Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Edu

[FdI 2019-3] Il bambino

Post raccomandati

https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/44058-fdi-2019-2-un-sacco-fuori-concorso-punto-di-non-ritorno/?do=findComment&comment=783364

 

Giorno 177

Anna, mia adorata, ragione di tutti i miei giorni,

non potrai leggere queste righe, ma ti scrivo lo stesso, giacché è l’unico conforto di questo tempo disperato.

La staffetta non dà notizia di sé ormai da due settimane. Né potrebbe: è partita prima che l’agguato alle gole di Sudbina ci costringesse a ripiegare verso ovest. Le comunicazioni sono interrotte, nemmeno noi conosciamo la nostra posizione.

In mancanza di direttive, ho deciso che muoveremo verso nord. Prima o poi incontreremo il mare; da lì, proseguendo lungo la costa in direzione di levante, raggiungeremo la capitale. Se Dio vorrà, ci ricongiungeremo al resto dell’esercito alle porte di Ničije Mesto.

Ora il nemico da affrontare è la penuria di viveri. Non vi è possibilità di rifornimento: pochi giorni ancora e finiranno.

Tuo,

Cristiano

 

Giorno 181

Anna, mio sogno d’ambra,

per la prima volta in vita mia soffro la sete.

I territori del Nord si sono rivelati inospitali: lo scenario è desertico, non abbiamo incontrato corsi d’acqua, né flora, né fauna, fatta eccezione per i serpenti. La truppa si nutre di quelli, ma ormai è allo stremo. All’orizzonte, verso ponente, si scorge un profilo montuoso. Andremo lì, nella speranza di trovare l’acqua.

Tuo,

Cristiano

 

Giorno 183

Il Tribunale delle Nazioni non mi assolverà. Prego allora che mi assolva Dio, e che mi possa perdonare tu, Anna, mia luna piena nella notte, che conosci l’uomo che sono.

Nella valle ci siamo imbattuti in un villaggio.

Più ancora che questa terra ostile, stiamo esplorando la nostra natura. Gli uomini, dopo giorni di fame e fatica, avevano sguardi di bestie. La guerra fa anche questo, ci consegna uno specchio che riflette la verità di ciò che siamo.

Ho lasciato che mettessero a sacco il villaggio. Non l’ho fatto per la mia salvezza: tenere a freno i soldati non era più possibile. Né giusto. Alcuni ordini non possono esser dati, per quanto li impongano le leggi scritte e i trattati della guerra. In certe situazioni, vigono leggi non scritte, più crudeli ma più coerenti con il nostro mestiere.

L’insediamento era pressocché sguarnito, i loro uomini sono tutti a difesa della capitale. La poca resistenza che abbiamo incontrato è stata spezzata con ferocia. Ogni casa è stata depredata.

I miei soldati non avevano solo fame di cibo, ma anche di donne. Ho lasciato che saziassero anche questo bisogno: non mi trovo in una posizione di forza e non posso rischiare ammutinamenti o diserzioni.

Non consentirò tuttavia che accada ancora.

Lo sguardo di una donna mi ha ferito. Aveva i tuoi occhi, la loro stessa malinconia. Mi ha ferito e ha risvegliato un demone che alberga anche in me: ho provato a mia volta un desiderio di bestia.

Aveva i tuoi occhi ma non sei tu, mia salvezza, mia Itaca… Non ho violentato quella donna, per non spezzare il filo immacolato che mi lega a te.

Proseguiremo ancora verso nord. Il contatto con la popolazione ha giovato al corpo degli uomini, ma non al loro spirito. Sono spaventati. Sostengono che le donne di Istina possiedano arti magiche, e che il Nord sia terra di stregoni. Ho vietato che si diffondano tali dicerie, pena la fustigazione. Non voglio che le superstizioni di questo popolo barbaro entrino nelle menti dei miei soldati. Andremo a nord, mostrerò loro che non c’è nulla da temere, se non l’esercito nemico. Se Dio vuole moriremo in battaglia.

Tuo,

Cristiano

 

Giorno 191

Anna, amore mio, mia pace notturna,

il mare è ancora lontano.

Non abbiamo incontrato altri insediamenti, e questo è un bene per la salvezza delle nostre anime. Ci siamo imbattuti però in un camposanto, con migliaia e migliaia di sassi disposti a cumuli. È segno che altri insediamenti non sono lontani.

