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Macleo

[FdI 2019-2] Partita doppia

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commento

 

Mai, prima di allora, la mia segretaria - nonché amante a tempo perso - mi aveva fatto innervosire tanto.

«Quindi, secondo te, quest’anno dovrei assegnare due primi premi?» le domandai stizzito.

«Ma no, cos’hai capito! Uno sarà per il vero vincitore, il cui nominativo è già stato comunicato ai giurati da chi di dovere, mentre l’altro lo consegnerai per finta al rag. Paolillo a casa sua.»

«Pure il servizio a domicilio, come fosse una pizza ai quattro formaggi! Devi essere proprio impazzita.»

«Guarda che è un caso umano pietoso. Il ragioniere, che solo in tarda età ha scoperto la poesia, è malato terminale e gli resta ormai pochissimo tempo. Il suo sogno è di vincere questo premio letterario: anzi, è la speranza di ottenerlo che lo tiene aggrappato alla vita. Il poveretto vede nel nostro riconoscimento la legittimazione e il riscatto di un’esistenza che giudica inutile, squallida e incolore. Sua moglie mi chiama tutti i giorni piangendo e mi fa una testa così. Non ce la faccio più, devi liberarmi da quest’incubo! Altrimenti le do il numero di cellulare della tua, di moglie, che finalmente potrà rendersi utile facendo qualcosa di diverso dallo shopping.»

Così mi feci convincere perché qualche buona azione ogni tanto bisogna pur farla, tanto più se a costo zero. La raccolta di poemi inviata dal ragioniere non meritava forse il Nobel, ma era sempre meglio di quella del vincitore predesignato. Il quale, però, apparteneva alla corrente criptica onirica sperimentale della più agguerrita avanguardia di sinistra, ed era per di più imparentato con un Sottosegretario del Ministero per le Attività Culturali.

Il giorno successivo mi recai a casa Paolillo e la signora, grata e commossa, mi fece entrare nella stanza dove giaceva il marito, lasciandoci soli. L’uomo, sudato e bianco come un lenzuolo, stringeva nelle mani tremanti il suo libro e stava declamando affannosamente la poesia che dava il titolo all’opera. Rivoli di saliva giallastra gli colavano dagli angoli della bocca e, ogni tanto, emetteva un colpo di tosse cavernoso, che provocava brividi e faceva tintinnare le gocce di cristallo del lampadario.

 

Riscatto.

Vita stanca in bianco e nero

si trascinava malata

come traccia di un lumacone bavoso

quando inaspettato esplose il tramonto

arcobaleno di colori

fuoco che brucia la pelle

sangue che ribolle nelle vene

linfa che scorre e rigenera

Ma presto la luce si spegnerà

nel gelido abbraccio del nulla

e già vedo il buio

oltre il sole che muore

Perché così tardi, mi chiedo?

La risposta non c’è

ma ne valeva la pena

se il mio cuore alla fine ha battuto

come rullar di tamburi

carica d’elefanti infuriati al galoppo

ma anche batter d’ali di stormi incombenti

polline degli stami dei gigli

che macchia i vestiti in un'alba brumosa

La morte mi prenderà

orgoglioso e felice.

 

Improvvisamente si accorse di me, mi riconobbe e il volto gli si rischiarò come trasfigurato.

Io applaudii discretamente e, con voce solenne, lo proclamai vincitore dell’anno. Quindi gli porsi la pergamena che lo attestava.

«Grazie, professore!» mi disse ansimando «Deve sapere che, da quando ho scoperto la grandezza infinita della poesia e ho iniziato a comporle, la mia stessa esistenza è diventata una partita doppia. Il grigiore di un lavoro monotono e arido è compensato e bilanciato da questa cosa meravigliosa che mi fa sentire vivo persino ora che devo morire, anche se avrei ancora tante cose da dire... non ho neppure cominciato! Solo da poco mi sono sollevato dopo aver sempre strisciato. Quasi non avevo il coraggio di sperare in questo premio, ma lo desideravo sopra ogni cosa… così adesso posso chiudere in modo onorevole la contabilità della mia vita, aspettavo solo che arrivasse lei per far cessare questo strazio…»

«Suvvia, non faccia così» gli dissi un po’ preoccupato perché si stava agitando troppo «vedrà che guarirà, vedrà che…»

Ma, mentre parlavo, un accesso terribile lo scosse come un fuscello al vento, le palpebre sbatterono veloci come se fossero state ali di colibrì, mentre la mano che stringeva la pergamena subì uno spasmo violento. Infine crollò sul cuscino con gli occhi aperti, che mi guardavano estatici, e un sorriso di trionfo sul viso. Gli presi dalla mano l’attestato accartocciato, distesi le pieghe per quanto possibile, glielo adagiai sul petto sotto le dita ossute e uscii dalla stanza per porgere le condoglianze alla vedova.

