Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

immanuel

Il chiodo - incipit

Post raccomandati

 

 

Salve a tutti. Questo è l'incipit del romanzo che ho da poco finito di scrivere. Mi farebbe piacere leggere cosa ne pensate e quali sono le vostre impressioni. Grazie a chi vorrà!

 

 

Venendo dalla Cumana di Montesanto andai incontro, come sempre, ad uno sciame di gente impazzita che correva in tutte le direzioni. Molti erano operai che andavano a prendere il metrotreno per la periferia, dove da qualche anno s’era stabilita la Tecnofarma, un’enorme industria farmaceutica che dava lavoro a centinaia di persone e aveva reso l’aria nella zona irrespirabile per un raggio di almeno cinque chilometri.

Alla Pignasecca vidi le solite scene. Un ragazzo sui vent’anni con un occhio mezzo spappolato aspettava di entrare al Pellegrini, perché a quell’ora (e saranno state le nove) il pronto soccorso era ancora chiuso. – Guagliò, un poco di pacienza –, gli ripeteva il custode dell’ospedale.

Qualche metro più avanti il pescivendolo sistemava sui banconi le alici e i merluzzi, mentre due anziane signore discutevano se la perfetta frittura di pesce richiedesse olio di semi o d’oliva. Un polpo che era riuscito per miracolo a sguizzare via da una bacinella venne centrato in pieno da una Vespa 125, azzurra come il cielo. Una squadra di operai del Comune era impegnata a riparare in via Forno Vecchio una delle decine di telecamere di sicurezza sparse per il centro storico, quasi sicuramente fracassata da qualche ragazzino la sera prima.

Cercando di non farmi investire attraversai Sant’Anna dei Lombardi, mentre dal chiodo tiravo già fuori le chiavi della saracinesca.

Per chi non lo sapesse ho una piccola libreria a Cisterna dell’Olio, specializzata in letteratura erotica. In realtà vendo soprattutto riviste e fumetti a tema, come Lucifera, Jacula, Zora la vampira e naturalmente tutto Magnus. Ultimamente però non è che si lavori molto.

La scorsa estate entrò in negozio un uomo sui quaranta, ben vestito, qualcosa di mezzo tra un avvocato e un impiegato di banca. Girò un po’ attorno, diede un’occhiata veloce alle cartoline d’epoca e si mise a sfogliare un’edizione illustrata delle Undicimila verghe di Apollinaire, un libro terribile, ma orribilmente geniale. Mi chiese se avessi qualcosa di fuori di testa, sul tipo di Lovecraft. Gli indicai lo scaffale dei racconti horror, che lui iniziò minuziosamente ad analizzare. Dopo circa mezz’ora tornò con un numero di una rivista underground, in cui c’era effettivamente un racconto erotico ambientato in una dimensione che seguiva le leggi di una geometria non euclidea.

Tirò fuori le quattro o cinquemila che mi doveva e biascicando un «’héhérci!» se ne andò ondeggiando come un ladro contento del proprio bottino.

Per tutto il pomeriggio ebbi ripetute visioni di insani amplessi tra corpi che si scompongono e ricompongono tra loro, come nei quadri di Dalì o in Jeeg Robot d’Acciaio. 

 

Tornato a casa mi misi subito all’opera. Mi sfilai di dosso il chiodo, le scarpe e il maglione a colore unico, mentre sullo schermo del televisore scorrevano già i titoli di testa, con quella grossa esplosione di mortaio e la nuvola di fumo da cui sbuca la scritta: “diretto da Sam Peckinpah”. La Croce di ferro, che film! James Coburn, Maximillian Schell, David Warner e un po’ di sana, drammatica ultraviolenza, malcichi!

Per l’occasione mi concessi un dosaggio extra di quarx, che corressi con un paio di gocce di una miscela che avevo preso qualche giorno prima da Gigi.

– Queste ragazzine, queste checche isteriche, mi raccontano di come fa male quando lo prendono, che curva fa quando sta dentro, cose da pazzi! –.

Mi aveva beccato mentre uscivo dall’orinatoio. Per questo motivo il più delle volte pregavo che non mi vedesse... Gigi era di cuore buono, non lo nego, ma era anche un produttore seriale di cosiddette grezze, figure di merda la cui onta persiste nel tempo e nello spirito.

Mi strinse calorosamente la mano, fissandomi per un paio di secondi con quegli occhi lessi che aveva. Beveva dell’Aglianico frizzante di infima qualità, e un paio di gocce gli colavano dai lati della bocca. Sudava, come sempre in qualsiasi stagione, ed emanava un olezzo di muffa, simile a quello che trapela da una stanza chiusa troppo a lungo.

– Carissimo! Come stai? –, ma non attendeva una risposta, – te l’ho detto che pure io so parlare il tedesco, eh? Ich habe einen großen Schwanz... –, e tirò con forza dalla Marlboro di contrabbando, – eheh... capito? –. Solo per riflesso riuscii a scansarmi una gomitata nei fianchi.

