Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Post raccomandati

 

 

«Il futuro era ritornato. Progetti e aspettative nuove. Riflesso sulle vetrine mi vedevo attraente, sentivo ogni muscolo del mio corpo rinvigorito, e nella testa un continuo pulsare di idee.

Averla significava questo. Riprendere la vita da dove l’avevo lasciata per lo studio, cui avevano fatto seguito il matrimonio, i figli, insomma le solite cose di una vita comune.

Non parlavamo altro che di noi, tutto il resto rimaneva imprigionato fuori. Non le avevo nemmeno raccontato delle mie ultime analisi, cominciavo ad avere un principio di diabete. Sa, la familiarità, l’età avanza. Ma a noi non occorreva che parlassimo di queste cose. Lei era tutto il bello, tutta la salute, la passione. Soprattutto la passione. Niente tribunali, niente cause. Un'altra vita.

Non avrei mai immaginato di potere guardare di nuovo una donna con tanto desiderio. Mi erano venute a noia tutte quante. Averne una o cento non faceva differenza.

Sa? La vita, spesso, ci mette fretta e ci distoglie dalla vera bellezza. Con il tempo il nostro animo diventa un paesaggio sconfinato dove alloggiamo tanta gente, cerchiamo di riempirlo con migliaia di figurine; solo che, in realtà, non riusciamo a riempire un bel nulla. In mezzo a questo nulla è arrivata lei. Cosa dovrei confessarle che è stato il classico fiore nel deserto? Beh, se le piace questa espressione se la tenga cara.

So solo che baciare le sue mani era un appagamento totale. Il suo odore mi faceva sragionare.

Deve tenere conto di queste cose, è per questo che gliele dico.

Sa? Presi in affitto una villetta fuori mano, era perfetta per le nostre esplorazioni. Scoprirci così come siamo è ciò che vuole l’amore.

Scelsi proprio quella perché sulla facciata era attaccata una mattonella in ceramica, con una poesia che recitava:

 

Esisterà sempre

un luogo dove

la vita saremo

solo noi,

dove le ore

saranno

solamente

nostre,

finché albergheremo

dentro la parola amore.

 

 

Avremmo vissuto lì la nostra vita, sfrondata da ogni scocciatura.

Poi, non so cosa sia scattato nella sua mente. Cominciò a progettare giorni che non sarebbero mai arrivati. Come poteva pretendere che io l’assecondassi!? Noi eravamo solo noi, passione e null’altro.

Valeria era la mia evasione, e non poteva pretendere che le cose cambiassero. Non avrei mai voluto un’altra moglie da tradire, tantomeno una donna con altri figli da partorire né potevo immaginare che un ruolo simile le potesse interessare. A ventidue anni poi!

Volevo solo sentirla piena di desiderio per me. E non mi piacque affatto quando, insieme per tutto il week end, la trovai al mattino a lavare la camicia che mi si era sporcata con del vino rosso.

Sì, lo ammetto sono andato su tutte le furie, ma non doveva permettersi di fare la mogliettina. Lei era la mia amante. Doveva stare sui tacchi con indosso la biancheria che le regalavo, era lì per i miei occhi, per i miei sensi.

Parlare di sua madre, poi, fu l’errore più grande della sua vita. Era un argomento che non aveva nulla a che fare con noi, con la nostra storia. Le avevo forse mai parlato di mio padre? Eppure, era morto di recente. Cosa mi raccontava di sua madre, del ricovero in ospedale, dell'ictus che l'aveva colpita in malo modo lasciandola immobile e muta? Voleva forse accampare scuse per non vederci? Io non l’avevo mai trascurata, mai saltato un solo appuntamento.

No, non doveva tirarla fuori quella storia.

Ok, lo ammetto forse avrò pure esagerato, ma si metta nei miei panni, scoprivo all’improvviso di avere riposto la mia fiducia nel cuore di Giuda.

 

Mi scusi la lunga pausa, grattarmi le mani è un tic sopraggiunto in questi ultimi giorni, spero passi. Già che sono qui potrei farmi vedere da un medico, che ne dice? Oh, mi perdoni, non volevo essere indelicato.