Grave lutto per la cultura italiana, mi sorpresi a pensare, ma non era poi così fuori luogo. Lui almeno ci credeva, cazzo, almeno lui credeva veramente in qualcosa!

 

 

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@Macleo Ciao Leo:)

Visto il titolo, ho pensato a un racconto ispirato a fra' Pacioli, che tu ben conosci. Vabbè. Nel bilancio della vita del ragioniere, hai messo all'attivo il suo "genio" e al passivo la sua misera vita. 

Racconto gustoso. Purtroppo non e' abbastanza social criptico di sinistra e non potrò votarlo. Tu capirai.

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Conciso e dritto al punto. Non ti servono troppe parole né arzigogoli linguistici o contenutistici per dire quello che avevi da dire e questo, per me, è assolutamente un pregio. 

Ottima la chiusa finale, tristemente vera. 

Una buona prova per quanto mi riguarda.

Un saluto e buon contest :) . 

Modificato da Andrea28

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Ciao @Macleo

ecco il tuo racconto. Divertente ma cattivissimo!

1 ora fa, Macleo ha scritto:

si trascinava malata

come traccia di un lumacone bavoso

Al lumacone bavoso sono scoppiata a ridere, anch'io sono troppo criptica onirica di sinistra!

Bella prova e ben centrata sia la poesia che la traccia. Ciao Giorgio!

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Ciao @Macleo cinismo puro il tuo :sorrisoidiota:

Il racconto è stringato ma dice tutto. Ben fatto. L'unica cosa è che hai optato per una soluzione semplice. Per rispettare la traccia ci voleva una poesia e tu hai scelto un poeta. Bisognava parlare di un riscatto e il titolo del componimento è "il riscatto".

1 ora fa, Macleo ha scritto:

risposta non c’è

ma ne valeva la pena

se il mio cuore alla fine ha battuto

come rullar di tamburi

carica d’elefanti infuriati al galoppo

ma anche batter d’ali di stormi incombenti

polline degli stami dei gigli

che macchia i vestiti in un'alba brumosa

La morte mi prenderà

orgoglioso e felice.

Metterei un po' di punteggiatura.

Ciao :)

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4 ore fa, Macleo ha scritto:

Il quale, però, apparteneva alla corrente criptica onirica sperimentale della più agguerrita avanguardia di sinistra

Non mi pare fosse presente nella lista stilata da Gaber, poi dipende da quale prospettiva si è; passare da sinistra a destra ci vuole un attimo (

 

Racconto semplice e gradevole che però, devo ammettere, non mi ha conquistato come i tuoi precedenti letti in un paio di Mi. Scritto bene e coerente con la traccia proposta, ma che non mi ha lasciato particolari sensazioni. Forse il grosso, in tal senso, lo fa più la poesia che, a parte un titolo decisamente poco originale, riesce a sviluppare e dunque caratterizzare un personaggio con il quale si può empatizzare. Il finale l'ho trovato fin troppo "moralistico" per i miei gusti, ma sicuramente conclude con coerenza la storia. In definitiva un buon racconto che si fa leggere ma non totalmente soddisfacente. Alla prossima, @Macleo

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Ciao @Macleo . La morte come riscatto è quanto di più epico e tragico ci sia. Non importa che a morire sia Ettore sotto le mura o un ragioniere poeta nel suo letto.

Come al solito hai dipinto i personaggi con abili colpi di pennello. Non c'era bisogno del tuo nome per riconoscerne lo stile.

My compliments.

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Buonasera @Macleo ,

 

la prima sensazione che ho avuto leggendo questo racconto, si può riassumere come "Sì, ma". Ho impiegato un po' a individuare quale fosse il punto che generava quel "ma" così ingombrante, e a trovare il modo di descriverlo. Eccolo:

 

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

«Guarda che è un caso umano pietoso. Il ragioniere, che solo in tarda età ha scoperto la poesia, è malato terminale e gli resta ormai pochissimo tempo. Il suo sogno è di vincere questo premio letterario: anzi, è la speranza di ottenerlo che lo tiene aggrappato alla vita. Il poveretto vede nel nostro riconoscimento la legittimazione e il riscatto di un’esistenza che giudica inutile, squallida e incolore.

