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Alba360

[FdI 2019-3] ...e sbocciarono le rose sopra i rami del baobab

Post raccomandati

 

https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/44234-fdi-2019-3-i-raggi-rotti-del-sole/?do=findComment&comment=784049

 

 

 

 

 

 … e sbocciarono le rose sopra i rami del baobab

 

Gli ultimi residui sparsi sul piano della cucina. Col palmo della mano li raccolgo con cura, non voglio sprecarne nemmeno una foglia. Sul tavolino la teiera bollente e un pacco arrivato con la posta del mattino. Mentre l’infuso perde il colore nel liquido caldo, torno con la mente a tre anni prima: mi congedavo da lui in un freddo mattino, gli strinsi la mano; ricevetti una pacca sulla spalla e un pacchetto del suo tè in regalo.

*********

Si mordevano le ore nello spazio allargato all’improvviso. L’eco nel vuoto lasciato dalle sue cose divenne insopportabile. Troppo il tempo da riorganizzare. Passavo i giorni a torcermi sui ricordi dei miei sogni svenduti. La voglia crebbe piano, sedimentò, come la pioggia sull’asfalto dopo il temporale. Uno zaino, poche cose, la cartella con il mio manoscritto e me ne andai anch’io.

Calda del viaggio, gli occhi si bruciarono alla luce straripante di nuove risorse. Immagini sovraesposte nella mente e niente altro, ma poi esplorai ogni secondo, ritrovai il senso e cominciai a mettere a fuoco: il mondo intero mi scivolava sotto i piedi.

Gente, milioni di facce diventavano una. La donna che stendeva il bucato a Londra, la rivedevo sui viali dei borghi francesi, i vecchi, che si passavano occhiate sui lavori in corso a Roma, sorridevano con i baffi sporchi di birra nei pub di Dublino. Sui laghi infuocati da tramonti impossibili, mi colpì la malinconia dell’anima legata alla terra non ancora vista e a quella lasciata di recente. E un po’ alla volta, mi accorgevo che il cuore batteva alla frequenza del pianeta. Vagavo immersa nell’armonia dei fiumi d’umanità screziata, dei rivoli nelle vene azzurre degli artisti di Lascaux, delle note luminose nella mente di Leonardo, fino alla comica sintonia di capelli fluttuanti nella microgravità.

Mentivano le distanze che rincorrevo, fuggivano a farsi mille giri e poi tornavano.

La consapevolezza di essere, anche solo lontanamente, vicino all’intuizione  di una sentenza alle mie ignoranti domande, era un’esperienza semplicemente mistica.  Ma nel clima norvegese, più il tempo passava, e più il respiro si faceva nebbia, una cortina mi contagiava e in quei momenti spariva la bellezza. Avevo camminato così tanto, sulle strade piccole, ripide, fangose, a volte nastri di raso larghi e lisci da perderci l’orientamento, da dimenticarsi la direzione. Decisi per una lunga sosta. Finalmente mi fermai a raccogliere il viaggio, la donna che lo aveva intrapreso e la donna che aspettava il lampo, l’attimo da non sprecare, l’idea e la realizzazione del sogno.

 

Lungo una strada anonima: un’incognita perfino per Google Maps.

Un pomeriggio incolore sotto la pioggia, sentii un rumore leggero che scrocchiava di ghiaia e pneumatici, un’automobile si accostò piano.

-         Signora, ha bisogno di aiuto?

Una voce familiare. Era la voce di mio padre, di mio nonno, della

guida alpina, dell’uomo dei caffè sul treno, del Re dei cantucci di

Siena

-         Salve! Si, direi di si. Credo di aver perso la strada, è molto lontano il paese?

-         Dipende. Dove vuole andare?

-         Non importa dove. Vado dove va lei, basta che ci sia una pensione, una stanza per dormire.

Lo lasciai nove mesi dopo quell’incontro, per un viaggio di ritorno, che mi riportò a casa in un solo giorno e una notte. Ero stata via più di tre anni.

Andai con lui a casa sua, non c’erano ostelli e non avrei trovato un posto per riposare da quelle parti.

-         Puoi stare da me quanto vuoi, c’è sempre gente che va e viene a casa mia.

Mi fece vedere la stanza. Era quella di suo figlio, il suo ragazzo che non vedeva quasi mai.

-          È un archeologo, sempre in giro per il mondo.

Mi spiegò.

-         Non la usa che un paio di giorni all’anno, dai tempi dell’università. Perdona il disordine, ma capirai che è un caos ordinato, se ti guarderai intorno. Il letto è pulito fai come fossi a casa tua.

-         Grazie.

-         Preparo la cena, sistema pure con calma le tue cose.

La camera era un piccolo museo. Un archivio di informazioni su ogni viaggio, studio, ricerca o altro. Dalle travi del soffitto al pavimento, le pareti erano tappezzate da disegni e quadri. Alcuni scaffali erano colmi di quelli che a me sembrarono reperti antichi, tre pesanti librerie accoglievano nei loro ripiani, libri di ogni genere. Carte, mappe, rotoli, appunti, e progetti vari tracimavano in ogni angolo. Un grande tavolo di legno era ingombro di oggetti, barattoli, colori, pennelli e ancora libri, vasi di vetro dal contenuto dubbio, tutto sembrava immobile, teso ad aspettare un nuovo indizio. Molto incuriosita, mi riservai di indagare più tardi il resto della stanza.

Consumata la cena parlammo quasi tutta la notte.

Lars era un uomo colto e spiritoso. Mi raccontò della sua vita e della sua casa comprata dopo una vita di lavoro, per viverci con sua moglie, lei se ne andò troppo presto, lasciandolo con un bagaglio di ricordi troppo pesante per portarlo da solo.

-         Ma con un po’ d’ironia e incoscienza senile, spero di farcela.

Mi disse. Io gli parlai di me, della mia storia sentimentale finita e del mio libro.

-         È la ricerca di qualcosa che riguarda l’umanità che mi costringe al viaggio. E non riuscirò a scrivere la parola fine, fin quando non scoprirò quel dettaglio.