Ma non si annoia qui dentro tutta sola?

La vita non è mai quella che vorremmo, sa? E ognuno dovrebbe avere un’oasi dove vivere delle ore lodevoli.

Creare una bolla dove costruire un piccolo palcoscenico per recitare il ruolo che avremmo voluto avere nella vita, sperimentare anche la nostra fantasia, perché no? Mettere in atto tutto quanto essa è in grado di concepire, fosse solo per qualche ora a settimana.

Abbiamo bisogno di mostrare finanche un po’ di potere, che ci gratifichi, che ci faccia sentire padroni assoluti. Valeria mi dava questa opportunità. La possibilità di iniziare un nuovo viaggio, dentro una seconda vita.

Non lo avevo preventivato, tutto si è manifestato nel giro di pochi minuti, l'incontro, uno sguardo, e la voglia di accedere a una realtà diversa.

Lo ha compreso subito anche Valeria, ha visto il miraggio nei miei occhi. Non ha opposto nessuna resistenza. Dopo la conferenza, tra tanta gente distratta, ci siamo venuti incontro senza domande, e senza che alcuno ci presentasse. Lei, una studentessa innamorata, a priori, dei Baroni in toga.

 

Non so quanto possa comprendere di ciò che le sto raccontando, le parole sono il mio lavoro, ma esprimere sensazioni talmente forti credo non sia facile per nessuno.

Anche quella ragazza doveva avere le sue amarezze da accantonare per un paio d'ore. Mi dica lei, chi non ne ha?

La prima volta che siamo stati insieme, non l'ho nemmeno sfiorata, l'ho tenuta seduta su una sedia a fissarla, volevo solo osservare la sua bellezza; ho provato l'estasi dell'ammirazione. Contemplavo ogni centimetro della sua pelle, una purezza mai vista, il colorito sano; mentre i miei clienti… Tutta gente dal volto emaciato, con lo sguardo corrotto dalle colpe o da un’ingiustizia subita, mentre Valeria con quegli occhi chiari, oh…! Era talmente sublime l’immagine che, se avessi scoperto un tatuaggio a macchiarla, credo sarei impazzito nello stesso istante.

Mai nessuno l'aveva fatta sentire tanto bella e desiderata, mi confessò.

La resi felice, quel tipo di felicità che lascia spaesati; una sensazione alla quale non si può più rinunciare, anzi, per la quale si comincia a vivere.

 

Con la camicia fatta a brandelli esplose la lite, dopo mi toccò scovare delle fasce per tamponarle la ferita. Perdemmo così un giorno della nostra gratificazione, sa?

Che stupida!

In compenso, capì e giurò, non sarebbe più accaduto. Ma le donne – mi scusi se glielo dico – non sono mai del tutto sincere, usano toni e promesse per rabbonirci e tenerci al guinzaglio.

Non le ho creduto.

L’aspettavo al varco, sa? Ormai il nostro rapporto si era incrinato.

Non dico che non provai a farmela piacere di nuovo, ma il mio odio aveva le sue ragioni, e più ci riflettevo più montava l’acredine.

Il suo sguardo divenne triste, una cosa deprimente.

Così è la vita, un giorno ti gratifica e un altro ti umilia, ma fuori dal mio tribunale non ero disposto a essere umiliato.

Non voglio negarlo, se i tempi si fossero protratti credo che sarei arrivato a nefandezze inenarrabili. Lo confesso con cuore sincero. Ma non creda di avere davanti un mostro, non lo sono. Giudichi come meglio crede, ma se sono qui è per dimostrarglielo, sono venuto spontaneamente. Ha visto?

Mi piacciono i suoi occhi attenti, vedo che capisce.

Fossi un sadico le direi che ho smembrato e disseminato quel corpo per puro piacere, ma non è così, dovevo solo far sembrare l’omicidio compiuto da uno psicopatico. Cosa che, ovviamente, non sono. Per questo braccia, gambe, testa e ogni singolo dito sono compostamente sepolti intorno alla villa. La storia si è chiusa.

 

Non si dia pensiero, rientrato nel mio ruolo, ho congegnato prove e occultato tracce, nel caso in cui...

