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Sira

Parole perdute

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Commento

 

Se le vedessi librare
lambire le tue mani e
silenti
posarsi come foglie
all’autunno arrese,
dei tuoi palmi
faresti conchiglie.


Ma afono è lo sguardo
e flebile, ormai, il canto.

 

Dimmi,

ti stupiresti ora

se il vento si ammutisse?

 

 


 

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@Sira :rosa:

 

9 minuti fa, Sira ha scritto:

e flebile, ormai, il canto.

Ecco un canto che non perde mai la sua ispirazione. Il tuo. :)

 

La trovo una poesia con una vivace giocosità, di una musicalità dinamica. Quasi una danza delle parole.

13 minuti fa, Sira ha scritto:

Se le vedessi librare
lambire
le tue mani e
silenti

A una prima lettura può rendere un effetto cacofonico. Però nel prosieguo acquista un valore musicale nell'equilibrio della strofa. Le due parole evidenziate, separate dall'inarcatura ma senza pause di punteggiatura si chiamano e si respingono, producendo una lieve sofferenza nella lettura. Ho avuto l'impressione che questo sforzo faccia perdere un equilibrio ritmico ma allo stesso tempo accenda degli elementi allofoni nei due segmenti successivi della strofa. L'effetto che si ottiene è quello di un'oscillazione sonora, come due onde:

21 minuti fa, Sira ha scritto:

posarsi come foglie
all’autunno arrese,


dei tuoi palmi
faresti conchiglie.

Due sonorità simili che incorniciano i due momenti, come innescati dall'irruenza di quel passaggio iniziale.

Mi sembra che questo equilibrio regga la regola di questa strofa.

 

26 minuti fa, Sira ha scritto:

Ma afono è lo sguardo
e flebile, ormai, il canto.

Interessante e doppiamente significativo che la scelta cada su questo aggettivo; dopo una strofa ricca di stimoli sonori.

 

29 minuti fa, Sira ha scritto:

Dimmi,

ti stupiresti ora

se il vento si ammutisse?

Efficace la chiusa che cambia punto di vista e riferimenti sensoriali. Anche il fatto di chiamare in causa il lettore con una domanda produce una stretta tra la sua elaborazione dei versi precedenti e la necessità di una risposta.

Ho qualche dubbio sull'ultima parola. Abbiamo anche qui un gioco con l'uso della doppia "M", ma avverto nell'ultimo verso una sofferenza. Non so dirti se è un'impressione, che magari svanisce tornando a leggerla o qualcosa di più fondato.

 

A parte questo dettaglio è una poesia che ho sentito subito, di quelle in cui avverti subito una sintonia istintiva. Per questo mi è piaciuta molto è ho voluto commentarla subito.

 

A presto. :)

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Buongiorno carissimo @Anglares:rosa:

18 ore fa, Anglares ha scritto:

A parte questo dettaglio è una poesia che ho sentito subito, di quelle in cui avverti subito una sintonia istintiva. Per questo mi è piaciuta molto è ho voluto commentarla subito.

Ne sono felice…:saltello: di solito, infatti, prima di commentare, lasci decantare il testo. In questo caso sei stato :super:

18 ore fa, Anglares ha scritto:

Ho qualche dubbio sull'ultima parola. Abbiamo anche qui un gioco con l'uso della doppia "M", ma avverto nell'ultimo verso una sofferenza. Non so dirti se è un'impressione, che magari svanisce tornando a leggerla o qualcosa di più fondato.

Il verbo ammutire l'ho scelto tra altri più morbidi (zittire, tacere…) proprio per rompere quell'armonia che ho cercato di creare in precedenza. La domanda vuole prospettare una situazione limite di isolamento e rottura. Però capisco che possa creare nel lettore quella sofferenza a cui accenni, perché il senso è solo nella mia testa :asd:

 

Grazie di cuore

 

 

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Buonasera(o sarebbe meglio dire buonanotte @Sira
Mi è piaciuta davvero molto questa lirica. Innanzitutto mi ha colpito molto la forza ritmica: a me in un certo senso(credo sia una suggestione mia molto personale) rimanda a certe composizioni jazz. In particolare gli ultimi 2 versi, con l'allitterazione della lettera s mi sono piaciuto davvero molto a livello sonoro. 
Dal punto di vista del significato do un interpretazione molto personale(che potrebbe non essere corretta): sembra quasi ci sia una sorta di rancore, un risentimento, tuttavia non espresso in maniera aggressiva. Forse uno stato di passaggio tra il rancore e la rassegnazione. In particolare mi hanno molto suggestionato gli ultimi 2 versi della prima strofa sotto questo punto di vista. Correggimi ovviamente se sbaglio.
Buonanotte ancora :).

