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Edu

[FdI 2019-3] Il bambino

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Buongiorno @Edu. Oggi ho capito come mai in questi ultimi tempi non sei più così brillante con la "nomenclatura nanesca"! xD

 

Veramente un bel racconto: nessun refuso particolare da segnalarti, stile scorrevole, azzeccata la forma epistolare per lo svolgimento della trama, ben delineato il comandante Cristiano e... piaciuto pure il finale!

 

Insomma, come posso fare un commento esaustivo a un così bel brano? Sprecherei solo millemila complimenti... anzi no, i millemila complimenti te li meriti tutti: BRAVO! (y)

 

 

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17 minuti fa, H3c70r ha scritto:

i millemila complimenti te li meriti tutti: BRAVO! (y)

:love2:

 

Traggo dalla frustrazione di non riuscire più ad azzeccare un nano la spinta per scrivere racconti dolenti :si:

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Ciao @Edu il racconto è ottimo come al solito, mi viene da dire. Anche la poesia questa volta mi pare all'altezza del testo. Almeno, per i miei gusti. Unico appunto che ti faccio è che in questo tuo bell'inserimento, di cui ti ringrazio (perchè leggere un bel racconto è sempre un piacere), non ci vedo il desiderio di viaggiare che mi pareva un requisito della traccia. Anzi, il viaggio del protagonista mi pare piuttosto tribolato e indesiderato. Per il resto, non posso che complimentarmi con te. Hai una scrittura pulita e molto evocativa. Alle tue frasi si possono associare quasi sempre più interpretazioni e questo, secondo me, ti contraddistingue.

A rileggerti,

 

Intes

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@INTES MK-69 Grazie mille. 

Spoiler


1 ora fa, INTES MK-69 ha scritto:

non ci vedo il desiderio di viaggiare che mi pareva un requisito della traccia.

Shhhh... che quando ho letto la traccia quella "voglia" di esplorazione non l'ho registrata proprio... :facepalm:

Me ne sono accorto dopo...

Attento solo di sapere se è un "- 12" o "fuori concorso" :aka:

 

 

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 @Edu, il tuo racconto abbraccia. Bellissime le lettere, mi piace quando sei lirico, ti rivolgi alla tua donna con parole delicate e struggenti, crei un mix perfetto che arriva dritto e riempie.

Il finale è da interpretare, gli indizi disseminati lasciano presagire a un qualsiasi tipo di epilogo - più concreto che misterioso - ma solo secondo la mia singola percezione. Quando si arriva alle ultime righe rimane la riflessione con il suo carico a prevalere su tutto.

Ciao socio :rolleyes:

 

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 @Edu Ciao. Anche col genere epistolare te la cavi egregiamente. A livello di scrittura si legge che è una delizia. A livello di trama rimango perplesso. L'ho trovata un pò' ondivaga: si parte con le cronache dal fronte, poi sembra virare sul horror/paranormal e infine c'è il colpo di scena che non sono riuscito a inquadrare, a quale registro si attagli, se più a quello drammatico del contesto o quello più mistery dell'atmosfera finale. Ho provato a rileggerlo, ma non sono riuscito a trovare degli indizi per una maggior comprensione. Secondo me, ci sono molti aspetti non detti: per esempio Cristiano scrive alla sua Anna ma non viene mai esplicato che siano sposati, poi non si sa niente di dove siano e pertanto di come e perchè Giovanni (se effettivamente di lui si tratta) si possa trovare lì. Ma forse sono io che ho bisogno di essere ulteriormente imboccato.

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Beh, sì. @Vincenzo Iennaco, parecchie cose sono lasciate all'implicito. Che si tratti di una coppia di sposi e non di fidanzati non lo dico per esplicito, immaginando che un comandante al fronte non possa essere poi così ragazzo... ma la tua non è la prima obiezione di questo tipo, anche @Befana Profana esternava la stessa perplessità, quindi casomai devo ragionarci su. Del resto è anche vero che parecchi reduci della seconda guerra mondiale hanno messo su famiglia in età avanzata proprio a causa della guerra, una volta tornati... Vabbé, è il solito dilemma di trovare l'equilibrio tra non fare spiegoni implausibli inserendoli in una lettera per un destinatario che già sa e il fornire al lettore i dettagli che gli servono. Quanto a Giovanni, beh, lì subentra la stregoneria ;). No, almeno nelle mie intenzioni non si trova lì, è un altro bambino qualunque, nelle cui fattezze, per le stregonerie di questo popolo invaso, lui vede il volto del figlio. Tutto qui.

