o simili. Molte religioni, nei loro precetti, consigliano un pellegrinaggio almeno una volta nella vita. 

 

In conclusione, è stata davvero un'ottima lettura. 

 

Talia 

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Ciao @Vincenzo Iennaco, spesso ti rimprovero un ermetismo eccessivo, questa volta ti ho trovato troppo esplicativo :)

Soprattutto nella parte in cui scoprono il capriolo, la descrizione dei sentimenti della donna è un po’ ridondante. La perdita del bambino si era già capita, forse avresti potuto rendere il passaggio meno didascalico. 

Il linguaggio (per me) eccessivamente aulico in alcuni punti e la scelta di ripetere le stesse immagini (la tenaglia, surfare, lo sguardo solidale tra femmine) appesantiscono un po’. Sono a mio avviso i soli, blandi difetti riscontrabili in un racconto davvero piacevole 

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@Talia @Befana Profana Grazie per aver lasciato le vostre impressioni.

 

14 ore fa, Talia ha scritto:

I dialoghi sono veramente ben fatti e realistici, cosa non facile, almeno per me.

Anche per me sono la mia bestia nera (difatti i miei personaggi sono tutti di poche parole :asd:). Per questo sono rimasto piacevolmente stupito dagli apprezzamenti riscontrati in merito.

 

7 ore fa, Befana Profana ha scritto:

spesso ti rimprovero un ermetismo eccessivo, questa volta ti ho trovato troppo esplicativo

Ma la legge di compensazione non vale per la scrittura? Quello che manca da una parte... :D Battuta a parte, non prendo sottogamba la tua osservazione. Tutt'altro, l'obiettivo rimane sempre quello di riuscire a trovare un giusto equilibrio e la mano salda nel dosaggio degli ingredienti.

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Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Se non era per le indicazioni dettagliate della dottoressa Poletti non sarebbe mai riuscito

per me è sempre valido "se non fosse stato"

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

– Non avrei dovuto starti a sentire molto prima, te e quella sciroccata della Poletti. Il Cammino del Codon d'oro. Che poi, che ci veniamo a fare se nessuno l'ha visto mai questo benedetto uccello?

Non è chiaro di parla qui. Si dovrebbe capire immediatamente, mentre se ne è sicuri solo dopo

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

(In effetti, neanche la dottoressa Cecilia Poletti aveva mai visto l'uccello dal codone d'oro, e sì che era stata parecchie volte nei boschi di Colleretto delle Grazie. Ma quel posto aveva un qualche influsso benefico – quasi soprannaturale, avrebbe detto se non fosse più propensa verso quella razionalità scientifica che il suo ruolo richiedeva – e a lei aveva sciolto molti nodi interiori dopo la sciagura aerea in cui aveva perso i genitori. Ecco perché, a seconda dei casi, non si faceva remore a consigliare quella escursione. Male che andasse, almeno i polmoni avrebbero tratto giovamento dall'aria salubre).

La parentesi , queste e le successive, e quanto scritto - qui molto pesante - costituiscono un blocco poco simpatico. Poi anche qui non è chiaro immediatamente chiaro il "chi". Solo alla fine si capisce che è sempre la Poletti.

 

Come sempre ben scritto, ma un po' troppo ridondante e ogni tanto ripetitivo, almeno a gusto mio.

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Ciao @Vincenzo Iennaco, secondo me il tuo racconto non è partito benissimo. Un poco di approssimazione e un dialogo non brillantissimo lo hanno fatto partire con il piede sbagliato. Altra storia quando i protagonisti sono entrati ne bosco. Lì mi pare di aver visto un codon d'oro volare e sulle ali aveva tatuato il tuo racconto.

Per finire una coda di ritocchi che puoi cogliere oppure no, secondo i tuoi gusti.

Saluti,

 

Intes

 

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Negli ultimi tempi, anche quando era sveglia, non che fosse di tante parole

 

Negli ultimi tempi non era di molte parole (ometterei anche quando era sveglia. Quando una dorme si suppone che non rompa troppo i coglioni:D a meno che non russi).

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Le tenaglie roventi della depressione avevano preso a serrarle sempre più strette e dolorose la vitalità del suo animo.

Una brutta depressione l'aveva spogliata della sua solita vitalità

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 Mi si sono tappate pure le orecchie

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Non avrei dovuto starti a sentire molto prima, te e quella sciroccata della Poletti

Non avrei dovuto starvi a sentire, te e quella sciroccata della Paoletti

 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Lo schiocco delle lamiere si smorza risucchiato dalle spire del silenzio tutt'intorno

Lo schiocco(?) delle lamiere viene inghiottito dal silenzio che regna intorno.