Ecco, io ho la tendenza a visualizzare le situazioni, come in un film: mi raffiguro il professore e la segretaria, chiusi in un ufficio, che discutono con le parole del racconto. E durante questa parte, ho l'impressione che lei parli più a me che a lui, e in certi momenti (tipo "il poveretto vede" eccetera) si volti addirittura per guardare nell'obbiettivo della telecamera.

Mi rendo conto che nessuno te ne ha accennato, e allora sospetto che sia una cosa solo mia. Ma a me rompe proprio la suggestione del racconto: e mi fa anche pensare "strano che gli riassuma cose che probabilmente lui sa già: e se non le sa, quando lei gli chiede di premiare il Paolillo, come mai lui non le chiede perché dovrebbe farlo?" 

Insomma, io lo riscriverei in modo da far passare le stesse informazioni al lettore, ma presentandole al professore in un modo più naturale. Poi, ripeto, se sono solo io magari ho qualche sindrome addosso...

 

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

«Deve sapere che, da quando ho scoperto

Qui, per lo stesso motivo di cui sopra, metterei un semplice "Sa" al posto di "Deve sapere che": sembra più naturale e confidenziale.

 

Per il resto, trovo tutto ben fatto: la descrizione del malato, la sua lucida consapevolezza, come qui

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

Perché così tardi, mi chiedo?

La risposta non c’è

ma ne valeva la pena

 

E, non ultima, la reazione finale del professore, che, da dentro il suo piccolo cinismo, sembra avere un lampo di invidia per qualcuno che crede abbastanza in qualcosa per scrivere

 

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

La morte mi prenderà

orgoglioso e felice.

 

Buona notte e a rileggerci

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Ciao @Macleo,

 

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

Così mi feci convincere perché qualche buona azione ogni tanto bisogna pur farla, tanto più se a costo zero. La raccolta di poemi inviata dal ragioniere non meritava forse il Nobel, ma era sempre meglio di quella del vincitore predesignato. Il quale, però, apparteneva alla corrente criptica onirica sperimentale della più agguerrita avanguardia di sinistra, ed era per di più imparentato con un Sottosegretario del Ministero per le Attività Culturali.

La tua firma… Bravo come sempre!

 

La poesia mi piace, sia per il contenuto, che per le immagini create. Farei delle piccole modifiche senza modificare il tuo stile. Fammi sapere cosa ne pensi.

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

Vita stanca in bianco e nero

si trascinava  trascina malata

come traccia di un lumacone bavoso

quando inaspettato esplose  esplode il tramonto

 

arcobaleno di colori

fuoco che brucia la pelle

sangue che ribolle nelle vene

linfa che scorre e rigenera

 

Ma presto la luce si spegnerà

nel gelido abbraccio del nulla

e già vedo il buio

oltre il sole che muore

 

Perché così tardi, mi chiedo?

La risposta non c’è ma ne valeva la pena

se il mio cuore alla fine ha battuto

come rullar di tamburi

carica d’elefanti infuriati al galoppo

 

ma anche batter d’ali di stormi incombenti

polline degli stami dei gigli

che macchia i vestiti in un'alba brumosa

La morte mi prenderà

orgoglioso e felice.

Gusto esclusivamente personale… 

A presto!

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Ciao @Macleo il tuo racconto è scritto bene. Il riscatto del moribondo è uno schiaffo al sistema che è obbligato a piegarsi a logiche di favori e interessi, persino per assegnare un premio letterario. L'accenno politico non mi disturba, essendo il sottoscritto un disilluso di sinistra che di onirico gli  resta solo una virgola  nelle mutande. Ma credo che comunque sarebbe stato meglio evitarlo.

Saluti,

 

Intes

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Ciao @Macleo, sempre tagliente, irriverente e (apparentemente) cinico. Sì, sì, un racconto bello dritto al punto.

Ho iniziato a ridere da qui

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

Mai, prima di allora, la mia segretaria - nonché amante a tempo perso

quindi direi abbastanza presto.

Come al solito il tuo genio diabolico è nei dettagli

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

e un sorriso di trionfo sul viso

:asd: altro che morte di Ermengarda! Lirico

 

Questa volta ti becchi due punti in più da parte mia per la poesia, che mi è piaciuta tantissimo, e conferma una cosa che mi trovo a pensare spesso: la zampata intimista degli apparenti cinici zuzzerelloni riserva sempre belle sorprese.

