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L@ur@

[Sfida 23] Erano piene

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/44219-un-piccolo-passo-per-luomo/?do=findComment&comment=783663

 

 

La madre di Maria guarda la tv, quando riempiono di terra la bocca della figlia. Dentro, tutta dentro.

Il gatto di Maria dorme, quando i polmoni della sua padrona collassano, privi di aria.

Il papà di Maria, Luca, tocca il seno dell’amante, quando la figlia con gli occhi sbarrati, smette di vedere. Morta. Zeppa di terra fino all’esofago.

La sua anima toglie il disturbo dal corpo e si dissolve nell’anidride carbonica del bosco, portandosi con sé i pensieri.

Un ultimo sguardo prima di allontanarsi. I cadaveri al suolo sono due. Di fianco a lei il corpo nudo di un’altra ragazza. 33, i loro anni in tutto. L’età di Gesù morto sulla croce, diranno in seguito i giornali. Ma di croce lì, non ce n’è nessuna. Rigide come paletti nell’incarnato bianco, le ragazze sembrano vermi serviti su un letto di fango. Pronte per essere degustate dai rumori vivi della notte.

Sola, l’anima di Maria sa dove andare. Non dall’uomo che l’ha uccisa, ma da quello che l’ha messa al mondo.

 

Eccolo.

Vive la sua storia clandestina con Liz.

La donna accoglie ogni sua lunghezza - dita, lingua e il resto – mentre lui preme per scivolarle dentro.

Anche la Vergine si muove. Sul ciondolo della catenina appesa al collo dell’uomo, vede tutto. Avanti e indietro, trasportata dai gesti di Luca sbatte sul seno della donna. Poi scende giù, tra il bianco delle cosce e il nero dei peli.

C’è l’anima di Maria lì, rifugiata nel ciondolo della Vergine che porta il suo nome, è intenta a contemplare il padre.

L’uomo è preso dal piacere, quando un cacciatore scopre i corpi. 

“Erano piene.” Avrebbe detto al tg.

“Ho trovato terra negli stomaci. Devono averne ingoiata nel tentativo di respirare.” Le parole del medico legale.

“Il fango cadeva a grumi tra le gambe. Sembrava se la fossero fatta sotto. L’assassino le ha tappate anche lì”. Avrebbe raccontato un agente agli amici.

 

Luca è in piedi davanti a Liz . La donna, in ginocchio sul letto gli abbottona la camicia. Dal basso, un’asola poi un’altra.

“Stai con me ancora po’?” gli chiede.

“No, mi tocca andare da quella storpia di mia moglie”.

Liz si ferma. Guarda Luca interrogativa.

“Non ti ho mai sentito parlare così di lei. Cos’è questa cattiveria”, gli dice.

È strano, pensa Luca. Non ama più la moglie, ma non l’ha mai insultata.

Da solo, finisce di chiudere i bottoni. Si sistema la catenina e riporta al buio l’anima di sua figlia.

 

A casa, la notizia lo investe non appena apre la porta.

“Perché!” grida la moglie. Appoggiata al marito gli sgualcisce la camicia sul petto.

 Maria si risveglia. 

Le anime possono vagare per giorni. Luca ha poche parole, solo pensieri. Questo è il primo che gli balena in testa.

È qui, pensa della figlia. Mi sta giudicando. Oh amore di papà. Tu morivi e io mi divertivo con un'altra donna. Si guarda in giro per cercare tracce della sua presenza. Nella stanza tutto è immobile, tranne per i due poliziotti che lo osservano.

“Dovremmo farle delle domande” gli dice uno.

Oh, cazzo, pensa Luca rendendosi conto di non aver pianto alla notizia. Crederanno che ti abbia uccisa. Studiano le mie reazioni. Perché non riesco a disperarmi come fa quella culona? Ce l’ha con la moglie. La guarda zoppicare per raggiungere il divano. Sul bracciolo il pacchetto di patatine è aperto. Ti stavi strafogando quando hanno ucciso Maria, vero? Ti sei messa all’ingrasso. Non ti lamentare se ti tradisco. Stronza.

