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Sira

[FdI 2019-1 - Fuori concorso] Chloé, il germoglio

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Spoiler

Come @luca c. non avrei potuto partecipare al Contest nel modo che ritengo opportuno, ma dato che la voglia di esserci era tanta, ho seguito il suo esempio. Buon divertimento a tutti voi!

 

Commento

 

Mercoledì

 

Ci sono momenti in cui improvvisamente tutto diventa sopportabile, persino gli sputi di semolino sulla faccia e l’odore di vecchiaia che mi impregna la pelle.

«Coleeeee, dove sei, tesoro?»

Mina… Mina… la mia croce e la mia salvezza!

Quando mi chiama Cole, anziché Chloé, è un brutto segno: ora pronuncerà frasi senza senso e si arrabbierà perché non capisco cosa dice.

«Sono in bagno, signora Mina, cinque minuti e arrivo.»

Dicevo di quei momenti… da quando conosco Marco sono sempre più frequenti. Non provavo qualcosa che somigliasse alla vita da tanto tempo. Il giorno che arrivai in Italia, dalla Tanzania, mi sentii miracolata, sensazione che non scorderò mai, ma che durò un solo giorno. Avevo investito tutti i risparmi dei miei nonni per questo viaggio. Destinazione civiltà, lo chiamavano loro…

Avevano perso entrambi i miei genitori nell’agosto del ’98, dilaniati dalle bombe esplose davanti l’Ambasciata degli Stati Uniti di Dar es Salaam e, da allora, il loro unico scopo è stato quello di mantenere la promessa fatta a mia madre: tenermi lontano dai pericoli e aiutarmi a realizzare i miei sogni.

Era tutto organizzato: viaggio, lavoro e alloggio. Quando il giorno dopo l’arrivo scoprii di che lavoro si trattava, non ci pensai un istante a rifiutare. Non mi lasciarono molte chance, però: o facevo la puttana, o ero fuori dal giro. E così fu: persi il posto letto che mi avevano assegnato, e dovetti adattarmi a dormire e mangiare dove capitava.

 

Incontrai la signora Mina in un parco: lei cadde, io l’aiutai ad alzarsi e l’accompagnai a casa. Non ne uscii più.

Tre anni fa non aveva ancora l’Alzheimer e lavorare per lei, ventiquattro ore al giorno, era anche piacevole. Poi si aggravò, e tutto divenne più faticoso.

«Coleeeeee, dove sei e dove hai messo i miei denti?»

«Sono sempre in bagno, e mi sto occupando proprio dei suoi denti»

Il senso di repulsione che provo quando lavo la sua dentiera, credo che non passerà mai. Cerco di distrarmi e guardo le foto appese sulla parete di fronte: che bel sorriso aveva la signora, e che classe! Le ha dato tanto la vita, ma si è ripresa quasi tutto, soprattutto i suoi ricordi: la sua essenza. 

«Eccomi signora Mina…Che ne dice se mettiamo su un bel rossetto e andiamo al supermercato?»

«No, guardiamo la televisione.»

Dal momento in cui siede sul divano ha dieci minuti circa di autonomia, poi si poggia sulla mia spalla e inizia a ronfare. Poco male… io mi rilasso e scrivo pensieri. Amo chiamarli pensieri per un senso di rispetto verso la vera arte. Mina sì, che era una poetessa, e aveva un’empatia come pochi. Insistette molto affinché mi avvicinassi alla scrittura, sosteneva fosse terapeutica e, oggi, posso dire che aveva ragione.

Quando sono giù di tono scrivo, ed è più efficace di qualsiasi antidepressivo. Scrivo ovunque, di giorno e di notte.

Stanotte, però, sono certa che la passerò in bianco pensando a Marco e a domani sera. So poco di lui, è introverso e di poche parole. Se non avessi fatto io il primo passo, chiedendogli di uscire, non so se si sarebbe fatto avanti. 

 

Giovedì

 

L’appuntamento è alle venti, davanti allo stabilimento balneare “Battistini” di Ostia. D’inverno non c’è nessuno a quest’ora, essere soli di fronte al mare deve essere una sensazione unica.

Arrivo in anticipo e controllo capelli e trucco. Dallo specchietto vedo avanzare Marco con un'andatura strana. Mi volto e cerco i suoi occhi: ha lo sguardo nel vuoto, le pupille dilatate e parla come Mina.