Quella dei sassi è l’usanza del luogo. Mi ha spiegato l’interprete che sono deposti sui sepolcri in caso di morte prematura, e rappresentano gli anni non vissuti. Deve allora trattarsi di un cimitero di guerra; i seppelliti sono giovani, a giudicare dalla quantità di pietre: una per ogni anno in meno rispetto ai cinquant’anni d’età, la loro aspettativa di vita.  Ogni sasso è posato perché gravi sulla terra e l’affanni.

Accanto a uno dei cumuli, su una tavola di legno, era incisa una scritta. Ho chiesto all’interprete di tradurla. Lui non voleva. Mi ha detto che era una poesia, e che non era stata scritta per noi stranieri. Persino quest’uomo che tradisce il suo popolo, di fronte ai sepolti, ha avuto un sussulto di dignità. Non l’ho punito per questo, ma l’ho pregato di tradurla ugualmente, perché anche il carnefice potesse tributare omaggio alla vittima. Allora lui ha mormorato:

 

Accanto

alle rovine

rimane

la piazza,

Dule mio,

a contenere il tuo ricordo.

A volte vi ritorno

a spiare

le bocce dei vecchi

rotolare,

e sollevare polvere.

Mancassero,

potrei immaginarla

anche senza di te.

 

Non so se fosse un lamento di madre o di moglie. Mi ha commosso.

Tuo,

 Cristiano

 

Giorno 192

Anna, mia acqua e mio fuoco,

la scritta accanto al cumulo di sassi ha fiaccato la mia determinazione. Ma sono un comandante, e devo anteporre il dovere verso la Patria alle bizze del cuore. È sera tarda e per stanotte ci accamperemo. All’orizzonte appare un altro villaggio.

Proteggi il mio sonno,

tuo,

Cristiano

 

Giorno 193

Abbiamo ancora viveri, ma non so se potremo recuperarne altri prima di arrivare al mare. Spero ci consegnino le scorte senza combattere: questa volta le donne andranno risparmiate, e se possibile anche i pochi uomini rimasti. Ho disposto la fucilazione per chi trasgredisce.

Anna, il filo di cui tieni un capo mi trattiene alla soglia della follia. Ma ho paura si spezzi. Tra i soldati si sono diffusi racconti di stregonerie, nonostante il divieto, e la loro paura mi contagia. Solo a te, anima mia, mia coscienza, posso dire ciò che a loro nego: questo popolo ha qualcosa che mi turba. Le loro parole, i loro sguardi, suonano stranamente familiari. È come se condividessimo gli stessi fantasmi.

Tieni stretto il filo, mio amore, mio agognato approdo.

Tuo,

Cristiano

 

Giorno 194

Cara Anna, mio rifugio di miele,

la sortita nel villaggio ha avuto un esito del tutto imprevisto. Gli uomini sono stati respinti, ma non dalle armi. Sono tornati indietro in preda a un sortilegio, piangendo come bambini. Sostengono che i villani abbiano facce cangianti, e che nelle case…

Follie, mio fiore, follie che non meritano di essere riportate. Ho detto loro di riposarsi: sono uomini stremati. Ho provato a quietarli. Ma a me, mio cuore, niente porta quiete, se non la tua ombra.

Quest’oggi non sono entrato nel borgo, ho lasciato che a presidiare l’operazione fossero i miei luogotenenti. Ma è stato un errore: non possiamo rinunciare al rifornimento, domani andrò io stesso a vedere.

Tuo,

Cristiano

 

Giorno 195

Anna, mia speranza smarrita, mio spettro,

il filo che tenevi si è spezzato, e io non sono più né un soldato, né un uomo assennato. Non raggiungeremo Ničije Mesto, non morirò combattendo.

Le vie del villaggio erano deserte, ma dalle finestre una foresta d’occhi controllava ogni nostro passo. Gli Istini hanno occhi scuri di noce, occhi come i tuoi, mio spirito del mattino.

Ho varcato la soglia di una casa. Era minuscola, e sembrava vuota. Stavo per uscirne, quando un fuciliere mi ha fatto notare una piccola porta, celata da un pesante cassettone. Un nascondiglio. Abbiamo spostato il mobile e sono entrato.

Ho lasciato che gli occhi si abituassero al buio del ripostiglio. Per ciò che ho visto poi, ho temuto che il cuore mi cedesse.

Lui era lì, accanto al cibo, rannicchiato con le spalle al muro e le braccia avvolte alle ginocchia. Il colore dei suoi capelli era quello che abbiamo amato. La sua pelle di seta scura, la pelle che ti ha rubato, era la stessa, la medesima, proprio quella che sai. E lo sguardo che mi ha trafitto, quando ha sollevato il capo… pure quello era il suo, di nessun altro al mondo.

