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Sarettyh

[FdI 2019-1] Sono Libertà

Post raccomandati

 

È strano che mi debba ritrovare, alle quattro del mattino, sempre che la mia realtà possa essere quantificata in unità temporali, a soffermarmi per riflettere su un dannato cruccio che tormenta l'animo umano: cosa crediate che sia?
Bella domanda, anche se suppongo che quella corretta dovrebbe essere: cosa vogliate che io sia?
Al momento mi sento come Jessica Rabbit, costretta in un costume che sfoggio con discreta disinvoltura, certo, ma che resta appiccicato addosso come una gomma da masticare tra i capelli.
Approfitto dei cinque minuti disponibili, prima di riprendere il turno al lavoro, ed estraggo dalla tasca del camice bianco un taccuino in cui raccolgo le mie urla.

Impugno la biro.

 

Sono niente,
o potrei essere tutto.

 

Sono le parole che ripeto a me stessa in continuazione, tra un caffè e una sigaretta, con la certezza di avere un ruolo prestabilito: essere colei che allevia la sofferenza, ne prende coscienza e se ne loda, ma poi? Resto con un baratro nel torace, un senso di colpa incolmabile che necessita di altro siero per nutrire la mia linfa, come un incidente, o una malattia.

 

Sono egoismo,
portatrice di lutto;
vestita di notte,
di lacrime asciutte.

 

Incide la penna sulla carta avorio; la porto alla bocca. Vorrei poter versare dai miei occhi l'odio che il viaggio pone nei miei confronti; sentirmi per una volta lodata, vista per ciò che vorrei essere, e non il ritratto di quella destinazione che porta gli esseri umani a vedere l'oblio, ad avvolgere il loro cuore nel dolore, che arranca faticoso, e porta la mente a credere di aver bisogno di me per poter sopravvivere.

 

Sono antitesi,
la fine di un concetto. 

 

L'ignoranza mi ha piazzato un codice a barre sulla fronte e mi ha definita: l'opposto della vita. Asciugo i palmi umidi sul cotone che riveste le cosce e penso alla mia vera antagonista: la nascita, anch'essa avara almeno quanto me perché mente a tutti travestendosi di gioia, ma si impossessa dello spirito e lo costringe tra sbarre di muscoli e ossa.
Il primo momento della vita che si dimentica perché difficile, sfibrante, eppure festeggiato; adornato di crescita, di traguardi che si ambiscono a raggiungere che conducono gli uomini a mentire a loro stessi, a dimenticarmi. Questi eludono il mio potere, ma sono al corrente del fatto che scruto ogni loro debolezza, attenta, e pronta a colpire quando meno lo si aspetta. Potrei arrivare nel sonno, o mentre sono impegnati a fare jogging per quietare un ego represso; addirittura durante il sesso, quando saranno intenti a placare quell'assoluto desiderio di appagamento attraverso il dominio di un'altra anima. 

 

Porto in groppa il difetto,
ma sono l'effetto.

 

Mi sento una stronza, eppure sono la conseguenza di una serie di fattori che caratterizzano ogni essere vivente, i quali si rintanano nelle fobie per cercare di incontrarmi il più tardi possibile. Non penso basti una stretta di coglioni, o firmare un contratto con il demonio; superstizione ed eternità sono mere illusioni per aiutarli ad aggrapparsi all'unico aspetto che dà senso al loro percorso: la speranza.
Che colpe ne ho, io? Mi limito a osservare la vita che mette alla prova persone succubi di loro stesse, costrette a fare delle scelte per alimentare la locomotiva da condurre al capolinea.

 

Sono controllo,
imprevisto terrore.

 

Tra un turno e l'altro, trascorro le mie giornate a stuzzicare la vulnerabilità dei sentimenti, ma vorrei potermi riscattare e togliermi il mantello del cordoglio che avvilisce anche me. Mi sento responsabile della separazione tra lo spirito e il corpo, dell'angoscia che colpisce coloro che si preoccupano di non sentirsi in grado di affrontarla per la perdita di qualcuno, o qualcosa che manteneva accesa la fiamma della vitalità.
Lascio anch'io una parte di me ogni volta che accolgo un genitore, un figlio, un amico; può sembrare semplice agli occhi della vita, ma non lo è.
Vengo accusata, vista con negatività; svolgo il mio compito con cognizione di causa e non per puro divertimento.

