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Eudes

[FdI 2019 -1] Tranne il silenzio

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commento

 

La terra, il cielo e quel che sta in mezzo: cioè noi, avvolti da illusioni parallele e nessuna certezza. Le verità nascoste le cerco nella musica, unica consolazione di una vita di merda, la mia, partita con un giro stonato. Neanche sette mesi, i miei assassinati da ignoto. L’intro decisamente non è stato dei migliori .

 

Mattia lo conobbi al liceo. Un ragazzo stralunato, perso nel suo mondo, con muscoli da far invidia ad un culturista. Ma non è stato il suo fisico scolpito a conquistarmi. Ammetto che ad affascinarmi, oltre la dolcezza, erano proprio quei discorsi assurdi in cui mischiava quasi per caso elementi appartenenti al mondo della musica, non necessariamente quella più raffinata. Persino al liceo Mattia affrontava le interrogazioni alla sua maniera.

 

Il 14 luglio 1789 c’era talmente tanta gente davanti alla Bastiglia che potrebbe quasi essere paragonata al concerto di Woodstock. Se la regina Maria Antonietta fosse stata una rocker di quelle toste, come Marianne Faithfull, di talento come Jonis Joplin, o almeno brave come Sheryl Crow forse sarebbe riuscita a concentrare la loro rabbia in un esplosione di energia rock. Ma ahimè, era solo una regina coinvolta dal destino in un affare più grande di lei.

 

Per Mattia, ai tempi disperazione degli insegnanti e gran divertimento di noi studenti, la musica è tutto. La musica non l’ha inventata né l’uomo né Dio. La musica c’era. Fu quando Dio la sentì che gli venne l’ispirazione per creare l’universo. Dire ad una ragazza di essere come la dea della Musica, equivaleva a farle il maggior complimento che lui fosse in grado di pensare. E sì, Mattia mi disse qualcosa del genere. Facciamo coppia da allora.

Crescendo, abbiamo deciso di andare a vivere insieme. Però si sa come va a finire con le convivenze. Scopri il lato negativo di ciò che prima consideravi semplicemente eccentrico o divertente. Scopri che Mattia odia il silenzio a tal punto da privarsene – e privarmene – persino nelle rassicuranti stanze della propria abitazione, bagno compreso. Il rubinetto di lavabi e lavandino gocciolano non perché sia necessario un idraulico, è lui a preferirli così.

In casa, per essere sicuri non possano esserci momenti di assoluto silenzio, c’è sempre lo stereo acceso. Non necessariamente a palla; Mattia mi concede di limitarsi a qualche nenia durante le ore notturne, nella speranza che possano aiutarmi a conciliare il sonno.

 

Vengo affidato agli zii e cresco tra ritmo e dolore. Aumento il ritmo per non sentire il dolore ma, è inevitabile, non riesco a ignorarlo. Chi sei, da dove vieni, dove stai andando, le eterne domande dell’esistenza tutte sostituite da un ritornello che mi rimbomba in testa come un tamburo a percussione: che cazzo è successo quel giorno? Che voleva quel tizio, che non ha rubato nulla eppure si è portato via tutto quello che avevo? Due colpi alla mamma, quattro a mio padre, mio nonno risparmiato ed io in fasce tranquillo a dormire.

 

Gli unici posti che si riesce a frequentare insieme sono quelli rumorosi.

Concerti, certo, ma non solo: gli stadi, i centri commerciali, le vie più trafficate all’ora di punta. Non per caso, Mattia l’appartamento lo ha preteso in una zona vicina all’aeroporto, la stazione ferroviaria e un tratto di strada autostradale.

 

“Ha tutta l’aria di una vendetta, regolamento di conti lasciato in sospeso” si pronuncia la pula. I loro sforzi si fermano lì, il colpevole non verrà mai identificato. L’unico testimone presente, mio nonno, rimane talmente scioccato da perdere non solo il senno ma anche la parola. Gli zii lo sbattono in un ospizio, dove vive come un vegetale, non interagisce col mondo, le infermiere si sforzano di farlo mangiare invano finché decidono di applicare le maniere forti ed usare le flebo. Mio nonno le lascia fare, come lascia fare qualunque cosa a chiunque gli si avvicini, senza reagire. E senza parlare, muto dal giorno in cui suo figlio e sua nuora sono crepati davanti a lui.

 

Penso che fare la bibliotecaria, quindi avendo almeno per otto ore un posto dove il silenzio è d’obbligo, mi abbia aiutato a mantenere un certo equilibrio. Altrimenti non so se avrei sopportato le sue manie. Specie durante i weekend. Qualcuno potrebbe chiedermi perché non obblighi Mattia a concedermi qualche ora di tranquillità, specialmente in notti come queste, in cui ho la febbre e ne avrei bisogno. Difficile da spiegare. Credo dipenda dalla tragedia alle spalle della sua vita. O, per meglio dire, della nostra.

 

Lo vado a trovare solo io, il vecchio. Due volte la settimana, martedì e giovedì. Lo accomodo su una sedia a rotelle e me lo scarrozzo in giardino. Eppure sono convinto che ascolti. Nel senso che capisce quello che dico.

 

“Allora è l’unico” dichiaro io, non sempre scherzando. I discorsi di Mattia non è che siano assurdi, però strani sì.

 

Il cuore non ha coerenza,

non resta sintonizzato sulla stessa frequenza.

È allegro, triste, malinconico o annoiato

non a seconda dell'esigenza,

ma di come gli gira,

come un deejay

che non risponde ai comandi.

Hai voglia a dirgli

"ehi, scemo, metti della musica decente,

ho voglia di ballare",

non ascolta.

Decide lui i tempi.

Quelli per riflettere,

quelli per odiare

e quelli per amare.

Penso che stare con il nonno mi faccia bene. È l'unica persona con cui riesco a essere davvero me stesso, parlo a ruota libera e dico davvero di tutto, l'unico col quale ho il coraggio di recitare le mie merdose poesie post adolescenziali prive di rime decenti.

 

Il nonno di Mattia è, da anni, in una sorta di coma a occhi aperti. Il cuore batte, gli occhi sono aperti, ma non parla, non capisce, non reagisce a stimoli esterni, probabilmente non prova emozioni. Anche se Mattia, da quando gli vide versare una lacrima, si è convinto del contrario. È accaduto quella volta che, nei consueti monologhi mentre lo scarrozza nel giardino antistante l’ospizio, ricordò la guerra e il passato.

