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INTES MK-69

[FdI 2019-2] Cuore assassino

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                                                                                                                                                            Cuore Assassino


 

Ti sto guardando per la prima volta. Sei pallida, hai l'espressione del viso sofferente. Si vede che hai patito molto, ma sei bellissima. Non credevo che tu fossi così bella. Indugio ancora un po’ sulla tua figura. Voglio che mi rimanga bene impressa nella retina. Quando me ne andrò, spero mi resti il ricordo del tuo viso. Così potrò avere almeno la tua immagine come compagna, in questo viaggio. Ti voglio bene, ti devo solo la mia vita, luce dei miei occhi.

                                                                                                                                                                     ***

Sono un assassino. Anzi, per meglio dire, sono già nato assassino. Eravamo in due nella pancia di mia madre. Io e mia sorella gemella Matilde. Ma  l’ho uccisa. Non ricordo precisamente quando, né perché. Forse c’era troppo poco spazio nella navicella che aveva allestito per noi nostra madre. Oppure non c’era cibo a sufficienza. Sette etti di placenta possono sembrare molti all’inizio del viaggio. Però nove mesi sono tanti, forse troppi per due creature affamate. Probabilmente ero solamente molto egoista e volevo il cibo e lo spazio tutti per me. Così l’ho uccisa, perché ero più forte o più probabilmente, perché ero più crudele.

Ora capitemi, chi nasce con una simile macchia non può combinare nulla di buono in vita. Anche perché, chi ti vuole bene, diffida di te. Non lo ammeterà mai, così come non lo hanno mai ammesso i miei genitori. Lo so bene che, segretamente, mi hanno sempre ritenuto colpevole per quello che era successo. Così sono diventato prima un bambino bizzoso, poi un ragazzo ribelle. Infine un adulto bastardo. Di mestiere ho fatto il promotore finanziario. Non ho commesso mai un reato. Questo non mi ha impedito di ridurre sul lastrico molte persone. Ho venduto, tanto per fare alcuni esempi, bond argentini e obbligazioni Parmalat a tutti i miei clienti, quando già ben sapevo come sarebbe andata a finire. E tutti questi “bidoni” li ho tirati senza provare il minimo scrupolo. Anzi, mi sono sempre ritenuto molto in gamba per questo mio talento. Vendere merda a chiunque. Allo sprovveduto, come all’ingegnere colto e spericolato.

Un brutto giorno la mia fortuna (quella che aiuta sempre i figli di puttana) mi ha di colpo abbandonato. Quella mattina sono uscito dalla banca più soddisfatto del solito. Ero riuscito a piazzare parecchi prodotti che mi avrebbero fruttato una buona ricompensa. Ero distratto, così non ho visto sopraggiungere una moto a velocità sostenuta. Mi ha centrato in pieno perforandomi entrambi i polmoni. All’ospedale metropolitano Niguarda di Milano le hanno provate tutte per fermare le numerose emorragie interne che mi erano state procurate. Dopo numerosi interventi, i medici hanno capito che non ci sarebbe stato nulla da fare. Stavo morendo.

Poche ore fa, prima che io potessi diventare incosciente, dei medici sono venuti da me per parlarmi. Non erano dei pneumologi come mi sarei aspettato, ma dei cardiologi.

“Signor Mario, mi perdoni la domanda, siamo venuti da lei per sapere se ha mai compilato un atto olografo o un qualsiasi altro modulo che consenta la donazione dei suoi organi”

Il mio essere bastardo che viveva ancora in me, mi ha fatto rispondere:

“No, non ho mai compilato nulla del genere. A dire il vero, non ci ho mai pensato. Perché?”

