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Vincenzo Iennaco

[FdI 2019-1] ...e mi scorgerai dietro il sole

Post raccomandati

Commento

 

La chiave lunga gira nella toppa

SERRATURA A CILINDRO YALE IN ACCIAIO ZINCATO

(installata nel maggio 2006, dopo l'effrazione subita mentre si trovavano sulle Ande),

i dentelli abbracciano le tacche. Tricchete tracchete trà. Ostilia sussulta alla mitragliata che si spande nella tromba delle scale e ne viola il silenzio sacrale. Attende un attimo prima di varcare la soglia, sospesa nel timore di avvertire il creparsi dei vasi di ficus sui pianerottoli. Uno, due, tre... L'eco della raffica implode invece in un silenzio ancor più sacro e opprimente. Entra nell'appartamento, accosta lievemente il battente della porta e... tricchete tracchete trà, fa andare di nuovo le mandate. Questa volta è certa di aver udito il suono di un'incrinatura.

Posa il mazzo di chiavi nel portaoggetti sulla mensola

SVUOTATASCHE PEBBLES IN BRONZO ARGENTATO E FOGLIA ORO

(ma Lui aveva continuato a perdere il proprio mazzo, dissepolto ora tra i cuscini del divano o in qualche cassetto, mai lo stesso naturalmente),

e respira la fresca penombra di quel territorio inesplorato e insidioso

PALAZZO MASNAGHI APPARTAMENTO 9 TERZO PIANO 4 VANI + SERVIZI E AMPIO DISIMPEGNO

(era costato un occhio della testa, ma il mutuo era stato saldato l'anno prima).

La lieve brezza che emana il condizionatore

CLIMATIZZATORE SPLIT SYSTEM MITSUBISHI ELECTRIC ONYX RED

(quanto l'agognavano durante i loro documentari, Kalahari o Borneo che fosse)

le accarezza la nuca ma non riesce ad aerare l'ambiente da quel senso di minaccia che avverte aleggiarle intorno. Posa la borsetta sulla penisola della cucina

MOBILTURI MODELLO EGLE BORDEAUX E WENGÈ

(si erano subito trovati d'accordo con l'arredatore),

scalza le ganasce in pelle nera che le mordono alle caviglie, e a piedi nudi si dirige alla cantinetta

KLARSTEIN VINAMOUR IN ACCIAIO INOX SPAZZOLATO

(impostazione 16 gradi),

ne estrae due calici e una bottiglia di vino rosso

PENFOLDS KALIMNA SHIRAZ 2016

(avevano potuto ammirare la distesa di vigneti delle Winelands durante il soggiorno a Cape Town).

Versa il vino nei bicchieri e si siede al tavolo. Solo ora si accorge del gesto automatico nella mescita. Posa un bicchiere di fronte a lei, l'altro se lo porta alle labbra: due gocce cadono ad annacquare lo Shiraz

OSTILIA LACRIMORUM ALTA SALINITÀ

(temperatura corporea).

Lo sguardo umido si stinge nel rubino del bicchiere e nel porpora della penombra. Gli ultimi tre giorni relegati nel grigio archivio di una catalessi, in un sogno confuso e accavallato di immagini in negativo. Si ritrova spersa nella camera oscura della propria mente a ritagliare istanti, frammenti, intingerli nel bagno chimico e tirarne su soltanto un immagine sfocata stesa ad asciugare:

nervature della mano, radici rinsecchite prosciugate della linfa; innesto talea fleboclisi, immagine sfocata; sondino catetere bip bip sfocato; occhi labbra arsura, immagine sfocata; ghiaccioli stalattiti stalagmiti schermo niente bip, immagine sfocata immagine sfocata immagine sfocata; occhi labbra mani; nervature rilievi pendii scoscesi di colline ai vetri muti crinali sotto una bianca coltre cip cip sulla scogliera terzo piano terapia intensiva;

“albatros, ti ricordi gli albatros

giù a Point Reyes,

guardavamo rincorrersi

e cercare l'orizzonte

e qualora dovessi perdermi, dicevi,

segui il volo di un gabbiano

e mi scorgerai dietro il sole”

mani occhi labbra, mi scusi ora dovrebbe uscire un momento, immagine sfocata, camici labbra labbra labbra;

immagine sfocata, se vuole dare un'occhiata al catalogo, immagine sfocata, giacca cravatta scarpe, immagine sfocata;

arsura gelo, arida terra dura pietra, occhi mani caldo freddo, labbra labbra labbra.