Lì, sul pavimento di quella casa, in quel borgo remoto e straniero, c’era il nostro Giovanni. Aveva l’età di quando lo perdemmo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, Edu ha scritto:

Grazie mille a @Emy che mi ha aiutato con i nomi slavi :love:

Di nulla! Sempre un piacere! :love: p.s. Ripasserò per un commento dettagliato. Per ora posso solo dire che mi è piaciuto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Edu,

Un racconto fatto di lettere senza possibilità di ricevere risposta, scritte per alleviare le sofferenze causate dalla crudeltà della guerra. Molto scorrevole, si vivono le angioscie del comandante, dei soldati e dei civili. Solo una cosa non mi è chiara, e forse è colpa del mio cervello fuso a queste ore, perché i soldati scappano dalla casa nel finale? Chi è Giovanni?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
23 minuti fa, Alessandroperbellini ha scritto:

perché i soldati scappano dalla casa nel finale? Chi è Giovanni?

Ciao Alessandro: questo è il fulcro di tutto. Se il lettore non capisce io ho sbagliato qualcosa. Quindi non ti rispondo, ti chiedo di ripassarci a mente fresca, e se ancora non è chiaro... Beh, colpa mia ;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho riletto @Edu: le stregonerie presenti in quel luogo sono reali e i soldati, una volta entrati nelle case, vedono i cari che hanno perso (gli abitanti hanno le facce cangianti, cambiano in base a chi le guarda). Quindi il generale nel nascondiglio vede suo figlio: “la pelle che ti ha rubato”, quella della madre, che ha la stessa tonalità, questa per me è stata la frase che mi ha portato alla comprensione del testo e che ieri sera mi è sfuggita. Ho capito giusto?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Edu ha scritto:

Lì, sul pavimento di quella casa, in quel borgo remoto e straniero, c’era il nostro Giovanni. Aveva l’età di quando lo perdemmo

Comincio da qui @Edu perché è la frase che che mi ha svelato il racconto, seppur con diversi domande che ti farò

Il comandante nel vedere il bambino riconosce suo figlio, tutti i figli del mondo sono nostri, questo è il messaggio che ci leggo.

Dai nomi del personaggio principale e della sua donna, penso siano Italiani. dai nomi dei luoghi invece credo che il fatto accade nei terrritori Serbi o Kossovari, non sono andata a controlare.

Una faccia una razza. nel film di Salvatores( Mediterraneo) lo dice il Pope riferendosi allo scambio di  saperi e cultura tra il popolo Greco e quello italiano fin dai tempi della magna Grecia.

in realtà il detto popolare vale per ogni razza umana. Nell' esplorazione dell'anima il tuo personaggio dice che il filo che lo lega alla razionalità, al suo mondo fuori dalla follia che sta vivendo, si è spezzato, più che altro credo che si sia scatenato da certi fili invisibili che ci legano al patrimonio culturale e razziale, convizioni che fanno di noi popolo terrestre, mandrie distinte e chiuse nei nostri recinti. 

Le facce cangianti: ogni soldato riconosce la propria gente nei volti del nemico, cominciano a vedere loro malgrado, senza capirne il motivo, ( infatti si parla di stregoneria)l'assurdità della guerra fra fratelli.

16 ore fa, Edu ha scritto:

Accanto

alle rovine

rimane

la piazza,

Dule mio,

a contenere il tuo ricordo.

A volte vi ritorno

a spiare

le bocce dei vecchi

rotolare,

e sollevare polvere.

Mancassero,

potrei immaginarla

anche senza di te.

 

Ecco il contrasto che brilla nel tuo racconto: la normalità di un campo di bocce, i vecchi riuniti a giocare, i piccoli vortici di polvere. Uguali in ogni paese. Non il sangue, la lingua, il colore della pelle, ma la polvere, i gesti, le emozioni ci rendono terrestri. Bella poesia davvero complimenti.

E veniamo alle domande:

La guerra di cui parli è frutto di fantasia? o hai preso spunto da altri racconti, notizie, film.

La sua pelle di seta scura, la pelle che ti ha rubato. Suggerisci  che Anna abbia origini diverse da quelle di Cristiano? oppure tutti e due hanno la stessa tonalità di colore della pelle?

Cioè sono italiani ma figli di immigrati? Dalla tua risposta dipende cosa pensare della frase che segue.

Non voglio che le superstizioni di questo popolo barbaro entrino nelle menti dei miei soldati.  Senza la parola sottolineata avrei capito che lui non fa distinzioni di razza e che si trova intrappolato in una guerra che non  condivide, ma da come l'hai scritta il messaggio che passa è che il comandante è razzista. Boh fammi capire tu se mi sto facendo una film per conto mio.

