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Poeta Zaza

[FdI 2019-3] I raggi rotti del sole

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commento d'altrui testo

 

I raggi rotti del sole

 

Anno 2098.

 

Detto in linguaggio profano, l’Emerito Professor Arrigo Orbissano junior aveva scoperto un altro cielo dietro il cielo.

Parafrasando il linguaggio teatrale, era stato come l’aprirsi di un sipario infinito a far scorgere un nuovo mondo, punteggiato da miriadi di luci microscopiche, apparendo così una bis-cupola combaciante di stelle.

Il pianeta era stato chiamato Orbis. Gli strumenti astronomici in grado di sondare lo spazio, per quanto potenti, non erano riusciti a stabilire dimensioni e struttura del corpo celeste. Sembrava avvolto da un’impenetrabile nebbia. Poterlo conoscere ed esplorare era un richiamo e una sfida per ogni scienziato.

Il popolo sapeva soltanto che la porta di quel secondo cielo si era aperta per la prima volta dalla storia dell’umanità.

 

Il professor  Orbissano junior era pervaso dal sacro fuoco della scienza.

Il suo nuovo obiettivo era di andare sul decimo pianeta: voleva esplorarlo camminandoci sopra. Ormai era un chiodo fisso.

Aveva l’abilitazione d’astronauta e ancora l’età per far parte di una missione e in grado di  superare la selezione. Il suo team di ricerca, tutto italiano, aveva anche costruito il satellite che era stato in grado di avvicinarsi a Orbis e fotografarlo. Ne era orgoglioso.

Contemporaneamente, e per assurdo contrasto e controsenso, un nemico subdolo si insinuava nella sua realtà quotidiana. Arrigo si rendeva conto di avere vuoti di memoria, afasia, dimenticava i posti dove metteva gli oggetti, riconosceva con fatica le persone, cambiava umore da un momento all’altro.

L’autodiagnosi aveva un nome: incipit del “default mentale”, la prima fase della malattia che aveva colpito il padre fino al terzo stadio, il decremento.

In un giorno dell’autunno precedente, suo padre era uscito di casa e non vi aveva più fatto ritorno. Orbissano senior era un luminare nel ramo delle telecomunicazioni satellitari. Arrigo aveva pochi ricordi con lui da bambino, e nessuno di baci o carezze. Non ricordava che l’avesse preso in braccio o per mano. Da ragazzo, ricordava prediche sulla dirittura morale e sulla dedizione al lavoro. In seguito, i tempi e i gravosi impegni delle rispettive professioni non avevano contribuito ad avvicinarli.

 

Quella notte Arrigo era solo nel suo laboratorio. Era entrato nella capsula costruita per essere lanciata dallo stesso missile vettore che aveva portato il satellite su Orbis. La programmazione di una nuova messa in orbita con equipaggio umano si era arenata, delineandosi difficoltà impreviste per i calcoli e per la selezione degli astronauti.

In contraddizione al momento  personale che viveva, egli scorgeva comunque l’insorgere in sé di facoltà nuove, quale la concentrazione nei circuiti temporali che intravedeva quasi a livello sensitivo.

C’era qualcosa di soprannaturale, sentiva, che lo spingeva a voler conoscere quelle luci: una pulsione interiore che gli faceva provare brividi di prefigurazione.

 

Una luce accecante avvolse in quel momento Arrigo. Vide l’indefinibile. Vuoto cosmico intorno a sé e colori mai visti…

Era immobile ma si muoveva a velocità superiori a quella della luce, sentiva la capsula addentrarsi nell’universo, ma lui non vedeva niente attraverso gli schermi che, all’improvviso, dopo un tempo che gli parve di una lunghezza insostenibile, si accesero e gli mostrarono un’immagine alla quale si era assuefatto negli ultimi tempi mediante le ricostruzioni matematiche in laboratorio. Era il pianeta Orbis. Ma era vero.

 

Svenne. Quando riprese i sensi, si guardò intorno. Era fuori dall’abitacolo, che gli stazionava accanto, su una superficie lunare e solare insieme.

Sul terreno spoglio, infatti, brillavano mille luci, provenienti da entità mobili ed espressive, che gli si avvicinavano, accoglienti.

Vide la capsula allontanarsi, si rese conto di essere incorporeo e fluttuante e capì d’istinto che il suo corpo materiale era rimasto dentro la capsula.

Per la prima volta dopo molto tempo, però, si accorse di non avere più rimpianti né paure.

Le luci intorno a lui avevano le forme di ectoplasmi, come lui d'altronde. Si muoveva, danzava come una nuvola, comunicava con tutti e tutti comunicavano con lui, con una facilità di una bellezza ultraterrena, senza fraintenderlo mai.

Non esisteva più il tempo, né il caldo o il freddo. Si esisteva e basta. E  continui svelamenti e apprendimenti. Arrigo era estasiato. L’eternità non gli sarebbe bastata per capire tutto.

 

Una cosa però gli era chiara: la luce da cercare era in se stessi, in ogni individuo, in ogni luogo. Diamo luce al nostro giorno.

 

Tutti gli uomini, afflitti da “default mentale” sulla Terra, dopo la morte qui venivano portati per guarire, trasformati in ectoplasmi attivi che interagivano fra loro, scambiandosi sensazioni e cognizioni intense.

Era la luce ultraterrena da cui erano avvolti, di varie e infinite tonalità e sfumature l’input della ristrutturazione del default mentale  prima e della loro cosciente sapienza poi.

 

Un mondo in transito.

 

Una civiltà non fondata su costruzioni materiali ma su connessioni cerebrali, emozioni e sensazioni che erano il solo nutrimento, la sola ragione di esistenza necessaria ai suoi abitanti.

