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Joyopi

[FdI 2019-2] La rondine

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Commento

 

La rondine

 

La signora Marino s’alzò a fatica dalla poltrona del soggiorno e si diresse verso la porta, sotto lo sguardo pigro di Gorgone. Prima di aprire, s’accostò alle tende della finestra e rimuginò nel dubbio se tirarle perché la luce del primo pomeriggio entrasse a dare alla stanza un aspetto più allegro – più decoroso pensò, per l’esattezza, perché allegro non faceva ormai più parte del suo vocabolario mentale. 
Decise di no, che forse, chiunque fosse alla porta, nel trovare finestre e tende chiuse avrebbe capito di essere di disturbo e l'avrebbe lasciata tranquilla. Accese però la lucina del corridoio. Seppur lieve, questa la costrinse a socchiudere per un istante gli occhi, e anche Gorgone sembrò aver bisogno di qualche momento per abituarvisi. Con un lieve grugnito espresse il suo disappunto. 
Quando aprì la porta la donna si trovò davanti un giovanotto.


Marco Falsetti era un ragazzo di bell'aspetto, dotato di un viso dai tratti aggraziati. Eppure allora non si sarebbe detto. Oltre ad essere inzuppato dalla testa ai piedi era pallido, e gli occhi affossati nell’ombra di occhiaie violacee tradivano una sorta di inquietudine insolita. I capelli bagnati davano l’impressione di serpenti scuri spiaccicati sulla testa e i vestiti zuppi, nell’aderirgli al corpo troppo ossuto, gli donavano un aspetto terribile.
Il primo pensiero che la signora ebbe fu che, a giudicare dall'aspetto del ragazzo, all’esterno stesse infuriando una tempesta. Il secondo fu che il giovane non dormisse da diverse notti e che avesse bisogno di mangiare di più. Pensieri da madre, questi ultimi. Ne fu turbata, ma lui non se ne avvide perché il viso di lei restò di cera.
Marco, nel vederla, capelli ingrigiti come un cielo d'inverno e una faccia molto più vecchia dei cinquant’anni che aveva, stretta nella vestaglia come se con ciò provasse a trattenere dentro sé quel poco di vita ancora reticente ad abbandonarla, provò una fitta al cuore.
Si presentò alla signora, che restò impassibile. Lei ebbe solo la vaga impressione che il cognome non le fosse nuovo, ma null'altro. Non lo rammentava, ma Marco era stato compagno di scuola di suo figlio Alessandro. E non era il solo motivo per il quale avrebbe dovuto ricordarlo... 
È amico di Alessandro – pensò lei, al presente e con lieve felicità – non appena il ragazzo glielo disse ancora sulla porta. Erano trascorsi sei anni da quando Alessandro aveva finito la scuola, così disse per giustificare l'amnesia. «È tanto tempo». La voce era un flebile soffio. 
Lui annuì. Nell’intimo si sentì sollevato nel constatare che la donna non ricordava, ma allo stesso tempo ne fu stupito, quasi scioccato. Una madre dovrebbe sempre ricordare gli amici del proprio unico figlio, persino quelli d'infanzia.
Ma una madre normale, non una in questo stato – pensò Marco, che sapeva. No, non erano i sei anni dalla fine della scuola, il problema, ma i diciotto giorni. Quelli dall’incidente in cui Alessandro era morto.

 

«Entra pure». Ma lui sembrava a disagio e restava sulla soglia di casa, leggermente piegato verso lo stipite, quasi a volervisi poggiare, come fanno a volte le persone dopo nottate insonni, accanto alla macchinetta del caffè. 
«È per colpa del cane? Gorgone è buonissimo…» disse lei rivolgendo una carezza al Golden Retriever che nel frattempo aveva lasciato il suo posto sul tappeto e le si era affiancato. No, non era per il cane, anche se Gorgone stava annusando l’aria intorno a quel ragazzo con fare più nervoso del solito e la coda flessa verso il basso rendeva evidente che non gli piacesse. 
Marco non lo temeva, e anzi gli dedicò un cenno di sorriso. Era allora… imbarazzo? No, c'era dell’altro. Era il peso di quell’immagine di madre straziata, del suo sguardo che seppur fisso su di lui pareva affacciarsi su un baratro a tenerlo inchiodato sull'uscio.
«Ecco, signora Marino…» disse con voce tremula.
«Patrizia, ti prego.»
«Va bene. Allora, signora Patrizia… io… mi dispiace molto».
Rimase in silenzio. Non c'era bisogno di altre parole.