Il racconto mi è piaciuto moltissimo! Vado via con la mente a farmi mille ipotesi, Adoro le trame che stimolano riflessioni.

Non avrei nemmeno finito, in realtà ma voglio rileggerlo e vedere cosa ne pensi della mia lettura.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Edu, credo che qualcuno dovrebbe fermarti. 

Ho trovato, come in altri tuoi racconti, un'atmosfera da "realismo magico" (non so come altro chiamarlo) che mi ricorda Buzzati: la resistenza disperata di un protagonista che pian piano viene soverchiato da eventi contro cui non può combattere, fino alla resa finale. Resa come di coscienza di una conclusione che era fin dall'inizio ineluttabile.

Il lirismo nelle lettere a Anna, un po' moglie un po' donna angelicata, sospende il racconto in un tempo e un luogo indefiniti e sei bravo a mantenere questa sospensione, senza mai definire "dove" e "quando": così diventa una guerra che è tutte le guerre.

L'esplorazione qui è soprattutto quella che i soldati fanno del loro cuore e della loro umanità. Ed è bello che non sia persa, alla fine, ma ritrovata.

Ho detto altrove che non amo le frasi brevi, ma qui stanno bene, come scritte su un taccuino nella luce incerta di un accampamento. 

Io so commentare solo le poesie dei libri di scuola: dopo Ungaretti non capisco più nulla e posso solo dire "mi piace" oppure "non mi piace". Qui trovo un dolore raccontato in modo obliquo e secco, quindi direi "mi piace", ma aspetta che passi qualcuno di più bravo.

 

Confermo la mia impressione sui tuoi racconti: Credo che te li rigiri in testa per un po' e poi li scrivi come "buona la prima". Forse un editor avrebbe qualche appunto da farti, io non ne ho: il racconto è ottimo così, grazie.

 

Ah, no. Cambierei il titolo. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Alba360 rispondo alle tue domande, anche se da quello che scrivi mi fai capire che hai capito tutto quello che volevo dire, ma proprio tutto e precisamente quello, e dunque sono contento che il messaggio arrivi.

 

37 minuti fa, Alba360 ha scritto:

La guerra di cui parli è frutto di fantasia?

Di fantasia. I nomi sono slavi, ma i posti sono inventati, e il tempo è indefinito

 

38 minuti fa, Alba360 ha scritto:

La sua pelle di seta scura, la pelle che ti ha rubato. Suggerisci  che Anna abbia origini diverse da quelle di Cristiano?

Se vuoi puoi vederci anche questo, ma io ho semplicemente immaginato una donna dalla carnagione scura

 

39 minuti fa, Alba360 ha scritto:

Non voglio che le superstizioni di questo popolo barbaro entrino nelle menti dei miei soldati

beh, il comandante è un comandante... In fondo l'acquisizione per cui gli altri popoli non sono necessariamente barbari direi che è una acquisizione recente e, ahimè, a giudicare da parecchi segnali, fragile. Parte da quel pregiudizio diffuso, ma piano piano, a partire dalla lettura della poesia, mi sa che cambia idea

 

Comunque il sortilegio è quello che dici tu: i soldati vedono nel popolo straniero i volti dei propri cari e realizzano l'assurdità e lo strazio della guerra. In realtà un concetto davvero semplice. Grazie per il passaggio :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
44 minuti fa, mercy ha scritto:

senza mai definire "dove" e "quando": così diventa una guerra che è tutte le guerre.

Ah, @mercy, avevi già risposto tu ad @Alba360 per me. Grazie.

 

45 minuti fa, mercy ha scritto:

credo che qualcuno dovrebbe fermarti. 

Sono un pupazzo Jedi: nessuno mi può fermare

 

45 minuti fa, mercy ha scritto:

il racconto è ottimo così, grazie.

:superbava: queste sono le cose che mi fanno gongolare.

 

Grazie @Mercy. Perché non ti piace il titolo?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 minuti fa, Edu ha scritto:

Perché non ti piace il titolo?

