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Befana Profana

[FdI 2019-1] Dolore clandestino

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commento a "Andata e ritorno dall'isola"

 

Sono entrati quasi tutti. Sul sagrato rimangono l’autista e gli addetti alle pompe funebri. Barbara aspira un’ultima boccata prima di spegnere la sigaretta contro una suola delle scarpe. Si guarda intorno: c’è un contenitore apposito per le cicche, all’angolo destro della chiesa, tra i vasi di fiori.

Passando accanto all’auto funebre in attesa del suo triste carico, un brivido le percorre la schiena, ma il simbolo sulla carrozzeria la fa sorridere per la prima volta da giorni. Una Jaguar, non sa se sia un caso o una scelta della famiglia, ma Tommaso l’avrebbe apprezzato.

L’autista deve aver frainteso, perché ricambia il suo sorriso. O forse è per via del vestito: è abituata ad attirare gli sguardi quando lo indossa; Tommaso ne andava pazzo. Dopo averlo infilato, questa mattina, è rimasta a fissarsi allo specchio, ripensando all’ultima volta che l’aveva portato, a lui che le faceva scorrere piano la cerniera sulla schiena; poteva quasi sentire il calore della sua bocca sulla pelle. Ha dovuto rifarsi il trucco, dopo, per l’ennesima volta. Schiena e spalle sono coperte da un casto bolero per renderlo più adatto alla circostanza, ma quel vestito è un omaggio a Tommaso.

L’autista vorrebbe parlarle, Barbara affretta il passo: il sagrestano sta già chiudendo le porte.

Una volta entrata, si guarda intorno. Non ci sono più posti a sedere, a meno di infilarsi qui e là scomodando qualche astante e lei non vuole farsi notare. Si apposta sul fondo, vicino all’espositore di candele e alla cassetta delle offerte; ci sono altre persone in piedi: conoscenti, colleghi, forse persino intrusi curiosi. Nessuno farà caso a lei.

Da anni non assisteva a una messa, ma non le sembra sia cambiato gran che. Ovunque abiti scuri, qualche mormorio, nasi soffiati o che tirano su, più frequenti man mano che ci si avvicina all’altare. Giunto alla prima fila, lo sguardo di Barbara si distoglie in fretta, ma la mente ha già registrato tutto. L’uomo anziano dalle spalle un po’ curve, accanto a lui due testoline spuntano appena dallo schienale. I loro ricci scuri le sono così familiari da provocarle una fitta allo stomaco. A chiudere la fila, lei, la moglie: Francesca. Ignorava il suo nome prima di leggerlo sul giornale, non parlavano mai di lei; sapeva della sua esistenza, ma non se ne curava. E ora eccola lì, a due decine di metri.

Lo sguardo di Barbara erra tra la nuca della donna e la bara di noce circondata di fiori. Non vuole pensare a Tommaso rinchiuso lì dentro. Non può. Trema così forte che deve addossarsi al muro in cerca di un puntello. Gli occhi si posano di nuovo sulla prima fila.

La donna ha il capo leggermente chino. Barbara si chiede se stia ascoltando l’omelia del prete o se come lei la ignori, persa nei suoi pensieri. È evidente che il tizio in paramenti sacri non conosce niente di Tommaso.

“Un solerte lavoratore… padre di famiglia devoto… pilastro...” ha ascoltato poche parole ma le sono bastate per capire che si tratta di un testo già scritto, probabilmente il modello standard per uomo maturo morto accidentalmente. Immagina ne esista uno per donna di mezza età, uno per ragazzo nel fiore degli anni, quello più sereno per l’anziano dipartito nel sonno… moduli preconfezionati, in cui di volta in volta riempire gli spazi bianchi con i nomi della vittima e dei familiari.

E lei? Lei non entra in nessuna casella. Non ha nemmeno avuto il diritto di esserne informata, lo ha saputo per caso, in ufficio. «Hai visto lo schianto sulla tangenziale? Quarantacinque anni, uno in meno di me. Un colpo di sonno, sembrerebbe» ha detto Nanni passandole il telefono. Di solito non guarda la cronaca locale, lo ha preso solo per non essere scortese con il collega. Ha letto e il mondo si è spento. «Stai bene?» s’è preoccupato Nanni. «Un po’ di mal di testa, vado un attimo in bagno».

Pensare che si era offesa perché Tommaso non rispondeva ai suoi messaggi. La schiena appoggiata al lavandino del bagno, s’è sforzata di ritrovare il fiato. Non sa come sia riuscita a finire la giornata di lavoro, ma lo ha fatto.

L’ingegner Lusi lascia moglie e due figlie piccole, diceva l’articolo. Lasciava loro, lei non era contemplata, non faceva parte del quadro. Era sola con il suo dolore.

Nei tre giorni successivi s’è data malata, non è più uscita fino a quel giorno, per il funerale. Ha scrutato quotidiani locali e testate on line ogni giorno per trovare la data.

“le esequie si terranno… ne danno il triste annuncio la moglie Francesca e...”

 

Mentre sceglieva l’abito, le scarpe, il trucco, le pareva di avere uno scopo. Anche se si sentiva secca e avvizzita come i fiori nel vaso sul tavolino. Dovrebbe buttarli, ma non ci si rassegna: sono un regalo di Tommaso. Ripensa al sorriso buffo con cui glieli ha offerti, non riesce ad accettare che non ci saranno mai più sorrisi.

Non sa come la loro storia sarebbe andata avanti: non avevano fatto progetti, nessuna promessa, ma era parte della sua vita, di lei. Imprescindibile come il fatto di respirare. Non immaginava che potesse semplicemente scomparire. Morire.

