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Elisa Audino

Grida solo chi può

Post raccomandati

Lascia allora

che io rompa tutto

piatti

giardini

aspettative.

Sono diverse

I n c o m p a t i b i l m e n t e.

Lascia che io suoni

            S B A M

                          e che sposti a destra

                                                il rumore

e a sinistra.

Il rumore degli stereotipi

quotidiani

contiene verità silenziose

[lo dico da sempre]

dialoghi scritti

cubi di cemento

voti

la ricerca del colpevole

[a favore di chi].

 

Tutto già visto.

 

E se mi faccio divorare

dall’assenza di altezza

se mi faccio mangime

per le fameliche bocche

per i lombrichi di piazza Statuto

allora poi

                                    lasciare andare

                          se non posso andare

                                      è buttare tutto

 

 

                                                        giù

                                          o sigillarmi

 

 

                        qui

                           .

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1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

Lascia allora

Mi colpisce il fatto che tu chieda, in un certo senso, il  permesso. Perché non dire: Voglio rompere tutto? Voglio spaccare tutto?

 

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

che io rompa tutto

piatti

giardini

aspettative.

Sono diverse

I n c o m p a t i b i l m e n t e.

Qui avrei pensato a: Siamo diverse (io e le aspettative), ma forse non pensavi a questo?

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

Lascia che io suoni

            S B A M

anche qui: di nuovo chiedi il permesso (ormai sei partita così, d'altronde) e comunque lo sbattere di una porta non "suona", a mio avviso...

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

                          e che sposti a destra

                                                il rumore

e a sinistra.

bello lo spostamento dei versi. Aiuta la lettura.

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

Il rumore degli stereotipi

quotidiani

contiene verità silenziose

[lo dico da sempre]

dialoghi scritti

cubi di cemento

voti

la ricerca del colpevole

[a favore di chi].

 

Tutto già visto.

Oltre la banalità de quotidiano, del deja vu.

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

 

E se mi faccio divorare

dall’assenza di altezza

se non voliamo alti, la mediocrità ci raggiunge

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

se mi faccio mangime

per le fameliche bocche

per i lombrichi di piazza Statuto

allora poi

                                    lasciare andare

                          se non posso andare

                                      è buttare tutto

 

 

                                                        giù

                                          o sigillarmi

 

 

                        qui

                           .

 

Quasi una resa il finale. Perché?

E non capisco il titolo. Ci sono molte rotture nel testo, ma non grida.

 

Comunque, un testo che mi ha colpito, @Elisa Audino  :)

 

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Ciao @Poeta Zaza, è il permesso di rompere un vetro che deve rimanere intatto e che contiene molteplici cose, quotidianità, la vita di provincia, il dover rimanere. Ad essere diverse sono le aspettative, sì, ma quelle aspettative appartengono a persone, per cui le mie sono diverse, incompatibilmente, da quelle del tu a cui mi rivolgo, che diventa, più avanti, un tu con uno sfondo, in cui se ne raccolgono altri. All'incirca. La verità è che probabilmente è molto criptica e che contiene più spazi a cui forse non volevo dare libero accesso o che, forse, proprio perché a me erano chiari non mi è interessato descrivere. Alla fine, hai letto bene, c'è la resa di chi, non potendo andare - via - può solo scegliere se buttare tutte le carte o chiudersi, in una stanza. È frutto di due giornate no, quando niente funziona si mischiano significati, alcune volte senza motivo. 

Buon ferragosto e grazie del passaggio!

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Mi è piaciuta tantissimo. Lo spostamento dei versi, i versi, le immagini che crei e come le crei.

Mi hai fatto venire la pelle d'oca.

È tanto che manco dalla sezione, mi sono persa poesie cose come questa, e mi dispiace.

Ciao @Elisa Audino

 

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@Elisa Audino forza e autenticità.

 

Esprimi un messaggio e l'emotività corrispondente con un'energia che scalpita nel testo. Rendi bene il ritmo, l'intensità espressiva, e il peso delle parole, sfruttando diverse possibilità grafiche: il tutto incamera una notevole fisicità. Lo scarto grafico con il rumore esprime un effetto stereofonico di grande efficacia. 

 

Il 13/8/2019 alle 19:45, Elisa Audino ha scritto:

                     e che sposti a destra

                                                il rumore

e a sinistra.

Il rumore degli stereotipi

Avrei evitato questa ripetizione con un sinonimo. 

Anche la chiusura è ben costruita. 

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Grazie @Anglares:sss:, credo che sostituirò quel rumore degli stereotipi con L'avanzare degli stereotipi o qualcosa di simile. Mi era servito per procedere in avanti e collegarmi alla premessa, ma la ripetizione ora può sparire, hai ragione. 

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@Elisa Audino Seconda tua poesia che leggo e mi piace, e al tempo stesso mi rende consapevole di quanto sia difficile farmi piacere una poesia perchè le poesie sono, credo, organismi monocellulari, o quasi, delicati. Estemporanee espressioni dell'ego, ma in quanto tali anche soggette a qualsiasi tipo di infezione, cioè tipo derive intellettuali, esibizionismo, insofferenza, vittimismo, insomma tutte patologie squisitamente umane che le giustificano ma ahimè non le preservano dalla noia.