Perché mi sembra appiccicato lì. Non è per nulla indicativo/evocativo di quello che sarà il racconto, anzi. Secondo me lo sminuisce un poco: tirare in causa un bambino nel titolo (soprattutto se il bambino è solo la ciliegina sulla torta) fa tanto "ehi! in questo racconto si parla di bambini, preparate i fazzoletti!". Solo mia impressione, ovviamente.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
6 minuti fa, mercy ha scritto:

Non è per nulla indicativo

ok, ci sta

 

7 minuti fa, mercy ha scritto:

ehi! in questo racconto si parla di bambini, preparate i fazzoletti!

dai... questo però onestamente un po' meno... se non l'hai ancora aperto e leggi il titolo potresti pure pensare che parli di una piccola peste... i fazzoletti li prendi dopo... (efffettivamente poco dopo, alla seconda riga, quando arrivi a "disperato"xD:sob:

 

Tranquilla, sai che per ogni racconto che mi viene fuori così ne devo scrivere quattro o cinque sbarellanti... vado :omicida:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Edu,

Racconto bellissimo sulla guerra e le sue crudeltà che prina di tutto fanno male a chi le infligge: i soldati. 

Ho apprezzato tutta l'idea che sta dietro il racconto, ma ciò che più mi è piaciuto è stato parlare della Guerra, senza luogo e tempo. L'esplorazione del protagonista è forzata dagli eventi (carenza di viveri, raggiungere una via di fuga, ecc). Attraversare luoghi sconosciuti, in condizioni fisiche e psicologiche al limite, mette il soldato nella situazione di esplorare i suoi confini "morali" e anche di fare i conti con la propria anima. Ecco allora che in un remoto villaggio, lontano dalla cultura di origine, il soldato si trova faccia faccia col dolore e il ricordo e il senso di colpa. Rivede i propri cari nei volti delle vittime, nei volti del nemico e questa è la strada maestra verso la follia, di cui ogni guerra è causa. 

Come sempre ottima lettura, ma, scusa se mi permetto, io non ho colto il senso del titolo, forse ho perso qualche significato del racconto? 

 

Talia 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Edu

caspita che bel racconto! Sei stato velocissimo a postare e proponi un testo bellissimo. Il tuo e quello di alessandroperbellini sono entrambi notevoli, come faccio a postare il mio? Mi fate sfigurare! E va be'.

Comunque tornando a te, il racconto è breve ma efficace, allusivo e suggestivo ma allo stesso tempo chiaro nei suoi possibili significati. La scelta di connotare geograficamente i personaggi e i luoghi con la nomenclatura italiana e slava lascia qualche dubbio sulla collocazione storica ma si respira nel testo un'aria fuori dal tempo che porta il lettore in una situazione al di fuori della Storia. Nei commenti poi lo chiarisci tu stesso, però immaginando di leggere il racconto in un altro contesto, diciamo più normale, dove l'autore non ha modo di intervenire se non attraverso ciò che ha scritto, forse rivedrei questa scelta che è un po' straniante e nebulosa per il lettore.

Il modo in cui Cristiano si rivolge ad Anna è un po' stucchevole all'inizio, ma allo stesso tempo c'è un' evoluzione molto bella nei vari epiteti con cui inizia le lettere che stempera la sensazione che ho avuto.

L'unico vero appunto che ho da farti su questo racconto è che secondo me il tema dell'esplorazione è in secondo piano rispetto ad altro. Hai inteso la guerra come forma di esplorazione, soprattutto nell'incontro/ scontro con l'altro da sé. Quindi il tema è presente nel testo ma hai sottolineato di più l'assurdità della violenza. Ma ciò non toglie nulla alla bellezza del racconto.

Ho visto che ti hanno criticato il titolo. Secondo me non è male, ma è un titolo senza infamia e senza lode e per questo stride con il testo. Va bene ma puoi trovare di meglio.

Ciao da Cettina

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Talia ha scritto:

Racconto bellissimo

Grazie mille Talia :)

 

1 ora fa, Talia ha scritto:

io non ho colto il senso del titolo, forse ho perso qualche significato del racconto? 

Non credo... si tratta dell'incontro finale... Ok, due indizi fanno una prova, anche Mercy era perplessa dal titolo. Magari il titolo lo devo cambiare

 

15 minuti fa, ivalibri ha scritto:

caspita che bel racconto! Sei stato velocissimo a postare e proponi un testo bellissimo.

:rosa:Grazie Cett'!

 

16 minuti fa, ivalibri ha scritto:

L'unico vero appunto che ho da farti su questo racconto è che secondo me il tema dell'esplorazione è in secondo piano rispetto ad altro. Hai inteso la guerra come forma di esplorazione, soprattutto nell'incontro/ scontro con l'altro da sé. Quindi il tema è presente nel testo ma hai sottolineato di più l'assurdità della violenza. Ma ciò non toglie nulla alla bellezza del racconto.