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8 ore fa, Edu ha scritto:

immaginando che un comandante al fronte non possa essere poi così ragazzo

Ci ho riflettuto, @Edu , sai, e secondo me abbiamo riflettuto partendo da due assunti diversi, per te un comandante non può essere giovane, io consideravo che il grado non dipendesse dall’eta, ma dalla condizione sociale: i poveri carne da macello, in prima fila, i nati bene invece con i gradi di ufficiali a dirigerli. Forse anche perché leggendo i primi paragrafi mi ero immaginata un contesto tipo crociate, epoca con grosse spaccature tra plebe e notabili. Il fatto poi che scrivesse lettere elaborate con formule poetiche, confermava la mia teoria del « nato bene ». 

Forse abbiamo ragione tutti e due, ma abbiamo ragionato sulla base di convinzioni diverse.

Sul fatto che la paternità esca dal nulla tipo coniglio dal cilindro, però, resto della mia idea :love:

 

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1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Sul fatto che la paternità esca dal nulla tipo coniglio dal cilindro,

ma quella, la paternità,  così funziona, un attimo che ti distrai e swipp! :asd: 

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Ciao socia, scusa, il tuo commento me l'ero perso. 

Il 21/8/2019 alle 21:35, Lauram ha scritto:

Edu, il tuo racconto abbraccia. Bellissime le lettere, mi piace quando sei lirico

...e dovessi vedere quando abbraccio dal vivo, col mio foto pelame rosa ^^  (potresti prenderlo come spunto per il prossimo racconto zozzone)

 

Mi fa piacere che ti sia piaciuto, grazie.  In effetti è un periodo che mi chiedo se riuscirò mai a trovare una sintesi tra i miei racconti sbarellati e quelli seri, e se sono più bravo nell'una o nell'altra cosa. Risposte: 1) no; 2) sono più bravo coi nani. Anzi lo ero, perché non ne sto azzeccando uno. Ma grazie per l'incoraggiamento :P 

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Questo, il convoglio, il racconto delle pietre, le poesie di Rilke, il tuo di halloween, anche le voci sommerse... In questi racconti @Edu è sopra i personaggi e li vede, nello stesso tempo è dentro di loro, ma non è loro. 

Che ho detto non lo so, ma mi è venuto così :)

Ariciao

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2 ore fa, Lauram ha scritto:

Che ho detto non lo so

Io invece ho recepito forte e chiaro, e penso ci sia del vero. Quando faccio il paraculo e mi rendo personaggio diverto, ma in fin dei conti mi nascondo più di quando personaggio non sono. Grazie per la tua cura e la tua attenzione, cara. 

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Ciao @Edu! Come promesso, torno per un commento vero e proprio. Quando mi hai chiesto aiuto per i nomi slavi, non potevo immaginare la direzione che avrebbe preso la tua fantasia, sempre molto effervescente e capace di sorprendere. Sullo stile, che ormai ho imparato a conoscere e apprezzare, non ho nulla da obiettare. Rimango sempre meravigliata per il linguaggio adoperato e la bellezza espressiva che ti contraddistinguono. Ma la cosa che più mi piace di tuo modo di scrivere che non è mai lo stesso: insomma sei una specie di camaleonte letterario. Poi, se mi scegli la forma epistolare, mi sciolgo subito. E non è una forma semplice, bada bene. L'unica cosa che forse mi ha stonato è il titolo del brano. Il bambino non è il fulcro del racconto. Come dire, non unisce tutti i fili narrativi. Se ho capito bene il finale, è il corpo morto di un altro bambino che gli ricorda il figlio, giusto? Oppure è semplicemente il fantasma di Giovanni? Sarei propensa per la seconda ipotesi. In ogni caso, una prova più che riuscita. Sempre bravo! A rileggerci! p.s. Concordo con Bef, arriva un po' troppo repentino 'sto bambino, come se avessi cercato di colpire il lettore. Non è che finale non mi garbasse, altrimenti te l'avrei detto, però forse avresti potuto seminare qualche indizio lungo lo scambio epistolare che potesse far dubitare il lettore.

