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Alba360

[FdI 2019-1] Morte sul palcoscenico

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Il 30/6/2019 alle 22:19, Alba360 ha scritto:

Non è la vita a lasciarci, siamo noi che ce ne andiamo e quando succede non riusciamo ad accettare il cambiamento.

Ho seppellito me stessa dieci anni fa e il dolore non mi abbandona. 

Il primo periodo dell'incipit è molto chiaro, ma trovo che potrebbe essere migliorato. Non ho riflettuto sul "come" (non ho neanche visto se qualcuno ti ha sollevato il "problema"), ma a me è sembrato (perdonami) una frase un po' troppo ad effetto, retorica e anche un po' povera di condivisibilità. Insomma: personalmente mi disorienta (cosa che in un incipit potrebbe essere molto positiva), ma non mi stimola particolarmente.

 

Dal punto di vista dei contenuti del racconto trovo anche che il secondo periodo avrebbe più coerenza con un avversativo:

Ho seppellito me stessa dieci anni fa, ma il dolore non mi abbandona. 

Dato che, si scoprirà solo alla fine, il dolore della voce narrante è per la sorella (spoilero tranquillamente, tanto chi arriva a leggere fin qui avrà sicuramente già letto il racconto :asd: ), penso che l'avversativo contribuirebbe ad aumentare la curiosità nel lettore. Quel "ma" crea subito una chiara anomalia, un elemento di rottura  che non è solo constatazione (cosa che la "e" di congiunzione fa passare) è anche un dire "le cose non sono andate come prevedevo".

 

Il 30/6/2019 alle 22:19, Alba360 ha scritto:

Non saprei  dire bene il momento esatto in cui ho cominciato a provare pena per Lei, ma ricordo esattamente il giorno e l’ora in cui mi è morta dentro e ho cominciato a piangere la persona che sono stata da zero a quarantotto anni. 

Inizia a parlare di sé in terza persona: coerente. Marca un distacco netto e irrevocabile, si conferma una chiara problematicità la cui tensione sale fino all'introduzione della sorella Anna, per poi crescere, con minore intensità ma sempre in modo evidente, nella descrizione della commedia della sua vita da comparsa che non può e non deve fare ombra alla protagonista.

Fino a quando si crea il vero punto di rottura:

Il 30/6/2019 alle 22:19, Alba360 ha scritto:

Nel mezzo di uno dei suoi sottili arzigogoli, Anna pronunciò il nome della mia primogenita, sottinteso c’era tutto il disprezzo e l’odio per me e la  mia esistenza.

I discorsi divagarono su altri argomenti, ma ormai io stavo scivolando verso una nuova consapevolezza. Annegavo nella melma scura e appiccicosa delle parole di mia sorella mentre avvertivo che il bersaglio da annientare erano adesso le mie ragazze, il confronto da sostenere,  la commedia da recitare, non era più per lei stessa, esisteva già nella sua mente, un nuovo soggetto da mettere in scena per porre sotto i riflettori la sua unica figlia. 

che poi scioglie in un finale amarissimo e chiaramente esplicativo, nel quale si svela completamente il senso dell'incipit (caratteristica importante di un racconto correttamente costruito).

 

Veniamo alla poesia:

Il 30/6/2019 alle 22:19, Alba360 ha scritto:

Anna

Nella speranza vana

Che le mie parole le piglino il vento

Che per  qualche magia tu possa sentirle

Ascolta

Le parole che non ti ho mai detto

Le frasi che non so nascondere

Non c’e più un posto segreto nel mio cuore

Hai sparso acido e hai ricevuto oro

Contavi  i sassi nelle scarpe

e non vedevi le stelle brillarti intorno  

Hai avuto ogni cosa ma non ti bastava

Hai avuto il mio affetto ma non t’importava

Fin qui tutto molto bene: percepisco un ritmo lento e cadanzato, un po' da nenia dolorosa, ma niente affatto patetica.

Poi su

Il 30/6/2019 alle 22:19, Alba360 ha scritto:

Non le mie figlie!

Sentirei il bisogno di uno stacco. Non inteso come nuova strofa (nel senso che non è uno spazio tipografico a mancarmi, bensi un verso che chiuda la prima parte).

 

L'ultimo verso lo volgerei in:

 

Non ero io

quella che di più

soffriva.

 

A chiudere nel tormento di lei per Anna. L'iperbato consente di sottolineare la sofferenza, che è stata comune e centrale nella vita di entrambe, anche se non condivisa e, anzi, vissuta in completo isolamento affettivo reciproco.

 

Un racconto che ho apprezzato. Stilisticamente, per i miei gusti, soffrirebbe di una retorica un tantino forzata, ma, in questo caso particolare, il richiamo al palcoscenico nel titolo e durante tutta la conduzione del racconto, mi consentono senz'altro di apprezzarne la prosa elevata.

 

A rileggerti.

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Ciao @Alba360, ho trovato interessante l'idea di centrare il racconto su un rapporto problematico tra sorelle (o più precisamente da parte di una verso l'altra), con la storia raccontata dalla protagonista per poi chiudere in maniera ovvia (perché richiesto dal contest, sia chiaro) con la morte dell'altra. La scrittura è buona, anche se sinceramente ci sono un po' di frasi cliché e forse troppo abusate che ti consiglierei di eliminare per trovare un "graffio" più personale. Forse qui secondo me c'è il piccolo difetto di questo racconto (e nel fatto che i monologhi fanno un po' effetto cronaca se non si trova proprio la perfezione stilistica oppure un punto di vista molto particolare).

Semplice e bella la poesia di chiusura.

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Il 30/6/2019 alle 22:19, Alba360 ha scritto:

sorella minorata.

bello!

 

Ci sono un po’ di refusi che hanno già fatto notare, qualche spazio di troppo e qualche virgola mancante.

 

Non è tutto chiarissimo, ma ci può stare. Intrigante il rapporto conflittuale tra le due sorelle e bella l’idea di sovrapporre due piani di lutto: uno per la propria vita non vissuta a pieno, l’altro per la (presunta) causa di tale mancanza. 

 

 

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I temi trattati li ho sentiti molto vicini. Piaciuto :sss:

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Il 5/7/2019 alle 00:35, H3c70r ha scritto:

se si fosse concluso con la "fine della mascherata"

Non poteva restare vicino alla famiglia e smettere la recita. Anna è e rimane una persona capace di qualsiasi bassezza. la sorella minore non sa combattere, non vuole combattere.

non concepisce i dispetti, le calunnie, l'invidia, ecc. Quindi si allontana per proteggere le sue figlie. Capisco che il carattere e le emozioni di lei non vengono fuori del tutto. Ci sarebbe dell'altro da raccontare, parti psicologiche, introspettive della due sorelle. Più leggo i vostri commenti e più mi viene voglia di farne almeno un racconto lungo.

Ti ringrazio moltissimo @H3c70r per il commento.

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Il 12/7/2019 alle 12:08, queffe ha scritto:

Quel "ma" crea subito una chiara anomalia, un elemento di rottura  che non è solo constatazione (cosa che la "e" di congiunzione fa passare) è anche un dire "le cose non sono andate come prevedevo".

Qualcosa di così sottile, un dettaglio minimo ma così perfetto. Quante volte avrei dovuto rileggerlo per cogliere la differenza che fa il tuo suggerimento?

Da qui: ecco a cosa servono l'officina, i contest, i commenti belli belli come il tuo e quelli dello Stregone, (io non lo taggo mai perché lo temo) il confronto e quel pochino di agonismo che lega tutta sta roba che io adoro<3

 

Grazie @queffe ho gradito molto ogni parola.

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