Si riscuote dalla carrellata di immagini e le sembra di scorgere un'increspatura nel liquido rubino: bianchi albatros si levano in volo oltre l'orizzonte del bicchiere. E trova la parola: mutualità.

Quante volte avevano assistito e documentato quel processo in natura: il pesce pagliaccio che si aggira tra gli anemoni di mare, immune ai tentacoli urticanti, e si proteggono così a vicenda dai propri predatori; il piviere egiziano e il coccodrillo del Nilo che si lascia placidamente becchettare le fauci spalancate per la propria igiene dentale ripagandolo col vitto; l'impollinazione dei fiori delle api.

Seduta nella penombra, si trova a scoprire che la loro non è stata una semplice relazione ma una simbiosi. Quello che avverte non è il dolore straziante provato con la perdita di parenti e amici cari; è piuttosto come se le avessero asportato una parte del proprio corpo, un rene o la milza, se non addirittura un arto: non c'è dolore, ma il torpore di un'anestesia che non ti fa urlare, mentre dentro l'anima urla eccome nel ritrovarsi menomata al risveglio.

Nel bagno chimico rosso rubino le immagini si fanno ora nitide e colorate, il rullino scorre e si riavvolge sulla spirale del ricordo e della condivisione; la strada della stessa infanzia, le medesime scuole, l'identica passione per i viaggi e la fotografia, lo sguardo unico sul mondo seppur nella peculiarità degli scatti, compenetrati e complementati nella fascinazione di un cielo notturno, dei monti, mari e deserti di questo immenso e magnifico pianeta.

E nessun altro meglio di un reporter naturalista potrebbe meglio illustrare la prima e basilare legge della natura: per quanto possa correre e affannarsi la gazzella, è destinata prima o poi ad essere acciuffata dal leone.

Asciugata l'ultima lacrima, si alza, posa il bicchiere vuoto nel lavello e la bottiglia piena a tre quarti sul piano in formica della cucina. Raccoglie le scarpe nere e le sistema nello spazio vuoto

SCARPIERA SKANDERBORG BIANCO LUCIDO E QUERCIA SAN REMO

(come ligi soldatini nel presentatarm);

si spoglia del nero tailleur, lo piega con cura e ripone in una borsa di tela

LAVANDERIA SPLENDOR CORSO ITALIA 43

(pagherà in anticipo dicendo alla titolare di darlo alla Onlus della raccolta indumenti usati, una volta lavato);

infine si abbandona al getto ristoratore della doccia

BERNSTEIN CABINA PENTAGONALE IN VETRO TRASPARENTE

(comodo da pulire),

lascia che l'acqua tiepida le scivoli sulla pelle abbronzata, che avvolga la tonicità dei muscoli in un solleticante massaggio, che sgrassi la terra umida di un camposanto, lavi via le strette di cordoglio e defluisca giù per lo scarico assieme alla loro eco di “lui era”.

Si avvolge nell'accappatoio tabacco di lui, “abbracciami forte e vieni a dormire”, si friziona i corti capelli castani ed entra in camera da letto. Alza il cuscino, prende il pigiama

LA PERLA MODELLO CAMBRIDGE IN SETA JACQUARD BIANCO GHIACCIO

che condividevano sempre durante la notte, indossa la giacca e s'infila sotto il lenzuolo. I pantaloni rimangono sulla trapunta, due ali di gabbiano che fluttuano su un mare turchino al ritmo del proprio respiro.

 

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@Vincenzo Iennaco Per me hai sganciato una sorta di bomba atomica... Sublime, davvero. Penso non serva dire che il racconto è complesso, che necessita più di una lettura (minimo, direi), che è pregno di ricercatezza in ogni sua componente; stilistica e contenutistica. Le descrizioni in caps degli oggetti (macchie indelebili senza un significato che parlano di una casa fatta per due), il viaggio mentale con la reiterazione delle parole (un'emulazione rischiosa del pensiero umano: riuscitissima), il dolore della perdita che viene espresso con delle associazioni naturalistiche. Insomma, devo davvero dirti quanto mi sia piaciuto? Per coincidenza l'ho letto proprio quando l'hai postato, e già dalle prime parole sono stato attratto. Non so quanto di vero ci sia nella mia interpretazione (è fatta di getto, poco ragionata, dovrei rileggerlo altre volte in realtà). Ma io vivo anche di sensazioni, e non potevo non lasciarti questo commento. Ciao, e alla prossima ( :

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@Vincenzo Iennaco


Ciao carissimo! È un po' che non ti leggevo...