Arrigo si muoveva e assimilava. Il suolo assumeva l’impronta di chi lo calcava. Pietre come libri che recavano incisi i pensieri di chi era arrivato a esplorare la sua mente, trattenendo anche i pensieri della sua condizione di malato di default mentale sulla Terra e poi i pensieri rigeneratori di Orbis.

 

Tutti i pensieri si potevano leggere.  Un prima e un dopo, in un’unica biblioteca.

 

Questo assimilava Arrigo da chi ascoltava e da cosa leggeva.

Una luce dalla stessa sfumatura e riverbero della sua si avvicinò. Era suo padre.

“Figlio mio…”

L’abbraccio dei due ectoplasmi era un’esperienza che andava a colmare il vuoto di attenzioni e accoglienza del passato: era un riconoscersi come famiglia, uno stringersi al cuore.

“Hai anticipato la venuta della tua coscienza attiva qui e ne sono felice. Chissà se hai sentito telepaticamente la mia chiamata. Hai scoperto questo luogo di luce e lo hai chiamato Orbis, dal nostro casato… Sono orgoglioso di te e di quello che hai fatto. In questo luogo, chi ha dovuto provare l’indebolimento delle sue facoltà intellettive è chiamato a  recuperarle e affinarle. Dobbiamo essere integri per affrontare il grande passaggio con le nostre facoltà totalmente ricettive e intatte. Come gli altri. Figlio mio, passeremo insieme questo momento di transito. Qui su… Orbis, dove si aggiustano i raggi spezzati di ogni sole.”

 

Arrigo guardò suo padre con un affetto mai provato prima con tale chiarezza e trasporto.

Il padre gli sorrise e lo prese per mano, diretto verso una sezione discosta dei libri di pietra, continuando a parlare:

 

“Ho esplorato la mia mente e le sue prigioni di quando ero sulla Terra. Prima pensavo che tua madre, il mio amore, fosse lei da curare, non io. Pensavo che il suo sguardo, che non riconoscevo, fosse dovuto a una malattia, a un trauma, e invece era il riflesso dei miei occhi nei suoi…

Ero io che non ero più in grado di capire, ero io a non essere più integro, e non solo a causa della malattia, ma anche in precedenza.

E l’ho scoperto qui, dove aggiustano i raggi dei nostri soli spezzati.

Leggi quello che è scritto sulla mia pietra, figlio mio."

 

Io, straniero,

in un mondo di bocche

parlo

e non mi sento dire;

 

su strade senza selciato

vado

come - non so -

 

Chi controlla i miei gesti,

chi detta le mie parole?

Sono così da sempre, se non provo

nulla

per quelle nuvole di gente

che incombono dall’alto,

a disagio?

 

E una cosa mi sfugge più ogni giorno:

un dolore fermo nel profondo.

Non c’è nessuno capace di aggiustare

i raggi rotti del sole nei suoi occhi.

 

***

 

18 novembre 2098.

Notizie. Ultima ora:

Lo scopritore di Orbis, il decimo pianeta, l’illustre Esimio Professor Arrigo Orbissano junior, è stato rinvenuto cadavere nel centro astronomico di …

Si trovava a bordo della sua aeronave, in assetto da astronauta. Ancora da esplorare i motivi del decesso.

 

 

 

 

 

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Ciao, un racconto molto bello, finora quello che mi è piaciuto di più dei tuoi. Mi è piaciuta molto l'unione tra la scoperta scientifica e la storia personale del protagonista, che ritrova il padre sul pianeta sconosciuto. Bello anche come hai descritto questo pianeta, dove si raccolgono le anime per guarire prima di passare oltre. Il tema della voglia di esplorare c'è tutto. In generale il racconto è scorrevole e ben equilibrato e il finale dolceamaro è perfetto.

Se proprio dovessi segnalarti qualcosa sarebbe l'aggiunta di un paio di virgole:

6 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Aveva l’abilitazione d’astronauta e ancora l’età per far parte di una missione e in grado di  superare la selezione. 

per esempio qui, dove metterei: Aveva l’abilitazione d’astronauta e ancora l’età per far parte di una missione, ed era in grado di  superare la selezione (questo perché "in grado" non può essere retto da "aveva" come le prime due)

6 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Arrigo si rendeva conto di avere vuoti di memoria, afasia

qui non mi è chiaro se quell'afasia sia da aggiungere ai sintomi, o se è una svista per "amnesia"

 

A voler proprio essere pignoli e noiosi ti è sfuggito anche qualche doppio spazio, ma è tutto. Per il resto è ben scritto e mi è piaciuto molto. La poesia poi l'ho trovata bellissima e ben inserita (y)

 

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9 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Ciao, un racconto molto bello, finora quello che mi è piaciuto di più dei tuoi. Mi è piaciuta molto l'unione tra la scoperta scientifica e la storia personale del protagonista, che ritrova il padre sul pianeta sconosciuto. Bello anche come hai descritto questo pianeta, dove si raccolgono le anime per guarire prima di passare oltre. Il tema della voglia di esplorare c'è tutto. In generale il racconto è scorrevole e ben equilibrato e il finale dolceamaro è perfetto.

Se proprio dovessi segnalarti qualcosa sarebbe l'aggiunta di un paio di virgole:

per esempio qui, dove metterei: Aveva l’abilitazione d’astronauta e ancora l’età per far parte di una missione, ed era in grado di  superare la selezione (questo perché "in grado" non può essere retto da "aveva" come le prime due)

qui non mi è chiaro se quell'afasia sia da aggiungere ai sintomi, o se è una svista per "amnesia"

Non volevo dire "amnesia" perché avevo già scritto "vuoti di memoria", ma ho sbagliato a usare "afasia" al posto di spiegare che non trovava le parole giuste per esprimersi.