La donna capiva. Quante volte aveva ascoltato quelle tre parole nelle ultime tre settimane. Tutti a usare la stessa espressione mi dispiace molto; questo li metteva tutti insieme, sullo stesso piano, li rendeva uguali, e lei sempre più diversa, muta, zitta, sull'orlo del pianto ma anche ribollente di rabbia perché non esisteva anche per lei – o lei non la conosceva – una formula dello stesso tipo, un precompilato da usare come risposta che la strappasse via dalla sua solitudine e l'accomunasse a tutti gli altri come lei, a cui non solo dispiaceva molto, ma bruciava, straziava, uccideva.


«Su, entra. Ti do un asciugamano, sei tutto inzuppato. Fuori dev'esserci una tempesta». Nella sua voce non c'era però la gentilezza che avrebbe voluto.
«Non c'è bisogno, grazie» disse lui, ma quantomeno si era lasciato convincere a fare qualche passo all’interno. Una scia d'acqua entrò insieme a lui nel soggiorno.
«Eccolo lì, Alessandro». La donna indicò una foto in un quadretto. Il figlio sorrideva dietro ad una torta di compleanno. «Sorrideva sempre. Sai, quando è…» si zittì per un istante perché non riuscì a pronunciare la parola. «Il giorno dopo era il mio, di compleanno. Lui ci teneva che festeggiassimo…»
Marco le poggiò una mano sulla spalla. Le parole gli uscirono fuori come un rigurgito:
«Lo so. Ero con lui, quella sera.»
Tirò fuori un libricino dalla tasca posteriore dei jeans e glielo porse. Era completamente bagnato. «Questo era per lei».
Era una raccolta di poesie. Sulla copertina, stinta e umida, restava visibile a fatica il titolo:

Corvi e Rondini, di Evelina Tanucci.

Sotto di esso l’immagine era troppo scolorita, ma alla signora Marino sembrò di riconoscere una coppia di uccelli appollaiati su una finestra che dava su una specie di giardino o qualcosa del genere. 
Lo aprì e lo sfogliò. Molte pagine erano attaccate tra loro e avevano i bordi arricciati. Sulla maggior parte l’inchiostro era sbiadito e le parole erano illeggibili. Su una di quelle meno malridotte lesse alcuni versi:


Nero di piume e di presagi,
chino nel capo,
curvo di colpe e 
zuppo di rimpianti.
Corvo,
nel cuor tuo si cela
un volo di rondine.

 

Poi la donna scorse il dito a ritroso fino alla prima pagina. Era tutta bianca, eccetto poche righe scritte in corsivo con un inchiostro blu che seppur scolorito aveva resistito all’acqua:

 

Troppe cose non ti ho detto, per vergogna o stupidità.. troppe parole di ringraziamento, di paura, di amore. Chissà perché è così difficile aprire il proprio cuore con la sola persona che lo meriterebbe davvero…
Non penso che alcune poesie possano in qualche modo sostituire i miei silenzi, ma mi auguro possa essere un inizio.
Buon compleanno, mamma.
Alessandro.

 

La donna provò una stretta al cuore. Gli occhi le si riempirono di sale. 
Li alzò dalla pagina che il ragazzo non c'era più, o forse non c'era mai stato? – si chiese – e quando con il libro inzuppato tra le mani s'accostò alla finestra per affacciarsi e cercarlo fuori vide soltanto il sole del pomeriggio che splendeva in un cielo terso e azzurro. Poi qualcos'altro attirò la sua attenzione...
Ricordò finalmente di quel nome e cognome. Marco Falsetti. Che adesso le era chiaro non fosse bagnato di pioggia ma d'acqua di fiume, e che quella notte la maledetta auto in cui Alessandro sedeva dopo essere stato in libreria la stava guidando. Proprio in libreria si erano incontrati, dopo quanto tempo, e come si erano divertiti a ricordare i tempi della scuola, fino a tardi. Poi si era fatta ora di tornare a casa, ma allora si era distratto solo un attimo, tanto era bastato per far sì che le ruote slittassero e l'automobile finisse fuori strada e rompesse il guardrail e volasse giù, proprio nel fiume di sotto, e ne fosse inghiottita per sempre insieme ai due passeggeri.
Questo ricordò, la donna, mentre teneva una mano poggiata sul vetro e gli occhi fissi sul quel qualcosa nel giardino.
Su un ramo era poggiata una rondine. Sembrò come se la guardasse. Poi spiccò il volo e scomparve contro la luce abbagliante del sole.