Ma sai qual è il punto? Le tracce spesso, invece che una gabbia, sono un aiuto a costruire una storia focalizzandosi su un elemento. Poi magari la storia va altrove, e ciò magari è una pecca ai fini del contest... ma non necessariamente ai fini del racconto... Spesso decido di essere borderline rispetto al contest piuttosto che forzare un'idea, se mi sembra che funzioni... 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 minuti fa, Edu ha scritto:

Non credo... si tratta dell'incontro finale... Ok, due indizi fanno una prova, anche Mercy era perplessa dal titolo. Magari il titolo lo devo cambiare

Ho letto il commento di @mercy (generalmente non leggo i commenti altrui) e concordo con lei. Il titolo ci incastra poco con la storia. Io amo i titoli, quelli che sono un po' riassuntivi e un po' indizi, quelli che possono anche essere uno slogan della storia o un modo per incuriosire. 

Il racconto è tuo e il miglior titolo lo puoi trovare solo tu, a seconda della sfumatura che vuoi dare. Ma vorrei darti un suggerimento: questa tua frase sarebbe un titolo molto bello

21 ore fa, Edu ha scritto:

Prima o poi incontreremo il mare

 

Talia 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Talia O_O

Ma perché non me lo hai detto prima che lo postassi?! :aka:

Grazie mille, ti devo un titolo!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Edu :)

 

Sei sempre più bravo. Anche nel versante drammatico, cogli la trama e il contenuto, affondi il tuo stile e avvinci il lettore. (y)

 

Qui c'è un ufficiale in un'azione di guerra, coi suoi uomini, cui non riesce ad impedire di compiere azioni vili e infami, perlomeno non sempre,

perché la realtà è fatta anche di compromessi e impotenze coscienti.  Scrive un diario alla sua amata, per aiutarsi a sopravvivere nel marasma dei suoi, contati, giorni di esplorazione del campo nemico. 

Finché un giorno succede, a lui come agli altri, di capire l'assurdità della guerra. I soldati scappano da un villaggio dove "gli abitanti hanno le facce cangianti, come le case". Dopo giorni di abbruttimento, hanno colto il segno: i visi atterriti del popolo "nemico" sono il riflesso dei loro cari, le case che depredano sono le loro case. Il bambino che l'ufficiale scova, nascosto e "rannicchiato con le spalle al muro" ha lo sguardo del suo perduto bambino.

 

P.S.: continua pure a sbagliare i titoli, carerrimo Edu, finché ci dai di questi contenuti. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Edu, non vedo voglia di esplorazione, ma solo la dannazione della guerra.

Comunque buono il racconto, ottimo il finale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Edu,

il racconto è riuscito, accattivante e molto suggestivo, poi io ho una passione per la narrativa epistolare, quindi con me sfondi una porta aperta. ho solo un "rimprovero", non so nemmeno se abbia basi solide o dipenda solo dai miei gusti, ma a me le "sorprese plateali" nelle ultime righe lasciano sempre dubbiosa, come una sorta di effetto speciale messo lì per lasciare il pubblico a bocca aperta. Non voglio dire che la sorpresa o il disvelamento finale non debbano esserci, semplicemente che debbano avere radici in ciò che viene prima, non sbucare dal nulla. Dalle formule usate dal tuo comandante per rivolgersi all'amata, un po 'pompose se non quasi stucchevoli, li avevo immaginati fidanzati o giovani sposi e anche ammettendo che sia un'estrapolazione mia, non mi pare di aver visto da nessuna parte l'accenno a un figlio, morto o vivo. Anche un semplice accenno, di passaggio, che ne so, lui che vedendo i saccheggi o i paesani scappare spaventati scrive alla moglie che non ha potuto fare a meno di pensare a loro figlio in quella situazione, affamato e spaventato. È solo un esempio, potrebbe essere fatto in qualsiasi altro modo (potrebbe aver incrociato un animale e ricordato come il figlio ne fosse amante...), ma a me un accenno precedente all'esistenza o alla scomparsa di questo figlio è sinceramente mancato. Così spunta solo sul finale per commuovere sull'orrore e la follia della guerra, sul siamo tutti uguali, ma davvero spuntato dal nulla (a meno che non si debba considerare un indizio il bambino del titolo, ma sinceramente non mi convince).

È la mia rimostranza, prendila per quel che vale, un'impressione del tutto personale :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Befana Profana, grazie del passaggio.