Luca ha i brividi. Ha paura di sé e di quello che pensa. Maria? Stai ascoltando? Papà non dice sul serio. Scusami. Mamma è bella.

Al funerale ci sono tutti. Luca in prima fila siede vicino alla moglie e ai genitori dell’altra ragazza uccisa. I parenti, curvati dal dolore, sembra che tocchino con le spalle l’inginocchiatoio. Luca no. Dritto sulla panca allenta il nodo della cravatta. Cerca aria. La trova, come il ciondolo intorno al collo.

Sull’altare, il crocefisso è di legno. Lo sono anche le bare al centro della chiesa. Luca non ascolta, né il prete né i pianti intorno. In alto, col costato piagato, il Cristo sembra guardarlo. Luca gli impreca contro le parole peggiori. È il tuo funerale piccola mia e io… pensa sconvolto. Strizza gli occhi. Vuole tenerli chiusi. Spera così di spegnere i pensieri.

Liz da dietro gli mette una mano sulla spalla. Al tocco, Luca si gira a guardarla. È bella e immagina di possederla davanti a tutti nelle posizioni più spinte.

Riflette senza inibizioni. Maria l’ascolta, ne è convinto e si sente un verme col peccato dentro.

Non riesce a stare fermo. Ha bisogno d’aria.

“Pover’uomo”, dicono i presenti vedendolo scappare dalla chiesa con le mani aggrappate al viso per la disperazione.

 

Seduto sul muretto del sagrato Luca cerca il silenzio nella testa. Vicino, un neonato in passeggino lo fissa. Non gli toglie gli occhi di dosso. Che vuoi da me? pensa. La madre del bimbo aspetta che il piccolo faccia un sorriso. “Ridi, amore”, lo esorta.

Luca non regge quello sguardo che gli scruta l’anima. Che vedi? il diavolo forse? Si chiede e si allontana. Il neonato rotea il collo per seguirlo. È un attimo, i nervi della nuca si gonfiano per poi ritornare sul cuscino, distesi come il filo del carillon che la mamma ha tirato giù per calmarlo dal pianto.

Le campane suonano a lutto, quando Luca accende il motore dell’auto.

Ha deciso cosa fare. Uccidere i pensieri.

Dopo il primo tornante gli è chiaro il come. La curva nel triangolo del segnale stradale sembra un serpente, vorrebbe gli stritolasse la testa. Luca non sterza né frena, ma dà ancora più gas.

“Si è schiantato contro la montagna”, dirà la stradale una volta rinvenuto il cadavere tumulato dalle rocce.

 

In mezzo c’è il diavolo. Enorme in ogni parte del corpo.

Luca è nel posto che spetta ai suicidi. Osserva lo scenario intorno. I corpi lottano per buttarsi giù, nell’ammasso di terra e putrefazione dove manca l’aria. La puzza fa venire i conati e il vomito scivola tra i mucchi di carne.

In piedi ci sono solo poche anime. Le preferite. Il demonio ne chiama una. Giovane e nuda procede sinuosa verso di lui. Ha i capelli a caschetto.

Come

E l’anima lo riconosce.

“Come me?” gli grida la ragazza girandosi di scatto a guardarlo. Ha gli occhi di fuori.

“Maria!” esclama Luca assiderato dallo spavento di quel volto.

“Che idiota che sei”, gli urla la figlia con voce rabbiosa.

“Non ce la facevi più a sentirli nella testa, vero? I tuoi pensieri. Te li mandavo io, ma erano solo i tuoi. Ipocrita”.

 Maria ride, sa che il padre non può risponderle. L’inferno gli ha mandato le sanguisughe e l’uomo combatte per staccarsele dalla gola. La ragazza lo raggiunge e gli strappa dal collo la catenina. “Ero qui dentro”, gli dice indicando il ciondolo.

“Nella Madonna. Per ingigantire i tuoi pensieri. Mi piacciono le cose grandi”. Allude al diavolo. Dietro di lei con la lingua di lucertola, la lecca ovunque; ma è Maria che, come un rettile, spalanca la bocca e ingoia la catenina.