Tommaso e le sue braccia calde, quell’humour un po’ triviale da eterno adolescente, la passione per i film d’Alberto Sordi e la cucina indiana. Le citazioni colte e la fobia dei ragni. Aveva ancora tante cose da fare, da dare al mondo; da dare a lei. Da fare con lei.

Quando è rientrata dal lavoro, dopo averlo saputo, ha chiamato Stella cercando una spalla su cui piangere, per parlare di lui, di loro, del sadismo della vita; ma le è stato subito chiaro che l’amica non capiva. Per quanto dispiaciuta, in fondo pensava che fosse meglio così: una storia sbagliata, un uomo che di sicuro le avrebbe fatto solo del male, che mentiva alla moglie… certo, non meritava di morire ma forse... Non poteva capire il suo dolore.

Anche per questo, immagina, ha deciso di partecipare alla cerimonia, per sentirsi tra persone che soffrono come lei, che piangono Tommaso quanto lei. E forse sentirsi meno sola.

 

«Non sapevo come parlare di lui, cosa dire, allora ho cercato di parlare con lui, ho scritto un saluto, un omaggio, se volete, a Tommaso, qualche verso per...»

 

Alza gli occhi verso l’altare. Non s’era nemmeno accorta che il prete avesse concluso la sua tiritera. È stata la voce della donna ad attirare la sua attenzione: la vibrazione nel tono o forse il silenzio irreale che si è creato tra i banchi. È bella, Francesca, ora la vede bene. Gli occhi un po’ perduti, fissi nel vuoto sopra le teste dei presenti. La voce è esile, appena cantilenante.

 

Sola.

Mi sento sola

Persa in un vasto vuoto.

Vuota.

Mi sento vuota

Come il letto questa mattina,

come ogni mattina,

ora che non sei più.

Arida.

Mi sento arida

come greto di fiume in secca.

 

Barbara ascolta quelle parole e le sembrano scritte per lei, pensa che potrebbe averle scritte lei. Si sente finalmente compresa. Non che voglia andare a presentarsi alla donna, assurdo solo pensarlo, e poi cosa, diventare amiche? “Ciao, ero l’altro amore del tuo uomo”, no, ma pensare che qualcuno provi esattamente ciò che prova lei la fa sentire meno sola.

 

Non ho più lacrime

son già tutte versate

Non ho più grida

son già tutte urlate.

Mi resta l’Amore

che mi hai dedicato

che ti ho donato

che ancora volevo darti

 

A Barbara quei versi sembrano parlare del senso d’incompleto che ha dentro, d’interrotto, di cose che avrebbero dovuto ma non saranno mai. Del peso insopportabile che le opprime il petto. Si sente accolta da quei versi. Abbracciata.

 

Quest’amore

darò alle nostre figlie:

cerco nei loro volti il tuo sorriso

nei loro sorrisi ritroverò

un po’ di te

ogni giorno.

Non mi hai

lasciata

sola.

 

L’ultima strofa colpisce Barbara come una frustata.

Sente nascere dentro un’assurda gelosia per quella donna e le sue bambine, come non aveva mai provato prima: loro sono insieme, possono consolarsi e sostenersi a vicenda; piangere insieme. Ma lei? Niente e nessuno vuole o può consolarla: è sola. Sola. Con gli occhi, deglutendo i gemiti, cerca la bara, cerca un appiglio, una salvezza da quel dolore che non ha diritti, nemmeno d’urlare.

 

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Da un amore clandestino derivano gioie e dolori clandestini. E, come per le gioie non si può esternarle alla luce del sole, così per i dolori. E, purtroppo, questo vale anche per il più cocente dei dolori: la morte dell'amato. Che tocca portare con sé, lancinante, senza parole di conforto da nessuno, senza poter urlare, anzi, continuando, agli occhi altrui, la vita di prima.

Questo è il pacchetto completo di un amore clandestino, servito comme il faut nel racconto.:si:

La sottigliezza narrativa della poesia recitata dalla sconsolata vedova è stata un tocco magistrale (anche se suggerito dalla regia). ;)

 

Brava @Befana Profana (y)

 

 

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Ciao @Befana Profana . Davvero niente male questo racconto, pregno di significati che ruotano attorno a un amore "clandestino" (davvero un titolo interessante che rispecchia benissimo la protagonista). L'amante che si ritrova sola nel suo lutto e trova un profondo legame con la moglie che, in tutt'altro contesto, dovrebbe essere quella da odiare, da invidiare... quest'ultima però arriva, poi, che esplode quando assiste al nucleo vitale del suo amore perduto: la sua famiglia. Una famiglia che lei non potrà mai avere, proprio perché lei non esiste, in quella chiesa è solo una clandestina. Che altro aggiungere, la prosa come al solito è impeccabile e il racconto si legge in pochissimo tempo proprio perché scorre fluido, la protagonista è vera in quel suo vestitino, e fa sentire un "estraneo" anche il lettore in quella chiesa. Piaciuto, brava.......Vero, la poesia (io sono davvero incapace a valutarle, quasi quasi volevo fare finta di niente...)... nel mio piccolo, ti dico che mi è piaciuta, solo una cosa mi ha fatto storcere il naso però, ovvero gli stacchi riempiti con la descrizione di ciò che prova Barbara, tutto qui. Bene, detto ciò ti saluto, e a rileggerci! ( :

 

 

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Ciao @Befana Profana, ben trovata. 

Ti racconto un episodio: ero ragazzina e il migliore amico di mio padre morì improvvisamente di infarto lasciando moglie, figli, e una giovane amante. I miei genitori erano amici fraterni sia con la  famiglia  ufficiale che con l’amante, e fu lei a chiedere loro di accompagnarla, rimanendo nascost, al funerale. Io non sono andata ma ho molto chiaro anche dopo decenni,  il ricordo del loro racconto al ritorno. Perché ti dico questo? Perché il tuo racconto mi è sembrato così reale che mi pareva  di sentire mio padre e mia madre. 