«Clo’, finalmente!»

«Ma che hai, Marco, ti senti bene?»

«Benissimo, perché? Oggi ci divertiremo, vedrai…»

 Mi avvicina a lui prendendomi per i capelli e mi strattona verso la spiaggia. Inizio ad agitarmi.

«Credo sia meglio vederci un’altra volta.»

 «Eh no… adesso rimani qua. Lo so io quello che cerchi… e mo’ t’accontento subito.»

Inizia a palpeggiarmi, ho le sue mani sudate dappertutto. Mi stringe le mani attorno al collo, poi allenta la presa e mi fa distendere a terra. Ho le mani bloccate, la sabbia nella bocca. Cerco di divincolarmi, gli chiedo di fermarsi, ma più mi oppongo, più lui diventa violento. La sua pancia batte freneticamente sulla mia schiena e io rimango immobile, non faccio più resistenza. Non riesco a reagire, a pensare… spero solo che finisca presto.

 

Con naturalezza, si alza e si riveste.

Poco lontano dai suoi pantaloni, un foglio piegato, caduto dalle mie tasche. Incuriosito lo prende e, biascicando, inizia a leggere:

 

«Vorrei essere là

con gli occhi colmi di stelle

e l'anima intrisa di sole.

Io, te, il vento e

l'odore di sereno

che si sprigiona lento.»

 

Finito di leggere mi guarda con superiorità, si accende una sigaretta e dice:

«Mare di notte, era il titolo… voi in Tanzania sapete cos’è una poesia? Ecco, vedi Clo’… io  una ragazza così cerco, una romantica, non una come te. Tu vai bene per una scopata. Quelle come te vengono in Italia a cercare il pollo da spennare, ma con me caschi male.»

Lui parla, ma io sono altrove. Vorrei urlargli tutto il mio disprezzo, prenderlo a schiaffi, e invece gli tolgo la mia poesia dalle mani, mi ricompongo, e mi incammino verso la stazione ferroviaria.

 

Che strana sensazione… fuori è tutto uguale a qualche ora fa, mentre io…io non sono più la stessa.

Una macchina rallenta. «A cioccolatinooo… vuoi un passaggio?»

«Ho un nome, brutto stronzo, mi chiamo Chloé. Chloé, hai capito? E non salirei sulla tua auto neppure se avessi una pallottola nella coscia. Ho reso l’idea? Ora vai, va, e lasciami in pace.»

Cioccolatino…  che idiota! I miei erano così orgogliosi del mio nome. Erba tenera, germoglio... questo è il suo significato, ed è così che mi hanno sempre vista: un tenero germoglio.Commento

 

Cerco di nascondere le mie gambe, tirando giù la gonna rosa, comprata per l’occasione, e mi allontano da quel posto.

E mi allontano da me.
 

Venerdì

«Chloè, tesoro… che hai oggi? Non mi leggi la poesia che hai scritto ieri?»

«No, signora. Un giorno, forse…chissà!»

Modificato da Sira
Titolo incompleto

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@Sira racconto che ci trascina dentro una realtà attuale e odiosa. Descrizioni chiare, poche parole, e ogni personaggio raggiunge la propria tridimensionalità. Emergono contemporaneamente anche tante altre sfaccettature del mondo di un immigrato, lo sfruttamento al quale si sottrae non è sufficiente, e in un modo o in un altro non riesce ad uscire dal quel circolo vizioso che li vede sempre ad elemosinare lavoro, amore e rispetto. Il viaggio della speranza di Chloè che fin da subito diventato senza speranza alcuna.L'incontro con una persona generosa che l'accoglie ma che di contro oggi la incatena. Poi, ancora la speranza di un amore che invece...

Scritto molto bene, brava. A rileggerti. 

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11 ore fa, Sira ha scritto:

miei erano così orgogliosi del mio nome. Erba tenera, germoglio... questo è il suo significato, ed è così che mi hanno sempre vista: un tenero germoglio.

Sai che una delle mie figlie si chiama Chloe (senza accento però)? Proprio per questo motivo:D che scrivi tu nel racconto. Appunto per questo il titolo mi ha colpita e sono venuta a leggerti di corsa, cara @Sira.