Dopo tutto, sono sempre stato più bravo a fare assolvere colpevoli che innocenti.

Il suo ictus, mia cara signora, ha rovinato quella giovane esistenza e anche la mia storia, purtroppo.

La vita altrui, la sua – per l’appunto – ha oltrepassato il perimetro del nostro spazio, e non in punta di piedi, tutt’altro, con una deflagrazione tale che ancora adesso le mie stesse urla mi risuonano alle orecchie. Uno scatto d’ira e… pazienza.

Ecco perché sua figlia non viene più a trovarla. Mi sembrava giusto farglielo sapere.»

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Una storia molto macabra sia nel suo svolgimento che nel finale. Purtroppo ho un po' di critiche da fare al netto dell'ottima scrittura: in primis dico fin da subito che, per mio gusto personale, ho trovato la storia troppo "raccontata" e dunque poco dinamica, ma comprendo bene che è uno stile adottato in funzione del plot twist finale. Ecco, a tal proposito (qui la mia seconda critica) devo ammettere che un po' mi aspettavo un finale macabro, non so bene perché... forse lo attendevo per via del modo di raccontare del protagonista (in cui si percepiscono molto bene uno stato mentale non del tutto equilibrato e un'indole possessiva, in tal senso sei stata brava a farli trasparire). Ultima critica che voglio muovere riguarda la traccia; onestamente non la percepisco a pieno, o potrei averla smarrita... e non credo basti la parte in cui lui racconta di aver preso la villetta in affitto per esplorare le loro persone, ma ripeto... potrei davvero non averla afferrata io, poi mi dirai tu. Comunque, tralasciando le critiche penso che l'idea di fondo sia buona, sono convinto che con un'impostazione diversa e una maggior enfasi sul lato esplorativo (questo anche riservato all'esplorazione di un rapporto), ne può uscire una storia più "completa". Bene, penso di aver detto tutto, alla prossima @Adelaide J. Pellitteri .

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Rhomer grazie per essere passato, mi trovi assolutamente d'accordo sul "non" rispetto a pieno della traccia. Mi sono intestardita a seguire questa storia e questo personaggio senza riuscire a portare entrambi dove volevo. L'intento era l'esplorazione di se stessi (ma è presa troppo alla larga, lo vedo da me). Credo mi escluderanno per non avere rispettato la traccia. Per il troppo detto, probabilmente hai ragione anche su questo, non sono stata abile, le ferie e la spensieratezza non mi sono state d'aiuto nella concentrazione. Grazie infinite. :( Non tutte le ciambelle riescono col buco. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Adelaide J. Pellitteri, il tuo racconto è ben scritto e la trama è ben congegnata. Il finale quasi a sorpresa è buono. Insomma il tuo racconto mi è piaciuto (a parte la ripetizione del Sa? che non so perchè, mi ha un po' disturbato. Anche se forse era voluto, come a voler disturbare la madre che ascolta il racconto) anche perchè tratta di quei lati oscuri della psiche umana che da sempre mi attraggono. Però devo dare ragione a Rhomer quando ti dice che forse hai deviato un pochino dalla traccia. Adesso non ce l'ho sotto gli occhi, ma mi pare di ricordare che l'esplorazione non dovesse essere mentale o psichica, ma dovesse essere un viaggio reale (anche se forse, l'esplorazione di un corpo femminile può essere anche inteso come viaggio di evasione reale. Mah, non so. Meno male che altri dovranno giudicare questo aspetto). Potrei aver interpretato male, nel qual caso scusami.

 

Saluti,

 

Intes

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@INTES MK-69 intanto grazie per esserti fermato a commentare

14 minuti fa, INTES MK-69 ha scritto:

(a parte la ripetizione del Sa? che non so perchè, mi ha un po' disturbato.

Era questo il suo compito " disturbare"

 

Per la traccia, come ho già detto a @Rhomer, concordo, l'ho presa troppo alla larga, ma ti sottolineo i punti ai quali avevo affidato il compito

20 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Con il tempo il nostro animo diventa un paesaggio sconfinato dove alloggiamo tanta gente, cerchiamo di riempirlo con migliaia di figurine; solo che, in realtà, non riusciamo a riempire un bel nulla. In mezzo a questo nulla è arrivata lei

20 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Sa? Presi in affitto una villetta fuori mano, era perfetta per le nostre esplorazioni. Scoprirci così come siamo è ciò che vuole l’amore.