 

Un bel racconto, strano, originale, sopratutto in stile ma anche in contenuto a latere che fa da cornice alla trama principale del lutto. Quest'ultima molto poetica e toccante.

Ci hai messo dentro molto in questo racconto... mi è piaciuto... in particolare il contrasto fra gli annunci pubblicitari o descrizione dei prodotti (li definirei così) in maiuscolo e la poesia della perdita...

C'è la malattia, un lutto, l'amore che rappresentano lo spirito e i sentimenti... e c'è la parte materiale, gli oggetti, le offerte, etc...

 

Molto bello e denso secondo me.

 

In generale, si segue poi abbastanza bene, anche se secondo me, è un po' forte visivamente parlando... il fatto che quasi ogni frase sia staccata dall'altra con un accapo, senza punti e intermezzata dalle scritte che fuoriescono a caratteri cubitali in maiuscolo e i pensieri o le specifiche fra parentesi.

Diciamo che in qualche modo bisogna seguire contemporaneamente almeno due, se non tre linea guida di trama che si dipanano fino a creare un'ordito unico e finale e l'arazzo prende allora vita e visibilità nel suo disegno completo.

 

Il rischio è che ogni tanto un po' ci si sperda... forse qualche punto in più, ogni tanto, secondo me aiuterebbe, almeno a creare pause nella lettura, altrimenti in certi momenti pare non bastare il fiato.

 

Ogni tanto poi, sempre visivamente, ma è davvero una cavolata, alcune lettere di inizio paragrafo appaiono staccato e con rientro, altre no...

 

 

1 ora fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

di immagini in negativo. Si ritrova spersa nella camera oscura della propria mente a ritagliare istanti, frammenti, intingerli nel bagno chimico e tirarne su soltanto un immagine sfocata stesa ad asciugare:

Qui c'è un refuso, per "un'immagine" a cui serve l'apostrofo.

Ti volevo poi sottolineare la ripetizione del termine, ma nei periodi successivo riutilizzi "immagine" a raffica... bene dove è voluto, ma se fosse possibile, dove non necessario, si potrebbe anche ogni tanto variare, almeno secondo me.

 

1 ora fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

il piviere egiziano e il coccodrillo del Nilo che si lascia placidamente becchettare le fauci spalancate per la propria igiene dentale ripagandolo col vitto; 

Questa immagine mi è piaciuta molto nella sua perfetta quanto classica visibilità.

 

1 ora fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

. Quello che avverte non è il dolore straziante provato con la perdita di parenti e amici cari; 

Qui, avrei inserito un qualcosa che rimandi a un dolore del passato: "dolore straziante già provato" o "provato in precedenza con la perdita"... neanche il "con" di "perdita" mi convince appieno, forse un "per" o altra preposizione...

 

1 ora fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

non c'è dolore, ma il torpore di un'anestesia che non ti fa urlare, mentre dentro l'anima urla eccome nel ritrovarsi menomata al risveglio.

 

Bella, profonda e poetica anche questa immagine.

 

1 ora fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

E nessun altro meglio di un reporter naturalista potrebbe meglio illustrare la prima e basilare legge della natura: per quanto possa correre e affannarsi la gazzella, è destinata prima o poi ad essere acciuffata dal leone.

Qui eliminerei la ripetizione di "meglio" e volendo anche la "d" eufonica di "ad essere".

 

1 ora fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

si friziona i corti capelli castani ed entra in camera da letto.

Qui non mi convince invece la forma riflessiva di "frizionarsi" giacché comunque c'è un complemento oggetto (i capelli) che comunque appartiene alla protagonista...

 

In generale: il racconto mi è piaciuto ed è molto originale. Ben scritto, per lo più... forse, ecco qualche punto di più...

 

Però ora che ci penso bene, credo che tu abbia usato volutamente questo stile visivo letterario forse per dare a tutto il racconto la forma di una poesia, ossia un racconto dipanato su più versi?

 

Ciao!

