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simone volponi

[FdI 2019-1] La notte che andarono da Bronco

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commento

 

 

Romina non era rientrata in casa, erano passati tre giorni, e i suoi cominciarono a darla per morta.

In realtà la madre aveva cominciato durante la notte passata in piedi ad aspettarla, con il cuore in gola e il telefono che squillava a vuoto. Il padre, supportato dal resto della famiglia, aspettava novità dalla polizia.

Quando ti sparisce una figlia per prima cosa si fa il giro degli amici, soprattutto delle amiche. Magari qualcuna l’ha ospitata per dormire, o per tirare tardi con le chiacchiere fino al mattino. A sedici anni le idee frullano in testa veloci, cambiano da un momento all’altro come un riccio isterico cambia tana ogni due metri.

Se gli amici ne sanno meno di te allora è il caso di chiamare i carabinieri. E quando diventa chiaro che i carabinieri vanno a tentoni nel buio come un cieco con le brache calate che cerca di centrare la tazza del cesso, allora meglio prepararsi al peggio.

 

Tim sterzò con scioltezza, le ruote della Mercedes crepitarono sul brecciolino. La rimessa di Bronco era uno schifo, si sarebbe detta più una discarica dove le carcasse delle macchine stavano a braccetto con i sacchi dell’immondizia. Un incubo di lamiere e mosche con un capanno in fondo circondato da qualche albero, delimitato da una rete dopo la quale era tutta campagna.

«Adesso pensa Bronco a tutto, tu non preoccuparti più» disse Tim a Sandro.

«Se lo dici tu» rispose Sandro.

Si sarebbe messo in pace il cuore solo a cose fatte. Aveva la tachicardia da almeno tre ore, il tempo trascorso per raggiungere il posto di Bronco. Lo aveva passato a guardarsi intorno e nello specchietto retrovisore peggio di un paranoico.

Forse lo era appena diventato.

Tim fermò la macchina davanti al capanno arrugginito, poi suonò il clacson. Dal capanno uscì un omone sulla sessantina, i capelli bianchi radi, la barba incolta da almeno un paio di anni, tutta arricciata e lercia. Indossava un paio di leggings neri che teneva su con degli straccali premuti contro il busto nudo. Si muoveva ciondolando perché era grasso come una vacca. La ciccia vibrava sotto i leggings, il torso dalla forma a pera sembrava fatto di carne sciolta per quanto era pieno di rotoli. Aveva due tette enormi che cadevano flaccide, e con i pollici si sistemava di continuo gli straccali per coprirsi i capezzoli.

Scrutò dentro la macchina. Tim aprì lo sportello e scese.

«Ciao, Bronco» lo salutò. «Ci serve favore.»

Bronco tirò su col naso e scatarrò per terra.

«Stupido finocchio di Bucarest, è quello che penso?» chiese. Aveva la voce di un orso.

Tim annuì. Anche Sandro scese dalla macchina, e si avvicinò. A distanza di pochi metri Bronco puzzava di sudore rancido, benzina, grasso di macchina, e di qualcos’altro che lì per lì non riusciva a indovinare. Qualcosa di acido. Sandro notò che aveva il naso storto e schiacciato come i pugili, e due occhi porcini senza granché da dire.

«Chi è questo?» lo indicò Bronco.

«Mio amico Sandro» spiegò Tim. «Per lui è una cosa personale.»

«I soldi» disse Bronco.

Tim fece cenno a Sandro. Tirarono fuori i portafogli, un centone a testa passarono nella manona destra di Bronco, che li infilò nel bordo dei leggings. Poi Tim prese Sandro per il braccio e lo pilotò verso il portabagagli.

«Io ti ho detto, basta pagarlo ed è fatta.»

«E fa un lavoro pulito?»

«Limpido.»

Tirarono fuori il grosso sacco di sessanta chili, lo portarono verso Bronco tenendo le schiene curve per fare attenzione.

«Lasciatelo qui e aspettatemi un attimo» disse Bronco. «Prima vado dietro al castagno a far suonare un po’ Tuco.»

«Tuco?» domandò Sandro.

«Il mio culo» disse Bronco mentre ciondolava verso il castagno lì vicino. «L’ho chiamato Tuco. Se lo senti sparare lo riconosci subito. A differenza vostra ho confidenza con il mio corpo, tanto da dare un nome al mio bel culo.»

«Quindi fammi capire, vai dietro castagno per cagare?» gli chiese Tim.

«Esatto! Faccio tutto in simbiosi con la natura.»

Dopo essere sparito dietro l’albero, i due iniziarono a sentir cantare Tuco. Passarono dieci minuti, durante i quali il cuore di Sandro rischiò la fibrillazione, poi Bronco riapparve.

«Ho visto un documentario sugli elefanti» cominciò a raccontare col fiatone. «Diceva che ogni elefante deposita sul terreno più o meno centocinquanta chili di sterco, e che lo sterco è pieno di semi, perché mangiano le piante. E quei semi in parte se li mangiano gli uccelli, in parte fanno nascere nuove piante. In pratica l’elefante ridà alla terra parte di quello che le ha tolto. E noi che le ridiamo indietro? Niente, solo schifezze, e inquinamento.»

Sentendo quell’ultima parola, Sandro guardò l’ammasso di rottami e immondizia della rimessa, e si fece delle domande su come funzionasse la mente di Bronco.

Tim sembrava a suo agio.

«Per questo caghi in giardino? Per ridare alla terra come gli elefanti?» gli chiese.

«Esatto. Visto che mangio solo roba naturale non inquino, la terra nutre me, e io nutro la terra.»

«Mi pare uno scambio equo.»

«Allora, vediamo che c’è nel pacchetto.» Bronco si chinò sul sacco nero, strappò con le mani l’estremità dove c’era la testa. «Chissà questa lo schifo che si porta dentro» disse dando un calcetto al sacco. Fece una smorfia di disgusto. «Sarà piena di additivi, conservanti. Chissà i batteri che si è beccata ingozzandosi con lo schifo degli allevamenti intensivi. Sicuramente la sua carne è tossica.»

«Con tutta roba che abbiamo spinto lei in vena non ci sono dubbi» disse Tim.

 

Bronco aveva preso gli attrezzi. Con la troncatrice elettrica tagliò le braccia di Romina in tre pezzi, e fece lo stesso con le gambe.

«È una cosciona» urlò sopra il rumore dell’attrezzo. «Dopo taglio qualche trancio per i miei due mastini.»

Sandro lo guardò lavorare, e guardò il corpo di Romina scuotersi mentre veniva tagliato. Riuscì a guardarla in faccia: era tesa, rigida, gli occhi e la bocca spalancati. Le facce dei morti sono sempre distese, rilassate, sembra che dormano… cazzate, pensò.

«Ora, mentre mi occupo della testa, ho bisogno di chiacchierare» disse Bronco. Iniziò a segare il collo. «Come è finita così ridotta la bambina?»

Tim, le mani sui fianchi come stesse osservando uno scultore all’opera, spiegò:

«Fidanzata di Sandro. Lui l’ha portata da me, per fare cosa a tre, ma lei dice “no!”. Eravamo un po’ fatti» rise, «e io volevo scoparla, ma lei non voleva, allora l’abbiamo menata, e per farla stare buona ho fatto una siringa, solo ho esagerato, lei mai bucata prima…»

«Eroina. Sei un sacco di merda» disse Bronco.

Si alzò a fatica, prese il maglio d’acciaio, lo brandì a due mani, e lo abbatté sulla faccia di Romina.

