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Marf

[FdI 2019-3] La Casa del Matto

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Pioggia. Freddo. Buio. Il suo corpo pretendeva riposo, e non potergli far comprendere che fermarsi ora voleva dire lasciarci le penne lo irritava.

La traccia che stava seguendo non era indicata nella cartina militare vecchia di ottant’anni su cui si basava, e questo gli dava una debole speranza: tutti i sentieri che lo erano si erano trasformati in vicoli ciechi. Il torrentello gonfiato dall’acquazzone gli aveva chiuso ogni possibilità di rientro, e tentare di aggirare gli ostacoli inerpicandosi sui pendii selvaggi e boscosi della montagna, con le gambe esauste e la sola luce della torcia da fronte, sarebbe stata una scorciatoia per la morte.

Un muro. No, una casa, sommersa dalla vegetazione. Ormai sarebbe stata ridotta a un rudere, ma magari poteva dargli un minimo di riparo.

Cercò un varco per guardare all’interno, ma le ante della finestra erano chiuse, e solide, nonostante i decenni passati da quando gli ultimi abitanti, e quindi anche il padrone di quella baita, avevano lasciato la valle. Tentò di spingere la porta, che sfregò, e poi oppose una resistenza viva, come se qualcuno stesse spingendo dall’interno.

Ebbe in brivido di paura, che fu però sommerso subito da una rabbia disperata. Tese tutti i suoi muscoli per affermare il suo diritto a vivere, ed entrò come una furia. La porta si chiuse dietro di lui, e si voltò per affrontare il suo antagonista.

Nessuno. Passò qualche istante di terrore, prima che la luce, e il suo sguardo, cadessero sui cardini della porta. Storti e asimmetrici, ma non per caso: era un vecchio sistema per costruire una porta che si chiudesse sotto il proprio peso.

La lama di luce frugò lo spazio. La casa non faceva acqua: le finestre, anche quelle sugli altri lati, erano ancora ben serrate. Tutto sembrava solido, costruito in maniera massiccia per durare. La temperatura dentro era sopportabile, del resto era stato bel tempo fino a quella mattina, e il giacchino e i pantaloni impermeabili lo avevano protetto bene: se la sarebbe cavata. Se li tolse, e andò a controllare se la panca fosse abbastanza larga e solida per dormirci sopra.

 

Tre giorni dopo, aveva già trasferito il campo base alla “Casa del Matto”, come l’aveva ribattezzata. Una definizione perfetta, a quanto pareva, per l’antico proprietario… e forse, pensò, anche per il provvisorio occupante.

Già quel diario trovato in una specie di zuppiera di vetro con coperchio gli aveva suggerito un’idea di bizzarria: e la lettura l’aveva confermata in pieno. La dedica allo sconosciuto “che troverà i miei pensieri racchiusi in quest’urna” scritta sul frontespizio, la lunga spiegazione di come (ma non del perché) Albert, il misterioso autore, si fosse insediato nella valle da cui tutti stavano fuggendo, risalendola “come un salmone risale la corrente, per fecondare una nuova vita sacrificando la propria”; pensieri divaganti senza capo né coda, racconti iniziati e mai finiti, poesie… Il preciso ritratto di un uomo che si era perso nel labirinto dei propri pensieri, ed era venuto fin lassù a cercarne l’uscita.

E di lui, che stava leggendo, che si poteva dire? Uno stimato professionista, alla cui vita solidamente organizzata la morte inaspettata di un amico aveva fatto l’effetto che fa a un maglione di lana un filo tirato con forza: lentamente, inesorabilmente, si era smagliata. E fin lì, nulla da dire: ma poi, l’idea di salvare l’edificio scricchiolante della propria esistenza trasferendo l’occupante…

Aveva sempre avuto la passione di ricostruire i percorsi antichi: andava in vacanza nei pressi di vie e città abbandonate, o ferrovie mai terminate, e alla fine delle ferie controllava su internet se quello che aveva dedotto era vero. La valle abbandonata l’aveva stregato, quando si era preso quell’anno sabbatico, o forse due, tanto poteva permetterselo, per cercare di ritrovare un senso a quel che era e che faceva.

La memoria degli antichi sentieri era andata perduta: e la vecchia cartina militare non poteva conoscere ciò che era accaduto dopo la sua stampa. Che occasione, per lui, di mettere a frutto le proprie capacità ed esperienza, e mappare tutti i percorsi residui, riaprirli dove possibile, piazzare dei segnavia; e sognare che un giorno, grazie alla sua opera, gli uomini sarebbero ritornati a vagare in quella modesta Pompei di montagna.

La nuova postazione era decisamente più avanzata e comoda per le nuove esplorazioni: il sentiero che lo aveva portato fin lì proseguiva, e forse era il solo che permetteva di raggiungere il prossimo dei settori in cui aveva diviso, arbitrariamente ma non troppo, la valle da esplorare. Il torrentello che l’aveva isolato quel giorno di tempesta non lo preoccupava: col sereno, aveva trovato un modo di aprirsi un percorso sicuro che lo superava anche in caso di pioggia.

No, a preoccuparlo veramente era un’altra cosa che quella serata gli aveva rivelato: che, per quanto allenato bene, il suo corpo di cinquantacinquenne non poteva più affrontare certi sforzi. La cattiva stagione non era distante: a quel punto, avrebbe dovuto interrompere la sua ricerca. E allora, cosa avrebbe fatto?

Cercava di distrarsi tenendosi occupato: trascriveva giornalmente i propri progressi, controllava che i pannellini solari tenessero alta la carica delle batterie dei vari dispositivi che impiegava allo scopo, e se avanzava tempo proseguiva nella lettura del diario di Albert.

 

Fratello, ascolta, segui i miei passi,

vieni con me sul sentiero che sale.

Tanto vorrei che tu partecipassi

A questa grande marcia universale.

La traccia che vorresti che lasciassi

su questo mondo, la pena non vale

di tutto quel dolore che tu ammassi.

Ma il viaggio, invece, è immortale.