Allora, allora... capisco ciò che dici. Anzi, era una cosa su cui avevo pure ragionato prima di chiudere il brano. A caldo ho pensato: ok, degli indizi disseminati qua e là su dove si andrà a parare (che gli stranieri iniziano ad assumere l'aspetto de cari) ci sono: lo sguardo della donna risparmiata dalla violenza che è lo stesso di Anna, il fatto che il Cristiano dice che qualcosa in loro lo turba perché gli suonano "familiari", i soldati che tornano impressionati perché gli Istini hanno facce cangianti... Qualche elemento per sospettare che Cristiano, quando dice "domani andrò a vedere io stesso", se ne tornerà impressionato come i suoi soldati c'è. Visto questo contesto, se facevo cenno al bambino prima, mi sono detto, forse sarebbe stato fin troppo scontato che il bambino sarebbe comparso nel finale. Pensaci... prova  inserire una riga su un figlio in qualsiasi parte del racconto (come ho fatto, per prova) e dimmi se non è matematico che quel bambino compaia alla fine. Ora, c'è un finale a sorpresa... ok, magari la cosa è stucchevole, ma se la sorpresa non funziona è peggio. Insomma ho avuto paura di disinnescare del tutto l'effetto finale.

Oddio, fidanzati o giovani sposi... Per mia fortuna mi sono scansato pure il militare di leva, e dunque delle questioni militari non so niente, ma immagino che, generalmente, uno che è alla testa di un battaglione non possa essere un adolescente... In fondo basta che abbia almeno trent'anni per poter avere quella storia alle spalle... fai conto chè è un tempo un po' indefinito, ma che immaginavo come vagamente passato...

Detto ciò, sì, sicuramente segnali un punto che avevo individuato io stesso, e ciò è prova che il punto c'è. Ora ti posso riportare il ragionamento a caldo, ma certe cose vanno poi rimeditate a freddo, quando è evaporato il ricordo della sensazione che si aveva mentre si scriveva: sicuramente ritornerò sul punto tra un po' e vedrò che effetto mi fa, ora è presto. Grazie :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Caro @EduUn racconto con dei concetti che sembrano lineari ma non sufficienti a far riflettere colui che comanda è il responsabile di tutto ciò di criminale che commette l'armata al suo comando: In pratica se si commettano atti di violenza carnale, è lui di persona che sta commettendo quel reato, se si sta attuando un genocidio, è lui che lo sta facendo di persona, quindi è solo lui che in pratica lo commette e di conseguenza ne risentono anche i famigliari. prendiamo per esempio il comandante serbo Milosevic, quando la figlia da lui adorata venne a conoscenza che il padre era responsabile di tutte le atrocità commesse dalla truppa al suo comando, si suicidò.

È cosa molto difficile per un dilettante come me, poter notare qualche errore di grammatica o di punteggiatura ad un campione come te,  inoltre se lo letto fino in fondo significa che il suo contenuto è facile da intuire. Grazie per la lettura ti auguro un buon fine settimana e tanta fortuna.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie mille @flambar, buon fine settimana anche a te :)

Certo che il comandante è colpevole, e lo sa. Il fantomatico tribunale delle nazioni non lo perdonerà, giustamente...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 14/8/2019 alle 18:37, Edu ha scritto:

Più ancora che questa terra ostile, stiamo esplorando la nostra natura. Gli uomini, dopo giorni di fame e fatica, avevano sguardi di bestie. La guerra fa anche questo, ci consegna uno specchio che riflette la verità di ciò che siamo.

Ho lasciato che mettessero a sacco il villaggio. Non l’ho fatto per la mia salvezza: tenere a freno i soldati non era più possibile. Né giusto. Alcuni ordini non possono esser dati, per quanto li impongano le leggi scritte e i trattati della guerra. In certe situazioni, vigono leggi non scritte, più crudeli ma più coerenti con il nostro mestiere.

L’insediamento era pressocché sguarnito, i loro uomini sono tutti a difesa della capitale. La poca resistenza che abbiamo incontrato è stata spezzata con ferocia. Ogni casa è stata depredata.

I miei soldati non avevano solo fame di cibo, ma anche di donne. Ho lasciato che saziassero anche questo bisogno: non mi trovo in una posizione di forza e non posso rischiare ammutinamenti o diserzioni.

Non consentirò tuttavia che accada ancora.

Lo sguardo di una donna mi ha ferito. Aveva i tuoi occhi, la loro stessa malinconia. Mi ha ferito e ha risvegliato un demone che alberga anche in me: ho provato a mia volta un desiderio di bestia.