Sandro girò la testa nel vedere implodere i lineamenti della ragazza. Mentre Bronco colpiva a ritmo riducendo il cranio di Romina a una poltiglia, parlava.

«Se volete farvi una scopata andate sulla tangenziale, invece di fidanzarvi. È una perdita di tempo, perché tutto finisce. E per farsela dare bisogna combattere, e guardate come va a finire. No, date retta a me, meglio andare a puttane, si risparmia tempo e fatica. E non sposatevi mai. Le donne una volta sposate vogliono dei figli, e si sfaldano. Diventano delle grasse rompipalle. Se questa ragazzina vi ha fatto storie per una scopata, credetemi, dopo è anche peggio.»

Sudato e col fiatone, finito di maciullare per bene il cranio, guardò di sbieco Sandro:

«La metto nella terra. E stai sereno, non ti sei perso nulla.»

Mentre il Mercedes ripartiva, Bronco si raccomandò con i ragazzi.

«Mangiate sano!»

 

Tre mesi dopo la scomparsa di Romina, i genitori si concessero una cerimonia in chiesa insieme alla famiglia. Il parroco, don Mattia, prima di prendere i voti era stato un poeta decadente alcolizzato. Amava ancora infarcire di versi i suoi sermoni, facendosi prendere la mano.

 

«Lutto,

signore dei dolori,

noi ci teniamo per le mani fredde,

mentre tu colpisci duro al cuore.

Ti sentiamo nella gola,

come una nuvola di lacrime.

Sentiamo la tua proboscide di mosca tamburellarci nel petto,

e quante avranno tamburellato sulla carne della povera Romina!

I vermi l’hanno attraversata,

come noi siamo attraversati dallo sconforto…»

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Ciao @simone volponi

 

Ottimo racconto, a mio avviso, perfetto nel suo stile, sicuramente un po' macabro, ma in sé perfetto! I miei complimenti!

 

Alcune piccole annotazioni marginali...

 

1 ora fa, simone volponi ha detto:

Romina non era rientrata in casa, erano passati tre giorni, e i suoi cominciarono a darla per morta.

In realtà la madre aveva cominciato durante la notte passata in piedi ad aspettarla, con il cuore in gola e il telefono che squillava a vuoto. Il padre, supportato dal resto della famiglia, aspettava novità dalla polizia.

 

Varierei queste ripetizioni di "cominciare" e "cambiare" (che mi sembra più voluta), ma a mio gusto s'intende:

1 ora fa, simone volponi ha detto:

A sedici anni le idee frullano in testa veloci, cambiano da un momento all’altro come un riccio isterico cambia tana ogni due metri.

 

1 ora fa, simone volponi ha detto:

si sarebbe detta più una discarica dove le carcasse delle macchine stavano a braccetto con i sacchi dell’immondizia

Bello, narrativamente parlando... ottima immagine.

 

1 ora fa, simone volponi ha detto:

«Adesso pensa Bronco a tutto, tu non preoccuparti più» disse Tim a Sandro.

«Se lo dici tu» rispose Sandro.

 

Non ripeterei Sandro, che è l'ultimo soggetto ad apparire, ma: "rispose lui".

 

1 ora fa, simone volponi ha detto:

davanti al capanno arrugginito, poi suonò il clacson. Dal capanno uscì un omone sulla sessantina,

Qui non ripeterei "capanno", si potrebbe proprio togliere, dopo il punto, almeno secondo me: "Uscì fuori un omone"... oppure "dalla porta uscì"...

 

1 ora fa, simone volponi ha detto:

A distanza di pochi metri Bronco puzzava di sudore rancido, benzina, grasso di macchina, e di qualcos’altro che lì per lì non riusciva a indovinare. Qualcosa di acido. Sandro notò che aveva il naso storto e schiacciato come i pugili, e due occhi porcini senza granché da dire.

 

Anche prima, ma sopratutto qui: ottima la descrizione di Bronco. Attraverso i dettagli della sua descrizione, si possono intuire le principali attività e lo stile di vita cui si e dedicato o cui è dedito... mi sei piaciuto!

 

1 ora fa, simone volponi ha detto:

«Tuco?» domandò Sandro.

«Il mio culo» disse Bronco mentre ciondolava verso il castagno lì vicino.

Anche qui, sempre narrativamente parlando (non che abbia gusti "strani", beninteso) mi sei piaciuto... originale e caratteristica la personalizzazione del "posteriore".

 

Da qui in poi, la storia prosegue liscia e verso quel senso unico ormai intuibile quanto inevitabile. Più che altro, sembra quasi il racconto di una delle tante cronache di storiacce quotidiane. L'hai in qualche modo "depoetizzata" mostrandocela non tanto dal punto di vista degli assassini quanto di Bronco, che in qualche modo diventa il personaggio principale (di maggior fascino narrativo) di tutto il racconto.

 

Anche la "tremenda poesia" finale (tremenda da un punto di vista letterario) è ottima in tutto il contesto.

Davvero ben riusciti i personaggi. La storia, in sé triste, non eccelle in colpi di scena, ma scivola via liscia, come dell'eroina tagliata male, mi verrebbe da dire: pare liscia, ma ti sporca l'animo...

 

Ciao e complimenti: scrivi sempre più che bene!

 

 

 

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3 ore fa, simone volponi ha detto:

commento

 

 

Romina non era rientrata in casa, erano passati tre giorni, e i suoi cominciarono a darla per morta.

In realtà la madre aveva cominciato durante la notte passata in piedi ad aspettarla, con il cuore in gola e il telefono che squillava a vuoto. Il padre, supportato dal resto della famiglia, aspettava novità dalla polizia.

Quando ti sparisce una figlia per prima cosa si fa il giro degli amici, soprattutto delle amiche. Magari qualcuna l’ha ospitata per dormire, o per tirare tardi con le chiacchiere fino al mattino. A sedici anni le idee frullano in testa veloci, cambiano da un momento all’altro come un riccio isterico cambia tana ogni due metri.

Se gli amici ne sanno meno di te allora è il caso di chiamare i carabinieri. E quando diventa chiaro che i carabinieri vanno a tentoni nel buio come un cieco con le brache calate che cerca di centrare la tazza del cesso, allora meglio prepararsi al peggio.

 

Tim sterzò con scioltezza, le ruote della Mercedes crepitarono sul brecciolino. La rimessa di Bronco era uno schifo, si sarebbe detta più una discarica dove le carcasse delle macchine stavano a braccetto con i sacchi dell’immondizia. Un incubo di lamiere e mosche con un capanno in fondo circondato da qualche albero, delimitato da una rete dopo la quale era tutta campagna.

«Adesso pensa Bronco a tutto, tu non preoccuparti più» disse Tim a Sandro.

«Se lo dici tu» rispose Sandro.

Si sarebbe messo in pace il cuore solo a cose fatte. Aveva la tachicardia da almeno tre ore, il tempo trascorso per raggiungere il posto di Bronco. Lo aveva passato a guardarsi intorno e nello specchietto retrovisore peggio di un paranoico.

Forse lo era appena diventato.

Tim fermò la macchina davanti al capanno arrugginito, poi suonò il clacson. Dal capanno uscì un omone sulla sessantina, i capelli bianchi radi, la barba incolta da almeno un paio di anni, tutta arricciata e lercia. Indossava un paio di leggings neri che teneva su con degli straccali premuti contro il busto nudo. Si muoveva ciondolando perché era grasso come una vacca. La ciccia vibrava sotto i leggings, il torso dalla forma a pera sembrava fatto di carne sciolta per quanto era pieno di rotoli. Aveva due tette enormi che cadevano flaccide, e con i pollici si sistemava di continuo gli straccali per coprirsi i capezzoli.