 

 

 

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3 ore fa, Rhomer ha detto:

Ma io vivo anche di sensazioni, e non potevo non lasciarti questo commento.

E io ti ringrazio. Non potrei chiedere di più da una prima impressione così.

 

1 ora fa, AndC ha detto:

 È un po' che non ti leggevo...

Oh, quanti capolavori ti sei perso :asd: Anch'io era un po' che agognavo un tuo Andcellentissimo commento, di cui ti ringrazio. Concordo praticamente in toto con le tue osservazioni. La struttura un po' stramba del brano mi ha messo in difficoltà con la punteggiatura (pensa che in prima stesura la parte delle immagini non ne aveva alcuna, volendo essere un flusso continuo e initerrotto, ma rileggendo mi sono reso conto che era decisamente troppo anche per me che avevo ben visualizzate le sequenze). Ho cercato poi di dare una qualche schematicità, ma il risultato può essere del tutto opinabile.

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Ciao @Vincenzo Iennaco,

Wow! Che bello! Piaciuto moltissimo. 

 

Affascinante il modo in cui racconti gli oggetti in cui la donna si imbatte rientrando a casa tramite la descrizione commerciale e la marca. Un ottimo modo simbolico per mostrare quanta cura ci sia stata nelka scelta e quanta familiarità ci fosse verso quegli oggetti. 

La nebbia mentale che avvolge la protagonista subito dopo aver seppellito il compagno è ottimamente resa. Ho trovato bellissima la descrizione del concetto di mutualità, come lei ci arriva piano piano e anche il suo generale stordimento, quel senso di anestesia (come dici tu) di fronte a grandi eventi che ci cambiano la vita e ci lasciano spaesati perché non sappiamo più in quale direzione andare. 

 

Bravissimo! 

 

Talia 

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@Talia Grazie, contentissimo che ti sia piaciuto.

 

6 ore fa, Talia ha detto:

quanta cura ci sia stata nelka scelta e quanta familiarità ci fosse verso quegli oggetti. 

bè, io di certo non ho badato a spese :asd: resta da vedere se il loro portafoglio è daccordo.

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Indosso un paio di calzini marchio Charro, bucati, presi dai cinesi, soldi buttati. :D

Fammi giocare un attimo Vincé, che m'hai fatto venire il singhiozzo e una mezza labirintite! Molto sperimentale, non nelle mie corde, poi a quest'ora (1:25, ora segnata da un portatile, Compaq, colore nero, schermo macchiato, tastiera impolverata).

Ci ripasso in tempi di luce :)

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Il 24/6/2019 alle 14:09, Vincenzo Iennaco ha detto:

giorni relegati nel grigio archivio di una catalessi

Bellissima immagine

Il 24/6/2019 alle 14:09, Vincenzo Iennaco ha detto:

nessun altro meglio di un reporter naturalista potrebbe meglio

Qui ti segnalo (come farebbe @AndC) una ripetizione. Basterebbe scrivere: nessuno più di un reporter naturalista...

 

Sono felice di avere letto un racconto così bello. Piaciuto davvero tantissimo. L'inserire marche e modelli mi ha dato l'immagine della vita trascorsa, degli acquisti fatti insieme dai due personaggi. Mi hai calata nella loro realtà in modo insolito e sorprendente. Grazie per questo racconto meraviglioso. Se c'è qualche pecca non l'ho vista, sarà che certi difetti stanno pure bene, creano empatia. A me, in ogni caso, pare perfetto. 

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È geniale l'idea del... catalogo in caps: li leggevo con la voce dei tizi della pubblicità, manca solo il prezzo.

Bel racconto, bravo @Vincenzo Iennaco

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Caspita @Vincenzo Iennaco Mi hai lasciata senza parole. Hai trattato il tema del lutto in modo molto più che originale direi geniale. 

 Quell’intercalare di brand è un intercalare di ricordi e di dolore.

È talmente bella, suggestiva e intensa questa parte che ho trovato superflui non brutti, eh, ma inutili gli altri elementi, la loro storia, le spiegazioni sul loro lavoro, il racconto della comune passione. 

E quel pigiama condiviso e poi solo più diviso è stato il colpo di genio finale. 

Bravo bravo bravo  

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Bello, ienuccia poco ridens stavolta,

triste ma tanto tanto bello. È esattamente il modo in cui si vive la mancanza: nei dettagli; i dettagli di vita, azioni, scelte condivise. Davvero un testo pieno di sentimenti, nel senso più alto del termine.