 

Ebbe tutto il tempo di rimuginarci sopra, su quella poesia, in quel secondo giorno di pioggia forte che lo costrinse a starsene rintanato e a consumare il meno possibile le batterie dei suoi apparecchi. Perché lo avevano colpito tanto, quelle parole misteriose? Meditò fino alla sera, quando, stufo e annoiato, si ficcò nel sacco a pelo, e si addormentò.

Sognò. Una fila di formiche camminava sulle rocce bagnate di un sentiero. Lui si chinò per osservarle meglio, ma si sbilanciò, e cadde. Continuò a cadere, e mano a mano che si avvicinava, le rocce del sentiero diventavano sempre più ampie, e alla fine toccò terra che era diventato grosso come le formiche che aveva visto.

Solo che non erano più formiche. Erano uomini con lo zaino, che gli passavano accanto, lo guardavano sorridendo, e gli facevano cenno di venire con loro. Lui, incuriosito, si aggregò al corteo che si snodava lungo le rocce che ora erano montagne. Le sue gambe lo portavano senza sforzo, e lui si sentiva felice.

Passarono una sella difficile, e dopo vide altre rocce e altra salita.

«Quando arriviamo?» chiese.

«Mai» rispose sorridendo uno dei suoi nuovi compagni, «il viaggio è troppo lungo per una vita sola. Ma se continuano ad arrivarne di nuovi, un giorno saremo là, e sarà come se fossimo tutti assieme.»

Si svegliò. Non sentiva più il rumore della pioggia. Si alzò, aprì una finestra, e vide che stava albeggiando.

Iniziò a prepararsi la colazione, mentre si chiariva le idee, e prendeva una decisione: oggi avrebbe levato il campo, e sarebbe sceso a valle.

Aveva sempre fatto tutto da solo: vissuto da solo, esplorato da solo, progettato da solo. Cosa pensava di ottenere, così, di tanto importante, forse una minuscola citazione su una guida alla valle, che nessuno avrebbe mai considerato?

Ora sapeva cosa fare lungo la brutta stagione: doveva trovare qualcuno che collaborasse al suo progetto, perché diventasse un progetto loro, e infine di chiunque volesse aderirvi. Partecipare a qualcosa che sarebbe andato oltre ai suoi limiti: ecco l’idea nuova che la poesia gli aveva trasmesso. C’era Internet, gli appassionati di montagna erano tanti; aveva tutto l’inverno per cercarli.

Ripose il diario con reverenza nella sua teca trasparente. Quando fosse tornato, la primavera successiva, lo avrebbe condiviso coi suoi nuovi compagni.

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Un bel tributo al concetto di viaggio, di esplorazione appunto, mi sembra superfluo dire quanto il racconto c'entri in pieno la traccia, visto che la fa propria in ogni singola parola. Fondamentale il sogno in tal senso, che, al netto del viaggio in sé attuato nella realtà dal protagonista, simboleggia quanto mai l'importanza del percorso, e non della meta. Insomma, un concetto questo che non perderà mai il suo fascino, e non solo... è molto vero insomma. Molti potrebbero essere i motivi immaginati dal lettore che hanno spinto il protagonista, e non solo, a cimentarsi in quella che sembra essere una vera impresa, ma il non averlo ben chiaro in mente non è un difetto, anzi conferisce fascino al tutto. Scritto molto bene con delle descrizioni perfette che immedesimano il lettore facendolo sentire parte dell'esplorazione (è come se l'avessi aperta io quella porta, bravo!). Mi è piaciuto molto anche il sogno che, al di là del significato di cui ho già parlato, risulta evocativo con l'associazione con le formiche. In definitiva un bel racconto, semplice e appagante. A rileggerci, @Marf

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15 ore fa, Marf ha scritto:

La traccia che stava seguendo non era indicata nella cartina militare vecchia di ottant’anni su cui si basava, e questo gli dava una debole speranza: tutti i sentieri che lo erano si erano trasformati in vicoli ciechi.

"erano" due volte stride. Meglio: tutti i sentieri colà inseriti si erano trasformati in ...

15 ore fa, Marf ha scritto:

Il torrentello gonfiato dall’acquazzone gli aveva chiuso ogni possibilità di rientro,

meglio un punto e un inizio con maiuscola della frase successiva, senza la congiunzione. E ti suggerisco "precluso" in luogo di "chiuso".

15 ore fa, Marf ha scritto:

Tre giorni dopo, aveva già trasferito il campo base alla “Casa del Matto”, come l’aveva ribattezzata. Una definizione perfetta, a quanto pareva, per l’antico proprietario… e forse, pensò, anche per il provvisorio occupante.

Già quel diario trovato in una specie di zuppiera di vetro con coperchio gli aveva suggerito un’idea di bizzarria: e la lettura l’aveva confermata in pieno. La dedica allo sconosciuto “che troverà i miei pensieri racchiusi in quest’urna” scritta sul frontespizio, la lunga spiegazione di come (ma non del perché) Albert, il misterioso autore, si fosse insediato nella valle da cui tutti stavano fuggendo, risalendola “come un salmone risale la corrente, per fecondare una nuova vita sacrificando la propria”;

bell'immagine

15 ore fa, Marf ha scritto:

 

pensieri divaganti senza capo né coda, racconti iniziati e mai finiti, poesie… Il preciso ritratto di un uomo che si era perso nel labirinto dei propri pensieri, ed era venuto fin lassù a cercarne l’uscita.

E di lui, che stava leggendo, che si poteva dire? Uno stimato professionista, alla cui vita solidamente organizzata la morte inaspettata di un amico aveva fatto l’effetto che fa a un maglione di lana un filo tirato con forza: lentamente, inesorabilmente, si era smagliata.

bella analogia

15 ore fa, Marf ha scritto:

 

E fin lì, nulla da dire: ma poi, l’idea di salvare l’edificio scricchiolante della propria esistenza trasferendo l’occupante…

cercarsi un'altra dimensione, esplorando l'altrove...