9 ore fa, Silverwillow ha scritto:

 

A voler proprio essere pignoli e noiosi ti è sfuggito anche qualche doppio spazio, ma è tutto. Per il resto è ben scritto e mi è piaciuto molto. La poesia poi l'ho trovata bellissima e ben inserita (y)

 

 

Ti ringrazio della lettura attenta, delle tue considerazioni e suggerimenti. 

Sono lieta che tu abbia apprezzato la prosa e la poesia :rosa: @Silverwillow

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Non so se hai già scritto altre storie di fantascienza, mi ha sorpreso davvero ritrovarmi un racconto simile scritto da te, piacevolmente sorpreso aggiungerei! Devo dire che mi è piaciuto molto, al di là degli elementi fantascientifici che, per associazione di pensiero (considerando le capacità quasi "magiche" del pianeta) ho collegato a Solaris (film e libro che amo in modo smisurato... il film di Tarkovskij eh, non il remake... ma evitiamo le digressioni), ma soprattutto perché la reputo una storia molto tenera. Un riscattarsi dall'incedere di una malattia, della perdita delle proprie facoltà mentali, e anche dei sentimenti riscattati di un padre e di un figlio. Bella anche la trovata del terreno che si modella ad ogni passo e diventa pensiero, e bella anche la poesia che arriva tutta. Insomma, davvero brava @Poeta Zaza , e alla prossima. (

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1 ora fa, Rhomer ha scritto:

Non so se hai già scritto altre storie di fantascienza, mi ha sorpreso davvero ritrovarmi un racconto simile scritto da te, piacevolmente sorpreso aggiungerei!

È la mia prima volta nel mondo del fantasy :si: Wow :yahoo:

 

1 ora fa, Rhomer ha scritto:

Devo dire che mi è piaciuto molto, al di là degli elementi fantascientifici che, per associazione di pensiero (considerando le capacità quasi "magiche" del pianeta) ho collegato a Solaris (film e libro che amo in modo smisurato... il film di Tarkovskij eh, non il remake... ma evitiamo le digressioni), ma soprattutto perché la reputo una storia molto tenera. Un riscattarsi dall'incedere di una malattia, della perdita delle proprie facoltà mentali, e anche dei sentimenti riscattati di un padre e di un figlio. Bella anche la trovata del terreno che si modella ad ogni passo e diventa pensiero, e bella anche la poesia che arriva tutta. Insomma, davvero brava @Poeta Zaza , e alla prossima. (

 

Mi fa tanto tanto piacere la tua approvazione, @Rhomer  :rosa:

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19 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Ancora da esplorare i motivi del decesso.

Direi "stabilire" o "accertare". Ti sei fatta prendere la mano dall'esplorazione.

Piacevole racconto poetico in puro stile zaziano.

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Ciao @Poeta Zaza,

Molto molto romantico questo racconto! La tua personale esplorazione della fantascienza ha dato ottimi frutti. 

 

Ho apprezzato, su tutto il resto in maggior misura, la malattia, il default mentale (credo sia di tua invenzione, giusto?). Ti spiego perché. In campo medico e diagnostico, negli ultimi decenni le degenerazioni cerebrali sono uno dei problemi più studiati. Con le scoperte mediche degli ultimi cento anni è stato possibile allungare la vita media delle persone, in termini di tempo ma non di qualità. Infatti è ancora molto difficile curare patologie degenerative della vecchiaia, a cui il default mentale assomiglia. Per cui immaginare un futuro in cui il corpo tutto sommato rimane sano ma la mente, a un certo punto, barcolla, ha un certo fondo di verità. 

Detto questo il resto della storia è gradevole, ben scritto e molto originale. La poesia è bella, ma mi sarei stupita del contrario. 

Se ti devo sollevare un dubbio è che tu hai descritto Orbis come

21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Una civiltà non fondata su costruzioni materiali ma su connessioni cerebrali, emozioni e sensazioni che erano il solo nutrimento, la sola ragione di esistenza necessaria ai suoi abitanti

Ma poi esistono sul pianeta

21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

libri di pietra

Ecco, diciamo che comprendo il motivo di questo (la traccia del contest che obbliga a trovare qualcosa di scritto su un supporto fisico), ma secondo me potevi inventare qualcosa di più coerente col mondo che hai immaginato (ad esempio: fasci di luce che scrivono nel cielo, gruppi di fotoni "collimati" che fanno apparire frasi nell'aria, ecc...) qualcosa di più impalpabile e etereo che non libri di pietra (quasi preistorici). 

Sì tratta ovviamente di un piccolissimo dettaglio da niente, il racconto è decisamente valido. Brava! 

 

Talia 

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21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Si trovava a bordo della sua aeronave, in assetto da astronauta. Ancora da esplorare i motivi del decesso.

 

2 ore fa, Macleo ha scritto:

Direi "stabilire" o "accertare". Ti sei fatta prendere la mano dall'esplorazione.

 

L'ho fatto apposta, invece. ;) Mi sono fatta prendere dal mio lato scanzonato e un po' infantile e ho voluto mettere la "traccia dell'esplorazione" anche lì. :sherlock: 

 

2 ore fa, Macleo ha scritto:

Piacevole racconto poetico in puro stile zaziano.

 

Grazie  @Macleo  :)

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21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Pietre come libri che recavano incisi i pensieri di chi era arrivato a esplorare la sua mente

 

Hai ragione, @Talia poi li chiamo anche "libri di pietra", ma volevo riferirmi, alla prima definizione di cui sopra. :si:

 

11 minuti fa, Talia ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza,

Molto molto romantico questo racconto! La tua personale esplorazione della fantascienza ha dato ottimi frutti. 

