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Befana Profana

[FdI 2019-1] Dolore clandestino

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Buonasera @Befana Profana.

 

Ho trovato il tuo racconto scritto quasi alla perfezione e reso con una dovizia di particolari e di sentimenti che non mi pareva di essere di fronte ad un monitor a leggere le tue righe, ma seduto nella poltrona di un cinema, a vedere un bel film!

 

Complimenti davvero: hai reso egregiamente l'ambiente, i personaggi presenti e pure il messaggio che lasci al lettore (sin dal titolo) arriva con forza!

 

La solitudine è una brutta gatta da pelare, ma non credo che il tuo racconto ne soffrirà: a buon intenditor... ;) 

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16 ore fa, mercy ha scritto:

Si vede che sono una vecchia bigotta.

Ma no, non lo pensavo minimamente. intendevo che avrei trovato naturale più commenti tipo "certo empatizziamo con la poverina, ma si è messa lei in una situazione in cui è difficile avere sostenitori e conforto" :)

P.S.OT: a pensarci bene, anche tutte le mie amiche in questione sono diventate felici solo una volta finita la situazione da amante clandestina :umh:

Ciao

 

Ciao @Ippolita2018: nella frase di cui parli, inizialmente avevo scritto "che non entrava in una chiesa", poi mi sono detta che probabilmente come turista ci entrava anche lei, esattamente come me che pure sono sbattezzata-scomunicata-profondamente areligiosa; e ho corretto. Intendevo messa in quanto cerimonia religiosa, non pensavo lo si usasse solo per la funzione domenicale. Posso giustificarmi dicendo che sono i pensieri di lei che probabilmente ne sa quanto me, ma credo che abbia ragione tu comunque :)

17 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Anche ammesso che la liturgia funebre sia officiata da un prete a caso, è improbabile che non si sia scambiata preventivamente con lui qualche parola, o raccontato qualche particolare significativo

Qua ammetto di aver usato un metodo empirico: l'autobiografia. ricordo, tanti anni fa, il funerale della mia zia adorata e il prete che fece un discorso banalissimo che non le assomigliava per nulla. E mia zia era un personaggio molto particolare, attivo, noto in paese, di cose personali da dire ce ne sarebbero state tante; ma a lui non interessava, voleva sfoderare il suo discorso precotto e lo fece. Credo dipenda dalla sensibilità del prete. Ne ricordo un altro che celebrando un matrimonio in cui la sposa sfoggiava una gravidanza più che avanzata, ci tenne a fare una predica sulla "castità fino alle nozze"... insomma, credo di essermi lasciata guidare dalle mie brutte esperienze con il clero. (ne ho anche di positive, ma qui non mi servivano: è tutto molto soggettivo). In realtà, nella mia idea doveva essere una cosa più ampia: Barbara che non aveva mai conosciuto Tommaso come qualcuno di credente si interrogava sul perché e l'interesse del rito religioso e il discorso del prete doveva inserirsi nel tutto (insomma, forse era anche un po' prevenuta ascoltandolo :)), ma per problemi di spazio tutto questo è stato scremato.

Il "legame" tra le due donne, invece, era insito nella storia più ampia da cui ho rielaborato questo racconto: mi piaceva il paradosso per cui le due "nemiche" fossero quelle che condividevano lo stesso dolore, essendo le uniche due ad aver perduto il compagno, la "propria metà", non un figlio, un amico o altro :)

Grazie mille del commento: i tuoi interventi sono sempre molto intelligenti e stimolanti :rosa:

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@H3c70r,

mi lasci senza parole! Diciamo che, non avendo mai amato messe e affini, ogni volta che sono stata obbligata ad assistervi ho sempre fatto più l'osservatore attento che il partecipante attivo, e avevo materia di ricordi cui attingere :)

Sì, la solitudine che si sente dentro è un male difficile da sopportare. Grazie ancora :rosa:

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Ciao, Bef. Eccomi finalmente anche da te.

Non ho molto da dire, in effetti: mi è piaciuto molto questo racconto.

Il tema è la semplice storia di un amore clandestino, ma preso in un suo momento molto particolare che impone a lei di conoscere "da vicino" ciò che è dato più che altro come sottinteso, nel normale svolgersi di una relazione di questo tipo: lui aveva una vita, degli affetti. E questi sono tutto. La loro relazione semplicemente non solo non esiste più, ma non è mai esistita. I ricordi non danno – come dire? – statuto di esistenza.

Quindi anche il lutto diviene clandestino. A me sembra semplice e geniale. Non so, magari nei drammoni d'amore è una situazione già letta. Sarà che in narrativa, al cinema e in tv li evito come la peste ( :asd: ) i drammi sentimentali, ma io ho trovato originale il tuo sviuluppo del tema.

Bello (ti parlo da autore, ma queste sono sensazioni che passano al lettore al di là di eventuali intepretazioni metanarrative) anche imporre alla tua povera protagonista i versi della moglie di lui. E costringerla impietosamente ad interpretarli nella propria sensibilità, obbligarla a riconoscerli completamente suoi.

 

Altri elementi positivi: racconto che si astiene con cura dal dare giudizi e che mostra davvero tanto, pur prevalentemente narrando.

Un dolore rappresentato in modo efficace, che spinge il lettore se non proprio alla condivisione, ad una profonda pietà per la tua protagonista.

Molto brava, Bef.