 

Voglio essere maestra di forza,
nettare di stupore.

 

La fronte si rilassa e ripenso a quanto adori vegliare sui pazienti che hanno accettato la mia esistenza, ci convivono; seppur devastati dall'assenza, perché ho sottratto loro una persona amata, si armano di tenacia e si meravigliano di come, col tempo, riescano ad acquisire la volontà di continuare a viaggiare con un anima elevata, arricchita di comprensione. 
Per altri non vale lo stesso discorso; i più deboli mi corteggiano, alcuni mi costringono a fare straordinari, ma non hanno capito che sono titolare di me stessa; non timbro il cartellino e preferirei evitare di prendere ordini dalla stupidità! Per quanto mi sforzi di rinnegarlo, accade anche questo: qualcuno riesce a raggiungermi malgrado il mio volere.

 

Non sono soluzione;
sono un sorriso
dal sonno inciso.

 

Vorrei mi vedessero come portatrice di pace, colei che aiuta il motore umano a esalare l’ultimo respiro, scandire l’ennesimo battito cardiaco, prima di condurre la vera essenza del corpo altrove. Dove? Non lo so; potrebbe essere un viaggio eterno, un’altra nascita, o l’accaparramento di un luogo nuovo.
Io sono solo la custode dello spirito, che si mette comoda all'ingresso delle porte dell’aldilà, con un Cuba Libre ghiacciato stretto in pugno e una ghirlanda di fiori intorno al collo.

Sospiro; con i polpastrelli percorro i solchi lasciati sul foglio, mi alzo in piedi e inizio a declamare i pensieri appuntati, immaginando la folla del Globe Theatre intorno a me; che imbecille!
Strappo la pagina, l'appallottolo e la lancio nel cestino; la gente è troppo presa da sé stessa per cercare di comprendere i miei vaneggiamenti, quindi sfoglio le pagine indietro e osservo la parola che descrive al meglio chi sono e chi voglio essere:
«Libertà» dico.
Nasce sul mio volto un sorriso che riempie le guance, in contemporanea ai gemiti di un bambino venuto al mondo; altro giro sulla giostra, altra vita.

 

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Ho dimenticato di dividere e mettere in grassetto una strofa; pace! :facepalm:

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45 minuti fa, Anglares ha scritto:

@Sarettyh questa? Va bene la correzione?

 

Esattamente! Grazie mille :love2:

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@Sarettyh, benvenuta nel contest, non ti leggevo da un po'. Il tuo racconto, con il personaggio-metafora della morte (giusto?), mi è piaciuto. Una bella prosa, la poesia spezzata ha un bell'intercalare (anche se recitata intimamente, mentre si richiedeva di farla declamare ad alta voce). La povera morte costretta a fare un lavoro che non le piace, ad essere raggiunta (dal suicida) anche quando lei non vorrebbe. Un testo convincente, scritto molto bene. Brava.

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@Adelaide J. Pellitteri, grazie mille! Felice di essere riuscita nel mio intento ;)

Unico appunto, è che la poesia a fine testo viene declamata; 

5 ore fa, Sarettyh ha scritto:

mi alzo in piedi e inizio a declamare i pensieri appuntati, immaginando la folla del Globe Theatre intorno a me;

In ogni caso, felice ti sia piaciuto!

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Un testo molto profondo, in ogni paragrafo c'è molto da riflettere. Complimenti, mi è piaciuto molto.

Bella la tua scrittura, una prosa che nasconde poesia.

Ciao @Sarettyh

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8 ore fa, Sarettyh ha scritto:

È strano che mi debba ritrovare, alle quattro del mattino, sempre che la mia realtà possa essere quantificata in unità temporali, a soffermarmi per riflettere su un dannato cruccio che tormenta l'animo umano: cosa crediate che sia?

Per essere un incipit, francamente è piuttosto contorto. Io allegerirei un po'. 

È strano che mi debba ritrovare, alle quattro del mattino (sempre che la mia realtà possa essere quantificata in unità temporali), a soffermarmi per riflettere su un dannato cruccio che tormenta l'animo umano: cosa crediate che sia?

 

Anche l'espressione "realtà quantificata in unità temporali" non mi sconfinfera particolarmente. Direi piuttosto "vivere".

 

8 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Al momento mi sento come Jessica Rabbit, costretta in un costume che sfoggio con discreta disinvoltura, certo, ma che resta appiccicato addosso come una gomma da masticare tra i capelli.