 

Ho apprezzato, su tutto il resto in maggior misura, la malattia, il default mentale (credo sia di tua invenzione, giusto?).

 

Sì, è una mia definizione che vorrebbe comprendere demenza senile, Alzheimer eccetera, in un unico male della mente e delle emozioni.

 

11 minuti fa, Talia ha scritto:

Ti spiego perché. In campo medico e diagnostico, negli ultimi decenni le degenerazioni cerebrali sono uno dei problemi più studiati. Con le scoperte mediche degli ultimi cento anni è stato possibile allungare la vita media delle persone, in termini di tempo ma non di qualità. Infatti è ancora molto difficile curare patologie degenerative della vecchiaia, a cui il default mentale assomiglia. Per cui immaginare un futuro in cui il corpo tutto sommato rimane sano ma la mente, a un certo punto, barcolla, ha un certo fondo di verità. 

Detto questo il resto della storia è gradevole, ben scritto e molto originale. La poesia è bella, ma mi sarei stupita del contrario. 

Brava! 

Talia 

 

È un tema purtroppo attuale e, come dici, destinato a riguardare, allungandosi la vita media, una fascia sempre maggiore di popolazione.

 

Ti ringrazio tanto del tuo commento e dei complimenti, cara @Talia :rosa:

 

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@Poeta Zaza un bel racconto, direi che hai dato un'anima alla scienza. Un intreccio interessante quello tra la voglia di scoprire luoghi nuovi per trovarsi invece davanti ad affetti e sentimenti antichi, recuperando questi in un luogo dove l'immateriale conta più della materia. Brava, piaciuto.

 

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1 minuto fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

@Poeta Zaza un bel racconto, direi che hai dato un'anima alla scienza. Un intreccio interessante quello tra la voglia di scoprire luoghi nuovi per trovarsi invece davanti ad affetti e sentimenti antichi, recuperando questi 

 

grazie cara Adelaide :)

 

1 minuto fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

in un luogo dove l'immateriale conta più della materia.

 

Un po' come il tuo im-materiale prezioso, vero @Adelaide J. Pellitteri :rosa:

 

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Buongiorno @Poeta Zaza !

 

Ma che bel racconto che ci ha donato! 

 

Non ho nulla da segnalare dal punto di vista sintattico-ortografico, la trama si intuisce fin dalle prime battute, ma non è affatto banale e l' Emerito Professore è ben caratterizzato. Cavoli, un'altra lettura di questa tappa che merita molti complimenti e pochissime osservazioni/considerazioni! 

 

Per farla breve: una piacevole lettura,  impreziosita da una poesia sì valida, ma...  ecco, a fare il "cattivo"...  mi aspettavo qualcosa di più in tal senso: ho percepito un po' di ambiguità in questi versi, in netto contrasto con tutto il resto del racconto. Ma sicuramente è un mio difetto.

 

Alla prossima! ;)

 

 

 

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Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

un altro cielo dietro il cielo.

fantastico

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

una bis-cupola combaciante di stelle.

assoluatamente fantastico

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Il pianeta era stato chiamato Orbis.

Pianeta? :grat:

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Orbis, il decimo pianeta

:aka:

 

@Poeta Zaza, ma allora il "secondo cielo" è solo metafora di un nuovo pianeta? (che a sua volta è metafora di quel mondo in transito di connessioni spirituali...)

Tante suggestioni in questo racconto... ma... ma... Rimango un po' con l'impresione che tu abbia piazzato una bomba atomica nella prima riga e poi l'abbia disinnescata. La biscupola era una scoperta molto più sensazionale di quella di un nuovo pianeta... Poi viri verso l'idea del nuovo mondo fatto di spirito - che col cielo dietro al cielo ci stava tuttissimo - , seconda bomba atomica del racconto, ma l'abbandoni subito in favore del dialogo con il padre...

Insomma, credo che avresti potuto sviluppare delle idee eccezionali che ti erano venute, ma hai sviato, hai concluso molto presto... insomma.. cioè dico io, una biscupola! un altro cielo dietro al cielo!, perché lasciarli andare così?  

Modificato da Edu
ciucciagine

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Cioè, intendiamoci, il racconto è bello, eh... Ma se ci torni e sviluppi i semi che hai gettato c'è materiale perché diventi stratosferico... secondo me lasciarlo così è un vero peccato...

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2 ore fa, H3c70r ha scritto:

Buongiorno @Poeta Zaza !

 

Ma che bel racconto che ci ha donato! 

 

grazie @H3c70r :)

2 ore fa, H3c70r ha scritto:

ho percepito un po' di ambiguità in questi versi, in netto contrasto con tutto il resto del racconto.

 

 

Per forza che c'è ambiguità! Si tratta di confusione mentale, e io faccio parlare un malato in quei versi... Non capisco la tua obiezione.

Mentre  il resto del brano contrasta perché parla il narratore onnisciente.

Spero che tu possa accogliere e comprendere questa mia spiegazione, caro @H3c70r

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Ciao @Poeta ZazaIl cielo nel cielo, sembrerebbe una frase dettata dalla fantasia,  ma non è cosi. Difatti ci sono molte possibilità che questo cielo nel cielo esista da vero  per esempio i  cosi detti buchi neri enormi voragini che catturano astri,  pianeti e tutto ciò che è presente nell'universo che conosciamo dove li depongono una volta che i buchi neri li risucchiano?

Ritengo molto interessante e attraente il tuo racconto fluido e facile da intuire. Ti auguro un  buon appetito e tanta fortuna.

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Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Detto in linguaggio profano, l’Emerito Professor Arrigo Orbissano junior aveva scoperto un altro cielo dietro il cielo.

Parafrasando il linguaggio teatrale, era stato come l’aprirsi di un sipario infinito a far scorgere un nuovo mondo, punteggiato da miriadi di luci microscopiche, apparendo così una bis-cupola combaciante di stelle.

