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simone volponi

[FdI 2019-3] I monatti

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commento

 

Sui banchi di scuola c’era un’immagine che mi affascinava: il ritratto di un lanzichenecco.

La divisa sgargiante da soldato, i baffoni, la lancia in pugno. Ci spiegavano che erano stati mercenari violenti, con una condizione igienica da far schifo, cattivi. Avevano fatto casino a Roma non ricordo bene in quale anno, un sacco di morti, e avevano diffuso la peste.

Saccheggiatori violenti e luridi: mi piaceva.

C’era qualcosa di stimolante nella loro attitudine, o almeno a me facevano quest’effetto. Forse era la libertà. Selvaggia, dannata libertà. Di ammazzare, rubare, violentare, persino di spargere un’epidemia.

Quindi restavo a fissare il ritratto del lanzichenecco e fantasticavo.

Oggi non lo farei. Mica ci pensavo alle migliaia di morti che ingolfavano Roma ai tempi, e a chi doveva averci a che fare… già, ai morti ci pensi solo quando ti tocca averci a che fare, e non è per nulla piacevole.

«Vuoi muoverti?»

Seba mi richiamò. Stavo pensando troppo, dovevo darmi da fare.

Tornai a guardare in basso, verso il cadavere, il volto riempito di pustole, le mosche che gli ronzavano addosso. Mi chinai e i campanelli tintinnarono. Ce li avevo legati alle caviglie, ai polsi, al collo, così la gente sapeva chi ero e cosa facevo.

Tintinnarono quando trascinai il cadavere dentro il bus e lo adagiai sopra un sedile. Era un giovane, ed era finito accanto a una vecchia lacerata dalla peste. Il cadavere del giovane si accasciò sul grembo della vecchia, e li lasciai così.

Seba ripartì.

Anche lui aveva i campanelli. Ci avevano spedito in missione, c’era da recuperare un po’ di appestati, laggiù. C’eravamo arrivati con l’autobus, aveva guidato Seba.

Farsi largo per strada non era stato facile. C’era l’immondizia, a grappoli sparsi sull’asfalto, e c’era sempre qualcuno che si metteva di traverso, che cercava di fermarci per chiedere aiuto – o fotterci, le ipotesi sono sempre queste due – e una volta arrivati dovevamo avanzare piano, fermandoci dove c’erano morti da trascinare a bordo, dove c’erano case da liberare, e gente ancora viva da trasportare.

I gabbiani cloacali si alzavano in volo al nostro passaggio, i topi sfrecciavano da ogni parte.

Era la prima volta per me, la prima missione, il primo viaggio lontano da casa, ma avevo voluto farlo perché potevo rendermi utile. È bello rendersi utili.

«Sei immune, ragazzo, e questo ti dà una santa responsabilità» mi aveva detto il sindaco del Vaticano, padre Carlo. «Abbiamo bisogno di monatti, c’è gente da aiutare, e da seppellire. Seba è già pratico, ti mostrerà come fare. Potessi venire io, figliolo!»

Seba lo faceva da un po’, il monatto. Era immune anche lui.

«Andiamo lì, controlliamo il lazzeretto, togliamo i cadaveri in giro, li andiamo a seppellire, poi bruciamo quello che dobbiamo bruciare» mi aveva detto mentre le ruote saltavano sulle buche. «Ci vorrà un po’, ma va fatto.»

Accostammo davanti a un palazzo, scendemmo come normali viaggiatori a una fermata. C’era odore rancido di carne, merda e piscio.

«Dobbiamo salire» disse Seba.

Erano quattro piani da fare a scale. Sul pianerottolo del primo trovammo un morto. Era steso di schiena, ed era nudo. Un uomo, i capelli bianchi, il fisico ridotto male dal tempo. Sulla schiena gli avevano scritto qualcosa.

Seba si avvicinò, si chinò e lesse:

 

Il futuro avreste esplorato

ma ci avete ingannato

e poi abbandonato.

Ecco restituita

la nostra vita

migliorata.

 

Seba si girò a guardarmi, sorrise.

Oltrepassammo il morto e Seba suonò a una porta. Mi guardai intorno, le pareti erano bianche, un topo trotterellò verso il morto e lo annusò.