20 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

E ognuno dovrebbe avere un’oasi dove vivere delle ore lodevoli.

Creare una bolla dove costruire un piccolo palcoscenico per recitare il ruolo che avremmo voluto avere nella vita, sperimentare anche la nostra fantasia, perché no? Mettere in atto tutto quanto essa è in grado di concepire, fosse solo per qualche ora a settimana.

Abbiamo bisogno di mostrare finanche un po’ di potere, che ci gratifichi, che ci faccia sentire padroni assoluti. Valeria mi dava questa opportunità. La possibilità di iniziare un nuovo viaggio, dentro una seconda vita.

Questo compendio, purtroppo, non è sufficiente a farmi rientrare nella traccia, perché se è sfuggito a voi è ovvio che nasce proprio da un mio errore di interpretazione (ho già chiesto suggerimenti allo Staff, vediamo cosa rispondono). Non nascondo che (a parte storia e personaggio che quando ti entrano in testa non ti mollano più) un minimo di intento c'è stato, cioè volevo ampliare, rendere la traccia impalpabile, incombente ma non palese, ma è chiaro: la mia professoressa di lettere avrebbe scritto sul compito, a caratteri cubitali, un bel Fuori tema.

Aspetto conferme che deve decidere.

Grazie ancora e a presto

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Cara @Adelaide J. PellitteriBellissimo, coinvolgente racconto, facile da comprendere errori di scrittura non ne ho visti.  Hai  tradito  te stessa quando dici - una o cento non fa la differenza - in questa frase ti scopri che sei una donna a scrivere il racconto. Però siamo nel cuore di giuda e, tutto si permette,  ma l'errore più  eclatante che hai commesso è di averla uccisa, con arroganza pensavi di non pagare il delitto che hai commesso. ed invece ti assicuro che io so che tu sai è, tu sai che io so che la stai già pagando da adesso la perdita di una giovane  e bella donna di ventidue anni. Piacevole racconto mi sono un po vergognato mi è sembrato di mantenere il moccolo. Ti ringrazio della bella lettura augurandoti tanta fortuna 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Adelaide J. Pellitteri O_O

 

Per me è un horror, riuscito, con un parlare di efferate crudeltà fisiche e mentali che crescono esponenzialmente fino al crudo finale (per me inaspettato

nella sua atrocità). Giuda era un dilettante a confronto col tuo protagonista!

Tra l'altro, il suo raccontare all'interessata, già gravemente inferma, come se niente fosse, il motivo per cui la figlia non la verrà più a trovare,

fa parte della maestria nel raccontare l'atroce. E tu ci sei riuscita :si:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Cosa mi raccontava di sua madre, del ricovero in ospedale, dell'ictus che l'aveva colpita in malo modo lasciandola immobile e muta? Voleva forse accampare scuse per non vederci? Io non l’avevo mai trascurata, mai saltato un solo appuntamento.

Alla fine si capisce che l'interlocutrice è la stessa persona della frase.In una situazione reale il protagonista averbbe detto:

Cosa mi raccontava di lei, del ricovero in ospedale, dell'ictus che l'aveva colpita in malo modo lasciandola immobile e muta? Voleva forse accampare scuse per non vederci? Io non l’avevo mai trascurata, mai saltato un solo appuntamento.

In alternativa si potrebbe Far pronunciare la frase alla studentessa:

Così mi raccontava:

-  Mia madre è in ospedale, ha avuto in ictus ha bisogno di me...

In totale è molto bella la storia, con più caratteri si allargerebbe la visione e ne gioverebbe la trama.

Io aveveo capito dove andava a parare ma che stesse confessando alla povera madre è stata proprio una sorpresa. Rileggendo vedo che hai dato un indizio che non avevo compreso e mi riservavo di ritornarci:

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ma non si annoia qui dentro tutta sola?