 

Con che animo si affronta davvero una guerra? Polli di allevamento mandati a rosolare tra le bombe sembrano i soldati. Come i killer e li chiamano eroi. Ma per voi reduci dalla seconda guerra deve essere stato peggio. Mandati al macello e basta, a combattere altri disgraziati. Ti ricordi di quei giorni, nonno? Quante cose non capisco, e forse tu avresti potuto insegnarmele. La nostra vita poteva essere diversa. La tua vita doveva essere diversa. Non ti sei goduto l’infanzia di tuo figlio per via della guerra, e da adulto te l’hanno ammazzato. Non ti sei goduto l’infanzia di tuo nipote, perché sei qui… mi dispiace nonno! Mi sento in colpa per essere stato risparmiato.

 

Quel giorno al nonno scappò una lacrima. Una sola. L’infermiera disse che non significava nulla, una reazione spontanea del corpo, non una speranza di guarigione. Mattia invece è convinto del contrario.

 

Mi sento come una rock star alle prime armi, di fronte ad un pubblico muto, che non balla ma neanche va via. E quello continua a suonare e cantare, afflitto dal dubbio se saranno fischi od applausi. Io faccio lo stesso. Lo vado a trovare e mi sforzo di fare del mio meglio, vorrei capisse che se ha voglia di uscire da quell’ospizio per godersi degli ultimi scampoli della sua vita fa ancora in tempo, qualcuno che lo accoglierebbe a braccia aperte c’è ancora. Ma ammetto di odiare il suo silenzio. Amo i suoni, che siano canti di uccelli o rulli di tamburi, note stonate o grida assordanti, riff di chitarra o giri di violino, pianoforte o batteria, poco importa, a me va bene tutto. Tutto, tranne il silenzio.

 

Anch’io ho imparato a sopportare gli inevitabili rumori in cui ci coinvolge. Si potrebbe dire che io lo faccia per amore. Più che altro io lo faccio per sensi di colpa. Per espiare le colpe di colui che mi ha generato. Perché so cosa è accaduto nel giorno.

Una storia lunga, fatta di guerra, di violenza carnale, di vendetta, di cui venni a conoscenza solo dopo aver presentato Mattia alla famiglia. Anche se Mattia lo ha idealizzato, io non ho mai voluto conoscere suo nonno: per me resterà sempre e soltanto lo stupratore di mia nonna.

 

 

Modificato da Eudes

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36 minuti fa, Eudes ha scritto:

Decide lui i tempi.

Quelli per riflettere,

quelli per odiare

e quelli per amare.

Hai vinto! <3

 

36 minuti fa, Eudes ha scritto:

La tua vita doveva essere diversa. Non ti sei goduto l’infanzia di tuo figlio per via della guerra, e da adulto te l’hanno ammazzato. Non ti sei goduto l’infanzia di tuo nipote, perché sei qui… mi dispiace nonno! Mi sento in colpa per essere stato risparmiato.

:buhu:

 

Sapevo che avresti tirato fuori una cosa da scioppatesta, @Eudes!

I miei applausi! (Giusto per non rimanere in silenzio!) ;) 

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Ciao @Eudes , un racconto difficile da analizzare per quanto mi riguarda... sarà per l'ora, per carità, ma ho trovato moltissimi elementi che o sono incoerenti, oppure non li comprendo io (probabilmente la seconda).

Allora, parto subito col dire che la trovata dell'allontanamento dal silenzio (questo visto come un aguzzino che ti obbliga a riflettere e ricordare il dolore) mi è piaciuta, ma qui inizia il primo elemento incoerente; Mattia lo introduci come un personaggio profondamente legato alla musica tutta, di conseguenza ho trovato incoerente che abbracci la cacofonia (mischiando rumori di ogni genere) per lenire il dolore. Sia chiaro, mi sta bene che uno si rifugia nel rumore, ma allora non capisco perché hai inserito gli esempi iniziali che facevano presagire più un'ossessione per la musica (soprattutto poi gli artisti che citi, o addirittura le associazioni storiche che fai con gli stessi).

Detto questo passo al fulcro del racconto, e conseguente plot twist alla fine: il nonno. Da quello che mi pare di capire, considerando la narrazione attuata da due punti di vista differenti (Mattia e la sua compagna), alla fine comprendo che i due sono imparentati... ma perché? Non capisco perché inserire questo elemento visto che il fulcro era Mattia e il suo rapporto col nonno, con conseguente riflessione che ricade sempre sul "silenzio" che lui detesta, e che, visto le condizioni in cui versa il nonno, lo induce a imperversare in soliloqui continui... Beh, a questo punto mi manca qualcosa per comprendere, o magari sono scemo io. L'ho letto due volte e niente, per me questa storia è abbastanza inconsistente, come un puzzle con dei pezzi che mancano proprio nella scatola.

Tirando le somme; in questa storia c'è una storia d'amore che a me pare unilaterale, un personaggio profondamente traumatizzato che scappa dal "silenzio" (dunque scappa dai suoi problemi), e un plot twist alla fine che boh...questo proprio non ho capito a cosa serve. Il lutto poi, a questo punto, potrebbe essere indirizzato a qualsiasi cosa... la sua famiglia che gli è stata strappata fin da quando era in fasce, la "voce" del nonno che non c'è più, se stesso.....insomma, potrei davvero forzarmi a cercarne tante e comunque le troverei tutte forzate. Mi spiace elencare tutti questi difetti, soprattutto se considero che è il primo commento che lascio a un tuo racconto, ma per onestà intellettuale devo dire ciò che penso.

Per quanto riguarda lo stile e la scrittura, lì non ho davvero nulla da dire, ottimamente scritto seppur con qualche refuso qua e là. Anche la poesia ho gradito (anche se mi è sembrato che uscisse fuori a caso, perché sì). Ok, penso di aver detto tutto, e penso sia inutile dover dire che il tutto è dipeso dai miei gusti personali e che potrei non aver afferrato il "senso" della storia per dei limiti miei, ma lo dico ugualmente. 

Ciao, e a rileggerci. 

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Ciao Rhomer,

 

34 minuti fa, Rhomer ha scritto:

ma ho trovato moltissimi elementi che o sono incoerenti, oppure non li comprendo io (probabilmente la seconda).

Più probabile la prima.

 

34 minuti fa, Rhomer ha scritto:

Mattia lo introduci come un personaggio profondamente legato alla musica tutta, di conseguenza ho trovato incoerente che abbracci la cacofonia (mischiando rumori di ogni genere)

Mah, su questo potresti avere ragione. Ma io lo vedo un po' come il tipo che ama la lettura e, se non ha nulla da leggere, si legge comunque le etichette dei detersivi.

Insomma, lui preferisce la musica, quella che, quantomeno per lui, è bella... ma piuttosto che il silenzio meglio rumori e cacofonia.

 

34 minuti fa, Rhomer ha scritto:

alla fine comprendo che i due sono imparentati...

in realtà, no.

 

34 minuti fa, Rhomer ha scritto:

Anche la poesia ho gradito (anche se mi è sembrato che uscisse fuori a caso, perché sì).