– Giggì –, gli bisbigliai all’orecchio, – ho sentito che la miscela fa fare dei bei viaggi, sono cuorioso –. Gli passai un cinquantamila, evitando di dilungarmi inutilmente.

– Eh, ma a me mi fa pure fumare di più. Questo è il terzo pacchetto oggi –, mi confessò scuotendo la testa.

– Che vuoi fare! Il tabagista è il tossico della sigaretta –, mi venne spontaneo di dire.

Mi lanciò un’occhiata quasi di traverso, come se stesse riflettendo, e poi ammise: – Bella questa frase! –, e lasciò partire qualcosa che iniziò come un rutto e finì come un fischio, – da dove l’hai presa? –.

– La dicesti tu, una volta, un po’ di tempo fa –. Lo ringraziai e nel congedarmi gli diedi una pacca sulla spalla.

 

Non avevo granché voglia di dormire, perciò mi misi a guardare qualche video sul Jolly Hotel. Ci pensavo spesso dal quindicesimo anniversario.

Quando ne ebbi abbastanza andai al bagno per lavarmi i denti. Fissandomi allo specchio seguivo con grande attenzione il costante aumento del volume delle mie pupille, dapprima minuscole e poi sempre più grandi.

Sulla fronte e attorno agli occhi si facevano avanti le prime rughe, a cui ad una attenta osservazione si aggiungevano almeno una decina di capelli bianchi. Non mi piaceva l’idea di invecchiare. Non per la cosa in sé, che comunque non si può evitare, ma per l’avvicinarsi di una scadenza. Ero consumabile preferibilmente entro un certo limite di tempo, proprio come qualsiasi altro. E proprio come la maggior parte dei miei simili mi trovavo anche io, come un idiota, incorniciato in uno specchio, senza aver idea di come uscirne.

– Fornarina! –, dissi allora all’altro me stesso, come in una tragedia di serie B, – che gran zoccola che eri! Quasi ti strozzavi quando... –, e non seppi bene se ridere o piangere.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @immanuel, ben arrivato sul wd.:)

Il 15/8/2019 alle 20:01, immanuel ha scritto:

Questo è l'incipit del romanzo che ho da poco finito di scrivere. M

Un lavorone immagino. Sei già in fase di revisione? Vediamo se ti posso essere d'aiuto. Ti faccio una premessa: non sono un'esperta, ma sono una che legge. Detto ciò, procedo.

Le prime righe sono fondamentali. Nelle prime righe trovo nomi di quartieri. Solo dopo il paesaggio si popola e si vede. Il mio primo consiglio è questo, cattura il lettore con scene vive e poi parli del territorio e solo se lo ritieni indispensabile.(interessa il flusso dei pendolari o la fabbrica che inquina?). 

Il 15/8/2019 alle 20:01, immanuel ha scritto:

Un ragazzo sui vent’anni con un occhio mezzo spappolato aspettava di entrare al Pellegrini, perché a quell’ora (e saranno state le nove) il pronto soccorso era ancora chiuso. – Guagliò, un poco di pacienza –, gli ripeteva il custode dell’ospedale.

Qualche metro più avanti il pescivendolo sistemava sui banconi le alici e i merluzzi, mentre due anziane signore discutevano se la perfetta frittura di pesce richiedesse olio di semi o d’oliva. Un polpo che era riuscito per miracolo a sguizzare via da una bacinella venne centrato in pieno da una Vespa 125, azzurra come il cielo. Una squadra di operai del Comune era impegnata a riparare in via Forno Vecchio una delle decine di telecamere di sicurezza sparse per il centro storico, quasi sicuramente fracassata da qualche ragazzino la sera prima.

Questo come incipit va meglio.

Il 15/8/2019 alle 20:01, immanuel ha scritto:

dal chiodo tiravo già fuori le chiavi della saracinesca.

Puoi dire che il chiodo è un capo d'abbigliamento. Dalla tasca del... già potrebbe andare meglio.

Il 15/8/2019 alle 20:01, immanuel ha scritto:

Per chi non lo sapesse

Evita. Non entrare nel testo così. 

Il 15/8/2019 alle 20:01, immanuel ha scritto:

Per l’occasione mi concessi un dosaggio extra di quarx, che corressi con un paio di gocce di una miscela che avevo preso qualche giorno prima da Gigi.

– Queste ragazzine, 

Come aggancio è un po' debole. Pochi giorni prima e poi Gigi attacca a parlare. Ho dovuto rileggere due volte per capire il lasso temporale. Meglio dirlo. Un po' di giorni prima Gigi mi parlava di ecc..