Il pianeta era stato chiamato Orbis.

 

Precisazioni che ti faccio attingendo dal mio testo:

il corpo celeste è un pianeta, punteggiato da una miriade di luci, e si è rivelato soltanto dopo che,

caso eccezionale, si è aperto, come un sipario, un altro cielo dietro al cielo sin lì conosciuto.

 

L'equivoco nasce dalla "biscupola combaciante di stelle". Mi rendo conto che la frase, estrapolata dal testo, possa significare: due cupole di stelle, combacianti come due calici, quindi due cieli, due cupole di aria che formano questo strano pianeta.

Nel mio incipit, però, la frase completa parte dall'input di parafrasare il sipario del teatro. Ergo, tu sei uno spettatore, nella platea del tuo mondo e sotto il tuo cielo, ed ecco che appare davanti a te un altro mondo (pianeta) sotto un altro cielo. E questo mondo è pieno di lui (e tu forse non scoprirai mai perché...).

 

 

21 minuti fa, Edu ha scritto:

 

@Poeta Zaza, ma allora il "secondo cielo" è solo metafora di un nuovo pianeta? (che a sua volta è metafora di quel mondo in transito di connessioni spirituali...)

 

come ti ho spiegato sopra, e con la citazione del mio testo, no :no:

 

21 minuti fa, Edu ha scritto:

Tante suggestioni in questo racconto... ma... ma... Rimango un po' con l'impresione che tu abbia piazzato una bomba atomica nella prima riga e poi l'abbia disinnescata. La biscupola era una scoperta molto più sensazionale di quella di un nuovo pianeta... Poi viri verso l'idea del nuovo mondo fatto di spirito - che col cielo dietro al cielo ci stava tuttissimo - , seconda bomba atomica del racconto, ma l'abbandoni subito in favore del dialogo con il padre...

Insomma, credo che avresti potuto sviluppare delle idee eccezionali che ti erano venute, ma hai sviato, hai concluso molto presto... insomma.. cioè dico io, una biscupola! un altro cielo dietro al cielo!, perché lasciarli andare così?  

 

Ti ringrazio della tua suggestiva idea, che peraltro mi ha sfiorato nel mentre decidevo l'orientamento del mio racconto. E che potrò sviluppare in seguito, volendo.

Ma ho deciso, anche per il limite dei caratteri,  di privilegiare la trama che vede la popolazione del nostro mondo essere solo partecipe della scoperta di un altro pianeta - particolare sì - ma in sostanza solo per le luci e l'atmosfera, e narrare di un mondo in transito, celato al nostro, dove  chi muore in stato di "default mentale" venga ristrutturato, curato e arricchito, messo cioè in condizioni ottimali, anzi, trasfuso di nuova luce, per andare "oltre".

 

Spero tu mi abbia compreso, carerrimo @Edu ;)

 

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Adesso, Poeta Zaza ha scritto:

E questo mondo è pieno di lui luci (e tu forse non scoprirai mai perché...).

 

Mi scuso e correggo il refuso: volevo dire luci.

 

@Edu

 

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22 minuti fa, flambar ha scritto:

Ciao @Poeta ZazaIl cielo nel cielo, sembrerebbe una frase dettata dalla fantasia,  ma non è cosi. Difatti ci sono molte possibilità che questo cielo nel cielo esista da vero  per esempio i  cosi detti buchi neri enormi voragini che catturano astri,  pianeti e tutto ciò che è presente nell'universo che conosciamo dove li depongono una volta che i buchi neri li risucchiano?

Ritengo molto interessante e attraente il tuo racconto fluido e facile da intuire. Ti auguro un  buon appetito e tanta fortuna.

 

Quanti cieli da esplorare, quanti mondi sotto altri cieli? Possiamo solo pensarci, per ora.

Grazie del tuo giudizio positivo, capitan @flambar :)

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1 ora fa, Poeta Zaza ha scritto:

Per forza che c'è ambiguità! Si tratta di confusione mentale, e io faccio parlare un malato in quei versi... Non capisco la tua obiezione.

Mentre  il resto del brano contrasta perché parla il narratore onnisciente.

Spero che tu possa accogliere e comprendere questa mia spiegazione, caro @H3c70r

 

Allora cerco di spiegarmi meglio (e non parlo del contrasto con la narrazione onnisciente, parlo dei dialoghi diretti): in realtà, il padre - per come l'ho interpretato io - seppur morto, è poi rinsavito (o lo sta facendo... ma di sicuro non è più malato "grave"), come ho evinto da qui...

Quota

“Hai anticipato la venuta della tua coscienza attiva qui e ne sono felice. Chissà se hai sentito telepaticamente la mia chiamata. Hai scoperto questo luogo di luce e lo hai chiamato Orbis, dal nostro casato… Sono orgoglioso di te e di quello che hai fatto. In questo luogo, chi ha dovuto provare l’indebolimento delle sue facoltà intellettive è chiamato a  recuperarle e affinarle. Dobbiamo essere integri per affrontare il grande passaggio con le nostre facoltà totalmente ricettive e intatte. Come gli altri. Figlio mio, passeremo insieme questo momento di transito. Qui su… Orbis, dove si aggiustano i raggi spezzati di ogni sole.”

... e qui ...

Quota

“Ho esplorato la mia mente e le sue prigioni di quando ero sulla Terra. Prima pensavo che tua madre, il mio amore, fosse lei da curare, non io. Pensavo che il suo sguardo, che non riconoscevo, fosse dovuto a una malattia, a un trauma, e invece era il riflesso dei miei occhi nei suoi…

Ero io che non ero più in grado di capire, ero io a non essere più integro, e non solo a causa della malattia, ma anche in precedenza.