 

8 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Sono le parole che mi ripeto a me stessa in continuazione

 

8 ore fa, Sarettyh ha scritto:

di traguardi che si ambiscono a raggiungere che conducono gli uomini a mentire a loro stessi,

eviterei la ripetizione del doppio che.

Si potrebbe fare così "di (quegli) ambiti traguardi che..."

 

8 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Mi sento una stronza, eppure sono la conseguenza di una serie di fattori che caratterizzano ogni essere vivente, i quali si rintanano nelle fobie per cercare di incontrarmi il più tardi possibile. Non penso basti una stretta di coglioni, o firmare un contratto con il demonio; superstizione ed eternità sono mere illusioni per aiutarli ad aggrapparsi all'unico aspetto che dà senso al loro percorso: la speranza.

Considerato il linguaggio abbastanza forbito adottato, queste cadute nel volgare/popolare non mi convincono appieno.

 

8 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Nasce sul mio volto un sorriso che riempie le guance, in contemporanea ai gemiti di un bambino venuto al mondo; altro giro sulla giostra, altra vita.

bel finale. Piaciuto.

 

Ciao @Sarettyh, sono contento che hai postato. 

Inizio con il dirti che ti trovo veramente molto migliorata e più sicura dei tuoi mezzi scrittevoli :) 

Originale interpretazione del tema. Ci presenti una morte depressa e avvilita per la pesantezza del suo ruolo nel mondo e porti avanti con padronanza e coerenza il suo flusso di pensieri. Eviterei qualche ripetizione di concetti disseminata nel racconto (soprattutto con riferimento allo stato d'animo della morte, che ripeti praticamente ad ogni paragrafo) e qualche frase un po' troppo arzigogolata. Per il resto, credo tu sia sulla strada giusta :) . Un saluto.  

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Ciao @Sarettyh , un buon racconto, ben scritto e con dei messaggi di fondo non da prendere alla leggere. Interessante l'idea della protagonista/morte, e soprattutto quella di renderla "umana", mi ha riportato alla mente il personaggio Death nato dalla penna di Neil Gaiman. L'unica cosa che mi sento di dire è che avrei gradito di più degli eventi, elementi che mi portassero a capire da me i pensieri della protagonista (non tutti, ovvio, sempre con equilibrio tra flusso di pensieri e azioni), invece che essere accompagnato con la manina per tutta la storia, con lei che mi descrive ogni singolo pensiero e filosofia di vita. Ma questo è solo il mio gusto personale, di tuo, credo, non hai sbagliato nulla, semplicemente io sono più per il "mostra" che per il "racconta", ma ribadisco sempre con equilibrio di entrambe le cose. Detto questo ti saluto, alla prossima. ( : 

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@Andrea28, un commento fantastico, grazie mille, bomber <3 

 

@Rhomer, ciao! Anche io sono molto più per il “mostra”, infatti ho pensato tutto il giorno a come inserirlo all’interno della storia per non rendere la signora Morte troppo umana; ha giocato molto la stesura della poesia che mi ha destabilizzata; comunque, grazie anche te ;) 

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11 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Sono niente,
o potrei essere tutto.

scusa, ma non è meglio la congiunzione invece dell'alternanza?

Sono niente

e potrei essere tutto.

 

(peraltro senza virgola, per dire: senza soluzione di continuità).

 

Tutto il resto della poesia per me è ok! Come il testo.

 

Sei quella che ha rispettato al meglio la traccia, @Sarettyh  :libro:: "Lo strano caso della morte in lutto".

 

 

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Ciao  @Sarettyh bentrovata! :D


 

Un racconto indubbiamente particolare... molto "filosofico" mi verrebbe da dire.

L'ho trovato interessante, a tratti coinvolgente, ma sarò sincero, a tratti di meno.

 

Ciò che meno mi ha convinto, debbo dirti, è la trama. Perché il contenuto c'è ed è forte. Diciamo che fa da pilone portante, per tutta la lettura, la curiosità e la voglia di scoprire chi sia il soggetto narrante, che all'inizio non si comprende bene. Pare umano/a e anche no. Alla fine, si arriva a una rivelazione, ma che non svela completamente se a parlare sia veramente la "libertà" o  "la morte" stessa (insomma un qualche principio) o comunque una persona che in tali principi si identifica... perché dici "la parola che descrive al meglio"... come dire: ciò in cui si identifica di più la protagonista, ma non necessariamente ciò che è. Il tutto è molto bello, perché la libertà è un concetto fondamentale, principio inalienabile ed è bello, secondo me, leggere di racconti che ne parlino.