Ecco, nel contesto, alla prima lettura mi interrompe la concentrazione, mi blocca e suscitano domande, io tralascio perché la storia mi sta pigliando davvero, percepisco che se ci ragiono ci arrivo ma non m'importa e vado avanti; tutto si svolge senza intoppi e funziona benissimo anche senza quella frase, anzi!

toglierei questa

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ma non si annoia qui dentro tutta sola? 

lascerei una buona parte del dialogo, ma senza per nulla far intendere dove si trova e con chi sta parlando l'assassino.

 

Come ogni volta che ti leggo rimango appagata dalle parole che scrivi. Questo gioco mi piace per questo<3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Adelaide J. Pellitteri

probabilmente il tuo racconto non ha centrato la traccia perché l'esplorazione rimane un tema marginale, però non direi che è un racconto non riuscito. C'è una buona tensione e la lettura è scorrevole. Inoltre l'identità della donna con cui l'uomo parla è stata una sorpresa. Pensavo a una confessione a una poliziotta o a una psicologa o qualcosa del genere. L'epilogo era in parte intuibile ma non l'efferatezza del crimine. Per finire il personaggio è estremamente odioso (quindi ben riuscito a mio parere). Alla prossima!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buonasera @Adelaide J. Pellitteri , giusto un piccolo contributo da parte mia all'analisi del racconto.

 

Quello che ho più apprezzato è la descrizione dell'interiorità distorta del protagonista. Le tendenze ossessive; l'assoluto egoismo, non però del tipo nato dall'autocompiacimento, ma dalla proiezione del proprio mondo mentale sull'universo, per cui le proprie idee diventano leggi di natura. E da questo, l'incapacità di valutare il proprio punto di vista, e, in ultima analisi, la realtà. Tutte queste componenti emergono con naturalezza dal lungo monologo, senza che ci sia la sensazione dello spiegone o di forzature. La frase finale l'ho preferita leggere in senso sincero e letterale: incapace di valutare le dimensioni di ciò che ha fatto, è spinto dalla correttezza a spiegare ciò che è successo alla madre della vittima, dato che non c'è il rischio che lo riveli.

Se lo facesse per sadismo risulterebbe odioso: così, invece, incute timore per la sua incontrollabilità. Sarà sicuramente un brano che rileggerò quando avrò bisogno di caratterizzare un personaggio dello stesso genere.

 

Per quanto riguarda il problema della traccia, è vero, è innegabile, ma significa solo che il racconto è postato nel luogo sbagliato. Se lo immagino nella sezione normale,  mi sembra ben riuscito e interessante.

 

Buona serata, e alla prossima.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Adelaide J. Pellitteri

passo solo per dire mi è piaciuto il tuo protagonista egoista e fragile che finisce per impazzire, trovo che tu l'abbia costruito in modo molto credibile. Ammetto che, per tutto il racconto, ho cercato di capire chi fosse il "lei" a cui si rivolge e l'ho scoperto solo poco prima che lo rivelassi tu. Un ottimo racconto, secondo me, forse non del tutto in traccia - ma ottimo.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Marf e @mercy grazie per esservi fermati a commentare. Non so davvero perché mi sono buttata su questo personaggio che, alla fine, non ho saputo portare dove voleva la traccia. Eppure sono una viaggiatrice entusiasta e curiosa, tanto che preferisco il viaggio a qualunque altra cosa: gioelli, abbigliamento costoso, arredamenti di grande designer... Nulla vale quanto un viaggio. Scoprire nuovi luoghi e realtà mi arricchisce e mai mi sazia. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Adelaide J. Pellitteri,

Ho trovato coinvolgente il modo in cui porti il lettore dentro la pazzia del protagonista. Metti un pezzetto dopo l'altro col giusto ritmo per far "digerire" la situazione al lettore e poi far crescere l'ansia, esattamente come è salita la follia del protagonista. Mi è piaciuto anche scoprire solo nelle ultimissime righe chi è il destinatario delle parole dell'uomo. 

 

In conclusione, tutta colpa delle suocere, come sempre xD

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Parlare di sua madre, poi, fu l’errore più grande della sua vita.

 

Il racconto funziona, ha un ritmo accattivante e un ottimo stile. 