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Ciao @Joyopi

molto bello il tuo racconto. Forse uno dei miei preferiti di questa tappa...

L'idea non è nuova, infatti c'è un altro racconto con una trama simile in gara. Ma non importa, il tuo racconto funziona, i personaggi pure.

39 minuti fa, Joyopi ha scritto:

Tutti a usare la stessa espressione mi dispiace molto; questo li metteva tutti insieme, sullo stesso piano, li rendeva uguali, e lei sempre più diversa, muta, zitta, sull'orlo del pianto ma anche ribollente di rabbia perché non esisteva anche per lei – o lei non la conosceva – una formula dello stesso tipo, un precompilato da usare come risposta che la strappasse via dalla sua solitudine e l'accomunasse a tutti gli altri come lei, a cui non solo dispiaceva molto, ma bruciava, straziava, uccideva.

Questo periodo è piuttosto lungo e complesso ma bellissimo. Dici una cosa molto vera.

Ti segnalo invece una cosa che non mi ha convinto nel finale. Trovo poco credibile che la donna non ricordi il nome del ragazzo che è morto insieme a suo figlio.

Comunque complimenti!

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2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

Marco Falsetti era un ragazzo di bell'aspetto, dotato di un viso dai tratti aggraziati. Eppure allora

in quel momento (meglio di "allora")

 

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

non si sarebbe detto. Oltre ad essere inzuppato dalla testa ai piedi

virgola

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

era pallido, e gli occhi affossati nell’ombra di occhiaie violacee tradivano una sorta di inquietudine insolita.

occhi... occhiaie... no

suggerisco:

era pallido, e le occhiaie violacee tradivano una sorta di inquietudine insolita.

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

I capelli bagnati davano l’impressione di serpenti scuri spiaccicati sulla testa

virgola

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

e i vestiti zuppi, nell’aderirgli al corpo troppo ossuto, gli donavano un aspetto terribile.
Ma una madre normale, non una in questo stato – pensò Marco, che sapeva. No, non erano i sei anni dalla fine della scuola, il problema, ma i diciotto giorni.

meglio i due punti qui

 

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

Quelli dall’incidente in cui Alessandro era morto.

 

Marco non lo temeva, e anzi gli dedicò un cenno di sorriso. Era allora… imbarazzo? No, c'era dell’altro. Era il peso di quell’immagine di madre straziata, del suo sguardo che

virgola

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

seppur fisso su di lui

virgola

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

pareva affacciarsi su un baratro a tenerlo inchiodato sull'uscio.

 

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

La donna provò una stretta al cuore. Gli occhi le si riempirono di sale. 

Bella similitudine per l'amarezza  struggente di quelle lacrime, che le assediano il cuore.  Bravo!

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

 

Li alzò dalla pagina che il ragazzo non c'era più,

forse meglio: accorgendosi che il ragazzo non c'era più,  

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

o forse non c'era mai stato? – si chiese – e quando

virgola

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

con il libro inzuppato tra le mani

virgola

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

s'accostò alla finestra per affacciarsi e cercarlo fuori

virgola

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

vide soltanto il sole del pomeriggio che splendeva in un cielo terso e azzurro. Poi qualcos'altro attirò la sua attenzione...

 

meglio forse "attirò la sua memoria" oppure "attirò il suo ricordo" (l'attenzione viene catturata da qualcosa che si ha sotto gli occhi)

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

Ricordò finalmente di quel nome e cognome. Marco Falsetti. Che adesso le era chiaro non fosse bagnato di pioggia ma d'acqua di fiume,

 

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

e che quella notte stava guidando la maledetta auto in cui Alessandro sedeva dopo essere stato in libreria la stava guidando.

ti suggerirei così.