 

Il tuo racconto è veramente bello! A parte che la scelta del nome della protagonista, mi è piaciuta la tematica e il modo incisivo con cui la affronti. Purtroppo non è così lontana dalla realtà di tante ragazze di colore che arrivano in Italia. Non so, a me tanti pregiudizi infastidiscono e mettono malinconia. Tu mostri un uomo ottuso che si approfitta di lei, però, nella mia esperienza, ho visto anche molte donne avere atteggiamenti sprezzanti verso ragazze immigrate. 

 

Mi è piaciuto tutto, ma vorrei farti un'osservazione: dato che la narrazione si svolge nel giro di pochi giorni e all'interno del primo giorno c'è il flashback che spiega il passato della protagonista, non ho trovato così funzionale alla trama la divisione in giorni della settimana. Con qualche piccolo accorgimento tale segmentazione poteva essere evitata. Tanto più che al lettore l'informazione non aggiunge niente a una trama che è già chiara nel suo svolgersi temporale. 

 

E un'altra piccola cosetta, ma piccola piccola. La poesia è carina, ma solo carina. Da una poetessa come te mi sarei aspettata una poesia "bomba" :D

 

Talia 

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@Adelaide J. Pellitteri

Grazie Adelaide, troppo buona! :rosa:

10 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

li vede sempre ad elemosinare lavoro, amore e rispetto

Vero,  c'è anche da dire che si adattano a fare dei lavori che pochi sono disposti a fare e che, nonostante ciò, vengono ritenuti responsabili della carenza di lavoro che c'è in Italia.

Sono contenta che tu abbia trovato piacevole la lettura.

Grazie ancora e a presto!

 

@Talia

9 ore fa, Talia ha scritto:

Sai che una delle mie figlie si chiama Chloe (senza accento però)? Proprio per questo motivo:D che scrivi tu nel racconto. Appunto per questo il titolo mi ha colpita e sono venuta a leggerti di corsa, cara @Sira.

Ma dai! Quando ho deciso di scrivere questo racconto sono andata a cercare i nomi possibili da utilizzare e i loro significati e, a parte Chloé, che ho trovato bellissimo, ne ho scoperti alcuni   con significati davvero curiosi.

9 ore fa, Talia ha scritto:

non ho trovato così funzionale alla trama la divisione in giorni della settimana. Con qualche piccolo accorgimento tale segmentazione poteva essere evitata. Tanto più che al lettore l'informazione non aggiunge niente a una trama che è già chiara nel suo svolgersi temporale. 

Mi piaceva l'idea di associare a ognuno dei tre giorni gli stati d'animo di Chloé. Da qui l'idea del venerdì con una risposta che dice più di tante parole, ma se questo non è emerso, sicuramente dovrò rivedere qualcosa.

10 ore fa, Talia ha scritto:

E un'altra piccola cosetta, ma piccola piccola. La poesia è carina, ma solo carina. Da una poetessa come te mi sarei aspettata una poesia "bomba" 

La verità? Non ho mai scritto prosa e questo è il mio sesto racconto.:fiuu: Ho preferito far scrivere la poesia a Chloé e concentrarmi là dove avevo più difficoltà. Le ho fatto anche dire:

21 ore fa, Sira ha scritto:

Poco male… io mi rilasso e scrivo pensieri. Amo chiamarli pensieri per un senso di rispetto verso la vera arte. Mina sì, che era una poetessa, :hihi:

Grazie Talia!

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Il 5/7/2019 alle 02:57, Sira ha scritto:
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Come @luca c. non avrei potuto partecipare al Contest nel modo che ritengo opportuno, ma dato che la voglia di esserci era tanta, ho seguito il suo esempio. Buon divertimento a tutti voi!

 

Uh! Quanto ti capisco! :) 

 

Quota

Mercoledì

 

Ci sono momenti in cui improvvisamente tutto diventa sopportabile, persino gli sputi di semolino sulla faccia e l’odore di vecchiaia che mi impregna la pelle.

Il semolino mi fa pensare allo svezzamento. Ma capisco come l'hai usato tu.  ;) 

L'odore di vecchiaia che ti impregna la pelle, detto così nell'incipit, mi fa pensare che la vecchia sia la voce narrante. 

Quota

Dicevo di quei momenti… da quando conosco Marco sono sempre più frequenti. Non provavo qualcosa che somigliasse alla vita da tanto tempo.

 Secondo me, dovresti trovare un gancio più forte per introdurre Marco.  :) 

 

Inizierei il paragrafo con la successiva.

