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Sarettyh

[FdI 2019-3] Un cuore furioso

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Sfilai lo slip di Angelica e mi adagiai su di lei; i suoi occhi terrorizzati bramavano desiderio.

«Ti fidi di me?» le chiesi.

Annuì; si avvinghiò a me e con le labbra cercai di attenuare la sua paura.

 

Il buio che mi circondava era accecante; ero intimorito, ma una bolla di tepore avvolgeva il mio corpo e mi dava coraggio.

Battei le palpebre un paio di volte per abituare la vista all’oscurità e un fioco fascio di luce, proveniente dal cratere sulla mia testa, illuminava le pareti terrose della caverna. Cercai l’accendino nella tasca posteriore dei jeans per rischiarare l’ambiente; toccai la natica e sentii la pelle fredda sotto le dita.

«Merda!» esclamai, tastando le cosce, l’addome, il petto. Ero nudo.

Un calore inaspettato si irradiò dal suolo, lo avvertii sotto le piante dei piedi, salire sulle gambe, arrivare al ventre attraverso il mio uccello all’aria.

Con il naso all’insù mi guardavo intorno alla ricerca di una via d’uscita; non avrei mai potuto arrampicarmi senza scarpe e attrezzatura da trekking per raggiungere quell’unica via d’uscita. Una scossa. Le fiancate della grotta cominciarono a tremare; frammenti di terra mi piovvero in faccia. D’istinto mi accovacciai con le mani sulla testa.

Il respiro aumentò; mi inginocchiai, diedi una scrollata ai capelli e cercai di calmare la frenesia dei polmoni. Pulii il viso dalla polvere, mi inumidii le labbra e nel momento stesso in cui lo feci maledissi me stesso, pronto a sputare il terriccio che era arrivato dal cielo, ma le papille registrarono un gusto anomalo: era cacao.

«Non è possibile…».

Mi avvicinai alla parete alla mia destra, toccai il muro soffice, come se fosse caldo e spumoso pan di spagna al cioccolato appena sfornato. L’annusai e venni colto da una vampata di dolcezza mescolata al profumo di vaniglia; la bolla di tepore che avvolgeva il mio corpo aderiva come una seconda pelle. Avvicinai le labbra alla parete e la leccai. Fu la cosa più piacevole che avessi mai assaggiato in tutta la mia vita.

Un’altra ondata di calore, un’altra scossa; venni scaraventato contro il fianco morbido della grotta. Dovevo uscire.

Corsi, arrancai nel buio senza equilibrio, senza capire dove stessi andando. Il terremoto mi sbatteva da una parte all’altra delle pareti che mi circondavano, quindi mi resi conto di essere giunto in una strettoia, un corridoio senza uscita.

La sensazione claustrofobica si sarebbe dovuta impossessare di me, ma ero tranquillo, coccolato come se fossi all’interno del forno di un pasticciere.

La curiosità mi spronò ad andare avanti, con le braccia aperte e le dita che scorrevano lungo i contorni spumosi per farmi da guida. Più avanzavo, più aumentava il suono di un fruscio; strinsi gli occhi in due fessure e riuscii a focalizzare un punto nel muro di fronte a me che sfarfallava per mostrare piccole chiazze luminose. Accelerai il passo e mi ritrovai di fronte a un cespuglio, mosso dalla brezza, che chiudeva l’ingresso della caverna. Scostai le foglie e fui costretto a voltare il capo, con le palpebre strizzate, per attenuare il contatto con la luce abbagliante.

Adattai la vista e rimasi incantato da ciò che avevo davanti; attraversai il cespo, con un braccio davanti al viso e una mano sui genitali, ma un paio di rami graffiarono la schiena al mio passaggio ed emisi un gemito.

Il vento era un alito tiepido, familiare, che lambiva il corpo e mi regalava leggeri brividi di piacere. L’erba era alta e permetteva di celare la mia nudità a… nessuno. Ero solo.

Davanti a me un oceano ricco di sfumature verdi era incorniciato dalle vette dei colli che spuntavano tra gli alberi.

Percorsi la vegetazione, che mi solleticava i palmi, con una strana sensazione di libertà, curioso di scoprire cosa avesse da mostrarmi questo paradiso a me nuovo. Il suolo vellutato era piacevole sotto ai piedi, l’aria pulita, e mi ritrovai ad aumentare l’andatura fino a trottare, ma il rumore della corsa rimbombava frenetico; non potevo essere io. Come un maratoneta aumentai il passo con il cuore che andava al ritmo dello scalpitio della mandria che mi inseguiva.

«Chi cazzo me l’ha fatto fare! Dovevo rimanere in quella maledetta caverna!» mi lamentai.

