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DSGU

La Formula Magica - Cap. 8

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Gordo

 

Era febbraio, ed era la festa di una mia cugina. A pensarci bene, era la festa di due cugine, festeggiate la stessa notte. Come ad ogni festa di famiglia, mi ero fatto da parte con i cugini della mia età, o comunque con tutto il gruppo dei non adulti.

 

Eravamo in una stanza da letto in cui avrebbero dormito poi alcuni degli invitati. Non so nemmeno chi ci avrebbe dormito lì: forse io? Può essere.

Mi ricordo che la finestra della stanza dava sul cortile, e che entrava luce da fuori nonostante fosse notte, perché le lampadine in cortile erano accese.

 

Mio fratello si era trovato molto bene con tutti i ragazzini lì. Io però mi sentivo già completamente staccato. Non mi divertivano, e probabilmente lo avevano capito. Purtroppo non riuscivo a ridere, come se non avessi mai dato permesso al mio bambino di essere un bambino e come se fossi un adulto in mezzo a bambini.

 

Ricordo che uno dei miei cuginetti, forse senza nemmeno troppa malizia mi chiamò gordo. Riesco ancora a sentire il dolore. Negai di essere grasso, gli dissi che non era vero, e infine gli chiesi perché dicesse una cosa così. Rispose che lo diceva perché era così, mi ripeté che lo ero.

 

Tirai dentro la pancia più che potei e mi alzai la maglietta. Credevo di riuscire a nascondere il mio peso (e l’immagine che avevo di me) a quel bambinetto, giocando con il mio fiato. Ma lui tocco la mia pancia con il dito indice e insistette, dicendo che proprio quello che si vedeva era quello che intendeva. Poi andò, insieme ad altri ragazzini a giocare da qualche parte.

 

Ero completamente spezzato. Se avessi potuto, sarei scappato in camera mia a piangere. Purtroppo però non avevo una camera mia. Fino a quel momento della mia vita, non avevo mai avuto una camera mia, solo per me.

 

Allora scomparii nella mia mente, nella solitudine della mia testa, al riparo da qualsiasi altro attacco dal mondo reale.

 

 

Liceo

 

Avevo scelto piuttosto casualmente il liceo scientifico in cui sono poi finito. Avrei tanto voluto iscrivermi a un liceo linguistico. Aveva senso a un livello profondo di me, così tanto profondo che però non riuscivo minimamente a spiegarmelo, tantomeno a spiegarlo agli altri, con termini razionali.

 

Se avessi dovuto dire perché volevo andare a un liceo linguistico, avrei risposto che mi piaceva la parola “linguistico”. Avrei voluto fare la battuta che forse avrei imparato a usare bene la lingua e con lo sguardo avrei implicato connotazioni sessuali. Ma non sarei riuscito a dire più di questo. E così, quando la mia professoressa di inglese mi consigliò di fare piuttosto un liceo scientifico, mi rassegnai. Credo che in quel momento, si decisero molte cose di quello che sarebbe diventata la mia vita nel futuro.


In ogni caso, il primo giorno al liceo che avevo distrattamente scelto non pensai a queste cose. Pensai solo al fatto di essere in ritardo. Edificio nuovo, nuova parte della città, il mio sguardo totalmente perso e quasi disperato mentre sto per salire le scale. Temo che tutti mi noteranno, visto che sto per arrivare in ritardo. Un’altra ragazza è di fronte a me e sembra persa tanto quanto me. Scopriamo che siamo nella stessa sezione e insieme riusciamo a trovare la stanza in cui andare.

 

Chissà se c’è qualche lezione che non riesco a vedere, nascosta in tutto ciò.

 

 

Bus

 

Spostarsi col bus ogni mattina era qualcosa di magico. Ero finalmente cresciuto, o almeno lo ero abbastanza da potermi spostare da solo in città.

 

Mi sentivo come se il bus fosse al mio servizio, come se il conducente fosse il mio autista e gli altri passeggeri fossero fortunati che il mio bus avesse tanti posti disponibili, tra cui dei posti anche per loro. Mi sedevo quasi sempre nello stesso posto in fondo, da cui potevo tenere d’occhio il mio bel bus.

 

Ascoltavo musica nella nuova scoperta tecnologica di cui potevo servirmi, il mio lettore mp3. Viaggiare in quel bus era la parte migliore della giornata. Ero finalmente da solo: nessuna famiglia, nessuna classe, nessuno che mi potesse disturbare o ferire. Le cuffie le usavo anche quando non avevo nessuna musica, come nei giorni in cui il lettore mp3 era scarico. Mi permettevano di immergermi meglio nel sogno.

 

Era un sogno nebbioso, e non riuscivo a capire bene il perché di quella nebbia. Nessun confine era ben chiaro, ed ero per lo più perso tra i dettagli sfumati che si creavano nella mia mente di quasi adolescente.

 

Per fortuna il ritmo stabile della batteria delle canzoni rap nelle cuffie mi guidava. Come il tamburo guida i soldati ignari verso la battaglia, mi dava un barlume di ordine e di direzione.

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Ah, bene, eccoti qua @DSGU:) Sono molto contenta che tu abbia postato un altro capitolo!

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

Era febbraio, ed era la festa di una mia cugina. A pensarci bene, era la festa di due cugine, festeggiate la stessa notte. Come ad ogni festa di famigli

comincio a subito a scocciarti con le ripetizioni. Oltre alle feste festeggiate, siamo in Ecuador o in Italia? Immagino in Ecuador visto che la famiglia non si è trasferita, però non è chiaro subito. Magari, nell'ottica di un romanzo, puoi pensare di suddividere i capitoli in macrocapitoli definiti dalla posizione geografica, giusto per comodità del lettore.