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Molto bella @Sira questa tua poesia. Ognuno può trovarci il suo senso perchè lascia al lettore più di una possibile interpretazione. Io comunque vi trovo una certa amarezza di fondo come se il protagonista della poesia avesse preso delle scelte rivelatesi poi errate e adesso non possa più rivederle, forse perchè ormai è passato troppo tempo per poter cambiare le cose. Mi è piaciuta molto la ritmica e anche la tua consueta asciuttezza. Non usi mai parole in eccesso e questa, secondo me, è una grande qualità in poesia. Come altri prima di me trovo l'uso del verbo ammutisse poco adatto alla delicatezza del tuo componimento, ma ovviamente questa è solo una mia opinione personale e non te lo dico per voler fare il "maestrino", ma solo per renderti manifesto il mio pensiero sperando di farti cosa gradita. Ovviamente sei libera di non tenerne conto anchè perchè chi sono io per poter darti consigli.

Ti voglio anche dire che l'utima strofa

Dimmi,

ti stupiresti ora

 se il vento si ammutisse?

effettivamente si discosta rispetto al resto del componimento, forse anche come senso. Come se potesse succedere al protagonista qualcosa di imprevedibile. Ma sinceramente ho qualche difficoltà a comprendere fino in fondo l'ultima parte  e quindi è anche per questo che ho qualche problema con ammutire. Ammetto i miei limiti.

Cari saluti,

 

Intes

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Il 27/6/2019 alle 21:25, Sira ha scritto:

Dimmi,

ti stupiresti ora

se il vento si ammutisse?

Splendida immagine che rende bene l'effetto temporale del silenzio che sopraggiunge quando il parlare diviene inutile perché inascoltato. Perfino il vento e la natura potrebbero divenire afoni e non ci sorprenderebbe. Ben descritto il movimento discendente dalla prima all'ultima strofa: parole non raccolte come dovrebbero e che cadono in terra. 

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Il 29/6/2019 alle 01:37, Lmtb99 ha scritto:


Dal punto di vista del significato do un interpretazione molto personale(che potrebbe non essere corretta): sembra quasi ci sia una sorta di rancore, un risentimento, tuttavia non espresso in maniera aggressiva. Forse uno stato di passaggio tra il rancore e la rassegnazione. In particolare mi hanno molto suggestionato gli ultimi 2 versi della prima strofa sotto questo punto di vista. Correggimi ovviamente se sbaglio.
 

 

Il 29/6/2019 alle 20:45, INTES MK-69 ha scritto:

Come se potesse succedere al protagonista qualcosa di imprevedibile. Ma sinceramente ho qualche difficoltà a comprendere fino in fondo l'ultima parte  e quindi è anche per questo che ho qualche problema con ammutire. Ammetto i miei limiti.

 

6 ore fa, ACart ha scritto:

Splendida immagine che rende bene l'effetto temporale del silenzio che sopraggiunge quando il parlare diviene inutile perché inascoltato. Perfino il vento e la natura potrebbero divenire afoni e non ci sorprenderebbe. Ben descritto il movimento discendente dalla prima all'ultima strofa: parole non raccolte come dovrebbero e che cadono in terra. 

 

 

Buonasera @Lmtb99@INTES MK-69@ACart, ho evidenziato una parte dei vostri commenti, che ha in comune l'interpretazione del testo, per unificare la risposta ed evitare di ripetermi ammorbando il lettore. :lol:

@Lmtb99,  la parte che subisce l'amore distratto, quella che resta inascoltata, può rassegnarsi e non avere più niente da dire, certo… ma quello che ho cercato di "fotografare"

è il momento che precede tutto questo. Ci sono due persone che si amano, ma che rischiano di allontanarsi perché una di loro è concentrata altrove, e non cura il rapporto come l'altra.

 

Il 27/6/2019 alle 21:25, Sira ha scritto:

Ma afono è lo sguardo (di chi non sa più ascoltare)
e flebile, ormai, il canto. (di chi rimane inascoltato)

 

La voce fuori campo gli chiede:

 

Il 27/6/2019 alle 21:25, Sira ha scritto:

Dimmi,

ti stupiresti ora

se il vento si ammutisse?

 

Se disperdere le parole al vento, togliesse definitivamente la voglia di comunicare, proveresti stupore? 

 

Sono molto contenta che abbiate trovato gradevole la lettura e vi ringrazio di cuore per essere passati e aver voluto lasciare un commento.