L'unica cosa, dicevo, è che effettivamente, almeno in prima lettura, ho "corso un po'" per giungere al finale, perché volevo sapere, scoprire chi fosse questo soggetto narrante. Ecco, direi che questo è il principale motore della trama che rischia però di non far gustare appieno tutta la narrazione, essendo l'unico movente di tutta la narrazione stessa.

Rileggendolo, infatti, ho potuto soffermarmi meglio sulle varie frasi e farle tornare nel quadro generale, ma non completamente... ecco sì, insomma, ad essere sincero non sono sicuro di aver compreso appieno tutto il racconto e in questo, come ti dicevo, non mi ha convinto del tutto... 

Forse consiglierei di essere un po' più esplicita e perché no, anche prima di giungere al finale, magari a metà racconto, svelando tale protagonista. Così facendo però, bisognerebbe dare  aggiungere un altro moto alla trama, magari una sottotrama, da portare sino alla fine.

 

Insomma, più che suggerimenti, le mie sono solo impressioni... in generale, rispetto agli ultimi tuoi racconti, ho trovato il tutto molto maturo da un punto di vista stilistico e contenutivo.

 

Dunque, in generale complimenti...


 

Alcune piccole annotazioni:

 

12 ore fa, Sarettyh ha scritto:

È strano che mi debba ritrovare, alle quattro del mattino, sempre che la mia realtà possa essere quantificata in unità temporali, a soffermarmi per riflettere su un dannato cruccio che tormenta l'animo umano: cosa crediate che sia?

- Sulla frase iniziale, eliminerei la prima virgola, altrimenti diventano troppi incisi e il valore dell'inciso vero ("sempre che la mia realtà possa essere quantificata in unità temporali" perde secondo me di enfasi: "È strano che mi debba ritrovare alle quattro del mattino, sempre che la mia realtà..."

Oppure si potrebbe mettere il vero inciso con trattino, giacché è comunque una vera e propria considerazione personale della voce narrante al di fuori della narrazione:

"È strano che mi debba ritrovare, alle quattro del mattino - sempre che la mia realtà possa essere quantificata in unità temporali - a soffermarmi per riflettere su un dannato..."

- Un'altra cosa che poi non mi ha convinto del tutto: aggiungerei il soggetto "io" nella domanda dopo i due punti: "cosa crediate che io sia?"; altrimenti, la domanda potrebbe anche riferirsi all'ultimo complemento espresso ossia "cruccio"... e potrebbe sembrare "cosa crediate che sia (questo cruccio)?"

Tale "io" lo inserisci nella frase successiva e, in questo caso si potrebbe lasciarli entrambi o eliminare il secondo, perché ormai è chiaro che le domande si riferiscono a se stessa:

12 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Bella domanda, anche se suppongo che quella corretta dovrebbe essere: cosa vogliate che io sia?

 

 

12 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Resto con un baratro nel torace

Qui mi sei piaciuta!

 

12 ore fa, Sarettyh ha scritto:

portatrice di lutto;
vestita di notte,
di lacrime asciutte.

 

Incide la penna sulla carta avorio; la porto alla bocca. Vorrei poter versare dai miei occhi l'odio che il viaggio pone nei miei confronti; sentirmi per una volta lodata, vista per ciò che vorrei essere, e non il ritratto di quella destinazione che porta gli esseri umani a vedere l'oblio, ad avvolgere il loro cuore nel dolore, che arranca faticoso, e porta la mente a credere di aver bisogno di me per poter sopravvivere.

Qui eviterei la ripetizione del verbo "portare" che ritorna anche dalla poesia.

 

12 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Mi sento responsabile della separazione tra lo spirito e il corpo, dell'angoscia che colpisce coloro che si preoccupano di non sentirsi in

Qui invece eviterei le ripetizioni vicine del verbo "sentire" che comunque usi anche altre volte nel racconto.

Ciao!
 