15 ore fa, Marf ha scritto:

Aveva sempre avuto la passione di ricostruire i percorsi antichi: andava in vacanza nei pressi di vie e città abbandonate, o ferrovie mai terminate, e alla fine delle ferie controllava su internet se quello che aveva dedotto era vero. La valle abbandonata l’aveva stregato,

trovo un po' approssimativo definirla semplicemente "la valle abbandonata"

15 ore fa, Marf ha scritto:

La memoria degli antichi sentieri era andata perduta: e la vecchia cartina militare non poteva conoscere ciò che era accaduto dopo la sua stampa. Che occasione, per lui, di mettere a frutto le proprie capacità ed esperienza, e mappare tutti i percorsi residui, riaprirli dove possibile, piazzare dei segnavia; e sognare che un giorno, grazie alla sua opera, gli uomini sarebbero ritornati a vagare in quella modesta Pompei di montagna.

Ecco, il riferimento alla Pompei di montagna avresti potuto farlo prima, forse.

15 ore fa, Marf ha scritto:

Fratello, ascolta, segui i miei passi,

vieni con me sul sentiero che sale.

Tanto vorrei che tu partecipassi

A questa grande marcia universale.

La traccia che vorresti che lasciassi

su questo mondo, la pena non vale

di tutto quel dolore che tu ammassi.

Ma il viaggio, invece, è immortale.

 

 

La poesia che invita a partecipare agli altri una scoperta, un'esplorazione che porti beneficio a tutti. E nel mentre, nel viaggio, nelle difficoltà superate insieme, il superamento delle barriere dei dolori personali, e la coscienza che quello che si costruisce con gli atri rimarrà.

 

Bravo @Marf :)

 

Mi è piaciuto il senso dell'esplorazione che hai voluto dare al tuo racconto. 

Ed è giusto anche il titolo, secondo me: perché il vero ostacolo, purtroppo comune  a tante iniziative, è quello di venire indicati come "matti", come gente che ha del tempo da perdere e chissà quali interessi in ballo. Invece che mero spirito di servizio e di avventura.

 

 

 

 

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Buona sera @MarfLa casa del matto,  mi ricorda la casa di zia Nina, tutti da ragazzi la temevamo e quando zia Nina ci lasciò la temevamo ancora di più. Nel tuo racconto forse per colpa della insistente pioggia, non ho avvertito un granchè di esplorazione. Ma si avverte una grande esplorazione virtuale del particolare luogo abbandonato dai suoi abitanti, il contenuto è fluido, molto attraente , errori non ne ho notati.Ti ringrazio della lettura

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@Rhomer ,@Poeta Zaza ,@flambar , Grazie per il passaggio, per i commenti, e per gli apprezzamenti.

13 minuti fa, flambar ha scritto:

La casa del matto,  mi ricorda la casa di zia Nina, tutti da ragazzi la temevamo e quando zia Nina ci lasciò la temevamo ancora di più.

I posti abbandonati hanno sempre un misto di fascino e paura, forse per il contrasto tra la maniera in cui sono costruiti, cioè per ospitare la vita delle persone, e il fatto di essere vuoti: e così ti viene istintivo immaginarti qualcuno che li abita, o che impedisce agli altri di farlo. Al buio e al freddo, poi, prevale la paura... Io sarei stato molto più melodrammatico del protagonista, al sentirmi la porta che faceva resistenza.

 

6 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

 

Quota

La traccia che stava seguendo non era indicata nella cartina militare vecchia di ottant’anni su cui si basava, e questo gli dava una debole speranza: tutti i sentieri che lo erano si erano trasformati in vicoli ciechi.

"erano" due volte stride. Meglio: tutti i sentieri colà inseriti si erano trasformati in ...

Sì, o forse meglio addirittura cambiare la frase: "..una debole speranza che non fosse un vicolo cieco come si erano rivelati gli altri".

il bello è che è una cosa che avevo notato anch'io, ma alla fine ho deciso di lasciar perdere perché non trovavo una correzione semplice. Adesso che me lo segnali, ecco che me ne viene in mente subito una...

6 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota

Il torrentello gonfiato dall’acquazzone gli aveva chiuso ogni possibilità di rientro,

meglio un punto e un inizio con maiuscola della frase successiva, senza la congiunzione. E ti suggerisco "precluso" in luogo di "chiuso".

La frase era nata con un "chiuso la strada per il rientro", ma in effetti cambiando l'oggetto avrei dovuto cambiare il verbo.

 

6 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

 

Quota

La memoria degli antichi sentieri era andata perduta: e la vecchia cartina militare non poteva conoscere ciò che era accaduto dopo la sua stampa. Che occasione, per lui, di mettere a frutto le proprie capacità ed esperienza, e mappare tutti i percorsi residui, riaprirli dove possibile, piazzare dei segnavia; e sognare che un giorno, grazie alla sua opera, gli uomini sarebbero ritornati a vagare in quella modesta Pompei di montagna.

Ecco, il riferimento alla Pompei di montagna avresti potuto farlo prima, forse.

In realtà, sono stato indeciso se cancellarlo o meno, perché non è molto preciso: Pompei è vittima di una catastrofe, la valle la immagino, molto prosaicamente, abbandonata dagli occupanti per cercare in città una vita meno dura.

 

7 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

La poesia che invita a partecipare agli altri una scoperta, un'esplorazione che porti beneficio a tutti. E nel mentre, nel viaggio, nelle difficoltà superate insieme, il superamento delle barriere dei dolori personali, e la coscienza che quello che si costruisce con gli atri rimarrà.

 

14 ore fa, Rhomer ha scritto:

Fondamentale il sogno in tal senso, che, al netto del viaggio in sé attuato nella realtà dal protagonista, simboleggia quanto mai l'importanza del percorso, e non della meta

Sono contento che si colgano questi aspetti, temevo molto che il senso del sogno e del cambiamento indotto dalla poesia potessero essere poco chiari.

 

14 ore fa, Rhomer ha scritto:

Molti potrebbero essere i motivi immaginati dal lettore che hanno spinto il protagonista, e non solo, a cimentarsi in quella che sembra essere una vera impresa, ma il non averlo ben chiaro in mente non è un difetto, anzi conferisce fascino al tutto.