Scrutò dentro la macchina. Tim aprì lo sportello e scese.

«Ciao, Bronco» lo salutò. «Ci serve favore.»

Bronco tirò su col naso e scatarrò per terra.

«Stupido finocchio di Bucarest, è quello che penso?» chiese. Aveva la voce di un orso.

Tim annuì. Anche Sandro scese dalla macchina, e si avvicinò. A distanza di pochi metri Bronco puzzava di sudore rancido, benzina, grasso di macchina, e di qualcos’altro che lì per lì non riusciva a indovinare. Qualcosa di acido. Sandro notò che aveva il naso storto e schiacciato come i pugili, e due occhi porcini senza granché da dire.

«Chi è questo?» lo indicò Bronco.

«Mio amico Sandro» spiegò Tim. «Per lui è una cosa personale.»

«I soldi» disse Bronco.

Tim fece cenno a Sandro. Tirarono fuori i portafogli, un centone a testa passarono nella manona destra di Bronco, che li infilò nel bordo dei leggings. Poi Tim prese Sandro per il braccio e lo pilotò verso il portabagagli.

«Io ti ho detto, basta pagarlo ed è fatta.»

«E fa un lavoro pulito?»

«Limpido.»

Tirarono fuori il grosso sacco di sessanta chili, lo portarono verso Bronco tenendo le schiene curve per fare attenzione.

«Lasciatelo qui e aspettatemi un attimo» disse Bronco. «Prima vado dietro al castagno a far suonare un po’ Tuco.»

«Tuco?» domandò Sandro.

«Il mio culo» disse Bronco mentre ciondolava verso il castagno lì vicino. «L’ho chiamato Tuco. Se lo senti sparare lo riconosci subito. A differenza vostra ho confidenza con il mio corpo, tanto da dare un nome al mio bel culo.»

«Quindi fammi capire, vai dietro castagno per cagare?» gli chiese Tim.

«Esatto! Faccio tutto in simbiosi con la natura.»

Dopo essere sparito dietro l’albero, i due iniziarono a sentir cantare Tuco. Passarono dieci minuti, durante i quali il cuore di Sandro rischiò la fibrillazione, poi Bronco riapparve.

«Ho visto un documentario sugli elefanti» cominciò a raccontare col fiatone. «Diceva che ogni elefante deposita sul terreno più o meno centocinquanta chili di sterco, e che lo sterco è pieno di semi, perché mangiano le piante. E quei semi in parte se li mangiano gli uccelli, in parte fanno nascere nuove piante. In pratica l’elefante ridà alla terra parte di quello che le ha tolto. E noi che le ridiamo indietro? Niente, solo schifezze, e inquinamento.»

Sentendo quell’ultima parola, Sandro guardò l’ammasso di rottami e immondizia della rimessa, e si fece delle domande su come funzionasse la mente di Bronco.

Tim sembrava a suo agio.

«Per questo caghi in giardino? Per ridare alla terra come gli elefanti?» gli chiese.

«Esatto. Visto che mangio solo roba naturale non inquino, la terra nutre me, e io nutro la terra.»

«Mi pare uno scambio equo.»

«Allora, vediamo che c’è nel pacchetto.» Bronco si chinò sul sacco nero, strappò con le mani l’estremità dove c’era la testa. «Chissà questa lo schifo che si porta dentro» disse dando un calcetto al sacco. Fece una smorfia di disgusto. «Sarà piena di additivi, conservanti. Chissà i batteri che si è beccata ingozzandosi con lo schifo degli allevamenti intensivi. Sicuramente la sua carne è tossica.»

«Con tutta roba che abbiamo spinto lei in vena non ci sono dubbi» disse Tim.

 

Bronco aveva preso gli attrezzi. Con la troncatrice elettrica tagliò le braccia di Romina in tre pezzi, e fece lo stesso con le gambe.

«È una cosciona» urlò sopra il rumore dell’attrezzo. «Dopo taglio qualche trancio per i miei due mastini.»

Sandro lo guardò lavorare, e guardò il corpo di Romina scuotersi mentre veniva tagliato. Riuscì a guardarla in faccia: era tesa, rigida, gli occhi e la bocca spalancati. Le facce dei morti sono sempre distese, rilassate, sembra che dormano… cazzate, pensò.

«Ora, mentre mi occupo della testa, ho bisogno di chiacchierare» disse Bronco. Iniziò a segare il collo. «Come è finita così ridotta la bambina?»

Tim, le mani sui fianchi come stesse osservando uno scultore all’opera, spiegò:

«Fidanzata di Sandro. Lui l’ha portata da me, per fare cosa a tre, ma lei dice “no!”. Eravamo un po’ fatti» rise, «e io volevo scoparla, ma lei non voleva, allora l’abbiamo menata, e per farla stare buona ho fatto una siringa, solo ho esagerato, lei mai bucata prima…»

«Eroina. Sei un sacco di merda» disse Bronco.

Si alzò a fatica, prese il maglio d’acciaio, lo brandì a due mani, e lo abbatté sulla faccia di Romina.

Sandro girò la testa nel vedere implodere i lineamenti della ragazza. Mentre Bronco colpiva a ritmo riducendo il cranio di Romina a una poltiglia, parlava.

«Se volete farvi una scopata andate sulla tangenziale, invece di fidanzarvi. È una perdita di tempo, perché tutto finisce. E per farsela dare bisogna combattere, e guardate come va a finire. No, date retta a me, meglio andare a puttane, si risparmia tempo e fatica. E non sposatevi mai. Le donne una volta sposate vogliono dei figli, e si sfaldano. Diventano delle grasse rompipalle. Se questa ragazzina vi ha fatto storie per una scopata, credetemi, dopo è anche peggio.»

Sudato e col fiatone, finito di maciullare per bene il cranio, guardò di sbieco Sandro:

«La metto nella terra. E stai sereno, non ti sei perso nulla.»

Mentre il Mercedes ripartiva, Bronco si raccomandò con i ragazzi.

«Mangiate sano!»

 

Tre mesi dopo la scomparsa di Romina, i genitori si concessero una cerimonia in chiesa insieme alla famiglia. Il parroco, don Mattia, prima di prendere i voti era stato un poeta decadente alcolizzato. Amava ancora infarcire di versi i suoi sermoni, facendosi prendere la mano.

 

«Lutto,

signore dei dolori,

noi ci teniamo per le mani fredde,

mentre tu colpisci duro al cuore.

Ti sentiamo nella gola,

come una nuvola di lacrime.

Sentiamo la tua proboscide di mosca tamburellarci nel petto,

e quante avranno tamburellato sulla carne della povera Romina!

I vermi l’hanno attraversata,

come noi siamo attraversati dallo sconforto…»

E dal disgusto @simone volponi.  Spesso mi domandavo quando ti presentavi nella chat  come mai quest'uomo asserisce che la vita fa schifo o questo fa schifo, quell'altro fa più schifo di questo e cosi via. Adesso, dopo aver letto il tuo fluido ed sconvolgente racconto ho capito il perchè. 

