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Kuno

[FdI 2019-1] Tana per me

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A dire il vero avevo deciso di non partecipare, ma stamattina mi è venuta un'idea.

Commento

 

Tana per me

 

Mio fratello aveva una voce nera al telefono, quando mi ha chiesto di andare a prenderlo alla stazione, così so già che avrà qualcosa di molto serio da raccontarmi. Per fortuna non mi ha anticipato nulla: vorrà parlarmene faccia a faccia, da uomo a uomo.

Poverino, non sa proprio cosa lo aspetta. Non sa che io muoio dalla voglia di provare questo nuovo gioco che ormai sogno da anni.
Sarebbe come un imbroglio indossare le scarpe da ginnastica, così tengo quelle che uso per andare al lavoro. Sono scarpe scomode e per niente adatte alla corsa, ma sono certo che anche mio fratello ne vestirà di simili.
Arrivo alla stazione in anticipo e aspetto a qualche metro dall’uscita, che non perdo mai di vista. Per sfidare la noia fischietto un motivo improvvisato e privo di ritornello, più simile al canto di un merlo. Smetto solo quando la faccia di mio fratello emerge dalla folla. Mi rendo subito conto che non ha bagagli con sé: molto meglio, vuol dire che sarà una partita alla pari.

Ora, ovviamente, devo dargli il tempo di vedermi a sua volta e sorridermi. Ci mette qualche secondo a orientarsi, ma alla fine volta il capo verso di me e mi punta addosso due pupille nero lutto. Le occhiaie spesse e viola come spicchi di melanzana sono l’unica macchia di colore sul viso grigio. Rispetto all’ultima volta che l’ho visto, mio fratello ha molti più capelli bianchi e le spalle visibilmente incurvate. È invecchiato tanto, spero non si rifiuti di giocare la sua partita.

Mi riconosce e fa per venirmi incontro, ma non sorride. Deve essere peggio di quanto pensassi, quindi: vorrà subito spiattellare tutto, scaricarmi addosso la tragedia prima ancora di abbracciarmi. Sarebbe troppo rischioso lasciare che si avvicini ancora, il gioco deve cominciare adesso.

Faccio un respiro profondo, do le spalle a mio fratello e comincio a correre. Non troppo forte, non subito: devo tenere in conto la sorpresa, lui avrà bisogno di un paio di secondi per capire la situazione e agire.

Copro una cinquantina di metri e senza fermarmi butto un’occhiata alle mie spalle. Mio fratello c’è, mi segue, e corre con tutte le forze che ha in corpo! È più alto di me e quelle sue falcate così ampie potranno darmi da penare.

La postura è corretta, le spalle sembrano più larghe rispetto a un minuto fa. I capelli restano bianchi, ma la corsa li fa volare in ogni direzione ed è tutto un altro spettacolo.

Mi concentro di nuovo sulla strada davanti a me e sui movimenti delle mie gambe. Ora vado più forte che posso, per un po’ non penso che a questo. Conosco la mia meta, ma non ho ancora deciso come arrivarci. Da qui si possono prendere molte strade, alcune più brevi, altre più lunghe, con tratti in salita e in discesa, per vicoli privati o marciapiedi trafficati. Scelgo come capita, come mi viene lì per lì: in un modo o nell’altro arriveremo.

Dietro di me sento i passi di mio fratello e la sua voce che mi chiama per nome. Vuole che mi fermi, naturalmente, ma non fa che sprecare energie: se mi acchiappa perdo la partita e lui potrà friggermi con il suo sguardo spara-tragedia.

 

Non rallento mai, nemmeno davanti a un semaforo rosso. Ogni volta che rischio di essere travolto da un’auto, da un autobus, da una bicicletta, persino da un passeggino doppio per gemelli, sento mio fratello gridare una bestemmia e insultarmi come quando eravamo ragazzini. Le risate che mi faccio in questi momenti sfasano il ritmo della mia respirazione, ma lo accetto, fa parte del gioco, anche se ogni tanto urlo non vale, così non vale.

Più rischio, più la voce di mio fratello si fa lontana. Lui ha dei figli, deve tornare a casa tutto intero, così la distanza tra noi aumenta.