Buona riflessione: in effetti, un eccesso di spiegone, che definisca con precisione le motivazioni del protagonista, potrebbe costringere la lettura nei binari prestabiliti, ostacolando la nascita di un proprio modo personale di sentire il racconto. Visto che io, di solito, eccedo proprio nell'ingabbiare la descrizione perché nulla sia errato, ci mediterò sopra sicuramente.


 

Spoiler


14 ore fa, Rhomer ha scritto:

Scritto molto bene con delle descrizioni perfette che immedesimano il lettore facendolo sentire parte dell'esplorazione (è come se l'avessi aperta io quella porta, bravo!).

 

7 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Bravo @Marf :)

 

Mi è piaciuto il senso dell'esplorazione che hai voluto dare al tuo racconto. 

Ed è giusto anche il titolo, secondo me: perché il vero ostacolo, purtroppo comune  a tante iniziative, è quello di venire indicati come "matti", come gente che ha del tempo da perdere e chissà quali interessi in ballo. Invece che mero spirito di servizio e di avventura.

 

Grazie a entrambi, davvero.


 

 

Buona serata, e alla prossima lettura.

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Un bel racconto! Hai saputo ampliare il tema dell'esplorazione concreta con quella più psicologico/esistenziale, e ne è venuto un mix ben riuscito. Molto ben fatte e immediate le descrizioni, e molto scorrevole la lettura. Ho notato solo una ripetizione, che ti hanno già segnalato, e un paio di minuzie:

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ebbe in brivido

refuso

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ormai sarebbe stata ridotta a un rudere, ma magari poteva dargli un minimo di riparo.

su questa frase ci ho pensato su, perché il condizionale passato non mi suonava bene. Credo andrebbe meglio un "Ormai doveva essere ridotta a un rudere"

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

la morte inaspettata di un amico aveva fatto l’effetto che fa a un maglione di lana un filo tirato con forza: lentamente, inesorabilmente, si era smagliata.

mi piace molto questa similitudine, così come quella dei salmoni

 

Molto bella la poesia in rima, sia per il suono che per il significato: semplice ma profonda. Piaciuto, insomma (y)

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Ciao @Marf

Devo dire che la sensazione di questo racconto è un po' la medesima che ho provato leggendo lo scorso: una buona ideazione, ma qualcosa da migliorare nella scrittura, per snellirla. 

Questa volta i pensieri del protagonista sono un po' più preponderanti rispetto alla narrazione, e la sacrificano un po'.

 

Ho notato che tendi a fare questa cosa

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La porta si chiuse dietro di lui, e si voltò per affrontare il suo antagonista.

Il senso è charo, ma il soggetto è la porta. Direi "La porta si chiuse dietro di lui, che si voltò per affrontare il suo antagonista", altrimenti la congiunzione fa sì che il soggetto rimane la porta, ed è lei che affronta l'antagonista.

 

Ok, ci conosciamo da pochissimo ma hai già capito che sono un rompiscatole... :sss:

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Ciao @Marf,

Racconto molto piacevole e ben gestito. 

Il sogno è veramente il pezzo forte della storia che la rende molto profonda e filosofica. 

Mi è piaciuto davvero tanto! 

 

Talia 

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@Silverwillow , @Edu

e @Talia , grazie per la visita e il commento.

 

21 ore fa, Silverwillow ha scritto:
Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ormai sarebbe stata ridotta a un rudere, ma magari poteva dargli un minimo di riparo.

su questa frase ci ho pensato su, perché il condizionale passato non mi suonava bene. Credo andrebbe meglio un "Ormai doveva essere ridotta a un rudere"

Hmmm... facciamo che ci penso su anch'io. Comunque  la tua soluzione taglierebbe la testa al toro.

 

10 ore fa, Edu ha scritto:

Devo dire che la sensazione di questo racconto è un po' la medesima che ho provato leggendo lo scorso: una buona ideazione, ma qualcosa da migliorare nella scrittura, per snellirla. 

Questa volta i pensieri del protagonista sono un po' più preponderanti rispetto alla narrazione, e la sacrificano un po'.

La coperta è corta... una volta la tiri dalla parte, l'altra dall'altra. Magari con il prossimo trovo l'equilibrio...

 

10 ore fa, Edu ha scritto:

Ho notato che tendi a fare questa cosa

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La porta si chiuse dietro di lui, e si voltò per affrontare il suo antagonista.

Il senso è charo, ma il soggetto è la porta. Direi "La porta si chiuse dietro di lui, che si voltò per affrontare il suo antagonista", altrimenti la congiunzione fa sì che il soggetto rimane la porta, ed è lei che affronta l'antagonista.

Hai ragione, è un errore che non avevo notato: probabilmente, una correzione in automatico per non ripetere due volte lui. Potrei anche cambiarlo in "La porta gli si chiuse dietro. Lui si voltò per affrontare il suo antagonista: nessuno."

 

10 ore fa, Edu ha scritto:

 

Ok, ci conosciamo da pochissimo ma hai già capito che sono un rompiscatole... :sss:

 

Non è un problema, anzi!  Più si moltiplicano le osservazioni e i punti di vista, più si ampliano le prospettive. Il WD è speciale soprattutto per questo.

 

7 ore fa, Talia ha scritto:

Il sogno è veramente il pezzo forte della storia

Ogni tanto mi è capitato di avere dei sogni ispiratori e rivelatori: un'esperienza rara ma che mi ha sempre colpito. Qui ho pensato alle formiche come esempio di solidarietà collettiva, poi le ho paragonate alle file di alpinisti di qualche foto che ricordavo, e ho immaginato di guardarle meglio e di scoprirle uomini: così mi è nata l'idea del sogno. Sicuramente meglio della riflessione filosofica che progettavo di fargli fare...

 

Buona serata a tutti!