Non sono qui per salvare le tue, e nemmeno le mie (poche tra l'altro), ma voglio dire che trovo in quello che scrivi una espressività molto diretta, come se passasse pochissimo tempo e pochissime razionalizzazioni tra il momento in cui hai l'impulso privato di esternare e quello in cui lo fai pubblicamente. Visto che immagino non sia così, che dire? Io direi molto bene.

Detto questo mi piacerebbe nello specifico di questa poesia una maggiore sinteticità. Secondo me alcuni versi rimarcano inutilmente quelli precedenti e spezzano il ritmo spesso serrato (altro pregio) della composizione. Mi piace il modo disinvolto (poco poetico? Evviva, ahahah) in cui usi espressioni colloquiali e onomatopee, il maiuscolo e, ma guarda un po' io che in genere li apprezzo poco, i giochini con la dislocazione delle parole.

Detto anche questo, riflessione dell'ultimo minuto, confesso che probabilmente il motivo principale per cui mi piacciono sia la tensione emotiva, quel qualcosa di molto simile a un sano disagio che infondi nelle tue parole. Zero apologie della vita, zero aforismi, zero bello qua e cattivo là, zero buono qui e cattivo lì. Credo che tolto tutto ciò, non siano poi così tanti a sapere che altro scrivere. Zero opinioni (non proprio zero eh, ma nessuno è perfetto), molte emozioni. Mi piacerebbe saper sempre fare altrettanto. Ciao e alla prossima :super:

   

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Ciao @Roberto Ballardini, nel ringraziarti per il commento :super: devo deluderti:

3 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Visto che immagino non sia così,

 

passa effettivamente pochissimo tempo tra il momento di lucidità, quello in cui mi pare di vedere qualcosa, e quello in cui scrivo. O meglio, non passa. Se non scrivo subito, lo perdo. E aggiusto ancora meno, anche se ho imparato a costringermi a rispondere a una domanda 'è vero?', nel senso 'dì la verità, che cos'è? non fare la farsa'. 

Per la prosa è diverso: se un momento di scrittura di getto c'è ed è quello in cui ti costringi a sederti e semplicemente inizi brancolando nel buio, nella prosa credo ci debba sempre essere una forte consapevolezza, soprattutto nelle innumerevoli fasi di riscrittura. È il motivo per cui non posto mai nessun racconto sul writer's dream: la prosa mi occupa troppo tempo e quello che scrivo, quando lo scrivo, lo destino ad altro.

Per la poesia è diverso, credo che, almeno nel mio caso, rappresenti la mia valvola di verità e di immediatezza. In questo caso ad esempio, ero chiusa in camera in un momento di nichilismo totale (mi capita raramente, ma a volte succede), ero arrabbiata e c'era qualcosa che mi ronzava da giorni e da mesi. C'era il fatto che mi era capitato di spiegare che lo spostamento dei versi a destra e a sinistra in una poesia per me equivale al movimento dei tasti su un pianoforte, voci e sottovoci, dialoghi. C'era il fatto che le voci creano contrasto e differenza. C'era il fatto che ero arrabbiata perché ho bisogno estremo di differenza (credo anche che la conoscenza della differenza sia l'unica fonte di conoscenza), di vedere cose e persone molto diverse tra loro, di andare per poi tornare. C'era il fatto che avevo appena finito di leggere Lasciar andare, di Philip Roth. Allora a un tratto ho pensato 'lasciami andare!' e credo anche 'che vuol dire lasciar andare?' (premetto che il finale del romanzo mi ha lasciato molte domande e poche risposte) e credo di aver semplicemente iniziato a scrivere qualcosa, che nella versione finale è sparita, con la citazione del titolo di Philip Roth. ORa non ce l'ho sotto mano, ma era così. Lasciami andare e lasciamo vedere differenze, come prima immagine, e come seconda, siamo diversi, e come terza la differenza dei tasti di un pianoforte (rumore e suoni) e, come quarta, l'immagine di una piazza, quella del mio piccolo paese, che a volte può essere claustrofobica. Ecco, quindi l'ho scritta in una  versione molto simile a questa e poi ho fatto quel che faccio sempre. L'ho riscritta subito 'in bella': nel farlo ho tagliato un paio di cose e ho limato, ma molto velocemente. E ho lasciato errori (come la ripetizione degli stereotipi - intendevo quelli contenuti nei chiacchiericci quotidiani e nella vita amministrativa di paese). Quasi tutte le poesie che scrivo nascono così, spesso per una sorta di 'no' improvviso a una situazione, a volte mi sono chiesta come certe immagini arrivino a camminare assieme, poi Anglares mi ha suggerito, nel writer's dream, di non sottovalutare le nostre capacità analogiche. Non so, sto cercando di capire, giorno dopo giorno mi pare di aggiungerne un pezzo. 

Devo chiederti cosa e come lo cambieresti, credo che lo scambio che ho trovato su questa piattaforma sia molto utile e proprio perché in genere aggiusto poco (e quando lo faccio danneggio) mi interessa capire il 'come' degli altri. 

3 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

molte emozioni.

e questo mi stupisce sempre molto. Nella vita sono la razionalità fatta persona, probabilmente il buttar giù le parole mi serve a vederle. 

 

3 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Zero opinioni (non proprio zero eh, ma nessuno è perfetto)

..ne ho troppe, sto cercando di correggermi almeno in prosa. 

 

Grazie ancora e buona giornata, la mia l'hai già migliorata, 

 

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