 

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:

Poi si era fatta ora di tornare a casa, ma allora si era distratto solo un attimo, tanto era bastato per far sì che le ruote slittassero e l'automobile finisse fuori strada e rompesse il guardrail e volasse giù, proprio nel fiume di sotto, e ne fosse inghiottita per sempre insieme ai due passeggeri.
Questo ricordò, la donna, mentre teneva una mano poggiata sul vetro e gli occhi fissi sul quel qualcosa nel giardino.

 

 

Non c'era, la madre. Può solo supporre. Come fa a saperlo se Marco è morto in quell'incidente? Potrebbe immaginare, ma non "ricordare", non credi?

 

2 minuti fa, Joyopi ha scritto:


Su un ramo era poggiata una rondine. Sembrò come se la guardasse. Poi spiccò il volo e scomparve contro la luce abbagliante del sole.

 

Bel finale, @Joyopi :)

 

La tua poesia è toccante e perfettamente in sintonia con l'evento narrato.

L'amico, causa dell'incidente al figlio e morto con lui, è il "corvo" della poesia, che riscatta la propria colpa con la consegna degli ultimi pensieri del figlio per la madre. E queste parole hanno l'effetto di una nuova primavera per la madre dolente.

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@Joyopi Ciao Jo:) Stavo per prenderti in giro perché arrivi sempre ultimo. Vabbè. Ne è valsa la pena.

Un racconto bellissimo, con una svolta new age che mi è piaciuta da matti.

Bravissimo (y)

 

Modificato da camparino
refuso

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3 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Non c'era, la madre. Può solo supporre. Come fa a saperlo se Marco è morto in quell'incidente? Potrebbe immaginare, ma non "ricordare", non credi?

 

Mi correggo, scusa @Joyopi:)

 

La madre è ora in grado di "vedere" quello che è successo (solo il verbo "ricordare" lo confermo improprio.

52 minuti fa, Joyopi ha scritto:


Questo ricordò, la donna, mentre teneva una mano poggiata sul vetro e gli occhi fissi sul quel qualcosa nel giardino.
Su un ramo era poggiata una rondine. Sembrò come se la guardasse. Poi spiccò il volo e scomparve contro la luce abbagliante del sole.

 

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@Joyopi mi stavo giusto chiedendo chi avrebbe postato oggi che è l'ultimo giorno.

 

Il racconto mi piace, sia per la trama, che per come ci porti alla fine curiosi di scoprire di più. Ben fatto.

Solo un paio di cose non mi convincono:

1 ora fa, Joyopi ha scritto:

Li alzò dalla pagina che il ragazzo non c'era più,

 

1 ora fa, Joyopi ha scritto:

Marco Falsetti. Che adesso le era chiaro non fosse bagnato di pioggia ma d'acqua di fiume

Non capisco l'uso del che al posto di e. Oppure: Li alzò dalla pagina, il ragazzo non c'era più,    Marco Falsetti. Adesso le era chiaro non fosse bagnato di pioggia ma d'acqua di fiume

1 ora fa, Joyopi ha scritto:

Marco Falsetti era un ragazzo di bell'aspetto, dotato di un viso dai tratti aggraziati. Eppure allora non si sarebbe detto. Oltre ad essere inzuppato dalla testa ai piedi era pallido, e gli occhi affossati nell’ombra di occhiaie violacee tradivano una sorta di inquietudine insolita. I capelli bagnati davano l’impressione di serpenti scuri spiaccicati sulla testa e i vestiti zuppi, nell’aderirgli al corpo troppo ossuto, gli donavano un aspetto terribile.

I capelli appiccicati sulla testa davano l’impressione di serpenti scuri e i vestiti nell’aderirgli al corpo troppo ossuto, gli donavano un aspetto terribile.

la riscriverei così, anche per non ripetere il concetto, lo hai già detto che è bagnato.

1 ora fa, Joyopi ha scritto:

Proprio in libreria si erano incontrati, dopo quanto tempo, e come si erano divertiti a ricordare i tempi della scuola, fino a tardi. Poi si era fatta ora di tornare a casa, ma allora si era distratto solo un attimo, tanto era bastato per far sì che le ruote slittassero e l'automobile finisse fuori strada e rompesse il guardrail e volasse giù, proprio nel fiume di sotto, e ne fosse inghiottita per sempre insieme ai due passeggeri.
Questo ricordò, la donna, mentre teneva una mano poggiata sul vetro e gli occhi f

Tutta la parte sottolineata non può essere un ricordo della donna. Qui è l'autore che spiega come sono andate le cose, bisogna trovare uno stratagemma diverso.