Quando finalmente arrivo ai cancelli del parco posso permettermi di rallentare e guardare dietro di me. Mio fratello sta arrivando, ma è ancora distante. Tiene la testa alta e io posso riconoscere chiaramente il buco nero della sua bocca, il rosso acceso delle guance, i capelli bianchi sparati ovunque. I bottoni più alti della camicia sono slacciati, le maniche tirate sopra i gomiti e le ascelle macchiate da aloni molto ampi e scuri. Ho qualche secondo per ridere e riprendere fiato, poi entro nel parco e raggiungo senza troppa fretta l’altalena.

Mi siedo sul seggiolino per i bambini grandi: tana per me!

Alzo le braccia al cielo per festeggiare la vittoria sugli occhi spara-raggi-disgrazia di mio fratello e sfrutto le poche energie che mi restano per intonare cori da stadio. Il cuore martella forte e la gola brucia, ma sono contento.

Il perdente deve aver rallentato se non è ancora qui; lo aspetto dondolandomi sull’altalena. Quando salgo vedo il cielo coperto di nuvole. Fa molto caldo, ma andrà certamente a piovere: è normale che il parco sia deserto. Di certo i bambini vorrebbero tanto venire, ma i genitori dicono no, restate a casa, non ci si va a divertire al parco se piove. Mai capita questa cosa: si possono inventare molti giochi nuovi anche se il tempo è brutto.

Faccio su è giù sull’altalena e alla fine mio fratello arriva. È qui impalato davanti a me, tutto rosso per la gran sudata, che mi guarda e respira forte. Ormai ho fatto tana, non c’è più nulla che possa fare, ma decide comunque di parlare. A dire il vero me l’aspettavo: non ha mai saputo accettare le sconfitte, lui, nemmeno quando eravamo piccoli.

Non parla in modo chiaro per via del fiatone, ma so che sta tentando si scaricarmi addosso la disgrazia. L’altalena cigola come ogni altalena che si rispetti, ma il rumore non riesce a coprire la voce di mio fratello.

 

Salgo e scendo, scendo e salgo sempre più su. Quando salgo, ormai, persino la punta degli alberi più alti esce dalla mia visuale. Vedo solo le nuvole grigie e, al di là, delle spesse venature bianche che brillano.

Non potrò ignorare a lungo le parole di mio fratello, così decido di gridare qualcosa per coprire la sua voce nera di lutto. Comincio a recitare una poesia che compongo sul momento. Urlo un verso mentre scendo, uno mentre salgo. Le parole sono molto semplici, ma l’importante è gridarle forte, soprattutto quando scendo e incrocio gli occhi lucidi di mio fratello:

 

Nascondo un sacco nero sotto il letto

e se di notte apro gli occhi

ogni cosa intorno è in quel sacco

marcia e vestita di nero

ogni cosa che ho: me incluso.

Già la muffa morde la mia pelle

ingoierà la mia ultima alba

prima che venga l’alba

se non calo svelto un amo nel sacco

se non abbocco

se non lascio sul fondo tutto il nero

marcio che è stato per me

prima parola

sorriso di mille denti

annaffiatoio senza fondo

marcio che ormai è soltanto

marcio nel sacco nero.

 

Mio fratello continua a parlare, alza la voce, così ripeto la poesia. La recito più volte e lui addirittura piange, poverino, piange e a malapena si regge in piedi per la fatica. Gli cederei il posto, ma il mio è un gioco crudele. Il vincitore siede qui. Il perdente, al massimo, può accomodarsi nel seggiolino accanto, quello con le protezioni per i bambini più piccoli. Mio fratello deve accettare che queste sono le regole: ho fatto tana, la sua disgrazia non può scalfirmi.
Continuo a salire e scendere, a gridare la mia poesia. Quando salgo tendo le gambe in avanti e immagino di calciare le nuvole. Se ci metto perseveranza e la forza giusta potrei far scoppiare le vene brillanti che stanno dietro, inzuppare il parco di luce.

Dei discorsi di mio fratello mi arriva solo una manciata di parole: tardi, dottori, arrenderci. Mi diverte dondolare e provare a indovinare quale sarà la prossima a raggiungere i miei timpani. Forse lo sentirò dire una cosa come fusibile, calzamaglia o cuoiaio, così, all’improvviso, e io smetterò di recitare la poesia per ridere forte. Cadrò anche dall’altalena, atterrando su un ginocchio. Mio fratello mi aiuterà a rialzarmi e uno davanti all’altro rideremo insieme delle sue parole, dei suoi capelli bianchi, del mio ginocchio sbucciato e della mia terribile poesia.