Essendo cosi preciso nei dettagli esistono probabilità che tu abbia conosciuto o indagato in qualche modo su qualche episodio che ti è rimasto   indelebile nella mente.  La parte dei protagonisti è scritta  con una tale semplicità   che se l'avesse letta la Romina, avrebbe intuito con facilità quelli che l'hanno masscrata non erano altro che dei pericolosi psicopatici. Il tuo lineare racconto mi è piaciuto moltissimo. Ti ringrazio della lettura a presto

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Non so cosa aggiungere, @simone volponi, hai scritto un racconto travolgente, inquietante e vivo... Posso dirti che non dormirò però... bravo! :D

 

Scherzi a parte, dopo gli ottimi commenti che hai ricevuto, posso solamente condividere un'osservazione con te, un ago nel pagliaio

4 ore fa, simone volponi ha detto:

«Quindi fammi capire, vai dietro castagno per cagare?» gli chiese Tim.

«Esatto! Faccio tutto in simbiosi con la natura.»

comportamento che penso sia curioso se detto da un uomo - Bronco - descritto come anziano e molto in carne. Mi sembra strano che si affidi alla "scomodità" della natura e non a un water in cui si può muovere e alzare meglio. Ma una curiosità personale.

Tra l'altro

4 ore fa, simone volponi ha detto:

«Il mio culo» disse Bronco

qui ho pensato ad Ace Ventura... :asd:

 

Alla prossima lettura e in bocca al lupo con il FdI.

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Ciao @simone volponi, ben trovato

Io tuo racconto sceglie il filone decisamente nero, quasi pulp, nulla da ridire su questo. Hai calcato bene il piede   sull’acceleratore e un giro di budella al lettore sei riuscito a darglielo. I tre balordi sono sgradevoli ognuno a un grado e in un modo diverso, ma tutti ugualmente  rivoltanti. In qualche misura emerge anche il personaggio della vittima, vittima un po’ troppo ingenua di un fidanzato fuori di testa. Scopo raggiunto in questo senso, direi.

Quelli che mi convincono di meno sono i genitori, a partire da qui 

5 ore fa, simone volponi ha detto:

 

Romina non era rientrata in casa, erano passati tre giorni, e i suoi cominciarono a darla per morta.

Vero è che poi sottolinei l’angoscia della madre,  ma quel “cominciarono a darla per morta” è troppo lontano da qualsiasi reazione comune a un genitore in quella situazione. In qualche modo forse vuole  sottolineare il cinismo del narratore, ma io  io preferisco  sempre che il narratore...narri, e non si esponga. 

5 ore fa, simone volponi ha detto:

 

Tre mesi dopo la scomparsa di Romina, i genitori si concessero una cerimonia in chiesa insieme alla famiglia. Il parroco, don Mattia, prima di prendere i voti era stato un poeta decadente alcolizzato. Amava ancora infarcire di versi i suoi sermoni, facendosi prendere la mano.

Non si sente il dolore di chi ha subito un lutto simile, perché, di nuovo, il narratore esprime il proprio cinico distacco ma questo rende poco vividi i personaggi. 

Infine mi pare poco credibile non tanto la recita della poesia, quanto il testo, siamo pur sempre in una chiesa e ancorché alcolizzato, un sacerdote difficilmente si esprime così. 

In definitiva a mio avviso c'è uno squilibrio  troppo vistoso fra l’elemento  splatter/nero e l’elemento narrativo della storia nel suo insieme

 

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@simone volponi è la prima volta che ti leggo, interessante ritrovarsi a leggere qualcosa di così "spinto" in un contest in cui la traccia è il lutto, ma ci arriverò dopo. Intanto dico subito che la prima metà del racconto (su per giù fino a quando scoprono il cadavere) non mi ha fatto impazzire; non tanto per ciò che accade, o i personaggi, ma per il modo in cui è scritta. Ho avuto come la sensazione che, a ogni frase, tra una virgola e l'altra, ce ne fosse una sottintesa e messa tra parentesi, che dicesse: Ehi! queste sono frasi sporche, capito?. Ecco, un modo stupido per dirtelo, lo so, ma non trovo altri modi. Frasi che sperano di essere "sporche", provocatorie, e così via, invece che esserle per davvero. Ovviamente in base al mio personalissimo gusto. Comunque, faccio giusto un paio di esempi:

 

7 ore fa, simone volponi ha detto:

E quando diventa chiaro che i carabinieri vanno a tentoni nel buio come un cieco con le brache calate che cerca di centrare la tazza del cesso

 

7 ore fa, simone volponi ha detto:

«Lasciatelo qui e aspettatemi un attimo» disse Bronco. «Prima vado dietro al castagno a far suonare un po’ Tuco.»

«Tuco?» domandò Sandro.

«Il mio culo»

Ecco, qui più che altro prendo in esame i discorsi dei personaggi; capisco che sono i tipici bastardi da bollino rosso, ma dare il nome al culo è roba che manco Tarantino (fatto di acidi, con la demenza senile, e con la sceneggiatura scritta da Rodriguez) metterebbe in un suo film (e io amo i film di Tarantino eh), ma era giusto per far intendere che è troppo da cliché da badass movie, ecco

 

Comunque, a parte ciò, dalla seconda metà appunto, come dicevo all'inizio, la situazione è ben diversa. Il racconto diventa DAVVERO sporco, in modo genuino, e, per ovvi motivi, raccapricciante. Dunque nulla da dire a tal proposito. 

Ma, e qui finisco, ho l'ultima "lamentela" da fare, ed è quella relativa alla traccia: dov'è il lutto? Io vedo un racconto che parla di tre bastardi che si disfano del corpo di una ragazza, fine.

 

Bene, spero di non essere stato troppo "fastidioso" nell'averti elencato tutti gli elementi che non mi hanno convinto, dopotutto è solo il mio, più sincero possibile, parere.

Voglio comunque dirti che, con dei personaggi meno stereotipati, e con meno frasi forzate, una storia del genere non avrebbe guastato affatto. A me piace la letteratura del terrore, certo, questo genere qui c'entra ben poco e punta sull'orrido e sul pulp, ma comunque la seconda parte (in cui tagliano e discutono) si presta molto al genere (anche se io prediligo un tipo di horror completamente differente, di sicuro non fatto di mutilazioni e simili). Ok, basta così che poi mi dilungo in cose che non c'entrano nulla. Ti saluto, e alla prossima. (

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Ciao @simone volponi, che dire del racconto: truce è truce, violento pure e un misto di splatter e cinismo non indifferente. Ed è scritto benissimo. Si legge tutto d'un fiato, si cerca di capire gli eventi, un po' si sorride quando descrivi Bronco, si inorridisce un po' per la freddezza con cui smembra il cadavere e per la follia dei due tossici.

I personaggi sono presentati al lettore divinamente, sono un po' caricaturati ma non così distanti dai tanti pazzi omicidi di cui è piena la cronaca nera mondiale. 

 

In realtà, prendendo un punto di vista particolare e inusuale, ci racconti una storia di cui si sente spesso parlare: donne usate come oggetti sessuali che, se non funzionano come si deve, proprio come oggetti vengono spente e messe da parte. 

 

Molto piaciuto, bravo! 

 

Talia 

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22 ore fa, simone volponi ha detto:

come un riccio

strizzata d'occhio ai followi di facebook.

 

22 ore fa, simone volponi ha detto:

erano passati tre giorni, e i suoi cominciarono a darla per morta.

Ho letto di fretta il commento di Cicciuzza qua sopra, riguardo a quel "cominciarono a darla per morta", ed è strano perché sono d'accordo e non sono d'accordo. Due genitori che non trovano la figlia da tre giorni possono davvero iniziare a perdere la speranza, ma forse è l'espressione che usi a suonare troppo cruda. 

"...cominciarono a temere il peggio" significa la stessa cosa, ma è già meno dura.