E l’ho scoperto qui, dove aggiustano i raggi dei nostri soli spezzati.

Leggi quello che è scritto sulla mia pietra, figlio mio."

 

Ora, se la poesia è un "pensiero in vita" del padre, trovo difficile che qui non sia stato "aggiustato" (altrimenti come sarebbe rinsavito? E come può fare riferimento alla "gente che scende" su Orbis?); se invece è un pensiero "post mortem" (come credo, essendo su Orbis) lo trovo "congruente" fino all'ultima strofa, che invece mette in discussione il tutto (credo sia riferita alla presunta malattia del suo amore).

 

Potrebbe dirmi che il padre è ancora malato... ma allora non mi spiego come abbia potuto comunicare così "lucidamente" con il figlio, come ho riportato nei primi due "quote".

 

Insomma, sono un gran zuccone... :lol:

 

 

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14 minuti fa, H3c70r ha scritto:

 

Allora cerco di spiegarmi meglio (e non parlo del contrasto con la narrazione onnisciente, parlo dei dialoghi diretti): in realtà, il padre - per come l'ho interpretato io - seppur morto, è poi rinsavito (o lo sta facendo... ma di sicuro non è più malato "grave"), come ho evinto da qui...

... e qui ...

 

Ora, se la poesia è un "pensiero in vita" del padre, trovo difficile che qui non sia stato "aggiustato" (altrimenti come sarebbe rinsavito? E come può fare riferimento alla "gente che scende" su Orbis?); se invece è un pensiero "post mortem" (come credo, essendo su Orbis) lo trovo "congruente" fino all'ultima strofa, che invece mette in discussione il tutto (credo sia riferita alla presunta malattia del suo amore).

 

Potrebbe dirmi che il padre è ancora malato... ma allora non mi spiego come abbia potuto comunicare così "lucidamente" con il figlio, come ho riportato nei primi due "quote".

 

Insomma, sono un gran zuccone... :lol:

 

 

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

 

Il suolo assumeva l’impronta di chi lo calcava. Pietre come libri che recavano incisi i pensieri di chi era arrivato a esplorare la sua mente, trattenendo anche i pensieri della sua condizione di malato di default mentale sulla Terra e poi i pensieri rigeneratori di Orbis.

 

ossia, il padre ha scritto quei versi, appena arrivato su Orbis, registrando i suoi pensieri da malato, prima che svanissero.

 

E infatti, così li spiega al figlio:

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

“Ho esplorato la mia mente e le sue prigioni di quando ero sulla Terra. Prima pensavo che tua madre, il mio amore, fosse lei da curare, non io. Pensavo che il suo sguardo, che non riconoscevo, fosse dovuto a una malattia, a un trauma, e invece era il riflesso dei miei occhi nei suoi…

Ero io che non ero più in grado di capire, ero io a non essere più integro

 

Non sei uno zuccone, è che ti è sfuggita una riga di testo e basta quello a fraintendere... Forse, dovevo evidenziare meglio quel concetto, svilupparlo con più respiro. In questo mondo di transito, Orbissano senior ha visto il confronto tra il suo pensiero malato e quello guarito.

 

Dovevo essere più chiara. Dire di più. 

Grazie di avermi dato l'opportunità  di spiegare, caro @H3c70r :sss:

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Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

far scorgere un nuovo mondo, punteggiato da miriadi di luci microscopiche, apparendo così una bis-cupola combaciante di stelle.

Chi può immaginare ora come sarà scoprire un nuovo mondo nello spazio. Che sia uno specchio che rifette le stesse stelle e le stesse anime su stadi diversi dell'esistenza?

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

porta di quel secondo cielo si era aperta per la prima volta dalla storia dell’umanità.

Questo fa ben sperare che dipenda dalla nostra evoluzione intellettiva. Se prima di quel momento non era stato possibile vedere il passaggio.

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

dal sacro fuoco

Avrei trovato un altro modo per spiegarlo. non mi piacciono i modi di dire, io cerco sempre di evitarli ma non è facile.

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

 Il suo team di ricerca, tutto italiano, aveva anche costruito il satellite che era stato in grado di avvicinarsi a Orbis e fotografarlo. Ne era orgoglioso.

  :Dorgoglio patriotico, giustamente!

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

afasia

intendi difficoltà a esprimersi vero?

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

egli scorgeva comunque l’insorgere in sé di facoltà nuove, quale la concentrazione nei circuiti temporali che intravedeva quasi a livello sensitivo.

C’era qualcosa di soprannaturale, sentiva, che lo spingeva a voler conoscere quelle luci: una pulsione interiore che gli faceva provare brividi di prefigurazione.

 

È la malttia che gli fa vedere cose irreali sulla terra ma forse vere su Orbis?

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Una luce accecante avvolse in quel momento Arrigo. Vide l’indefinibile. Vuoto cosmico intorno a sé e colori mai visti…

Era immobile ma si muoveva a velocità superiori a quella della luce, sentiva la capsula addentrarsi nell’universo, ma lui non vedeva niente attraverso gli schermi che, all’improvviso, dopo un tempo che gli parve di una lunghezza insostenibile, si accesero e gli mostrarono un’immagine alla quale si era assuefatto negli ultimi tempi mediante le ricostruzioni matematiche in laboratorio. Era il pianeta Orbis. Ma era vero.

 

Svenne. Quando riprese i sensi, si guardò intorno. Era fuori dall’abitacolo, che gli stazionava accanto, su una superficie lunare e solare insieme.

Sul terreno spoglio, infatti, brillavano mille luci, provenienti da entità mobili ed espressive, che gli si avvicinavano, accoglienti.