L'unica cosa che scremerei è la chiusa che trovo un po' ridondante di dettagli: toglierei sul mare turchino, capisco che fa il parallelismo tra una foto di gabbiani in cielo e la coperta azzurra, ma mi sembra che la frase più breve sarebbe più incisiva. (questione di gusti, ovvio) i pantaloni orfani di lui che fluttuano al respiro di lei è un'immagine bellissima.

bravo!

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Ho letto questo racconto e ti lascio un commento. Sono su PC

ACER ASPIRE 5 A515-52G

(comprato poco tempo fa in offerta al centro commerciale)

...

vabbè, dai, una volta volevo farlo anch'io, @Vincenzo Iennaco. :P

Torno serio.

Inizialmente ho fatto fatica a leggerlo, poi ho capito e ho pensato anche al commento che mi hai lasciato (grazie <3). Ho visto che, come hai detto, abbiamo seguito delle direzioni simili anche se io sono rimasto più classico mentre tu hai proiettato il lettore alla singola etichetta che può avere un ricordo della persona che non c'è più. Uso questa frase perché talvolta quando sto a casa mia penso a quel minuscolo dettaglio che può "ricordarsi e ricordarmi" di una persona cara. Sono uno di quelli che in situazioni del genere vede l'anima negli oggetti e sono entrato in queste immagini. Hai creato qualcosa di molto forte e vivo e ti ringrazio per averlo condiviso.

Non ho nulla da dire, se non tanta ammirazione. In bocca al lupo per il FdI e alla prossima lettura. :ciaociao:

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@Befana Profana @bwv582 Grazie.

 

13 ore fa, Befana Profana ha scritto:

ienuccia poco ridens stavolta,

sì, e devo dire che ho avuto qualche remora su quel tricchete tracchete inziale, che potesse indirizzare a un registro leggero. Ma l'ho lasciato perché volevo ci fosse un suono materiale a rimbombare nelle orecchie del lettore, oltre che nella tromba delle scale.

 

13 ore fa, Befana Profana ha scritto:

L'unica cosa che scremerei è la chiusa

sì, è da rivedere un po' tutto. C'è un'altra criticità che ho notato: nella consequenzialità si comprende, ma nel periodo in sé quel "proprio respiro" manca del soggetto e grammaticalmente finisce per riferirsi ai pantaloni.

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Finalmente un modo diverso di proporre il tema del contest. Che classe, Vincè!

Racconto stilosissimo e bellissimo. 

 

Modificato da Andrea28

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Molto bello questo racconto @Vincenzo Iennaco, sei sempre una garanzia di qualità. 

Particolare nella forma, ricco di belle immagini e di significati, è un racconto che va riletto più volte per assaporarlo al meglio.

 

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@Andrea28 @camparino @libero_s @Rica Grazie

 

14 ore fa, Andrea28 ha scritto:

Racconto stilosissimo

e vorrei vedere! Con tutti i brand che ci ho schiaffato dentro :D

 

1 ora fa, camparino ha scritto:

La Ferrari (963 CV rossa) del contest

dai, che spesso e volentieri arranco col muletto :D

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Piaciuto già dall'inizio, sembra davvero di sentire la chiave che gira nella serratura nel silenzio. Che è bello e molto originale te l'hanno già detto( ma già che ci sono te lo dico anch'io). Ci sono molte frasi e immagini che mi sono piaciute molto ( quella del pigiama condiviso soprattutto). Sei stato molto bravo a ricostruire un'intera storia per lampi di immagini e ad approfondire allo stesso tempo i sentimenti della protagonista intervallandoli con la realtà degli oggetti quotidiani, che fa da potente contrasto contribuendo al senso di straniamento. Non so come, ma sei riuscito a tenere tutto ciò in equilibrio fino alla fine, e il racconto scorre benissimo, coinvolge ed emoziona. Complimenti!(y)

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Non ricordo di essermi mai commosso leggendo un racconto qui su WD... 

Beh, questa sera mi è capitato. 

Mi hai preso fin dall'inizio e non mi hai più lasciato andare, in modo molto visivo ed emotivamente pervasivo. 

Non ho altro da dire, bravo Vincenzo. 