Riuscii a lasciarmi la radura alle spalle insieme alle bestie inferocite, nascosto dietro a un albero, con il corpo madido di sudore e la gola arida. Il fitto degli arbusti facevano filtrare a malapena i caldi raggi del sole, ma quei pochi che colpivano le foglie, che brillavano di rugiada, rendevano l’atmosfera smeraldina. Un pulviscolo umidiccio si aggirava nell’aria, colpiva lo spettro luminoso e creava fantastici giochi di colori, come piccoli prismi da cui nascevano arcobaleni. Si adagiò sulla mia pelle, la rese appiccicosa, e quando la pompa cardiaca decelerò i suoi battiti, riuscii a sentire il rumore di una cascata.

Mi addentrai nel bosco e, a cinquanta metri da me, una sorgente d’acqua scivolava lungo la parete del colle per raccogliersi in una vasca naturale.

Senza timore mi ci tuffai per togliermi di dosso la polvere di cacao che si era impastata con il sudore, e raggiunsi il getto sotto il quale abbandonai il corpo; la freschezza era piacevole sulla pelle, gli schizzi forti ma delicati; aprii la bocca per dissetarmi.

Rimasi a guardare la schiuma che borbottava sul pelo dell’acqua, all’altezza dell’ombelico, dal quale si estendevano piccole onde che si allontanavano dal corpo a velocità costante. Rimasi incantato dall’azzurro che mi circondava; era come aver fatto un tuffo in un’anima pura, elegante, che mi accoglieva per la prima volta, fiduciosa. Un luccichio attirò la mia attenzione; mi immersi e strinsi la pietra in pugno: era un diamante. Più lo stringevo, più si surriscaldava; alcune gocce seguirono le linee della gravità, altre evaporarono in corrispondenza di un fascio luminescente che incise la superficie facendo comparire delle lettere.

 

Un cuore furioso

trova pace in un attimo prezioso.

Con il corpo avvolto dal calore,

viaggia alla scoperta di un nuovo amore.

 

«Che cazzo significa?» borbottai. Passai l’indice su quei versi e mi sentii invaso dal desiderio di prendermi cura di quella pietra. Un altro terremoto mi fece perdere l’equilibrio; non era saggio rimanere sotto una collina a farmi sballottare come la pallina di un flipper, quindi raggiunsi l’erba alta della radura e osservai il monte di cioccolato nel quale ero rinchiuso. Da fuori aveva tutto l’aspetto di una montagna possente, a tratti affascinante. Mi sarebbe piaciuto scalarla per raggiungere il picco più alto e gustarmi il panorama da lassù.

Ma perché non avrei potuto? Non avevo voglia di farmi intimorire dalla mia nudità; avevo un diamante, ero ricco.

Mi diressi verso il monte, ma una scossa forte, più delle precedenti, mi fece cadere. D’istinto strinsi il tesoro prezioso al petto e, attraverso la fitta vegetazione, vidi la vetta tremare con fermento. Il cratere cominciò a eruttare e lo spettacolo era straordinario; rimasi a osservare rapito la potenza con cui la lava fuoriusciva e scorreva sinuosa sui fianchi del vulcano.

Una pioggia di lapilli stava per colpirmi, non mi mossi; i miei occhi erano calamitati al fiume di fuoco. Uno di questi si adagiò sulla spalla e con mio stupore non mi bruciò, bensì si trasformò in una foglia d’oro; così anche tutti gli altri, finché il mio corpo non fu travolto dalla ricchezza.

 

Adagiai la testa sul suo seno, che si alzava frenetico, e fui travolto dall’intenso profumo di vaniglia. Mi accarezzava i capelli con dolcezza; con due dita sotto al mento mi invitò a guardarla negli occhi limpidi come la pozza di una sorgente. Dio, dopo aver fatto l’amore per la prima volta era meravigliosa.

«Ti amo», sussurrò.

Ancora dentro di lei assaggiai le sue soffici labbra, colto dall’impeto di non volerla lasciare mai più.

Avevo trovato la mia fortuna.

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Buongiorno @Sarettyh.

 

Provo a darle la mia impressione su questo racconto a tinte... decisamente accese. :)

 

Sinceramente, l'incipit non mi ha convinto: passi l'uso dei punti e virgola al posto dei due punti prima e di una virgola poi, ma a livello di plausibilità avrei evitato la frase diretta (dai, dirla dopo che si è fatta togliere gli slip è un po' paradossale, o da presa per i fondelli!) e avrei addolcito i termini "terrorizzati" e "paura" con sinonimi di "timore".