«Quello non lo raccogliamo?» chiesi.

Lui scosse la testa. «Non ho mica intenzione di caricarmeli tutti.»

Qualcuno aprì la porta. Era un uomo sulla cinquantina, aveva le pustole, e le estremità delle dita, con cui si teneva alla porta, annerite.

«Serve una mano?» gli domandò Seba.

«Possiamo trasportare chi sta male, c’è posto nel lazzaretto vaticano» aggiunsi io guardando gli occhi spenti dell’uomo.

Ci fece entrare, biascicò di figli e moglie. Il vecchio lì fuori era suo padre, ci disse.

La casa puzzava da vomitare.

Una donna era stesa sul divano, in preda alla febbre. Un ragazzo della mia età occupava una poltrona, e anche lui stava messo male.

L’uomo tossì, indicò donna e ragazzo con la mano, Seba gli disse ok. Mi avvicinai alla donna, aveva la faccia tempestata di piaghe, rantolava. Poi, da una stanza adiacente, forse la cucina, spuntò una ragazza. Era bionda, come la donna sul divano, carina non fosse stato per le piaghe, anche se ne aveva giusto un paio. Portava una bacinella piena di acqua con una pezza dentro.

«Ci pensiamo noi» le dissi. «Se ci aiuti portiamo giù tua madre, poi…»

La bacinella le sfuggì e cadde sul pavimento. Pensai le fosse sfuggita perché stava male, ma con la coda dell’occhio vidi il movimento. Seba stava accoltellando l’uomo contro il muro, infierendo sul fianco. L’uomo scivolò in terra a dissanguarsi.

Seba si mosse rapido, come se ci fosse abituato. Diede un pugno alla ragazza e la spedì sulle mattonelle, poi si fiondò sul ragazzo in poltrona. Vidi il braccio di Seba sollevarsi e abbassarsi rapido, gli schizzi di sangue accompagnavano le coltellate. Poi fu la volta della donna.

Io non mossi un muscolo, non dissi una parola. Seba, col fiatone, mi diede delle indicazioni:

«Allora, rovistiamo un po’ in giro e prendiamo quello che serve. Soldi, gioielli, roba così. E poi c’è lei.»

Indicò la ragazza in terra, che cercava di tirarsi su premendo sui gomiti.

«Meglio farsela, non è troppo marcia» disse Seba. «Inizio io. Tu intanto vai nelle stanze, cerca nei cassetti. Soldi e gioielli, capito?»

Si mise sopra la ragazza, si tirò giù i calzoni, si piegò su di lei per sbottonarle i jeans.

A quel punto mi allontanai, stordito, e mi infilai nella stanza che stava in fondo al corridoio. Era una camera da letto, e sul letto ci crollai per qualche istante. La vista dei morti appestati non era niente in confronto a quella dei morti ammazzati.

Sentii nel salotto i campanelli di Seba suonare a ritmo. Allora, senza pensare a niente, mi misi a rovistare nei cassetti, e venne fuori un po’ della roba che Seba cercava. Tornai da lui solo quando mi chiamò.

Aveva sgozzato la ragazza, e stava cercando nelle tasche dell’uomo.

«Cazzo, che straccione» si lamentò mostrandomi un pugno di monete. «Tu che hai trovato?»

Gli passai i gioielli.

«Questi sono della moglie» disse. «Roba di bigiotteria. La fichetta qui avrà qualcosa di meglio. Ah, scusa se non te l’ho lasciata, sai com’è…»

Annuii, anche se non sapevo com’era. Non ancora.

Seba cercò un poco in giro, poi si decise a tornare al bus, lasciando perdere gli altri piani.

Girammo per un po’ nella zona, con qualche tappa dove Seba pensava di poter fare bottino. Rividi la stessa scena più volte. Poi tornammo a casa, con i morti che occupavano i sedili del bus.

Mentre viaggiavamo, Seba, tranquillo, mi disse:

«Mi chiedo perché la parola oscurità abbia un significato così nefasto per noi.»

«Che vuoi dire?» gli risposi. Ero stanco.