 

A me Bronco che caga come gli elefanti e chiama per nome il suo culo è piaciuto. È vero che è una macchietta, ma in un racconto del genere ci sta.

 

Quota

Sentendo quell’ultima parola, Sandro guardò l’ammasso di rottami e immondizia della rimessa, e si fece delle domande su come funzionasse la mente di Bronco.

Questo guarda la ragazza morta che viene maciullata come se nulla fosse e si fa domanda sulla mente di Bronco?

Ma poi questa sparisce e nessuno sospetta del ragazzo col quale era uscita la sera? Relazione segreta? Non ne sapeva niente nessuno, manco le amiche?

 

Il racconto si legge bene, anche se la parte dei genitori "in lutto" è deboluccia e forse potresti svilupparla meglio, in futuro, per far sentire di più il contrasto tra il dolore dei parenti e le chiacchiere di Bronco che massacra il corpo della ragazzina mentre parla di elefanti e consiglia agli altri due di andare a puttane.

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Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha detto:

A sedici anni le idee frullano in testa veloci, cambiano da un momento all’altro come un riccio isterico cambia tana ogni due metri

Questa similitudine non mi ha fatto impazzire  probabilmente perché dal plurale delle idee passi al singolare del riccio, non so. Leggendo non ho potuto fare a meno di ricordare gli ultimi omicidi a sfondo sessuale. Oserei dire che perfino il modo macabro di sbarazzarsi di un cadavere è storia recente. Scritto bene, anche se la parte iniziale mi pare venga un po' tradita poiché Iasci i genitori in secondo piano tirando in ballo il prete. E sinceramente non ce lo vedo a recitare una poesia (che a ben vedere non è nemmeno una poesia). Hai descritto molto meglio i tre dementi.

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Ciao  @simone volponi

credo che sia la prima volta che leggo qualcosa di tuo. Non posso dire che il racconto mi sia piaciuto perché detesto le scene splatter (perdonami la sincerità!) anche se devo dire che il tuo testo è scritto benissimo e l'ho letto tutto di un fiato (come spesso succede con questo genere di contenuti che da un lato creano repulsione, ma dall'altro una morbosa curiosità). Si tratta di gusti, indubbiamente, ma se il tuo intento era provocare disgusto, hai fatto centro. 

Ok, ora metto da parte i miei gusti personali che magari hanno importanza fino a un certo punto. Ho trovato un po' slegata dal resto l'ultima parte con il prete che declama la poesia. Mi sfugge un po' anche il senso generale del testo, perché la parte che risalta di più è quella centrale e non capisco se volevi creare un contrasto tra il dolore della famiglia e la crudeltà dei tre o cos'altro. E in questo non so come collocare la poesia.

Quello che funziona meglio a livello narrativo sono i tre assassini, in particolare Bronco, di cui viene fuori l'aspetto grottesco e caricaturale. Mi è venuto in mente un personaggio di un film, Nikita, mi pare si chiamasse il risolutore (o qualcosa del genere) che era stato chiamato a disfarsi di un cadavere, tra l'altro non ancora morto. Mi è rimasto impresso perché nonostante il suo orribile ruolo, il personaggio aveva un fondo di umanità. La preoccupazione per il cibo sano di Bronco e per l'ecologia creano un bel contrasto. Anche se non si capisce come mai, mangiando cose sane, sia così grasso!

Ciao, alla prossima!

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Azz... @simone volponi Altro che lutto, povera figlia, poveri genitori ecc... qui l'unica cosa che ci preme è che la cacca di Bronco sia perfettamente ecologica!

Scherzi a parte il racconto senza tristezza e senza lacrime -pure il prete santiiddio, va a parlare di vermi che penetrano la ragazza. Però a me è piaciuto.

Alla fine è la realtà che non ci viene mai presentata nei telegiornali, ma è la realtà. Penso a molti fatti di cronaca simili, e non è che non ce ne siano. Soltanto, a noi non vengono raccontati da quel lato. Quando sentirò " Occultamento di cadavere" da oggi penserò a Bronco!

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Permetti anche a me di farti due pulci. Il racconto ha elementi interessanti (molto) ma anche qualche difetto. Il principale è quello di ostentare molto lo splatter, a fianco di passaggi che, concordo con Rhomer, sono genuinamente sporchi e sgradevoli.

Su incipit e finale concordo pure con Cicciuzza. Completamente, ed è quindi inutile che io ripeta o tenti di rafforzare quello che ti ha scritto lei.

 

Allora: vanno da Bronco per liberarsi del cadavere. Bronco è decisamente fuori mano (tre ore d'auto), immagino pure parecchio distante dalla civiltà. Non so, in Italia, quanto possa essere distante dalla civiltà un luogo dimenticato dagli uomini e da Dio, ma non molto, temo. Forse la situazione avrebbe potuto essere più plausibile in qualche staterello degli USA (che ne so: Montana o Wyoming, posti a bassissima densità abitativa, dove è possibile fare ore di macchina senza trovare un caXXo di centro abitato...). In tal caso sarà utile mettere a punto nomi ed etnia dei personaggi.

Va bene, proseguiamo: vanno da Bronco, che è un personaggio credibile e molto funzionale nella sua assurdità: coerentemente pazzo, fissato, schifosamente sporco, autoemarginato. Vanno da Bronco e a lui basta seppellire il cadavere (chissà che cimitero ha sotto i suoi rottami): perché devi fargli fare a pezzi la ragazza? Perché devi farle maciullare la testa con un maglio?

Solo per ostentare, ecco la risposta.

Metanarrativamente questo è il racconto di un narratore che vuole stupire, scioccare i suoi lettori. Devi trovare una soluzione al problema dell'esposizione del narratore (direi del narcisismo del narratore, che si attende e sembra quasi ambire ad essere maledetto dai lettori che si son sentiti male), perché è un peccato che una buona idea si "perda" così banalmente (perdonami se sputo in questo modo le mie sentenze).

Che so? Bronco potrebbe essere un maniaco che (addirittura) paga lui i suoi "fornitori". Che non fa lavori puliti, vuol fare il macellaio, ma ha una sua morale (che un po' fa il paio con il suo rispetto per la natura) e non ammazza, ma non disdegna di lavorare su corpi già morti.

Allora sì che sarebbero giustificati la bassa macelleria, il lavoro di maglio e magari il fegato e una lombata tenuti da parte per i cani...

Allora i passaggi:

Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

«E fa un lavoro pulito?» 

«Limpido.» 

Potrebbero diventare:

«Fa un lavoro pulito?»

«Per nulla»

(facendolo precedere di un po' alla scena, per suscitare la curosità del lettore, che poi la scoprirebbe morbosa)

e:

Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

«Io ti ho detto, basta pagarlo ed è fatta.»

Dopo essere stati pagati potrebbe invertirsi in:

«Non ci credevi – eh? – che avremmo pure ritirato su i soldi della dose con cui questa puttanella si è fatta ammazzare!»

(O qualcosa del genere)

 

Insomma: giustificami in qualche modo l'orrore e io sono disposto (ehm...) ad apprezzarlo. Ma così, splatter per splatter, trovo che abbia poco senso.

 

Altre due o tre cose:

Quota

Aveva la voce di un orso.

Direi che un orso non ha voce. Cosiglierei:

La voce aveva qualcosa del ringhio di un orso.

 

Quota

«Fidanzata di Sandro.