Non so, citare un agente della polizia stradale che le ha riportato i fatti, o un terzo passeggero che si salva e racconta la dinamica del sinistro.

Ecco, non erano due ma tre le cose che volevo farti notare.

Bella prova davvero:sss:un fiorellino per premio.

 

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@Joyopi , devo dire che il tuo racconto mi ha conquistato subito. Mi trasmette l'impressione di un equilibrio tra forma e contenuti che, in special modo nella seconda parte, sfiora la perfezione. Riesce a essere commovente nonostante, anzi proprio grazie, alla sobrietà con cui accenni al dolore alienante della madre.

 

Per quanto riguarda il resto, penso che abbiano già detto praticamente tutto gli altri. Mi permetto solo di darti uno spunto per la risoluzione dell'inghippo della descrizione dell'incidente, che contiene dei particolari ("e come si erano divertiti", "si era distratto solo un attimo") che solo Marco può conoscere: fare in modo che anche quel ricordo appaia (tra le righe) un suo dono, trasmesso assieme al libro. Per esempio, correggendo il minimo possibile (sono pigro, lo so), io scriverei così:

7 ore fa, Joyopi ha scritto:

Poi qualcos'altro attirò la sua attenzione germogliò nella sua mente...
[...]
Questo ricordò seppe [allora], la donna, mentre teneva una mano poggiata sul vetro e gli occhi fissi sul quel qualcosa nel giardino.

Comunque, il racconto è così suggestivo che non si fa fatica a passare sopra a quell'incongruenza senza accorgersene. Complimenti davvero.

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Racconto molto bello, complimenti! Sia per come è scritto che per i contenuti. Alcune espressioni per descrivere il dolore le ho trovate davvero bellissime(vedo che te le hanno già segnalate), e anche la simbologia della poesia che si lega alla storia. Il finale mi ha messo i brividi... Un paio di frasi le avrei cambiate nella forma perché un po' involute, ma anche queste te le hanno già segnalate e in ogni caso non pregiudicano la lettura. Piaciuto molto(y)

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Bello, mi ha ricordato il racconto di Buzzati "Il mantello". Concordo con Alba sui ricordi dell'ultima notte. Troverei più plausibile da parte della madre ricordi d'incredulità: che faceva mio figlio nell'auto di quell'amico? Con la fine del liceo si erano persi di vista, quando si erano incontrati, dove, ecc. Dal momento che il figlio non può averle raccontato che l'aveva incontrato in biblioteca e avevano passato la serata a rivangare i vecchi tempi.

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Un racconto nasce da un'idea non nuova, ma è reso molto bene. Il riscatto, però, ci sta proprio in terzo piano.

A parte questo, sicuramente uno dei più convincenti.

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Ciao @Joyopi il racconto è molto toccante, nonostante le incongruenze che sono già state evidenziate, si legge in maniera vorace.

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Un racconto assai bello @Joyopi , anche se - come qualcuno ha già commentato - l'idea non è proprio originale.

Ma hai reso bene il contesto e descritto l'incontro in modo efficace e coinvolgente.

Ottimo lavoro.

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Ciao @Joyopi, credo che la non originalità del racconto sia un problema davvero marginale perché il testo ha il potere di trascinarti dentro la storia e favorire l'empatia.

Lo stile sommesso e il lessico poetico che hai utilizzato mi sono piaciuti molto. Stessa cosa per la poesia. Bravo!

 

Questo periodo ci tenevo a citarlo...

 

Il 4/8/2019 alle 14:46, Joyopi ha scritto:

Marco, nel vederla, capelli ingrigiti come un cielo d'inverno e una faccia molto più vecchia dei cinquant’anni che aveva, stretta nella vestaglia come se con ciò provasse a trattenere dentro sé quel poco di vita ancora reticente ad abbandonarla, provò una fitta al cuore

 

Complimenti!

Modificato da Sira

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Ciao @Joyopiil tuo è un racconto che rappresenta un frammento. Le descrizioni introspettive sono molto belle. In Marco c'è il riscatto, io lo vedo. Bussare alla porta di una madre cui per disattenzione hai portato via un figlio è un passo di estremo coraggio. Marco era uscito col temporale, non mangiava e non dormiva, il suo aspetto è emblema di sofferenza. 