Modificato da Emy

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Grazie mille @Emy, mi fai sempre arrossire. Non sei la prima che ha perplessità sul titolo, e per merito di @Talia so che titolo metterci. "Prima o poi rincontreremo il mare". Sai, devo ancora capire se la differenza di stili è un punto di forza o di debolezza. Certo, saper variare è un bene, ma credo che probabilmente sto ancora cercando la mia voce 

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@Edu mentre scrivevi la risposta, ho aggiunto una parte sul finale. Il titolo proposto di @Talia regge meglio, concordo!

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Ciao @Edu

Mi sarebbe piaciuto partecipare a questo contest.

Le lettere che i militari in zona di guerra scrivevano alle loro famiglie sono sempre interessanti e commoventi. Io nel passato ho avuto modo, per lavoro, di dare un’occhiata ad alcuni archivi dove erano conservate talune di queste lettere, alcune mai spedite, recuperate e conservate.

Mi pare di aver capito che gli avvenimenti che narri, pur svolgendosi in quei territori che un tempo comprendevano la Jugoslavia, trattano di un tempo e di una guerra indefiniti, non inscrivibili in un preciso contesto storico.

Tieni presente che a partire dalla prima Guerra Mondiale, forse anche da prima, ma poi in maniera più accurata, tutte le lettere che i militari al fronte mandavano a casa venivano sottoposte a censura.

Può anche essere che Cristiano le avesse scritte sapendo di non poterle o volerle spedire,  scrivendole per sé come una sorta di sfogo o diario, e il discorso allora cambierebbe. Solo con quello che ha scritto al giorno 183, dopo il vaglio della censura sarebbe stato destituito, arrestato e processato davanti a una corte marziale.

Un comandante non credo che avrebbe nominato il Tribunale delle Nazioni alla moglie, certo non come una confidenza per il comportamento dei suoi uomini al fronte. Significava fare uscire dal fronte notizie che i soldati della patria, i buoni, i giusti e valorosi combattenti eccetera avevano commesso delle atrocità sotto il suo comando. Ma il colpevole era lui, come ti ha fatto notare @flambar che è stato Comandante in Marina. Queste erano notizie che la censura non si sarebbe limitata a cancellare ma a perseguire.

Ci siamo accorti che il generale Graziani aveva usato il gas in Libia contro la popolazione civile durante le guerre coloniali non dalle lettere dei soldati e tanto meno dei loro comandanti, ma da inchieste e documentazione prettamente militare, saltate fuori alla fine delle ostilità.

Ma a parte questo un comandante, un militare, un uomo in definitiva, che ha lasciato la sua donna per andare in guerra, con che animo può riuscire a scriverle, a raccontarle che non riuscendo a tenere a freno i suoi uomini ha permesso loro di saccheggiare e violentare le donne in territorio nemico?

Forse sono eccessivo nei miei ragionamenti, ma ho esperienza militare e se un ufficiale scrive cose del genere alla famiglia e si viene a sapere, è finito come militare e come uomo con quella donna. 

Ho trovato che la sua ammissione di avere avuto lo stesso istinto bestiale dei suoi uomini, ma che è riuscito a controllarlo ricordando e vedendo gli occhi dell’amata nella donna terrorizzata davanti a lui,  non è che gli faccia molto onore. Certamente in guerra succedono le cose più atroci, su tutti i fronti, avvenimenti comuni a quasi tutti gli uomini. Dico quasi perché ve ne sono sempre alcuni che, divisa o non divisa, patria o non patria, si dissociano  dalle atrocità, spesso pagandone care le conseguenze.