 

La poesia mi è piaciuta ma vorrei suggerirti una variante, con piccole modifiche e diversi a capo (non sono una poetessa, vado a orecchio, per cui perdonami l'ardire...) 

 

 

Esisterà sempre

un luogo dove

la vita saremo

solo noi,

un luogo dove

le ore saranno

solo nostre,

finché albergheremo

dentro la parola amore.

 

Quelli in grassetto sono i versi che ho modificato per dargli una struttura "speculare". 

 

Talia 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Più che la voglia di esplorare nuovi luoghi (fisici, reali), vedo un pazzo psicopatico. Comunque, come sempre, scritto bene.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Adelaide J. Pellitteri Ciao. Ho apprezzato e trovato buono il disvelamento graduale di un amore e una psiche malati. L'unica osservazione che mi sento di muoverti riguarda le parti in cui parla della "suocera" in terza persona mentre in realtà le sta parlando direttamente. Non so, forse questo aspetto bisognerebbe visualizzarlo più nell'ottica dello psicopatico. Se si è recato da lei per farle sapere tutto ciò, penso che il suo approccio dovrebbe essere sadicamente più diretto e personale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Vincenzo Iennaco grazie infinite, il tuo commento mi da la possibilità di spiegare le mie scelte. 

16 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

L'unica osservazione che mi sento di muoverti riguarda le parti in cui parla della "suocera" in terza persona mentre in realtà le sta parlando direttamente. Non so, forse questo aspetto bisognerebbe visualizzarlo più nell'ottica dello psicopatico. Se si è recato da lei per farle sapere tutto ciò, penso che il suo approccio dovrebbe essere sadicamente più diretto e personale.

 

Non volevo che si capisse fin da subito a chi stesse confessando il suo delitto, pur nondimeno non potevo far saltare dal nulla e solo all'ultimo rigo la verità. Per questo motivo ho scelto la terza persona, il mio personaggio riferisce il racconto della ragazza "lei mi raccontava di sua madre", non so se riesco a spiegarmi, di contro ho seminato qualche indizio che, nel mio intento è riuscito, e me lo dimostra 

Il 23/8/2019 alle 11:56, Alba360 ha scritto:
Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ma non si annoia qui dentro tutta sola?

Ecco, nel contesto, alla prima lettura mi interrompe la concentrazione, mi blocca e suscitano domande, io tralascio perché la storia mi sta pigliando davvero, percepisco che se ci ragiono ci arrivo ma non m'importa e vado avanti; tutto si svolge senza intoppi e funziona benissimo anche senza quella frase, anzi!

 ecco il dettaglio che dice, ma si lascia quasi sfuggire per poi venire recuperato come informazione. 

Se non ti è arrivato così come il lo intendevo lo capisco, non sarò stata perfetta, ma la mia logica nel comporre il racconto è stata questa. 

Grazie per il confronto, e grazie nuovamente anche a @Alba360 alla quale non avevo risposto su questo particolare (proprio ciò che volevo accadesse al lettore).:rosa:

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Carissima @Adelaide J. PellitteriPellitteri... ammetto: me l'hai fatta! :D

Il finale mi ha sorpreso e il racconto mi è piaciuto.

 

Che a Valeria non spettasse un futuro roseo nella trama è intuibile da metà racconto in poi, ma il finale è una vera chicca che vale tutto.

Ben scritto. Brava!

 

 

Alcune note al margine...

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

lasciata per lo studio, cui avevano fatto seguito il matrimonio, i figli, insomma le solite cose di una vita comune.

"Matrimonio e figli" secondo me creano un elenco troppo breve per essere seguito da un "insomma" conclusivo...

Ci vedrei bene o i tre puntini ("il matrimonio, i figli... insomma le solite) o aggiungerei un altro paio di elementi all'elenco.

Oppure una semplice "e" al posto di "insomma".

 

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Sa, la familiarità, l’età avanza

Questo primo "sa" mi ha spiazzato, non capivo a chi si riferisse, forse si potrebbe introdurre sin da subito che il protagonista parla a qualcuno e non sta facendo un monologo.

Qui pure, la costruzione della frase è molto breve e incisiva, nonostante le virgole non riesco però a leggerle le "pause" del parlato, ma scorre via tutto molto sincopato...