A presto! :rosa:

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@Siranon frequento quasi mai questa sezione, ma non potevo non ricambiare la gentilezza. La poesia ha il dovere (se non l'obbligo) di far distaccare il lettore da terra almeno di un palmo, ed è proprio questa capacità di ascensione, per me, a determinare il vero valore. La sensibilità di ognuno trova e aggancia le parole chiave affinché ciò avvenga. In questi pochi versi esiste questo trasporto che mi distacca dalla realtà, mi spinge alla sensazione, mi invoglia a cercare il sentimento dentro le parole. A me (per quanto possa sembrare abusata) la parola conchiglia ha suggerito molte cose. Una mano a conchiglia può contenere un tesoro, reca in sé l'abbraccio, raffigura la culla di un'esistenza, il porto sicuro perfino per un uccellino. In contrapposizione c'è il silenzio finale, dubitativo, ma possibile. il "se" non lo esclude, anzi lo mette in conto. Nella lettura completa ho avvertito una sorta di amarezza lieve e nostalgica, e ne ho avuto conferma leggendo i commenti.

Bella poesia, complimenti

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Grazie @Adelaide J. Pellitteri, sono felice che ti sia piaciuta!

Il 10/7/2019 alle 09:30, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

A me (per quanto possa sembrare abusata) la parola conchiglia ha suggerito molte cose.

Ho pensato anch'io che fosse una parola abusata, ma era anche quella che rappresentava meglio ciò che volevo comunicare. La conchiglia accoglie e protegge animali dal corpo molle, proprio come farebbero quelle mani se si accorgessero della fragilità delle parole.

Il 10/7/2019 alle 09:30, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

In contrapposizione c'è il silenzio finale, dubitativo, ma possibile. il "se" non lo esclude, anzi lo mette in conto

Sì, è proprio questo il senso.

Il 10/7/2019 alle 09:30, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

non frequento quasi mai questa sezione

Spero che la frequenterai più spesso, mi farebbe davvero piacere.

Un abbraccio

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@Sira ciao. 

Il 27/6/2019 alle 21:25, Sira ha scritto:

Se le vedessi librare
lambire le tue mani e
silenti
posarsi come foglie
all’autunno arrese,
dei tuoi palmi
faresti conchiglie

 

 

Trovo meno apprezzabile questa tua poesia rispetto alle punte del silenzio (anche se parole perdute rimane un'ottima poesia, diciamo però come componimento minore). 

 

Il problema, non nego, è mio. Mi ricordi un po' De Chirico e, se devo essere sincero, non ho mai apprezzato totalmente la sua pittura (per ragioni lunghe con le quali non sto qui a tediarti).  

 

Mentre nelle punte del silenzio il tuo stile poetico si prende carico di una "oscura potenza misteriosa" (sempre collegata al lavoro poetico e del suo rapporto con il mondo circostante), qui le immagini, talune molto apprezzabili come l'analogia fra parole-foglie che cadono nelle conchiglie, si fanno eteree, flebili (consapevolmente). In tutto questo c'è grande lavoro, apprezzabile. Molto coerente anche il tuo stile metrico, spezzato (che, come ben sai, apprezzo utilizzare anche nelle mie poesie), che è volano della tua intimità fragile, frammentaria, che si rifrange anche nella tua poesia con immagini evocative molto moderne e estremamente piacevoli. Questa poesia, nonostante sia un'ottima poesia, la trovo meno efficace, però, della precedente da me commentata "sulle punte del silenzio". Poi, forse è un refuso o forse una scelta che non ho ben compreso (e sinceramente, in tale caso, non ho apprezzato) è il mancato utilizzo della punteggiatura nell'intro, ma magari è una scelta ben precisa che, ripeto, personalmente non ho apprezzato. La prima strofa è apprezzabile ma poco vorticosa, un'eccellente immagine pittorica che però non mi ha sfiorato (ripeto, è un mio problema). 

Il 27/6/2019 alle 21:25, Sira ha scritto:

Ma afono è lo sguardo
e flebile, ormai, il canto.

 

Dimmi,

ti stupiresti ora

se il vento si ammutisse?

 

Qui, la chiusa si ricollega alla strofa principale e all'intro che evoca nuovamente la caduta di queste parole perdute/foglie causata dal vento (presuppongo poetico). Si può notare, in queste due piccole strofe, la stanchezza, forse ancora una volta l'abbandono, la rassegnazione, di utilizzare le tue parole che vengono sempre sprecate (parole d'amore che non vengono percepite? Parole incomprese, di una poetessa che parla con amore ad un uomo/donna ma che non viene ascoltata?). Si nota la stanchezza di dare poesia ad una persona che forse non la merita o, se non persona, qualcosa che non ascolta (fosse anch'essa una figura astratta). Il tuo vento si ammutolirà, il tuo fiato si ammutolirà? Poesia gradevole e ben congegnata, senza ombra di dubbio. Nonostante ciò non l'ho apprezzata come la tua precedente in quanto qui l'ermetica astrazione ha molta meno potenza rispetto all'argomento trattato nele punte del silenzio. Sempre un piacere leggerti. A presto. 