Questo è il mio modo di dirti che sei stata brava, perché scrivere vuol dire essere capaci di trasportare il lettore esattamente dove lo scrittore vuole che vada. La storia in sé è semplice,  l'abilità stava nel modo di raccontarla, e tu sei stata abile. 

Senza scivolare nel melodrammatico hai ben descritto il dolore e lo smarrimento di questa donna. 

Se proprio dovessi farti una critica, ma giusto perché qualcosa si deve pur dire, ho trovato meno incisiva e più stereotipata la figura della moglie, appena un poco meno efficace della protagonista. 

Bel racconto, complimenti 

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Ciao @Befana Profana

 

Un racconto molto ben scritto, secondo me! Si segue  bene dall'inizio alla fine. La trama non presenta particolari colpi di scena, ma è sicuramente ben articolata nel suo dipanarsi poco a poco.

Molto ben riuscito, ad esempio, di come la protagonista viene a conoscenza della morte di Tommaso.

 

Hai trattato un tema "classico",  la morte di un marito potremmo dire, da un POV diverso e inusuale... in questo senso mi è molto piaciuto. Hai deciso di porre l'accento sulla solitudine che provano quei personaggi "marginali" o meglio non ufficiali... Come tale, Barbara resta fuori, quasi anche dalla storia, nonostante ne sia protagonista e il suo dolore è  e sarà sicuramente più difficile da sopportare nella solitudine.

 

Insomma, una storia riuscita, su cui davvero non avrei ulteriori annotazioni da fare.

 

Ti segnalo giusto un paio di veramente piccole inezie, perché altro che secondo me vada "aggiustato" davvero non l'ho trovato. Il racconto è perfetto in sé.

 

18 ore fa, Befana Profana ha detto:

c’è un contenitore apposito per le cicche, all’angolo destro della chiesa, tra i vasi di fiori.

Trattasi davvero di puntigli: tecnicamente, qui dovremmo essere davanti all'entrata ed è lì che mi immagino il contenitore delle cicche. Diciamo che dire "all'angolo destro della chiesa", ossia usare tutta la costruzione (chiesa) potrebbe essere grammaticalmente un po' fuorviante, nel senso che significa proprio sul lato destro di tutta la chiesa... non so se mi sono spiegato... magari si potrebbe dire "all'angolo destro della facciata (della chiesa)" o simili...

 

18 ore fa, Befana Profana ha detto:

Passando accanto all’auto funebre in attesa del suo triste carico, un brivido le percorre la schiena, ma il simbolo sulla carrozzeria la fa sorridere per la prima volta da giorni. Una Jaguar, (punto) non sa se sia un caso o una scelta della famiglia, ma Tommaso l’avrebbe apprezzato.

Qui, metterei un punto e non una virgola dopo "Jaguar", perché mi sembra collegarsi più alla frase precedente che a quella in corso. O meglio è appunto un punto di mezzo focale fra entrambe.

Se però isolassimo la frase in sé, non avrebbe molto senso la ripresa dopo l'inciso... tra l'altro "apprezzato" (al maschile) alla fine si riferisce al "gesto", o meglio alla scelta della macchina che però è grammaticalmente sottintesa... insomma, benché si capisca il senso, sintatticamente non mi ha troppo convinto la frase.

 

Per quanto riguarda la poesia, è scritta bene, nel senso che si adatta perfettamente al personaggio e al contesto stilistico generale...

Non appare come una "poesia" da "poeti", ma appunto come una poesia scritta in preda del sentimento quale omaggio per una persona scomparsa.

 

18 ore fa, Befana Profana ha detto:

Non ho più lacrime

son già tutte versate

Non ho più grida

son già tutte urlate.

Se i primi due versi qui citati li definirei quasi "un classico" e secondo me ci stanno assai bene... non mi ha personalmente convinto quel "tutte urlate", sia perché non mi convince il participio stesso del verbo "urlare" con l'implicita accezione di "esaurite", sia perché in questo caso risulta secondo me quasi scontato e aspettato non tanto il termine quanto il suo senso appunto di "esaurito/finito"; giacché appunto questi due versi ricalcano in qualche modo i precedenti... ecco mi sarebbe piaciuto più un termine maggiormente "inaspettato", sempre a mio parere e gusto.

 

In generale i miei più vivi complimenti.

 

Ciao!

 

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Buon racconto, @Befana Profana. Testo corretto, scorrevole, ben scritto come al solito. Segnalo una cosa soltanto:

21 ore fa, Befana Profana ha detto:

L’ultima strofa colpisce Barbara come una frustata.

Sente nascere dentro un’assurda gelosia per quella donna e le sue bambine, come non aveva mai provato prima: loro sono insieme, possono consolarsi e sostenersi a vicenda; piangere insieme. Ma lei? Niente e nessuno vuole o può consolarla: è sola. 

Qui spieghi qualcosa che abbiamo già capito senza aiuti. La poesia l’abbiamo appena letta, se ci dici che l’ultima strofa colpisce Barbara come una frustata sappiamo perché. Ne approfitterei, quindi, per sostituire il finale spiegato con uno più elegante, un ultimo frammentino o un’immagine per chiudere il testo.

Be’, in realtà potresti anche rimuovere la parte qua sopra e lasciare l’ultima frase:

21 ore fa, Befana Profana ha detto:

Con gli occhi, deglutendo i gemiti, cerca la bara, cerca un appiglio, una salvezza da quel dolore che non ha diritti, nemmeno d’urlare.