Quota

 

Il giorno che arrivai in Italia, dalla Tanzania, mi sentii miracolata, sensazione che non scorderò mai, ma che durò un solo giorno. Avevo investito tutti i risparmi dei miei nonni per questo viaggio. Destinazione civiltà, lo chiamavano loro…

Arrivare lo usi poco prima, potesti trovare un altro verbo.

 

Quota

Era tutto organizzato: viaggio, lavoro e alloggio. Quando il giorno dopo l’arrivo scoprii di che lavoro si trattava, non ci pensai un istante a rifiutare. Non mi lasciarono molte chance, però: o facevo la puttana, o ero fuori dal giro. E così fu: persi il posto letto che mi avevano assegnato, e dovetti adattarmi a dormire e mangiare dove capitava.

Taglia. Non ti serve. Lo capisco. :) 

 

Quota

Incontrai la signora Mina in un parco: lei cadde, io l’aiutai ad alzarsi e l’accompagnai a casa. Non ne uscii più.

Tre anni fa non aveva ancora l’Alzheimer e lavorare per lei, ventiquattro ore al giorno, era anche piacevole. Poi si aggravò, e tutto divenne più faticoso.

Se l'aiuti ad alzarsi, è caduta. :) 

 

Quota

«Coleeeeee, dove sei e dove hai messo i miei denti?»

«Sono sempre in bagno, e mi sto occupando proprio dei suoi denti»

Il senso di repulsione che provo quando lavo la sua dentiera, credo che non passerà mai. Cerco di distrarmi e guardo le foto appese sulla parete di fronte: che bel sorriso aveva la signora, e che classe! Le ha dato tanto la vita, ma si è ripresa quasi tutto, soprattutto i suoi ricordi: la sua essenza. 

Direi: Le ha dato tanto la vita, ma si è ripresa tutto: i ricordi erano la sua essenza.

 

Quota

«Eccomi signora Mina…Che ne dice se mettiamo su un bel rossetto e andiamo al supermercato?»

«No, guardiamo la televisione.»

Dal momento in cui siede sul divano ha dieci minuti circa di autonomia, poi si poggia sulla mia spalla e inizia a ronfare sulla mia spalla.. Poco male… io mi rilasso e scrivo pensieri. Amo chiamarli pensieri così per un senso di rispetto verso la vera arte. Mina sì, che era una poetessa, e aveva un’empatia come pochi. Insistette molto affinché mi avvicinassi alla scrittura, sosteneva fosse terapeutica virgola (e,) oggi (,) posso dire che aveva ragione.

Quando sono giù di tono scrivo, ed è più efficace di qualsiasi antidepressivo. Scrivo ovunque, sempre. di giorno e di notte. (Eviteresti la ripetizione notte/stanotte)

Stanotte, però, sono certa che la passerò in bianco pensando a Marco e a domani sera. So poco di lui, è introverso e di poche parole. Se non avessi fatto io il primo passo, chiedendogli di uscire, non so se si sarebbe fatto avanti. 

 

Insistette: perché il Passato remoto? Ha insistito, credo.

Passare la notte in bianco lo trovo abusato. ;) 

Frase sottolineata: o l'uno, o l'atro. 

Musetta, ti sto spulciando, eh! Perché quando lo fai con la poesia, pochissima, che provo a scrivere, sei sempre sincera e mi fai capire molte, molte cose. Mi chiedo se scrivere prosa, per te, sia complicato come approcciare la poesia per me. Oppure se passi dall'una all'altra con più facilità rispetto a come non lo faccio io. Ma tu possiedi ritmo e musicalità, tu me le insegni.

Guarda questa frase:

So poco di lui, è introverso e di poche parole. Se non avessi fatto io il primo passo, chiedendogli di uscire, non so se si sarebbe fatto avanti. 

 

So che hai capito. :sss:

Quota

Giovedì

 

L’appuntamento è alle venti, davanti allo stabilimento balneare “Battistini” di Ostia. D’inverno non c’è nessuno a quest’ora, essere soli di fronte al mare deve essere una sensazione unica.

Riformulerei per evitare questa ripetizione.

 

Quota

Arrivo in anticipo e controllo capelli e trucco. Dallo specchietto vedo avanzare Marco con un'andatura strana. Mi volto e cerco i suoi occhi: ha lo sguardo nel vuoto, le pupille dilatate e parla come Mina.