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@AndC, sempre grata per i tuoi esaustivi e utilissimi commenti! <3 

Non è stato semplice per me, ma apprezzo, più di ogni altra cosa, che l’impegno che ho messo nell’ultimo anno ha dato dei frutti; certo, c’è ancora da lavorarci, dopotutto i racconti sono terra sconosciuta per me (ma come pure il resto, eh!). ;) 

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Ciao @Sarettyh

bel racconto, mi è piaciuto. La poesia è molto bella, dopo aver finito di leggere il tutto, l'ho riletta da sola e ha una bella musicalità che non si apprezza durante la lettura perché è spezzata. Poco male, se il lettore se la rilegge come ho fatto io (magari immaginando di essere la morte che lo declama al  Globe Theatre!) può apprezzarne il ritmo. Il tema è un classico, la personificazione della morte, ma lo hai reso in modo garbato e scorrevole.

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

Non penso basti una stretta di coglioni, 

Te l'hanno già fatto notare, anche a me stona proprio questa espressione visto che usi un linguaggio aulico e ricercato.

 

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

Libertà» dico.
Nasce sul mio volto un sorriso che riempie le guance, in contemporanea ai gemiti di un bambino venuto al mondo; altro giro sulla giostra, altra vita.

 

Bello il finale: morte e nascita che si compensano.

Bella prova!

Alla prossima!

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Ciao @ivalibri, grazie per il commento!

Sì, me l’hanno fatto notare, ma io sono così ;) (anormale è dire poco).

 

La poesia l’ho prorpio strutturata da sola, mi fa piacere che tu abbia avuto l’accortezza di leggerla da sola, e ancor di più che tu l’abbia apprezzata; è stata una prova ardua, per me.

(Passeró anche da te!)

 

Un saluto :) 

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Ciao @Sarettyh, non leggevo qualcosa di tuo da Silvia (o Sylvia) la colombiana. Racconto che se non erro hai anticipato in chat :P

In bocca al lupo con il FdI, ti auguro di divertirti e di ricevere tanti commenti.

Mi è piaciuto molto questo racconto, ti dico anche il perché: è ricco di spunti di riflessione anche se, d'altra parte, pecca nella trama e non c'è un filo portante definito. Però questo è un difetto relativo, nel senso che te lo segnalo per completezza perché se hai letto qualcosa di mio sai che in genere il grosso sono pensieri, momenti e sensazioni più che trama (che poi non è detto che mi riescono, diciamo che provo a farlo almeno).

Comunque hai dato una interessante vena di originalità in questa tua personificazione della morte... che potresti sviluppare in mille sfaccettature differenti. Che ne dici? Forse è questo un difetto del racconto, secondo me, ... è che è un racconto. :saltello:

Sai... io un'idea per un piccolo spin-off ce l'ho, magari ti taggo se lo faccio. :D

 

Condivido con te qualcosa di più specifico.

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

È strano che mi debba ritrovare, alle quattro del mattino, sempre che la mia realtà possa essere quantificata in unità temporali, a soffermarmi per riflettere su un dannato cruccio che tormenta l'animo umano: cosa crediate che sia?

L'incipit è molto contorto (e ti è stato detto). Più che altro, a posteriori - il racconto l'ho già letto più volte (non riesco a fare commenti al volo :facepalm:) - mi hai ricordato una scena del film "la città degli angeli", quando i due angeli sono seduti sopra un cartello (o un palazzo) e guardano il traffico sottostante. Un film che mi ha fatto piangere e commuovere molto. :sob:

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

Incide la penna sulla carta avorio; la porto alla bocca.

Visto "l'alto" e "antico" personaggio che scrive ho pensato che proprio portava la punta sulla lingua come fanno sui film americani con le piume d'oca. Immagino però che, nervosamente, mastichi il tappo come fanno invece gli studenti. Sarà una scemenza, ma forse una parolina in più su questa immagine ce l'avrei messa...

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

Per quanto mi sforzi di rinnegarlo, accade anche questo: qualcuno riesce a raggiungermi malgrado il mio volere.

Questa frase mi piace davvero molto.

 

Alla prossima lettura. :ciaociao:

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4 minuti fa, bwv582 ha scritto:

Immagino però che, nervosamente, mastichi il tappo come fanno invece gli studenti. Sarà una scemenza, ma forse una parolina in più su questa immagine ce l'avrei messa...

l'avevo scritta proprio così, poi me la so persa per strada! ahaha! Volevo rendere la Signora portatrice di lutto il più umana possibile, ma come al solito mi arrovello i centoun-mila pensieri e perdo il filo.

