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Boskizzi

Quando il gatto non c’è: classifica (impietosa) degli editori italiani

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Non mi ritengo in grado di giudicare una classifica simile, non ho le giuste conoscenze e competenze. Però ho l'impressione si tratti di giudizi un po' "vecchi" che guardano soprattutto alla letteratura mainstream ignorando quella di genere e ritornando sul vecchio adagio che solo la prima sia degna di considerazione. Non si può essere tutti Dante per genere e scrittura, ma ci possono essere ottime, buone, discrete o semplicemente gradevoli letture che, pur non potendo essere considerate capolavori, sono piacevoli modi per trascorrere il tempo.
Poi, sul fatto che spesso si pubblichi un nome e non un'opera mi trovo generalmente d'accordo così come sull'impressione che, spesso, i premi vengano assegnati alle case editrici (e al loro lavoro di public relations) piuttosto che a volumi di dubbio valore. Che ci siano, invece, case editrici che abbiano una visione più generalista ritengo possa starci: le grosse CE possono permetterselo, le medie e piccole hanno di solito bisogno di costruirsi una nicchia per poter emergere. Non mi sento di criticare nessuna delle posizioni.

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Certo che con alcune ci vanno giù pesante. Cinque a Einaudi che insomma, hanno dei contemporanei di tutto rispetto dalla Mazzucco a Scarpa ai Wu Ming e tremila altri ottimi autori;  Quattro a Mondadori che comunque pubblica Saviano, Pennacchi e Tapparelli. Quattro alla Garzanti che ha Magris tra i contemporanei, Pasolini e Gadda tra i classici. E poi mi è sembrato esagerato il giudizio su Adelphi: se pubblicano tutto Borges credo sia giusta che includano anche le opere minori.

Senza essere un'esperta del settore e senza conoscere i cataloghi a memoria mi dà l'impressione che abbiano voluto strapazzare le vecchie case editrici.

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Si tratta di una classifica redatta da un unico soggetto sulla base di opinioni strettamente personali, perciò, dal valore ampiamente discutibile. Rimane il fatto che ormai tutte le CE, grandi, piccole e mezzane, si dibattono in un mercato creato in parte da loro stesse e in parte dagli sconvolgimenti culturali in atto, e il mercato, come sempre, governa.

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Le grandi CE sono così noiose, con collane antiquate e ripetitive, che per me possono chiudere e andare in ibernazione. Anche se dovrebbe andarci pure la maggioranza dei lettori...

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Sono molto d'accordo con @cheguevara, pareri molto soggettivi e certo non universalmente condivisibili, anche perché per dare voti a un anno della produzione di una casa editrice uno non può cavarsela così brevemente, ma sì, diamo un'occhiatina al catalogo e via... non è così. Iperborea avrà preso anche nove, ma non me la leggo neanche se me la regalano, mi annoia, e Feltrinelli mi piace, avrà preso anche 4... E anche sul 5 ad Adelphi e il 4 a Garzanti non sono assolutamente d'accordo. E tutte le case editrici dimenticate? Per esempio a NN Editore darei un voto molto alto per l'anno trascorso... è assolutamente da tenere d'occhio. Che ci vuoi fare, autore dell'articolo su Linkiesta, per saper fare bene il giornalista non basta passare l'esame, serve anche quel quid, dovresti metterci qualcosa di tuo, non spulciare solo i cataloghi sui siti. Buon lavoro a te, che sei convinto che il gatto d'estate non ci sia e anche che vada in letargo... :facepalm:

 

 

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19 ore fa, cheguevara ha scritto:

il mercato, come sempre, governa.

Infatti. Di gatto ce ne è uno solo: il mercato e non va mai in letargo.

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23 ore fa, simone volponi ha scritto:

Le grandi CE sono così noiose, con collane antiquate e ripetitive, che per me possono chiudere e andare in ibernazione. Anche se dovrebbe andarci pure la maggioranza dei lettori...

Mi sembra una visione nichilista: c'è del buono quasi ovunque, a cercarlo. I lettori sono così pochi, che se la maggioranza dovesse andare in ibernazione si perderebbe anche quel poco di cultura che è rimasto. Preferirei che in ibernazione andasse la maggior parte degli pseudo-scrittori e delle pseudo-case editrici, da cui siamo ormai invasi.