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A me questo racconto non ha sorpreso, perché è una conferma di ciò che penso già: sei molto bravo. E te lo ridico: bravo!

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Il 24/6/2019 alle 14:09, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Commento

 

La chiave lunga gira nella toppa

SERRATURA A CILINDRO YALE IN ACCIAIO ZINCATO

(installata nel maggio 2006, dopo l'effrazione subita mentre si trovavano sulle Ande),

i dentelli abbracciano le tacche. Tricchete tracchete trà. Ostilia sussulta alla mitragliata che si spande nella tromba delle scale e ne viola il silenzio sacrale. Attende un attimo prima di varcare la soglia, sospesa nel timore di avvertire il creparsi dei vasi di ficus sui pianerottoli. Uno, due, tre... L'eco della raffica implode invece in un silenzio ancor più sacro e opprimente. Entra nell'appartamento, accosta lievemente il battente della porta e... tricchete tracchete trà, fa andare di nuovo le mandate. Questa volta è certa di aver udito il suono di un'incrinatura.

Posa il mazzo di chiavi nel portaoggetti sulla mensola

SVUOTATASCHE PEBBLES IN BRONZO ARGENTATO E FOGLIA ORO

(ma Lui aveva continuato a perdere il proprio mazzo, dissepolto ora tra i cuscini del divano o in qualche cassetto, mai lo stesso naturalmente),

e respira la fresca penombra di quel territorio inesplorato e insidioso

PALAZZO MASNAGHI APPARTAMENTO 9 TERZO PIANO 4 VANI + SERVIZI E AMPIO DISIMPEGNO

(era costato un occhio della testa, ma il mutuo era stato saldato l'anno prima).

La lieve brezza che emana il condizionatore

CLIMATIZZATORE SPLIT SYSTEM MITSUBISHI ELECTRIC ONYX RED

(quanto l'agognavano durante i loro documentari, Kalahari o Borneo che fosse)

le accarezza la nuca ma non riesce ad aerare l'ambiente da quel senso di minaccia che avverte aleggiarle intorno. Posa la borsetta sulla penisola della cucina

MOBILTURI MODELLO EGLE BORDEAUX E WENGÈ

(si erano subito trovati d'accordo con l'arredatore),

scalza le ganasce in pelle nera che le mordono alle caviglie, e a piedi nudi si dirige alla cantinetta

KLARSTEIN VINAMOUR IN ACCIAIO INOX SPAZZOLATO

(impostazione 16 gradi),

ne estrae due calici e una bottiglia di vino rosso

PENFOLDS KALIMNA SHIRAZ 2016

(avevano potuto ammirare la distesa di vigneti delle Winelands durante il soggiorno a Cape Town).

Versa il vino nei bicchieri e si siede al tavolo. Solo ora si accorge del gesto automatico nella mescita. Posa un bicchiere di fronte a lei, l'altro se lo porta alle labbra: due gocce cadono ad annacquare lo Shiraz

OSTILIA LACRIMORUM ALTA SALINITÀ

(temperatura corporea).

Lo sguardo umido si stinge nel rubino del bicchiere e nel porpora della penombra. Gli ultimi tre giorni relegati nel grigio archivio di una catalessi, in un sogno confuso e accavallato di immagini in negativo. Si ritrova spersa nella camera oscura della propria mente a ritagliare istanti, frammenti, intingerli nel bagno chimico e tirarne su soltanto un immagine sfocata stesa ad asciugare:

nervature della mano, radici rinsecchite prosciugate della linfa; innesto talea fleboclisi, immagine sfocata; sondino catetere bip bip sfocato; occhi labbra arsura, immagine sfocata; ghiaccioli stalattiti stalagmiti schermo niente bip, immagine sfocata immagine sfocata immagine sfocata; occhi labbra mani; nervature rilievi pendii scoscesi di colline ai vetri muti crinali sotto una bianca coltre cip cip sulla scogliera terzo piano terapia intensiva;

“albatros, ti ricordi gli albatros

giù a Point Reyes,

guardavamo rincorrersi

e cercare l'orizzonte

e qualora dovessi perdermi, dicevi,

segui il volo di un gabbiano

e mi scorgerai dietro il sole”

mani occhi labbra, mi scusi ora dovrebbe uscire un momento, immagine sfocata, camici labbra labbra labbra;

immagine sfocata, se vuole dare un'occhiata al catalogo, immagine sfocata, giacca cravatta scarpe, immagine sfocata;

arsura gelo, arida terra dura pietra, occhi mani caldo freddo, labbra labbra labbra.

