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Emy

[FdI2019-2] Negativo dell'amor proprio

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commento

 

Bianca, la neve accumulata sul davanzale in una notte di bufera.

Bianco, il lenzuolo stropicciato ai piedi del letto.

Bianca, la tazza di caffè freddo appoggiata sul pavimento.

Bianche, le mura che si abbassano a ogni passo incerto.

 

Davanti allo specchio, ti spogli lentamente. Prima sfili la giacca, lo sguardo segue i contorni di una pelle increspata sotto le carezze del tessuto morbido. Poi la canotta di raso bianco: intrappolate tra il police e l'indice, le spalline scendono ai latti del corpo facendo intravedere appena il seno.

Non lo hai mai amato, il tuo corpo. Né prima, né dopo. Non ti appartiene. Quella che ti osserva, con il viso gonfio dall'inquietudine e gli occhi da cerbiatta smarrita, è un'estranea. Non la conosci. I suoi vestiti ti sono stretti. La sua voce, chi l'ha mai sentita! Che cosa ne fai del suo mondo sofferente? Tu vuoi respirare a pieni polmoni e non portare sulle spalle tutto quel peso. Siete così diverse, tu e lei.  Eppure...

Guardala. Coraggio, guardala. I capelli in disordine, le labbra screpolate, il volto pallido. Non è viva, né morta. È bloccata in un limbo senza via d'uscita, vittima delle sue stesse trappole mentali. Le tue trappole mentali. Sì, sei stata tu a crearla. L'hai disegnata, tratto dopo tratto, su tua immagine e somiglianza. E solo tu potrai distruggerla, una volta per tutte, quando ti sentirai pronta.

 

Nera, la ragnatela sugli occhi colmi di lacrime.

Nera, la mascara che scivola lungo le guance incavate.

Nera, la giacca di pelle che si stringe intorno alle ossa scricchiolanti.

Nera, la foresta in cui ti rifuggi per non sentire i sussurri dell'anima.

 

L'inizio è la fine di tutto.

Prima eri una farfalla. Volavi a due metri dalla terra, la macchina fotografica al collo; ogni passo, una nuova inquadratura: la cupola di San Pietro al tramonto, piccioni in volo in piazza San Marco sotto la pioggia, gabbiani a passeggio nella baia di Gargano, le luci cittadine all'atterraggio dopo una lunga trasferta estera. Mai un tremolio, un dubbio. Il tuo era un mondo a colori; l'inno alla gioia di Beethoven la colona sonora della tua vita.

Poi il declino lento e inaspettato. Nessun cattivo presagio. Nessuna nuvola all'orizzonte. Un semplice incontro fortuito. Uno di quelli che capitano così, mentre sei in fila per l'ennesimo imbarco e senza alcuna importanza: l'incrocio degli sguardi, l'abbozzo di un sorriso. All'inizio, non ti era nemmeno simpatico, ingessato nel completo doppiopetto, sulla bocca parole forbite. Lo trovasti noioso da morire. Eri certa che le vostre strade si sarebbero separate. E invece...

Cominciasti a trovartelo davanti ovunque: alle conferenze che seguivi per lavoro; alle mostre a cui andavi per l'amore dell'arte; nelle manifestazioni sportive di tuo interesse. Ti invitava a pranzi, cene, feste; a passeggiare al chiaro della luna, mano nella mano, occhi negli occhi. E prima che te ne accorgesti, diventaste inseparabili. Dopo pochi mesi di frequentazione, vivevate già sotto lo stesso tetto. Ignorasti completamente gli avvertimenti di chi cercava di metterti in guardia. Ormai lui era la tua ombra, la tua seconda pelle. Il tuo tutto. Ti sembrava di fluttuare in un sogno. I sogni, però, sono come bolle di sapone: quando meno te lo aspetti, scoppiano.

 

Bianco, il vestito stirato e inumidito che non indosserai mai.

Bianche, le ciocche che spuntano dal nulla all'improvviso.

Bianca, la polvere magica a cui rincorri quando sei giù: soffice, morbida, dolce.

Bianco, il pallore al risveglio, dopo l'ennesima notte insonne.

 

Eri convinta che non potesse succedere a te. Tu eri immune alle disgrazie. Non cresceva, forse, dentro di te il germoglio di una nuova vita? Non te ne eri nemmeno accorta di quelle rotondità sospette. Lui invece sì e non fu per nulla felice, anche se si era sforzato di dissimulare, per farti contenta, il giorno in cui la dottoressa ti aveva confermato la notizia. Insieme alla panza, aumentava a dismisura anche il tuo amore per lui. Era il tuo secondo io, la tua anima gemella. Il tuo mondo a tinte forti.

L'amore, è risaputo, rende ciechi. Non vedevi, o forse ti rifiutavi di vedere, nelle sue continue assenze un'incontenibile voglia di evasione. Lavorava tanto, lo giustificavi, per la vostra famiglia. Te lo ripetivi in continuazione, nelle notti passate in solitudine a leggere manuali su manuali di come diventare una madre perfetta. Non volevi ammettere a te stessa di aver fatto un errore, nemmeno quando tornava a casa all'alba, ubriaco e di cattivo umore. Stringevi i denti, intimando a te stessa di stare zitta ed evitare di litigare. Nel tuo stato, già di per sé delicato, ti mancava solo un eccesso di stress.

Se tu tacevi, appellandoti a uno sforzo disumano, lui era sempre un fiume in piena. Ogni due per tre, parole, veniva fuori che era tutta colpa tua. Volevi incastrarlo, sin da quella sera all'aeroporto: l'avevi scelto come fa un gattopardo con la sua preda. Desideravi diventare madre, a tutti i costi, conscia che il tuo orologio biologico non avrebbe ticchettato ancora a lungo. Alla tua età, poi, certi treni passavano una volta sola. Ti insultava e tu incassavi con stoicismo, schiaffo dopo schiaffo. Non lo facevi solo per te stessa, ma soprattutto per quella creatura innocente che aveva bisogno di essere protetta.

Ma non bastò.

 

Nero, l'inchiostro con cui riempi con frenesia pagine e pagine di parole, pause, ghirigori.

Nere, le impronte che lasci per tutta la casa dopo una corsa all'impazzata sotto la pioggia furente.

Nero, lo schermo del cellulare che hai scaraventato a terra in un moto di impotenza e rabbia.

Nera, l'anima dopo che lui si è preso gioco di te.