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Il 27/6/2019 alle 21:25, Sira ha scritto:

Ma afono è lo sguardo
e flebile, ormai, il canto.

Hai usato un aggettivo sul suono riferendolo alla vista

dovresti usare un aggettivo con la stessa contrapposizione riferita al canto (al suono).

 

Il 27/6/2019 alle 21:25, Sira ha scritto:

Dimmi,

ti stupiresti ora

se il vento si ammutisse?

Anche in questa strofa scompare il suono.

 

Se questo era il senso della poesia torna corretto anche l'uso dei due aggettivi di cui sopra e resta, con immaginifica forza, la presenza di parole che cadono come foglie morte, mute, ma da conservare in attesa che l'autunno di questa decadenza o di questa "caduta" passi.

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@Sira"Se le vedessi librare": se vedessi librare cosa? Qual è l'oggetto del vedere? Il canto flebile viene paragonato al vento, che arriva addirittura a perdere la sua voce, ma come fa uno sguardo ad essere "afono"? Si parte da un'idea interessante, ma lo sviluppo sembra sconclusionato

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Ciao a tutti!
Mi scuso per aver risposto solo ora, ma ero impegnata a commentare i racconti del Contest di Ferragosto...

 

@Stefano Verrengia

Ripeti per tre volte che probabilmente è un tuo problema, ma io non lo definirei un problema...

Credo sia normale che ad alcune poesie si riesca a dare un senso e che lo stesso possa coinvolgerci emotivamente, come è normale non provare nessuna vibrazione per altre, nonostante se ne apprezzino alcuni aspetti.

Il 27/7/2019 alle 12:46, Stefano Verrengia ha scritto:

Poi, forse è un refuso o forse una scelta che non ho ben compreso (e sinceramente, in tale caso, non ho apprezzato) è il mancato utilizzo della punteggiatura nell'intro, ma magari è una scelta ben precisa che, ripeto, personalmente non ho apprezzato. La prima strofa è apprezzabile ma poco vorticosa, un'eccellente immagine pittorica che però non mi ha sfiorato (ripeto, è un mio problema). 

Utilizzo molto poco nelle poesie la punteggiatura, preferisco andare a capo quando la pausa che voglio dare è breve. Quando, invece, la pausa è più lunga, preferisco inserisco la virgola. 

 

Il 27/7/2019 alle 12:46, Stefano Verrengia ha scritto:

Si può notare, in queste due piccole strofe, la stanchezza, forse ancora una volta l'abbandono, la rassegnazione, di utilizzare le tue parole che vengono sempre sprecate (parole d'amore che non vengono percepite? Parole incomprese, di una poetessa che parla con amore ad un uomo/donna ma che non viene ascoltata?). Si nota la stanchezza di dare poesia ad una persona che forse non la merita o, se non persona, qualcosa che non ascolta (fosse anch'essa una figura astratta). Il tuo vento si ammutolirà, il tuo fiato si ammutolirà?

 

Se ti interessa, nella risposta data a Intesmk-69, Acart e Lmtb99 ho cercato di spiegare il senso dei versi.

Mi fa sempre piacere ricevere i tuoi commenti.

Grazie del passaggio.

 

@AzarRudif

Il 28/7/2019 alle 23:06, AzarRudif ha scritto:

Se questo era il senso della poesia torna corretto anche l'uso dei due aggettivi di cui sopra e resta, con immaginifica forza, la presenza di parole che cadono come foglie morte, mute, ma da conservare in attesa che l'autunno di questa decadenza o di questa "caduta" passi

Sì, il senso era questo, ma non è certo che la "caduta" passi…  l'incomunicabilità può portare talmente lontano e in tanti posti diversi, che non sempre è facile ritrovare la strada del ritorno.:)

Grazie per essere passato.

 

@Milamorrison27

2 ore fa, Milamorrison27 ha scritto:

Se le vedessi librare": se vedessi librare cosa? Qual è l'oggetto del vedere?

L'oggetto è nel titolo.

2 ore fa, Milamorrison27 ha scritto:

ma come fa uno sguardo ad essere "afono"

Le metafore sinestetiche prevedono l'accostamento di due parole appartenenti a due sfere sensoriali diverse. In questo caso la vista e l'udito.