Vide la capsula allontanarsi, si rese conto di essere incorporeo e fluttuante e capì d’istinto che il suo corpo materiale era rimasto dentro la capsula.

Per la prima volta dopo molto tempo, però, si accorse di non avere più rimpianti né paure.

Le luci intorno a lui avevano le forme di ectoplasmi, come lui d'altronde. Si muoveva, danzava come una nuvola, comunicava con tutti e tutti comunicavano con lui, con una facilità di una bellezza ultraterrena, senza fraintenderlo mai.

Non esisteva più il tempo, né il caldo o il freddo. Si esisteva e basta. E  continui svelamenti e apprendimenti. Arrigo era estasiato. L’eternità non gli sarebbe bastata per capire tutto.

Muore, ma vive una nuova dimensione riservata a quelli come lui. continua a venirmi in mente l'idea dello specchio: stesse stelle e diversi gradi di vita su diverse dimensioni.

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Diamo luce al nostro giorno.

in ogni attimo della vita.

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

na civiltà non fondata su costruzioni materiali ma su connessioni cerebrali, emozioni e sensazioni che erano il solo nutrimento, la sola ragione di esistenza necessaria ai suoi abitanti.

Arrigo si muoveva e assimilava. Il suolo assumeva l’impronta di chi lo calcava. Pietre come libri che recavano incisi i pensieri di chi era arrivato a esplorare la sua mente, trattenendo anche i pensieri della sua condizione di malato di default mentale sulla Terra e poi i pensieri rigeneratori di Orbis.

 

Bella descrizione! Un paradiso dantesco. Un po' mi ci ha fatto pensare l'incontro con suo padre. Come Dante incontra Virgilio che lo guida nel viaggio.

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Non esisteva più il tempo, né il caldo o il freddo. Si esisteva e basta. E  continui svelamenti e apprendimenti. Arrigo era estasiato. L’eternità non gli sarebbe bastata per capire tutto.

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Tutti i pensieri si potevano leggere.  Un prima e un dopo, in un’unica biblioteca.

Qualcosa di intervento divino e poco scentifico trapela, ma appena appena.

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

 

Io, straniero,

in un mondo di bocche

parlo

e non mi sento dire;

 

su strade senza selciato

vado

come - non so -

 

Chi controlla i miei gesti,

chi detta le mie parole?

Sono così da sempre, se non provo

nulla

per quelle nuvole di gente

che incombono dall’alto,

a disagio?

 

E una cosa mi sfugge più ogni giorno:

un dolore fermo nel profondo.

Non c’è nessuno capace di aggiustare

i raggi rotti del sole nei suoi occhi.

 

La poesia è bellissima. trovo un lampo di riflessione. È così che si sentono le persone malate? ogni giorno più lontane?

per quelle nuvole di gente

che incombono dall’alto,

a disagio?

@Poeta Zaza sono veramente piacevolmente sorpresa. Un racconto poetico nel tuo stile, scritto benissimo. :rosa:

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17 minuti fa, Alba360 ha scritto:

Chi può immaginare ora come sarà scoprire un nuovo mondo nello spazio. Che sia uno specchio che rifette le stesse stelle e le stesse anime su stadi diversi dell'esistenza?

Col mio racconto, ho fatto la scelta, come spiegato a @Edu, di dare una spiegazione scientifica al nuovo pianeta e alla sua consistenza, ad uso del popolo del finire di questo secolo, mentre la sua reale configurazione viene rivelata solo allo scopritore e protagonista.

17 minuti fa, Alba360 ha scritto:

Questo fa ben sperare che dipenda dalla nostra evoluzione intellettiva. Se prima di quel momento non era stato possibile vedere il passaggio.

Forse vedere altri mondi e alti passaggi è più appannaggio di un'evoluzione più spirituale che intellettiva.

17 minuti fa, Alba360 ha scritto:

Avrei trovato un altro modo per spiegarlo. non mi piacciono i modi di dire, io cerco sempre di evitarli ma non è facile.

Il  sacro fuoco della scienza? Per me il modo di dire è: il sacro fuoco dell'arte! Mi sembrava di dire una cosa non scontata. :facepalm:

 

17 minuti fa, Alba360 ha scritto:

  :Dorgoglio patriotico, giustamente!

Squadra italiana! (Ho sbagliato a dire team, accidenti!) :bash:

17 minuti fa, Alba360 ha scritto:

intendi difficoltà a esprimersi vero?

sì, ma ho esagerato, nella prima fase non c'è ancora, e, nel suo ruolo di scienziato, avrebbe compromesso già la routine, figuriamoci l'extra.

17 minuti fa, Alba360 ha scritto:

È la malattia che gli fa vedere cose irreali sulla terra ma forse vere su Orbis?

Muore, ma vive una nuova dimensione riservata a quelli come lui. continua a venirmi in mente l'idea dello specchio: stesse stelle e diversi gradi di vita su diverse dimensioni.

in ogni attimo della vita.

Bella descrizione! Un paradiso dantesco. Un po' mi ci ha fatto pensare l'incontro con suo padre. Come Dante incontra Virgilio che lo guida nel viaggio.

Qualcosa di intervento divino e poco scientifico trapela, ma appena appena.

La poesia è bellissima. trovo un lampo di riflessione. È così che si sentono le persone malate? ogni giorno più lontane?

per quelle nuvole di gente

che incombono dall’alto,

a disagio?

@Poeta Zaza sono veramente piacevolmente sorpresa. Un racconto poetico nel tuo stile, scritto benissimo. :rosa:

 

Tutte considerazioni che ci stanno. Ti sono grata per averle espresse. Lieta del tuo giudizio.