 

Lei era scomparsa in una scia di sangue. La tua bambina, desiderata per amore e non per disperazione, aveva ceduto al tuo dolore. Alla tua paura. Un giorno la sentivi scalpitare dentro, impaziente di conoscere il mondo. Un altro era volata via senza il tuo permesso. Credevi che non potesse mai succedere a te, eppure sei caduta come molti altri prima nel buco nero del destino. Nera, la morte. Bianco, il silenzio. Il tuo unico compagno.

Di notte ti affacciavi alla finestra e osservavi il cielo punteggiato dalle stelle, sulle labbra una sola domanda: perché? Che male avevi fatto e a chi per meritarti una punizione simile? Se avessi potuto tornare indietro, avresti fatto di tutto per evitare il cambio di rotta. Ma nessuno ti aveva regalato una bacchetta magica alla nascita. Non ti restava che, una volta dimessa, chiuderti nel tuo vecchio appartamento, a rimuginare.

Non uscivi mai, nemmeno per fare la spesa. Almeno potevi contare sull'aiuto degli amici, quei pochi ancora rimasti. Nessuno vuole frequentare persone matte e tu, siamo sinceri, non avevi proprio tutte le rotelle a posto. Non ti andava più di vivere, nemmeno di fotografare. La solitudine ti consumava come un verme una mela marcia. I ricordi ti saltavano sul petto come un gatto rabbioso che graffiava le guance. Fino alla svolta, improvvisa come una tempesta agostana.

Sdraiata sul letto, con un vecchio libro tra le mani, i versi ti salgono dalla bocca in un soffio, incastrati tra le immagini in bianco e nero che avevi regalato a Sibilia, la giovane poetessa di Gargano, conosciuta nella baia di Gabbiani.

 

Mute, le parole che lottano per scendere dalla bocca.

Muto, il telefono che non suona da un pezzo.

Muta, l'alba che a stento rinasce.

 

Secchi, gli occhi che hanno smesso di lacrimare.

Secche, le mani ormai disabituate alle carezze.

Secco, il cuore povero di emozioni autentiche.

 

Bianca, la speranza che ritrovi chiudendo gli occhi.

Bianco, lo zucchero filato che risveglia i ricordi.

Bianco, il fiore di un nuovo amore.

 

Ti alzi di scatto, prendi la giacca ed esci in strada, pronta per ritrovare il tuo mondo a colori, sulle note dell'inno alla gioia di Beethoven.

 

Modificato da Emy
aggiunta dei punti finali alla poesia

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@Emy Cara Emy :) Anche per te, valeva la pena di aspettarti.

Un bel racconto, soprattutto scritto benissimo.

Di solito non amo la seconda persona, ma qui l'ho trovata appropriata.

Si nota che hai tagliato nel finale per restare nel numero di caratteri, così la "rinascita" appare un po' improvvisa. Ma è inserita bene a margine della poesia.

Brava :rosa: 

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10 ore fa, Emy ha scritto:

vestiti ti sono stretti

ti stanno stretti

10 ore fa, Emy ha scritto:

la mascara

Refuso:il mascara

10 ore fa, Emy ha scritto:

che te ne accorgesti

Refuso: te ne accorgessi

 

10 ore fa, Emy ha scritto:

magica a cui rincorri quando

 Refuso: ricorri

10 ore fa, Emy ha scritto:

Insieme alla panza

Panza non è scorretto ma in un testo come questo mi pare poco adatto (panza è più ironico) meglio pancia. 

 

Questi piccoli appunti sono solo quisquiglie del il tuo italiano. Racconto scritto molto bene, la prima parte decisamente con maggiore respiro, il finale (un po'  come il mio e qualche altro, affrettato). Un lodevolissimo testo, grazie.

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Ciao @Emy

bellissimo racconto! Anche tu vieni all'ultimo a farmi ripensare alla mia classifica personale (che adesso devo rivedere!)

11 ore fa, Emy ha scritto:

su tua immagine e somiglianza

a tua immagine e somiglianza. 

 

11 ore fa, Emy ha scritto:

, la foresta in cui ti rifuggi 

in cui ti rifugi

 

11 ore fa, Emy ha scritto:

Ogni due per tre, parole, veniva 

Suona strano: o ogni due per tre (senza parole), o ogni due o tre parole

 

11 ore fa, Emy ha scritto:

un gattopardo con la sua preda

curiosa la scelta del gattopardo come immagine, viene subito in mente il capolavoro di Tomasi di Lampedusa. 

Alcune piccole imperfezioni come quelle che ti ho segnalato non compromettono la bellezza del testo. Molto incisivi gli inserti poetici con il contrasto bianco/nero.

Complimenti!

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Ciao, intanto sono contenta che alla fine sei riuscita a partecipare :).

La storia in sé mi piace, così come lo stile lento ed evocativo, ma la seconda persona usata per tutto il racconto mi suona strana (probabilmente è un problema mio), l'avrei apprezzato di più in prima o terza. Detto questo, si dilunga forse un po' troppo sugli avvenimenti passati( in pratica è un lungo flashback) e poco sul riscatto presente, le cui motivazioni non risultano così chiare (almeno per me): la poesia? Semplicemente il passare del tempo?

Bella invece l'idea della poesia che procede a immagini di contrasto alternate alla narrazione. Alcune espressioni sono secondo me un po' cliché: l'orologio biologico che ticchetta, i treni che passano una volta sola. Queste due in particolare però potrebbero essere le accuse di lui e quindi è lui che parla per cliché( in seconda persona secondo me certe sfumature vanno perse). Altre invece mi sono piaciute molto, tipo questa:

12 ore fa, Emy ha scritto:

I ricordi ti saltavano sul petto come un gatto rabbioso che graffiava le guance.

rende bene l'idea degli assalti improvvisi del dolore.

In generale comunque un buon racconto, che ho letto volentieri. Alla prossima 

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Buongiorno ragazzi! 

5 ore fa, camparino ha scritto:

Un bel racconto, soprattutto scritto benissimo.

Di solito non amo la seconda persona, ma qui l'ho trovata appropriata.

Si nota che hai tagliato nel finale per restare nel numero di caratteri, così la "rinascita" appare un po' improvvisa. Ma è inserita bene a margine della poesia.