Infatti è lì solo per via della boa, sennò avrei saltato o aggiunto altro.

 

34 minuti fa, Rhomer ha scritto:

penso sia inutile dover dire che il tutto è dipeso dai miei gusti personali e che potrei non aver afferrato il "senso" della storia per dei limiti miei

no, penso siano sopratutto limiti miei (oltre che l'aver tagliato tipo 4000 caratteri, che però dubito avrebbero dato informazioni aggiuntive o avrebbero reso il racconto più coerente)

 

Tranquillo, e comunque già il fatto che tu abbia gradito la scrittura lo trovo un onore.

 

Post Edit: sulla questione "lutto", io ci vedevo più quello del nonno che da quanto gli hanno sterminato la famiglia per lo shock non dice più una parola e ormai vive come un vegetale (ma il nipote è convinto che ascolti) ma direi che anche le tue ipotesi vanno bene. Se poi sembra tutto troppo forzato, amen. Per stavolta è andata così.

 

Modificato da Eudes

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14 minuti fa, Eudes ha scritto:
37 minuti fa, Rhomer ha scritto:

alla fine comprendo che i due sono imparentati...

in realtà, no.

In effetti avrei dovuto più dire che "suppongo lo sia", visto che non è detto, effettivamente, che sua madre (o suo padre) sia stato concepito da quella violenza. Forse volevo trovare un appiglio al "senso" del plot twist (non che la supposta parentela avrebbe dato un senso al tutto eh), che, a questo punto, mi pare di non aver compreso per nulla.

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2 ore fa, Eudes ha scritto:

che cazzo è successo quel giorno? Che voleva quel tizio, che non ha rubato nulla eppure si è portato via tutto quello che avevo? Due colpi alla mamma, quattro a mio padre, mio nonno risparmiato ed io in fasce tranquillo a dormire.

Scusa se ritorno @Eudes , ma vorrei un minimo provare a capire; magari è stata una vendetta? Per via di quella violenza citata alla fine? E' questo il "senso" del plot twist? Dunque i due personaggi sono legati da questo dolore in tale misura? Magari è un altro colpo a vuoto il mio, spero che apprezzerai il fatto che ci abbia provato. Mi fermo qui eh (

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2 ore fa, Eudes ha scritto:

Una storia lunga, fatta di guerra, di violenza carnale, di vendetta, di cui venni a conoscenza solo dopo aver presentato Mattia alla famiglia.

Diciamo che i 4000 caratteri tagliati sono tutti in questa frase.

 

Lei sa chi è stato e cosa è successo. Ma non può dirlo perché la famiglia ne è coinvolta. 

Non si allontana dai rumori che aiutano il compagno a vivere meglio, anche se a lei fanno l'effetto opposto proprio perché pensa di avere colpe da espiare, per sé e non solo.

Certo, lo spazio per spiegare cosa è successo esattamente il giorno del massacro, perché e da chi è stato provocato non c'era. Ma è così importante che il lettore lo sappia?

Io comunque qualche elemento ho provato a buttarlo giù.

 

Se, come mi sembra di capire, risultano insufficienti... spero che quantomeno possano aiutarmi a vincere un Criptico (che sarebbe il premio che la ditta Volponi&Joyopi ai racconti meno comprensibili). 

Modificato da Eudes

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8 minuti fa, Eudes ha scritto:

Una storia lunga, fatta di guerra, di violenza carnale, di vendetta, di cui venni a conoscenza solo dopo aver presentato Mattia alla famiglia.

Ecco, proprio da questa parola, infatti, avevo alla fine optato per la vendetta. Dai che alla fine un po' ci ho preso allora. A questo punto, però, posso confermare il mio parere sul fatto che il racconto non aiuta molto a comprendere, appunto l'esempio del puzzle senza i pezzi. Ma, a quanto dici, dipende dai tagli (ti capisco comunque, moltissime idee le ho scartate proprio per questo motivo). Comunque, dai, basta così, altrimenti monopolizzo la pagina con i miei commenti. (   Ciao @Eudes

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3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

Ma, a quanto dici, dipende dai tagli

no, dipende da me, che quelli bravi sanno tagliare in maniera efficiente.

Non che avessi molto tempo per pensarci su (alle 23.50 dovevo ancora scegliere cosa e come tagliare) ma non sarebbe giusto neanche usarla come scusa.

Comunque volevo solo far presenza, e se il racconto viene ammesso al contest - penalizzato o meno - ho comunque raggiunto l'obiettivo.

 

Se poi il racconto presenta persino qualche elemento positivo, tanto di guadagnato.

Grazie a te per aver lasciato le tue impressioni.

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12 ore fa, Eudes ha scritto:

Penso che fare la bibliotecaria,

Hai sempre raccontato da uomo o ora passi a donna? Ti quoto il pezzo cui mi roferisco

 

12 ore fa, Eudes ha scritto:

Vengo affidato agli zii e 

qui, ad esempio. E poi dopo "biblotecaria" torni al maschile, nello stesso rigo

12 ore fa, Eudes ha scritto:

, mi abbia aiutato a

 

12 ore fa, Eudes ha scritto:

Perché so cosa è accaduto nel giorno.

Refuso: quel

All'inizio l'alternanza tra corsivo mi sembrava solo l'intercalare di flashback, solo alla fine capisco che nel corsivo è Mattia a parlare.

Storia raccontata in modo strano, tra l'altro c'è quell'errore che confonde e non si capisce se in fondo sia anche una storia d'amore omosessuale. Il finale, sinceramente, mi pare un colpo di scena forzato, il perché non lo so ben spiegare, e me ne scuso. Una storia di brutti delitti; tra stupratori e assassini non si salva nessuno. Mi piace però molto il desiderio di Mattia imporsi e imporre il suono al posto del silenzio, trovo la motivazione autentica, mentre quella dell'altro personaggio di stare con il nipote di chi ha stuprato la propria nonna e a cui i suoi hanno, a loro volta, ucciso figlio e nuora mi pare meno logica.

A rileggerti

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Buongiorno @Eudes.

 

Ho letto il suo racconto e, devo dire, mi ha un po' spiazzato. 

 

Non ho avuto difficoltà a capire chi era "lui" (nel corsivo) e chi era "lei", ma non mi ha convito del tutto la plausibilità del fatto che "lei" sopporti nel suo "silenzio" una colpa che, di fatto, per me non ha: lo stupratore di sua nonna è il nonno di Matteo, che diamine! E se i genitori di Matteo siano stati effettivamente uccisi da qualcuno vicino alla protagonista, beh... allora il fatto che i due stiano insieme mi pare paradossale: vero che all'amor non si comanda, e che Giulietta e Romeo possono essere considerati l'eccezione alla regola, però... 