 

 

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Buongiorno @Marf

In primis, le dico che il suo racconto mi ha lasciato un po' a bocca asciutta: scritto abbastanza bene, con pochi refusi, ma lo stile non sempre scorrevole e un leggero "effetto muro" non mi hanno entusiasmato. Il concetto del viaggio e dell'esplorazione c'è tutto: la poesia è buona (anche se l'ho trovata un po' troppo specifica, come se l'ultimo padrone della baita la avesse scritta apposta per il protagonista), ma... non so, non mi ha convinto del tutto questo... "viaggio su due fronti" (quello fisico e quello interiore), forse proprio perché - imho - non prevale l'uno sull'altro.

Bella l'immagine della fila di formiche, che si rivelano essere degli escursionisti eternamente in viaggio. Comunque sia, una buona prova: alla prossima! (y)

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@Marfracconto che sviluppa molto bene la traccia (tra quelli che ho letto fino adesso forse il più attinente), mi rifaccio a chi mi ha preceduta, ma in effetti la simbologia migliore è quella delle formiche. Il viaggio infinito degli uomini, eternamente in cammino. Mi ha lasciato qualche dubbio solo il finale un po' troppo detto, non saprei però suggerire un vera alternativa quindi la mia critica muore lì. 

Gradevole lettura, ciao e alla prossima.

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@H3c70r ,@Adelaide J. Pellitteri , grazie del commento.

 

Il 21/8/2019 alle 10:55, H3c70r ha scritto:

la poesia è buona (anche se l'ho trovata un po' troppo specifica, come se l'ultimo padrone della baita la avesse scritta apposta per il protagonista),

Avrei voluto accennare al fatto che il misterioso Albert desiderava, vanamente, di farsi emulare nel suo ritorno alla montagna: per questo, anche se lo scopo dei due è in realtà diverso, si adatta bene  a entrambi. Avrei voluto, appunto... Gli 8000 sono dei severi maestri...

 

Il 21/8/2019 alle 12:24, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Mi ha lasciato qualche dubbio solo il finale un po' troppo detto, non saprei però suggerire un vera alternativa

Penso che sia legato al fatto che  tutto il racconto (escluso il sogno) è un po' così, ma dopo il sogno si sente in modo particolare. Forse sostituendo l'ultima frase con un discorso diretto:

Quando fosse tornato, la primavera successiva, lo avrebbe condiviso coi suoi nuovi compagni. «A primavera, Albert, quando tornerò, avrò compagni a cui presentarti» si potrebbe rompere quest'impressione.

 

Grazie per le vostre impressioni, e buona serata.

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Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ormai sarebbe stata ridotta a un rudere,

Ormai era ridotta a un rudere. Ci arriva e la vede così com'è, non capisco il "sarebbe stata"

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Già quel diario trovato in una specie di zuppiera di vetro con coperchio gli aveva suggerito un’idea di bizzarria: e la lettura l’aveva confermata in pieno.

Quel diario, trovato in una specie di zuppiera di vetro con coperchio, gli aveva suggerito un’idea bizzarra che la lettura aveva confermato in pieno.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

«Mai» rispose sorridendo uno dei suoi nuovi compagni, «il viaggio è troppo lungo per una vita sola. Ma se continuano ad arrivarne di nuovi, un giorno saremo là, e sarà come se fossimo tutti assieme.»

Se ben capisco il pensiero, ovvero una specie di staffetta, dovrebbe esserci scritto "saranno". Quelli nuovi arriveranno e i precedenti sarà come se ci fossero.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ora sapeva cosa fare lungo la brutta stagione:

durante

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Quando fosse tornato, la primavera successiva, lo avrebbe condiviso coi suoi nuovi compagni.

Insomma, sembra qualcosa del tipo "l'unione fa la forza".

Ben scritto, con qualche incertezza nella punteggiatura, mentre il finale non mi sembra perfettamente il linea con il concetto che una vita non basta e qualcuno deve continuare l'opera di chi l'ha preceduto.

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Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Mai» rispose sorridendo uno dei suoi nuovi compagni, «il viaggio è troppo lungo per una vita sola. Ma se continuano ad arrivarne di nuovi, un giorno saremo là, e sarà come se fossimo tutti assieme.»

Sembra il viaggio dell'umanità intera, dell'esistenza. @Marf

questa frase mi ha colpito davvero per il resto sono d'accordo con i commenti che ha ricevuto sopra, alcune piccolezze da rivedere ma il racconto mi è piaciuto.

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Ciao @Marf

Il racconto nasce da una bella idea, ed è sviluppato non male. Ecco qualche suggerimento:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La traccia che stava seguendo non era indicata nella cartina militare vecchia di ottant’anni su cui si basava, e questo gli dava una debole speranza: tutti i sentieri che lo erano si erano trasformati in vicoli ciechi.

 

A cosa riferisce "tutti i sentieri che lo erano". Che erano una debole speranza? Se è così non sarebbe stato più efficace : "tutti i sentieri che gliela avevano data si erano trasformati ..."

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Tentò di spingere la porta, che sfregò, e poi oppose una resistenza viva, come se qualcuno stesse spingendo dall’interno. 

 

Vuoi descrivere una porta ben solida. Se la spingi non puoi "sfregarla", cioé strisciarla o rigarla. E non può oppore "poi" una resistenza viva. Vuoi forse dire che spingendola cedette un poco e poi resistette? E tornò nella posizione originaria?

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

cadessero sui cardini della porta. Storti e asimmetrici, ma non per caso: era un vecchio sistema per costruire una porta che si chiudesse sotto il proprio peso.

 

È la prima volta che leggo di cardini asimettrici. Che io sappia non esiste una porta con cardini asimmetrici, cioé che NON stanno sulla stessa linea dritta. Non li puoi montare sul telaio. Se una porta ha due o tre cardini (o cerniere) devono stare sulla stessa linea. È una questione di fisica. Se li metti disassati, cioé uno su una linea ed un altro su un'altra linea, o la porta è di gomma oppure non può aprirsi.