@camparino grazie di <3 Ho meditato a lungo e ho scelto la seconda persona perché la voce narrante dialoga con il riflesso di se stessa allo specchio. L'idea era che alla fine del racconto lei ritrovava se stessa proprio grazie a quel confronto. La poesia infatti, con quel contrasto bianco/nero doveva essere una specie di colante tra le due parti della sua persona, quella passata e quella presente. Mi sono però allungata troppo, lo ammetto, e facendo i tagli il finale mi è venuto un po' troppo sbrigativo. Dopo il contest posterò il racconto nella versione integrale, così come la poesia, che ho scritto per prima e da lì, in pratica, mi è venuta poi l'idea per la storia. 

 

2 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Refuso:il mascara

Ciao cara @Adelaide J. Pellitteri. Non è un refuso, è la mia coscienza balcanica a parlare xD Da noi mascara è il sostantivo femminile ed è un errore che purtroppo faccio spesso, ahimè. 

 

2 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Refuso: te ne accorgessi

Avevo scelto l'indicativo perché a mio avviso era un dato di fatto per lei, però hai ragione tu: usare il congiuntivo è più corretto. 

 

2 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Panza non è scorretto ma in un testo come questo mi pare poco adatto (panza è più ironico) meglio pancia. 

Non ci avevo pensato. Ottimo suggerimento! 

2 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Racconto scritto molto bene, la prima parte decisamente con maggiore respiro, il finale (un po'  come il mio e qualche altro, affrettato). Un lodevolissimo testo, grazie.

Grazie di cuore! :rosa:

 

1 ora fa, ivalibri ha scritto:

Ciao @Emy

bellissimo racconto! Anche tu vieni all'ultimo a farmi ripensare alla mia classifica personale (che adesso devo rivedere!)

13 ore fa, Emy ha scritto:

Ciao @ivalibri! Troppo gentile, ora mi fai arrossire <3 

1 ora fa, ivalibri ha scritto:

a tua immagine e somiglianza. 

 

Pensa che l'avevo pure controllato, e sapevo che ci voleva la preposizione "a", però volevo dire che l'aveva fatto come su una specie di stampino e all'ultimo ho cambiato. Mannaggia a me! 

 

1 ora fa, ivalibri ha scritto:

n cui ti rifugi

Io e le doppie ci vogliamo tanto bene xD 

 

1 ora fa, ivalibri ha scritto:

Suona strano: o ogni due per tre (senza parole), o ogni due o tre parole

Era una licenza poetica, mi piaceva, però immaginavo che me l'avreste fatto notare. Credo che nella revisione eliminerò parole. Va meglio come suggerisci tu. 

 

1 ora fa, ivalibri ha scritto:

Alcune piccole imperfezioni come quelle che ti ho segnalato non compromettono la bellezza del testo. Molto incisivi gli inserti poetici con il contrasto bianco/nero.

Complimenti!

Grazie di cuore!

 

46 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Ciao, intanto sono contenta che alla fine sei riuscita a partecipare :).

Ciao @Silverwillow! Grazie! Mamma sta un pochino meglio, così ho seguito l'idea che mi ronzava in testa da un po' di giorni. Mi sono cacciata in un bel guaio, lo so. xD 

 

49 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

La storia in sé mi piace, così come lo stile lento ed evocativo, ma la seconda persona usata per tutto il racconto mi suona strana (probabilmente è un problema mio), l'avrei apprezzato di più in prima o terza. Detto questo, si dilunga forse un po' troppo sugli avvenimenti passati( in pratica è un lungo flashback) e poco sul riscatto presente, le cui motivazioni non risultano così chiare (almeno per me): la poesia? Semplicemente il passare del tempo?

Per la scelta della seconda persona, ho spiegato poco su a camparino. Volevo rappresentare una specie di dialogo che lei fa con se stessa. Come se cercasse l'aiuto non esterno, ma interno e questo dialogo rappresenta una specie di molla che la spinge a uscire dall'impasse. Hai però assolutamente ragione sulla lunghezza del flashback. Ho cercato di tagliare in più riprese, e forse è una storia che richiede il maggior respiro. La poesia è sempre la stessa, cioè quella di Sibilia, che fa da cornice al racconto e può essere considerata anche il motivo del riscatto. 

 

55 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

In generale comunque un buon racconto, che ho letto volentieri. Alla prossima 

Grazie ancora! A rileggerci! :rosa:

 

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12 ore fa, Emy ha scritto:

la mascara

non sarebbe il mascara?

 

12 ore fa, Emy ha scritto:

in cui ti rifuggi

credo che debba essere "ti rifugi" o ancora meglio "rifuggi" senza il pronome.

 

12 ore fa, Emy ha scritto:

che te ne accorgesti

accorgessi

 

12 ore fa, Emy ha scritto:

a cui rincorri

ricorri

 

12 ore fa, Emy ha scritto:

panza

perché non pancia?

Ciao @Emy.

Al netto di qualche refuso ho trovato il racconto molto ben scritto, brava. Ho apprezzato molto anche il titolo e i versi sparsi nel testo (come quelli in apertura, molto belli). Sul contenuto ho qualche critica solo perché leggendoti da un po' trovo che il tipo di storia di questo genere (che già non è proprio incline ai miei gusti) sia uno dei tuoi canoni: la protagonista ferita, l'uomo bastardo, ecc. Insomma, ti inviterei a uscire un po' dalla tua zona di confort :) (e forse dal racconto più o meno autobiografico), per sviluppare un po' di più la fantasia. Ovviamente è solo un suggerimento.

Sul finale il riscatto appare un po' repentino, ma nel contesto degli 8000 caratteri è difficile fare meglio.

A rileggerti!

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16 ore fa, Emy ha scritto:

nella baia di Gargano

è un promontorio con molte baie, nessuna delle quali si chiama Gargano

 

Mi sembra che poco sia dedicato al riscatto, troppo alla descrizione della situazione difficile in cui è caduta, del resto un classico.

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17 ore fa, Emy ha scritto:

Davanti allo specchio

Quoto l'incipit per sottolineare che ho apprezzato la narrazione, peraltro ben gestita, in seconda persona, di riflesso, come se fosse proprio quello specchio a narrare. Molto incisiva anche l'interpolazione in negativo dei flash in corsivo. Il riscatto c'è, forse un po' compresso nell'ultima terzina della poesia e nella chiusa del racconto.

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2 ore fa, Joyopi ha scritto:

non sarebbe il mascara?