(forse al posto di schiocco utilizzerei il rumore delle lamiere sbattute, ma vedi tu)

 

 

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Ciao @Vincenzo Iennaco

abituata ai tuoi guizzi stilistici audaci e originali, ho trovato questo racconto dallo stile piano un poco sottotono. C'è da dire che se non fossi tu l'autore, probabilmente, lo troverei un buon racconto e basta. I personaggi sono ben caratterizzati e realistici  (certo che ne ha di pazienza Giangi! Direi che è lui il vero uccello raro del racconto!), il testo è scritto bene, i dialoghi vivaci e a tratti divertenti. Mi ha convinto meno la parte spiegata sulla depressione di lei, che secondo me arriva un po' troppo presto nella narrazione e che forse potevi insinuare in maniera più velata. Ma si tratta anche di gusto personale. 

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

È solo un istante, ma nelle pupille dell'animale Flavia scorge il riflesso di un uccello dalla coda maestosa. Il silenzio del bosco è rotto da un fruscio nel fogliame.

Bella l'apparizione fugace dell'animale, potrebbe essere anche un'illusione.

Una bella prova, comunque! 

Alla prossima!

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@ivalibri Grazie del commento.

 

19 ore fa, ivalibri ha scritto:

Mi ha convinto meno la parte spiegata sulla depressione di lei, che secondo me arriva un po' troppo presto nella narrazione e che forse potevi insinuare in maniera più velata.

Ho messo subito le cose in chiaro perché non volevo che con le sue battute acide Flavia passasse semplicemente per una stronza. E che la condiscendenza del suo Giangi non risultasse come vittimismo ma venisse recepita come amore incondizionato.

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@Vincenzo Iennaco Ciao, nei tuoi pezzi trovo sempre una grande cura del linguaggio, ma a volte ho l'impressione che siano un po' "ingabbiati", se mi passi il termine, dalle loro stesse parole. Hai mai provato a fare qualcosa di scatenato, di scanzonato, con un registro linguistico anche più basso? Lo dico perché vorrei avvertire maggiormente il "tuo" divertimento nello scrivere. Quell'energia dello scrittore che scorre sotto la scrittura, se riesco ad esprimere a parole qualcosa difficile da esprimere a parole (almeno per me). 

Solo un piccolo suggerimento... complimenti per il racconto, comunque.

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@Domenico Santoro  Grazie del commento.

 

6 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Hai mai provato a fare qualcosa di scatenato, di scanzonato, con un registro linguistico anche più basso?

Spesso e volentieri, dal momento che la mia scrittura è umorale e asseconda le fasi lunari. :asd:

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Ciao @Vincenzo Iennaco

Bel pezzo.

Solo lo scambio di battute iniziali, forse un po' troppo sul registro dell'introverso, mi è parso non all'altezza di tutto il resto. Ma dovevi dare il messaggio della depressione e dell'amore di lui per lei, e dunque anche quello ci sta.

Bella la trama e ben tracciati i personaggi. Infine, il bosco pare che parli e racconti anche lui la sua storia. Insomma, piacevolissima lettura.

 

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Bel racconto, @Vincenzo Iennaco. Per me sei tra i più bravi, e hai una capacità e duttilità di scrittura non comuni. Mi ha fatto pensare agli atti psicomagici di jodorowsky. Proprio perché sei tu ti faccio due appunti: 

1 a inizio racconto ci sono alcune ripetizioni e delle frasi un po' farraginose, che da te non mi aspetto

Il 24/8/2019 alle 23:05, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Le strizza un occhio ironicamente il suo Giangi. Una volta la sua autoironia era una delle qualità che apprezzava in lui

Giusto a titolo d'esempio. L' "in lui" è superfluo in un periodo che poteva essere scritto in maniera più lineare, che tra l'altro cambia di soggetto. Ma se dovessi amputare toglierei "la sua".

2 ma " Giangi" era proprio proprio necessario?

Ho apprezzato il calligramma a forma di clessidra. Alla prox

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@Mariner P @M.T. @Edu Grazie.

 

5 ore fa, Edu ha scritto:

2 ma " Giangi" era proprio proprio necessario?

No, piuttosto tradisce la mia coda di paglia (e fa il paio col "pucci" finale). Avevo il timore che con le battute iniziali Flavia potesse apparire come una tipa sprucida. Ecco perché ho inserito qua e là elementi "mielosi", per far passare che dietro la fragilità di Flavia c'è una tenerona.

 

5 ore fa, Edu ha scritto:

Ho apprezzato il calligramma a forma di clessidra.

Mi fa piacere che tu lo abbia notato. Vorrebbe raffigurare il tempo, che nel cammino della vita, rimargina (quasi) tutte le ferite.

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In tutta sincerità, sia Giangi che pucci mi hanno dato un fastidio fisico :waaa:

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11 ore fa, Edu ha scritto:

In tutta sincerità, sia Giangi che pucci mi hanno dato un fastidio fisico 

:aka: allora sono in debito di un antiemetico :)

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Ciao @Vincenzo Iennaco, bentrovato! Un racconto in apparenza leggero ma che affronta dei temi importanti con la solita immaginazione fervida che ti contraddistingue. Ben scritto. Di solito, mi conosci, le ripetizioni degli stessi concetti mi disturbano, ma qui, devo ammettere, non ho sentito il solito fastidio. Bella prova!

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