Credo che tu abbia scritto tanto, senza un collegamento. Sembra che tu voglia stupire, mettendo tutto e subito, ma così crei solo disordine. Inizi con una descrizione del posto, poi parli di scene, poi parli del lavoro del tizio, poi parli di horror, di film, di droga e di Trip. Il tutto non è legato tra loro. Cosa è fondamentale di quello che ho letto? Forse la miscela?

Secondo me dovresti puntare solo su di un punto, arricchiscilo di riflessioni, e dagli il colore delle scene intorno. 

Ho trovato dei momenti divertenti nel testo e anche delle belle descrizioni, si tratta solo di fare più chiarezza. 

Ciao, a presto.

 

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Lauram , grazie per aver letto e commentato l'incipit!

Quello che conta per me è la miscela, in quanto dovrebbe restituire una "giornata tipo" del protagonista, in cui emergono diversi elementi che la compongono: territorio e gente, lavoro e annessi, casa e cose che fa lì, magari qualche pensiero "svolazzino" che fa e che in un romanzo più sperimentale sarebbe espresso con un flusso di coscienza, ecc ecc. In pratica non voglio per niente stupire, ma fornire delle tessere utili a costruire il puzzle che è il protagonista: una persona complessa, come più o meno ognuno di noi, composto da elementi diversi e nel caso eterogenei.

Cosa ne dici?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, immanuel ha scritto:

ma fornire delle tessere utili a costruire il puzzle che è il protagonista: una persona complessa, come più o meno ognuno di noi, composto da elementi diversi e nel caso eterogenei.

Cosa ne dici?

La premessa iniziale vale sempre(sono un'esordiente come te ;)

Hai un manoscritto intero per disseminare pezzi del puzzle, buttali qua e là senza appesantire, al lettore piacerà giocare a ricomporli. Io alleggerirei un po'. Parla solo di uno degli argomenti elencati nell'incipit, puoi metterci degli altri riferimenti sì, ma senza arricchirli troppo,  avrai modo di farlo in seguito. 

Scusami, è solo un'opinione. 

Ciao :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ogni opinione è bene accetta, e non devi per nulla scusarti! Grazie ancora per il tuo tempo e sì, provvederò a snellire un po', come raccomandi tu! 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 minuto fa, immanuel ha scritto:

provvederò a snellire un po', come raccomandi tu! 

Non devi farlo perché te lo raccomando io. Capirai, chi sono io per dare suggerimenti? Sono solo una lettrice. Snellisci se ti senti di non snaturare il tuo lavoro. Spero riceverai altri commenti. 

(Le freccette verdi, rosse e le faccine, sono vietate in officina, puoi metterle ovunque, ma non qui. :P)

Di nuovo ciao @immanuel

(Senza tag l'intervento rischia di non essere letto da chi hai chiamato in causa, col tag invece arriva la notifica. Fai la chiocciola, poi spazio, e inizi a digitare il nome dell'utente. Ti si apre poi un menù a tendina con opzioni di nomi, da lì selezioni chi devi citare.)

:)

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao. Innanzitutto complimenti per aver terminato il tuo romanzo. Un romanzo, almeno personalmente, è più simile ad un parto che ad ore di svago e rilassatezza. Detto ciò, veniamo al tuo incipit. Senza un'analisi dettagliata punto per punto (che in questo caso trovo superflua) partirei da un assunto generale. Il tema. Apprezzo, personalmente, le descrizioni dettagliate del caos cittadino e questa tua descrizione l'ho apprezzata (conosco Napoli, quindi l'ho apprezzata ancor di più). Nonostante ciò, non riesco a digerire il tuo pezzo, assimilarlo, far sì che rimanga impresso nella mia mente. Penso che, a questo punto, il problema di fondo sia di struttura narrativa. Non essendoci una struttura ben solida (anche se le tue intenzioni potrebbero essere proprio queste) trovo il pezzo dispersivo, un pullulare di immagini biografiche che non scavano in profondità nella mia mente, andando ad interagire con il mio sistema psicologico. Manca (almeno in questo inizio) la verticalità. Dal mio punto di vista, è un problema che si riscontra dall'eruzione descrittiva globale, un eccesso di immagini superflue che non nascondono nessun significato con il quale il lettore debba, inconsciamente, avere a che fare. Sotto questo punto di vista sono completamente d'accordo con Laura che consiglia un focus ben preciso. Ad esempio, io mi sarei concentrato su un singolo luogo come la tua libreria erotica raccontando tutto quel che circonda un posto del genere. Sarebbe potuto nascere un romanzo grottesco e molto interessante. In attesa del continuo, ti saluto. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao.

Nonostante l'incipit, in un romanzo, abbia meno importanza rispetto a un racconto, mi permetto di consigliarti di ribaltare la prima frase in quest modo:

 

"Uno sciame di gente impazzita, cui andai incontro venendo dalla Cumana di Montesanto, correva in tutte le direzioni".

 

Solo questo, il resto mi piace molto. 

 

Ciao.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×