 

sarebbe, se non facessi la confusione tra i generi in due lingue diverse xD 

2 ore fa, Joyopi ha scritto:

credo che debba essere "ti rifugi" o ancora meglio "rifuggi" senza il pronome.

Sì, ho sbagliato le doppie, però a dire il vero rifuggi, nel senso che dici tu, va meglio per il significato che volevo dare. 

2 ore fa, Joyopi ha scritto:

perché non pancia?

Francamente non so, mi è venuta così e non mi sono soffermata a pensarci. 

 

2 ore fa, Joyopi ha scritto:

Ho apprezzato molto anche il titolo e i versi sparsi nel testo (come quelli in apertura, molto belli). Sul contenuto ho qualche critica solo perché leggendoti da un po' trovo che il tipo di storia di questo genere (che già non è proprio incline ai miei gusti) sia uno dei tuoi canoni: la protagonista ferita, l'uomo bastardo, ecc.

Ti ringrazio per l'apprezzamento. Tutto era partito dai versi, che mi sono venuti spontanei, e solo dopo vi ho ricamato sopra la storia. Però è vero, i temi femminili mi sono molto cari e spesso i miei racconti seguono uno schema simile. 

 

2 ore fa, Joyopi ha scritto:

Insomma, ti inviterei a uscire un po' dalla tua zona di confort :) (e forse dal racconto più o meno autobiografico), per sviluppare un po' di più la fantasia. Ovviamente è solo un suggerimento.

Ma io esco ogni tanto dalla mia zona di confort, mi piace pure (vedi la scorsa tappa o l'ultimo MI a cui ho partecipato), però in effetti dovrei farlo più spesso. È un suggerimento più che ben accetto. 

 

2 ore fa, Joyopi ha scritto:

Sul finale il riscatto appare un po' repentino, ma nel contesto degli 8000 caratteri è difficile fare meglio.

Mi sono allungata eccessivamente nel flashback e di conseguenza ho dovuto fare dei tagli nella parte finale. Si può fare sempre meglio, ma come spesso mi accade, la mia testa concepisce storie che hanno bisogno di un ampio respiro per essere ben raccontate. Grazie di essere passato e per avermi lasciato un utilissimo feedback! :rosa:

 

57 minuti fa, Macleo ha scritto:

è un promontorio con molte baie, nessuna delle quali si chiama Gargano

Lo so, mi riferivo in realtà alla Baia dei Gabbiani, ma facendo tagli, anche per semplificare ho scritto così, sbagliando ovviamente. Me la ricordavo da un viaggio in Puglia di tantissimi anni fa, e quando ho iniziato a scrivere non c'ho pensato di controllare. 

 

1 ora fa, Macleo ha scritto:

Mi sembra che poco sia dedicato al riscatto, troppo alla descrizione della situazione difficile in cui è caduta, del resto un classico.

Sì, non ho equilibrato bene le parti. Sono pienamente d'accordo. @Macleo grazie, come sempre, Mac per il passaggio e per le osservazioni. A rileggerci!

 

7 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Quoto l'incipit per sottolineare che ho apprezzato la narrazione, peraltro ben gestita, in seconda persona, di riflesso, come se fosse proprio quello specchio a narrare. Molto incisiva anche l'interpolazione in negativo dei flash in corsivo. Il riscatto c'è, forse un po' compresso nell'ultima terzina della poesia e nella chiusa del racconto.

Ciao @Vincenzo Iennaco! Il mio intento era proprio questo, far parlare lo specchio. Sul discorso riscatto, hai ragioni. Avrei dovuto dedicargli più spazio. Grazie per il passaggio e l'apprezzamento.

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Un buon racconto, scritto bene (a parte qualche refuso che ti hanno già segnalato), e molto carico di emozioni (anche grazie alla scelta della seconda persona, tra l'altro non è stata male come idea) che si riflettono sul lettore. Devo concordare con chi ti ha detto che il riscatto sì è presente ma arriva troppo in fretta, e aggiungerei in modo un po' inverosimile (è come se la poesia stessa la riscattasse, non mi convince molto). Ma a parte ciò, come ho detto all'inizio, è davvero un buon racconto. Ciao @Emy , e alla prossima!

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19 ore fa, Emy ha scritto:

colona sonora

refuso: colonna sonora, mi pare non lo avevano ancora rilevato.

Ciao @Emy il racconto mi è piaciuto, scorre bene.

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@Emy Ciao.

Condivido il commento che la scrittura in seconda persona è molto difficile da gestire, ma in questo caso l'hai fatto ottimamente.

Sintetizzi in pochi paragrafi vita, ascesa, caduta e tonfo - seguito da uno scarno rimettersi in piedi -  di una donna non esattamente baciata dalla fortuna.

L'inizio mi parso solo un tantino fuorviante e troppo introspetttivo. Ma non far caso al mio commento, è il punto di vista di un machietto che le donne

non le ha mai capite.

Insomma ti ho letto con quel sentimento di interesse e piacere che solo le storie scritte bene, riescono a stimolare.

 

 

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Ciao @Emy:rosa:

mi è piaciuta molto l'idea che hai avuto di alternare versi e prosa. Un po' meno il finale. Non perché tratta in modo succinto l'aspetto del riscatto, ma per la motivazione che trovo poco verosimile. Ci racconti in modo talmente intenso il disagio e il dolore di questa donna, che la rinascita associata alla lettura di una poesia stona un pochino.

O forse non ho compreso io, eh… Possibilissimo. :asd:

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

scendono ai latti del corpo

Refuso: lati

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

. Poi la canotta di raso bianco: intrappolate tra il police e l'indice, le spalline scendono ai latti del corpo facendo intravedere appena il seno.

Refuso: pollice

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Lei era scomparsa in una scia di sangue. La tua bambina, desiderata per amore e non per disperazione, aveva ceduto al tuo dolore. Alla tua paura. Un giorno la sentivi scalpitare dentro, impaziente di conoscere il mondo. Un altro era volata via senza il tuo permesso.

Molto, molto bello.

Brava la nostra Emy! 

Abbraccio

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@Emy , bel racconto, molto ben fatto, e sicuramente un problema in più per chi deve votare.

 

Cercando di non ripetere quel che han già detto gli altri, comincio dai refusi e da simili quisquilie:

 

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Te lo ripetivi

Ripetevi

 

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

nelle manifestazioni sportive di tuo interesse.