Spoiler

Posso chiamarti, Bef, vero? A me piace molto come diminutivo ;)

A rileggerti.

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4 ore fa, queffe ha scritto:

Non so, magari nei drammoni d'amore è una situazione già letta.

Non lo so nemmeno io, perché a parte qualche rimarchevole eccezione, narrativa e fiction sentimentale mi sono abbastanza sconosciuti :)

4 ore fa, queffe ha scritto:

imporre alla tua povera protagonista i versi della moglie di lui.

questa cattiveria va imputata a chi ha deciso modi del contest e traccia: dovevo trovare un modo di inserire una poesia ad alta voce nel tutto. Non mi assumo l'intera responsabilità di questo sadismo ;)

Grazie mille del bel commento: ho cercato di immaginarmi nei panni di Barbara, credo che nulla sia peggio, nel dolore, di doverlo affrontare da soli. Ho diversi dubbi sul finale del racconto, ma che nel complesso renda bene emozioni e situazione mi fa molto piacere.

Spoiler

Certo che sì: potremmo dire che Bef sia ormai il diminutivo ufficiale del mio io scribacchino. E piace anche a me (tieni conto che chiamandomi Marezia, di soprannomi, nomignoli e diminutivi nella mia non più giovanissima vita ne ho sentiti e sopportati tanti, dai più simpatici ai più astrusi e meno di buon gusto. Bef è bellissimo! :)) <3

 

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La prima parte funziona molto bene, fino alla scoperta fortuita della notizia sul giornale. La seconda mi sembra un po’ meccanica, didascalica: più pensieri che fatti, costruiti - sempre con una scrittura curata e chiara - per necessità del racconto, ma come non partoriti dal personaggio stesso. 

Mi è sembrato che dividere la poesia in tre parti fosse un po’ troppo, spezza la continuità del discorso. Bello il moto dell’anima finale è la relativa presa di coscienza.

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@Befana Profana, non aggiungo nulla a ciò che ti è stato già detto. Brava, gran bel racconto, scritto molto bene come tuo solito, malinconico e coinvolgente. L'idea di trattare il lutto clandestino dell'amante l'ho trovata molto originale e azzeccata, così come la resa con la scena del funerale visto dalle retrovie... l'unico appunto (mi sembra te l'abbiano già segnalato) per renderlo perfetto in revisione è sulle righe finali in cui esce fuori un po' di retorica che stona col resto:

 

Il 25/6/2019 alle 16:32, Befana Profana ha scritto:

Sente nascere dentro un’assurda gelosia per quella donna e le sue bambine, come non aveva mai provato prima: loro sono insieme, possono consolarsi e sostenersi a vicenda; piangere insieme. Ma lei? Niente e nessuno vuole o può consolarla: è sola. Sola. 

Mostra solo la sua reazione, ciò che pensa si capisce ugualmente.

 

Complimenti, non deludi mai!

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Ciao @Befana Profana ,

molto, molto brava!

In particolare questo: è strana, piacevole e inaspettata, ma sei riuscita a sintonizzare la narrazione con lo stato d'animo della protagonista...

Per tutta la lettura (scorrevole e corretta), si ha un senso di impotenza, di nostalgico smarrimento.

La scrittura è pacata, monocolore, vinta.

Come la tua Barbara.

Infatti stona il sorriso dell'autista e lei lo liquida subito.

Bello anche l'inaspettato avvicinamento tra lei e Francesca che avviene tramite la poesia: infondo sono due vedove, e anche se al limite della sopportazione psicologica, il fatto che Barbara senta sue le parole di Francesca, la sottolinea meglio come persona e non come amante rovina-famiglie.

L'abitino sexy non mi ha convinto del tutto: se vuole mantenersi "invisibile" credo che non sia una scelta vincente: meglio se lo avesse indossato alla sera, da sola, in casa sua, mentre ripensa all'amante perduto. Indossarlo in chiesa, anche con un bolerino, le avrà fatto attirare tutti gli sguardi addosso...

Mi piace anche come lasci totalmente sola Barbara: nemmeno un'amica che la capisca.

Bella prova!

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@skifezza, @Ernest, grazie :)

 

@Joyopi, lo so, avete ragione. Avevo grossi dubbi su come chiudere e ho un po' pasticciato sul finale. Dovevo limitarmi ai gesti, come all'inizio del racconto. Grazie :)

 

@caipiroska, non sei l'unica ad aver trovato una stonatura nel vestito. In realtà non pensavo a una cosa particolarmente vistosa: un semplice tubino nero con una bella scollatura dietro che con un coprispalle è adatto a tutte le situazioni, anche quelle funebri. Quello che lo rendeva speciale era che le sta particolarmente bene e che era legato a ricordi con Tommaso. La cosa del vestito per me era importante perché non avendo lei altro modo di esternare il dolore, le dava in qualche modo un legame da portare e sentire con l'amato morto. Ma posso benissimo avere la mente contorta io. (tra l'altro, nella storia originale da cui ho tirato fuori questo racconto, lei passava un sacco di tempo a prepararsi davanti allo specchio, scegliendo abito e tutto in onore di lui; poi alla fine rinunciava all'idea di andare al funerale per paura che qualcuno la notasse o ci fossero reazioni... quindi forse l'obiezione inconsciamente me l'ero posta anche io :) ). Grazie mille di lettura e commento

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