-         E cosa hai scoperto prima di arrivare qui?

-         Scoperto? Assolutamente nulla, ma credo di esserci vicina, anzi molto vicina.

-         Bene, è veramente tardi, preparo una tazza di tè per entrambi e poi andiamo a dormire. Ne riparleremo ancora, se deciderai di restare.

Sapevo che quella bevanda non avrebbe conciliato il sonno, ma il calore di quell’uomo e del tè erano una coccola che mi mancava da troppo tempo.

Passai ore, persa nei ritagli della vita del ragazzo con il quale mi sembrò, verso l’alba, di aver condiviso la stanza. Aveva ragione Lars, l’ordine regnava in quella stanza.

Ogni oggetto aveva un numero e una scheda, tracce da seguire che rimandavano a un libro, a una carta geografica, a una poesia…

Mi colpì una statuina di legno, la sua foggia moderna era in forte contrasto con tutto il resto. A guardarla in maniera tridimensionale, aveva le sembianze di un abbraccio tra due corpi femminili, e si capiva che il volto di una spariva nel volto dell’altra, ma vista dall’alto, sul bellissimo viso dai tratti somatici africani, gli occhi imploravano nello sforzo di abbracciare se stessa. Lessi il numero sul cartellino, trovai la sua scheda e l’indicazione:

Scultura in legno di baobab da autore sconosciuto. Acquistata in Senegal. Si lega questa perla rara a un’altra altrettanto unica.

Poesie e altri mondi.

scaffale uno

ripiano tre

pagina otto.

 

  

Radici nella terra e rami protesi

Scorza dura e linfa generosa

Invadente profusione di doni

Nella mente di chi non osa

 

Di lanterne circondane il fusto

bevi la pioggia che in seno raccoglie

Fidati del suo frutto

E mangiane le foglie

 

Entra nel suo cuore

Accogliente rifugio

Riparo e conforto dalle intemperie

dal suo modello trova il coraggio…

…e sbocceranno le rose sopra i rami del baobab

 

Nel parcheggio dell’aeroporto, l’aria era chiara e fresca quella mattina. Ci lasciammo dall’abbraccio e ci stringemmo la mano.

-         Vedrai, tornare ti chiarirà molte cose. Questo è per te; un’ottima bevanda per tornare a viaggiare ogni tanto. Solo,

-          grazie di tutto.

Riuscii a dire, mi allontanai con la bruma delle lacrime negli occhi. Avevo trascorso nove mesi sua ospite e finalmente avevo scritto la parola fine.

 

******

Vorrei aprire prima il pacco, resisto. L’aroma dell’infuso mi porta via, rivivo la casa tra i boschi e la nebbia norvegese, forse anche Lars in questo preciso momento starà caldeggiando l'idea di aprire suo. Sorseggio il mio tè, sento crescere la curiosità, mi beo orgogliosa nell’attesa.

Non posso più aspettare, lo apro.

Sulla copertina l’immagine della donna che implora mi commuove. Un brivido lento mi accarezza la pelle, una nuova idea e un nuovo percorso si delineano nella mente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        

 

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Buona serata @Alba360 Bello davvero bello il tuo racconto anche se un po triste ma di  piacevole lettura e facile intuizione.  La poesia è appropriata al finale, non noto errori di qualsiasi genere. Grazie della buona lettura, ti auguro tanta fortuna 

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Ciao @Alba360!

Nel mio piccolo ho viaggiato (molto meno di te, se i posti citati si riferiscono a luoghi visitati nella realtà) e attraverso le tue parole ho rivissuto le sensazioni che mi hanno dato gli incontri con le persone e I luoghi conosciuti. Si parte per tante ragioni: la fine di un amore, la ricerca di una risposta ad un quesito irrisolto o ‘semplicemente’ per conoscere di più se stessi.

2 ore fa, Alba360 ha scritto:

E un po’ alla volta, mi accorgevo che il cuore batteva alla frequenza del pianeta

Molto bella questa frase.

 

Ti segnalo un dettaglio che ho notato:

2 ore fa, Alba360 ha scritto:

Mi raccontò della sua vita e della sua casa comprata dopo una vita di lavoro, per viverci con sua moglie, lei se . Se ne andò troppo presto, lasciandolo con un bagaglio di ricordi troppo pesante per portarlo da solo.

Spezzerei la frase e toglierei il ‘ lei se’.

 

Il tuo racconto mi è piaciuto molto.

buona serata.

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@Alba360 , trovo anch'io molto piacevole il tuo racconto.

 

La parte iniziale del viaggio, prima dell'incontro con Lars, è scritta in maniera molto lirica, ricca di metafore anche ardite, e riesci a mantenerla sotto controllo per tutta la sua notevole lunghezza nonostante quello che, per me, è un registro piuttosto difficile. Sento un passaggio a vuoto solo qui,

3 ore fa, Alba360 ha scritto:

fuggivano a farsi mille giri e poi tornavano.

Ma è perché mi ricorda un verso di una canzone di Venditti e mi ha un po' spezzato l'incantesimo.

 

Percepisco l'idea di fondo che il ritorno sia la parte fondamentale del viaggio, per chiudere il cerchio, e che occorra uscire da se stessi per potersi riconoscere e riabbracciare: non so se sia questo quello che mette la parola fine al romanzo della donna, ma penso che sia quello che da l'inizio alla sua nuova vita.

 

Ti segnalo questo, che credo sia un refuso da taglia-e-incolla:

 

3 ore fa, Alba360 ha scritto:

         Non importa dove. Vado dove va lei, basta che ci sia una pensione, una stanza per dormire.

Lo lasciai nove mesi dopo quell’incontro, per un viaggio di ritorno, che mi riportò a casa in un solo giorno e una notte. Ero stata via più di tre anni.

Andai con lui a casa sua, non c’erano ostelli e non avrei trovato un posto per riposare da quelle parti.