 

Brava, ciao.

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Ciao @Befana Profana, il tuo racconto mi ha molto colpita. Non solo perché è scritto bene, è sentito, commovente, emozionante ma anche perché in un primo momento volevo partecipare al contest con una storia molto simile alla tua. La mia protagonista però non empatizzava con la moglie, anzi. Alla fine non mi piaceva come era venuto e ho deciso di metterlo da parte. Volevo al limite farne un fuori concorso. La tua scena del funerale, soprattutto all'inizio, è molto simile a quella che avevo pensato (anche il mio iniziava con la funzione in chiesa).

Devo ammettere però che il tuo brano è diecimila spanne sopra quello che avevo scritto, per cui non ci rimetto nemmeno le mani sul mio. 

Il tuo racconto è proprio bello, ben svolto. Diciamo che sei riuscita a scrivere ciò che a me non è riuscito ;)

 

La poesia mi è piaciuta, è toccante e arriva al lettore che subito viene travolto dalla solitudine delle due donne. Infatti se l'amante si sente sola perché non può mostrare né condividere il suo dolore con gli altri, la moglie è sola a crescere le due bambine. Comprensibile l'invidia dell'amante, a Francesca non rimane soltanto un mazzo di fiori secchi come ricordo dell'uomo, ma il frutto concreto e vivente del loro amore. 

 

Brava! 

 

Talia 

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Grazie @Befana Profana

il tema che hai scelto è un tema classico, l'adulterio è infatti molto sfruttato in letteratura e non è facile dire qualcosa di nuovo. Il tuo racconto però è costruito in maniera impeccabile, sia nella struttura che nella forma. Mi è piaciuto come hai incastonato la poesia all'interno della narrazione, non ci sono forzature nell'inserimento e mi e piaciuto come hai creato una relazione tra l'amante e la moglie. Molto bello il dettaglio di quando Barbara entra in chiesa e riconosce dalla capigliatura le figlie di lui, quei ricci scuri così familiari da darle una fitta di dolore. Trovo che il tema dell'adulterio sia interessante quando permette di scorgere un punto di vista diverso in ciò che è quotidiano. La parte dell'entrata in chiesa con il suo punto di vista estraneo e straniante credo che sia la parte migliore del racconto. Bella prova!

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22 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

La sottigliezza narrativa della poesia recitata dalla sconsolata vedova

è il solo modo che mi è venuto in mente per inserire in modo "naturale" la poesia nel racconto. Mi dava anche la scusa per una poesia un po' banale e sempliciotta: è opera di una non poeta che soffre :) Grazie, @Poeta Zaza :sss:

 

16 ore fa, Rhomer ha scritto:

(davvero un titolo interessante

sono contenta che lo trovi interessante, ne ho provati tanti: sola; amore senza diritti; dolore solitario... non me ne convinceva nessuno e sono tornata a quello che avevo scelto come temporaneo per il file in stesura :)

16 ore fa, Rhomer ha scritto:

Una famiglia che lei non potrà mai avere

credo che ognuno lo legga secondo la propria ottica ed è giusto così, ma nelle mie intenzioni non era tanto gelosia di avere figli suoi, ma il fatto di poter condividere, spartire, lenire il dolore insieme ad altri.

Sul finale, posso capire: ho scritto questo racconto sulla base di una cosa parecchio più lunga che scrissi tempo fa, il che comporta che se la prima parte mi è venuta abbastanza "facilmente" perché riguardava la situazione e il personaggio, per il finale non sapevo davvero come chiudere. Non volevo appiccicare la poesia in chiusura e accompagnarla con i feed back di Barbara mi sembrava un buon modo. Ma il risultato, anche dopo molte modifiche, non convince del tutto neanche me. Non ho ancora trovato un buon finale per questo brano.

Ciao, @Rhomer, grazie

 

 

 

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5 ore fa, Cicciuzza ha scritto:

ho trovato meno incisiva e più stereotipata la figura della moglie,

hai ragione, penso anzi che si possa dire che il personaggio della moglie quasi non esiste, vediamo solo quello che Barbara percepisce di lei.

Il fatto è che la traccia del lutto mi ha fatto venire in mente un racconto lungo che scrissi tempo fa (e il cui risultato mi piacque talmente poco che non è mai uscito dalla cartella del mio pc) che riguardava questa donna "vedova" dell'amante segreto alle prese con un dolore immenso che non poteva condividere con nessuno. Ho preso l'inizio di quel testo e l'ho rielaborato interamente per farne un 8000 incentrato sul funerale e ho fatto ruotare tutto su un solo personaggio. Infatti ho fatto anche molta fatica a trovare una chiusa, proprio perché tutta "l'azione" si svolge solo nella sua mente e nei suoi sentimenti. Sono felice se la storia suona empatica, è tutto inventato, ma ho cercato di immaginare come ci si senta a vivere una perdita così importante senza poterne parlare o cercare comprensione: un lutto al quadrato, in qualche sorta.

Grazie, @Cicciuzza :rosa:

 

2 ore fa, Talia ha scritto:

perché in un primo momento volevo partecipare al contest con una storia molto simile alla tua. La mia protagonista però non empatizzava con la moglie, anzi.

pensa che invece io alla lettura della traccia ero partita con un'idea simile a quella del racconto di ivalibri :)  poi però mi è venuto in mente questo vecchio racconto di cui mi piaceva l'idea di fondo ma non mi soddisfaceva il modo in cui l'avevo sviluppato e ho deciso di provare a riprenderne un pezzo e farne altro. Tieni presente che nel mio racconto lungo il funerale non c'è perché lei dopo essersi a lungo preparata non ha il coraggio di andare. E sarà la moglie a contattarla, scoprendo di lei dal telefono del marito morto, e l'un a nell'altra troveranno poco a poco lo specchio del proprio dolore e un supporto... insomma lì empatizzavano altro che. Qui ho provato a concentrarmi sul fatto di rendersi conto di dover affrontare da sola un dolore così grande. Ho già pianto persone care, ma faccio fatica a immaginare di quanto possa essere duro non poterne parlare con nessuno, non avere spalle su cui piangere. Mi affascinava molto come sfaccettatura del lutto. Ho fatto un po' fatica a dargli una forma compiuta, il finale mi lascia ancora perplessa.