«Le persone dicono “quell’uomo ha un lato oscuro”, oppure dicono “allontaniamo l’oscurità dal nostro cuore”. Cose così.»

«Intendono il male. L’oscurità rappresenta il male» dissi.

«Eppure, se metti il naso all’insù, adesso, cos’è che vedi dai finestrini?»

Non guardai. «Il cielo, la notte.»

«Quindi vedi l’oscurità. La notte è fatta di oscurità, tra una stella e l’altra, e intorno alla luna. Tutto l’universo è per lo più oscuro. Significa che l’universo, e tutto quello che contiene, appartiene al male? Non credo. Ai poeti piace la luna, li ispira. Gli astrologi indovinano il destino leggendo le stelle, e per le donne è una roba romantica osservare un bel cielo stellato. Almeno, per quelle con un cuore, non certo per le tante battone con cui abbiamo a che fare noi. E a nessuno di loro mette la minima paura tutta quell’oscurità lassù.»

«È solo una metafora per rappresentare il male e la cattiveria dell’uomo.»

«E io ti dico che un uomo è cattivo perché vuole esserlo, non c’entra niente l’oscurità. Lo so perché io sono un uomo cattivo.»

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A parte qualche famoso “mentre” che a te piace tantissimo, non mi è parso di trovare avverbi in “mente”. Bravo! :asd: 

Come al solito l’ho divorato; nel punto dell’assassinio e dello stupro la lettura incalzava, gli occhi farneticavano e il cuore palpitava. Ogni tuo testo ha la meravigliosa abilità di diventare una pellicola mentale.

Un’esplorazione di un mondo putrido che si respira in tutto il suo schifio.

Bellissimo il finale in cui traspare il tuo animo sensibile! <3 

Lode a te, my Lord!

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21 minuti fa, Sarettyh ha scritto:

A parte qualche famoso “mentre” che a te piace tantissimo, non mi è parso di trovare avverbi in “mente”. Bravo! :asd: 

 

I mentre sono utilissimi :D

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Ciao @simone volponi

l'idea di un'epidemia di peste ai giorni nostri mi piace molto, è straniante e a suo modo suggestiva, così come la scelta di inserire il dettaglio storico sui lanzinecchi. Il racconto scorre molto bene ed è, al solto, scritto benissimo.

10 ore fa, simone volponi ha scritto:

Mica ci pensavo alle migliaia di morti che ingolfavano Roma ai tempi, e a chi doveva averci a che fare… già, ai morti ci pensi solo quando ti tocca averci a che fare, e non è per nulla piacevole.

Ti segnalo solo questa ripetizione di "averci a che fare" a distanza ravvicinata. Magari è voluta ma salta agli occhi, vista l'attenzione con cui è scritto il resto.

Molto bella la parte finale sul lato oscuro, è un finale filosofico che non ci si aspetta e che dà un valore aggiunto al testo.

Però, perdonami, ma non ho trovato molto centrata la traccia sull'esplorazione, se non in senso molto lato. C'è l'esplorazione della morte, del lato oscuro, ma il protagonista mi sembra vivere il tutto con una certa passività. Anche la parte sull'oscurità e sul suo significato viene tirata fuori da Seba e non da lui. O forse non sono riuscita a cogliere qualcosa?

A presto!

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Celebre @simone volponiTrovo il racconto sublime, man mano che leggevo mi sembrava di  stare seduto sul carro dei monatti a trasportare i cadaveri, sperando che anch'io sia un monatti. Ho immaginato addirittura l'aspetto  che poteva avere il Lanzichenecco sul quadro, fantastico Oh! fantastico è purtroppo veritiero la tua descrizione dei fatti, pare che tu li abbia vissuti di prima persona. L'oscurità è nefasta sempre anche se sappiamo è dovuta alla rotazione della terra intorno al sole. Bel racconto pulito , facile da intuire cosa c'è scritto, errori non ne ho visti e considerato il calibro dell'autore sicuramente errori non c'è ne sono. Ti ringrazio della lettura augurandoti tanta fortuna

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14 ore fa, simone volponi ha scritto:

Sui banchi di scuola c’era un’immagine che mi affascinava: il ritratto di un lanzichenecco.