 

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Ciao @Kuno

 

L'ho letto un paio di volte (che mi tocca fare! :D)

 

All'inizio cercavo di individuare dove fosse il lutto (poiché in fondo questa era la traccia del Contest e uno un po' se lo aspetta che salti fuori; un po' - come in questo caso - se non lo individua al volo, lo ricerca) e non riuscivo a trovarlo, tanto che avrei voluto dirti di essere poco più incisivo sul finale, ossia di aggiungere qualche parola in più a indicare una direzione precisa della trama.

 

Poi, invece a rileggerlo, mi sono accorto che la direzione c'è ed è chiara (almeno a mia personale interpretazione, che poi in finale tanto mi basta)... ecco mi è tornato in mente, come chiave di lettura, quell'altro tuo racconto, sugli "uomini saponetta" e in qualche modo ho pensato che anche il protagonista del racconto lo sia: fondamentalmente non ha la minima intenzione di accettare quella che può essere la realtà di una brutta notizia, ma preferisce trincerarsi nel gioco infantile, sia che sia la gara di corsa o l'altalena.

Che in fondo quelle parole, molto probabilmente indicative di un tumore all'ultimo stadio, per cui è ormai "tardi" e bisognerà "arrenderci", il protagonista non le vuole ascoltare, né vuole elaborarle, ma fugge in questa gara di corsa dove il fratello vuole metterlo di fronte alla "realtà dei fatti" e lui preferisce la fantasia dei sogni, dove poter illudersi di essere ancora bambini, e magari le parole non saranno "morte" e "fine", ma "cuoiaio" e "calzamaglia"...

Insomma, trattasi di una "non elaborazione di un futuro e decretato lutto" (perché se il lutto fosse già avvenuto, altra eventuale interpretazione, allora forse bisognerebbe aggiungere qualche ulteriore indizio in merito).

 

Comunque, ognuno lo immagini come vuole, in finale, a me è piaciuto, anche se non mi ha convinto subito, in prima battuta, ma solo a rilettura ultimata.

 

Per quanto riguarda il tuo stile, nulla sinceramente ti dico né ti correggo. Per quanto mi riguarda - te l'ho spesso detto - tu hai una specie di dono nello scrivere e scrivi bene... non sempre lo stile che usi mi fa impazzire, ma questi sono gusti personali... è comunque il tuo stile e si sposa alla perfezione con le storie che racconti.

Sembra uno stile "bambinesco", fanciullesco nella costruzione sintattica di consecutio apparentemente scorrette e ripetizioni di termini, il cui contenuto è però quello di profonde questione "adulte". In questo caso, direi dunque che si sposa egregiamente alla storia, dove abbiamo il forte contenuto della comunicazione di una malattia allo stadio terminale e un protagonista che fa di tutto per non ascoltarla, o meglio elaborarla.

 

 

11 ore fa, Kuno ha detto:

Mio fratello aveva una voce nera al telefono, quando mi ha chiesto di andare a prenderlo alla stazione, così so già che avrà qualcosa di molto serio da raccontarmi.

Qui ad, esempio il salto temporale dall'imperfetto al futuro, stride molto... eppure, narrativamente funziona...

 

11 ore fa, Kuno ha detto:

Per sfidare la noia fischietto un motivo improvvisato e privo di ritornello, più simile al canto di un merlo. 

Questa mi è piaciuta, quella del merlo. 

 

12 ore fa, Kuno ha detto:

Le risate che mi faccio in questi momenti sfasano il ritmo della mia respirazione

Non so, "respirazione", forse più "respiro", secondo me.

 

Se poi dovessi proprio trovare un puntiglio a ago nel pagliaio, direi che il fatto che lui "inventi" la poesia sul momento, per quanto non complessa, e la ripeta, il tutto senza un errore, esitazione, incertezza è poco realistico, ma siamo pur sempre in un racconto e alla fine ok... però più che"inventarla" (la "compone sul momento") direi solamente che la recita (magari già la conosceva)... non so...

 

Alla fine mi è piaciuto, anche se non è intuitivo. Tu comunque, storia che si capisca o non si capisca al volo, scrivi sempre più che bene e sopratutto, qualsiasi sia la trama, riesci a calamitare e mantenere viva l'attenzione dall'inizio alla fine.