Prima o poi riuscirò a trattare questa storia in un modo che mi convinca appieno, forse :)

Ciao, @Talia, grazie mille

 

@ivalibri, sì, infatti l'adulterio non mi interessava in quanto tale, ma come pretesto per un lutto negato, un dolore di cui non si può parlare, piangere in pubblico, cercare consolazione: è la sola situazione che mi è venuta in mente.

1 ora fa, ivalibri ha scritto:

La parte dell'entrata in chiesa con il suo punto di vista estraneo e straniante credo che sia la parte migliore del racconto.

infatti la prima metà del racconto è quella che mi è riuscita più facilmente, più fluida, la seconda parte e il finale mi hanno creato molte più difficoltà e ancora non mi convincono del tutto. Ho pubblicato un po' per sfinimento: non trovo di meglio senza sforare il limite caratteri o ripensare il tutto :)

Grazie mille del commento :flower:

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6 ore fa, AndC ha scritto:

tecnicamente, qui dovremmo essere davanti all'entrata ed è lì che mi immagino il contenitore delle cicche.

sai cosa? inizialmente dal testo si capiva che lei, per stare in disparte, era rimasta a fumare fuori dal sagrato, in una sorta di parchetto o semplice fila d'alberi, aspettando che tutti entrassero per andare a sua volta senza farsi notare. Da lì, da lontano, vedeva la chiesa, i vasi col posacenere, l'autista e gli addetti... insomma voleva essere una carrellata visiva in piano allargato. Poi ho dovuto snellire l'incipit per bisogni di spazio (ci avevo infilato pure una riflessione sui fedeli che fumano, per non farmi mancare niente) e quella frase è rimasta così, ma mi sa che hai ragione e non è più esatta.

6 ore fa, AndC ha scritto:

Qui, metterei un punto e non una virgola dopo "Jaguar",

Ho cambiato la punteggiatura di quel periodo non so quante volte, fino all'ultimo, e non ero mai convinta. Mi fido di te, sono sempre molto tentennante con la punteggiatura.

Il passaggio in origine era "avrebbe apprezzato", sottinteso "la cosa", l'articolo non c'era; ma ho avuto paura che fosse una costruzione sintattica troppo alla francese e che in italiano l'articolo fosse necessario. Mi sa che era meglio senza.

 

Quanto alla poesia... ho voluto usare parole semplici, per una poesia da non poeta. Tieni conto che di poesie non ne scrivo più dal liceo (e anche lì...), a parte qualche tentativo di haiku ogni tanto, quindi per dare un aspetto poetico ai miei versi ho voluto usare la facilità: assonanze, allitterazioni, anafore, parallelismi, chiasmi... quindi dopo le lacrime che ho già versato le urla che ho già urlato mi sembravano naturali. Questo è il ragionamento che ho fatto, ma non attribuisco nessun valore qualitativo alla mia poesia. la trovo credibile nel contesto del racconto ma come poesia è schifidina. Però, visto chi deve averla scritta, non so, la ricerca di un termine inaspettato forse mi sarebbe sembrata poco realista, un po' fuori luogo. Non saprei.

Grazie, @AndC, i tuoi commenti sono sempre un piacere e molto stimolanti <3

 

@Kuno, sai che tocchi un punto dolente? Il finale mi ha creato non poche difficoltà, ho anche creduto di non trovarne mai uno.

Avevo pensato di chiudere in modo meno narrato: lei che dopo la fine della poesia quasi scappa dalla chiesa; o tutto che le si fa scuro o sfuocato intorno nel momento in cui capisce che in realtà non ha nessuna affinità con la gente intorno, che è davvero sola. O che chiude gli occhi e si lascia scivolare a terra, spalle al muro, piangendo in silenzio, o... insomma: un finale brusco e netto. Una reazione di lei, senza spiegazioni e contorni, ma non ero sicura che si capisse, avevo paura che risultasse tronco, un non finale. Pensa che la parte sulla gelosia verso moglie e figlie era più su nel testo e l'ho messa qui proprio per esplicitare meglio le sensazioni finali. Avrei dovuto limitarmi alla reazione di lei, senza motivarla. Mi sa che non oso abbastanza, vado sempre sul terreno di quel che conosco e so fare, devo imparare a buttarmi un po' di più , sperimentare altro.

Grazie, ferruccio coi pesciolini, sei sempre molto attento e acuto :rosa:

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@Befana Profana ottimo racconto, prosa impeccabile. Mi è piaciuta tantissimo la descrizione del medesimo dolore che accomuna le due donne ma che sul finale crea quella spaccatura profonda e insanabile con la chiusa perfetta della poesia. Racconto semplice ed efficace. Chiaro nella sua evoluzione, sia nella descrizione della scena sia nelle descrizione dei sentimenti. Il lettore partecipa appieno. 