Anche i dannati si sono accorti dell’uomo e ora lo vogliono giù nel fango con loro. Luca si dimena contro i corpi che lo schiacciano. Sputa fango dalla bocca. Invano. Altre mani gliene faranno ingoiare di nuovo. “Che impedito” lo deride Maria col suo alito freddo di grotta.

L’uomo lordo di sporcizia tende un braccio alla figlia. Implora il suo aiuto. Maria non gli dà attenzioni. Continua a parlargli con ferocia.

“Ti chiedi cosa ci faccio all’inferno?” grida. “Sono un’assassina.” Indica a Luca una ragazza che lì vicino le accarezza i capelli. “Ho ucciso lei”, dice.

“Fai vedere a mio padre come ridi”, le chiede. A comando, la giovane schiude la bocca in un ghigno di denti lunghi e appuntiti. Ma è solo un momento, la richiude subito dopo per riprende a venerare Maria.    

“Anche io mi sono fatta uccidere. Volevamo morire insieme quella notte, la mia amica e io, per stare qui e adorare lui”, dice, mentre il diavolo con la lingua senza saliva le dimostra la sua riconoscenza screpolandole i capezzoli.   

Poi Maria si china davanti alla bestia. Il padre la guarda e la invidia. Vorrebbe essere al suo posto. Meglio dentro, tutto dentro, piuttosto che soffocato dalla terra per l’eternità.

 

 

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Non male, non male... Immagini molto forti coadiuvati dallo scenario religioso, un mix efficiente per un horror laddove non si vada a parare nei soliti cliché, e posso dirti che questo racconto risulta essere molto originale. Mi è piaciuta l'immagine della catenina e la rivelazione annessa. Ho visto molto il personaggio del padre e un po' meno della ragazza (che arriva troppo in fretta alla fine in tutta la sua crudeltà), ma la parte di lei che spalanca la bocca come un rettile e inghiotte la catenina vale tutto l'epilogo.

 

Il 18/8/2019 alle 09:12, Lauram ha scritto:

Seduto sul muretto del sagrato Luca cerca il silenzio nella testa. Vicino, un neonato in passeggino lo fissa. Non gli toglie gli occhi di dosso. Che vuoi da me? pensa. La madre del bimbo aspetta che il piccolo faccia un sorriso. “Ridi, amore”, lo esorta.

Luca non regge quello sguardo che gli scruta l’anima. Che vedi? il diavolo forse? Si chiede e si allontana. Il neonato rotea il collo per seguirlo. È un attimo, i nervi della nuca si gonfiano per poi ritornare sul cuscino, distesi come il filo del carillon che la mamma ha tirato giù per calmarlo dal pianto.

Questa è stata la mia parte preferita; molto inquietante, molto paranoica, scritta bene.

 

Brava, @Lauram , hai tirato fuori un altro bell'horror.

 

P.s. E' la prima volta che mi imbatto in questo Penna e Spada, dopo che avrò letto l'altro racconto magari voterò.

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27 minuti fa, Rhomer ha scritto:

Questa è stata la mia parte preferita; 

Abbiamo gli stessi gusti. ;)

Grazie @Rhomer, da chi scrive horror sentirsi dire:

27 minuti fa, Rhomer ha scritto:

Brava@Lauram , hai tirato fuori un altro bell'horror.

Conta tantissimo.

27 minuti fa, Rhomer ha scritto:

. E' la prima volta che mi imbatto in questo Penna e Spada, dopo che avrò letto l'altro racconto magari voterò.

Sì, ora che conosci la sezione vedrai che non l'abbandonerai più. Volendo puoi candidarti a sfidante. Credo che tu possa proporti in "guanto di sfida", uno staffer ti metterà nella lista d'attesa. 

A presto :)

 

 

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Beh, essendo un horror, questa volta Laura non avrà scritto di ses... ah, no. 

 

Scherzo, @Lauram, ammiro la tua capacità di essere vivida e cruda pur senza scadere nella volgarità: io non ne sono proprio capace. Al solito, un sacco di belle immagini brevi e efficacissime.