“Perché in questo stesso ospedale, nel reparto di cardiologia, è ricoverata una giovane donna che ha bisogno di un cuore. Avete il muscolo cardiaco compatibile per gruppo sanguigno e dimensioni. Siamo venuti a chiederle se le farebbe piacere donarglielo. Mi scusi per questa richiesta che può sembrare inopportuna, ma lei ha l’opportunità di salvare una persona da morte certa”

“Mi spiace, ma non credo di volere donare nulla. Voglio andarmene tutto intero. Non voglio che quando sono morto il mio corpo sia vivisezionato. Non sono carne da macello”

“Capisco. Guardi le faccio un dono. Le lascio sul comodino questo libro. L’ha scritto proprio Monica, la ragazza cardiopatica che ha bisogno del suo cuore. È una poetessa. Lo legga, sono certo che le piacerà”

Ero curioso, ma non volevo aprire quel libro. Così non l’ho toccato per tutto il giorno. La sera mi sentivo oppresso. Ero angosciato, avevo paura di morire e sapevo che non mi restavano molte ore da vivere. Inoltre, il dolore si stava facendo insopportabile. Avevo bisogno di distrarmi, di non pensare. Così ho preso in mano il libro di Monica e l’ho aperto a caso. Il destino ha voluto che capitassi proprio alla pagina dove era scritta una poesia che sembrava descrivere il caso nostro. Ecco cosa lessi:
 

Liberi, liberi di sceglierci

di danzare, come danzano i dervisci

di pregare, di vivere.

Liberi di guardare con i miei occhi

dove l’orizzonte si confonde con il mare

Liberi di navigare

             come timoniere il tuo intrepido cuore

lasciarci trascinare dalla corrente

liberi di esplorare

di sondare i confini del mondo.

Liberi di camminare scalzi

senza la costrizione delle scarpe, dei tacchi

 incuranti dell’eleganza, delle altezze

conta solo il cammino che si compie

la traccia che rimane impressa

sulla pianta del piede.

Siamo fratelli, complici

delle nostre vite legate

all’albero che ha radici profonde

che nelle fronde

possiede l'ombra delle tue mani.

Oppure puoi decidere

di coltivare il cactus

che ci ha riservato il destino

                  bagnare la sabbia del deserto


 

noi due, gemelli

cibo per avvoltoi

insaziabili


 

Mi metto a piangere. Sciolgo un dolore antico, inespresso. Schiaccio il pulsante accanto al mio letto. Sento sciabattare stancamente nel corridoio. L’infermiera che mi appare davanti è assonnata, ha gli occhi cisposi. Solo in quel momento mi rendo conto che quella notte, per il personale dell’ospedale, è stata una nottataccia. Fino a un’ora fa, li ho sentiti trafficare frenetici. Qualche paziente della mia stessa corsia ha avuto dei problemi molto seri. Temo di aver compiuto, chiamando in quel momento finalmente tranquillo, la mia ennesima bastardata. Ma ormai è tardi, non posso tornare indietro, così le dico:

“Infermiera, vorrei parlare con i cardiologi”.

Mi guarda, il viso le si distende e dolcemente mi sorride.

Capisco che forse, questa volta, non sono stato la solita merda.

                                                                                                                                                                            ***

Così adesso sono qui, da te. Sono morto. Da un’ora l’elettrocardiogramma è piatto e così, finalmente, mi hanno portato accanto al tuo letto per trapiantarti il mio cuore. Posso vederti. Anche se non so come questo sia possibile. Forse la mia anima non voleva lasciare questa terra senza ringraziarti. Mi hai salvato amica mia. La mia vita, adesso, mi è sopportabile.

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@INTES MK-69 bello il  racconto e ancora più bella la poesia. Mi hai ricordato che firmare il consenso all'impianto degli organi sarebbe una buona cosa. Mi hai ricordato che la morte a volte si può vincere con un atto di generosità. Mi hai ricordato anche i dervisci che ho visto danzare in Turchia. 

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Una bella storia, triste ma con un senso di speranza nel finale. Bello anche l'espediente del libro scritto dalla malata che fa scattare il cambiamento. La poesia si poteva forse accorciare un po' senza perdere il senso, ma è un mio parere personale

Non ho notato problemi nello stile, che è chiaro e scorrevole. Ti segnalo solo un paio di cose:

3 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

Anzi, per meglio dire, sono già nato assassino

Toglierei il già, oppure lo metterei dopo "Sono nato già assassino"

3 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

prima che io potessi diventare incosciente

diventare incosciente non mi suona benissimo, metterei "prima che io potessi scivolare/cadere nell'incoscienza" o "prima che io potessi perdere conoscenza"

Per il resto un buon racconto. Piaciuto

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@INTES MK-69 Ciao Intes :)

Bel racconto, ben raccontato. Un appunto sui dialoghi con i medici, che non sono adeguati a un moribondo. Dovresti farli spezzati, anche con qualcosa di incoerente.