Grazie, @Alba360 :rosa:

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Ciao @Poeta Zaza

racconto molto interessante sia nelle premesse che nello sviluppo. Ci sono delle idee davvero molto belle e il tutto è scritto in maniera suggestiva e lirica, soprattutto la parte in cui descrivi le luci di questo pianeta. Devo dire che anch'io sono rimasta un po' interdetta quando ho scoperto che Orbis è un pianeta, perché l'immagine iniziale di un cielo dietro al cielo e della bis-cupola è davvero bellissima e forte, oltre che più originale. Molto bello anche il lato umano del testo. Ottima prova, a parer mio!

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4 ore fa, ivalibri ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza

racconto molto interessante sia nelle premesse che nello sviluppo. Ci sono delle idee davvero molto belle e il tutto è scritto in maniera suggestiva e lirica, soprattutto la parte in cui descrivi le luci di questo pianeta. Devo dire che anch'io sono rimasta un po' interdetta quando ho scoperto che Orbis è un pianeta, perché l'immagine iniziale di un cielo dietro al cielo e della bis-cupola è davvero bellissima e forte, oltre che più originale. Molto bello anche il lato umano del testo. Ottima prova, a parer mio!

 

:rosa: grazie, cara @ivalibri :saltello:

 

Penso che riscoprirò la bis-cupola  e il cielo dietro al cielo in una rivisitazione a più ampio respiro... :si:

 

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Ciao @Poeta Zaza, anche tu in quanto a fantasia non scherzi. Hai tirato fuori dal cilindro un  racconto con un''idea (quella del doppio cielo) proprio bella. A parte la buona idea, in generale ti ho preferita proprio come scrittrice di fantascienza. Non te lo nascondo. Dei tuoi tre racconti che ho letto nel contest, questo per me è il migliore, Forse perchè sei stata costretta ad abbandonare un poco di enfasi che solitamente ti porti appresso (sei scusata sei poetessa). La poesia è molto buona. Si vede che girare per lo spazio ti ha fatto bene.

Per me una prova più che buona (y)

 

In coda un paio di suggerimenti per rendere più fluido il racconto (almeno per me).

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Prima pensavo che tua madre, il mio amore, fosse lei da curare, non io

qui io avrei scritto:

prima pensavo che fosse tua madre, il mio amore, ad avere bisogno di cure, non io

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

ma lui non vedeva niente attraverso gli schermi che,

qui avrei scritto:

ma i monitors non mostravano immagini. Improvvisamente, dopo un tempo...

 

 

Saluti,

 

Intes

 

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7 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza, anche tu in quanto a fantasia non scherzi. Hai tirato fuori dal cilindro un  racconto con un''idea (quella del doppio cielo) proprio bella. A parte la buona idea, in generale ti ho preferita proprio come scrittrice di fantascienza. Non te lo nascondo. Dei tuoi tre racconti che ho letto nel contest, questo per me è il migliore, Forse perchè sei stata costretta ad abbandonare un poco di enfasi che solitamente ti porti appresso (sei scusata sei poetessa). La poesia è molto buona. Si vede che girare per lo spazio ti ha fatto bene.

Per me una prova più che buona (y)

 

 

Non so perché, ma ogni tanto mi avvito su certe frasi, invece di scriverle in modo più semplice ed efficace. 

Ne hai giusto individuato un paio, che mi sono segnata: ti ringrazio.

Come neofita del genere fantascienza, ho gradito molto i tuoi apprezzamenti, @INTES MK-69 :)

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Ciao @Poeta Zaza , e scusa se il commento arriva in ritardo. Dovevo commentarlo subito, poiché l'ho letto poco dopo che l'avevi postato.

Ora alcune mie osservazioni arriverebbero seconde o terze.

Dunque solo considerazioni generali, e comunque molto positive.

Mi è piaciuta assai l'idea del mondo fatto non di materia, ma di connessioni cerebrali e - cosa ancora più affascinante - un mondo dove chi ci arriva è in transito.

Ma assai diverso dal dantesco Purgatorio.

Un mondoi nel quale, sul serio, ognuno di noi vorrebbe ritrovarsi e incontrare quel "qualcuno" al quale dire quel "qualcosa" che non abbiamo mai avuto la possibilità, o il coraggio, di dire.

Io ho avuto questa visione, leggendoti, e devo ringraziarti per avermela suggerita.

Gran bella prova.

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@Poeta Zaza Ciao. Che piacevole sorpresa leggerti in veste sci-fi con questa incursione metafisica in un mondo transitorio, una sorta di limbo sensoriale.

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

una bis-cupola

questo termine non mi piace

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Le luci intorno a lui avevano le forme di ectoplasmi, come lui d'altronde.

ripetizione eludibile

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

L’abbraccio dei due ectoplasmi

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

Il padre gli sorrise e lo prese per mano,

da quando parli di ectoplasmi cercherei di evitare la fisicità dei corpi

 

Il 18/8/2019 alle 16:05, Poeta Zaza ha scritto:

18 novembre 2098.

Notizie. Ultima ora:

Lo scopritore di Orbis, il decimo pianeta, l’illustre Esimio Professor Arrigo Orbissano junior, è stato rinvenuto cadavere nel centro astronomico di …

Si trovava a bordo della sua aeronave, in assetto da astronauta. Ancora da esplorare i motivi del decesso.

questo epilogo lo trovo superfluo. E poi il giornalista ha calcato un po' la mano (come spesso avviene in questo mondo) e la capsula spaziale l'ha fatta diventare un'astronave, che c'entrerebbe un po' stretta in un laboratorio.

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2 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

@Poeta Zaza Ciao. Che piacevole sorpresa leggerti in veste sci-fi con questa incursione metafisica in un mondo transitorio, una sorta di limbo sensoriale.

 

Grazie del  tuo passaggio. Ho recepito le tue giuste osservazioni,   :) @Vincenzo Iennaco

 

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