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Il 30/7/2019 alle 21:07, simone volponi ha scritto:

 

Le grandi CE sono così noiose, con collane antiquate e ripetitive, che per me possono chiudere e andare in ibernazione

 

Scusa, non vorrei fare il difensore a tutti i costi dei grandissimi gruppi editoriali, ma questa tua osservazione la trovo esagerata e gratuita.

Se prendiamo il catalogo Einaudi, altro che antiquato e ripetitivo, ci sono Franzen e Roth. Feltrinelli ha Saramago in catalogo, Adelphi Borges, Faulkner e Sciascia. Bompiani Steinbeck e Mondadori non ne parliamo. Giusto per fare qualche nome. 

Narrativa modernissima ne leggo pochissima, quasi nulla, per cui non vorrei sbilanciarmi, ma mi pare che neanche con quella stanno messi malissimo. I vari Landsdale, King, Wallace, Ammaniti, Murakami sono con loro...

A questo punto mi sorge il dubbio di essere io a non sapere cosa non sia antiquato e ripetitivo. E può essere, ammetto di sentirmi un po’ antiquato in fatto di gusti letterari.

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Iperborea è una casa editrice specializzata in letteratura del Nord europea; perchè inserirla? A tal proposito avrebbe dovuto inserire, valutare e votare la Giuntina, casa editrice specializzata in letteratura ebraica. A me non convince per niente una lista così frammentaria.

 

 

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Visto che tanto non capite quando leggete, e non leggete tra le righe, e non si capisce che se le CE vanno in ibernazione finiscono i lettori che leggono solo quelle CE (mi sembra come le maestre all'asilo), dico una cosa brutta e cattiva: i commissari, gli ispettori, e tutti i thriller-gialli che infestano le CE, dal Nord Europa alla provincia sicula, hanno rotto le balle!

Ah!

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4 ore fa, simone volponi ha scritto:

i commissari, gli ispettori, e tutti i thriller-gialli che infestano le CE, dal Nord Europa alla provincia sicula, hanno rotto le balle!

A parte che questa affermazione potrebbe valere per qualcuno, ma non per i tanti lettori di thriller e gialli dal Nord Europa alla provincia sicula.

Comunque. Thriller e gialli al momento vanno di moda, la gente li compra. De Giovanni fa sfracelli, così come Jo Nesbo e Fred Vargas. Al di là del loro effettivo valore letterario (non amo il primo, conosco poco il secondo e ho sentito parlare molto bene della terza, e prima o poi la leggerò), immagino che con gli incassi dei loro romanzi Einaudi ci finanzi anche le ristampe di Pavese e Rigoni Stern, tanto per buttare due nomi meno sulla cresta dell’onda. E a me onestamente va bene così.

 

Detto questo, Einaudi pubblica attualmente  Franzen, Murakami, Ammaniti e Auster. Non mi è chiaro invece chi dovrebbe mettere sotto contratto per essere meno ripetitiva e antiquata. Ammetto l’ignoranza.

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12 ore fa, simone volponi ha scritto:

Visto che tanto non capite quando leggete,

Infatti: tranne te, siamo tutti analfabeti di ritorno! Se vuoi augurare un male al tuo nemico, auguragli la presunzione. Il presuntuoso sa tutto, quindi non impara niente.

Cheguevara dixit.

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12 ore fa, simone volponi ha scritto:

i commissari, gli ispettori, e tutti i thriller-gialli che infestano le CE, dal Nord Europa alla provincia sicula, hanno rotto le balle!

Eh, eh! È vero, chi non scrive gialli e thriller soffre di gelosia nei confronti dei colleghi ;) 

Ho sentito un famosissimo scrittore scandinavo lagnarsi di una biblioteca a Malmö dove le uniche sale frequentate sarebbero quelle dedicate ai gialli; secondo lui si dovrebbe ordinare la narrativa per autore in modo che almeno a qualcuno capiti in mano un libro diverso.

Comunque bisogna mettersela via, Carofiglio è considerato uno dei maggiori scrittori italiani ed è uno di quelli che vende di più (passato da Sellerio a Einaudi, mi pare).

Credo che al di là del genere, spetti allo scrittore essere articolato nella costruzione della storia, dare sostanza narrativa e creare personaggi forti per andare oltre la linea di prodotto di consumo ed entrare nel campo della letteratura.

ps. non scrivo gialli :D

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5 ore fa, Elisah15 ha scritto:

Eh, eh! È vero, chi non scrive gialli e thriller soffre di gelosia nei confronti dei colleghi ;) 

 

 

Non è gelosia, io non li scrivo perché non sono portato, ma nemmeno li leggo. Ci vorrebbe più varietà, qualche rischio da prendere, qualche genere minore da proporre, una vetrina diversa.