Li puoi montare, invece, storti cioé non perpendicolari al piano di calpestio. Se monti una porta non perpendicolare, allora sì, la porta può chiudersi da sola, o aprirsi da sola. Ne avrai viste a decine, penso.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La casa non faceva acqua:

 

Una casa non fa acqua. Le barche, le imbarcazioni, tutto quello che È nell'acqua può "fare acqua" nel senso che non è stagna. Che ci entra acqua, e di solito se entra acqua ciò avviene dal basso. Una casa può ben riparare dall'acqua ed essere così asciutta.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La dedica allo sconosciuto “che troverà i miei pensieri racchiusi in quest’urna” scritta sul frontespizio, la lunga spiegazione di come (ma non del perché) Albert, il misterioso autore, si fosse insediato nella valle da cui tutti stavano fuggendo, risalendola “come un salmone risale la corrente, per fecondare una nuova vita sacrificando la propria”; pensieri divaganti senza capo né coda, racconti iniziati e mai finiti, poesie… Il preciso ritratto di un uomo che si era perso nel labirinto dei propri pensieri, ed era venuto fin lassù a cercarne l’uscita.

 

Qui una considerazione molto personale. Stai scrivendo un pezzo di meno di 8000 battute. Un periodo di oltre 500 battute (vale a dire il 7 % della lunghezza totale del pezzo) o è dei quelli che te li ricordi per la vita, oppure è meglio scrivere le stesse cose con qualche punto in più.

Io ho scritto (proprio qui) un racconto senza un punto (! ! !) ma fu una provocazione, un gioco e un test. 

Ma, ribadisco, sulle questioni di stile ognuno ha il proprio personalissimo modo di esporre.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

E di lui, che stava leggendo, che si poteva dire?

 

Hai dato un nome - Albert - All'autore del diario, perché far rimanere anonimo il protagonista della storia?

Ora divago ... Il bello dei nomi che dai ai personaggi è che se li descrivi come sono fatti, il lettore li associa alle descrizioni e diventano più vivi, se non li descrivi ogni lettore se li immagina come vuole. Coi nomi i personaggi diventano ... vivi, reali. Senza un nome saranno sempre fumosi, indeterminati e vaghi.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

andava in vacanza nei pressi di vie e città abbandonate, o ferrovie mai terminate,

 

Mi piace l'idea di andare in vacanza nei pressi di città abbandonate o ferrovie mai terminate, ma non riesco poprio a capire dove sia possibile trovare "vie abbandonate". Nei pressi di vie abbandonate, poi, mi pare un controsenso. Nei pressi significa "vicino". Cosa può esserci vicino ad una via abbandonata? O un'altra via abbandonata, e quindi siamo già quasi in un quartiere abbandonato, o una via abitata. Ed io non ho ancora visto vie abbandonate accanto a vie abitate. Tu certamente ne hai viste.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ebbe tutto il tempo di rimuginarci sopra, su quella poesia, in quel secondo giorno di pioggia forte che lo costrinse

 

I casi sono due: o il secondo giorno è immediatamente successivo al primo (quello della scoperta) o non lo è. Se lo è, tutto quel che precede - le sue scoperte, le sue considerazioni, ecc. - appare sfasato nel tempo. Se non lo è, meglio dire "ebbe tutto il tempo di rimuginarci sopra, su quella poesia, nel secondo giorno ..."

Non pare nulla, ma quel "quel" lo lega al primo.

 

Infine un ultimo commento:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ora sapeva cosa fare lungo la brutta stagione

 

Che brutta espressione: "lungo la brutta stagione". Capisco che scivere "nella brutta stagione", possa essere banale, ma meglio la banale semplicità di una espressione spigolosa senza motivo. "Lungo" nasce come aggettivo e si usa anche con valore avverbiale, in altri contesti. In questo caso mi pare un tantino eccessivo.

 

Insomma, per concludere con una visione d'insieme, una idea orignale sviluppata con intelligenza. La cura di certi particolari avrebbe potuto essere migliore, ma il tempo è tiranno e dunque non prendertela per le mie osservazioni.

La lettura mi ha comunque preso, e questo è ottimo segno.

 

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@Macleo , @Mariner P e @Alba360 , grazie per la visita e il commento.

46 minuti fa, Alba360 ha scritto:

Sembra il viaggio dell'umanità intera, dell'esistenza

2 ore fa, Macleo ha scritto:
Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ormai sarebbe stata ridotta a un rudere,

Ormai era ridotta a un rudere. Ci arriva e la vede così com'è, non capisco il "sarebbe stata"

Perché piove ed è buio: vede poco con la torcia da fronte, tanto che all'inizio percepisce solo un generico muro, per cui teme che sia rimasto solo un rudere. Poi, man mano che nota i particolari (finestre chiuse e solide, eccetera) capisce che la costruzione è ancora solida.

 

2 ore fa, Macleo ha scritto:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

«Mai» rispose sorridendo uno dei suoi nuovi compagni, «il viaggio è troppo lungo per una vita sola. Ma se continuano ad arrivarne di nuovi, un giorno saremo là, e sarà come se fossimo tutti assieme.»

Se ben capisco il pensiero, ovvero una specie di staffetta, dovrebbe esserci scritto "saranno". Quelli nuovi arriveranno e i precedenti sarà come se ci fossero.

Sì. Ma gli ho fatto dire "saremo" per far intendere che considera "noi" i morti, i viventi e i futuri. Essendo il personaggio di un sogno, gli ho concesso un po' di licenza espressiva

 

2 ore fa, Macleo ha scritto:

mentre il finale non mi sembra perfettamente il linea con il concetto che una vita non basta e qualcuno deve continuare l'opera di chi l'ha preceduto.

 

46 minuti fa, Alba360 ha scritto:

Sembra il viaggio dell'umanità intera, dell'esistenza.

Il sogno gli fa capire che da solo può lasciare una piccola traccia tutta sua, ma insieme ad altri può partecipare a qualcosa di più grande e di più duraturo. Un progetto collettivo non solo può sopravvivere al proprio ideatore, ma può assumere dimensioni e importanza maggiori.

 

16 minuti fa, Mariner P ha scritto:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La traccia che stava seguendo non era indicata nella cartina militare vecchia di ottant’anni su cui si basava, e questo gli dava una debole speranza: tutti i sentieri che lo erano si erano trasformati in vicoli ciechi.