La frase evidenziata non dovrebbe trovarsi subito prima del parcheggio dell'aereoporto? In caso contrario (ma non credo), andrebbe usato "avrei lasciato" al posto di lasciai.

 

3 ore fa, Alba360 ha scritto:

-         Vedrai, tornare ti chiarirà molte cose. Questo è per te; un’ottima bevanda per tornare a viaggiare ogni tanto. Solo,

-          grazie di tutto.

Solo? Immagino sia un avanzo di frase cancellata; e che questo spieghi anche il "grazie di tutto" che inizia con la minuscola subito dopo.

 

A parte questo, non trovo particolari osservazioni da fare.

 

Buona serata!

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9 ore fa, Marf ha scritto:

La frase evidenziata non dovrebbe trovarsi subito prima del parcheggio dell'aereoporto? In caso contrario (ma non credo), andrebbe usato "avrei lasciato" al posto di lasciai.

Giusto @Marf però la frase secondo me sta bene lì dov'è. È un'introduzione al cambiamento. Dal viaggio, da quel momento si passa alla pausa.

10 ore fa, Marf ha scritto:

 

13 ore fa, Alba360 ha scritto:

-         Vedrai, tornare ti chiarirà molte cose. Questo è per te; un’ottima bevanda per tornare a viaggiare ogni tanto. Solo,

-          grazie di tutto.

Solo? Immagino sia un avanzo di frase cancellata; e che questo spieghi anche il "grazie di tutto" che inizia con la minuscola subito dopo.

  

Eccola la. La solita scemenza che mi toglie il gusto. per fortuna stavola mi sembra di ver salvato le virgole:D

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@Marf scusa il messaggio spezzato.

10 ore fa, Marf ha scritto:

Ma è perché mi ricorda un verso di una canzone di Venditti e mi ha un po' spezzato l'incantesimo.

 

ne conosco un po' di quelle più datate ma questa non mi sovviene. Mi puoi dire il titolo?

10 ore fa, Marf ha scritto:

Percepisco l'idea di fondo che il ritorno sia la parte fondamentale del viaggio, per chiudere il cerchio, e che occorra uscire da se stessi per potersi riconoscere e riabbracciare: non so se sia questo quello che mette la parola fine al romanzo della donna, ma penso che sia quello che da l'inizio alla sua nuova vita.

 

E si, ci hai preso in pieno!

Grazie :sss:

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10 ore fa, Alessandroperbellini ha scritto:

Il tuo racconto mi è piaciuto molto.

buona serata.

Grazie Alessandro, sono contenta. Il tuo è il primo commento e mi fai sperare di aver fatto un buon lavoro.

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11 ore fa, flambar ha scritto:

Buona serata @Alba360 Bello davvero bello il tuo racconto anche se un po triste ma di  piacevole lettura e facile intuizione.  La poesia è appropriata al finale, non noto errori di qualsiasi genere. Grazie della buona lettura, ti auguro tanta fortuna 

Grazie Capitano @flambar

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Ciao @Alba360

ti faccio i miei complimenti per questo bel racconto e colgo l'occasione per scusarmi per il tono saccente con cui ho commentato il tuo lavoro della scorsa tappa. Dimostri infatti di saper padroneggiare la scrittura con maestria (e anche la punteggiatura!). Devo dire che senza virgole fuori posto si apprezza in pieno il tuo modo di scrivere (anche i rompiballe come la sottoscritta), che in questo testo è permeato da un diffuso lirismo e da scelte lessicali metaforiche e insolite che mi sono davvero piaciute. Bella anche la storia e la poesia, ma bello soprattutto il modo in cui hai raccontato. Brava! Alla prossima!

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1 minuto fa, ivalibri ha scritto:

Devo dire che senza virgole fuori posto si apprezza in pieno il tuo modo di scrivere

S'è capito che avevo bisogno di vacanze èh.

Grazie,  @ivalibrie non scusarti, la colpa è mia. Mai postare sotto stress. Ma le vacanze stanno per finire, chissà che combinerò in seguito.

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14 ore fa, Alba360 ha scritto:

Si mordevano le ore nello spazio allargato all’improvviso. L’eco nel vuoto lasciato dalle sue cose divenne insopportabile. Troppo il tempo da riorganizzare. Passavo i giorni a torcermi sui ricordi dei miei sogni svenduti. La voglia crebbe piano, sedimentò, come la pioggia sull’asfalto dopo il temporale. Uno zaino, poche cose, la cartella con il mio manoscritto e me ne andai anch’io.

Calda del viaggio, gli occhi si bruciarono alla luce straripante di nuove risorse. Immagini sovraesposte nella mente e niente altro, ma poi esplorai ogni secondo, ritrovai il senso e cominciai a mettere a fuoco: il mondo intero mi scivolava sotto i piedi.

Gente, milioni di facce diventavano una. La donna che stendeva il bucato a Londra, la rivedevo sui viali dei borghi francesi, i vecchi, che si passavano occhiate sui lavori in corso a Roma, sorridevano con i baffi sporchi di birra nei pub di Dublino. Sui laghi infuocati da tramonti impossibili, mi colpì la malinconia dell’anima legata alla terra non ancora vista e a quella lasciata di recente. E un po’ alla volta, mi accorgevo che il cuore batteva alla frequenza del pianeta. Vagavo immersa nell’armonia dei fiumi d’umanità screziata, dei rivoli nelle vene azzurre degli artisti di Lascaux, delle note luminose nella mente di Leonardo, fino alla comica sintonia di capelli fluttuanti nella microgravità.

14 ore fa, Alba360 ha scritto:

Mentivano le distanze che rincorrevo, fuggivano a farsi mille giri e poi tornavano.

La consapevolezza di essere, anche solo lontanamente, vicino all’intuizione  di una sentenza alle mie ignoranti domande, era un’esperienza semplicemente mistica

 

 

Tutta questa prima parte la trovo carica di metafore e molto incorporea,  sebbene ne apprezzi il senso, una prosa così ricca non mi sembra adattissima al racconto, tanto più che nella seconda parte, cambiato il registro (per me migliorando di molto la storia), tutto diventa più concreto e percepibile con gli occhi.  Anch'io ti avrei suggerito di spostare la frase "lo lasciai dopo nove mesi...", ma hai già risposto e quindi posso avanti.