La frase mi sembra più scorrevole così 

 

14 ore fa, simone volponi ha scritto:

Oltrepassammo il morto e Seba suonò a una porta. Mi guardai intorno, le pareti erano bianche, un topo trotterellò verso il morto e lo annu

C’è un morto di troppo, usa cadavere, corpo, o vedi te 😁

 

14 ore fa, simone volponi ha scritto:

Era una camera da letto, e sul letto ci crollai per qualche istante

Il ci è di troppo, e puoi togliere uno dei due letti.

 

Ed infine ti segnalo qualche ‘c’è’, ‘c’era’ di troppo nella prima metà del racconto!

 

Il racconto mi è piaciuto tantissimo, molto crudo, dialoghi realistici e brillanti, descrizioni vivide. È uno dei racconti che più ho apprezzato di questo contest! A rileggerti 😁

 

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4 ore fa, ivalibri ha scritto:

non ho trovato molto centrata la traccia sull'esplorazione

 

Be', c'è l'esplorazione di un quartiere appestato, e di una casa, volendo anche dei cassetti... vediamo il giudice del contest cosa ne pensa.

 

Giovani, vi leggo tutti! Grazie dei passaggi :)

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Il punto forte del racconto è la scrittura: decisa, calibrata, evocativa ma senza perdersi in fronzoli, perfetta per il tipo di storia. Il racconto mi è piaciuto molto, dall'incipit, che cattura l'attenzione, fino alla riflessione finale. L'assassino-filosofo ha un suo fascino, e ci sta, io avrei solo aggiunto un aggancio concreto da cui far partire la riflessione sull'oscurità (tipo che escono, è buio, e il protagonista sembra preoccupato di aggirarsi di notte in questa città piena di morti e moribondi, l'altro se ne accorge e parte con la riflessione). Solo un'idea comunque, il racconto è già ottimo così

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@simone volponi  

 

Un horror impressionante, scritto benissimo e con sagaci riflessioni filosofiche sulla cattiveria e sul'oscurità.

La traccia è sull'esplorazione del male? 

La peste  ai nostri giorni: i cadaveri caricati sui bus...

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Trovo molto affascinante questo mondo che hai descritto; appestato, malato, dove il lato oscuro dell'uomo esce allo scoperto senza giudizi, in perfetta sintonia con quell'atmosfera mefitica. Avrei voluto leggere ancora di questo piccolo mondo orribile che hai tratteggiato... ma dovrò accontentarmi degli 8.000 caratteri, e dico ciò, paradossalmente aggiungerei visto che di un pregio parlo, perché avrei voluto che la riflessione finale mi fosse arrivata da un Seba più sviscerato nel suo essere un personaggio così in sintonia con quel marciume. Non voglio dire che il suo pensiero perde di efficacia, solo arriva troppo in fretta... e dunque sono più le sue azioni a risaltare che le sue parole, almeno secondo il mio punto di vista. Al contrario l'apatia (quasi più crudele della "malvagità" di Seba) del protagonista arriva tutta, grazie anche all'incipit. Per quanto riguarda la traccia anche io faccio fatica a percepirla nella sua interezza, c'ho visto sprizzi interessanti (col tragitto del bus, l'immondizia, i topi ecc), ma è giusto abbozzata secondo me... è anche vero che una maggior cura di ciò avrebbe tolto il resto, insomma, come dicevo prima, forse questo è un racconto che avrebbe meritato più di 8.000 caratteri. Ma va bene così, tirando le somme questo è un racconto ben riuscito, ma soprattutto pregno di fascino. Credo di aver detto tutto, ciao @simone volponi

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Ciao @simone volponi

Ho capito che a te non piacciono i commenti tipo: ooooo come scrivi bene, cavolo sei bravissimo... ecc.

Quindi non ti dirò che il tuo lavoro è meraviglioso. Le mie modeste impressioni da lettrice, eccole qua:

Il 21/8/2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

Sui banchi di scuola c’era un’immagine che mi affascinava: il ritratto di un lanzichenecco. 

Non in un libro o su un poster sulla parete? proprio stampato sui banchi?