Come pensa di passarla liscia? Se la fai diventare una sua conoscenza occasionale potresti correre il rischio di far decadere il senso della filippica di Bronco sul fidanzamento. Però non è credibile che Sandro pensi di farla franca in qualche modo: l'episodio deve essere ragionevolmente risolutivo per stare in piedi narrativamente. Io preferirei che Romina fosse una conoscenza occasionale, e il sermone sul fidanzamento un viaggio mentale di Bronco (che non ha bisogno di un aggancio con la realtà per snocciolare la sua filosofia spicciola sui rapproti uomo-donna). In questo modo nessuno sa che loro hanno rimorchiato Romina, nessuno troverà il cadavere ed è evidente (e plausibile) che il caso resterà irrisolto. E le ansie dei due (di Sandro in particolare, ché Tim va bene più sbruffoncello come lo hai già delineato tu) sono solo passeggere.

 

Bello anche il personaggio che è stato un poeta decandente alcolizzato, ora prete eretico che non deve ancora aver chiuso i conti con il bere :asd: . Probabilmente è messo lì solo per recitare la poesia, ma che, anche al di fuori degli obblighi di questo contest, a me pare amplifichi l'atmosfera surreale della storia.

 

Quindi, caro Volponi, chiudo con quel modo di dire del menga di certi professori universitari: non le do 26 perché lei merita un 30. Ci lavori su e torni a presentarmi il suo lavoro.

(Mavaff... :D )

 

EDIT: ancora una cosa: Bronco in leggings (con pacco a vista stile Nureev o Baryshnikov), proprio non ce lo vedo... perché non fargli indossare un più classico paio di jeans a salopette?

 

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2 ore fa, queffe ha scritto:

perché devi fargli fare a pezzi la ragazza? Perché devi farle maciullare la testa con un maglio?

Per cancellare i linementi del volto, per esempio... capisco, cosa inutile se lo devi seppellire. Avrò toppato.

 

2 ore fa, queffe ha scritto:

Come pensa di passarla liscia?

Come pensano di farlo quelli che tagliano le donne e le chiudono dentro una valigia, per esempio...

 

Poi torno su tutto, è chiaro che la volontà del narratore e del racconto non sia arrivata, compresa delle volute esagerazioni. E che devo tornare a essere italiano.

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Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

«La metto nella terra. E stai sereno,

ebbè... detto da un rottamatore :asd:

 

Sono solito leggere i racconti del contest in ordine cronologico e sono ora giunto a te... con una tempistica sbagliata. Leggere questo racconto prima di cena e con in mente di aprire una scatoletta di carne... tu capirai (mi sa che opterò per lo sgombro). Ma al di là della tempistica sono rimasto soddisfatto, lo ammetto, era un po' che non ti leggevo e mi mancavano racconti di questo tenore (ci sono pure le tette, anche se di Bronco, ma non stiamo lì a sottilizzare):D

L'unica osservazione che ho da farti è su un'incongruenza nella poesia del prete. Se il corpo di Romina non è stato ancora ritrovato (mi pare di capire) non dovrebbe riferirsi a lei come se fosse sottoterra divorata dai vermi.

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un racconto molto volponiano. Non è il più bello fra quelli di @simone volponi, ma mi è piaciuto. Ruvido e iperbolico.

Un difetto di trama a dire il vero l'ho trovato. Se sparisce una ragazza credo che il fidanzato sia uno dei primi a cui vanno a fare le pulci. Ci sta che la faccia franca per un po', non trovano il cadavere ecc. però tre mesi dopo difficile che uno così sia ancora a piede libero. Ma visto che il racconto si concentra su tutt'altro è un difetto assolutamente perdonabile.

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Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

delimitato da una rete dopo la quale era tutta campagna.

Più che "dopo la quale" (bruttino) direi "oltre la quale".

 

A me è piaciuto. Scorre benissimo, e non è necessario andare a rileggere le frasi ogni volta (e per me non è poco). Il personaggio di Bronco vale il prezzo del biglietto. Pazzo, misogino,politicamente scorretto. Molto tarantiniano.

Mi trovo d'accordo con gli altri commentatori sulla questione "fidanzata", ma mi sembra un difetto marginale che non intacca la riuscita del racconto. 

Finalmente una diversa interpretazione del tema. Una buona prova, per quanto mi riguarda.

Modificato da Andrea28

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Ciao, @simone volponi

Racconto molto bello dove il fascino del macabro, del deviato e della miseria è preponderante. Riuscitissimo il personaggio di Bronco, forse "troppo" visto che è l'unico ad avere una tridimensionalità che schiaccia e fa scomparire gli altri. L'unico appunto che ho da farti è l'esserti concentrato troppo sulla parte sporca della storia, sbilanciandolo un poco a discapito dei genitori della ragazza (o anche della ragazza stessa) e del loro lutto.

Big up.

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Ciao @simone volponi,

visto che alla fine ho deciso di partecipare al FdI, comincio a commentare da te.

 

Scrivi niente male, secondo me. Prosa misurata con bei guizzi. Descrizioni efficaci come questa:

Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

La rimessa di Bronco era uno schifo, si sarebbe detta più una discarica dove le carcasse delle macchine stavano a braccetto con i sacchi dell’immondizia. Un incubo di lamiere e mosche con un capanno in fondo circondato da qualche albero, delimitato da una rete dopo la quale era tutta campagna.

 e questa:

Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

Dal capanno uscì un omone sulla sessantina, i capelli bianchi radi, la barba incolta da almeno un paio di anni, tutta arricciata e lercia. Indossava un paio di leggings neri che teneva su con degli straccali premuti contro il busto nudo. Si muoveva ciondolando perché era grasso come una vacca. La ciccia vibrava sotto i leggings, il torso dalla forma a pera sembrava fatto di carne sciolta per quanto era pieno di rotoli. Aveva due tette enormi che cadevano flaccide, e con i pollici si sistemava di continuo gli straccali per coprirsi i capezzoli.

 

Anche i dialoghi reggono bene, e devo dire che Tim e quello psicopatico di Bronco mi sono piaciuti molto. Sopra le righe tanto da diventare macchiette coerenti e godibili. I pazzi esistono, ne sono piene le cronache. Adesso quando ascolterò la notizia di una ragazza scomparsa penserò a Bronco, al suo culo e ai suoi cani.

 

Correzioni formali non ne ho. Un paio di ripetizione le ha segnalate AndC, il resto fila.

 

Però, davvero, non vedo il lutto. Se questo fosse un tema, non ci sarebbe nessun errore da segnare se non la mancata aderenza alla traccia. A meno che io non abbia frainteso completamente il racconto - in questo caso, spero che vorrai scusarmi.

Almeno Sandro, il "fidanzato" di Romina, dovrebbe ricordarla com'era e avere una punta di rimorso. Forse funzionerebbe meglio se la ragazza fosse un'adolescente un po' ribelle che s'è fatta rimorchiare un sabato sera dai due. Anche perché, se sparisce una ragazzina, la polizia suona immediatamente al campanello di quello con cui ha una storia. Se il suddetto tizio è pure un tossico (o frequenta dei tossici), non lo molla più. 

 

Quello che non mi è piaciuto granché sono l'incipt e il finale. Li ho trovati frettolosi e poco credibili. Poco credibili i genitori che danno la figlia per morta dopo tre giorni, poco credibile la polizia che brancola nel buio da subito (non ce l'aveva, Romina, un cellulare? non aveva parlato di Sandro con nessuno?) e poco credibile che si scelga un ex poeta alcolizzato per celebrare il funerale di una ragazzina. Avrei visto meglio fiori dappertutto, giornalisti, commozione cittadina.