La riflessione del finale? Secondo me è opportuna. Sono passati giorni dall'evento, la donna ha assimilato i fatti e rivive le scene senza lo shock delle prime domande. 

Un solo appunto, scusa, forse non ho capito io. 

Il 4/8/2019 alle 14:46, Joyopi ha scritto:

ne fosse inghiottita per sempre insieme ai due passeggeri.

Questa frase fa pensare. Marco è nella stanza con lei, o la donna presa dal dolore sta immaginando tutto? Sembra che dall'incidente non si sia salvato nessuno. Io credo che Marco sia lì con lei, nel testo non ho trovato riferimenti che mi facessero pensare il contrario, ma questa frase ha minato un po' le mie certezze. Rimane un bel racconto :)

ciao

 

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Ciao @Joyopi. Bello il tuo racconto, molto equilibrato. Il dolore della madre viene  ben percepito dal lettore anche se la tua mano è rimasta fortunatamente leggera. Complimenti 

 

Saluti.

Intes

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Un buon racconto, semplice e appagante fino alla fine, solo non ho molto gradito l'impostazione (soprattutto all'inizio che eccede in descrizioni) un po' troppo "raccontata", ma è un mio gusto personale. C'ho visto del sovrannaturale e ho notato (se non ricordo male) il medesimo soggetto poetico della scorsa tappa: il corvo. A questo punto mi aspetto di rivederlo nella terza tappa, sarebbe interessante. Ciao @Joyopi

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Ciao @Joyopi.

Il tuo racconto mi è piaciuto senza riserve! Belle le descrizioni, i personaggi, e il modo in cui entri piano piano nella vicenda. Quando hai detto che il figlio era morto, ho capito subito che si trattava di un incidente stradale e che alla guida c'era l'amico. Mi sono detto che era un peccato, perché il finale si lascia intuire sin da subito. Poi però mi hai smentito, perché la sorpresa non è quella, quanto il fatto che anche l'amico è morto. Dunque anche questa perplessità è svanita. Anzi, se è voluta sei stato bravissimo: lasciar capire ma non del tutto. Piaciuto molto, pollice in su (y)

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Ciao @Joyopi ,

quanto mi piacciono i racconti con i fantasmi!

La suggestione sta tutta nel modo che sceglie l'autore di presentarli: in questo brano lo descrivi afflitto, impacciato, ma fermo nel suo intento di messaggero, e poi ne sveli l'impossibile presenza.

Struggente la sua volontà di far arrivare quel libro alla donna: chissà che viaggio faticoso ha fatto per arrivare fino lì… Forse la redenzione più impegnativa di tutto il contest.

Ben descritta e convincente la figura della madre: che parole ci possono essere per descrivere quella sospensione dalla realtà, quel modo maligno che ha la vita di farti scientificamente a pezzettini?

L'inserimento della poesia scivola tra le righe e non se ne sente il peso o l'artificiosità: magnifiche parole con una spolverata di speranza.

Buona prova, ben calibrata e d'effetto.

Complimenti!

 

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@Joyopi ciao Joy, bentrovato! Il tuo racconto, scritto con la solita maestria che ti contraddistingue, mi ha conquistato sin dalla prima lettura, appena dopo che avevi postato. Dal ritmo lento e dalle descrizioni che ti entrano dentro, come la poesia che trovo molto, molto bella. Ottima prova!

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Ciao @Joyopi,

Racconto molto ben scritto con finale a sorpresa. Ottima la descrizione psicologica della protagonista e molto bella la poesia. 

 

Mi dispiace non saper aggiungere altro, ma il racconto è davvero ben dosato e stilisticamente ottimo (come per la maggior parte delle volte ci hai abituati), per cui non posso altro che chiudere dicendoti: bravo(y)

 

Talia 

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Il ‎04‎/‎08‎/‎2019 alle 14:46, Joyopi ha scritto:

rimuginò nel dubbio se tirarle perché la luce del primo pomeriggio entrasse a dare alla stanza un aspetto più allegro

 

Bel brano, mi hai ricordato Il mantello di Dino Buzzati.

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