 

A livello sintattico, poi, consiglierei l'uso di "sopra la mia testa", anziché "sulla mia testa" (altrimenti sembra che il cratere sia l'effetto di un mortale trauma cranico...); ci sono altri refusi qua e là, soprattutto in merito ad un uso non del tutto ortodosso dei segni d'interpunzione: li ho trovati quasi tutti al "posto giusto", ma la scelta su quale è stato utilizzato, beh... in alcuni casi (specie le virgole) è decisamente migliorabile.

 

Il racconto in sé, poi, mi sembra ben costruito, con tutte le sensazioni - giustamente un po' discrepanti tra loro - che prova il protagonista nell'esplorare una situazione per lui nuova e meravigliosa: e l'aver giocato il tutto descrivendo la scoperta di un posto "fisicamente surreale" l'ho trovato un azzardo - a fini delle imposizioni della traccia - ben speso.

 

Spoiler

Anche se, a me, all'inizio ha un po' ricordato la casetta di Hansel e Gretel :facepalm:

 

Bella la poesia, mi è piaciuta un sacco e forse nasconde una verità ancor più grande di quella che si intuisce subito. ;)

 

Infine - a mio gusto personale - avrei asciugato un po' il finale per renderlo più romantico e meno diretto (e in linea con l'idilliaca descrizione della "scoperta") e avrei evitato una caduta di stile un po' ... "volgare" (uccello all’aria).

 

Comunque sia, per me prova superata! (y)

 

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Ciao, @H3c70r!

Un po’ Hansel e Gretel, un po’ Titanic... :asd:

Grazie per il tuo commentaus che come al solito è prezioso per me :) 

Per le virgole provo a ridarci un’occhiata; ero troppo presa dalle coniugazioni al passato (cosa per me nuova!), quindi c’è caso che in corso di revisione me ne siano sfuggite alcune.

Diciamo che parolacce e paragoni a volatili si sprecano, ma è una scelta che adopero di proposito, anche se può stonare, in quanto mi va ad alleggerire un pochetto il tutto (a me piace, giusto che possa anche non piacere).

Sarebbe piaciuto anche a me rendere più melenso il finale ma avevo finito i caratteri e poi ho pensato di lasciare al lettore libera interpretazione (facciamoli correre sti cricetini :asd: ).

Mi fa piacere che le sensazioni siano arrivate tutte e avevo paura che fosse un mappazzone in tell. Felice anche che la poesia sia di tuo gradimento (scritta davvero senza soffermarmici più di tanto).

Con questo ti saluto e ti mando un caloroso abbraccio! Onorata che a somme tirate quest’azzardo ti è sembrato ben speso! :) 

 

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@Sarettyh ciao, ti confesso che ho faticato un po' a capire che, alla fine, era la trasposizione di un primo rapporto sessuale. Tutta la descrizione centrale mi aveva condotta verso i film di animazione della Walt  Disney, e quindi capirai lo sbandamento appena afferrato l'ultimo bandolo. Mi ero già  chiesta quale senso avesse quell'inizio, anche se sapevo che avresti riannodato i due capi del racconto, incipit e conclusione. Eppure, al finale non ci sono arrivata con chiarezza. Avrei anche snellitto un po' tutta la narrazione, ma ciò non toglie che hai dimostrato di avere molta fantasia, mentre le tue descrizioni catturano l'attenzione del lettore con la loro magia. 

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Cara @Adelaide J. Pellitteri, bentrovata!

Ti confesso che anch’io c’ho capito poco, ma sono felice che il mio intento di rendere magiche e surreali le descrizioni sia riuscito, descrizioni che per altro sono similitudini di gesti e sensazioni che ho deciso di non rendere esplicite per permettere a voi di arrovellarvi il cervello :asd: (magari se a fine contest nessuno ci arriva le manifesto).

Grazie per avermi lasciato la tua impressione! :) 

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Una cosa è certa ne hai di fantasia erotica caro @Sarettyh farlo in una grotta poi lo ritengo sublime e, per giunta  con in mano una frusta gli intimiamo di fare la tigre, allora arriviamo al top.

Racconto sicuramente di tua fantasia, molto fluido e di facile intuizione, esente da errori con descrizioni chiare. Ti auguro una buona giornata e tanta fortuna 

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28 minuti fa, flambar ha scritto:

farlo in una grotta poi lo ritengo sublime e, per giunta  con in mano una frusta gli intimiamo di fare la tigre, allora arriviamo al top.

Ahahahah @flambar!

Eh, ho dato il meglio di me :asd:

Grazie per il commento, capitano! ;) 

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Grazie, @Talia :brillasguardo:

Sono felice che tu abbia apprezzato il testo!