 

A cosa riferisce "tutti i sentieri che lo erano". Che erano una debole speranza? Se è così non sarebbe stato più efficace : "tutti i sentieri che gliela avevano data si erano trasformati ..."

La frase andrebbe rivista, lo so: il significato è che tutti i sentieri che erano tracciati sulla mappa si erano rivelati vicoli ciechi: questo è "nuovo", e lui spera che non lo sia.

 

17 minuti fa, Mariner P ha scritto:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Tentò di spingere la porta, che sfregò, e poi oppose una resistenza viva, come se qualcuno stesse spingendo dall’interno. 

 

Vuoi descrivere una porta ben solida. Se la spingi non puoi "sfregarla", cioé strisciarla o rigarla. E non può oppore "poi" una resistenza viva. Vuoi forse dire che spingendola cedette un poco e poi resistette? E tornò nella posizione originaria?

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

cadessero sui cardini della porta. Storti e asimmetrici, ma non per caso: era un vecchio sistema per costruire una porta che si chiudesse sotto il proprio peso.

 

È la prima volta che leggo di cardini asimettrici. Che io sappia non esiste una porta con cardini asimmetrici, cioé che NON stanno sulla stessa linea dritta.

Con "asimmetrici" intendo due cardini non uguali tra loro: i loro assi sono logicamente allineati, ma lungo una linea inclinata rispetto alla verticale. Questo comporta che il cardine inferiore sia portato discosto dal muro, usando una zanca piuttosto lunga.

Ho visto questa cosa visitando un palazzo che ha ancora delle vecchie porte del '700, e con questo sistema il peso tende a far richiudere la porta, o, se la apri oltre i 90°, a farla poggiare contro il muro tenendola aperta.

Per quanto riguarda lo "sfregò",intendevo contro la polvere e la sporcizia che si erano accumulati sulla soglia nel corso degli anni.

 

26 minuti fa, Mariner P ha scritto:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La casa non faceva acqua:

 

Una casa non fa acqua. Le barche, le imbarcazioni, tutto quello che È nell'acqua può "fare acqua" nel senso che non è stagna. Che ci entra acqua, e di solito se entra acqua ciò avviene dal basso. Una casa può ben riparare dall'acqua ed essere così asciutta.

Sì, intendevo dire che il tetto non perdeva, e non pioveva dentro.

 

30 minuti fa, Mariner P ha scritto:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

E di lui, che stava leggendo, che si poteva dire?

 

Hai dato un nome - Albert - All'autore del diario, perché far rimanere anonimo il protagonista della storia?

Questo, in effetti, è un po' un mio vizio, ho fatto lo stesso anche con il racconto precedente...

Scrivendolo dal punto di vista del protagonista, in solitaria, mi suona sempre un po' forzato fargli pronunciare il proprio nome. L'avevo anche scelto - Arturo Farelli - , ma poi ho fatto fatica a trovare un punto naturale in cui inserirlo. Forse avrei potuto farlo prima di "stimato professionista" della frase dopo.

 

36 minuti fa, Mariner P ha scritto:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

andava in vacanza nei pressi di vie e città abbandonate, o ferrovie mai terminate,

 

Mi piace l'idea di andare in vacanza nei pressi di città abbandonate o ferrovie mai terminate, ma non riesco poprio a capire dove sia possibile trovare "vie abbandonate"

Con vie intendevo "strade, percorsi". Chiaro che per una via cittadina non ha senso.

 

38 minuti fa, Mariner P ha scritto:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ebbe tutto il tempo di rimuginarci sopra, su quella poesia, in quel secondo giorno di pioggia forte che lo costrinse

 

I casi sono due: o il secondo giorno è immediatamente successivo al primo (quello della scoperta) o non lo è. Se lo è, tutto quel che precede - le sue scoperte, le sue considerazioni, ecc. - appare sfasato nel tempo. Se non lo è, meglio dire "ebbe tutto il tempo di rimuginarci sopra, su quella poesia, nel secondo giorno ..."

Non pare nulla, ma quel "quel" lo lega al primo.

L'idea è la seconda. in effetti, avrei potuto metterci semplicemente "quel nuovo giorno di pioggia", o ancora meglio, "quando il ritorno della pioggia lo costrinse eccetera".

 

41 minuti fa, Mariner P ha scritto:

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ora sapeva cosa fare lungo la brutta stagione

 

Che brutta espressione: "lungo la brutta stagione". Capisco che scivere "nella brutta stagione", possa essere banale, ma

Durante, come suggerito da @Macleo, forse è la soluzione migliore.

 

Grazie di nuovo a tutti e tre!

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Ciao @Marf, molto bello il messaggio di questo racconto. Condividere con gli altri le proprie passioni mettendo da parte i propri egoismi. La forma, secondo me, è migliorabile. Credo che il racconto meriti un ulteriore sforzo da parte tua perchè l'idea è buona. Secondo me puoi investirci altro tempo senza correre il rischio  di sprecarlo. In seguito alcuni suggerimenti che puoi cogliere o meno a seconda dei tuoi gusti.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La traccia che stava seguendo non era indicata nella cartina militare vecchia di ottant’anni su cui si basava, e questo gli dava una debole speranza: tutti i sentieri che lo erano si erano trasformati in vicoli ciechi

 

La traccia che stava seguendo non era indicata nella sua vecchia cartina militare. Questo paradossalmente gli dava conforto, perchè tutti i sentieri segnati sulla mappa che aveva percorso  si erano rivelati dei vicoli ciechi.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Ormai sarebbe stata ridotta a un rudere, ma magari poteva dargli un minimo di riparo

Ormai era ridotta a un rudere, ma poteva ancora offrirgli un riparo.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La casa non faceva acqua

Sorprendentemente nella casa non c'erano infiltrazioni d'acqua.

 

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La nuova postazione era decisamente più avanzata e comoda per le nuove esplorazioni

Il suo nuovo "campo base" era decisamente meglio posizionato rispetto al vecchio per le successive esplorazioni.