Bella l'idea che si sente già un assassino nel ventre della madre. (y)

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Ciao @INTES MK-69 bel racconto per una bella scrittura. La trama toccante trova il suo apice nel finale: rimane impresso.

Ciao 

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Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

                                                                                                                                                                   

Sono un assassino. Anzi, per meglio dire, sono già nato assassino. Eravamo in due nella pancia di mia madre. Io e mia sorella gemella Matilde. Ma  l’ho uccisa. Non ricordo precisamente quando, né perché. Forse c’era troppo poco spazio nella navicella che aveva allestito per noi nostra madre. Oppure non c’era cibo a sufficienza. Sette etti di placenta possono sembrare molti all’inizio del viaggio. Però nove mesi sono tanti, forse troppi per due creature affamate. Probabilmente ero solamente molto egoista e volevo il cibo e lo spazio tutti per me. Così l’ho uccisa, perché ero più forte o più probabilmente, perché ero più crudele.

 

Ho fatto un salto sulla sedia, @INTES MK-69 :aka:.

Vedi, anch'io sono un'assassina pre-natale, una ignara fratricida in pectore.

L'ostetrica, che aveva fatto nascere mezzo paese, disse: mai visto niente di simile. Una sacca  di quattro chili e una striminzita, vuota di fatto.

 

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Ora capitemi, chi nasce con una simile macchia non può combinare nulla di buono in vita. Anche perché, chi ti vuole bene, diffida di te. Non lo ammeterà mai, così come non lo hanno mai ammesso i miei genitori. Lo so bene che, segretamente, mi hanno sempre ritenuto colpevole per quello che era successo. Così sono diventato prima un bambino bizzoso, poi un ragazzo ribelle. Infine un adulto bastardo.

 

Mi dissocio (per me non è stato così) ma mi fai riflettere :umh: .... Per me è no :no:

 

Scherzi a parte, narrativamente queste osservazioni ci stanno :si: ;)

 

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Poche ore fa, prima che io potessi diventare incosciente, dei medici sono venuti da me per parlarmi. Non erano dei pneumologi come mi sarei aspettato, ma dei cardiologi.

“Signor Mario, mi perdoni la domanda, siamo venuti da lei per sapere se ha mai compilato un atto olografo o un qualsiasi altro modulo che consenta la donazione dei suoi organi”

Il mio essere bastardo che viveva ancora in me, mi ha fatto rispondere:

“No, non ho mai compilato nulla del genere. A dire il vero, non ci ho mai pensato. Perché?”

“Perché in questo stesso ospedale, nel reparto di cardiologia, è ricoverata una giovane donna che ha bisogno di un cuore. Avete il muscolo cardiaco compatibile per gruppo sanguigno e dimensioni. Siamo venuti a chiederle se le farebbe piacere donarglielo. Mi scusi per questa richiesta che può sembrare inopportuna, ma lei ha l’opportunità di salvare una persona da morte certa”

“Mi spiace, ma non credo di volere donare nulla. Voglio andarmene tutto intero. Non voglio che quando sono morto il mio corpo sia vivisezionato. Non sono carne da macello”

“Capisco. Guardi le faccio un dono. Le lascio sul comodino questo libro. L’ha scritto proprio Monica, la ragazza cardiopatica che ha bisogno del suo cuore. È una poetessa. Lo legga, sono certo che le piacerà”

Coi polmoni perforati, e una prognosi di morte a poche ore, non è verosimile il dialogo (peraltro descritto senza affanni, arrocchimenti di voce, distanza tra le parole con puntini di sospensione, soffi agonici) che fai svolgere tra medici e paziente in modo lineare e senza problemi. :no:

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Liberi, liberi di sceglierci

di danzare, come danzano i dervisci

di pregare, di vivere.

Liberi di guardare con i miei occhi

dove l’orizzonte si confonde con il mare

Liberi di navigare

             come timoniere il tuo intrepido cuore

lasciarci trascinare dalla corrente

liberi di esplorare

di sondare i confini del mondo.