Il 21/8/2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

Ci spiegavano che erano stati mercenari violenti, con una condizione igienica da far schifo, cattivi. Avevano fatto casino a Roma non ricordo bene in quale anno, un sacco di morti, e avevano diffuso la peste.

Saccheggiatori violenti e luridi: mi piaceva.

C’era qualcosa di stimolante nella loro attitudine, o almeno a me facevano quest’effetto. Forse era la libertà. Selvaggia, dannata libertà. Di ammazzare, rubare, violentare, persino di spargere un’epidemia.

Mi piace come parla il ragazzo, mette in evidenza molti aspetti del suo carattere, la sua età approssimativa...

Cavolo la Libertà! e chi ci pensava! È poco più di un adolescente e immerso in un mondo di merda.

Il 21/8/2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

Ce li avevo legati alle caviglie, ai polsi, al collo,

troppi campanelli, l'ho immaginato vestito come un Mamuthones:D

Il 21/8/2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

Era un giovane, ed era finito accanto a una vecchia lacerata dalla peste. Il cadavere del giovane si accasciò sul grembo della vecchia, e li lasciai così. 

Questa scena crea un contrasto che non fila giustamente col resto, ma è quello che mi piace intravedere nella narrativa in genere. Bravo! (con moderata adulazione, s'indende.)

Il 21/8/2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

C’era l’immondizia, a grappoli sparsi sull’asfalto,

Ummm... troverei un termine più marcio.Il  grappolo mi fa pensare subito all'uva buona, gnamme!  avrei un suggerimento ma... non sono brava con l'horror.

Il 21/8/2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

Sulla schiena gli avevano scritto qualcosa.

Seba si avvicinò, si chinò e lesse:

 

Il futuro avreste esplorato

ma ci avete ingannato

e poi abbandonato.

Ecco restituita

la nostra vita

migliorata.

La collocazione della poesia mi sembra un po' forzata. Ma io non so scrivere horror, l'unico che ho scritto per il contest di halloween è risultato splatterO_O perciò non so se ho ragione.

Il 21/8/2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

«E io ti dico che un uomo è cattivo perché vuole esserlo, non c’entra niente l’oscurità. Lo so perché io sono un uomo cattivo.»

La riflessione di uno come lui lascia il tempo che trova, il finale mi lascia con una sensazione... come se mancasse un dettaglio.

La poesia è ottima: io ho ci leggo una vendetta verso ipotetici scenziati che hanno diffuso la malattia durante degli esperimenti. Ecco che i batteri e la natura si ribellano portando morte e malattia.

Bene, un buon lavoro ma si può migliorare ancora. 

Buona serata, alla prossima lettura.

 

 

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6 minuti fa, Alba360 ha scritto:

Non in un libro o su un poster sulla parete? proprio stampato sui banchi?

Il 21/8/2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

Sui banchi di scuola inteso... a scuola. Non si dice? :umh:

 

Lo dico a te, visto che mi trovi di passaggio, perché forse tagliando il nome del luogo dove vanno i due monattini si perde la località (però non credo, si dovrebbe capire). Quindi, avendo adesso il dubbio di non aver fatto intuire al lettore cosa è successo (fatto che comunque ritengo positivo, perché ve dovete sforzà con l'immaginazione, idem io) ti lascio uno spoiler.

Chi vuole eviti:

 

Spoiler

Roma. Monnezza. Epidemia. C'è un allarme epidemia adesso per via dello schifio, e ho immaginato una degenerazione. Scrivere la poesia sul corpo del morto, secondo me, rende il rendere indietro la sofferenza subita per colpa dei poteri incapaci (và che a scriverlo nel racconto veniva male :) )

 

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7 ore fa, simone volponi ha scritto:

Sui banchi di scuola inteso... a scuola. Non si dice? :umh:

Sui banchi di scuola imparai...

Sui banchi di scuola trascorsi i miei anni... mi piace, ma sui banchi di scuola c'era non mi suona molto bene, poi boh vedi tu!:)

Anche perché se tu avessi scritto - a scuola c'era un'immagine,  sarebbe sempre meglio scrivere - a scuola, un'immagine sul libro di storia mi affascinava: il ritratto di un lanzichenecco.