Corretto , ma di tono un po' formale che stona: meglio "che ti attiravano", o qualcosa di simile

 

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

appellandoti a uno sforzo disumano

Non so se considerarlo una licenza poetica, ma non mi convince più di tanto. Di solito ci si appella a qualcosa che si può personificare, per esempio "alle proprie forze più profonde"... niente di veramente importante, comunque.

 

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Poi il declino lento e inaspettato. Nessun cattivo presagio. Nessuna nuvola all'orizzonte. Un semplice incontro fortuito. Uno di quelli che capitano così, mentre sei in fila per l'ennesimo imbarco e senza alcuna importanza: l'incrocio degli sguardi, l'abbozzo di un sorriso. All'inizio, non ti era nemmeno simpatico, ingessato nel completo doppiopetto, sulla bocca parole forbite. Lo trovasti noioso da morire. Eri certa che le vostre strade si sarebbero separate. E invece...

Cominciasti a trovartelo davanti ovunque: alle conferenze che seguivi per lavoro; alle mostre a cui andavi per l'amore dell'arte; nelle manifestazioni sportive di tuo interesse. Ti invitava a pranzi, cene, feste; a passeggiare al chiaro della luna, mano nella mano, occhi negli occhi. E prima che te ne accorgesti, diventaste inseparabili. Dopo pochi mesi di frequentazione, vivevate già sotto lo stesso tetto. Ignorasti completamente gli avvertimenti di chi cercava di metterti in guardia. Ormai lui era la tua ombra, la tua seconda pelle. Il tuo tutto. Ti sembrava di fluttuare in un sogno. I sogni, però, sono come bolle di sapone: quando meno te lo aspetti, scoppiano.

 

Sarebbe interessante fare una prova: togliere la frase che ho evidenziato. Senza il monito prematuro degli amici, mi sembra che aumenterebbe il contrasto tra lo stato di sogno in cui si trovava all'inizio e la disillusione che subentra più tardi, e i sogni che scoppiano come bolle di sapone sarebbero più incisivi: la luce enfatizzerebbe il buio che seguirà. Volendo osare, proverei a vedere come suona togliendo anche "Poi il declino, lento e inaspettato". Giusto per provare, eh.

 

Mi è piaciuto molto il modo in cui hai usato le possibilità espressive del racconto in seconda persona

 

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Guardala. Coraggio, guardala.

 

e l'idea di intrecciare la poesia con la narrazione, che ti permette anche di utilizzare il ritmo martellante della anafore senza diventare pesante (la poesia, letta tutta insieme, non sarebbe suggestiva come è adesso).

 

 

Il 5/8/2019 alle 13:24, Emy ha scritto:

Mi sono però allungata troppo, lo ammetto, e facendo i tagli il finale mi è venuto un po' troppo sbrigativo.

Ti capisco: scegliere cosa tagliare e ridurre è una cosa delicata, e di solito finisci per penalizzare le ultime cose che scrivi, invece di tenerti equilibrato: è più o meno quello che è successo col mio. Bisognerebbe avere (nel mio caso, concedersi, perché in realtà ne avevo) più tempo per provare a riscrivere i passaggi da capo in un altro modo.

 

Ti rinnovo i complimenti, e a rileggerci!

 

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Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Quella che ti osserva, con il viso gonfio dall'inquietudine

Forse dal pianto, l'inquietudine è un sentimento che non trasforma i lineamenti in maniera fisica.

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

scendono ai latti

Ai lati: credo che questo non ti era stato segnalato.

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

e gli occhi da cerbiatta smarrita,

Termine davvero troppo abusato

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Poi il declino lento e inaspettato. Nessun cattivo presagio. Nessuna nuvola all'orizzonte. Un semplice incontro fortuito. Uno di quelli che capitano così, mentre sei in fila per l'ennesimo imbarco e senza alcuna importanza: l'incrocio degli sguardi, l'abbozzo di un sorriso. All'inizio, non ti era nemmeno simpatico, ingessato nel completo doppiopetto, sulla bocca parole forbite. Lo trovasti noioso da morire. Eri certa che le vostre strade si sarebbero separate. E invece...

bello questo passaggio .

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Ti alzi di scatto, prendi la giacca ed esci in strada, pronta per ritrovare il tuo mondo a colori, sulle note dell'inno alla gioia di Beethoven.

 

finale davvero troppo frettoloso. Non si evince in tutto il racconto lo sforzo di lei per risollevarsi se non nell'ultima riga.

Buona prova @Emy (y)

P.S.

Hai forse scritto qualcosa di simile in passato nei MI? mi è tornato in mente qualcosa che ho letto ma non mi ricordo bene quale e quando. Mi sto scervellando per cercare di ricordarmi

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Il 5/8/2019 alle 18:17, Rhomer ha scritto:

Un buon racconto, scritto bene (a parte qualche refuso che ti hanno già segnalato), e molto carico di emozioni (anche grazie alla scelta della seconda persona, tra l'altro non è stata male come idea) che si riflettono sul lettore. Devo concordare con chi ti ha detto che il riscatto sì è presente ma arriva troppo in fretta, e aggiungerei in modo un po' inverosimile (è come se la poesia stessa la riscattasse, non mi convince molto).

Ciao @Rhomer! Grazie per il passaggio e l'apprezzamento! Sul discorso riscatto, sono d'accordo con tutti voi. Dovevo calibrare meglio le parti per non dover poi rincorrere ai tagli. In realtà, non è la poesia che la riscatta, ma è il confronto con la parte nera di se stessa che avrebbe dovuto portarla a rompere le catene con quell'altra lei dall'altra parte dello specchio. La poesia doveva essere soltanto la cornice della sua presa di coscienza. Ovviamente per poter fare in modo di trasmettere bene tutto ciò, avevo bisogno di uno spazio più ampio. Ho deciso comunque di postare, conscia del rischio che correvo, per avere un vostro feedback, a cui tengo particolarmente perché mi aiuta a vedere le cose da una prospettiva diversa. 

 

Il 5/8/2019 alle 19:00, Ernest ha scritto:

refuso: colonna sonora, mi pare non lo avevano ancora rilevato.

Ciao @Emy il racconto mi è piaciuto, scorre bene.

Ciao @Ernest! Grazie per essere passato, sono contenta che il racconto ti sia piaciuto, e per la segnalazione. In questo periodo litigo con le doppie più del solito. xD 

 

Il 5/8/2019 alle 23:03, Mariner P ha scritto:

Sintetizzi in pochi paragrafi vita, ascesa, caduta e tonfo - seguito da uno scarno rimettersi in piedi -  di una donna non esattamente baciata dalla fortuna.