Ma se la gente legge di più quelli, amen. Passerà la moda.

Carofiglio poi mi sta sulle balle peggio di tutti :D

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1 ora fa, simone volponi ha scritto:

Carofiglio poi mi sta sulle balle peggio di tutti :D

Il mondo è bello perché è vario. A me, per esempio, Carofiglio piace molto. Sarà perché non capisco quello che leggo?

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Il 31/7/2019 alle 14:14, SeeEmilyPlay ha scritto:

Iperborea avrà preso anche nove, ma non me la leggo neanche se me la regalano,

Detto che è una valutazione personale e che come tale può essere discutibilissima, tu puoi anche non leggere Iperborea, ma se c'è una casa editrice che negli ultimi anni, non solo nell'ultimo, ha innovato il panorama letterario quella è proprio lei.

Fra gli altri meriti:

– ha iniziato a tradurre Cees Nooteboom, forse il più grande intellettuale europeo vivente (che aveva avuto poche e infelici traduzioni italiane): poeta, romanziere, filosofo, drammaturgo, cronista di viaggio e di alcuni dei più significativi accadimenti del secolo appena concluso

– ha avviato una collana di letteratura per ragazzi di altissima qualità

– ha dato vita a una rivista in forma di libro, in cui ogni numero analizza vita, costumi e società di una singola nazione, con un taglio moderno e accattivante

– ha dato vita ai "festival boreali", festival letterari (il prossimo a Matera in ottobre) in cui porta le grandi voci della letteratura del nord a diretto contatto con i loro lettori di tutta Europa

...

ecco, per me l'autore della classifica è stato un po' stretto nei voti: Iperborea avrebbe meritato anche 9+.

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7 minuti fa, Marcello ha scritto:

– ha iniziato a tradurre Cees Nooteboom, forse il più grande intellettuale europeo vivente (che aveva avuto poche e infelici traduzioni italiane): poeta, romanziere, filosofo, drammaturgo, cronista di viaggio e di alcuni dei più significativi accadimenti del secolo appena concluso

 

 

Così mi accendi la curiosità... me lo vado a cercare.

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2 minuti fa, simone volponi ha scritto:

Così mi accendi la curiosità

Felice quando ci riesco...

Oh, poi non è un autore facile, per carità, ma sarà di certo uno dei prossimi Nobel per la letteratura, ci scommetterei.

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@Marcello certo, il mio parere è ovviamente personale, infatti parlavo rigorosamente di me... ma allora se cerchiamo l'innovazione e chi promuove un certo tipo di cultura, perché non nominare neppure NN? Parlo in modo personale, non mi voglio ergere a giudice, sono giornalista ma non ho scritto questo arrogante articolo, e parlo solo in veste di lettrice.

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1 ora fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

ma allora se cerchiamo l'innovazione e chi promuove un certo tipo di cultura, perché non nominare neppure NN?

Perché chi ha redatto l'articolo ha espresso un parere personale, come il tuo, il mio e quelli di altri che intervengono in questa discussione... Un parere personale di un addetto ai lavori, ma sempre un parere personale.  Anch'io avrei citato NN, per esempio.

Trovo però che parecchi interventi, non il tuo, non abbiano centrato il senso dell'articolo.

Sostenere, per esempio, che Garzanti non meriti un brutto voto perché ha in catalogo Gadda e Pasolini mi sembra che esuli dal discorso: l'autore dell'articolo non si propone di dare la pagella all'editore in quanto tale, alla sua storia e al suo catalogo, ma soltanto in base a ciò che ha fatto nell'ultimo anno.  Se hai in catalogo Gadda e Pasolini sei stato bravissimo ad accaparrartene i diritti tanti anni fa, ma questo non è un titolo di merito che puoi spendere nella valutazione di ciò che hai fatto quest'anno.

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Mondadori 4, io non sono d'accordo. 

Pubblicare per ogni palato, raffinato o meno che sia, non è una colpa. Si tratta della più grande CE italiana e, in quanto tale, è suo dovere accontentare tutti. Se la gente chiede a gran voce libri di calciatori o personaggi televisivi qualcuno dovrà pur "rispondere". 