Liberi di camminare scalzi

senza la costrizione delle scarpe, dei tacchi

 incuranti dell’eleganza, delle altezze

conta solo il cammino che si compie

la traccia che rimane impressa

sulla pianta del piede.

Siamo fratelli, complici

delle nostre vite legate

all’albero che ha radici profonde

che nelle fronde

possiede l'ombra delle tue mani.

Oppure puoi decidere

di coltivare il cactus

che ci ha riservato il destino

                  bagnare la sabbia del deserto


 

noi due, gemelli

cibo per avvoltoi

insaziabili

carina la poesia, ci sta. 

Forse la parola "gemelli" ha fatto scattare l'empatia del protagonista sino al "dono"?

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Mi metto a piangere. Sciolgo un dolore antico, inespresso. Schiaccio il pulsante accanto al mio letto. Sento sciabattare stancamente nel corridoio. L’infermiera che mi appare davanti è assonnata, ha gli occhi cisposi. Solo in quel momento mi rendo conto che quella notte, per il personale dell’ospedale, è stata una nottataccia. Fino a un’ora fa, li ho sentiti trafficare frenetici. Qualche paziente della mia stessa corsia ha avuto dei problemi molto seri. Temo di aver compiuto, chiamando in quel momento finalmente tranquillo, la mia ennesima bastardata. Ma ormai è tardi, non posso tornare indietro, così le dico:

“Infermiera, vorrei parlare con i cardiologi”.

Mi guarda, il viso le si distende e dolcemente mi sorride.

Capisco che forse, questa volta, non sono stato la solita merda.

                                                                                                                                                                            ***

Così adesso sono qui, da te. Sono morto. Da un’ora l’elettrocardiogramma è piatto e così, finalmente, mi hanno portato accanto al tuo letto per trapiantarti il mio cuore. Posso vederti. Anche se non so come questo sia possibile. Forse la mia anima non voleva lasciare questa terra senza ringraziarti. Mi hai salvato amica mia. La mia vita, adesso, mi è sopportabile.

 

Irruzione del fantastico nel racconto, che riprende l'incipit.

 

Per me è una buona prova,  @INTES MK-69 :)

 

Ciao da Zaza :ciaociao:

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Bello, molto piaciuto @INTES MK-69, ivi compresi inchipit e chiusa in seconda persona. Pollice in su  (y)

 

 

P.s. ho letto che qualcuno se lo chiedeva: al momento del rinnovo della carta d'identità, con le nuove carte elettroniche, è possibile esprimere il proprio consenso alla donazione degli organi. ;)

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Un buon racconto, semplice nella sua struttura ma efficace. Il protagonista è molto "vivo" in questa storia fin dall'incipit, l'ho trovato ben caratterizzato. Mi è piaciuto anche il modo in cui decide di cambiare idea sulla donazione (inizialmente pensavo fosse un po' banalotta l'idea della poesia letta in quel momento, ma poi ho notato l'intento di associare il "legame" tra i due moribondi a quello di due "gemelli", con rimando all'incipit). Mi è piaciuto. Ciao @INTES MK-69 , alla prossima!

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Grazie @Poeta Zaza. Caspita, quel giorno ce l'avevo proprio con te. Anche il gemello dovevo tirar fuori dal cilindro! Grazie anche per l'analisi molto approfondita. Grazie anche @Rhomer e a @Edu, il primo pupazzo con il cervello!

 

Saluti,

 

Intes

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Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

“Signor Mario, mi perdoni la domanda, siamo venuti da lei per sapere se ha mai compilato un atto olografo o un qualsiasi altro modulo che consenta la donazione dei suoi organi”

Il mio essere bastardo che viveva ancora in me, mi ha fatto rispondere:

“No, non ho mai compilato nulla del genere. A dire il vero, non ci ho mai pensato. Perché?”

Non vedo la bastardata, solo la risposta a una domanda.

 

Racconto che prende il via da un'idea originale, per poi "normalizzarsi": in effetti si era ben capito dove andavi a parare.