 

14 ore fa, Alba360 ha scritto:

Si, direi di si.

Refuso, manca l'accento si i due sì

 

14 ore fa, Alba360 ha scritto:

teso ad aspettare un nuovo indizio.

penso possa trattarsi di un refuso: inizio (che vedo più adatto)

 

14 ore fa, Alba360 ha scritto:

verso l’alba, di aver condiviso la stanza. Aveva ragione Lars, l’ordine regnava in quella stanza.

pensi suoni meglio  ... vi regnava l'ordine

 

14 ore fa, Alba360 ha scritto:

caldeggiando l'idea di aprire suo

manca ... di aprire il suo

 

Detto questo, posso immaginare che tu abbia scritto intenzionalmente il testo con queste due voci (una lirica e l'altra no) per differenziare la ricerca smaniosa, all'inizio ancora da concretizzare, e il passaggio (avvenuto l'incontro) alla concretezza. La parte che mi è piaciuta di più è stata la descrizione della stanza con il percorso dei cartellini, il riferimento ai libri, insomma, una sorta di mappa sulla quale rintracciare anche risposte. Molto bella la poesia. Anche se la stesura mi lascia un po' perplessa, non posso certo dire che il tuo racconto non sia interessante. Brava.

 

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5 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Detto questo, posso immaginare che tu abbia scritto intenzionalmente il testo con queste due voci (una lirica e l'altra no) per differenziare la ricerca smaniosa, all'inizio ancora da concretizzare,

E sì, tutta la prima parte esce dalla sua anima, lo dico che si sente un po' fuori dalla realtà

 

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

Calda del viaggio, gli occhi si bruciarono alla luce straripante di nuove risorse

 

E poi si perde nel senso che cerca di dare alla sua ricerca. capisce che è ora di fermarsi e tutto diventa più concreto, anche i suoi pensieri.

Grazie per le considerazioni @Adelaide J. Pellitteri:flower:

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Ciao @Alba360

Un pezzo malinconico sul senso del viaggio e della ricerca di se stessi. Un viaggio che è anche metafora della vita stessa verso luoghi sconosciuti in cui incontrare persone nuove che, però, hanno gli stessi sguardi e sentimenti. Come dire che un essere umano nasconde in fondo le stesse paure e gli stessi pensieri al di là delke sfumature superficiali che ci distinguono. 

Mi sono innamorata di questa frase:

18 ore fa, Alba360 ha scritto:

Gente, milioni di facce diventavano una. La donna che stendeva il bucato a Londra, la rivedevo sui viali dei borghi francesi, i vecchi, che si passavano occhiate sui lavori in corso a Roma, sorridevano con i baffi sporchi di birra nei pub di Dublino. Sui

Davvero è un po' la percezione che si ha quando si viaggia molto a lungo. 

 

Questa volta hai curato le virgole e il risultato è Strepitoso: racconto bellissimo! 

 

 

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6 ore fa, Talia ha scritto:

Questa volta hai curato le virgole e il risultato è Strepitoso: racconto bellissimo! 

:yahoo:Grazie @Talia

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@Alba360 ,

12 ore fa, Alba360 ha scritto:

 

22 ore fa, Marf ha scritto:

Ma è perché mi ricorda un verso di una canzone di Venditti e mi ha un po' spezzato l'incantesimo.

 

ne conosco un po' di quelle più datate ma questa non mi sovviene. Mi puoi dire il titolo?

"Amici mai": il testo incriminato recita:"certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano"

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7 minuti fa, Marf ha scritto:

"Amici mai": il testo incriminato recita:"certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano"

Acc... si è vero la conoscevo, ma adesso devo andare a cercarla perché non mi ricordo la melodia. Grazie per avermi risposto.

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Un altro bel racconto, brava. L'esplorazione si dipana in due fronti: il viaggio in sé e quello interiore, entrambi ben delineati devo dire. L'unica parte che non mi ha convinto a pieno è stata giusto la prima in cui adotti un linguaggio lirico che, molto spesso, sfocia in pesantezze (ovviamente secondo il mio gusto personale). Per mia fortuna, però, la seconda parte risulta totalmente diversa, più genuina ecco, e da lì ho potuto solo apprezzare. Riflettendoci su, in effetti, sarà anche per il cambio di registro abbastanza evidente a farmi percepire come "forzato" il registro stilistico adottato all'inizio... ma va beh, non è nulla di grave visto che il racconto poi esplode e riesce a coinvolgere il lettore. Detto ciò ti saluto, e alla prossima @Alba360

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Buongiorno @Alba360.

 

Sotto spoiler le metto le mie umili impressioni, mentre qui cito la bellissima frase che - per me - è il cuore di tutto il racconto:

Quota

Finalmente mi fermai a raccogliere il viaggio, la donna che lo aveva intrapreso e la donna che aspettava il lampo, l’attimo da non sprecare, l’idea e la realizzazione del sogno.

 

Purtroppo lo stile non del tutto scorrevole - specie nella prima parte - penalizza un pochino quello che - per me - è un brano davvero riuscito: mi è piaciuta la contrapposizione tra il viaggio "fisico" e quello "interiore" della protagonista!

 

Nulla di particolare da segnalare sulla costruzione dei personaggi; i contenuti sono ben trattati e li ho trovati non solo tutti plausibili, ma ben funzionali al dipanarsi della trama, che "incespica" un po' all'inizio, ma che scorre via poi tranquilla fino alla fine, facendo a quel punto capire al lettore che è un cerchio che si apre con l'incipit iniziale e si chiude nelle ultime righe, e trapelando la speranza che tutte le cose si sistemino o - addirittura - che ci aspettino nuove e migliori esperienze. 

 

Insomma, una lode all'ottimismo, ad avere fiducia nella vita (per come ho interpretato io questo brano): mi ha coinvolto e mi è piaciuto un sacco, bravissima!