 

Saluti,

 

Intes

 

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@INTES MK-69 , grazie del passaggio e dell'apprezzamento.

 

Le frasi che mi hai evidenziato, che sono quelle che hanno indicato un po' tutti, sono un ulteriore esempio della difficoltà che ho nel rileggere un mio testo come se fosse "nuovo".

Altrimenti, avrei dovuto capire da solo che non era chiaro, per esempio che lui non vede la baita abbastanza chiaramente da capire in che stato sia.

 

Sto cercando un sistema per superare questa difficoltà: proverò a spulciare il forum per vedere se ci sia già una discussione al riguardo.

 

Per il resto, grazie ancora per la "fiducia" che dai al brano, e a rileggerci.

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Ciao @Marf! Bentrovato! Mi è piaciuta molto l'idea del racconto, e ho trovato la casa del matto davvero deliziosa. A netto di qualche imperfezione stilistica (visto che Edu ti ha segnato la mia perplessità riguardo alla porta, non mi ripeto), la storia fila liscia e il suo pregio sono indubbiamente le descrizioni, che ti fanno assaporare il viaggio e l'esplorazione del protagonista. Una domanda: perché non gli hai dato un nome? La traccia presa in pieno! 

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Ciao @Emy , e grazie per l'apprezzamento.

Il nome in realtà glielo avevo anche trovato, perché ricordavo che anche nel racconto precedente avevo un protagonista innominato, ma alla fine non ho trovato un punto naturale in cui inserirlo. È da solo, e non deve rapportarsi con nessuno: e i nomi servono quando dobbiamo indicarci gli uni agli altri. L'unica sarebbe stata infilarlo quando pensava se era matto quanto il compilatore del diario:

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

E di lui, che stava leggendo, che si poteva dire? Lo stimato architetto Arturo Farelli, alla cui vita solidamente organizzata la morte inaspettata di un amico aveva fatto l’effetto che fa a un maglione di lana un filo tirato con forza: lentamente, inesorabilmente, si era smagliata.

ma non so quanto sarebbe stato bene...

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Ah, visto che la questione pare interessare, ho trovato  una discussione di falegnameria in cui ci sono delle foto di una porta incardinata col principio che intendevo io:

 

http://www.legnofilia.it/viewtopic.php?p=111524

 

L'asse dei cardini della porta, quando ruota, risulta inclinato, e quindi il baricentro si alza: il peso spinge a riportarlo in basso, e quindi in posizione chiusa o (se supero i 90° gradi di apertura) spalancata. L'idea è che il protagonista, sentendo il peso della porta che resiste al suo tentativo di aprirla, pensi a qualcuno che la spinga dall'interno.

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Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Quando fosse tornato,

ci vedrei meglio un "sarebbe" per il senso di futuro.

Il racconto mi è piaciuto per il senso, l'ambientazione che proietta bene nell'avventura del protagonista e nel suo finale di apertura agli altri. Ho apprezzato meno alcune costruzioni di frase piuttosto farraginose a mio gusto

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

Il torrentello gonfiato dall’acquazzone gli aveva chiuso ogni possibilità di rientro, e tentare di aggirare gli ostacoli inerpicandosi sui pendii selvaggi e boscosi della montagna, con le gambe esauste e la sola luce della torcia da fronte, sarebbe stata una scorciatoia per la morte.

ti cito questo periodo come esempio, ma sono diversi

L'altra cosa che mi è sembrata un po' pesante è la parte centrale che elenca tutte le informazioni o quasi

Il 18/8/2019 alle 23:25, Marf ha scritto:

La dedica allo sconosciuto “che troverà i miei pensieri racchiusi in quest’urna” scritta sul frontespizio, la lunga spiegazione di come (ma non del perché) Albert, il misterioso autore, si fosse insediato nella valle da cui tutti stavano fuggendo, risalendola “come un salmone risale la corrente, per fecondare una nuova vita sacrificando la propria”; pensieri divaganti senza capo né coda, racconti iniziati e mai finiti, poesie… Il preciso ritratto di un uomo che si era perso nel labirinto dei propri pensieri, ed era venuto fin lassù a cercarne l’uscita.

E di lui, che stava leggendo, che si poteva dire? Uno stimato professionista, alla cui vita solidamente organizzata la morte inaspettata di un amico aveva fatto l’effetto che fa a un maglione di lana un filo tirato con forza: lentamente, inesorabilmente, si era smagliata. E fin lì, nulla da dire: ma poi, l’idea di salvare l’edificio scricchiolante della propria esistenza trasferendo l’occupante…

Aveva sempre avuto la passione di ricostruire i percorsi antichi: andava in vacanza nei pressi di vie e città abbandonate, o ferrovie mai terminate, e alla fine delle ferie controllava su internet se quello che aveva dedotto era vero. La valle abbandonata l’aveva stregato, quando si era preso quell’anno sabbatico, o forse due, tanto poteva permetterselo, per cercare di ritrovare un senso a quel che era e che faceva.

Ecco, secondo me avresti potuto trovare il modo di disseminare le informazioni, almeno quelle fondamentali, qui e là nel testo, invece di elencarle tutte in queste poche righe, penso che la lettura ne sarebbe risultata più leggera. Naturalmente, dire questo dall'esterno e non dovendo elaborare e strutturare dal nulla un racconto di 8000 caratteri è molto più semplice :)

 

Detto questo, il racconto è molto piacevole e interessante con il protagonista che trova una nuova motivazione in un bel finale ottimista e "umanista" nel miglior senso del termine. pollice in su :)

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Ciao @Marf

racconto interessante nello sviluppo, ma soprattutto per il messaggio che vuole trasmettere. Forse si potrebbe rivedere dal punto di vista formale perché in alcuni punti mi pare poco scorrevole, come mi pare ti abbiano segnalato nei commenti precedenti. Non mancano però le suggestioni, sia da un punto di vista linguistico, con delle belle similitudini, che a livello di immagini, come la descrizione di questa strana porta. Nell'insieme una bella prova.

A presto!

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