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Cosa dovrei confessarle che è stato il classico fiore nel deserto?

Non mi convince il "cosa" che crea due frasi, secondo me, non una sola.

Ad esempio: "Cosa dovrei confessarle? Che è stato il classico fiore nel deserto?"

Oppure: 

"Cosa dovrei confessarle: che è stato il classico fiore nel deserto?" 

O una virgola: 

"Cosa dovrei confessarle, che è stato il classico fiore nel deserto?"

O togliere "cosa":

"Dovrei confessarle che è stato il classico fiore nel deserto?".

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

 

Esisterà sempre

un luogo dove

la vita saremo

solo noi,

dove le ore

saranno

solamente

nostre,

finché albergheremo

dentro la parola amore.

 

 

Avremmo vissuto lì la nostra vita, sfrondata da ogni scocciatura.

Qui la parola "vita" mi ritorna un po' ripetitiva dalla poesia e da "vissuto"... magari non so "avremmo trascorso (vissuto) lì la nostra intera esistenza" o simili.

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

. A ventidue anni poi!

Solo in seguito, quando dirai che lei è una studentessa, ho capito che ti riferivi a Valeria. Lì per lì mi è sembrato che il protagonista parlasse di sé e mi pareva assurdo fosse così giovane dato il suo trascorso di vita.

Forse specificherei meglio il soggetto...

 

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Parlare di sua madre, poi, fu l’errore più grande della sua vita

Qui non ripeterei l'aggettivo possessivo... "Parlare della madre".

 

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Parlare di sua madre, poi, fu l’errore più grande della sua vita. Era un argomento che non aveva nulla a che fare con noi, con la nostra storia. Le avevo forse mai parlato di mio padre?

Qui non avrei ripetuto "parlare"... avrei usato "raccontare" nel secondo caso, ma lo adopererai poco dopo... quindi non so.

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Cosa mi raccontava di sua madre, del ricovero in ospedale, dell'ictus che l'aveva colpita in malo modo lasciandola immobile e muta?

Questo "cosa" (che comunque adoperi come caratteristica verbale-espressiva del personaggio), secondo me, sintatticamente non si sposa bene con l'interrogativo finale.

Tecnicamente il contenuto del "cosa" viene spiegato nella stessa frase (ricovero, ictus, etc...) dunque non è una domanda per conoscere, ma più una retorica... Il senso si capisce, nel senso che è una contrattura intuibile "cosa mi raccontava a fare"... o simili.

Comunque non mi convince appieno... ci vedrei meglio un "perché".

"Perché mi raccontava di sua madre...?".

 

 

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

panni, scoprivo all’improvviso di avere riposto la mia fiducia nel cuore di Giuda.

 

Mi scusi la lunga pausa, grattarmi

È praticamente un monologo ed hai scritto bene, però secondo me, graficamente non rende benissimo la pausa, tanto che l'hai dovuta "spiegare" (e sei stata secondo me brava anche ad "approffitare" della spiegazione aggiungendo il particolare del "tic").

Comunque, volevo solo dirti che una eventuale soluzione potrebbe essere quella di chiudere le virgolette, andare a capo e poi riaprirle, anche se a parlare è sempre lo stesso personaggio.

In alcuni libri ho visto stampato così...

 

 

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

far sembrare l’omicidio compiuto da uno psicopatico. Cosa che, ovviamente, non sono. Per questo braccia, gambe, testa e

Ci metterei l'articolo:

"Per questo le braccia, le gambe..." 

Si allunga un po' tutto, ma cozza di meno la vicinanza di "questo" e "braccia" che anche se sintatticamente sono scissi, cozzano un po' alla lettura nella loro differenza di genere e numero.

 

Complimenti, un bel racconto. Ciao!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@AndC prima o poi dovrai darmi lezioni private, non riesco a capire come fai ad avere un occhio così attento. Sei formidabile.

Mi rendo conto solo adesso di alcuni particolari, e le tue soluzioni sono tutte ottime 

2 ore fa, AndC ha scritto:

Cosa dovrei confessarle: che è stato il classico fiore nel deserto?" 