 

Spoiler

Forse vedrà un po' troppe segnalazioni... ma, quando il brano per me merita, "spendo" volentieri del tempo per contribuire a migliorarlo, se mi permette l'ardire!

Quota

Calda del viaggio, gli occhi si bruciarono alla luce straripante di nuove risorse. (il cambio di soggetto, "protagonista / i suoi occhi" non mi convince scritto così)

 

La donna che stendeva il bucato a Londra, la rivedevo sui viali dei borghi francesi; i vecchi, che si passavano occhiate sui lavori in corso a Roma, sorridevano con i baffi sporchi di birra nei pub di Dublino. (preferisco il punto e virgola, stacca la scena)

 

Sui laghi, infuocati da tramonti impossibili, mi colpì la malinconia dell’anima legata alla terra lasciata di recente e protesa verso quella ancora non vista. (suggerimento per aumentare la scorrevolezza e la liricità)

 

E, un po’ alla volta, mi accorgevo che il cuore batteva alla frequenza del pianeta. (virgola mancante, imho)

 

Vagavo immersa nell’armonia dei fiumi d’umanità screziata, dei rivoli nelle vene azzurre degli artisti di Lascaux, delle note luminose nella mente di Leonardo, fino alla comica sintonia di capelli fluttuanti nella microgravità. (la protagonista sta vagando nell'armonia di tante sensazioni, quel "fino" disturba un po'... perché implica una partenza - da ... fino a ... - che non c'è; visto che la frase è già pesantina così, la parte in corsivo la ometterei.)

 

Ma, nel clima norvegese, più il tempo passava, e più il respiro si faceva nebbia (anche qui virgola mancante, imho)

 

Avevo camminato così tanto, sulle su strade piccole, ripide ,e fangose, a; altre volte su nastri di raso larghi e lisci da perderci l’orientamento, da dimenticarsi la direzione. (consiglio per migliorarne la scorrevolezza)

 

Un pomeriggio incolore sotto la pioggia, sentii un rumore leggero che scrocchiava di ghiaia e pneumatici, un’automobile si accostò piano. (la parte sottolineata non mi piace, "cozza" troppo... però non saprei nemmeno cosa proporre in alternativa...)

 

Lo lasciai nove mesi dopo quell’incontro, per un viaggio di ritorno, che mi riportò a casa in un solo giorno e una notte. (virgola in più...)

 

Andai con lui a casa sua: non c’erano ostelli e non avrei trovato un posto per riposare da quelle parti. (qui spiega, meglio i due punti)

 

Mi spiegò.  (superfluo)

 

Alcuni scaffali erano colmi di quelli che a me sembrarono reperti antichi; tre pesanti librerie accoglievano, nei loro ripiani, libri di ogni genere. (un paio di segni mancanti...)

 

Carte, mappe, rotoli, appunti, e progetti vari tracimavano in ogni angolo. (virgola in più...)

 

Un grande tavolo di legno era ingombro di oggetti, barattoli, colori, pennelli e ancora libri, vasi di vetro dal contenuto dubbio: tutto sembrava immobile, teso ad aspettare un nuovo indizio. (meglio i due punti, visto che poi c'è la "spiegazione" della scena)

 

... per viverci con sua moglie. Lei se ne andò troppo presto, lasciandolo con un bagaglio di ricordi troppo pesante per portarlo da solo. (imho, meglio staccare)

 

E non riuscirò a scrivere la parola fine, fin quando non scoprirò quel dettaglio. (virgola in più...)

 

Aveva ragione Lars: l’ordine regnava in quella stanza. (anche qui, meglio i due punti...)

 

...  e si capiva che il volto di una spariva nel volto dell’altra, ma vista dall’alto, sul bellissimo viso dai tratti somatici africani dell'altra, gli occhi imploranti nello sforzo di abbracciare se stessa. (anche qui, un suggerimento per rendere il tutto più scorrevole)

 

Nel parcheggio dell’aeroporto, l’aria era chiara e fresca quella mattina. (virgola in più)

-         Vedrai, tornare ti chiarirà molte cose. Questo è per te: un’ottima bevanda per tornare a viaggiare ogni tanto. Solo, (meglio i due punti e tolto un refuso, presumo)

 

Riuscii a dire; mi allontanai con la bruma delle lacrime negli occhi. (meglio staccare con il punto e virgola)


 

 

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Buonasera @H3c70r

Ho letto con vero piacere il suo accurato commento. Felice, del fatto che lei abbia apprezzato e speso del tempo per me, ho preso in considerazione tutto quanto lei mi ha fatto notare.

e ne terrò conto perché voglio revisionare e migliorare questo racconto.

Di un errore mio mi sono accorta proprio leggendo nello spoiler.

46 minuti fa, H3c70r ha scritto:

Vagavo immersa nell’armonia dei fiumi d’umanità screziata, dei rivoli nelle vene azzurre degli artisti di Lascaux, delle note luminose nella mente di Leonardo, fino alla comica sintonia di capelli fluttuanti nella microgravità. (la protagonista sta vagando nell'armonia di tante sensazioni, quel "fino" disturba un po'... perché implica una partenza - da ... fino a ... - che non c'è; visto che la frase è già pesantina così, la parte in corsivo la ometterei.)

 

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

Vagavo immersa nell’armonia dei fiumi d’umanità screziata, dai rivoli nelle vene azzurre degli artisti di Lascaux, alle note luminose nella mente di Leonardo, fino alla comica sintonia di capelli fluttuanti nella microgravità. 

Ecco come avrei voluto scriverla!

dai rivoli nelle vene azzurre degli artisti di Lascaux: è chiaro il riferimento preistorici graffiti nelle grotte di Lascaux.

alle note luminose nella mente di Leonardo: qualcosa di unico che ci ha proiettato come un filo unico d'umanità,

 Fino alla comica sintonia di capelli fluttuanti  (dell'astronauta Samantha Cristoforetti) nella microgravità. 