E bello il colpo di scena, non me lo aspettavo che Maria fosse una piccola satanista. E sto cercando di immaginare che incubo debba essere per un padre (per quanto pusillanime) scoprire che la sua bambina... :aka:

Ti segnalo due cose, proprio per:

Il 18/8/2019 alle 09:12, Lauram ha scritto:

portandosi con sé i pensieri.

Credo che "portarsi" sia già "portare con sé" ---> è sufficiente "portandosi via i pensieri" oppure "portando con sé i pensieri".

 

Il 18/8/2019 alle 09:12, Lauram ha scritto:

La donna, in ginocchio sul letto, (metterei virgola) gli abbottona la camicia. Dal basso, un’asola poi un’altra.

 

Il 18/8/2019 alle 09:12, Lauram ha scritto:

“Non ti ho mai sentito parlare così di lei. Cos’è questa cattiveria? (credo che qui vada il punto interrogativo)”, gli dice.

 

Aspetto il racconto di ITG. Il tuo, in ogni caso, mi è piaciuto un sacco.

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2 ore fa, mercy ha scritto:

avrà scritto di ses... ah, no. 

Ahahah, e ho dovuto tagliare....

2 ore fa, mercy ha scritto:

senza scadere nella volgarità: i

In realtà tra i due, ho pensato ci fosse amore. Nelle battute tagliate per arrivare agli 8000 avevo inserito la componente sentimentale, così da rendere l'uomo umano e non spregevole. Spregevoli sono solo i suoi pensieri, esasperati, ma in fin dei conti comuni. Lui si stupisce di quello che pensa, è come se volesse dare la colpa a qualcuno o a qualcosa di superiore. Ma in realtà le riflessioni sono solo le sue, in quanto proprie dell'essere umano.

2 ore fa, mercy ha scritto:

portarsi" sia già "portare con sé" ---> è sufficiente "portandosi via i pensieri" oppure "portando con sé i pensieri".

Grazie mille, non ci avevo pensato.

2 ore fa, mercy ha scritto:

belle immagini brevi e efficacissime.

:rolleyes:

2 ore fa, mercy ha scritto:

ogni caso, mi è piaciuto un sacco.

Grazie un sacco :)

 

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Il 18/8/2019 alle 09:12, Lauram ha scritto:

Che vuoi da me? pensa. La madre del bimbo aspetta che il piccolo faccia un sorriso. “Ridi, amore”, lo esorta.

Luca non regge quello sguardo che gli scruta l’anima. Che vedi? il diavolo forse? Si chiede e si allontana. Il neonato rotea il collo per seguirlo. È un attimo, i nervi della nuca si gonfiano per poi ritornare sul cuscino, distesi come il filo del carillon che la mamma ha tirato giù per calmarlo dal pianto.

Questo è il passaggio del testo che mi ha colpito per contrasto e nitidezza.

Che dire, @Lauram ? Tu per l'horror hai una caratura speciale. I tuo testi non li rileggo. O_O

 

 

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Grazie @Poeta Zaza , grazie @Edu, (impegnati nel Fdi, anche il tempo per il Penna e Spada:))

22 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Questo è il passaggio del testo che mi ha colpito per contrasto e nitidezza.

Anche a me piace molto ;)

22 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

per l'horror hai una caratura speciale

:rolleyes:

22 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

tuo testi non li rileggo.

:rolleyes: 

@AndC grazie anche a te,(uso questo spazio per  non occuparne di là) sai quanto apprezzo il tuo giudizio. 

 

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@Lauram Ciao Laura :). Un racconto molto visivo, cosa che apprezzo spesso in modo particolare. Una serie di immagini molto chiare, molto forti sulle quali si potrebbe facilmente costruire un videoclip. Immagini che poi sei riuscita a legare tra loro in un racconto organico (quale termine migliore da associare alla tua scrittura, oltre a biologico, carnale, sgorgante fluidi per non dire altro? Ahahah, scherzo, poi arriviamo anche sui contenuti, che ci sono) e inquietante. Belli tutti i particolari, anche quelli più trucidi. L'immagine del fango che tracima sulle cosce è immediata, fortissima e mi piace come poi non ti sei accontentata di includerla nel testo, ma le hai dato una collocazione plausibile con l'ottima soluzione delle voci fuori campo. Piccoli accorgimenti che meritano di essere notati e valorizzati. 