Si riscuote dalla carrellata di immagini e le sembra di scorgere un'increspatura nel liquido rubino: bianchi albatros si levano in volo oltre l'orizzonte del bicchiere. E trova la parola: mutualità.

Quante volte avevano assistito e documentato quel processo in natura: il pesce pagliaccio che si aggira tra gli anemoni di mare, immune ai tentacoli urticanti, e si proteggono così a vicenda dai propri predatori; il piviere egiziano e il coccodrillo del Nilo che si lascia placidamente becchettare le fauci spalancate per la propria igiene dentale ripagandolo col vitto; l'impollinazione dei fiori delle api.

Seduta nella penombra, si trova a scoprire che la loro non è stata una semplice relazione ma una simbiosi. Quello che avverte non è il dolore straziante provato con la perdita di parenti e amici cari; è piuttosto come se le avessero asportato una parte del proprio corpo, un rene o la milza, se non addirittura un arto: non c'è dolore, ma il torpore di un'anestesia che non ti fa urlare, mentre dentro l'anima urla eccome nel ritrovarsi menomata al risveglio.

Nel bagno chimico rosso rubino le immagini si fanno ora nitide e colorate, il rullino scorre e si riavvolge sulla spirale del ricordo e della condivisione; la strada della stessa infanzia, le medesime scuole, l'identica passione per i viaggi e la fotografia, lo sguardo unico sul mondo seppur nella peculiarità degli scatti, compenetrati e complementati nella fascinazione di un cielo notturno, dei monti, mari e deserti di questo immenso e magnifico pianeta.

E nessun altro meglio di un reporter naturalista potrebbe meglio illustrare la prima e basilare legge della natura: per quanto possa correre e affannarsi la gazzella, è destinata prima o poi ad essere acciuffata dal leone.

Asciugata l'ultima lacrima, si alza, posa il bicchiere vuoto nel lavello e la bottiglia piena a tre quarti sul piano in formica della cucina. Raccoglie le scarpe nere e le sistema nello spazio vuoto

SCARPIERA SKANDERBORG BIANCO LUCIDO E QUERCIA SAN REMO

(come ligi soldatini nel presentatarm);

si spoglia del nero tailleur, lo piega con cura e ripone in una borsa di tela

LAVANDERIA SPLENDOR CORSO ITALIA 43

(pagherà in anticipo dicendo alla titolare di darlo alla Onlus della raccolta indumenti usati, una volta lavato);

infine si abbandona al getto ristoratore della doccia

BERNSTEIN CABINA PENTAGONALE IN VETRO TRASPARENTE

(comodo da pulire),

lascia che l'acqua tiepida le scivoli sulla pelle abbronzata, che avvolga la tonicità dei muscoli in un solleticante massaggio, che sgrassi la terra umida di un camposanto, lavi via le strette di cordoglio e defluisca giù per lo scarico assieme alla loro eco di “lui era”.

Si avvolge nell'accappatoio tabacco di lui, “abbracciami forte e vieni a dormire”, si friziona i corti capelli castani ed entra in camera da letto. Alza il cuscino, prende il pigiama

LA PERLA MODELLO CAMBRIDGE IN SETA JACQUARD BIANCO GHIACCIO

che condividevano sempre durante la notte, indossa la giacca e s'infila sotto il lenzuolo. I pantaloni rimangono sulla trapunta, due ali di gabbiano che fluttuano su un mare turchino al ritmo del proprio respiro.

 

carissimo @Vincenzo IennacoÈ la prima volta che mi capita di leggere un tuo racconto, trovo molto interessante questo tuo elencare minuziosamente tutto ciò che tocchi o vedi; le chiavi che vanno perfettamente nella topa, la marca del condizionatore il vino da 16° ecc...ecc... un lineare racconto il tuo e a tratti anche attraente facile  nella lettura, di errori nonne ho visti anche perchè in alcuni luoghi ci sono stato  come per esempio a Point Reyes a Nord di san Fransisco in California o a Cape Town in sud Africa, Ah! dimenticavo è cosa molto difficile trovare a città del capo dei Albatros essi si mantengono raramente a capo di Buonasperanza un po più a Sud e  normalmente sono gli aisberg a farli atterrare a Capo di Buonasperanza. Grazie della lettura ti auguro una buona domenica

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Ciao, @Vincenzo Iennaco

Bentrovato, non ti leggevo da un pezzo ma aspettare ne è valsa la pena. 