Non importa, è ben scritto e godibile, anche se i vari bastardi sono molto peggio del protagonista.

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Un buon racconto sul senso di colpa (ma forse è più rabbia) che porta a incarognire il protagonista. Il riscatto affronta poi un tema delicato ma nobile. L'unico appunto che mi sento di fare è sul dialogo. Lui ha i polmoni perforati, viene dato praticamente per spacciato ma sembra fare tranquillamente salotto coi medici. Una persona in simili gravi condizioni s'immaginerebbe attaccata ai macchinari, all'ossigeno, quindi ci vedrei la presenza di una mascherina al volto, un parlare affannoso, ecc. Buona anche la poesia.

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Ciao @INTES MK-69,

Il tuo racconto è davvero molto bello e mi è piaciuta la tua poesia. Ho gradito la lettura perché la trama è ben gestita e rivelata passo passo con un buon incipit e un ottimo finale. 

 

Credo, forse, che il dialogo con i cardiologi non sia perfettamente realistico: non sono un medico ma non penso che si possa chiedere così la donazione degli organi a un moribondo (di fatto immagino che al momento della morte la moglie, i fratelli, i genitori o i figli debbano prendere questa decisione se la persona non ha lasciato niente di scritto). In ogni caso risulta funzionale alla narrazione e al tema del riscatto. Pertanto, dato che per me non è poi così importante un realismo assoluto, trovo che ci stia bene comunque. 

 

Talia 

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Buon pomeriggio @INTES MK-69.

 

Il racconto, nel suo complesso, mi è molto piaciuto. 

Ci sono un paio di passaggi che mi hanno favorevolmente colpito: 

Quota

Indugio ancora un po’ sulla tua figura. Voglio che mi rimanga bene impressa nella retina.

Questa, non so perché, oltre ad essermi piaciuta, mi ha ricordato molto il film "Wild Wild West"! :lol:

 

E pure questo passaggio mi sembrato "cattivo" il giusto:

Quota

E tutti questi “bidoni” li ho tirati senza provare il minimo scrupolo. Anzi, mi sono sempre ritenuto molto in gamba per questo mio talento. Vendere merda a chiunque.

 

Ho riscontrato un banale refuso ("ammeterà"), una frase dalla costruzione infelice (benché sia un dialogo diretto: "Non voglio che quando sono morto il mio corpo sia vivisezionato") e la mancanza dell'uso delle virgole in un paio di frasi ("Guardi, le faccio un dono" e "Mi hai salvato, amica mia"); per il resto lo stile è piacevole da leggere e abbastanza scorrevole.

 

A livello di contenuti, benché il tutto sia funzionale alla storia, trovo poco plausibile che l'essere investito da una moto ad alta velocità comporti solo il perforamento di entrambi i polmoni (ok, poco dopo c'è pure un accenno alle "numerose emorragie interne", ma l'ho trovato un po' troppo vago); inoltre il dialogo tra il protagonista e i cardiologi mi è sembrato scorrere via fin troppo liscio: ma se era moribondo, qualche difficoltà a parlare l'avrà pure avuta, no?

 

Comunque, perplessità a parte, a me la sua prova è piaciuta, così come la sua poesia (forse un po' troppo lunga, ma... de gustibus).

 

A rileggerla!

 

 

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Ciao @INTES MK-69

Un racconto di notevole spessore. Bravo!

Hai saputo trattare un argomento delicato con naturalezza e incisività.

Molto ben inserita e profonda anche la poesia a cui hai attribuito un ruolo particolarmente importante nella storia.

Piaciuto davvero molto.

Bravissimo!

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@INTES MK-69 Ciao.

Bello e toccante. Ti segnalo solo un paio di "nei" che questo bel pezzo proprio non merita.

 

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Ero riuscito a piazzare parecchi prodotti che mi avrebbero fruttato una buona ricompensa.

 

Un promotore finanziario prende una provvigione sui bidoni che tira, non una ricompensa. Questo termine viene di solito usato per indicare un premio per qualcosa di buono che s'è fatto.