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Ciao @simone volponi, il tuo racconto scorre molto bene. Ci sono parecchie immagini splatter, ma da quello che ho capito è proprio il tuo stile e in qualche modo ti caratterizza. Non ho particolari appunti da farti perchè il racconto mi pare scritto bene e si legge con piacere. Forse, se devo trovarci un difetto, è come lo hai terminato. Mi è sembrato che questo racconto tu non sapessi bene come finirlo e  quindi la conclusione mi è parsa un po' forzata. O forse avresti avuto bisogno di più "spazio" per sviluppare il finale come volevi.

 

Saluti,

 

Intes

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1 ora fa, INTES MK-69 ha scritto:

O forse avresti avuto bisogno di più "spazio" per sviluppare il finale come volevi.

Direi più questa ipotesi, ero a corto di caratteri. Mi serviva lo spazio per un aggancio...

Denghiù :)

 

Il 23/8/2019 alle 23:26, Alba360 ha scritto:

Anche perché se tu avessi scritto - a scuola c'era un'immagine,  sarebbe sempre meglio scrivere - a scuola, un'immagine sul libro di storia mi affascinava: il ritratto di un lanzichenecco.

 

C'hai ragione, ci so arrivato adesso (so sveglio, eh :D )

Tra l'altro quell'immagine c'era in un libro quando andavo a scuola eoni fa, e mi acchiappava la fantasia.

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Ciao @simone volponi,

 

Mi è piaciuto molto il tuo racconto, proprio per le sue caratteristiche di crudeltà e realismo. Mi è piaciuta anche l'idea di una epidemia tipo peste che ricorda la calata dei lanzichenecchi e il sacco di Roma. 

Mi sono piaciute le descrizioni sensoriali e delle scene di azione e pure i personaggi, anche se, su quest'ultimo punto vorrei farti un'osservazione. 

Il protagonista e il suo compagno monatto/antagonista appaiono forse un po' troppo manichei, non dico stereotipati, ma troppo chiaramente schierati tra bene e male. È vero che la conclusione del racconto con la frase:

 

Il 21/8/2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

E io ti dico che un uomo è cattivo perché vuole esserlo, non c’entra niente l’oscurità. Lo so perché io sono un uomo cattivo

Rende chiaro il messaggio della storia, ma questo non significa che un puntino di nero nel bianco ingenuo del protagonista ci poteva stare bene, come pure una piccola emozione bianca nell'animo scuro dell'antagonista. Non li avrebbe resi meno definiti, ma forse un po' più sfumati e umani. 

 

Talia 

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Un racconto crudo è dire poco, questo è pure sotto sale, affumicato, scarnificato e macerato. Forte. A tinte forti.

@simone volponii

ma quanto ti piace lo schifo? Credo che capirai cosa voglio dire... solo cose belle, solo cose belle ;) 

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Non vedo la voglia di esplorare nuovi luoghi (fisici, reali). Comunque, come sempre, scritto bene.

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@simone volponi Ciao. Il racconto scorre e si legge che è una meraviglia. A livello di trama il giudizio è molto soggettivo, in quanto mi aspettavo uno sviluppo più "urban" e splatter, mentre sono rimasto un po' deluso dall'epilogo (e l'apologia) del Male, che personalmente ho trovato un po' fine a se stesso.

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Il 29/8/2019 alle 08:57, Macleo ha scritto:

Non vedo la voglia di esplorare nuovi luoghi (fisici, reali). Comunque, come sempre, scritto bene.

 

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47 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

@simone volponi Ciao. Il racconto scorre e si legge che è una meraviglia. A livello di trama il giudizio è molto soggettivo, in quanto mi aspettavo uno sviluppo più "urban" e splatter, mentre sono rimasto un po' deluso dall'epilogo (e l'apologia) del Male, che personalmente ho trovato un po' fine a se stesso.

 

Speravo di giocarmi il testa a testa per la classifica, quindi ho filosofeggiato... ma davanti a una bestiola ferita, mamma del cucciolo, che guarisce dalla depressione una donna in crisi è tutto inutile :(

A sto punto abbondavo con le terga sanguinolente...