L'inizio mi parso solo un tantino fuorviante e troppo introspetttivo. Ma non far caso al mio commento, è il punto di vista di un machietto che le donne

non le ha mai capite.

Insomma ti ho letto con quel sentimento di interesse e piacere che solo le storie scritte bene, riescono a stimolare.

@Mariner P, ciao e bentrovato! Mi piace tanto la scrittura introspettiva, a cui rincorro spesso. Devo dire che quella prima parte mi è venuta fuori con tanta semplicità e naturalezza che mi ha sorpreso, però evidentemente è qualcosa che dovevo scrivere. Sono felice delle tue parole e ti  ringrazio dal cuore. 

 

Il 6/8/2019 alle 00:47, Sira ha scritto:

mi è piaciuta molto l'idea che hai avuto di alternare versi e prosa. Un po' meno il finale. Non perché tratta in modo succinto l'aspetto del riscatto, ma per la motivazione che trovo poco verosimile. Ci racconti in modo talmente intenso il disagio e il dolore di questa donna, che la rinascita associata alla lettura di una poesia stona un pochino.

O forse non ho compreso io, eh… Possibilissimo. :asd:

@Sira Carissima Siretta, pensa che ho scritto la poesia per prima e mi è venuto naturale poi alternarla alla prosa. Come spiegavo a Rhomer, la rinascita io l'associavo al dialogo e al confronto che la donna fa con se stessa o meglio con l'altra parte di se stessa. Nel mio immaginario, lei aveva letto la poesia molti anni prima, perciò ho fatto in modo che i versi di Sibilia accompagnassero sin dalla scena davanti allo specchio i ricordi della donna, e nella chiusura, leggendoli poi a voce alta, i versi dovevano darle la spinta per uscire fuori e affrontare il mondo. Però ovviamente con i tagli non sono riuscita a farlo capire ai lettori. Non sei tu, sono io! xD Grazie per il passaggio e il commento gradito! Un abbraccio! :rosa:p.s. Posterò nella sezione poetica la poesia di Sibilia nella versione integrale dopo il contest. 

 

7 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Gradevole, e last minute, come sempre!

Brava, @Emy <3 

Grazie di cuore, Saretta! @Sarettyh <3 

 

4 ore fa, Marf ha scritto:

 

@Emy , bel racconto, molto ben fatto, e sicuramente un problema in più per chi deve votare.

 

 

Ciao, @Marf. Piacere di conoscerti! Grazie di cuore, troppo buono! 

 

4 ore fa, Marf ha scritto:

Corretto , ma di tono un po' formale che stona: meglio "che ti attiravano", o qualcosa di simile

 

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Non c'avevo pensato. Ottimo suggerimento! 

 

4 ore fa, Marf ha scritto:

Non so se considerarlo una licenza poetica, ma non mi convince più di tanto. Di solito ci si appella a qualcosa che si può personificare, per esempio "alle proprie forze più profonde"... niente di veramente importante, comunque.

Sì, era una licenza poetica. xD Immaginavo che qualcuno me l'avrebbe fatto notare.  :D 

 

4 ore fa, Marf ha scritto:

Sarebbe interessante fare una prova: togliere la frase che ho evidenziato. Senza il monito prematuro degli amici, mi sembra che aumenterebbe il contrasto tra lo stato di sogno in cui si trovava all'inizio e la disillusione che subentra più tardi, e i sogni che scoppiano come bolle di sapone sarebbero più incisivi: la luce enfatizzerebbe il buio che seguirà. Volendo osare, proverei a vedere come suona togliendo anche "Poi il declino, lento e inaspettato". Giusto per provare, eh.

 

Interessante suggerimento. Ci mediterò sopra e farò sicuramente delle prove in tal senso nella revisione. Sai, quando scrivo leggo a voce alta. Sono davvero curiosa dell'effetto che fa. 

 

4 ore fa, Marf ha scritto:

e l'idea di intrecciare la poesia con la narrazione, che ti permette anche di utilizzare il ritmo martellante della anafore senza diventare pesante (la poesia, letta tutta insieme, non sarebbe suggestiva come è adesso).

 

Avevo provato di mettere dei blocchi di versi per colore (da 8 versi ciascuno) e risultava molto pesante e mi rovinava il ritmo, appunto, a cui tengo in modo particolare quando scrivo. 

 

4 ore fa, Marf ha scritto:

Ti rinnovo i complimenti, e a rileggerci!

Grazie di cuore! A rileggerci presto!

 

4 ore fa, Alba360 ha scritto:
Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Quella che ti osserva, con il viso gonfio dall'inquietudine

Forse dal pianto, l'inquietudine è un sentimento che non trasforma i lineamenti in maniera fisica.

Ciao @Alba360, bentrovata! Nella mia testa, pensa, era proprio l'inquietudine a portarla al pianto e per me quel sostantivo sottintendeva le lacrime. :D 

 

4 ore fa, Alba360 ha scritto:
Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

e gli occhi da cerbiatta smarrita,

Termine davvero troppo abusato

Hai ragione, ma mi era venuta in mente l'immagine di Bambi e non ho resistito. xD 

 

4 ore fa, Alba360 ha scritto:

finale davvero troppo frettoloso. Non si evince in tutto il racconto lo sforzo di lei per risollevarsi se non nell'ultima riga.

Ho tagliato un po' troppo. Concordo in pieno. Lavorerò a questo aspetto nella versione revisionata. Tanto ho salvato le parti che ho tolto per rientrare nei nostri 8000. 

 

4 ore fa, Alba360 ha scritto:

Hai forse scritto qualcosa di simile in passato nei MI? mi è tornato in mente qualcosa che ho letto ma non mi ricordo bene quale e quando. Mi sto scervellando per cercare di ricordarmi

Sì, vero. Sono temi a me cari e spesso tornano, forse anche inconsciamente, nei miei racconti. Ora, però, non so di preciso a quale MI ti riferisci. Mi è venuto in mente un racconto, ma di due anni fa e tu non c'eri ancora, credo. 