 

Ti segnalo due frasi che avrei tagliato perché tanto il concetto era chiaro e non c'era bisogno di spiegazione ulteriore, ma giusto per spaccare il capello in quattro

 

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

Pure il servizio a domicilio, come fosse una pizza ai quattro formaggi! Devi essere proprio impazzita

 

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

Il quale, però, apparteneva alla corrente criptica onirica sperimentale della più agguerrita avanguardia di sinistra, ed era per di più imparentato con un Sottosegretario del Ministero per le Attività Culturali.

 

Ciao. AH, e nel caso non sia stato chiaro mi è piaciuto molto.

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Ciao, @Macleo

 

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

apparteneva alla corrente criptica onirica sperimentale della più agguerrita avanguardia di sinistra

Sono i peggiori 

 

Mai morte avvenne in maniera più puntuale di così.

La storia è semplice, la scrittura adeguata a essa. Sono d'accordo con chi critica la lunga e precisa spiegazione della segretaria/amante al professore; anche se capisco la restrizione dei caratteri così diventa troppo raccontato per quanto mi riguarda.

A presto. 

 

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@MacleoBel racconto, molto scorrevole nel leggerlo ed attraente nel contenuto. Un contenuto che lascia un po perplessi, domandandoci è giusto o non è agevolare un moribondo, tanto la signora morte quando ti chiama non da mai doppi comandi e dopo un po di tempo che ti hanno sotterrato, manco si ricordano che hai vissuto. Percui dare una gioia nell'ultimo sospiro a colui che sta per andarsene, se no è un dovere poco ci manca.  Di errori non ne ho visti, ti auguro una buona giornata e tanta fortuna su contest

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Un raccontino breve condensato unicamente attorno a un premio letterario. Uno sguardo non so quanto piùironico o cinico sul senso di una vita. Il fatto di non aver mostrato null'altro di questo vissuto mi fa propendere più per il secondo. Siamo quel che valiamo o valiamo per quel che siamo? Vabbè, dopo questa marzullata mi defilo nell'etere.

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Lettura piacevole, storia semplice ma ben delineata, che parte in chiave cinica ma poi sfiora punte liriche di malessere esistenziale. Il ragioniere che si scopre poeta è un po' una caricatura, ma funziona nella storia e si riscatta anche agli occhi del lettore con la sua genuina passione per la poesia, che riesce a toccare per un momento anche il cinico professore. La poesia mi è piaciuta molto e riassume la storia del ragioniere, ma vi si può trovare un significato universale: spesso nella vita ci accorgiamo di ciò che conta o di cosa vogliamo quando è tardi. Io l'avrei condensata in meno versi (ebbene sì, sono uno dei criptici onirici ecc. in incognito :D), ma è appunto un gusto personale. Per il resto un bel racconto

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Ciao @Macleo,

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

L’uomo, sudato e bianco come un lenzuolo, stringeva nelle mani tremanti il suo libro e stava declamando affannosamente la poesia che dava il titolo all’opera. Rivoli di saliva giallastra gli colavano dagli angoli della bocca e, ogni tanto, emetteva un colpo di tosse cavernoso, che provocava brividi e faceva tintinnare le gocce di cristallo del lampadario.

Sei stato veramente senza pietà in questa descrizione, povero ragioniere xD

 

Come sempre irriverente e ironico, mi hai regalato una lettura spassosa. E come sempre tra le righe di possono trovare amare riflessioni sulla vita e, in questo cado, su certe abitudini del nostro paese. Bravo! (y)

 

Talia 

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@Macleo ciao Mac, bentrovato! Una storia semplice, la tua, ma raccontata con maestria e ironia che da sempre ti contraddistinguono. Mi hai sorpreso molto, invece, nella veste di poeta. Bella prova!

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Il solito Mac, una garanzia! Anche se non è il tuo pezzo migliore, questo credo lo sappia anche tu.

 

Il 29/7/2019 alle 19:06, Macleo ha scritto:

Perché così tardi, mi chiedo?

La risposta non c’è

ma ne valeva la pena

se il mio cuore alla fine ha battuto

come rullar di tamburi

carica d’elefanti infuriati al galoppo

ma anche batter d’ali di stormi incombenti

polline degli stami dei gigli

che macchia i vestiti in un'alba brumosa

La morte mi prenderà

orgoglioso e felice.

Bellissimi versi.

 

Anche per me è il dialogo tra segretaria e capo il punto debole, come già ti ha detto qualcuno che mi ha preceduto. Il resto fila benissimo fino al finale che non spiazza ma che lascia la sua traccia (il ché è sempre un grande merito).

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