Hai descritto bene anche il dialogo con l'amica

Il 25/6/2019 alle 16:32, Befana Profana ha scritto:

Quando è rientrata dal lavoro, dopo averlo saputo, ha chiamato Stella cercando una spalla su cui piangere, per parlare di lui, di loro, del sadismo della vita; ma le è stato subito chiaro che l’amica non capiva. Per quanto dispiaciuta, in fondo pensava che fosse meglio così: una storia sbagliata, un uomo che di sicuro le avrebbe fatto solo del male, che mentiva alla moglie… certo, non meritava di morire ma forse... Non poteva capire il suo dolore.

prosa molto asciutta, eppure dice tanto.

Brava 

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Veramente un bel racconto e, anzi, mi ha davvero sorpreso per originalità, @Befana Profana. La perdita di un figlio, di un marito/moglie, di un altro congiunto alla luce del sole... qui si ritrova un dolore che "deve" essere nascosto poiché nascosta è la stessa perdita. Racconto che comunque resta molto espressivo senza eccedere in toni più melodrammatici - e questa è una cosa bellissima perché un tema come il lutto può portare a teatralità per poi sortire l'effetto opposto.

Dovessi trovare un difetto, nel finale ripeti un po' troppo che nessuno può capire/consolare lei

Il 25/6/2019 alle 16:32, Befana Profana ha scritto:

Quando è rientrata dal lavoro, dopo averlo saputo, ha chiamato Stella cercando una spalla su cui piangere, per parlare di lui, di loro, del sadismo della vita; ma le è stato subito chiaro che l’amica non capiva. [...] Non poteva capire il suo dolore.

Anche per questo, immagina, ha deciso di partecipare alla cerimonia, per sentirsi tra persone che soffrono come lei, che piangono Tommaso quanto lei. E forse sentirsi meno sola. [...]

“Ciao, ero l’altro amore del tuo uomo”, no, ma pensare che qualcuno provi esattamente ciò che prova lei la fa sentire meno sola. [...]

Ma lei? Niente e nessuno vuole o può consolarla: è sola. Sola. Con gli occhi, deglutendo i gemiti, cerca la bara, cerca un appiglio, una salvezza da quel dolore che non ha diritti, nemmeno d’urlare.

(molto bella comunque la chiusa). Io sono un po' il principe delle ripetizioni di concetto - pensa che chi non sa fare critica :saltello: - però potevi marcare meno questo aspetto per farci vedere pensieri più intimi e meno "relativi" della protagonista.

Forse sono stato ingeneroso in questo commento e ti chiedo scusa; non intendevo comunque farti un commento negativo, tutt'altro. Volevo solo condividere un pensiero con te riguardo a questo aspetto.

Alla prossima lettura e in bocca al lupo con il FdI. :ciaociao:

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Ciao, il racconto è ben scritto e mi è piaciuto molto. Sicuramente il non poter condividere una perdita la rende ancora peggiore, quindi è davvero tristissimo, e sei riuscita a rendere bene questo sentimento, grazie anche alla scelta dei dettagli (il vestito, la somiglianza delle bambine, ecc.). Il finale a me è piaciuto, con questo contrasto tra identificazione con la prima parte della poesia (la stessa perdita) e alienazione con l'ultima parte (diverse le condizioni), e le frasi finali sulla gelosia secondo me ci stanno, perché è un pensiero spontaneo che riassume il senso del racconto e lo chiude, non mi è sembrato banale o di troppo. Un gran bel racconto! :)

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Mi è proprio "piaciuto" questo dolore clandestino, per la compostezza (anche narrativa) della stessa devozione verso un'anima diversamente condivisa. E nella ieraticità del tempio il dolore clandestino e muto è costretto nell'abisso della convenzionalità dal dolore legittimo e manifesto sancito, al tempio stesso, dall'istituto sacro della famiglia. 

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Il 26/6/2019 alle 19:58, bwv582 ha scritto:

Forse sono stato ingeneroso in questo commento

Ma figurati, @bwv582, credo che tu non sappia nemmeno come si faccia a essere ingenerosi :)

Hai probabilmente più che ragione, e pensa che ne ho già sfoltite tante di ripetizioni del concetto, prima di pubblicare! L'idea del lutto reso più pesante e insostenibile dal fatto di non poterlo condividere era l'argomento che mi interessava e mi sa che mi sono fatta prendere la mano per paura che non passasse abbastanza. Avrei dovuto farlo scaturire più tra le righe senza martellare mante e mante volte gli stessi concetti :)

Lo vedi che sai fare e sai anche criticare? :sss:

 

 

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Il 26/6/2019 alle 18:34, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

prosa molto asciutta, eppure dice tanto.

grazie: quel passaggio mi creava molti dubbi, non sapevo bene come inserirlo, l'ho riformulato più volte ma mi sembrava sempre confuso (con i due soggetti femminili per le frasi, poi), però mi premeva inserire quel primo tentativo di trovare comprensione e empatia. Se risulta efficace ne sono contenta.

Grazie, @Adelaide J. Pellitteri :rosa:

 

13 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Sicuramente il non poter condividere una perdita la rende ancora peggiore,

Sì, è davvero una cosa che mi premeva: le sofferenze, le difficoltà sono già dure quando le si affronta insieme a qualcuno, ma quando non se ne può nemmeno parlare?

Felice che ti sia piaciuto, io ero (sono) piuttosto dubbiosa sul risultato, grazie del bel commento :flower:

 

5 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

dall'istituto sacro della famiglia.

sai che non mi era nemmeno venuto in mente quella contrapposizione? avevo scelto la chiesa perché 98% dei funerali si svolgono in chiesa e perché avevo in mente una sua riflessione sul fatto che non avesse mai sentito parlare lui di religione e che nemmeno sapesse se fosse credente o meno. Passaggio che naturalmente non ha mai trovato spazio nel racconto.