Grazie di essere passata e per il commento gradito. :sss:

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Ciao @Emy, intanto mi complimento con te per la scrittura. Mi pare di aver capito dai commenti che non sei italiana, ma da come scrivi non lo avrei mai compreso. Un po' mi fai vergognare di me stesso. La storia, sarò sincero, l'ho trovata non originalissima con un finale un poco sbrigativo. Bella la poesia e anche l'idea della donna che parla con sé stessa. Ma questa idea che sarebbe stata, a mio avviso, la parte interessante del tuo racconto è stata poco sviluppata. Gli 8000 caratteri hanno probabilmente penalizzato questo racconto. 

 

Saluti,

Intes

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@Emy sono stata contenta appena ho visto che hai postato, bene! (Postare dà una carica! Ne avevi bisogno <3) Se non avrai modo di dare giudizi sugli altri racconti, non importa, la tua presenza sul wd si sente, al di là del commento. 

Il tuo racconto è un romanzo intero, le frasi brevi tengono il ritmo della storia e non sono sinossi, io non ho visto un finale accelerato. Un solo parere soggettivo, l'uomo che accompagna la tua protagonista è un violento ubriaco, perché? Non poteva semplicemente non amarla più? Perché bisogna trovare sempre una giustificazione a dei comportamenti, alcuni reggono proprio perché la psicologia umana è difficile da comprende.

Solo osservazioni le mie.

Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Bianca, la polvere magica a cui rincorri quando sei giù: soffice, morbida, dolce.

Perché questo passaggio? Lei sembra una vittima, con questo è come esserlo di meno. Ho pensato che il riscatto iniziale derivasse da queste righe, solo dopo invece, il cambio di rotta. 

Ciao cara. 

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Ciao @Emy ,

Che bel racconto intenso, complimenti!

Ti sei destreggiata molto bene con l'ostico "tu", anzi, devo dire che in questo racconto l'ho trovato azzeccato: aumenta il ritmo, fa crescere la tensione e sottolinea bene l'angoscia che serpeggia per tutto il racconto.

Personalmente ho preferito la prima parte alla seconda, dove sembri tessere con più cura il vestito degli eventi intorno alla tua protagonista. Dal momento che entra in scena "lui" il ritmo cambia e diventa più compassato: tutto si attorciglia su se stesso in una spirale sempre più serrata di dolore.

Il finale arriva forse un pò repentino, ma lascia un buon sapore di riscossa.

Buona prova!

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Ciao @Emy

Alcune cose del tuo racconto mi sono piaciute davvero moltissimo. Innanzitutto il gioco dei colori bianco e nero, e gli aggettivi muto e secco che ricorrono nei versi. In generale la parte poetica è molto bella. 

Sulla trama invece sono rimasta un po' meno soddisfatta, scusa se sono sincera, ma penso che posso esserti più utile così. Il fatto è che se l'aborto è avvenuto spontaneamente (sempre se ho capito bene) il senso di colpa che prova la protagonista (indubbiamente reale, conosco molte donne che hanno vissuto tale esperienza provando un fortissimo senso di colpa, per altro immotivato, ma è quello peggiore) non è così semplice da riscattare. Non basta la presa di coscienza, non basta la poesia, a volte credo non basti una vita per certi drammi. Pertanto il finale, oltre che un po' troppo riassunto (causa mancanza di caratteri disponibili suppongo) non è all'altezza del resto del racconto, dove invece, l'introspezione è ben costruita. 

Detto questo, lo stile e la scelta della seconda persona mi sono piaciuti moltissimo. 

 

Talia 

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Il ‎04‎/‎08‎/‎2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Nera, la mascara che scivola lungo le guance incavate.

non si dice "il mascara"?

 

Finale per esigenze un po' veloce (capisco che è dovuto al numero di caratteri), ma un bel racconto, scritto bene.

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:aka:

Noooooooooooooooooooooooooooooo

la piattaforma mi ha appena inspiegabilmente cancellato tutto un commento lunghissimo :sob:

Perché? Perché, Kastaff maledetta!

Perdonami, magica @Emy, ma a pensare di riscrivere mi scende il latte alle ginocchia, devo dirti in sintesi: ottima scrittura, al netto di qualche refuso, buona la parte iniziale, da censurare il finale che arriva senza la minima preparazione. E scusa se sono laconico ma non è stata colpa mia, giuro. Ah, evita elementi che inserisci nel racconto un po' a cavolo e poi lasci perdere... tipo il verso sulla cocaina, che toglierei

 

Ciao, mi dispiace, ti avrei detto molto di più 

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Il 7/8/2019 alle 09:12, INTES MK-69 ha scritto:

Ciao @Emy, intanto mi complimento con te per la scrittura. Mi pare di aver capito dai commenti che non sei italiana, ma da come scrivi non lo avrei mai compreso. Un po' mi fai vergognare di me stesso. La storia, sarò sincero, l'ho trovata non originalissima con un finale un poco sbrigativo. Bella la poesia e anche l'idea della donna che parla con sé stessa. Ma questa idea che sarebbe stata, a mio avviso, la parte interessante del tuo racconto è stata poco sviluppata

Ciao @INTES MK-69, bentrovato! No, non sono italiana però vivo in Italia da quasi vent'anni e ormai l'italiano è come se fosse la mia seconda madrelingua. Tuttavia, questo non significa che ho un'attenuante, anzi. Sono felice se quando sbaglio mi si mette di fronte ai miei errori e ti assicuro che ne ho fatti tanti, da quando sono attiva sul forum, ma ho anche imparato molto da essi. (A volte sono persino recidiva, pensa. ;) ) Non ti devi assolutamente vergognare di nulla, perché poi? Sul resto delle tue osservazioni, mi trovo del tutto d'accordo. Ho un grosso neo: il mio cervello partorisce spesso delle idee poco compatibili con il nostro limite degli 8000, e quando devo svilupparle mi impappino più o meno a metà strada e poi sono costretta a fare tagli che mi portano a un risultato finale di cui non sono sempre contenta ma posto lo stesso per capire dove e come posso correggere il tiro. In questo i vostri commenti sono fondamentali. Grazie per il passaggio e il commento apprezzato. A rileggerci!

 

Il 7/8/2019 alle 14:42, Lauram ha scritto:

 

@Emy sono stata contenta appena ho visto che hai postato, bene! (Postare dà una carica! Ne avevi bisogno <3) Se non avrai modo di dare giudizi sugli altri racconti, non importa, la tua presenza sul wd si sente, al di là del commento. 