 

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

siamo venuti da lei per sapere se ha mai compilato un atto olografo

 

Non è tecnicamente scorretto, poiché "olografo" significa scritto di proprio pugno, ma l'aggettivo viene usato nel codice civile per i testamento, non per qualsiasi atto. In questo caso, sarebbe più indicato forse "autografo". Anche perché di cardiologi che conoscano il codice civile non mi pare ce ne siano tanti.

 

Comunque è un pel racconto.

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@INTES MK-69Mi garba il tuo modo di scrivere il tuo racconto, il contenuto è talmente attraente da farmi vedere come un filmato quello che hai scritto. 

Il collegamento del riscatto di sentirsi l'assassino della sorella gemella, si sente e si percepisce. Complimenti un bel racconto d'avvero 

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Il ‎24‎/‎07‎/‎2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Non voglio che quando sono morto

sarò

 

La poesia mi ha ricordato la canzone Libero di Fabrizio Moro.

 

Il ‎24‎/‎07‎/‎2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Mi hai salvato amica mia

Eviterei di metterlo.

 

Lavoro ben fatto.

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Piaciuto, cinico all'inizio, triste alla fine.

Il testo è un po' troppo denso, qualche a capo avrebbe agevolato, ma va bene così.

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Ciao @INTES MK-69

molto interessante l'idea di partenza, anche se piuttosto inquietante. Se penso a una creatura in grembo non riesco ad associarla all'idea di un delitto, di una colpa. La vicenda mi ha fatto venire in mente Caino e Abele ma in una forma più atavica, più remota ancora. Lo sviluppo della storia, seppure ben fatto e ben scritto, con un bel inserimento poetico, forse è meno intenso rispetto all'idea iniziale.

Nella parte dell'ospedale anch'io ti segnalo la poca verosimiglianza dei dialoghi con i dottori, giusto per amor di statistica.

Comunque una bella prova, complimenti!

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Il 29/7/2019 alle 15:27, H3c70r ha scritto:

livello di contenuti, benché il tutto sia funzionale alla storia, trovo poco plausibile che l'essere investito da una moto ad alta velocità comporti solo il perforamento di entrambi i polmoni (ok, poco dopo c'è pure un accenno alle "numerose emorragie interne", ma l'ho trovato un po' troppo vago); inoltre il dialogo tra il protagonista e i cardiologi mi è sembrato scorrere via fin troppo liscio: ma se era moribondo, qualche difficoltà a parlare l'avrà pure avuta, no?

Ecco, ho avuto anch'io questa impressione. Leggendo ho pensato che la faccenda fosse poco credibile, non tanto per i fatti in sé ma per come li hai raccontati, non so se mi spiego... il dialogo troppo pulito, le conseguenze dell'incidente un po' troppo funzionali alla storia...

non è una macchia grave, sia chiaro, ma è un peccato perché il racconto è ottimo (lo è comunque) e poteva essere ancora migliore con un pizzico di realismo in più.

Sono pignolo, lo so :)

A rileggerti.

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Ciao @INTES MK-69 il racconto mi è piaciuto molto. Sono d'accordo su alcune piccole pecche che ti sono state evidenziate, ma nel complesso è un bel racconto che si ricorda. Complimenti!

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Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Ora capitemi, chi nasce con una simile macchia non può combinare nulla di buono in vita. Anche perché, chi ti vuole bene, diffida di te. Non lo ammeterà mai, così come non lo hanno mai ammesso i miei genitori. Lo so bene che, segretamente, mi hanno sempre ritenuto colpevole per quello che era successo.

Nessun genitore sano farebbe mai una cosa del genere. Non è una macchia è la natura! ma il racconto è tuo puoi pensarla come credi, solo mi lascia perplessa leggere una cosa così.

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

“Signor Mario, mi perdoni la domanda, siamo venuti da lei per sapere se ha mai compilato un atto olografo o un qualsiasi altro modulo che consenta la donazione dei suoi organi”

Il mio essere bastardo che viveva ancora in me, mi ha fatto rispondere:

“No, non ho mai compilato nulla del genere. A dire il vero, non ci ho mai pensato.

Sono d'accordo con Macleo, è una risposta sincera a una domanda.

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Siamo fratelli, complici

delle nostre vite legate

all’albero che ha radici profonde

che nelle fronde

possiede l'ombra delle tue mani.