Ma la tua considerazione rende il tutto più significativo e nobile (anche se totalmente involontario da parte mia :)

Grazie, @Vincenzo Iennaco :sss:

 

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7 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Lo vedi che sai fare e sai anche criticare? :sss:

Ti ringrazio... ma penso così perché molte volte mi hanno detto che ripeto parole e concetti. :rolleyes:

:ciaociao:

[Prendi questo commento anche come un "cuoricino-grazie", visto che qui non si possono inserire reazioni :sss:]

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@Befana Profana Ciao:)

Per me è un bel racconto, classico e piacevole come la mano di un vecchio amico.

L'amante, la moglie, il morto. Si empatizza con tutti (un po' meno col morto. Battute grassocce, film di Alberto Sordi, cibo indiano… mmmh).

Brava(y)

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Bel racconto @Befana Profana una storia semplice scritta molto bene. Una sola nota, una sciocchezza: perché l'amante ha il vestito sexy? Sembra un cliché. È l'unico appunto che posso farti perché sei stata veramente brava. 

Ciao

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Ciao @Befana Profana, bentrovata! Mi è piaciuto molto il tuo racconto, a partire dal titolo suggestivo, fino alla storia che seppur semplice e classica è narrata da un punto di vista diverso e convincente. Due donne a confronto: moglie e amante. Barbara è delineata alla perfezione, l'altra un po' meno, ma ci sta: il focus è tutto su Barbara e il lettore segue attraverso i suoi occhi il funerale. Mi è piaciuto il ritmo lento, ogni parola sembra a suo posto, mi sono sentita parte dell'ambiente e sei stata brava a trasmettere il dolore della donna, o meglio delle donne. Bella anche la poesia, sentita. Sul finale, concordo con Kuno. Secondo me è più incisivo senza la parte cancellata. 

Il 25/6/2019 alle 16:32, Befana Profana ha scritto:

L’ultima strofa colpisce Barbara come una frustata.

Sente nascere dentro un’assurda gelosia per quella donna e le sue bambine, come non aveva mai provato prima: loro sono insieme, possono consolarsi e sostenersi a vicenda; piangere insieme. Ma lei? Niente e nessuno vuole o può consolarla: è sola. Sola. Con gli occhi, deglutendo i gemiti, cerca la bara, cerca un appiglio, una salvezza da quel dolore che non ha diritti, nemmeno d’urlare.

Per il resto, una bella prova. Brava, Bef! 

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Il 30/6/2019 alle 07:09, camparino ha scritto:

classico e piacevole come la mano di un vecchio amico.

Un modo gentile per dire che scrivo da vecchia babbiona? Me ne ricorderò, @camparino, me ne ricorderò! :lol:

Sì, il racconto empatizza soprattutto con la barbara e il suo dolore, del povero estinto ho cercato solo di buttar lì in due righe un ritratto che gli desse un po' di esistenza (checché finita): alti e bassi, citazioni colte e barzellette sporche, stelle e stalle, come siamo tutti. Ognuno i suoi gusti, più o meno condivisibili... ma non ti permetto di parlar male della cucina indiana, satiro sacrilego! :lol:

Grazie del passaggio, <3

 

Il 30/6/2019 alle 08:36, Lauram ha scritto:

perché l'amante ha il vestito sexy?

Ciao @Lauram, in realtà non mi era neanche venuto in mente che facesse stereotipo: non pensavo a un vestito da Kim Kardashian, avevo in mente un classico abitino nero, con le spalle e la schiena troppo scoperte per un funerale in chiesa, nulla di particolarmente scandaloso. Ma che le sta particolarmente bene e che Tommaso amava particolarmente: l'idea era che, non potendo esternare il suo dolore, abbia scelto un gesto in omaggio a lui indossando il suo abito preferito. E quello che le ricorda uno degli ultimi momenti insieme.

Bisognerebbe sempre poter rileggere con gli occhi degli altri: non ci avevo proprio pensato alla sciacquetta in minigonna ascellare leopardata, ma dal tuo punto di vista il paragrafo è equivoco, hai ragione.

Grazie mille, :rosa:

 

18 ore fa, Emy ha scritto:

a partire dal titolo suggestivo,

sono contenta, perché io ho avuto grossi problemi a scegliere un titolo e ancora dubito.

Quanto al finale, anche io concordo con Kuno (non fa un po' girar le scatole questo giovanotto che ha sempre ragione? :lol:)

Avrei dovuto fare meno nel didascalico e lasciar parlare la sua reazione, ma come al solito ho avuto paura che non fosse evidente. Ho anche spostato la parte sulla gelosia che avevo inserito nel momento in cui scopre moglie e figlie entrando in chiesa, per metterlo in elaborazione del finale. Pessima idea. farò meglio la prossima volta, forse

Grazie, @Emy <3

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8 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

ma non ti permetto di parlar male della cucina indiana,

Si, quella dei grilli alla griglia :D

A proposito di barzellette di dubbio gusto, sai qual è il primo comandamento della cucina cinese?

"Can che abbaia non è cotto"

 

Ricordala al mio funerale

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Bel pezzo, sia per contenuto che per stile, su un tema difficile da affontare. Gli amori segreti sono spesso i più drammatici, non per nulla hanno ispirato fior di autori.

Qui lo hai saputo tratteggiare nel modo giusto, dipingendo la protagonista in ogni dettaglio, dall'abito che indossa - per lui - al futuro che i due non hanno ancora voluto neppure accennare. Scrittura liscia e piana, eppure profonda e toccante.

Insomma mi è piaciuto tanto, @Befana Profana , al piacere di rileggerti.

 

 

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Bel racconto @Befana Profana

Sembra facile raccontare una storia, ma quando si parla di dolore, bisogna proprio che ci attraversi le ossa, per descriverlo in modo efficace.