Non so, non ha parlato ancora. Secondo me non può anticiparlo la voce narrante.

 

Quota

«Clo’, finalmente!»

«Ma che hai, Marco, ti senti bene

«Benissimo, perché? Oggi ci divertiremo, vedrai…»

 Mi avvicina a lui prendendomi per i capelli e mi strattona verso la spiaggia. Inizio ad agitarmi.

«Credo sia meglio vederci un’altra volta.»

 «Eh no… adesso rimani qua. Lo so io quello che cerchi… e mo’ t’accontento subito

Inizia a palpeggiarmi, ho le sue mani sudate dappertutto. Mi stringe le mani attorno al collo, poi allenta la presa e mi fa distendere a terra. Ho le mani bloccate, la sabbia nella bocca. Cerco di divincolarmi, gli chiedo di fermarsi, ma più mi oppongo, più lui diventa violento. La sua pancia batte freneticamente sulla mia schiena e io rimango immobile, non faccio più resistenza. Non riesco a reagire, a pensare… spero solo che finisca presto.

 

mi fa distendere: porta con sé consenso, mi obbliga a , mi  costringe a, mi stende a...

Non reagisco più... spero solo finisca presto   (Toglierei "non penso", perché se spera che finisca, lo sta pensando.

Quota

Con naturalezza, si alza e si riveste.

Poco lontano dai suoi pantaloni, un foglio piegato, caduto dalle mie tasche. Incuriosito lo prende e, biascicando, inizia a leggere:

 

Perché vicino ai suoi pantaloni? Dovresti, secondo me, dare al foglio l'intimità che merita. Lei come è vestita? Non o dici mentre la stupra. Troverei il modo di farle cadere lì il foglio, la lascerei guardarlo a terra, mentre viene violata nel corpo lei non può avvicinarsi neanche a quel pensiero, lei sa cosa c'è scritto. E si sentirà violata anche nell'initimità più profonda. Lascialo a terra vicino a lei, fallo cadere mentre la spoglia. Vestila, per poterla spogliare dopo.

Dai forza a questo passaggio, la chiave è la poesia. Ma deve vederlo solo lei il foglietto durante la violenza, che lui lo raccolga dopo sono d'accordo con te. :) 

Quota

«Vorrei essere là

con gli occhi colmi di stelle

e l'anima intrisa di sole.

Io, te, il vento e

l'odore di sereno

che si sprigiona lento.»

 

Finito di leggere mi guarda con superiorità, si accende una sigaretta e dice:

«Mare di notte, era èil titolo… voi in Tanzania sapete cos’è una poesia? Ecco, vedi Clo’… io  una ragazza così cerco, una romantica, non una come te. Tu vai bene per una scopata. Quelle come te vengono in Italia a cercare il pollo da spennare, ma con me caschi male.»

Lui parla, ma io sono altrove. Vorrei urlargli tutto il mio disprezzo, prenderlo a schiaffi, e invece gli tolgo la mia poesia dalle mani, mi ricompongo, e mi incammino verso la stazione ferroviaria.

 

Che strana sensazione… fuori è tutto uguale a qualche ora fa, mentre io…io non sono più la stessa.

Una macchina rallenta. «A cioccolatinooo… vuoi un passaggio?»

«Ho un nome, brutto stronzo, mi chiamo Chloé. Chloé, hai capito? E non salirei sulla tua auto neppure se avessi una pallottola nella coscia. Ho reso l’idea? Ora vai, va, e lasciami in pace.»

Cioccolatino…  che idiota! I miei erano così orgogliosi del mio nome. Significa Erba tenera, germoglio... questo è il suo significato, ed è così che mi hanno sempre vista: un tenero germoglio.  Commento

 

Cerco di nascondere le mie gambe, tirando giù la gonna rosa, comprata per l’occasione, e mi allontano da quel posto.

E mi allontano da me.
 

Questa scena io la vedo meglio in chiusura allo stupro. 

 

Quota

Venerdì

«Chloè, tesoro… che hai oggi? Non mi leggi la poesia che hai scritto ieri?»

«No, signora. Un giorno, forse…chissà!»

 

 

Rapido racconto, veloce e breve.