Aveva i tuoi occhi ma non sei tu, mia salvezza, mia Itaca… Non ho violentato quella donna, per non spezzare il filo immacolato che mi lega a te

Bellissimo

Il 14/8/2019 alle 18:37, Edu ha scritto:

Lui era lì, accanto al cibo, rannicchiato con le spalle al muro e le braccia avvolte alle ginocchia. Il colore dei suoi capelli era quello che abbiamo amato. La sua pelle di seta scura, la pelle che ti ha rubato, era la stessa, la medesima, proprio quella che sai. E lo sguardo che mi ha trafitto, quando ha sollevato il capo… pure quello era il suo, di nessun altro al mondo.

Lì, sul pavimento di quella casa, in quel borgo remoto e straniero, c’era il nostro Giovanni. Aveva l’età di quando lo perdemmo

Bellissimo

 

Un fantasy intriso di amore (quella di un comandante per la sua donna), di violenza (l'attacco al villaggio) con tutta la bruttura dell'uomo e della sua natura, di dolore (quello per un figlio morto). Il peregrinare in un mondo sconosciuto, un esercito pronto a dare battaglia ma che giunge, in realtà, (qualunque sia l'esercito e il nemico da combattere) a confrontarsi con sé stessi, con il proprio vissuto. Sconfitto nella sua umanità giunge nel regno dei morti;  questa la terribile conclusione. Davvero bravo, un racconto che suggerisce scenari apocalittici nei quali, mi ripeto, l'uomo attacca se stesso (vedasi il primo pezzo che ti ho segnalato), portando comunque dentro di sè il sentimento d'amore (l'unico capace di farlo sentire ancora uomo e non bestia e che vediamo non solo nel capitano ma anche nei soldati che, atterriti, ritrovano il loro cari defunti). Complimentissimi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Complimentissimi.

Grazzissime Adelaide :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Un altro racconto scritto benissimo. Giuro, mi fai riacquistare fiducia nella letteratura.

Perfetta la scelta del racconto epistolare, e perfetto il tono della narrazione. Sei riuscito a descrivere la situazione, dare informazioni al lettore e al tempo stesso a non forzare le lettere, che continuano a suonare genuine. Mi sono piaciuti i molti nomignoli con cui chiama la moglie, perché sono assurdi ed esagerati ma al tempo stesso accentuano il contrasto col contenuto terribile delle lettere.

Anche a me ricorda molto le atmosfere di Buzzati, infatti immaginavo che avrebbe avuto un finale "sospeso". L'idea di scegliere un'ambientazione fittizia, che tuttavia ricorda le troppe guerre reali, funziona bene, dando al messaggio un significato universale. Molto riuscito il cambiamento graduale del protagonista, così come il rendere concreto attraverso l'espediente della magia quello che a livello umano dovrebbe fare la semplice empatia: riconoscere noi stessi e i nostri cari negli altri.

Il finale mi è piaciuto. L'unica cosa che mi è venuta da pensare (che non è nemmeno un appunto quanto una riflessione mia) è che, date le esperienze precedenti, è in qualche modo triste che il protagonista abbia bisogno di vedere il suo bambino morto per cedere. Narrativamente però funziona, quindi la mia è solo una riflessione filosofica un po' oziosa.

Se proprio dovessi trovare qualcosa da segnalarti, è che non ho capito molto la poesia. Dato il contesto (e la riluttanza della guida a tradurla) mi aspettavo forse qualcosa di più forte e legato al tema. Cerco di spiegarmi: a meno che il morto non fosse stato un tempo tra quei giocatori di bocce, avrei scelto forse un elemento che lo riguardasse più direttamente. Solo questo.

Tutto questo sproloquio per dire che anche questo tuo racconto mi è piaciuto molto. Bravissimo (y)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
6 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Giuro, mi fai riacquistare fiducia nella letteratura.

Beh, @Silverwillow, frasi così rischiano di far svenire. Grazie :rosa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Edu E' davvero notevole il modo in cui riesci a muoverti agilmente in vari stili, considerando, soprattutto,  quanto sei abile con l'umorismo e quanto questa caratteristica avrebbe potuto limitarti in ben altri generi. Ma ormai ho capito che tu sei uno scrittore completo, in tutti i sensi. Lo dimostri soprattutto in questo tuo racconto che, nel suo bellissimo epilogo, mi ha lasciato col magone. Mi è piaciuto molto, ci sono momenti molto forti e ho molto apprezzato l'aura di superstizione che tratteggi per arrivare a un finale che è un vero incubo. Considera che non sono un grande amante dei racconti epistolari, dunque puoi ben immaginare quanto mi sia piaciuto. Bravo, come sempre. (

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×