Sì, ammetto che la parte iniziale relativa alla realtà non c’era, è stata aggiunta in un secondo momento, ma temevo fosse troppo spiazante il finale messo lì così. Boh, non so...

L’inrerpretazione delle tue metafore è interessante, ma c’è dell’altro :asd: 

2 ore fa, Talia ha scritto:

Ora il forno di un pasticcere non mi ispira proprio l'idea di coccole. C'è un caldo bestiale e il suo scopo è cuocere. 

Ahahahahah! xD 

In realtà lo immaginato in caldo: sai quando lo spegni, sforni la torta e resta quel calorino profumato? Ma dato l’eros velato, potrebbe pure bruciare; in quel caso non sarebbe troppo una coccola, in effetti.

Ancora un sentito ringraziamento e un abbraccione :love:

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L’ho* (‘ste acche, in macchina, e per giunta seduta dietro, mi viene un vomitino non indifferente e refuseggio come se piovesse. Madonnina! :facepalm:)

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@Sarettyh , racconto molto originale il tuo. Cerco di aggiungere quel poco che non è stato già scritto dagli altri.

 

Il nucleo del racconto, per intenderci tutta la parte dell'esplorazione del "pianeta delle meraviglie", l'ho immaginata come un sogno del protagonista, in un attimo di assopimento dopo le, ehm, fatiche appena compiute in quello reale. Tutti quei riferimenti al cacao, al forno del pasticcere, eccetera, mi hanno trasmesso un'impressione di golosità (non so se del personaggio o della sua autrice), che si è trasmessa al mondo rappresentato, come se l'esplorazione si svolgesse gustandolo.

 

Due punticini da segnalarti:

 

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

Con il naso all’insù mi guardavo intorno alla ricerca di una via d’uscita; non avrei mai potuto arrampicarmi senza scarpe e attrezzatura da trekking per raggiungere quell’unica via d’uscita.

La ripetizione la eliminerei: tra l'altro,sembri quasi contraddirti, visto che prima lui la cerca, poi dice che la conosce, è l'unica, ma non può raggiungerla. Si potrebbe mettere "...da trekking fino a raggiungere quella in verticale sopra di me", o qualcosa del genere

 

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

bramavano desiderio

Lo dico col beneficio del dubbio, perché magari sono lì per ricercare un effetto, ma mi sembrano due termini tautologici, "desideravano desiderio"

 

Grazie della lettura, e alla prossima!

 

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5 ore fa, Talia ha scritto:

Ci avrei visto bene un passaggio più dolce, questo volevo dire. 

Ah, ecco... allora non avevo capito (ero sempre sballottata dalla macchina :) )

 

Ciao, @Marf!

Grazie per avermi segnalato le due ripetizioni (ogni tanto casca l’asino anche a me!), ed effettivamente “bramavano desiderio” non si può leggere! Ahahah!

1 ora fa, Marf ha scritto:

come se l'esplorazione si svolgesse gustandolo.

Esatto! È il protagonista che si gusta il tutto, io c’entro ben poco! Mi limito a scrivere ciò che gli occhi dei miei personaggi vedono e sentono sulla pelle :) 

 

@Poeta Zaza, grazie mille anche a te per esserti fermata a lasciare le tue impressioni. Il racconto era nato in prima persona femminile, ma una donna in una caverna... mmh... qualquadra non mi cosava. Poi lo ammetto, sono un’inguaribile romantica e mi piace parlare d’amore dal punto di vista maschile.

 

Piccolo spoiler:

Spoiler

I rami del cespuglio sono i graffi delle unghie; la mandria è il cuore che batte all’impazzata; il vento rappresenta il respiro di Angelica... e tanti altri paragoni che lascio a voi trovare :asd:

 

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@Rhomer ahahaha! :asd:

In realtà è la cara donzella a essere alla prima volta, mentre per il giovane esploratore la scoperta non sta nel piacere, cosa che ovviamente lo stupisce e lo aggrada assai, ma nell’aver trovato l’amore.

Diciamo che ho mangiato tanti dolcetti del Cappellaio Matto ed è evaporata quel po’ di materia grigia rimasta xD 

Grazie per il commento, per aver trovato la traccia originale e per i complimenti.

A presto!

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Ciao @ivalibri!

5 ore fa, ivalibri ha scritto:

descrizioni davvero ben fatte e suggestive.

Grazie infinite :) 

 

5 ore fa, ivalibri ha scritto:

non mi convince l'uso della rima baciata che dà un effetto di filastrocca infantile che nel contesto non ci sta. Secondo me, se tu la rimaneggiassi in modo da creare le rime alternate, sarebbe più bella e più funzionale al testo.