Brava cara Cardio, sono sempre contenta di leggere la tua prosa. :) 

 

Non capisco perché ti lasci andare a molti luoghi comuni del linguaggio, cliche che per te dovrebbero essere molto semplici da evitare. Nella tua poesia dipingi immagini sintetiche, asciutte, materiali. Il tuo lirismo ha una materialità tangibile, se lo alternassi nella prosa, sia nella ricerca di sintesi, sia nella ricerca di immagini, daresti vita a frasi meravigliose senza appesantirle di un lirismo che potrebbe risultare poco in equilibrio con la prosa. Questo è a mio avviso l'errore più grande quando si scrive alternandoli, non saper dosare la parte  lirica a scapito di quella narrativa. 

Ma tu questo problema non ce l'hai. Eppure, mi sembra che abbandoni totalmente una parte di te. Di cosa hai paura? Smileata non ci diventi mica, tu.

 

Prova a leggere il testo con i tagli fatti, prova a vestirlo di te: tu a me non mi puoi dire "notti in bianco" per dirmi che non dormi. Tu dentro hai miliardi di modi tuoi per dirmelo. Prova a sostituire le frasi fatte con le tue immagini. Non allontanare la tua parte poetica, uniscila in armonia ed equilibrio. Ripeto. dalla tua hai un grande vantaggio, una poesia di immagini schiette, che dicono tantissimo con meno parole possibili. 

Mi sembra tu abbia operato una scissione volontaria.

Aspetto altro, cardio bella e brava. Ma mettitici più dentro. Voglio te. :) 

:love3:<3

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@Rica Ma buonasera, tesssssssoro :love3:

Con questo tagli e cuci mi hai confezionato un altro abitino niente male… xD Già avevo avuto il piacere di testare le tue doti sartoriali, ma stavolta ho gradito di più.

Per quanto riguarda i tagli, a parte due o tre punti,  concordo su tutto. Stessa cosa per i suggerimenti. Di tutti, mi piace particolarmente quello che riguarda la lettera.

 

9 ore fa, Rica ha scritto:

Dovresti, secondo me, dare al foglio l'intimità che merita. Lei come è vestita? Non o dici mentre la stupra. Troverei il modo di farle cadere lì il foglio, la lascerei guardarlo a terra, mentre viene violata nel corpo lei non può avvicinarsi neanche a quel pensiero, lei sa cosa c'è scritto. E si sentirà violata anche nell'initimità più profonda.  <3Lascialo a terra vicino a lei, fallo cadere mentre la spoglia. Vestila, per poterla spogliare dopo.

Dai forza a questo passaggio, la chiave è la poesia. Ma deve vederlo solo lei il foglietto durante la violenza, che lui lo raccolga dopo sono d'accordo con te 

 

Ma veniamo alle note dolenti… molte frasi fatti e poco lirismo, dici. E hai perfettamente ragione.  Non l'ho cercato, né per scrivere il racconto, tantomeno per la poesia che ho lasciato scrivere a Chloé (pensieri, non poesie)

Il motivo è molto semplice e in parte ti sei già risposta da sola:

9 ore fa, Rica ha scritto:

Mi chiedo se scrivere prosa, per te, sia complicato come approcciare la poesia per me. Oppure se passi dall'una all'altra con più facilità rispetto a come non lo faccio io.

 

Per me lo è di più perché, pur avendo letto molto, ho scritto sempre e solo poesia e questo mi crea delle incertezze nella costruzione dei periodi. Provo a spiegarmi… l'utilizzo continuo di alcune figure retoriche e l'uso "anarchico" della punteggiatura, mi allontanano dalla costruzione di periodi grammaticalmente corretti.

In più, il passaggio dall'idea della storia, allo sviluppo della trama, non è cosa proprio semplice se non sei allenato.

9 ore fa, Rica ha scritto:

Eppure, mi sembra che abbandoni totalmente una parte di te. Di cosa hai paura? Smileata non ci diventi mica, tu.

 

9 ore fa, Rica ha scritto:

Mi sembra tu abbia operato una scissione volontaria.

No, volontaria no, però credo che prima di rilassarmi e cercare di migliorare l'aspetto che giustamente mi fai notare, devo necessariamente acquisire una "tranquillità" di base, che ritengo di non avere ancora. Se dopo la revisione che hai fatto, riprendessi in mano il racconto, probabilmente ne uscirebbe fuori qualcosa di qualitativamente migliore, ma questo perché ciò che mi creava ansia, in parte è venuto meno, grazie al tuo intervento.