 

@bwv582, carissimo!

Grazie mille per il commento! Mi aspettavo uno sproloquio dei tuoi, quelli "brevi" :asd: 

Mi fa davvero piacere che abbia acceso qualcosa in te (spero di non dovermene preoccupare; la vita, seppur ardua, sembrerebbe tanto bella!) e che vorrai darne uno spin-off.

Non dimenticare di taggarmi, però, perché se no mi perdo pure quello! :facepalm: 

 

Come già detto è stato un esperimento e ho voluto provare a mettermi in gioco; felice che tu abbia trovato il tutto "originale" (quasi mi stupisco che abbia partorito una roba del genere, in cui io per prima non ci credevo dal primo momento...)

 

Ci becchiamo in giro! :flower: 

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Ciao @Sarettyh,

Il tuo racconto è metaforico, una riflessione sul lutto visto dal punto di vista della signora in nero. Per quanto non sia originale l'idea di far parlare la Morte, come personificazione umanizzata, ho trovato ben gestito il racconto. La poesia è delicata e piacevole. 

 

Solo un pezzetto mi ha stonato:

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

Mi sento una stronza,

Fino a quel momento ci hai presentato una Morte convinta del suo ruolo e sicura di sé. Questa frase la mostra più sensibile alle opinioni altrui e meno decisa. Siccome questo aspetto ricorre solo in quel punto, io non la metterei. 

 

Infine questa frase fa molto Braveheart;)

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

Libertà» dico.

In realtà ha senso e chiude bene il messaggio della storia. 

 

Talia 

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@Talia, grazie per il commento! ;)

Mi fa piacere che il testo ti sia piaciuto e, nonostante tu abbia trovato “l’insicurezza” della signora in nero come caratteristica che stride un po’ con tutto il resto del testo, be’, era proprio quello a cui miravo: darle una sensibiliá e un animo “umano”.

 

Spoiler

Se qualcuno di buon cuore vuole prenotarmi un TSO, potrei accettarlo ben volentieri :P 

 

A presto :flower:

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Alla faccia del lutto. Hai scomodato addirittura la mietitrice in persona, che qui va perorando la sua causa. Alcuni passaggi sono un po' contorti, ma soprattutto, nell'antropomorfizzazione del personaggio avrei inserito qui e là qualche tonalità più cinica e beffarda.

 

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

Approfitto dei cinque minuti disponibili,

Non so quale sia la media oraria mondiale dei decessi, ma non credo che riesca a concedersi la pausa sigaretta

 

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

tra un caffè e una sigaretta

che poi, non sa che conduce alla morte? :asd:

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Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

cosa crediate che sia?
Bella domanda, anche se suppongo che quella corretta dovrebbe essere: cosa vogliate che io sia?

Ho trovato molto interessanti queste domande con cui fai partire il racconto (ti segnalo intanto la svista dell'uso del congiuntivo al posto del necessario indicativo); sono le stesse parole che nei vangeli sinottici Gesù Cristo rivolge ai discepoli: "Voi chi dite che io sia?".

Sei stata brava a cominciare in questo modo: la richiesta è precisa, tagliente, mette con le spalle al muro. Nel prosieguo viri spesso verso l'aspetto burlesco, forse troppo: ma la potenza della domanda iniziale continua a vibrare. Grazie e un saluto, @Sarettyh.

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E vabbè la signora in nero che si ciccia un Cuba Libre mentre aspetta il prossimo!  @Sarettyh hai vinto. il racconto è un po' a cavallo tra il filosofico e il faceto.

invita a riflettere a volte ma con un po' d'ironia che non guasta. gustoso fino alla fine (y)

 

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@Alba360 grazie, carissima! :)

Hai colto la mia intenzione, ne sono felice. Grazie per il commentino! :flower:

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@SarettyhCara menomale che hai detto che non scrivi e ne leggi, bello il tuo racconto molto attraente e per me molto istruttivo. Grazie della lettura ti auguro una buona settimana

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Per quanto abbia trovato il racconto originale e ben scritto, non mi convince del tutto l'aderenza al tema. Sicuramente la morte di lutti se ne intende, ma non so se si possa dire che per lei siano una "perdita", specie perché come l'hai descritta a me appare più come un impiegata super indaffarata e non molto entusiasta del suo lavoro. Mi piace questa morte "umanizzata" e dispiaciuta, ma lo stesso non percepisco un senso di perdita personale. Questo solo in riferimento al tema, perché per il resto è appunto un bel racconto, con molti spunti di riflessione.