Nelle tue frasi trovo una spontaneità che sfocia in sensazioni trasmesse da te al lettore.

Bravissima :rosa:

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@Befana Profana ciao! :) 

Ormai conosco un po' la tua prosa, pulita e misurata, e mi piace assai. 

Ho apprezzato soprattutto l'inizio del racconto e la poesia che hai saputo inserire con tanta naturalezza. Il finale potrebbe essere forse reso un po' più incisivo, non occorre commentare lo stato d'animo di Barbara: io l'ho immaginata che esce in fretta dalla chiesa, magari barcollando un po', per poter piangere lontana da occhi curiosi.

In ogni caso, sei quasi riuscita a farmi simpatizzare con l'amante, impresa per nulla facile. 

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@flambar, @Mariner P, grazie a voi del passaggio qui

 

19 ore fa, Alba360 ha scritto:

Nelle tue frasi trovo una spontaneità

Sono felice che tu ci legga questo, perché le ho talmente riflettute e rigirate quelle frasi, che se suonano spontanee è proprio un successo :)

Grazie, @Alba360 :rosa:

 

@mercy, sono d'accordo con te: la prima parte mi sembra abbastanza riuscita, mentre sul finale avevo molti dubbi e ce li ho ancora. Forse tiene proprio al fatto di aver voluto estrarre un "quadro" da una storia che avevo immaginata più lunga: non sapevo come finire quel quadro. Avevo pensato anch'io di farla uscire su quel "sola" della poesia, poi invece l'ho lasciata lì a fissare la bara e ho ecceduto con le spiegazioni di qualcosa di evidente. Insomma, è una traccia su cui devo ancora lavorare, se decido di farne qualcosa davvero.

7 ore fa, mercy ha scritto:

sei quasi riuscita a farmi simpatizzare con l'amante, impresa per nulla facile. 

sai che ero stupita che nessuno avesse sottolineato il fatto di fare in qualche sorta una protagonista positiva di una che si è scelta un ruolo negativo? :)

Sarà che ho avuto qualche amica che ci si è trovata, a fare l'amante (senza morti, per fortuna, :lol: ) e non mi sono mai sentita di giudicare, sarà che, a livello teorico perché non l'ho mai sperimentato, fortunatamente, mi sono sempre chiesta se sarebbe stato possibile, innamorandosi di qualcuno che non è libero, riuscire a soffocare quell'amore perché "non è giusto". So com'è quando ci si innamora, non credo che avrei rinunciato perché lui era già preso. Chissà. E in ogni caso, chi è più da biasimare è lui: è lui che ha fatto promesse di fedeltà e tradisce la fiducia della compagna. Ma già l'ho fatto fuori, aggiungerci una ramanzina mi sembrerebbe eccessivo ;)

Grazie mille di lettura e commento :rosa:

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La tua scrittura è sempre vigorosa, asciutta, chiarissima: punta al sodo, e lo fa con energica consapevolezza. Sei puntuale nelle descrizioni, curi i particolari, governi a perfezione la lingua, e anche le poche frasi meno originali acquistano nell'insieme una nuova dignità (mi riferisco a "un brivido le percorre la schiena", e "sente nascere dentro un’assurda gelosia"). Ho letto con molta attenzione e volentieri, e ti sottopongo un paio di perplessità. Sostituirei qui sotto "messa" con "funerale in chiesa", perché la descrizione che fai subito dopo il termine non si adatta alla messa domenicale, bensì proprio a un funerale:

Il 25/6/2019 alle 16:32, Befana Profana ha scritto:

Da anni non assisteva a una messa, ma non le sembra sia cambiato gran che. Ovunque abiti scuri, qualche mormorio, nasi soffiati o che tirano su, più frequenti man mano che ci si avvicina all’altare.

 

Qui sotto, invece, mi è parso strano che il prete non sappia nulla del morto: è un funerale in grande stile di una persona conosciuta, di cui si dà anche l'annuncio sui giornali. Anche ammesso che la liturgia funebre sia officiata da un prete a caso, è improbabile che non si sia scambiata preventivamente con lui qualche parola, o raccontato qualche particolare significativo affinché il discorso non appaia standardizzato:

Il 25/6/2019 alle 16:32, Befana Profana ha scritto:

Barbara si chiede se stia ascoltando l’omelia del prete o se come lei la ignori, persa nei suoi pensieri. È evidente che il tizio in paramenti sacri non conosce niente di Tommaso.

 

Questo l'ho trovato bello e interessante: in fondo lo vorrebbe, si percepisce. 

Il 25/6/2019 alle 16:32, Befana Profana ha scritto:

Si sente finalmente compresa. Non che voglia andare a presentarsi alla donna, assurdo solo pensarlo, e poi cosa, diventare amiche? “Ciao, ero l’altro amore del tuo uomo”, no

Grazie e un saluto, @Befana Profana.

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1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

sai che ero stupita che nessuno avesse sottolineato il fatto di fare in qualche sorta una protagonista positiva di una che si è scelta un ruolo negativo? :)

Si vede che sono una vecchia bigotta. :asd:

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Sarà che ho avuto qualche amica che ci si è trovata, a fare l'amante

E chi non ne ha? Io ne ho sia dall'una che dall'altra parte... Alla fine mi sembra che soffrano tutte. 

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

E in ogni caso, chi è più da biasimare è lui: è lui che ha fatto promesse di fedeltà e tradisce la fiducia della compagna.

Senza dubbio. Chi ha fatto promesse è più da biasimare, ma hai decisamente fatto bene a evitare ramazine. Oltre a essere gratuite, sarebbero state fuori tema.

:) 

 

 

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