Boh, questa cosa non mi ha proprio convinto.

 

Comunque sia, piccoli refusi a parte, è scritto davvero bene: lo stile è piacevole da leggere anche se non sempre scorrevole e la trama si dipana tranquilla fino al colpo di scena finale, che però ha l'effetto di scatenare quanto le ho sopra esposto. Mattia è caratterizzato meglio della protagonista, che è resa comunque molto bene.

 

Questi sono i miei personalissimi "two laundry cents": alla prossima! ;)

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Buondì @Eudes 

Mi sono un po’ persa. Quindi: Lei è la nipote della donna stuprata  dal nonno di lui? Ma non si sono conosciuti per caso a scuola? Ci vuole una bella sfi...e perché chi ha ammazzato i genitori ha risparmiato il nonno? Ok, immagino per farlo soffrire. 

E se i genitori di lei sanno, perché nessuno denuncia il vecchio stupratore? 

Criptico forse no, però concedimi, un pelino incongruente forse si. :wow:

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1 minuto fa, Cicciuzza ha scritto:

Buondì @Eudes 

Mi sono un po’ persa. Quindi: Lei è la nipote della donna stuprata  dal nonno di lui? Ma non si sono conosciuti per caso a scuola? Ci vuole una bella sfi...e perché chi ha ammazzato i genitori ha risparmiato il nonno? Ok, immagino per farlo soffrire. 

E se i genitori di lei sanno, perché nessuno denuncia il vecchio stupratore? 

Criptico forse no, però concedimi, un pelino incongruente forse si. :wow:

 

Mi associo a @Cicciuzza  e raddoppio, carissimo @Eudes :)

 

Qui c'è:

1) un mezzo incesto, o comunque i due sono cugini primi;

2) un genitore di lei ha ucciso i genitori di lui, incolpevoli.

 

Lei non rivela nulla di tutto questo a lui e imperterrita prosegue a frequentarlo?

 

:grat:

 

P.S.:complimenti per lo stile e le scelte narrative d'insieme :libro:

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Ciao @Eudes, stai diventando uno scrittore prolifico ;) per fortuna perché i tuoi racconti sono sempre interessanti e mai banali.

Mi piace l'idea di lui che ha sempre bisogno di qualcosa che copra il silenzio e di lei che per riuscire a sopportarlo fa la bibliotecaria per avere almeno 8 ore di quel silenzio che lui teme.

Ci hai messo dentro alcune idee molto belle e alcune frasi che mi sono piaciute molto. In altri punti potresti levigare un po' qualcosa per renderlo più scorrevole, ma è buono. (y) 

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Sulla scrittura non ho nulla da dire: è fluida, piena, coinvolge il lettore e riesce a mantenere il tutto coerente e comprensibile nonostante ci siano due voci narranti che si alternano, con due versioni della stessa storia.

Sui contenuti ho fondamentalmente due dubbi: uno è più veniale, riguarda la questione Matteo/musica. Secondo me avresti dovuto partire dicendo che Matteo detesta il silenzio, è incapace di sopportarlo, perché il racconto inizia spiegandoci che invece è la musica la sua ossessione e a lei riconduce tutto, e si rimane spiazzati quando ci parli anche di rumori e frastuoni; mentre questa è solo una delle modalità in cui combatte la sua intolleranza al silenzio. Avresti dovuto invertire, partendo dal fatto che non sopporta il silenzio per questo cerca di mettere la musica ovunque e quando non può si accontenta del rumore.

L'altro dubbio, più consistente, è sul finale. Lanci lì in poche righe una rivelazione piuttosto sconvolgente ( se il passato da reduce della guerra 39/45 del nonno doveva essere un indizio dello stupro e della vendetta, mi sembra un indizio debole :)).

Passi che lei resti per cercare di riscattare le colpe di suo padre. Ammettiamo che una possa essere sopraffatta da sensi di colpa per qualcosa che non ha fatto lei ma suo padre; ma non riesco a immaginare che possa accettare ciò che suo padre ha commesso e non solo serbare il silenzio, ma, si deduce, continuare a mantenere una relazione con lui.

Se fosse solo una questione di vendetta "semplice": ha ucciso il nonno, stupratore di sua madre. Personalmente non lo potrei accettare, ma ammettiamo che la tua protagonista possa.

Ma qui si tratterebbe di una cosa di un sadismo e di una morbosità da veri psicopatici: uccido due innocenti, neogenitori, davanti agli occhi del padre di lui perché è uno stupratore e deve soffrire. Chi potrebbe accettare che il proprio padre (colui che mi ha generata immagino sia il padre, ma anche fosse un altro parente) abbia commesso un tale crimine da psicopatico e continuerebbe a far finta di niente?

È veramente la cosa che mi ha lasciato a bocca aperta alla fine del racconto: ma chi è questa pazza? Una psicopatica anche lei? Resta ad osservare il povero Matteo per vedere tutte le ripercussioni della vendetta familiare? Che lo faccia per amore del padre e per tenerezza verso matteo non mi sembra credibile.

Credo che manchi qualcosa tra le righe per rendere la cosa verosimile. O allora rivedere il tutto perché la vendetta sia una vendetta "accettabile" (che ne so: un attentato che mirava al nonno, ad esempio un incidente d'auto provocato ma, per sfortuna, sono i genitori e non il nonno a morire nell'incidente, o uno scambio di persone o qualunque latra cosa possa sembrare plausibile).

Queste le mie impressioni, non so quanto possano esserti utili, vedi tu :)

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Mi piace l'associazione musica-Matteo Matteo-musica. Si stupra con la musica. Il "rumore" è spesso associato alla musica rock e metal, quindi ci sta tutto.

Non trovo incongruenze, il destino ha unito nell'amore due persone segnate dallo stesso dolore, quindi, senza farsi troppe domande e affidandosi all'autore, ci sta.

Bella la poesia, e il senso del lutto nelle sue svariate forme.

Finale con sorpresa, ci sta sempre bene.

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@Adelaide J. Pellitteri

Ci sarebbero due voci narranti che si alternano nel racconto, io le avevo pensate un uomo e una donna. Ma se tu preferisci una storia d'amore omosessuale a me va benissimo lo stesso, eh. Anzi, direi che la trovo un'idea interessante.

 

6 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Una storia di brutti delitti; tra stupratori e assassini non si salva nessuno. 

In realtà è esattamente ciò che pensa uno dei due protagonisti.

 

@H3c70r

4 ore fa, H3c70r ha scritto:

è scritto davvero bene: lo stile è piacevole da leggere anche se non sempre scorrevole e la trama si dipana tranquilla fino al colpo di scena finale, che però ha l'effetto di scatenare quanto le ho sopra esposto. Mattia è caratterizzato meglio della protagonista, che è resa comunque molto bene.