Avrei visto meglio questo comandante partire, iniziare come integerrimo soldato, per quanto non favorevole alla guerra, ma chi è a favore in genere è un pericoloso esaltato. Nel prosieguo poi dei tragici avvenimenti lo avrei visto gradualmente lasciarsi andare, vuoi per cognizione della disfatta, per disagi, perdite di uomini, mancanza di rifornimenti… decadimento degli ideali... insomma la situazione gli sfuggiva di mano, descrivendola al contempo nel suo epistolario-diario. Da qui a vedere le atrocità commesse dai suoi uomini e non dico parteciparvi ma quasi, il passo sarebbe stato breve, per quanto non giustificabile come uomo e come soldato. Nel suo scrivere ci avrei visto un doloroso sfogo-confessione, invocando il perdono di Dio, della moglie e degli uomini per quello che la guerra lo aveva fatto diventare, forse suo malgrado o forse no, qui bisognerebbe scandagliare a lungo l’animo di Cristiano, ma l’animo umano in genere.

Avrei descritto il suo lento calarsi nella follia (riconosco che è troppo per 8000 caratteri… la mia è un’accesa immaginazione…) avrei confrontato il suo comportamento reale paragonandolo ai toni talvolta aulici con i quali scriveva nelle lettere, facendone emergere, risaltare questi due caratteri contrastanti, queste due opposte personalità che avrebbero aggiunto drammaticità alla vicenda, seppure permeata da un sottile realismo magico, quasi avvolto dalle nebbie.

Nelle due personalità Cristiano avrebbe potuto altalenarsi, senza rendersi conto di essere sprofondato in una lucida follia, come il colonnello Kurtz in Apocalypse Now che poco prima di morire declama un’ode all’orrore, in un buio crescendo shakespiriano…

Da questo orrore, dopo aver visto nel bambino il figlio morto, lo avrei definitivamente sommerso il comandante nella pazzia.

Succede. È successo.

Ma forse sono eccessivo in questi ragionamenti, il testo è tuo.

Scritto molto bene tra l'altro, non l'ho detto prima perché nella tua scrittura è una cosa ovvia.  Io mi limito ai contenuti e a come vengono proposti.

 

 

 

 

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Ciao Uni... Ehm, @Alberto T., e grazie per il tuo approfondito commento. 

Beh, in realtà su molte cose ti sei risposto: è un luogo e un tempo indefinito, e il comandante sa che non potrà mai spedire le lettere, dunque è una sorta di diario in cui si finge la moglie come interlocutrice. Lo dice proprio all'inizio.

È vero, molte cose non fanno onore al mio personaggio. Difatti, non volevo farne un personaggio positivo. Se vuoi le opposte personalità che intravedi, e che erano nelle mie intenzioni, possono essere attribuite a ciascuno: ciascuno è capace di cose eccezionalmente buone o eccezionalmente cattive... L'intenzione era anche quella di dire che la guerra determina comportamenti bestiali in persone ordinarie. Ho in mente i comportamenti dei gerarchi a Norimberga, aguzzini che rimangono convinti del proprio onore nonostante la catastrofe, ho in mente l'adesione di persone normali a follie sanguinarie, in parte lo stiamo rivivendo... Insomma il concetto è quello della Harendt, la banalità del male. Il comandante è un personaggio scisso, si autoassolve solo in parte perché in fondo è ipocrita pensare di fare la guerra ma farla "gentile": quando c'è guerra c'è bestialità, stuprò, tortura, e non conosco eccezione a questa regola. Nemmeno nelle guerre più " nobili", come quelle di liberazione. Perché apra gli occhi c'è bisogno di un intervento magico. E poi sì, scisso e avviato alla follia...

Il tuo apprezzamento sulla mia scrittura mi lusinga molto, tanto più che lo dai per ovvio. Ti confesso che io sono meno sicuro delle mie capacità, e credo abbia ancora molto da crescere. Ad ogni modo grazie

Modificato da Edu

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Cari @Edu e @Alberto T. La cosa più ingiusta è che ad essere processati per i loro crimini sono soltanto i vinti.  Ovvero i vincitori per essere dichiarati tali di certo non ne hanno commesso di meno di stupri e violenze contro donne, uomini, bambine e bimbi maschi. Chi li ha processati, chi  di costoro ha pagato per  crimini commessi  addirittura anche dopo la dichiarazione di guerra finita si sono verificate crimini atroci come le Foibe. È meglio che mi sto zitto e che non aggiunga altro, potrei anche esplodere. Buona domenica e scusate lo sfoco.