Prova a rileggerla in quest'ottica.

Grazie del passaggio

Modificato da Sira

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ciao@Siriaquello che mi ha colpito prima di tutto sono le parole così ben armonizzate e delicate, poetiche appunto, che certo hanno il suono dolce dell'amore e in cui si percepisce invece - e ci si addolora - la voce dell'autrice che è un suono struggente e malinconico come la voce di un violoncello appassionato e inascoltato. L'amore tenta l'ultima carta ma sembra cadere, proprio come le foglie in autunno che che si disperdono nel vento. Io l'ho percepita così.

Molto bella. 

 

 

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@Siraciao credo di aver fatto un errore precedente richiamando Siria anzichè Sira...ah ah. Piano piano ce la farò a prendere il via.

Dicevo appunto;

quello che mi ha colpito prima di tutto sono le parole così ben armonizzate e delicate, poetiche appunto, che certo hanno il suono dolce dell'amore e in cui si percepisce invece - e ci si addolora - la voce dell'autrice che è un suono struggente e malinconico come la voce di un violoncello appassionato e inascoltato. L'amore tenta l'ultima carta ma sembra cadere, proprio come le foglie in autunno che si disperdono nel vento. Io l'ho percepita così.

Molto bella. 

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Ciao @Sira, sono tornata su questa tua poesia, perché a volte la velocità della vita ci impedisce di fare quel che hai fatto tu: congelare un momento, raccogliere un fotogramma. Ho in mente da qualche anno, a mia volta, l'immagine di due mani raccolte nelle mie, un gesto semplice, ma inatteso e fragile per certi versi, qualcosa che ferma e protegge. Ecco, ho dovuto forzarmi e fermarmi per vedere quel che hai descritto e quando l'ho fatto, ne sono stata contenta. Nonostante un linguaggio a prima vista costruito, nell'uso di alcuni vocaboli come

 

librare

lambire

afono

ammutisse

canto (parola semplice di per sé, ma non in poesia, si carica all'istante e diventa aulica)

 

e in inversioni come

 


all’autunno arrese

 

e


dei tuoi palmi
faresti conchiglie

 

nonostante questo (io ho una passione viscerale per le parole quotidiane), una volta che sono riuscita a entrare vicino a quell'albero ogni costruzione è sparita ed è stata necessaria. Ho visto le foglie cadere e due mani che non riescono a raccoglierle. Quel

 

dimmi

 

finale mi ha ricordato alcune poesie postate in questo sito a inizio anno, da Mattia (e ora, dimmi) e il dialogo suona sempre di direzione verso qualcuno, di una qualche forza o desiderio, soprattutto quando quel qualcuno lo si chiama in causa senza vederlo.

Brava, bella prova, scusa se sono stata una bacchettona sulla costruzione e sulla parole 'auliche', ma alla fine era per dirti che, ok, qui ci sta, suona naturale, appena superati i propri - i miei in questo caso - limiti. Mi rimane un dubbio su ammutisse, ma è un dubbio che potrebbe essere sbagliato, azzittisse non sarebbe lo stesso, ammutisse richiama più visivamente l'essere muti (nella sua m, che è una consonante labiale e quindi richiede che le labbra si serrino).

Buona giornata,

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@Delphine@Elisa Audino

 

Ciao @Delphine, tranquilla… non sei la prima che cambia il mio nome in Siria e, guarda caso, esiste nel forum un utente con questo nickname xD

Mi fa piacere che ti sia piaciuta e, se ancora non l'ho fatto, ti do il benvenuto nel WD :rosa:

 

Ciao @Elisa Audino quel fotogramma che tu hai raccolto tra i versi, io l'ho immaginato in sequenza: una storia che si ripete in un rapporto dove la quotidianità e

la tranquillità sono divenuti minaccia. Non c'è mancanza d'amore, ma distrazione. La voce fuori campo, infatti, dice

Il 27/6/2019 alle 21:25, Sira ha scritto:

Se le vedessi librare

...
dei tuoi palmi
faresti conchiglie.

 

Mi fa piacere che la costruzione del testo non ti abbia "allontanata" 

4 ore fa, Elisa Audino ha scritto:

una volta che sono riuscita a entrare vicino a quell'albero ogni costruzione è sparita ed è stata necessaria. Ho visto le foglie cadere e due mani che non riescono a raccoglierle

Ci esprimiamo in modo assai diverso, noi due: a me piace far parlare le immagini, a te il quotidiano, ma questo non mi impedisce di apprezzare molti dei tuoi lavori.

 

Grazie a entrambe del passaggio :)

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