Che dire, forse hai ragione. Non ci capisco molto di poesie, già è molto che ne abbia partorita una :asd: Chissà, magari un domani, se dovessi trovarmi a revisionare il testo, potrei applicare il tuo suggerimento! ;) 

 

Un caro saluto,

a presto!

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Ciao,

quando oggi pomeriggio ho letto questo racconto ho sorriso, che roba carina!

Ho letto i commenti che dicevano ricordare la casa della strega di Hansel e Gretel: vero, infatti quello è il bello di quella fiaba.

Ammetto che comunque fino alla fine non ho capito che stava parlando dell'atto che stava vivendo, infatti mi continuavo a chiedere: quando si ricongiunge all'inizio se sta per finire?

Però la cosa poco mi importava, mi piaceva leggere, chi non si vuole trovare nella fabbrica di Willy Wonka una volta nella vita?

Ora a casa l'ho riletto, apposta per a recensione e se posso azzardare hai trovato la soluzione allo scomodo momento in cui un genitore si trova a dover spiegare il sesso ad un bambino, come fare a dire senza dire?

ecco qui: tutta una serie di metafore per descrivere l'azione e le sensazioni, senza usare parti anatomiche e parole che potrebbero diventare volgari una volta imparate.

Il bambino non capirà molto, ma verrà certamente distratto dal desiderio di dolce.

La poesiola nel mezzo è troppo tenera. 

Unico dubbio: ma anche per il lui era la prima volta? Perchè un'esperienza vissuta così io la paragonerei ad una prima volta per entrambi, ma rileggendo le prime righe così non sembra, ma non sembra neanche il contrario.

 

 

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Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

«Che cazzo significa?»

Anch'io non trovo attinenza e coerenza fra quanto hai scritto, sia trasposizione o metafora o altro, con il primo rapporto sessuale del protagonista.

Comunque, quello che hai scritto, qualunque cosa possa rappresentare o non rappresentare, l'hai scritto bene.

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Il 27/8/2019 alle 17:56, Violante Renard ha scritto:

ma anche per il lui era la prima volta?

Ciao, @Violante Renard! Grazie per essere passata a commentare. In realtà no. Ho immaginato che fosse la prima volta solo per lei, ma potrebbe essere che lo sia anche per lui. Il paragone con la fabbrica di cioccolato calza, è proprio quello che pensavo quando buttavo giù l'idea, con un risvolto un po' più piccante. D'altronde il cioccolato è o non è afrodisiaco? :asd:

 

3 ore fa, Macleo ha scritto:

Anch'io non trovo attinenza e coerenza fra quanto hai scritto, sia trasposizione o metafora o altro, con il primo rapporto sessuale del protagonista.

(niente, non mi fa taggare!) Ciao, Macleo! La tua "quota" mi ha fatto sorridere! Diciamo che tra i miei paradossali viaggi mentali il diamante è la metafora dell'amore. Il ragazzo (che, come già detto, non è alla sua prima volta - più tipo "da una botta e via") si ritrova a fare i conti con la nascita di un sentimento a lui estraneo, quindi le parole che compaiono magicamente sulla pietra preziosa stanno a indicare la calcificazione dell'amore, che non aveva mai, provato nel suo cuore.

 

Felice e riconoscente che al di là di tutto entrambi abbiate apprezzato! :) 

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Ciao, @Sarettyh, mi accingo a farti un commento con pulci.

Mumble... mumble... raccondo molto particolare, onirico, freudiano direi... La "caverna" di cioccolato, il piacere del sessuale trasfigurato nel piacere della gola, il timore misto a desiderio, l'eiaculazione (?) della montagna. Ok, interessante. Apprezzo l'invenzione di fantasia, e qui ce n'è. Trovo che la parte più riuscita sia quando il protagonista si accorge che la polvere ha il sapore del cioccolato e gli piace. E fin lì il simbolismo regge. Però c'è un però, a lungo andare, la fuga, l'inseguimento della mandria, il batticuore, fino alla montagna che erutta diventa un gioco che rischia di non sorprendere più e risultare un po' didascalico, perché l'effetto sorpresa della metafora si è esaurito e il resto viene un poì troppo aritmeticamente di conseguenza, compreso il finale con ritorno alla realtà. 