Ecco questa è l'inica cosa che non avrei volto sbagliare in questo racconto, devo aver cambiato più di una volta la costruzione della frase sbagliandola, alla fine.

 

 

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Fatto!

@H3c70r ho sistemato seguendo i suoi consigli. Ho riletto e ho compreso ogni suggerimento. Ho solo il dubbio se lasciare o no la frase:  Vagavo immersa nell’armonia dei fiumi d’umanità screziata, dai rivoli nelle vene azzurre degli artisti di Lascaux, alle note luminose nella mente di Leonardo, fino alla comica sintonia di capelli fluttuanti nella microgravità. 

 

 

3 ore fa, H3c70r ha scritto:

Un pomeriggio incolore sotto la pioggia, sentii un rumore leggero che scrocchiava di ghiaia e pneumatici, un’automobile si accostò piano. (la parte sottolineata non mi piace, "cozza" troppo... però non saprei nemmeno cosa proporre in alternativa...)

 

Nello scricchioli leggero, di ghiaia e pneumatici, un’automobile si accostò piano.

 

 

3 ore fa, H3c70r ha scritto:

Calda del viaggio, gli occhi si bruciarono alla luce straripante di nuove risorse. (il cambio di soggetto, "protagonista / i suoi occhi" non mi convince scritto così)

Calda del viaggio, si brucivano i miei occhi alla luce straripante di nuove risorse

Mi scuserà se approfitto della sua pazienza, ma tanta dedizione da parte sua, merita attenzione e riflessione da parte mia. Grazie infinite.

 

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Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

Gli ultimi residui sparsi sul piano della cucina. Col palmo della mano li raccolgo con cura, non voglio sprecarne nemmeno una foglia. Sul tavolino la teiera bollente e un pacco arrivato con la posta del mattino. Mentre l’infuso perde il colore nel liquido caldo, torno con la mente a tre anni prima: mi congedavo da lui in un freddo mattino, gli strinsi la mano; ricevetti una pacca sulla spalla e un pacchetto del suo tè in regalo.

 

Non è che sia sbagliato grammaticamente , però a me suonerebbe meglio così:

 

a tre anni prima. Mi congedavo da lui in un freddo mattino, gli stringevo la mano: ricevetti una pacca sulla spalla e un pacchetto del suo tè in regalo.

 

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

*********

Si mordevano le ore nello spazio allargato all’improvviso. L’eco nel vuoto lasciato dalle sue cose divenne insopportabile. Troppo il tempo da riorganizzare. Passavo i giorni a torcermi sui ricordi dei miei sogni svenduti. La voglia crebbe piano, sedimentò, come la pioggia sull’asfalto dopo il temporale. Uno zaino, poche cose, la cartella con il mio manoscritto e me ne andai anch’io.

Calda del viaggio, gli occhi si bruciarono alla luce straripante di nuove risorse. Immagini sovraesposte nella mente e niente altro, ma poi esplorai ogni secondo, ritrovai il senso e cominciai a mettere a fuoco: il mondo intero mi scivolava sotto i piedi.

Gente, milioni di facce diventavano una. La donna che stendeva il bucato a Londra, la rivedevo sui viali dei borghi francesi,

meglio punto e virgola

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

i vecchi, che si passavano occhiate sui lavori in corso a Roma, sorridevano con i baffi sporchi di birra nei pub di Dublino. Sui laghi infuocati da tramonti impossibili, mi colpì la malinconia dell’anima legata alla terra non ancora vista e a quella lasciata di recente.

 

Molto bella l'immagine della malinconia del passato e del divenire...

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

Finalmente mi fermai a raccogliere il viaggio, la donna che lo aveva intrapreso e la donna che aspettava il lampo, l’attimo da non sprecare, l’idea e la realizzazione del sogno.

Brava Alba! :)

 

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

 

Lungo una strada anonima: un’incognita perfino per Google Maps.

;) il tratto ironico non ti manca mai!

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

 

Lars era un uomo colto e spiritoso. Mi raccontò della sua vita e della sua casa comprata dopo una vita di lavoro, per viverci con sua moglie, lei se ne andò troppo presto,

Forse meglio questa costruzione:

Mi raccontò della sua vita e della sua casa comprata dopo una vita di lavoro, per viverci con sua moglie. Lei se n'era andata troppo presto,

 

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

lasciandolo con un bagaglio di ricordi troppo pesante per portarlo da solo.

 

 

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

Radici nella terra e rami protesi

Scorza dura e linfa generosa

Invadente profusione di doni

Nella mente di chi non osa

 

Di lanterne circondane il fusto

bevi la pioggia che in seno raccoglie

Fidati del suo frutto

E mangiane le foglie

 

Entra nel suo cuore

Accogliente rifugio

Riparo e conforto dalle intemperie

dal suo modello trova il coraggio…

…e sbocceranno le rose sopra i rami del baobab

 

 

Il viaggio, l'esplorazione di altro da noi e di altrove, prevede un'andata e un ritorno. Se le radici e le braccia (i rami) del nostro albero sono forti, sapremo riconoscerne un altro e lasciarcene abbracciare. Poi torneremo al nostro, più ricchi e consci di noi.

 

Così ho capito io, @Alba360 :rosa:, non so se è stato il tuo pensiero, in questo bel racconto che ho letto con piacere. Grazie

 

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12 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Così ho capito io, @Alba360 :rosa:, non so se è stato il tuo pensiero, in questo bel racconto che ho letto con piacere. Grazie

 

Si @Poeta Zaza c'è anche questo. Ma speravo in una lettura, in generale, meno superficiale. Vedi, questo racconto ce l'ho in gola da molto tempo e solo per merito di questa traccia è venuto fuori. Colgo l'occasione, nella risposta che sto per darti per accendere una nuova lanterna sul fusto del mio baobab.

Questo meraviglioso albero è nell'immaginario di alcuni, brutto, sgarziato, e inutile, (il piccolo principe lo ritiene pianta infestante da estirparexD)

Lo sanno i popoli che hanno la fortuna di vivere vicino a questi grandiosi alberi, quale ricchezza rappresenti in realtà.