 

La poesia è brutta forte, come credo fosse nelle tue intenzioni, ma (anche qui) mi sento di suggerire una bruttezza diversa: l'ex poeta alcolizzato potrebbe declamare la bontà innocente di Romina, il suo promettente futuro, il dolore dei genitori che solo nell'infinita misericordia del Padre può trovare conforto. Il premio del Paradiso, la resurrezione dei corpi e tutte quelle cose. Ne uscirebbe un bel contrasto con le scene nella discarica.

 

Spero di essere stata utile in qualche modo. 

 

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non sapevo se postarti un commento o no perché le mie o sono considerazioni che già ti hanno fatto e non apportano nulla di nuovo, o sono impressioni mie che nulla hanno di tecnico e di oggettivo, ma visto che stiamo facendo una lunga dissertazione nell'OT sull'importanza di commentare gli altri racconti, adesso ti sorbisci anche il mio commento :)

Il solo vero difetto che posso rimproverare al racconto è che il lutto non c'è: i genitori sono appena accennati, sembrano più fare gesti doverosi (chiamare la polizia, il funerale) che soffrire e struggersi, il ragazzo/assassino non sembra avere un solo rimorso o rimpianto, ha solo paura di essere scoperto (come poi la polizia non pensi a lui è inspiegabile). E la poesia, con la scusa del prete ex poeta alcolico, sembra proprio appiccicata lì perché dovevi e basta. Insomma, la traccia del lutto mi sembra un po' tirata via.

Detto  questo, il racconto è piacevole, divertente, duro, dissacrante (sì è un aggettivo usato e abusato ma non me ne venivano di meglio); la tirata filosofica di Bronco sulle donne e le puttane è davvero edificante e ci sta tutta e lo splatter non mi disturba: dopo aver letto American Psycho tanti anni fa direi che ho passato la soglia massima, non ho ancora trovato peggio; e ho una passione smodata per Palahniuk che quando vuole non ci va leggero coi dettagli sangue viscere e schifezze; quindi quel lato del racconto non mi dispiace in sé. Quello che invece mi lascia un po' così è che il tutto assomiglia a diversi altri racconti tuoi che ho già letto (che non saranno centinaia ma qualcuno sono): i personaggi sporchi brutti e cattivi però a loro modo buffi e filosofici, le frasi culo, cazzo, tette (qui forse non ci quelle sono, ma ci siamo capiti), sporcizia, sesso, droga. Le immagini politicamente scorrette un po' plateali come il cieco che non c'entra la tazza eccetera. Ecco, questo senso di dejà vu, di un racconto che somiglia a tanti altri tuoi (tieni conto che io mi rimprovero spesso di scrivere sempre la stessa cosa di personaggi sempre uguali, quindi non sono un buon pulpito), che non fa nemmeno lo sforzo di davvero elaborare il concetto di lutto per invece spostarsi sulle solite scenette. Ad esempio, il passaggio del dare il nome al suo culo non capisco a cosa serva nell'insieme, a parte fare un po' gag.

Ricordo un tuo MI bellissimo sul personaggio del ricercatore (ho dimenticato il nome) che faceva esperimenti conservando il cadavere putrescente della sua paziente/amata nel letto: ecco, temi e atmosfere erano sempre nel tuo stile, ma la storia e i personaggi erano a sé stanti, affrontavano tema e traccia in modo innovativo. Qui, invece, ho trovato poca sorpresa e anche poco interesse per il tema imposto.

Avevo premesso che era un commento fatto di impressioni e sensazioni mie, eh, qualitativamente non ho rimproveri di nessun tipo da fare al tuo testo. Ciao. :)

 

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Il primo aggettivo che mi viene è diverso dagli altri letti finora, forse proprio per questo mi è piaciuto. Personaggi e situazioni volutamente sopra le righe, che però non stonano nel contesto real-horror della storia. L'unico appunto che ti farei, anche se te l'hanno già detto, è che non c'è il tema del lutto (a parte i genitori, che però sono molto marginali) e il funerale dopo soli tre mesi, senza che si sia trovato il corpo (ci potrebbe però stare se Sandro, dopo giorni di paranoia, o magari strafatto, avesse finito per confessare e la storia fosse venuta fuori). Il prete poeta a me è piaciuto (anche se non quanto Bronco) e ho trovato la poesia molto intonata al tono della storia 

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Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

«Con tutta roba che abbiamo spinto lei in vena non ci sono dubbi»

L'articolo

 

Piaciuto tantissimo, senza dubbio uno dei racconti migliori in gara (senza neanche averli letti tutti :D). Ho apprezzato tantissimo i dettagli e il realismo.

 

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Piaciuto molto, complimenti. Il lutto mi sembra un elemento un po' incollato con lo scoth, ma mi è piaciuto lo stesso; molto ben scritto (al di là di un paio di passaggi che mi hanno lasciato perplesso)

 

Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

Quando ti sparisce una figlia per prima cosa si fa il giro degli amici

impersonale con il tu e poi con il si... avrei uniformato

 

Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

si sarebbe detta più una discarica dove le carcasse delle macchine stavano a braccetto con i sacchi dell’immondizia

"stanno"?

 

stile funzionale al tutto e personaggi ottimamente costruiti. Pollice in su. Alla prox

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@simone volponi ciao :)

 

Mi è piaciuta molto la figura di Bronco per il contrasto che crea: squarta una persona, le spappola la faccia, guarda la coscia e pensa al cibo per i cani... eppure è attento all'ambiente, al cibo. Io non so, ho il difetto di cercare sempre qualcosa di buono in quello che vedo, ma anche qui mi sono fatta un film tutto mio (probabilmente molto lontano dalle tue intenzioni, non so): Bronco che parla dell'ambiente e dell'inquinamento, dell'amore da disilluso... è vero che è sporco, che fa ribrezzo nella descrizione che ne dai ed è quanto di più vicino possibile al gretto al sudiciume. Però non mi ha schifata, ecco, nemmeno moralmente per quello che fa. Poco prina di fare la ramanzina sull'amore e le fidanzate e le mogli, mi sembra faccia capire che, fosse stato per lui, quella ragazzina non sarebbe morta. Poi, ovvio, una persona del genere non si commuove, non si ribella, non batte ciglio: fa' il suo, sopravvive, senza morale da nessuna parte, che la vita è un'altra cosa. Questo per dire che non mi ha inorridita, rattristata o altro: mi ha colpita molto, in un contesto del genere invece, quelle sensibilità per ambiente ecc. Vero che poi le manifesta cagando dietro ad un albero, ma rimane sempre un contatto molto diretto con la natura e quindi in linea con le sue idee e il rispetto che ne deriva. Non so, in tutto questo ci vedo quasi un modo per dire, semplificando, il mondo è bello, gli esseri umani fanno schifo, quindi pietà per il mondo, la natura e basta. 

Ho pensato anche, e mi piacerebbe saperlo, a quale potrebbe essere la storia di Bronco: com'è arrivato lì? Che cosa ha passato e cosa lo ha cambiato o consegnato a quella sua dimensione? 

 

Un appunto che mi sento di fare è il lutto: non lo sento, non lo vedo, nemmeno nella scena finale. Anche la poesia parla del lutto per parlare ancora della morte, quasi che il prete godesse al pensiero. A livello di traccia questo può essere un difetto, ma nel racconto in sé penso sia meglio così, quanto meno peril rispetto dei caratteri :)

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Il 24/6/2019 alle 16:53, simone volponi ha scritto:

«Lutto,

signore dei dolori,

noi ci teniamo per le mani fredde,

mentre tu colpisci duro al cuore.