 

Mi accontento che tu abbia trovato anche aspetti positivi. Su quello che ti ha convinto meno, direi che siete in tanti ad avere avuto le stesse perplessità.

 

@Cicciuzza

3 ore fa, Cicciuzza ha scritto:

Criptico forse no, però concedimi, un pelino incongruente forse si.

Peccato, sul criptico un pochino ci speravo.

Incongruente non saprei però. Semplicemente non hai le risposte alle tue domande. Sono così necessarie? 

Ciò non toglie che potresti avere ragione, eh.

 

3 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

1) un mezzo incesto, o comunque i due sono cugini primi;

siete più torbidi di me. Io alla possibilità dell'incesto neanche avevo pensato.

Che poi è vero che ci sia, ma resta appunto solo una possibilità. Eppure già in due è la prima cosa che avete considerato.

 

@libero_s

3 ore fa, libero_s ha scritto:

stai diventando uno scrittore prolifico

In realtà neanche tanto. E' un mezzo riciclo. Il Mattia adolescente è uno dei personaggi (secondari) del mio unico romanzo scritto e mai terminato (quello sulla figlia della prostituta che vive con la madre). Insomma, ho fatto una sorta di spin off di lui della sua vita da adulto.

Avevo un'ora di tempo, mi sono chiesto "dei miei racconti mai pubblicati sul wd dov'è che crepa qualcuno? ah già, sul romanzo ci sarebbe la storia di Mattia. Ok, usiamo lui".

 

Forse pubblicherò altre cose tratte da quella storia. Ma non sto diventando prolifico. Sto riciclando idee del passato.

 

@Befana Profana

2 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Secondo me avresti dovuto partire dicendo che Matteo detesta il silenzio, è incapace di sopportarlo, perché il racconto inizia spiegandoci che invece è la musica la sua ossessione e a lei riconduce tutto, e si rimane spiazzati quando ci parli anche di rumori e frastuoni; mentre questa è solo una delle modalità in cui combatte la sua intolleranza al silenzio. Avresti dovuto invertire, partendo dal fatto che non sopporta il silenzio per questo cerca di mettere la musica ovunque e quando non può si accontenta del rumore.

Trovo questo consiglio utilissimo e probabilmente ti darò retta. Grazie.

 

2 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Chi potrebbe accettare che il proprio padre (colui che mi ha generata immagino sia il padre, ma anche fosse un altro parente) abbia commesso un tale crimine da psicopatico e continuerebbe a far finta di niente?

 

2 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Credo che manchi qualcosa tra le righe per rendere la cosa verosimile.

E anche su questo non posso darti torto.

 

@simone volponi

In fondo temevo il tuo giudizio. Sia sul racconto, e anche sulla musica citata tra le righe.

In realtà sotto sotto penso che tu mi stia perculando, ma visto che mi conviene, prendo il tuo commento per buono.

 

E grazie a tutti per aver lasciato le vostre impressioni (che tutto sommato mi sembrano più positive di quanto mi aspettassi)

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21 ore fa, Eudes ha scritto:

erano proprio quei discorsi assurdi in cui mischiava quasi per caso elementi appartenenti al mondo della musica

 

Anche il rumore, lo è. Infatti. Il mio gruppo di rumoristi preferiti? Gli  Einstürzende Neubauten.

 

Ciao @Eudes, mi distacco dal coro e ti lascio la mia personale impressione, per quanto possa servirti... Non so.

A me questo racconto piace. Nella sua non linearità e nella scrittura efficace. Qualche difficoltà di lettura emerge proprio per l'impalcatura che hai dato, ma io a fine lettura ho capito tutto e non sono mai dovuta tornare indietro a leggere per poter proseguire.

Il rapporto di Mattia con la musica per me è il modo di spiegare il rapporto di Mattia con il silenzio. E questo mi sembra molto chiaro. E vero, anche.

Per quanto riguarda il finale. 

Io sono sempre molto attratta da quelle tematiche che ci coinvolgono e che riusciamo a spiegare con difficoltà. Le relazioni tra le persone, il loro scoprirsi, l'emergere dei segreti, i silenzi taciuti... E qui mi chiedo se il silenzio che Matteo odia non sia proprio quello seguito ai rumori di spari, dopo i quali gli è cambiata la vita e dopo i quali, sicuramente, è seguito il silenzio. Dicevo che sono attratta da tematiche che mi portano a chiedermi: perché questa persona ha reagito così, perché non ha detto questo per poter spiegare quell'altro? Perché non ha evitato un dolore? Perché accetta un dispiacere? Il compagno di Mattia racchiude tutti questi dubbi e tutta la certezza che la vita non si riesce a spiegarsi con la semplicità di un'analisi ben condotta.

Ti consiglierei di togliere le D eufoniche, ma non ho capito se sia proprio una tua scelta usarle.

Grazie per la lettura.

A presto. 

 

21 ore fa, Eudes ha scritto:

Il rubinetto di lavabi e lavandino gocciolano non perché sia necessario un idraulico, è lui a preferirli così.

 

In assenza di note... Come hai ragione.

 

21 ore fa, Eudes ha scritto:

Chi sei, da dove vieni, dove stai andando,

Questo è troppo abusato. ;) 

 

21 ore fa, Eudes ha scritto:

Non per caso, Mattia l’appartamento lo ha preteso in una zona vicina all’aeroporto, la stazione ferroviaria e un tratto di strada autostradale.

Di nuovo a giustificare il suo bisogno. Secondo me questa necessità l'hai mostrata molto bene.

 

21 ore fa, Eudes ha scritto:

Penso che fare la bibliotecaria,

 

Questo l'ho amato. Scrivi sempre POV femminili... Sei rimasto incastrato. Ma io l'ho apprezzato molto

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22 ore fa, Eudes ha scritto:

io non ho mai voluto conoscere suo nonno: per me resterà sempre e soltanto lo stupratore di mia nonna.

 

Lei si è innamorata del nipote dell'uomo che ha violentato sua nonna. Ama mattia anche se conosce tutta la vicenda che ha provocato il duplice omicidio dei genitori di lui.

E non é difficile amarlo. Lui è innocente e altruista e oltremodo attaccato a suo nonno. Trovo commovente che lei rispetti il suo lutto verso i genitori e l'affetto verso la persona che ha fatto soffrire la sua famiglia.

 @Eudes ho trovato la tua scrittura piacevole, devo aver letto in chat che l'hai scritto in pochissimo tempo, beh hai fatto un buon lavoro(y)

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Ho letto i commenti altrui e... :grat:

Il racconto non è difficile da capire e presenta un intreccio - a rete - in cui parallelamente veniamo a contatto con la vita di lui e lei. Un lui cresciuto "intrinsecamente" per via dell'età senza la mancanza dei suoi (anche se qualcosa gli è rimasto) e una lei segnata dalla storia di sua nonna - tra l'altro se è stata stuprata non è necessariamente rimasta incinta (dai, lo capisco persino io!) quindi non vedo le associazioni di parentela.