 Nel complesso, dunque, direi che mi è piaciuto in parte, buona l'idea ma avrei provato a svilupparla diversamente... non so, magari sarei rimasto nella caverna fino alla fine e sarei riemerso piano piano alla realtà... e poi l'esplorazione va a farsi benedire, dirai tu... beh, ma se voglia di esplorazione c'è (e c'è) riguarda la voglia di scoprire il sesso, non tanto le immagini metaforiche che descrivi, quindi... Più che altro, poi, se ho ben capito e la caverna è simbolo di vagina, mi chiedo perché il protagonista ne esca prima dell'acme... AH, ok, ho capito: salto della quaglia :asd:

Sulla scrittura ho avuto un'impressione strana: è buona, ma non uniforme, ogni tanto c'è qualche caduta. Avrei evitato i "cazzo" (che detto da me che ne scrivo a bizzeffe...), o almeno il secondo, perché mi sembrano di più rispetto al registro e in fin dei conti le frasi, senza, funzionano meglio. 

Insomma, lo salverei come racconto ma ci tornerei su.

 

Pulci

 

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

i suoi occhi terrorizzati bramavano desiderio.

 

Ti confesso ce questa frase mi ha lasciato perplesso. Passi per il contemporaneo sentimento di terrore e desiderio, nei fatti ci può stare, ma è quel bremere il desiderio che mi stona molto. Se bramano già desiderano, l'oggetto del desiderio è il desiderio stesso? Penso tu volessi dire altro, e forse  avresti potuto cavarti di impaccio semplicemente con "i suoi occhi terrorizzati ma colmi di desiderio"

 

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

cratere sulla mia testa

per un attimo qui me lo sono visto con la testa crepata. Poi a ragionarci con calma il senso è chiaro, ma ti segnalo che si ha un arresto nella lettura

 

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

di una via d’uscita; non avrei mai potuto arrampicarmi senza scarpe e attrezzatura da trekking per raggiungere quell’unica via d’uscita

qui eviterei la ripetizione

 

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

La sensazione claustrofobica si sarebbe dovuta impossessare di me

avrebbe dovuto impossessarsi?

 

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

ma ero tranquillo, coccolato come se fossi all’interno del forno di un pasticciere

Oddio... Se mi immagino nel forno di un pasticcere mi immagino tutt'altro che tranquillo :aka:

 

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

La curiosità mi spronò ad andare avanti,

Qui però secondo me non c'è grande coerenza: allora, c'è uno che si ritrova in una caverna (di cacao) e cerca di uscire... la spinta ad andare avanti mi sembra più la paura che la curiosità

 

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

per attenuare il contatto con la luce abbagliante.

mmm... mi sembra un po' un arzigogolo... per difendermi/schermarmi/proteggermi dalla luce?  

 

Grazie per la lettura e a rileggerci :)

 

 

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Ciao, @Edu!

Aahahah! Capperi, sei stato molto scaltro, hai colto in pieno il senso delle metafore, bravo (e grazie per le pulci :) sono sempre ben accette!)

4 ore fa, Edu ha scritto:

Avrei evitato i "cazzo"

In parte concordo con te, infatti ero indecisa se metterlo o no il secondo; ho deciso di lasciarlo così, per sfizio...

 

4 ore fa, Edu ha scritto:

"i suoi occhi terrorizzati ma colmi di desiderio"

era proprio quello che volevo dire! Mi sono ingarbugliata con i desideri desiderosi desideranti :asd: 

 

4 ore fa, Edu ha scritto:

allora, c'è uno che si ritrova in una caverna (di cacao) e cerca di uscire... la spinta ad andare avanti mi sembra più la paura che la curiosità

lui certo è spaventato perché si ritrova in balia delle scosse all'interno della caverna, ma non eccessivamente perché sente sempre quella bolla di protezione che lo accompagna (gli abbracci di lei) e la curiosità sta nel fatto che vuole scoprire dove lo porti quel rapporto (che non sarà un semplice amplesso "tanto per", ma la scoperta del sentimento dell'amore).

 

Confesso, come già detto, di averci capito poco anch'io e tanti dettagli fatico a spiegarli perché devono trovare ordine in primis nei miei pensieri... 

E comunque sì, avrei potuto gestirla in maniera diversa per renderla meno banale, ma anche un'esplorazione del sentimento sarebbe stata fuori traccia, perché non è un luogo fisico.

Contenta, però, che tu abbia trovato fantasioso il tutto.

Grazie assai :) 

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Ciao @Sarettyh, un racconto fantasioso e scritto  bene. Ho trovato poche incongruenze fra le quali

I suoi occhi terrorizzati bramavano desiderio 

Il terrore non credo che si possa associare al desiderio. Al limite un po' di agitazione. Il terrore non ammette altri sentimenti poiché è paralizzante, irrigidisce etc,etc.

"Il cratere sulla mia testa" la trovo un'espressione poco felice che genera ambiguità.

