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andrea werner mondazzi

[FdI 2019-2] Per questo e solo per questo

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Ciao @andrea werner mondazzi, mi è piaciuto molto il tema che hai trattato. Devo però dirti che il ritmo incalzante che hai dato al racconto mi ha mandato presto in apnea. E io,  purtroppo, non ho una grande capacità polmonare. Comprendo le ragioni che ti hanno spinto ad usare questa tecnica un poco particolare. Forse avresti potuto introdurre alcuni dialoghi dove Augustina poteva parlare in prima persona usando un discorso martellante mentre la voce narrante poteva essere più convenzionale.

Saluti,

Intes

 

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Ciao @andrea werner mondazzi , ho letto con interesse il tuo racconto, anche se l'incipit, fatto di una frase lunghissima e ridondante, non mi avesse molto invogliato a continuare. Il secondo periodo l'hai dovuto necessariamente costruire breve, per dare la notizia centrale su cui tutto ruota. Ma col terzo, chilometrico come il primo, e anch'esso pesante nella forma e nella sostanza, hai messo a durissima prova la mia curiosità di lettore a ogni costo.

Il tema dei bambini handicappati è accattivante e tocca molti sentimenti. Perché tutto questo citarsi addosso delle due madri protagoniste?

Spero di rileggerti e ti auguro in bocca al lupo.

 

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Il ‎25‎/‎07‎/‎2019 alle 19:07, andrea werner mondazzi ha scritto:

Non l'aveva uccisa la difficoltà di insegnare a Francesco un modo per comunicare, non l'aveva uccisa il fatto non sapesse giocare da sé per più di due minuti messi in fila, non l'aveva uccisa che prendesse a correre e ad urlare selvaggiamente in casa per giorni interi e qualche volta anche di notte, non l'aveva uccisa, da sette anni a quella parte, non più una pizza fuori a cena, non più una vacanza, non più una mezza mattinata in spiaggia di domenica senza il pensiero che lui sparisse in acqua, non più un cinema o un teatro, un concerto o una tranquilla passeggiata, non più un film alla televisione, non piú un libro o una rivista, non l'aveva uccisa non più una notte soli nel letto lei e suo marito, non l'aveva uccisa non staccargli gli occhi di dosso un secondo perché non infilasse in bocca qualcosa gli fosse capitata a tiro, non l'aveva uccisa doverlo fermare mentre si infliggeva schiaffi in testa e morsi su braccia e mani.

Periodo troppo lungo per usare solo la "," come punteggiatura.

 

Non l'aveva uccisa la difficoltà di insegnare a Francesco un modo per comunicare. Non l'aveva uccisa il fatto non sapesse giocare da sé per più di due minuti messi in fila. Non l'aveva uccisa che prendesse a correre e ad urlare selvaggiamente in casa per giorni interi e qualche volta anche di notte. Non l'aveva uccisa, da sette anni a quella parte, non più una pizza fuori a cena, non più una vacanza, non più una mezza mattinata in spiaggia di domenica senza il pensiero che lui sparisse in acqua; non più un cinema o un teatro, un concerto o una tranquilla passeggiata, non più un film alla televisione, non piú un libro o una rivista. Non l'aveva uccisa non più una notte soli nel letto lei e suo marito. Non l'aveva uccisa non staccargli gli occhi di dosso un secondo perché non infilasse in bocca qualcosa gli fosse capitata a tiro. Non l'aveva uccisa doverlo fermare mentre si infliggeva schiaffi in testa e morsi su braccia e mani.

 

 

Il ‎25‎/‎07‎/‎2019 alle 19:07, andrea werner mondazzi ha scritto:

L'anima le fecero a brandelli quella torta non mangiata,

la fecero

 

Il ‎25‎/‎07‎/‎2019 alle 19:07, andrea werner mondazzi ha scritto:

L'anima le affranse l'ipocrisia

la affranse

 

Il ‎25‎/‎07‎/‎2019 alle 19:07, andrea werner mondazzi ha scritto:

l'anima le tradì l'insofferenza di egoisti incapaci di donarsi, l'anima le avvelenò la presunzione di genitori convinti l'altrui dolore meriti censura agli occhi dei propri figli, l'anima le umiliarono padri e madri che "il sabato pomeriggio a guardare un andicappato non lo vado certo a sprecare" e "qualcun'altro, vedrai, ci andrà".

la, non le

 

L'idea della storia mi piace. Ben mostrate le sofferenze della madre del figlio autistico. Ma lo stile risente di troppe ripetizioni: le hai usate per rafforzare gli stati della donna, ma appesantiscono il racconto. Anche che la fine dipenda dai sentimenti di una sola persona è esagerato: mantieniti sul semplice, sulla disperazione, sull'umiliazione, sul senso di sconfitta della madre, e vedrai che il risultato sarà forte ugualmente, anzi, anche di più.

 

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12 ore fa, M.T. ha scritto:

l'anima le avvelenò la presunzione di genitori convinti l'altrui dolore meriti censura agli occhi dei propri figli

l'anima la avvelenò la presunzione di genitori convinti l'altrui dolore meriti censura agli occhi dei propri figli

ci va "la" non "le". Se vuoi usare "le" devi scrivere "l'anima le fu avvelenata dalla presunzione." Altrimenti, nel modo in cui hai scritto ci va "la", perché sta a sottintendere che è la presunzione ad avvelenare l'anima.

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4 minuti fa, andrea werner mondazzi ha scritto:

"la" è articolo determinativo

"la" non è solo articolo determinativo, è anche pronome personale usato in funzione di complemento oggetto

 

 

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1 minuto fa, andrea werner mondazzi ha scritto:

il fu non è necessario con le

dipende da come costruisce la frase: non c'è solo un modo per farla. Un pezzo si può creare in diversi modi.

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Guarda la frase come la pretenderesti tu è un chiaro errore per non dire una gergalità da borgata: l'anima la fecero a brandelli, cioè La anima La fecero a brandelli. Diciamo che è un "gusto" improbabile. Secondo me avevi capito male e ti beavi nel correggere, non nel proporre alternative. Magari sbaglio, ma mi sembra questo.

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1 minuto fa, andrea werner mondazzi ha scritto:

ti beavi nel correggere

no: sono intervenuto su quei pezzi perché non mi sono chiari.

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Ciao @andrea werner mondazzi, piacere di leggerti per la prima volta. Hai scelto un tema delicato e l'hai affrontato in una maniera lucida, senza cadere nel banale e nel facile pietismo e questo l'ho apprezzato molto. Di solito non amo le ripetizioni, almeno se non sono funzionali alla narrazione. Nel tuo incipit le ho trovate azzeccate, ma credo che le frasi lunghe, che vedo ti piacciono molto, gestite per di più dalle virgole e i concetti ripetuti fino alla nausea, appesantiscono notevolmente lo stile e alla lunga stancano. Il martellamento serve anche a rendere il lettore più partecipe, ti incolla subito alla storia, però andrebbe usato con il giusto dosaggio, ecco. Hai reso bene il sentimento della madre, e mi è piaciuta molto la tenera poesia. Un racconto decisamente particolare, che ho gradito nel suo insieme. A rileggerci! 

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