Il racconto è ispirato e originale, una lettura della traccia davvero riuscita.

Complimentoni.

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@Vincenzo Iennaco Ciao!

 

Duro il ritorno a casa di Ostilia dopo l'estremo saluto reso al compagno di una vita: ogni ambiente, ogni oggetto le parla ancora di lui.

 

Che dire? Tante piccole storie, suggerite dagli oggetti d'arredo della casa, diventano LA storia di Ostilia e del suo compagno. Sviluppo originale per un'idea di racconto altrimenti già vista e già raccontata. Affascinante il risultato finale.

 

Pro: 

- narrazione di grande atmosfera;

- scrivi bene e denoti grande proprietà lessicale e ricchezza terminologica (solo a volte eccedi - non solo in questo racconto, che è anzi è uno di quello meno affetto da questa "criticità"- in costruzioni eccessivamente elaborate e in termini fin troppo ricercati);

- originale l'inserzione dei "consigli per gli acquisti" (ma vedi contra)

 

Contra:

- a mio personale avviso, i "consigli per gli acquisti" sono funzionali alla storia fino alla, cito testualmente,  SCARPIERA SKANDERBORG BIANCO LUCIDO E QUERCIA SAN REMO, esclusa. Dopo, ti sei fatto prendere la mano e, sempre secondo me, si poteva evitare di proseguire con questo schema. Dopotutto, dove Ostilia farà lavare il vestito e magari persino quello che ne farà, non è rilevante ai fini della narrazione e lo stesso dicasi della marca e modello della cabina doccia. Ritorna centrato, invece, il riferimento al pigiama, perché tu stesso dici "...   che condividevano sempre durante la notte" ;

- la parte centrale, quella dei ricordi un po' scomposti e frammentati, mi pare un pelino troppo caotica, forse anche oltre le tue reali intenzioni (ma nota che veramente sto sforzandomi di apparire antipatico...)

 

Concludendo: mi ha colpito. Piaciuto!  

 

 

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@Pulsar Grazie di tutto.

 

3 ore fa, Pulsar ha scritto:

- la parte centrale, quella dei ricordi un po' scomposti e frammentati, mi pare un pelino troppo caotica, forse anche oltre le tue reali intenzioni

in effetti, questa è la parte che temevo di più, ma anche quella a cui sono più affezionato per il processo che si è venuto a creare. Un po' per la mia esperienza personale e un po' per la professione di Ostilia avevo chiaro fin dall'inizio che avrebbe rievocato per fotogrammi e quando mi sono seduto con lei nella stanza le immagini mi si sono presentate così repentine e alcune addirittura percependole con la sua "vista emotiva". Per farti alcuni esempi, dando uno sguardo intorno in una stanza di terapia intensiva è facile imbattersi nel monitor del tracciato cardiaco, ma l'ho visto subito con lei come un antro cavernoso pieno di stalattiti e stalagmiti; voltando la testa è facile incontrare una finestra e dare uno sguardo al paesaggio, ma quando l'ho voltata nuovamente al letto ho incontrato con lei un paesaggio freddo e desolato nei rilievi di un lenzuolo bianco. Poi si sono posati due uccellini sul davanzale e lei si è ricordata degli albatros.

Tra i processi di uno scrittore c'è (o dovrebbe esserci :)) anche, o soprattutto, quello di rendere leggibile ciò che si sta scrivendo, ma forse in questo caso non mi sono fatto scrupoli di sorta verso il lettore. Di certo non posso pretendere che arrivi a vedere anche lui come me e Ostilia (o quantomeno non tutto) ma forse potrai comprendere che mi era difficile tradire questa specie di simbiosi col personaggio. Pensa che l'intera parte dei ricordi, dalla stanza al funerale, in prima stesura era un unico fuoco di fila senza nemmeno l'ombra di una punteggiatura. Ecco, mi sono limitato a inserirla dando una sorta di suddivisione in blocchi, perchè onestamente in fase di rilettura sembrava davvero troppo anche per me che avevo "assistito di persona".

 

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