Una riflessione personale. Hai associato il rapporto sessuale ad un dolce. Similitudine a dire il vero comune ma che non mi trova d'accordo. Io lo vedo più simile a delle pietanze salate o amarognole ma questo è un mio punto di vista. Questi sono comunque dettagli che non inficiano il giudizio positivo del racconto. 

Saluti,

Intes

 

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Ciao. @INTES MK-69!

Grazie per le tue impressioni.

Sì, quello che ti ha trovato poco d’accordo è stato già espresso; sul terrore, giusto per spiegare il mio punto di vista, sta sulla paura di scoprire un sentimento, avere un rapporto con una ragazza vergine, ma incuriosito comunque dal desiderio di scoprire le sue emozioni.

Sul dolce ci sta: ognuno di noi ha la prioria visione di un rapporto :) Nel caso del protagonista non è una questione di sesso è basta (che può avere altri “sapori”), quanto più è l’ingenuità e la purezza della ragazza a dargli dolcezza.

S’è capito poco insomma. Forse avrei dovuto giocarmela meglio, via! :asd: 

Alla prossima! 

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Ciao @Sarettyh

Il tuo pezzo, alla fine, mi ha fatto venire in mente il mito di Tiresia che, nato uomo, fu trasformato in donna e tale rimase sette anni, per poi tornare uomo. Per questa sua esperienza venne chiamato da Zeus a far da arbitro ad una disputa che aveva per oggetto - appunto - chi, tra uomo e donna, godesse di più nel fare l'amore.

E lui rispose che dividendo il piacere il dieci parti, nove vanno alla donna, ed una sola all'uomo.

Tutto questo per dire cosa?

Che il tuo pezzo è assai gustoso e originale. Solo avrei cambiato protagonista e avrei fatto raccontare da una LEI i molti piaceri del sesso. Il viaggio che il tuo protagonista fa, dall'interno della caverna fino all'esterno, infatti mi pare più la metafora dell'orgasmo femminile - pieno di tanti sapori - che di quello maschile. Il quale è solo l'esplosione di lava dal vulcano. Almeno , così dicono gli esperti.  

Comunque una bella prova. Brava !

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Ciao, @Mariner P

Ecco, quel mito mi mancava... interessante, come il paragone che hai trovato con il mio testo (accipicchia) :) 

In realtà, cavoli, ho iniziato a scriverlo al femminile, ma poi ho pensato: cosa ci fa una donna in una “caverna”? Che l’assaggia... Mh... mi strideva. Quindi ho lasciato indiretti i gesti femminili e lasciato scoprire a questo manzetto il piacere dell’amore.

Grazie,

a presto ;) 

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Il ‎21‎/‎08‎/‎2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

coccolato come se fossi all’interno del forno di un pasticciere

ecco, aveva pensato che fosse proprio così, trattandosi di una sorta di racconto Horror stile Nightmare.

 

Punteggiatura da sistemare in alcuni punti.  Piaciute le descrizioni. Non ho capito subito il collegamento tra le parti iniziali e finale e quella centrale.

 

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Ospite

Ciao @Sarettyh

trovo l'idea assolutamente splendida: l'esplorazione come la scoperta del corpo di un nuovo amore. Sull'aderenza delle metafore ho un po' di dubbi, a cominciare dal fondo della caverna (vada per la caverna, simbolo classico del sesso femminile), ma esserne al fondo con un cratere in lato sulla testa... ma la cosa che mi è sembrata più inadatta sono le sensazioni olfattive: va bene che nell'entusiasmo e l'eccitazione tutto pare più bello, ma mentre due corpi fanno sesso gli odori sono tanti e nessuno mi ha mai ricordato cioccolato e vaniglia (sarò stata sfortunata io? gli odori mi sono sempre sembrati molto meno piacevoli :lol: ). insomma, solo per dire che ho trovato l'idea ottima e il racconto molto piacevole, ma la sintonia tra le immagini e il significato spesso difficile da cogliere. L'ho letto con piacere, ma se dovessi riconoscere le fasi dell'amore e del piacere nelle "avventure" vissute dal tuo protagonista, non ci riuscirei. Forse manco io di poesia e immaginazione, eh, non dico di no :)

 

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@M.T. :asd: fantastico!

Grazie per il commento.

 

@Befana Profana, felice che ti sia piaciuto! Hai ragione: in un rapporto i profumi sono ben diversi, ma qui ho voluto sottolineare con il cioccolato la dolcezza nel complesso mescolato alla vaniglia, la fragranza della pelle di lei.

Non sei tu che manchi di fantasia, sono io che sono troppo contorta :) 

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Ospite

Ciao @Sarettyh

Ho voluto pensarci prima di commentarti. L'ho letto diverse volte il tuo racconto e non volevo dire stupidate a caldo.