Premetto che la soluzione letteralmente diabolica e infernale non mi esalta. A mio avviso l'escamotage narrativo del diavolo in persona è un po' superato (anche quello di dio, se è per questo) ma con questo non voglio dire che non mi sia piaciuto il finale. Valuta se vuoi questa mia discutibile impressione: mantieni tutto ciò che hai scritto, o quasi, ma togli qualsiasi esplicito riferimento al diavolo, all'inferno e ai dannati. Cioè descrivilo come se non avessi mai sentito parlare della religione cattolica e della divina commedia. Concentrati non sulle immagini ma sulle sensazioni che hai in mente.Ti accorgerai che basta veramente poco (intendo proprio poche modifiche a quello che hai scritto) per dare al racconto un look più moderno e forse persino più inquietante. 

Il parallelo tra ciò che succede alla figlia e la situazione emotiva del padre apre io credo a diverse considerazioni che possono essere diverse da lettore a lettore, com'è giusto che sia. Sei stata molto brava a definire il clima della sua relazione extraconiugale. Quando l'amante dice Cos'è tutta questa cattiveria? definisce in quattro parole la loro relazione (e su questo bisogna proprio farteli sti complimenti eh :rosa:), che è ponderata, matura, una cosa che succede tra persone adulte. L'uomo poi non lo vedo come un pusillanime (quella si strafoca di patatine, cazzo, è passiva, si straccia di dolore come una pezza bagnata, insomma io qualche pregiudizio me lo sono fatto eh). Lui si sente persino in colpa, porello, che volere di più da un uomo?). Insomma, a mio avviso c'è tutto quello che serve, Laura, e la tua prosa si conferma più contenuta, più pulita, più concisa. Ottima prova. :super:

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Grazie @Roberto Ballardini , anche tu come @Rhomer (ciao:)) hai scoperto questa parte dell'officina? Bella vero? 

4 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

potrebbe facilmente costruire un videoclip. 

:rolleyes:

4 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Premetto che la soluzione letteralmente diabolica e infernale non mi esalta. A mio avviso l'escamotage narrativo del diavolo in persona è un po' superato

Ora che ci penso...Ma il mio racconto è nato da subito col suo finale. Grazie per avermi dato modo di riflettere, in un certo senso è come scrivere una poesia usando cuore e amore... Ma a me il finale entusiasma ancora. 

4 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Insomma, a mio avviso c'è tutto quello che serve, Laura, e la tua prosa si conferma più contenuta, più pulita, più concisa. Ottima prova. :super:

Ehm, colpa degli 8000? Inizialmente era un bel racconto di 13000, non sai quanti pensieri frullavano in testa a quel padre.

4 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

che è ponderata, matura, una cosa che succede tra persone adulte. L'uomo poi non lo vedo come un pusillanime (quella si strafoca di patatine, cazzo, è passiva, si straccia di dolore come una pezza bagnata, insomma io qualche pregiudizio me lo sono fatto eh). Lui si sente persino in colpa, porello, che

Sì, loro si volevano bene. Lei era anche al funerale, dà conforto all'amante e vuole bene alla moglie. Insomma, non una poco di buono, né lui un uomo preso solo dalla carne.

4 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Ottima prova.

Daje

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@Lauram da brividi. L'ho letto d'un fiato, incollata allo schermo. Si vede che sei a tuo agio con il genere. Mi hanno colpito molto le immagini crude e vivide, e lasciamelo dire, spesso angosciose. Ottimo anche il ritmo narrativo, in continuo crescendo. Una prova con i fiocchi. Brava! 

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 @Emy alle prese con il fantasy, con il contest, pure il tempo per il Penna e Spada, grazie.

(Passerò a leggere il tuo fantasy a breve:))

:rolleyes:

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