A livello tecnico, l'unica cosa che mi è saltata all'occhio è l'uso di qualche congiuntivo dove vedrei meglio un indicativo

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

a soffermarmi per riflettere su un dannato cruccio che tormenta l'animo umano: cosa crediate che sia?
Bella domanda, anche se suppongo che quella corretta dovrebbe essere: cosa vogliate che io sia?

Dal momento che è preceduta dai due punti, è una domanda diretta, quindi metterei "cosa credete che io sia". Idem per la seconda. C'era anche un altro congiuntivo che cambierei, ma ora non lo ritrovo

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

se ne loda,

Vedrei meglio "se ne vanta"

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

Vorrei poter versare dai miei occhi l'odio che il viaggio pone nei miei confronti

Questa frase mi è parsa un po' involuta. Il senso mi pare che sia l'odio che i morenti riversano su di lei, ma forse cercherei un modo più semplice per dirlo

La poesia, così intercalata al testo, mi è piaciuta molto per forma e scelta di parole, anche se non è chiarissimo che la dica ad alta voce. Proprio perché queste "urla"(che possono essere anche intese come sfoghi interiori) sono raccolte in un taccuino, viene spontaneo immaginare che le stia scrivendo

A parte questi piccoli appunti, è una lettura piacevole e interessante. Complimenti!

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Il racconto è carino, si legge d'un fiato e l'idea di fondo è azzeccata: tutti a prendersela con la morte, ma è la vita la più implacabile delle malattie letali.

quello che funziona meno, secondo me, sono passaggi un po' contorti, lunghi e arzigogolati,

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

trascorro le mie giornate a stuzzicare la vulnerabilità dei sentimenti, ma vorrei potermi riscattare e togliermi il mantello del cordoglio che avvilisce anche me. Mi sento responsabile della separazione tra lo spirito e il corpo, dell'angoscia che colpisce coloro che si preoccupano di non sentirsi in grado di affrontarla per la perdita di qualcuno, o qualcosa che manteneva accesa la fiamma della vitalità.
Lascio anch'io una parte di me ogni volta che accolgo un genitore, un figlio, un amico;

 

Il 27/6/2019 alle 02:36, Sarettyh ha scritto:

sempre che la mia realtà possa essere quantificata in unità temporali, a soffermarmi per riflettere su un dannato cruccio che tormenta l'animo umano

il concetto è chiaro, ma forse si potrebbe riformularlo in modo più fluido.

 

Un bel racconto e un brindisi alla Morte: non è lei la cattiva :)

 

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Ciao @Silverwillow e grazie per esserti fermata a commentare :) 

17 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Il senso mi pare che sia l'odio che i morenti riversano su di lei,

Sempre perché a me piace arrovellarmi il cervello e fare le cose più difficili di quanto non siano, in realtà con in "viaggio" s'intende la vita (definita come viaggio appunto, tra nascita e morte) ha contro di lei. In effetti è contorta, ma io sono disagiata :asd:

 

Per quanto riguarda il tema del lutto, il testo convinceva poco anche me, ma poi ho pensato: lei perde qualcuno ogni giorno, a causa sua, e perde una parte di se stessa addolorata dal suo ingrato compito. Il lutto e le sue mille sfaccettature interpretative.

22 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

sono raccolte in un taccuino, viene spontaneo immaginare che le stia scrivendo

Infatti le scrive e le recita alla fine, come se fosse nel teatro di Shakespeare; era già stato fatto notare in un altro commento e l'ho segnalato. ;) Alla prossima!

 

 

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@Befana Profana (avrei voluto aggiungerti nel commento precedente, ma si era impallato tutto il quiproquo! :facepalm:)

Ci si ritrova! Grazie mille per aver lasciato la tua impressione :D 

 

12 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Un bel racconto e un brindisi alla Morte: non è lei la cattiva

Esatto, infatti si ciuccia un Cuba Libre in tutta "tranquillità", rassegnata dall'etichetta, rassegnata dal suo lavoro.

L'altro rovescio della medaglia: prendere la morte con filosofia.

 

Un saluto,

a presto! :ciaociao: 

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