 

@Lauram Lauretta! <3 Sì, ne avevo bisogno e i contest, specie nei momenti brutti, mi hanno sempre dato una grossa carica. Sto cercando di commentarvi tutti, anche se brevemente. Spero di riuscirci. 

Il 7/8/2019 alle 14:42, Lauram ha scritto:

Il tuo racconto è un romanzo intero, le frasi brevi tengono il ritmo della storia e non sono sinossi, io non ho visto un finale accelerato. Un solo parere soggettivo, l'uomo che accompagna la tua protagonista è un violento ubriaco, perché? Non poteva semplicemente non amarla più? Perché bisogna trovare sempre una giustificazione a dei comportamenti, alcuni reggono proprio perché la psicologia umana è difficile da comprende.

È vero, è decisamente una storia da ampio respiro che ho cercato di stringere nei nostri 8000, con il pensiero, già in fase di stesura, di farne una versione ampliata (ho fatto dei grossi tagli per rientrare nel limite). Allora, non volevo dire che è un ubriacone violento, ma nella mia testa la paura e il suo non essere pronto a diventare padre lo ha portato a cercare il conforto nell'alcool e il suo essere violento doveva esserne una conseguenza. Chiaramente, aver fatto per di più un riassunto, questa cosa non è venuta fuori come avrebbe dovuto. 

Il 7/8/2019 alle 14:42, Lauram ha scritto:
Il 4/8/2019 alle 23:52, Emy ha scritto:

Bianca, la polvere magica a cui rincorri quando sei giù: soffice, morbida, dolce.

Perché questo passaggio? Lei sembra una vittima, con questo è come esserlo di meno. Ho pensato che il riscatto iniziale derivasse da queste righe, solo dopo invece, il cambio di rotta. 

Quella frase, l'ho lasciata volutamente ambigua xD e non si riferiva alle sostante stupefacenti (come ha ipotizzato anche Edu), ma al semplice zucchero. :asd: 

Il 8/8/2019 alle 00:31, caipiroska ha scritto:

Ti sei destreggiata molto bene con l'ostico "tu", anzi, devo dire che in questo racconto l'ho trovato azzeccato: aumenta il ritmo, fa crescere la tensione e sottolinea bene l'angoscia che serpeggia per tutto il racconto.

Personalmente ho preferito la prima parte alla seconda, dove sembri tessere con più cura il vestito degli eventi intorno alla tua protagonista. Dal momento che entra in scena "lui" il ritmo cambia e diventa più compassato: tutto si attorciglia su se stesso in una spirale sempre più serrata di dolore.

@caipiroska Ciao Caipi! Grazie per i complimenti, ma soprattutto per le sentite parole. Concordo, anzi ammetto: la prima parte mi è venuta spontanea e sicuramente ci ho messo più cura nella stesura. Nella seconda parte, il ritmo che volevo dare a tutta la narrazione è venuto a meno anche per colpa di diversi tagli effettuati per rientrare nel limite. Grazie per essere passata, mi ha fatto tanto piacere! A rileggerci!

Il 8/8/2019 alle 15:08, Talia ha scritto:

Alcune cose del tuo racconto mi sono piaciute davvero moltissimo. Innanzitutto il gioco dei colori bianco e nero, e gli aggettivi muto e secco che ricorrono nei versi. In generale la parte poetica è molto bella. 

Sulla trama invece sono rimasta un po' meno soddisfatta, scusa se sono sincera, ma penso che posso esserti più utile così. Il fatto è che se l'aborto è avvenuto spontaneamente (sempre se ho capito bene) il senso di colpa che prova la protagonista (indubbiamente reale, conosco molte donne che hanno vissuto tale esperienza provando un fortissimo senso di colpa, per altro immotivato, ma è quello peggiore) non è così semplice da riscattare. Non basta la presa di coscienza, non basta la poesia, a volte credo non basti una vita per certi drammi. Pertanto il finale, oltre che un po' troppo riassunto (causa mancanza di caratteri disponibili suppongo) non è all'altezza del resto del racconto, dove invece, l'introspezione è ben costruita. 

Ciao @Talia! Grazie per l'apprezzamento e per le doverose e costruttive critiche. Sì, hai capito bene, ha subito l'aborto spontaneo, però non è tanto il senso di colpa su cui volevo concentrarmi quanto sul suo non sentirsi più bene nel proprio corpo e perciò nel mondo. Il fatto di dialogare con se stessa, anzi l'altra parte di se stessa, quella appunto che ha vissuto questo dramma, doveva essere una sorta di ripresa non di coscienza ma delle redini della sua vita. Una specie di impulso per tornare a vivere, ecco. La contrapposizione di colori, bianco e nero, perciò si riferiva a buio/luce che lottano dentro di lei. Però, come ho già detto, non sono riuscita nell'intento iniziale perché i caratteri mi sono sfuggiti di mano e parecchio e sono entrata in tilt nel processo di tagliare. Grazie per essere passata e per le sincere parole. :rosa:

 

Il 8/8/2019 alle 17:35, M.T. ha scritto:

non si dice "il mascara"?

Sì, ma conosci la mia mente bilingue: si diverte un sacco a farmi certi scherzi. xD 

Il 8/8/2019 alle 17:35, M.T. ha scritto:

 

Finale per esigenze un po' veloce (capisco che è dovuto al numero di caratteri), ma un bel racconto, scritto bene.

Grazie per il passaggio e l'apprezzamento, caro @M.T.. A rileggerci! 

 

Il 9/8/2019 alle 13:36, Edu ha scritto:

Perdonami, magica @Emy, ma a pensare di riscrivere mi scende il latte alle ginocchia, devo dirti in sintesi: ottima scrittura, al netto di qualche refuso, buona la parte iniziale, da censurare il finale che arriva senza la minima preparazione. E scusa se sono laconico ma non è stata colpa mia, giuro. Ah, evita elementi che inserisci nel racconto un po' a cavolo e poi lasci perdere... tipo il verso sulla cocaina, che toglierei

Perdonato, caro @Edu! Concordo in pieno: il finale mi è venuto frettoloso e sbilanciato, rispetto al resto. Rimedierò nella versione lunga. Il verso che citi, e che anche Laura mi ha giustamente rimproverato, era volutamente ambiguo e non si riferiva alla droga. Forse toglierò, o modificherò: ci penserò. Grazie per il passaggio, l'apprezzamento e le doverose critiche. A rileggerci! 

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