Ti sentiamo nella gola,

come una nuvola di lacrime.

Sentiamo la tua proboscide di mosca tamburellarci nel petto,

e quante avranno tamburellato sulla carne della povera Romina!

I vermi l’hanno attraversata,

come noi siamo attraversati dallo sconforto…»

 

Io sono il lutto

e vado elaborato

così prepari il tuo,

ti premunisci.

 

Sappi:

non sentirai vermi ed affini

né lo sconforto estremo proverai.

 

Da altri sensi percorso

sarai.

 

****

 

Attinente al tuo crudo testo, @simone volponi , la tua poesia, posta all'epilogo del racconto, vi si staglia per logica e contenuto.

La mia interpretazione, che mi permetto di rivolgerti anche in poesia, è che tu voglia esorcizzare, col tuo scritto,  il male e l'orrido che albergano nell'animo umano.

Hai svolto il tema con la pre-elaborazione del lutto: quello di ognuno di noi.

 

:ciaociao: da Zaza

 

P.S. Bravo sei bravo, eh, non ci piove :pioggia:

 

 

 

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Ciao @simone volponi.

 

Parto col dire che "buon sangue, non mente" o che "il lupo perde il pelo, ma non il vizio": mi sono rassegnato al fatto che sia il tuo stile, il tuo marchio di fabbrica... ma - imho - ciò porta ad avere meno lettori di quello che meriti.

 

Sì, faccio proprio riferimento a quello che ti dissi nella recensione del tuo primo libro, che ho avvertito anche in questo racconto e che ti hanno fatto notare - seppur in maniera più elegante di quanto feci io a suo tempo - sia @Rhomer, sia @queffe.

 

Ma veniamo al racconto:

Quota

Romina non era rientrata in casa, erano passati tre giorni, e i suoi cominciarono a darla per morta.

incipit troppo brusco, sbrigativo imho. Cioè, nessuno ha fatto niente per tre giorni? Mah...

Quota

In realtà la madre aveva cominciato durante la notte passata in piedi ad aspettarla,

quel "passata" confonde, diciamo che la costruzione di questa frase non è il massimo. Cominciamo bene, eh? :P

Quota

come un riccio isterico cambia tana ogni due metri

lol, questa non mi convince... anche perché ho l'impressione che tu non alluda all'adorabile animaletto! :lol:

 

Poi il brano prende quota, e - benché bizzarro - ho apprezzato un sacco l'iniziale tocco - che definisco, sminuendolo, "kitsch" - da cui poi si parte in quarta:

Quota

Indossava un paio di leggings neri che teneva su con degli straccali premuti contro il busto nudo

 

Tutto descritto molto bene, però... dato che Bronco è sì pazzo, ma lo descrivi come un ... "convinto ambientalista" e gli fai dire questo:

Quota

Sicuramente la sua carne è tossica

 

allora... zac, mi crolli in credibilità quando poi lo stesso tipo bizzarro afferma che:

Quota

Dopo taglio qualche trancio per i miei due mastini.

"Coerentemente pazzo" o fermamente convinto della sua "filosofia ambientalista", non risulta affatto credibile che possa dare della carne tossica ai suoi 2 mastini: ok, la scena fa molto effetto... ma qui il tuo... "narcisismo?" ha fatto decisamente cilecca. E da te non me lo sarei mai e poi mai aspettato. :(

 

Uhm... altra scelta discutibile il fatto di maciullare la testa della ragazza: a che pro? Tanto viene sotterrata, e in un luogo pure "custodito" da Bronco!

Anche qui, splatter del tutto ininfluente e gratuito...

 

...poi però arriva il pezzo forte, quello che invece delinea il riuscitissimo personaggio di Bronco:

Quota

Se volete farvi una scopata andate sulla tangenziale, invece di fidanzarvi. È una perdita di tempo, perché tutto finisce. E per farsela dare bisogna combattere, e guardate come va a finire. No, date retta a me, meglio andare a puttane, si risparmia tempo e fatica. E non sposatevi mai. Le donne una volta sposate vogliono dei figli, e si sfaldano. Diventano delle grasse rompipalle. Se questa ragazzina vi ha fatto storie per una scopata, credetemi, dopo è anche peggio.

 Filosofia spicciola e pure discutibile, ma fantastico passaggio: bravo! (mica son qui per "cazziarti" e basta... ;) )

 

Concludo con la poesia: veramente un pezzo "forte" e scritta davvero bene, ma i preti (seppur ex alcolizzati) si prendono il lusso di parlare così in chiesa solo nelle barzellette...

 

Per tirare le somme:

  • trama originale e sviluppata abbastanza bene (purtroppo si sente che la parte "Bronco/tossici" non è legata del tutto a quella finale);
  • contenuti in buona parte plausibili (passa decisamente il senso delle donne oggetto), tranne un passaggio che ti ho evidenziato e qualche aspetto mancante (ad esempio, ho avuto l'impressione che il funerale lo abbiano celebrato senza averne trovato il corpo, altrimenti al lettore viene spontaneo chiedersi che ne è stato di Bronco...);
  • Stile scorrevole e piacevole da leggere nonostante il tema: sai scrivere bene (infatti non ho nulla da segnalarti quanto a grammatica e sintassi) e... "questo ti salva anche stavolta"! :D Scherzo, sai che ti stimo per questa tua capacità.
  • Personaggi: decisamente riusciti, quasi tutti. I genitori sono leggermente sotto gli altri, ma - visto il loro aspetto decisamente secondario - bene così.  E Tuco è proprio un bel colpo di c... Bravissimo! 

Per concludere, una prova tutto sommato ben realizzata... ma che - imho - non ha tutte le carte in regola per giocarsi il primo posto di questo turno del contest. Dai, diciamo il secondo! ;)

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Ciao, @simone volponi

Sul racconto in generale e sull'aspetto horror non aggiungo nulla a quanto già detto. Efficace e provocante la giusta dose di brividi.

Alcuni punti della trana però mi paiono deboli.

Solo duecento euro per far sparire il corpo di qualcuno? I casi sono tre: a) lo fai gratis perché sei un maniaco; b) lo fai per un bel po' di soldi; c) lo fai per pochi spiccioli ma ti cuccano dopo poche ore e dunque non lo rifai.

E poi, perché infierire sul corpo lasciando tonnellate di tracce sul terreno che rimangono per mesi e mesi?

Perché tagliare a pezzi gli arti? Perché abbattere addirittura con un maglio la testa di Romina?

Diciamo che hai voluto esagerare. Esagerare in tutto e soprattutto sulla stupidità degli investigatori che dopo tre mesi non hanno neppure pensato a torchiare Sandro.

Quando sparisce una ragazza, la prima cosa che si fa - in tutto il mondo - è quella di prendere il suo ragazzo e torchiarlo come si deve finché non canta come un fringuello.

Ma questo è quel che acade nella vita reale. Nel mondo di chi scrive, le cose non funzionano così.

Alla prossima.

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Uh, non mi aspettavo le descrizioni macabre. Mi si è chiuso un po’ lo stomaco, ma probabilmente sono i passaggi migliori, conditi dall’ironia su defecazione e affini. Mi è sembrato una buona traccia per un fumetto di genere (e questo lo considero un complimento, da bonelliana). 

Mi manca però la descrizione della reazione alla morte, il vero e proprio lutto, che è poi la tematica del contest. Il dolore di amici e parenti resta decisamente in secondo piano, mentre emerge lo squallore di Sandro, che nemmeno mostra un po’ di dolore per essere stato la causa della morte di lei.

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