Nel mezzo vita: vita del nonno e vita di lei. Tra le righe la mente del ragazzo in tutti gli angoli più reconditi e quell'amore-odio della ragazza.

Se devo trovare dei difetti posso dire che non trovo molto presente la tematica del lutto. Per il resto credo che la scrittura sia veramente bella e anche passaggi "criptici" sono comunque alla portata della comprensione.

Alla prossima lettura, @Eudes, e buon proseguimento con il FdI.

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3 ore fa, Rica ha scritto:

Questo l'ho amato. Scrivi sempre POV femminili... Sei rimasto incastrato. Ma io l'ho apprezzato molto

Penso che fare la bibliotecaria,

 

Capito. Il tuo POV è corretto, in fondo non mi avevi dato nessun elemento per condurmi in un rapporto omosessuale.

 Bravo.  :flower:

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Davvero un bel racconto! Molto ben sviluppato il doppio punto di vista, con quello di lei che ci permette di vedere il protagonista anche da fuori, e al tempo stesso è collegato alla trama principale. L'ho anche trovato scritto molto bene, non ci sono frasi confuse, eccessive o di troppo. Tutto è essenziale e scorrevole. Ho notato solo un paio di refusi:

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

un tratto di strada autostradale

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

so cosa è accaduto nel giorno

 

La trama mi è piaciuta molto, col mistero della morte dei genitori, l'ossessione per il silenzio di Mattia e la storia della famiglia di lei che si intreccia, e infine la rivelazione.

A differenza di altri commenti, il finale a me non è dispiaciuto, nel senso che chiarisce questo mistero dei genitori (cosa che il lettore più o meno si aspetta), dando quindi un senso di chiusura. Spiazza un po' forse solo per il modo sbrigativo in cui arriva. E' una storia di vendetta terribile che lascia, forse giustamente, dei dubbi sulla sua credibilità: bisogna immaginarsi l'assassino come una persona davvero fortemente disturbata per compiere una cosa così orribile decenni dopo che la violenza è accaduta (pochi di noi, spero, potrebbero concepire una cosa del genere). Non è impossibile, ci può anche stare, ma proprio perché la storia è così breve e finisce subito dopo, così di primo impatto lascia un po' scioccati.

Il fatto che i due si siano incontrati non lo trovo impossibile da credere, a essere sincera, se proprio dovessi segnalare qualcosa,  mi convince meno (psicologicamente) che qualcuno in famiglia abbia raccontato alla ragazza un segreto del genere, anziché lasciare che frequentasse Mattia e amen (cosa che comunque fa lo stesso).

Ma al di là di questo mi piace che alla fine tutto torni: il mistero dei genitori morti, l'importanza del nonno (che credevo lì solo per il rapporto col protagonista), gli accenni alla guerra, la pazienza della ragazza. Insomma, torna tutto ed è una storia coinvolgente e piacevole da leggere, che suscita emozioni molto forti.

Il tuo è l'ultimo racconto che leggo, mi ero già fatta una lista dei racconti favoriti e mi hai di nuovo rimescolato tutto... :facepalm: Non dico altro

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@Rica: in effetti l'ho pensato come l'alternarsi di punti di vista maschile e femminile. 

Ma già qualcuno mi ha fatto notare come togliendolo, si potrebbe anche pensare a una storia omosessuale, o quantomeno il sesso di uno dei due resterebbe indefinito. E' un'idea che sto valutando.

 

@Alba360 Grazie. In effetti, nonostante le (legittime) perplessità di chi legge, considero il rapporto tempo dedicato al racconto / risultato finale quello con l'esito migliore. Almeno finché non deciderò di riprenderlo per completarlo con la "parte mancante". Perché a quel punto, considerata la mia pigrizia, potrei anche metterci 105 anni.

 

@bwv582 Sintesi del racconto perfetta. E quindi peccato, mi sa che il criptico me lo scordo. Sulla faccenda "lutto" grossomodo ho spiegato sopra nei commenti a Rhomer come vedo la questione. vero che l'intreccio "si prende la scena" e quindi forse hai ragione sul fatto che non si avverta più di tanto.

 

@Silverflow Onorata, grazie.

 

4 ore fa, Silverwillow ha scritto:

 mi convince meno (psicologicamente) che qualcuno in famiglia abbia raccontato alla ragazza un segreto del genere, anziché lasciare che frequentasse Mattia e amen

Non posso darti torto, anche. In effetti volevo far passare l'idea che lei ritenga il suo segreto qualcosa di terribile, di cui nessuno ha pagato le colpe, e che non può raccontare all'uomo che ama. Ma non si avverte disprezzo verso la sua di famiglia o chi ha compiuto il gesto. Disprezzo che invece si avverte, quantomeno nella frase finale, nei confronti del nonno di lui.

Volevo far passare l'idea che anche qui ci sia una storia non raccontata, e in cui tutto può essere visto in maniera ribaltata, così come si verifica per il nonno di Mattia.

 

Poi questa "storia non raccontata" in realtà non l'ho ancora manco nemmeno ideata (e chi aveva tempo, spazio e voglia!) anche se avrei vaghi spunti su cui basarla (e i commenti me ne hanno forniti altri). Chissà che prima o poi non la tiri fuori. 

 

 

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Ciao @Eudes, trovo che tu abbia un ottimo stile, quei pochi racconti tuoi che ho letto sono tutti caratterizzati da questo modo di gestire le parole molto appagante per chi legge. Sei stato bravo il doppio se davvero l'hai buttato giù in un'ora (ma come un'ora? :oavevamo tre settimane di tempo!) in ogni caso per scrivere così pulito a me ci vogliono anni, per cui in tal senso hai tutta la mia stima.

 

La storia che ci racconti è il rapporto tra due ragazzi che, inizialmente, si presenta come: lui con qualche "abitudine" fastidiosa e lei con sindrome da crocerossina che lo sopporta per amore. Spunta la figura del nonno di lui che ha assistito alla morte violenta del figlio e ne è rimasto traumatizzato.

A me è piaciuto molto come hai costruito e descritto questi tre personaggi. Ciò che mi ha lasciata più interdetta è il finale. Non perché non posso starci. Anzi, è qualcosa di statisticamente un po' improbabile, ma possibile. 