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Ciao @Edu

Davvero un bel pezzo. Non solo un'esplorazione di un territorio geografico sconosciuto ma, a poco a poco, anche un'esplorazione dei lati più nascosti dell'animo umano.

Peccato solo che 99 capitani su 100, abbiano sempre lasciato i loro soldati fare quel che più volevano. Nella storia di questo pazzo mondo.

Il tuo capitano è quel raro centesimo capitano. Forse il solo che meriterebbe di sopravvivere.

Bravo.

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Nei commenti al racconto penso si sia detto ormai di tutto e di più (non li ho letti proprio tutti tutti, ma molti), per cui non c'è molto che posso aggiungere, se non che l'ho letto dall'inizio alla fine tutto d'un fiato :D

Mi piace come la storia e le vicende si costruiscano tassello dopo tassello, ad ogni lettera scritta alla moglie. Personalmente ho adorato tutti gli appellativi che il protagonista le ha rivolto, non tanto perché teneri o smielati, ma perché aggiunge quel tocco di caratterizzazione e di stile che immerge subito il lettore in un'atmosfera rétro.

Anche a me non convince il titolo, ma direi te l'abbiano già detto. E forse l'unica altra cosa che mi ha lasciata un briciolo perplessa perché dissonante con il resto della storia, è che moglie e bambino abbiano la pelle scura... Forse proprio perché dal tono delle lettere mi sono involontariamente immaginata qualcosa in stile ottocento o primi novecento e lui (in quanto comandante) di origine nobiliari, per cui mi è sembrato strano che sposasse qualcuno di un'estrazione diversa. Ma in verità non specifichi mai epoca e luogo, per cui in teoria può andare bene tutto

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@Anastassiya grazie per l'apprezzamento e per le osservazioni.

...Mi sembri un tipo interessante, tu ...ti terrò d'occhio :comedicitu:

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Il 14/8/2019 alle 18:37, Edu ha scritto:

il mare è ancora lontano.

@Talia, e se invece fosse questo?

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@Edu , sono rimasti pochi i complimenti che non ti siano stati fatti già dagli altri.

Tu dici che il tempo dell'azione è indefinito, ma lo stile linguistico, a partire dalle invocazioni iniziali alla moglie contornate da apposizioni, per proseguire nelle espressioni e nelle figure retoriche, mi sembra perfettamente ottocentesco, e ha contribuito all'estremo realismo che ho sentito nel racconto: il tuo protagonista parla davvero come io mi immagino debba fare un ufficiale di quell'epoca.

Visto che è stato evocato Buzzati a proposito dell'atmosfera, non esito a riferirti che a me è venuta in mente una delle Città Invisibili di Calvino, dove il protagonista scopre che ogni volto che vede è quello di una persona morta che ha conosciuto. Forse è stato questo a far passare in secondo piano il significato metaforico e psicologico, che gli altri hanno colto prima di me, del riconoscere i propri cari nei visi degli abitanti, e a farmi pensare solo a una vera stregoneria, creata per impedire agli aggressori di uccidere.

In fondo, le due interpretazioni non si escludono: che sia spontaneo o frutto di magia, il nemico, costretto a ritrovare la propria umanità nell'altro, non può più rimanere tale.

L'unico vero difetto che posso citare è che l'idea di esplorazione che si trova nel racconto mi pare un po' stiracchiata rispetto alle richieste del tema. Ma (scusa la banalità della formula) i contest passano, i racconti restano.

 

A rileggerti a presto

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4 ore fa, Marf ha scritto:

a farmi pensare solo a una vera stregoneria, creata per impedire agli aggressori di uccidere.

In fondo, le due interpretazioni non si escludono: che sia spontaneo o frutto di magia, il nemico, costretto a ritrovare la propria umanità nell'altro, non può più rimanere tale.

No no, non ti sbagli affatto @Marf, hai colto perfettamente il punto. E ti ringrazio per questo. Ho immaginato esattamente quello che hai detto tu.

Grazie e a rileggerci

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