 

Grazie tesoro! Di tutto. <3

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9 ore fa, Sira ha scritto:

Con questo tagli e cuci mi hai confezionato un altro abitino niente male… xD Già avevo avuto il piacere di testare le tue doti sartoriali, ma stavolta ho gradito di più.

 

Sono tremenda, eh! :evvai:

 

9 ore fa, Sira ha scritto:

Per me lo è di più perché, pur avendo letto molto, ho scritto sempre e solo poesia e questo mi crea delle incertezze nella costruzione dei periodi. Provo a spiegarmi… l'utilizzo continuo di alcune figure retoriche e l'uso "anarchico" della punteggiatura, mi allontanano dalla costruzione di periodi grammaticalmente corretti.

In più, il passaggio dall'idea della storia, allo sviluppo della trama, non è cosa proprio semplice se non sei allenato.

 

Io immagino sia un passaggio difficile da gestire, per me lo è, ma io non arrivo in poesia ai tuoi livelli di prosa. :) 

Sì. E questo si nota nella costruzione dei periodi. Come se non ti abbandonassi ad essi, a ne seguissi la forma. E a volte il risultato appare un po' ingessato. Per questo, credo, dovresti provare con maggiore schiettezza e meno attenzione formale. Perché potresti mettere molto di te lasciandoti andare a un sentire. Però io o capisco bene che non è semplice, proprio per quello che dici tu.

 

9 ore fa, Sira ha scritto:

No, volontaria no, però credo che prima di rilassarmi e cercare di migliorare l'aspetto che giustamente mi fai notare, devo necessariamente acquisire una "tranquillità" di base, che ritengo di non avere ancora.

 

Sì. Esatto. :) 

Grazie a te, cara cardio! <3:flower:

 

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23 ore fa, Rica ha scritto:

 

Io immagino sia un passaggio difficile da gestire, per me lo è, ma io non arrivo in poesia ai tuoi livelli di prosa. :) 

 

 

Non sono proprio d’accordo @Rica. Innanzitutto perché nei tuoi racconti c’è molta poesia, e poi perché nella poesia hai una libertà di espressione che non hai nella prosa. 

Sai cosa mi è venuto in mente mentre ti rispondevo? Sei più bella tu, no... no, sei più bella tu. :asd:

Ma che fine ha fatto cucciolo @Rewind?

Da quando sono tornata non mi è sembrato di leggere niente di suo...

Buona giornata, tesoro :love3:

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Se le vedessi librare
lambire le tue mani e
silenti
posarsi come foglie
all’autunno arrese,
dei tuoi palmi
faresti conchiglie.


Ma afono è lo sguardo
e flebile, ormai, il canto.

 

Dimmi,

ti stupiresti ora

se il vento si ammutisse?

 

 

Guarda. So che il tuo testo poetico si riferisce ad altro, ma vorrei farti vedere quello che intendevo. 

 

«Lo so io quello che cerchi… e mo’ t’accontento subito.»

Inizia a palpeggiarmi. Mi stringe le mani attorno al collo, poi allenta la presa e mi stende a terra. Ho le mani bloccate, la sabbia nella bocca. Cerco di divincolarmi, gli chiedo di fermarsi, ma più mi oppongo più lui diventa violento. La pancia batte freneticamente sulla mia schiena e io rimango immobile, non faccio più resistenza. Non reagisco… spero solo che finisca presto.

 

Immaginavo le sue mani posarsi su di me con la leggerezza delle foglie arrese all'autunno, avremmo potuto raccogliere conchiglie oggi, danzare e cantare. Invece, si è ammutito anche il vento.

 

Sono parole tue. ;) 

Il 9/7/2019 alle 10:21, Sira ha scritto:

Sai cosa mi è venuto in mente mentre ti rispondevo? Sei più bella tu, no... no, sei più bella tu. :asd:

 

xD

Sei più bella tu. Sicuro. 

Eh! Mica lo so! 

<3

 

 

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@Rica Sai che ero convinta che il tuo post fosse sotto la mia poesia? :facepalm: Solo quando non l'ho trovato più ho capito di aver fatto una "Sirata" :asd:

Allora, io ho capito benissimo cosa intendi, tesoro, ma è come chiedere a chi non sa camminare di cominciare a farlo ballando. 

Tu, però, non perdermi d'occhio, eh...

Abbraccio <3

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