Una CE di quelle dimensioni non può limitarsi a generi di nicchia o puntare solo ed esclusivamente su intellettuali di fama. Pubblicano e pubblicheranno di tutto anche nel 2020, come è giusto che sia. Meritano 4 ogni anno? Direi di no. 

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15 ore fa, Marcello ha scritto:

Sostenere, per esempio, che Garzanti non meriti un brutto voto perché ha in catalogo Gadda e Pasolini mi sembra che esuli dal discorso:

 

Infatti per ogni CE ho nominato i contemporanei; solo per Garzanti ho aggiunto i classici perché i due mi sembrano immensi. Toglili pure,  avrò sbagliato a citarli. A Garzanti rimane Magris, l'unico (a quanto ne so, ma su questo potrei sbagliarmi) autore italiano candidato al premio Nobel.

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Ospite e-allora-avanti

Vabbè, ma parliamo di Brullo. Leggetevi gli altri articoli della rubrica e ridete. Gioca al chi è più snob e "non leggere pop, fai come me: leggi Quando era Antani, dalla Macedonia del quarto secolo, tradotto da Ostrogosio e pubblicato da Supercazzole". Poi che i grandi editori pubblichino tanta robaccia, concordo, ma dare ascolto a Brullo anche no, grazie.

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Il 2/8/2019 alle 21:04, SeeEmilyPlay ha scritto:

 perché non nominare neppure NN? 

Uno dei caveat dell'articolo dice: "i criteri si esercitano a patto che l’editore sia un ‘transatlantico’, comunque una nave da crociera, comunque un editore di peso, spadroneggiante (i piccoli, le piccole zattere editoriali, a meno che non siano canaglie che speculano sui sogni delle gallinelle letterarie da spennare, sono al di là del giudizio, spesso ‘cornuti e mazziati’, fanno un grande lavoro di scoperta e guadagnano zero o quasi). Chi non c’è nella lista tiri un sospiro di sollievo."

Credo che NN (come i tanti altri editori validissimi che non sono menzionati nell'articolo) ricada, per cabotaggio, nella categoria zattere. 

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23 ore fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

@franka e allora perché iperborea sì? Non sarà mica un transatlantico?

No, cioè non so se come fatturato sia più grande di NN, però di sicuro lo è come catalogo e come storia (esiste da oltre trent'anni mentre NN da quattro o cinque), e come rilevanza del contributo di innovazione all'editoria italiana. NN è di certo un esempio molto virtuoso di editore indipendente e ha portato in italia bravi autori, anche di successo come Kent Haruf; ma Iperborea ha portato in Italia -letterariamente- un intero pezzo d'Europa che prima non c'era. Detto ciò, confesso che non ho mai letto un libro di Iperborea mentre di NN sì :P

 

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2 ore fa, franka ha scritto:

Detto ciò, confesso che non ho mai letto un libro di Iperborea

 

Arto Paasilinna, almeno, è da leggere.

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Io ne ho letti un bel po' di Iperborea e, pur non avendoli graditi tutti (ovviamente), la considero senza ombra di dubbio un transatlantico, per tutto quello che è stato scritto sopra. NN non lo è ancora, ma lo diventerà sicuro. 

 

Comunque anch'io non ho apprezzato il tono eccessivamente cinico dell'articolo, anche se alla fine esprime i gusti dell'autore (poi sotto mi è comparso un altro titolo: "Alla larga dai libri che vendono"... Ma è sempre lui? :D

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Personalmente ringrazio Iperborea per avermi fatto leggere Gente indipendente di Halldór Laxness, forse uno dei libri più belli che abbia letto.

Me lo hanno regalato, altrimenti non lo avrei mai comprato leggendo la quarta di copertina: un modo è un tempo troppo lontano dal mio.

Bjartur, il protagonista, mi ha trainato pagina dopo pagina, attraverso un mondo contadino che non ha nulla che vedere con il mio lavoro, in una Reykjavík che non è né Pesaro né Firenze, eppure c'era qualcosa che mi apparteneva: sentimenti, sogni, lati oscuri.

Iperborea non avrebbe mai incontrato i miei gusti perchè fra me e lei c'era il muro della mia ignoranza.

Ho letto molti altri libri di questo editore, per ora il 9 che gli è stato dato per me se lo merita.

Sul resto della lista non ho gli strumenti per giudicare.

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