Ciò che non mi convince del finale è come ci arrivi. Infatti in tutto il testo non dai 8ndizi o segnali che i loro nonni si conoscevano, che c'erano dei rapporti (al di là della natura di questi rapporti) tra i loro parenti. Ecco le frasi finali arrivano a ciel sereno, non dopo che il lettore ha curiosità di scoprire qualcosa, perché tu non hai instillato nessun dubbio. Pertanto il mio suggerimento, per quanto possa valere la mia opinione, potrebbe essere di inserire almeno un paio di frasi che inducano a pensare alcune delle seguenti cose:

 

- lei non ha stima e non vuole avere rapporti con il nonno a cui lui tanto tiene;

- lei porta dentro un segreto incoffessabile

- non è solo amore ciò che la lega a lui e glielo fa sopportare

-le famiglie si conoscono 

 

Talia 

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Ciao @Eudes non ho letto gli altri commenti, forse ti dico le stesse cose. Perché il finale? Un racconto così bello, così profondo, la musica e il silenzio, lei che lo ama e accetta le sue condizioni, lui che si occupa del nonno, la tragedia, la guerra, e poi? Il colpo di scena che, scusa, ma non si capisce un granché, messo alla fine poi, non è da brivido è da albero genealogico fatto di gradi di parentela che intrippano il cervello. 

D'accordo che stupratore non vuol dire genitore, ma il lettore un po' ci si pensa. E allora si fanno i calcoli con le età, le parentele e chissà, gli incesti?

Tutto molto bello tranne che nel finale, scusa la sincerità.

Ciao 

 

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14 ore fa, Eudes ha scritto:

Insomma, ho fatto una sorta di spin off di lui della sua vita da adulto.

Gli spin off sono degli ottimi modi per sviluppare i propri personaggi. Aiutano a chiarirsi le idee su come un personaggio è, su come ragiona, su cosa sente e su cosa desidera.

14 ore fa, Eudes ha scritto:

Forse pubblicherò altre cose tratte da quella storia. Ma non sto diventando prolifico. Sto riciclando idee del passato.

Non si tratta di riciclo, ma di  rielaborazione creativa ed è un'ottima cosa.

Comunque una volta hanno chiesto a un grande scrittore cosa facesse quando proprio le idee non gli venivano e lui ha risposto: "Copio me stesso" intendendo dire che esplorava personaggi e situazioni secondarie di storie precedenti creando qualcosa di nuovo.

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@Eudes ciao.

 

Il racconto mi stava piacendo, poi è arrivato il finale che in un primo momento ho trovato (sbagliando) fuori posto. Mi sembrava un colpo di scena non necessario, incompatibile con il resto della storia. Poi ho capito il legame tra lo stupro e il duplice omicidio, quindi tra il dolore di Mattia e il senso di colpa della narratrice. La famiglia di lei distrugge la famiglia di lui. Il nonno muto tanto amato da Mattia in realtà è uno stupratore. Mi sembra un'idea buona, peccato che ho fatto fatica a unire i puntini. Forse potresti insistere di più sul legame tra i due eventi: lo stupro arriva proprio alla fine e il lettore non ha tempo di collegarlo a tutto il resto. 

Cioè, lo fa (se ha voglia) come l'ho fatto io, ma solo dopo aver finito di leggere. Forse ci vorrebbe qualche indizio in più buttato in mezzo al testo, per suggerire al lettore che gli stai nascondendo qualcosa, che deve restare sveglio e prepararsi a una rivelazione risolutiva.

Poi magari sono tardo io.

 

Il racconto mi stava piacendo anche senza la storia della vendetta, pensa un po', ma questa se gestita bene può sicuramente portare il testo su un altro livello.

Quindi... bravo, ma se ti liberi del limiti degli 8000 caratteri può venire qualcosa di ancora più buono. 

Complimenti, ciao.

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@Eudes

 

Ciao Eud!

 

A me il racconto è piaciuto: bello e complimenti!

 

Non ho trovato nessun tipo di incongruenza nella storia, anzi la trama mi è molto piaciuta. Ottima la caratterizzazione del personaggio principale, Mattia, in questo suo amore per la musica, odio per il silenzio, in questo suo passato tragico e tormentato... da un punto di vista narrativo e stilistico, questa cosa del parlare inframezzando un mondo di conoscenze musicali è molto originale e accattivante. Poi, io amo la musica, quindi...

Ma sono altrettanto ottime anche le caratterizzazioni degli altri due personaggi, il nonno e la voce narrante, la compagna di Mattia.


Secondo me, hai scritto davvero un bel racconto... a livello di trama ce ne è da farci un romanzo... robba alla Shakespeare o alla Dostoevskij... condita in uno stile moderno e scene di sparatorie o vendette quasi da Bronx, o meglio di apparente stampo mafioso... insomma quello che voglio dirti è che di materiale ce ne hai in abbondanza... hai messo in campo due famiglie, tre generazioni, lutti, vendette, amore... cos'altro volere di più?

Ora, il tutto, sicuramente ci sta un po' stretto in 8.000 caratteri.

Come racconto autoconclusivo, dunque, va più che bene, ma resta la voglia, ora, di conoscere il resto, il seguito, i retroscena...

 

Secondo me potresti davvero farne un racconto lungo o un romanzo. L'impressione generale che ho avuto, è che questo potrebbe essere un ottimo primo capitolo, o ancor più un primo episodio di una serie televisiva. Se sviluppassi un seguito, svelando tutti i retroscena, i perché, lo stupro, la vendetta... oppure, immaginati solo che Mattia viene a scoprire che la sua compagna sapeva tutto... sai quanti conflitti potresti mettere in gioco? Da farne un super polpettone (in senso buono) e camparci di rendita (magari, eh!)!

Nel senso che per me, questo è un complimento: una storia del genere, potrebbe davvero essere assai appassionante, questo voglio dire seriamente.

 

Per quanto riguarda invece lo stile generale del racconto, qualcosa, secondo me si può limare... a partire dalle "d" eufoniche per concentrarsi un po' sui tempi verbali, che ogni tanto mi hanno fatto sobbalzare nel loro repentino salto dal passato (anche remoto o imperfetto) al presente... qualche minima ripetizione anche limerei...

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

La terra, il cielo e quel che sta in mezzo: cioè noi, avvolti da illusioni parallele e nessuna certezza. Le verità nascoste le cerco nella musica, unica consolazione di una vita di merda, la mia, partita con un giro stonato. Neanche sette mesi, i miei assassinati da ignoto. L’intro decisamente non è stato dei migliori .

 

Fino a che non spieghi la caratteristica di Mattia (mischiare la musica nei ragionamenti e nei discorsi) questo incipit risulta di primo acchito un po' "strano" e tutto molto concentrato, sincopato (ad esempio: "i miei assassinati da ignoto"). Tutto l'incipit l'ho riletto un paio di volte e l'ho capito solo continuando a leggere dopo.

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

con muscoli da far invidia ad un culturista

Eliminerei questa "d" eufonica.