O una virgola: 

"Cosa dovrei confessarle, che è stato il classico fiore nel deserto?"

O togliere "cosa":

"Dovrei confessarle che è stato il classico fiore nel deserto?

Con "sa" e  "cosa" ho cercato di dare un'impronta al linguaggio usato dal mio personaggio. Ma tutto e migliorabile, è ovvio.

Grazie per il tuo passaggio, il tuo apprezzamento e i tuoi suggerimenti. :rosa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Adelaide J. Pellitteri ,

La storia è assai intrigante e le virgolette iniziali lasciano intendere - al lettore molto attento - quel tanto che basta a far capire che si tratta di un racconto parlato, detto, confessato a qualcuno.

La cosa bella è che andando avanti nella lettura ci si chiede: con chi si sta aprendo questo psicopatico? La domanda si fa sempre più impellente, con l'andare della lettura.

Il bello è che non pare la confessione a un magistrato, e neppure a un prete, e neppure a uno psicanalista. A chi dunque?

Trovata da grande maestra quella di averci spalancato la porta da un pezzo, senza però farci arrivare a vedere il contenuto della stanza, se non alla fine.

Insoma un gran bel pezzo. La sola cosa che non ho trovato è l'aderenza alla traccia data. Ed è un peccato, perché questo racconto è davvero bello!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Modo di raccontare coinvolgente (un po' poca voglia di esplorare nuovi luoghi).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Beh, @Adelaide J. Pellitteri, se volevi spiazzare con un colpo di scena del tutto inatteso, con me non ci sei riuscita!

...aprendo la pagina mi è caduto l'occhio sulla frase finale ...ho rovinato tutto! :facepalm:

Ti posso però dire che è scritto perfettamente

Modificato da Edu

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

1 ora fa, Edu ha scritto:

Beh, @Adelaide J. Pellitteri, se volevi spiazzare con un colpo di scena del tutto inatteso, con me non ci sei riuscita

Oh noooo!

 

Vabbè mi accontento di questo

1 ora fa, Edu ha scritto:

Ti posso però dire che è scritto perfettamente

Grazie:rosa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Adelaide J. Pellitteri, bentrovata! Sul fatto che non c'è una vera e propria esplorazione da parte di protagonista, devo dire che sono d'accordo con chi mi precede. Tuttavia, chi esplora la mente folle dell'esimio avvocato è il lettore. E qui, da questo punto di vista, sei stata brava a creare un profilo psicologico perfetto. Per non parlare del finale, che non mi aspettavo. Ero convinta che parlasse con un psichiatra. Al di là del meccanismo del contest, è un monologo che ho apprezzato molto, tra l'altro scritto benissimo, e che vedrei volentieri su un palcoscenico. Bella prova!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Tralasciando le questioni di traccia, già ampiamente trattate nei commenti di chi mi ha preceduto, lo trovo un buon racconto. Per me l'unico "difetto" sta nella lunghezza: dato che

Il 21/8/2019 alle 11:36, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ma non si annoia qui dentro tutta sola?

arriva poche righe dopo l'informazione dell'ictus che ha lasciato la madre di lei muta e immobile e che i segni dello squlibrio e del fattaccio ci sono già, io che lui stesse confessando tutto alla donna paralizzata, l'ho capito lì. Per questo, il seguito l'ho trovato un po' lungo e pesante. Ecco, forse avrei snellito la narrazione, tralasciato passaggi e accenni. Al netto di queste impressioni, mi pare un buon lavoro. Ciao, @Adelaide J. Pellitteri

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

io che lui stesse confessando tutto alla donna paralizzata, l'ho capito lì. Per questo, il seguito l'ho trovato un po' lungo e pesante

Per questo motivo, @Alba360 mi suggeriva di eliminare la frase "

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:
Pellitteri ha scritto:

Ma non si annoia qui dentro tutta sola

Quindi dovrò riflettere per bene. Lo avevo usato come indizio, perché mi lasciano spiazzati quei finali dove il personaggio, che ha il ruolo decisivo/incisivo nel racconto, spunti dal nulla, senza nessun preavviso. Valuterò alternative. Grazie infinite:rosa:

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×