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Il 26/8/2019 alle 14:41, Talia ha scritto:

Rende chiaro il messaggio della storia, ma questo non significa che un puntino di nero nel bianco ingenuo del protagonista ci poteva stare bene, come pure una piccola emozione bianca nell'animo scuro dell'antagonista. Non li avrebbe resi meno definiti, ma forse un po' più sfumati e umani. 

 

Penso che la macchia di bianco sia proprio nella parte finale per il bad boy. La macchia di nero dell'altro sta nell'apatia, nel non fare niente per...

Il me autore l'ha vista così... in 8000 caratteri non posso fa una seduta psicologica :D

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2 ore fa, simone volponi ha scritto:

Speravo di giocarmi il testa a testa per la classifica, quindi ho filosofeggiato... ma davanti a una bestiola ferita, mamma del cucciolo, che guarisce dalla depressione una donna in crisi è tutto inutile :(

A sto punto abbondavo con le terga sanguinolente...

Visto la classifica corta potremmo anche ritrovarci entrambi con le terga sanguinolente :lol: 

Per quanto mi riguarda, sono già soddisfatto dei riscontri e di arrivare a competere, data la qualità complessiva del FdI. Con ciò non dico che disdegnerei la ciliegina sulla torta :)

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@simone volponi Ciao ,

il racconto è forte e l'dea dei monatti che vanno in giro rubare e violentare con la scusa di raccogliere cadaveri, è solo un piccolo spicchio della vita vera.

Sai che succede se ti trovi vittima di un incidente stradale, hai perduto i sensi e hai un orologio di marca? Ti ritrovi in ospedale senza orologio. Accade tre volte su quattro, ed è impossibile capire chi abbia fatto cosa. Senza bisogno di peste, epidemie o lanzichenecchi.

E sai qual è la prima cosa che si fa le notti dopo un terremoto? Si mette il coprifuoco per evitare i saccheggi. Se ne parla affatto nei giornali o in tivù, ma questa è la realtà.

Non so se ci sia l'esplorazione. Forse sì. Anche i ladri di appartamento vanno in esplorazione prima delle loro razzie.

Comunque, tutto ciò nulla toglie alla macabra bellezza del pezzo. 

 

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Il 4/9/2019 alle 22:48, Mariner P ha scritto:

Sai che succede se ti trovi vittima di un incidente stradale, hai perduto i sensi e hai un orologio di marca? Ti ritrovi in ospedale senza orologio. Accade tre volte su quattro, ed è impossibile capire chi abbia fatto cosa. Senza bisogno di peste, epidemie o lanzichenecchi.

 

 

Hai centrato l'obiettivo di questo tipo di racconti :)

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Il ‎21‎/‎08‎/‎2019 alle 00:25, simone volponi ha scritto:

«E io ti dico che un uomo è cattivo perché vuole esserlo, non c’entra niente l’oscurità. Lo so perché io sono un uomo cattivo.»

Sistemerei la frase oppure aggiungerei qualcos'altro oltre al dialogo: finire così il racconto mi stona un po'.

 

Un racconto d'impatto, senza dubbio: gradevole come un viaggetto all'inferno. Ben scritto.

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@simone volponiOttimo, ottimo, non c'è che dire. Leggo qua e là che ti è stato già detto: l'atmosfera della peste ai giorni nostri funziona tantissimo. Probabilmente ci lasci un po' però a bocca asciutta circa questi due personaggi, che nello spazio di 8000 battute che c'è riservato hanno Giusto il tempo di presentarsi. E poi? Penso che questo racconto vada ampliato e può addirittura costituire la base per un romanzo. la traccia... vabbè, abbiamo fregato proprio tutti

Modificato da Edu

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@simone volponi ciao gemelloh. Non mi dilungherò (non serve). Il racconto hai indubbiamente il suo fascino, sia per l'atmosfera che per i personaggi, nonché per lo stile decisamente maturo (e apprezzabile). Un unico disappunto: il finale filosofeggiante, se mi passi il termine. Mi sembra forzato (e un po' monco) e lo toglierei. Per il resto, il materiale ci sta tutto per un romanzo. Pensaci! Bella prova.

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