Magari adesso le dico a freddo, boh:D vediamo.

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

Sfilai lo slip di Angelica e mi adagiai su di lei; i suoi occhi terrorizzati bramavano desiderio.

«Ti fidi di me?» le chiesi.

Annuì; si avvinghiò a me e con le labbra cercai di attenuare la sua paura. 

Dopo questa parte, che è la narrazione della realtà avrei messo un stacco più deciso, allo stesso modo alla fine, dove il protagonista torna cosciente dal suo viaggio.

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

Il buio che mi circondava era accecante; ero intimorito, ma una bolla di tepore avvolgeva il mio corpo e mi dava coraggio.

la frase è molto bella, evocativa. Mi accorgo che l'azione si svolge nella mente persa nei fumi del sesso, si parte per un viaggio emotivo. La parola Accecante non mi sembra appropriata al buio, ma forse è una mia impressione, si può dire un sole accecante e allo stesso modo della notte?

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

«Merda!» esclamai, tastando le cosce, l’addome, il petto. Ero nudo.

Bella, forse una metafora, quando facciamo l'amore non siamo nudi solo fisicamente, mettiamo a nudo l'anima.

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

ventre attraverso il mio uccello all’aria.

e la poesia del momento va a farsi benedirexD

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

Il respiro aumentò; mi inginocchiai, diedi una scrollata ai capelli e cercai di calmare la frenesia dei polmoni. Pulii il viso dalla polvere, mi inumidii le labbra e nel momento stesso in cui lo feci maledissi me stesso, pronto a sputare il terriccio che era arrivato dal cielo, ma le papille registrarono un gusto anomalo: era cacao.

«Non è possibile…».

un po' l'ho capita un po' no. Ma la dolcezza del cacao la riconosco, dove è bello gustare il dolce, l'amaro resta agli angoli della bocca, sotto la lingua, non ci si fa caso perché sono le due cose che rendono perfetto il muffin. 

Tutto il resto del racconto mantiene alta l'attenzione, il lettore spera di decifrarne ll senso. Alcune frasi sembrano portare verso una vera trama , ma poi mi perdo di nuovo. Credo che tu volessi davvero rappressentare la confusione nel cuore furioso del protagonista. Quel cuore scosso da nuovi potenti battiti dell'amore e non solo del sesso. La scoperta alla fine lo figura chiaramente

Il 21/8/2019 alle 00:01, Sarettyh ha scritto:

«Ti amo», sussurrò.

Ancora dentro di lei assaggiai le sue soffici labbra, colto dall’impeto di non volerla lasciare mai più.

Avevo trovato la mia fortuna.

Bel racconto, davvero. Un po' Criptico in certe frasi, ma penso che non si può stare dentro la testa dell'autore mentre si legge, se mai io starei nella mia, ad ascoltare le sensazioni che mi suscitano le parole.

Grazie per la piacevole lettura, ci si legge in giro quando ti trovo.(y)

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1 ora fa, Alba360 ha scritto:

Credo che tu volessi davvero rappressentare la confusione nel cuore furioso del protagonista. Quel cuore scosso da nuovi potenti battiti dell'amore e non solo del sesso. La scoperta alla fine lo figura chiaramente

Grazie! Hai beccato il bersaglio dritto al centro, ottima mira :) 

 

1 ora fa, Alba360 ha scritto:

ma penso che non si può stare dentro la testa dell'autore mentre si legge, se mai io starei nella mia, ad ascoltare le sensazioni che mi suscitano le parole.

Esatto. Ti concentri su ciò che ti suscita, ma ti consiglierei di non pensare all'autore, ma al protagonista, perché è lui che vive la storia, l'autore gli permette di viverla.

 

Ah, dimenticavo:

1 ora fa, Alba360 ha scritto:

si può dire un sole accecante e allo stesso modo della notte?

Si chiama "ossimoro", è una figura retorica. E comunque sì. Prova a rimanere al buio dopo essere stata esposta alla luce e vedi come ti fanno male gli occhi (a me è successo).

 

Ti ringrazio ancora, anche per aver apprezzato il testo, @Alba360.

Ci rileggiucchiamo in giro! ;) 

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@Sarettyh ciao! Hai una bella fantasia, complimenti :) Mi è piaciuta la parte centrale ben curata e con le descrizioni vivide. Francamente, ho avvertito un brusco stacco tra l'incipit e appunto la parte descrittiva, e questo mi è un po' disorientato nella lettura nonostante la spiegazione finale. Tuttavia, è un racconto che si legge con piacere. Carina anche la poesia. Una buona prova!

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