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

e la regina Maria Antonietta fosse stata una rocker di quelle toste, come Marianne Faithfull, di talento come Jonis Joplin, o almeno brave come Sheryl Crow (virgola) forse sarebbe riuscita a concentrare la loro rabbia in un esplosione di energia rock.

Bella questa parte... inserirei una virgola a dividere principale e subordinata.

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

Per Mattia, ai tempi disperazione degli insegnanti e gran divertimento di noi studenti, la musica è tutto.

Qui, il presente del verbo mi ha stonato... il salto è troppo repentino dalla narrazione è dall'ambientazione al passato. Se vuoi ritornare al presente della narrazione, suggerirei un passaggio graduale: "è sempre stata tutto"... o simili.

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

Dire ad una ragazza di essere come la dea della Musica, equivaleva a farle il maggior complimento che lui fosse in grado di pensare. E sì, Mattia mi disse qualcosa del genere. Facciamo coppia da allora.

Qui, nuovamente una "d" eufonica e varierei la ripetizione del verbo "dire".

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

Gli unici posti che si riesce a frequentare insieme sono quelli rumorosi.

Il senso si comprende, ma grammaticalmente "insieme" non è collegato a nulla... il soggetto è singolare e non c'è complemento... "insieme a chi?" Alla sua compagna, agli amici, etc...?

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

Ha tutta l’aria di una vendetta, regolamento di conti lasciato in sospeso” si pronuncia la pula. I loro sforzi si fermano lì, il colpevole non verrà mai identificato. L’unico testimone presente, mio nonno, rimane talmente scioccato da perdere non solo il senno ma anche la parola. Gli zii lo sbattono in un ospizio, dove vive come un vegetale, non interagisce col mondo, le infermiere si sforzano di farlo mangiare invano finché decidono di applicare le maniere forti ed usare le flebo. Mio nonno le lascia fare, come lascia fare qualunque cosa a chiunque gli si avvicini, senza reagire. E senza parlare, muto dal giorno in cui suo figlio e sua nuora sono crepati davanti a lui.

Qui, molto riassuntivo della storia, avrei comunque inserito qualche particolare "musicale" tipico della caratterizzazione del personaggio.

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

Specie durante i weekend. Qualcuno potrebbe chiedermi perché non obblighi Mattia a concedermi qualche ora di tranquillità, specialmente in notti come queste, in cui ho la febbre e ne avrei bisogno.

Qui, "specie" e "specialmente" un po' si ripetono.

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

Polli di allevamento mandati a rosolare tra le bombe sembrano i soldati. Come i killer e li chiamano eroi. Ma per voi reduci dalla seconda guerra deve essere stato peggio. Mandati al macello e basta,

Qui varierei il verbo "mandare".

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

Quel giorno al nonno scappò una lacrima. Una sola. L’infermiera disse che non significava nulla, una reazione spontanea del corpo, non una speranza di guarigione. Mattia invece è convinto del contrario.

Qui, nuovamente, il presente temporale dà uno stacco molto forte... "è ancora convinto del contrario", "non ne è mai stato convinto"... o simili graduali passaggi.

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

di fronte ad un pubblico muto,

Anche qui, una "d" eufonica secondo me di troppo.

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

vorrei capisse che se ha voglia di uscire da quell’ospizio per godersi degli ultimi scampoli della sua vita fa ancora in tempo, qualcuno che lo accoglierebbe a braccia aperte c’è ancora.

Qui, tutta la consecutio temporum mi sembra un po' sballata... non so... la rivedrei.

Volendo, puoi evitare la ripetizione di "ancora". 

 

Il 7/7/2019 alle 23:48, Eudes ha scritto:

Perché so cosa è accaduto nel giorno.

Mi pare un refuso per "quel giorno".

 

Ciao Eud... di questo racconto fanne un romanzo bestseller e ricordati di me!

:D

 

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Spendo giusto due parole, visto che ormai è stato detto più o meno tutto.

Il racconto è scritto molto bene e condotto con maestria. Mi è piaciuta l'idea che ne è alla base e il personaggio di Mattia lo trovo molto ben caratterizzato - non ho notato, a contrario di altri, alcun tipo di incongruenza o problema in tal senso.

Per quanto riguarda il finale, ammetto che ha spiazzato anche me e non so fino a che punto sia efficace in un racconto autoconclusivo da 8000 caratteri. Probabilmente, viste le esigenze del contest, avresti fatto meglio a tagliare l'ultimo paragrafo e la parte degli screzi familiari e dello stupro e concludere con le riflessioni della ragazza che magari dichiara di amare Mattia, nonostante tutto. Ne sarebbe riuscito un gioiellino. 

Per come lo hai proposto, ho la sensazione che - e ho visto che anche il grande AndC è d'accordo -  sarebbe un perfetto primo capitolo per un romanzo, con cliffhanger finale che invoglia il lettore a proseguire nella lettura. 

Al netto di questo, per me rimane un bel racconto. Bravo :) .

Un saluto.

Modificato da Andrea28

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@Eudes e @Andrea28

 

15 minuti fa, Andrea28 ha scritto:

Per quanto riguarda il finale, ammetto che ha spiazzato anche me e non so fino a che punto sia efficace in un racconto autoconclusivo da 8000 caratteri. Probabilmente, viste le esigenze del contest, avresti fatto meglio a tagliare l'ultimo paragrafo e la parte degli screzi familiari e dello stupro e concludere con le riflessioni della ragazza che magari dichiara di amare Mattia, nonostante tutto. Ne sarebbe riuscito un gioiellino. 

Per come lo hai proposto, ho la sensazione che - e ho visto che anche il grande AndC è d'accordo -  sarebbe un perfetto primo capitolo per un romanzo, con cliffhanger finale che invoglia il lettore a proseguire nella lettura. 

 

 

Sì... volevo aggiungere solo questo... dato che questo finale appare "spiazzante" (a me sinceramente non ha dato questo effetto... mi è sembrato "normale", o meglio in linea con il racconto e non stonato; comunque giustificato in sé rispetto a quanto scritto nel finale stesso) e mi sembra di aver capito che il punto di "critica" principale sia conoscere come la compagna di Mattia abbia scoperto tutto il retroscena (io l'ho visto come qualcosa che può essere sviluppato in ulteriori capitoli, ma che non necessariamente deve essere spiegato in questo, nel senso che qualsiasi ipotesi faccia il lettore, potrebbero tutte essere plausibili... comunque non è secondo me aspetto rilevante per il focus della storia di questo racconto)... ecco, anziché tagliare, potresti secondo me aggiungere un particolare in merito che almeno accenni alla "spiegazione"... che so: mentre racconta, lei stringe in mano il diario della nonna dove confessa tutto... o simili idee, magari meno scontate... ciao!

 

 

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