Questa parte della poesia mi è molto piaciuta.

buona prova a rileggerci(y)

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Grazie @Sira, @Mariner P, @flambar, @M.T., @simone volponi, @ivalibri, @Joyopi, @Ernest,

 e a @Alba360, grazie a tutti voi per gli apprezzamenti ma ancora di più per i vostri utili suggerimenti. Ad  @Alba360 volevo dire che la frase "chi nasce con una simile macchia" era riferita al fatto di aver ucciso la gemella non al fatto di essere nato. La macchia quindi non è dei genitori ma per il protagonista è  una macchia sua. Anche se ovviamente nemmeno questa è una calpa. È  il protagonista che ha vissuto male questo evento è non è mai riuscito a metabolizzarlo se non alla fine.

 

Saluti, 

 

Intes

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Ciao @INTES MK-69 , provo a vedere se mi riesce di trovare uno spunto nuovo nel terreno già battuto tra gli altri.

 

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Sono un assassino. Anzi, per meglio dire, sono già nato assassino.

La notazione psicologica è interessante e convincente: una persona confrontata con la propria colpa, incapace di espiarla o esorcizzarla, si adatta ad essa, assumendo le caratteristiche di ciò che è convinto di essere.

 

Per quanto riguarda il dialogo coi dottori, ti hanno già scritto in tanti: io aggiungo solo che diventerebbe credibile se, invece di un incidente stradale, gli affibbiassi un cancro o un'altra malattia da cui non si può scampare, ma che ti lascia comunque il tempo di fronteggiare la morte e riflettere.

 

Ma, anche se fosse questa la situazione, mi sembra che ci sia un altro ostacolo sul cammino di questo racconto:

Il 24/7/2019 alle 21:28, INTES MK-69 ha scritto:

Mi metto a piangere. Sciolgo un dolore antico, inespresso.

Intendiamoci, non c'è niente che non vada in questo passaggio: il punto è che qui inizia e finisce la descrizione del perché il protagonista cambi idea. Cosa, della poesia, lo tocca così tanto, o nel punto giusto (ma qual è, questo punto?) da spezzare il guscio in cui teneva racchiuso il suo dolore? Provo a rileggerla, a immaginare che il protagonista pensi che parli di lui e della sorella morta, ma nonostante i vari riferimenti ai fratelli e ai gemelli non trovo un grimaldello che possa scardinare una chiusura che ha resistito tutti quegli anni. Insomma, direi che ci sarebbe voluta qualche parola in più per chiarire cosa passa nell'animo del protagonista in quel momento.

 

Per quel che posso giudicare (poco, data la mia scarsa competenza), la poesia sembra bella e ben fatta. Ha anche il pregio di essere abbastanza indipendente dalla trama del racconto da non sembrare scritta apposta per l'occasione. 

 

Ciao, buona serata, e alla prossima

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Ciao @INTES MK-69, bentrovato! Il tuo racconto scorre bene, forse è un po' troppo raccontato per i miei gusti, ma riesce a coinvolgere emotivamente e questo è sicuramente un pregio. La poesia l'ho trovata toccante, e il tema di donazione degli organi è importante e quantomeno attuale. L'unico punto debole è rappresentato dal dialogo con i medici, che reputo irreale viste le condizioni in cui verte il personaggio, così come il fatto che sia in grado, almeno non subito dopo l'incidente, a leggere e capire la poesia. Forse avresti potuto diluire un po' i tempi. Per il resto, una buona e sentita prova. A rileggerci!

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Grazie @Emy e @Marf per i vostri apprezzamenti e le vostre osservazioni.  A @Marf volevo dire che nella stesura che stavo x postare il protagonista era effettivamente affetto da cancro. Ma poi, proprio mentre stavo postando mi è venuto un dubbio. Ma potrà un malato di tumore donare gli organi? Ho fatto un po' di ricerche e la risposta è no, almeno qui in Italia. Allora ho cambiato frettolosamente patologia ma avrei dovuto anche, a questo punto, rendere quantomeno il dialogo più sofferto. Aggiungendoci x esempio un respiratore etc, etc. Grazie comunque x il consiglio. 

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