Nel mio racconto il baobab e il simbolo di tutta la conoscienza privata e collettiva dell'umanità, dalle radici piantate sulla terra, ai rami protesi verso l'ignoto ancora da esplorare. La sua linfa generosa, le foglie, i frutti e i loro gusci, le cavità che raccolgono acqua e danno rifugio, sono a disposizione di chi sa osare oltre il senso comune sbrigativo, e non si limita alle apparenze.

Le lanterne che accendo intorno al suo fusto rappresentano il nostro contributo, la nostra fantasia, il nosrto genio, l'inventiva...

Quindi, con fiducia, l'esplorazione inizia per me ogni volta che apro gli occhi al mattino. Provo sempre a far sbocciare le rose sopra i miei Baobab e non cercherò mai di disfarmene perché essi sono ricchezza.

Visto che ci sono ti parlo della donna che implora. Anche lei è un simbolo. Dico che si percepisce lo sforzo nell'abbracciare se stessa, con il viso proteso verso l'universo, implora che le donne amino le donne e i loro corpi. Se fossi io la scultrice di quella statuina, l'avrei intagliata pensando alla violenza che subiscono le donne da parte di altre donne.( infibulazione...)

Non vorrei essese troppo pesante, detto questo, spero di averti dato uno spunto per dipanare le metafore iniziali del racconto.

Grazie infinite per aver letto, i tuoi commenti mi fanno sempre molto piacere.

 

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@Alba360

 

È stato un piacere leggere del tuo baobab e delle lanterne, e della donna simbolo.

Ho rivisto il racconto in questa luce, con attenzione, e ci ho scorto di più. Grazie, Alba :flower:

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Il 22/8/2019 alle 01:34, Rhomer ha scritto:

Riflettendoci su, in effetti, sarà anche per il cambio di registro abbastanza evidente a farmi percepire come "forzato" il registro stilistico adottato all'inizio...

Non ho capito bene cosa intendi, ma fa niente. Io ti chiedo se ti va di rileggerlo dopo aver letto le mie risposte ai commenti.

Vedi il cambio di registro è molto legato al percorso psicologico della protagonista. A me pareva chiaro, ma visto che non sei il solo a pensarla cosi, vorrei chiederti un consiglio:

Come far percepire al lettore lo stato emotivo della protagonista senza usare frasi tipo quelle che ho scritto io? Cioè io pensavo che i suoi pensieri le sue riflessioni su ciò che prova viaggiando fosse un buon metodo.

Ho visto il film " I giorni dell'abbandono" di Roberto Faenza dal romanzo di Elena Ferrante. La protagonosta inzia un percorso introspettivo che la porta fuori dalla realta fino a rischiare tutto. Devo leggere il romanzo, ma nel film il cambio di ragistro ci sta ed è molto evidente. 

Grazie per il commento e per averlo letto @Rhomer ti regalo un fiorellino per avermi smosso questa riflessione. Fammi sapere se ti viene un'idea.

 

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3 ore fa, Alba360 ha scritto:

Come far percepire al lettore lo stato emotivo della protagonista senza usare frasi tipo quelle che ho scritto io? Cioè io pensavo che i suoi pensieri le sue riflessioni su ciò che prova viaggiando fosse un buon metodo.

Domanda da un milione di dollari la tua ( : 

Non lo so, davvero, ritengo che ogni scelta possa essere giusta e sbagliata al contempo, dipende sempre il punto di vista... per questo ciò che dico è sempre una sensazione soggettiva che baso sul momento, ciò comporta il fatto che un registro simile, in un altro contesto e/o con frasi diverse, avrebbe potuto incontrare il mio gusto (questo discutibilissimo eh). Per quanto riguarda il film che hai citato non l'ho ancora visto, però me ne hai fatto venire in mente un altro che forse potrebbe offrirti un punto di vista totalmente opposto, ovvero: Film Blu, di Kieslowski. In questo film la protagonista affronta un lutto decidendo di fuggire da tutto, dunque fa un viaggio, per certi versi, simile a quello della tua protagonista (almeno negli intenti)... ma il film è molto "silenzioso", i suoi pensieri e le sue sensazioni sono quasi tutte "visive"... eppure Dice molto, parla allo spettatore ecco. Con questo esempio opposto al tuo voglio dire che, almeno dal mio punto di vista, non c'è una vera scelta, dipende come la si fa e, soprattutto, da chi la recepisce. Sicuramente ho detto delle banalità da quattro soldi, ma non credo di poter fare di più in tal senso, soprattutto quando alla fine si parla solo di gusti... c'è poco da fare. Alla prossima ( : 

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9 ore fa, Rhomer ha scritto:

ma il film è molto "silenzioso", i suoi pensieri e le sue sensazioni sono quasi tutte "visive"

Ma in narrativa vanno comunque descritti Anche i silenzi. Il POV è molto importante per farlo bene.

Comunque, per intenderci, anche nell'ordinario giornaliero usiamo metafore per descirvere certi nostri stati d'animo. Parole di mia nonna:

- Oggi mi sento come se mi avessero pigliato a bastonate e chiusa dentro un sacco. 

Per dire che aveva male ovunque.

Vado a cercarmi il film di cui sopra, magari mi svela un nuovo scenario comunicativo(y) grazie per la conversazione.

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Ciao @Alba360 ,

Il tema del viaggio alla ricerca di sé stessi, declinato in modo delicato e intelligente. Il caso non è quasi mai per caso. Non lo hai detto esplicitamente, ma si legge tra le righe.

È davvero un racconto "silenzioso", dove lasci alle scene, al muoversi pacato dei personaggi, il piacere di portare per mano il lettore in un angolo di mondo assai particolare.

Posso permettermi un solo "appunto"? Non di contesto e neppure di forma lessicale. Ma di punteggiatura.

A mio parere questo sito dovrebbe dare delle regole ben precise a chi vuole scrivere, su come definire i dialoghi da un punto di vista grafico.