Per quanto riguarda le ripetizioni potresti usare compleanno al posto della prima festa, nate al posto di festeggiate, celebrazione/ricorrenza al posto dell'ultima festa

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

Eravamo in una stanza da letto in cui avrebbero dormito poi alcuni degli invitati.

ci troviamo a casa delle cugine? Io specificherei dove siamo e anche di quanta gente parliamo: è una casa minuscola e piena di tantissima gente? O di famiglia e invitati ce ne sono tanti? Sono venuti anche i vicini? O magari lo zio Ramiro si è portato dietro pure la sua nuova compagna che sta antipatica a tutti perché è stata la causa del divorzio con la zia Gabriela che sta rintanata in una angolo per tutta la festa e fuma dalla rabbia? Scusa l'ingerenza nella storia, volevo solo fare un esempio.

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

Non so nemmeno chi ci avrebbe dormito lì: forse io? Può essere.

anche questa frase dà apertura per raccontare altro. Per esempio che la casa era in un altro paese e allora ci si fermava a dormire tutti insieme e per questo il pavimento era stato coperto con dei materassi su cui tutti i cugini si accampavano. Magari le due cugine festeggiate non volevano condividere il letto con nessuno proprio perché era la loro festa quindi si sentivano un po' reginette. Ma poi quanti anni compiono queste cugine? Sono gemelle? O forse non sono sorelle?

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

dava sul cortile, e che entrava luce da fu

toglierei la virgola oppure la terrei ed eliminerei e che

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

Mio fratello si era trovato molto bene con tutti i ragazzini lì.

sai che qui mi cogli alla sprovvista? Questo fratello c'era anche nei capitoli precedenti e io l'ho scordato? Mi risulta proprio nuovo :o In ogni caso direi perché si trovava bene con loro e perché il protagonista non si trovava bene.

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

come se non avessi mai dato permesso al mio bambino di essere un bambino e come se fossi un adulto in mezzo a bambini.

capisco il concetto e l'intento, ma trovo che la tua frase abbia bisogno di essere curata, anche perché quanti anni ha il narratore in questo pezzo? Faccio una prova: benché avessimo quasi tutti la stessa età mi sentivo come un adulto a una festa infantile. Aggiungerei anche il perché di questo sentire.

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

Fino a quel momento della mia vita, non avevo mai avuto una camera mia, solo per me.

a questo punto mi chiedo se forse questo non sia un ricordo che risale all'Ecuador prima di trasferirsi in Italia. Insomma, farei un po' di chiarezza sulla cronologia degli eventi, età e posizione geografica.

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

Allora scomparii nella mia mente, nella solitudine della mia testa, al riparo da qualsiasi altro attacco dal mondo reale.

ne parlerei di più; è una cosa che si è portato dietro fino all'età adulta? L'ha superata? Il fatto che scompare nella sua mente è da argomentare, vuoi dire che sta sempre da solo? Solo in Ecuador o anche in Italia? Oltre il fratello mi ero persa anche la questione del peso. Certo se stessi leggendo la storia intera senza interruzioni forse mi ricorderei di averlo già letto, ma nel dubbio ti suggerisco di specificarlo meglio prima. Forse compare nel capitoletto sulla scuola? Non ricordo bene, ma visto che è un fattore legato a un cambiamento psicologico tanto forte credo che tu possa dargli più peso.

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

tantomeno a spiegarlo agli altri, con termini razionali.

via la virgola e con va sostituito con in

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

quel momento, si decisero

non serve la virgola

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

che sarebbe diventata la mia vita nel futuro.

toglierei nel futuro. In fondo, dire cosa sarebbe diventata è come dire nel futuro

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

quasi disperato mentre sto per salire le scale.

attenzione che hai cambiato tempo verbale e sei passato al presente

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

Chissà se c’è qualche lezione che non riesco a vedere, nascosta in tutto ciò.

Oltre al fatto che toglierei la virgola, questa frase non la capisco, non capisco a cosa serva in questa posizione e non capisco i riferimenti. Dove si trova la lezione nascosta? Nel ritardo? Nella ragazza? Credo che se non dai qualche dettaglio in più valga la pena di toglierla.

Il 22/7/2019 alle 00:19, DSGU ha scritto:

Mi sentivo come se il bus fosse al mio servizio, come se il conducente fosse il mio autista e gli altri passeggeri fossero fortunati che il mio bus avesse tanti posti disponibili, tra cui dei posti anche per loro. Mi sedevo quasi sempre nello stesso posto in fondo, da cui potevo tenere d’occhio il mio bel bus.

anche la frase precedente ha due volte il verbo spostare

 

In questo pezzo ho sentito più fretta, c'è meno colore e anche il dolore della ferita perché lo chiamano gordo non lo vedo e non lo sento, è appena accennato e scappa via subito dalla mente. Attenzione alle ripetizioni, cerca sinonimi, pensa alle immagini che vedi e traducile in parole. Un'altra domanda che mi viene arrivata fino qui e vedendo che hai voglia di proseguire, è che non so se hai ben chiaro cosa stai scrivendo. Tu conosci lo scopo del tuo scritto? A chi ti rivolgi? E sai dove vuoi arrivare?

Alla prossima lettura, buona giornata :flower:

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