Qui ogni autore fa a testa sua. Il risultato è un caos che disorienta.

Nel mondo editoriale ogni casa editrice ha le sue regole. C'è un bel saggio on line dell'agenzia "Oblique" dal titolo "Analisi della gestione dei dialoghi di dieci case editrici".

Tu usi i trattini, per descrivere i dialoghi, ma li usi sempre e solo in apertura. Non chiudi mai. Può andar bene quando una battuta semplice è seguita da un'altra battuta semplice. Ad esempio

 

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

-         Salve! Si, direi di si. Credo di aver perso la strada, è molto lontano il paese?

-         Dipende. Dove vuole andare?

 

Ma il non chiudere la battuta con un trattino, rende difficile capire immediatamente se la battuta è finita o meno. Come qui:

 

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

-         Puoi stare da me quanto vuoi, c’è sempre gente che va e viene a casa mia.

Mi fece vedere la stanza. Era quella di suo figlio, il suo ragazzo che non vedeva quasi mai.

 

Quando poi si tratta di un battuta retta esternamente, il trattino diventa indispensabile. Tu scrivi:

 

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

-          È un archeologo, sempre in giro per il mondo.

Mi spiegò.

 

Quel "mi spiegò" messo a capo mi ha disorientato, perché si riferisce direttamente e chiaramente alla frase precedente, e non ha senso metterlo dopo un a capo.

Non fila tutto meglio in questo modo?

 

- È un archeologo, sempre in giro per il mondo. - Mi spiegò.

 

Spero che non me ne vorrai per queste osservazioni. Penso che sia un peccato non accompagnare con i segni grafici corretti un pezzo scritto molto molto bene.

Alla fin fine è solo una questione di abitudine, usare nel modo migliore i segni grafici nei dialoghi.

Grazie della bella lettura.

 

 

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14 minuti fa, Mariner P ha scritto:

Spero che non me ne vorrai per queste osservazioni.

Per carità perché dovrei prendermela. Usavo scrivere i dialoghi con le caporali, prima. Non so dire il motivo per il quale, senza approfondire, ho cominciato a mettere i trattini.

Pensavo bastasse andare a capo senza chiudere con un'altro trattino.

So che ammetterlo è abbastanza sciocco. Io leggo molto e avrei dovuto saperlo che scrivere qui, su questo forum, non mi sottrae dall'obbligo di seguire le regole grafiche che mi suggerisci.

Cavolo! sono sempre distratta, e disordinata. Dovresti vedere il mio armadio, la mia scrivania, e come diavolo mi vesto.:facepalm: E tieni conto che io per lavoro mi occupo di abbigliamento.Tutto il mio estro, sia lavorativo che immaginario quando scrivo, è sommerso in un magico, caotico mondo disordinato, che fa molta fatica a venir fuori. Ma fortunatamente viene fuori! Alla fine.  

Grazie a te per avermi esortato a fare attenzione. :sss:

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Ho gradito molto il finale di questo tuo racconto cara @Alba360. Il ritrovarsi dopo un lungo viaggio sia interiore che fisico. Bella l'idea della stanza disordinata ma con le coordinate con le quali si può ritrovare tutto. Similitudine con lo stato mentale della protagonista. Il difetto di questo racconto sta, come altri ti hanno già detto, nella parte iniziale che secondo me è  da snellire un pochino. Comunque x me una buona prova.

Saluti,

 

Intes

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Ciao @Alba360

 il racconto mi è piaciuto moltissimo, davvero. L'ho anche trovato più curato del solito nella forma: ho notato una sola virgola "di troppo":

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

tre pesanti librerie accoglievano nei loro ripiani, libri di ogni genere.

O questa volta sei stata più attenta tu, o il testo era così bello che non ho avuto modo di accorgermi di eventuali sviste :)

La scrittura lirica, immaginifica, scegli tu l'aggettivo, soprattutto nella prima parte mi ha trasmesso sensazioni disomogenee: ci sono frasi che ho trovato magnifiche e da brivido

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

Gente, milioni di facce diventavano una

Questa sopra ogni altra. Bellissima e rende perfettamente l'idea: quando rievoco ricordi e sensazioni di viaggi passati, situazioni e incontri si confondono, il vecchio incontrato in Irlanda come un cugino lontano del barbone in stazione a Genova; il taxista rasta in Dominica la cui faccia si sovrappone a quella dell'artista di strada a Barcellona...

Tra l'altro, il tuo Lars mi ha fatto pensare al mio Angelo, barista siciliano che mi pescò per strada e mi ospitò in casa, dato che l'ostello era colmo. Uniti dall'umanità di un gesto gentile e disinteressato :)

Mi limito a questo esempio, ma di frasi perfette ce ne sono diverse.

Invece, altre costruzioni mi sono suonate eccessive, barocche artificiose, ma naturalmente è solo una percezione mia. Ti faccio un esempio anche qui

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

La consapevolezza di essere, anche solo lontanamente, vicino all’intuizione  di una sentenza alle mie ignoranti domande, era un’esperienza semplicemente mistica. 

Capisco cosa vuol dire, ma i toni decisamente pomposi mi infastidiscono un po', trovo che nuocciano all'empatia verso la protagonista. Anche qui ci sarebbero altre frasi per cui vale la stessa cosa, ma non sto a dilungarmi, bastava l'esempio.

 

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

Passai ore, persa nei ritagli della vita del ragazzo con il quale mi sembrò

Questa virgola non so se sia sbagliata, ma io la toglierei: passai ore persa nella vita...

 

Non ho null'altro da eccepire al racconto: molto belli i contenuti, giusta la struttura, bello!

Forse, ma solo per gusto personale, avrei snellito ancora il finale, con meno dettagli, sul "sono impaziente, ma aspetto, non ce la faccio più", li avrei lasciati più impliciti.

E credo che avrei tolto l'ultima frase, per chiudere qui

Il 20/8/2019 alle 20:16, Alba360 ha scritto:

Sulla copertina l’immagine della donna che implora mi commuove.

 

 

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