 

Bravo @Kuno... te lo ripeto: il giorno che diventi famoso, ricordati di me!

 

Ciao ciao!

 

 

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40 minuti fa, AndC ha detto:

 

Poi, invece a rileggerlo, mi sono accorto che la direzione c'è ed è chiara (almeno a mia personale interpretazione, che poi in finale tanto mi basta)... ecco mi è tornato in mente, come chiave di lettura, quell'altro tuo racconto, sugli "uomini saponetta" e in qualche modo ho pensato che anche il protagonista del racconto lo sia: fondamentalmente non ha la minima intenzione di accettare quella che può essere la realtà di una brutta notizia, ma preferisce trincerarsi nel gioco infantile, sia che sia la gara di corsa o l'altalena.

Che in fondo quelle parole, molto probabilmente indicative di un tumore all'ultimo stadio, per cui è ormai "tardi" e bisognerà "arrenderci", il protagonista non le vuole ascoltare, né vuole elaborarle, ma fugge in questa gara di corsa dove il fratello vuole metterlo di fronte alla "realtà dei fatti" e lui preferisce la fantasia dei sogni, dove poter illudersi di essere ancora bambini, e magari le parole non saranno "morte" e "fine", ma "cuoiaio" e "calzamaglia"...

Insomma, trattasi di una "non elaborazione di un futuro e decretato lutto" (perché se il lutto fosse già avvenuto, altra eventuale interpretazione, allora forse bisognerebbe aggiungere qualche ulteriore indizio in merito).

Hai spiegato il 100% delle mie intenzioni. :D

Credo di aver voluto descrivere quella che, nella traccia, Niko chiama "fase del rifiuto". 

Ci azzecchi anche quando dici che il protagonista è un "uomo saponetta", secondo me. Ci ho pensato ieri dopo aver postato.

 

40 minuti fa, AndC ha detto:

Per quanto riguarda il tuo stile

Voglio specificare una cosa: stavolta ho sfruttato il contest per sperimentare una nuova strategia, che devo fare mia per affrontare come si deve un progetto più gggrosso.

Strategia... in realtà ho solo costruito il racconto impilando una frase sopra l'altra, senza mai fermarmi per rileggere e correggere nel mentre. Ho scritto al massimo della velocità, insomma. Ho riletto solo alla fine e ho fatto delle correzioni prima di postare, ma senza alterare la struttura del racconto.

Devo imparare a scrivere veloce senza fermarmi di continuo e qui ci ho provato. Il testo è pieno di roba inutile e di concetti ripetuti all'infinito, probabilmente. Devo ancora rileggerlo a "mente fredda".

 

Certo, per scrivere un racconto breve come si deve non è il metodo migliore...

 

40 minuti fa, AndC ha detto:

direi che il fatto che lui "inventi" la poesia sul momento, per quanto non complessa, e la ripeta, il tutto senza un errore, esitazione, incertezza è poco realistico

Eh, già... :D 

Ci ho messo più tempo a scrivere la poesia che a scrivere il resto del racconto. :asd: 

 

EDIT: mi sono perso un pezzo.

 

Quota

però più che"inventarla" (la "compone sul momento") direi solamente che la recita (magari già la conosceva)... non so...

Buona idea. Potrei dire che se l'era preparata mentre andava a prendere il fratello alla stazione, per esempio.

 

Quota

il giorno che diventi famoso, ricordati di me!

Ti scriverò dal carcere, va bene.

 

Grazie bell'uomo @AndC

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@Kuno per il commento mi assassocio a quanto ti ha detto @AndC, concordo in pieno sul paragone con l'uomo saponetta, (vedi come rimangono memorabili certi personaggi?). Eppure un appunto te lo voglio fare e riguarda la poesia, non commento il testo in sè, ma esprimo il mio dubbio. Il tuo personaggio crea la poesia lì per lì quindi ok la frasi un po' a casaccio e un po' no (mi piace) ma poi dice che la ripete ancora e ancora per coprire la voce del fratello; bene, il dubbio sta propro qui, non può ripeterla avrà memorizzato solo il "grosso" della poesia quindi deve essere cosciente di ripeterla cambiando qualche parola, magari inventando nuovi versi. :D Cavillo inutile? E se no che ci stiamo a fare?

Complimenti sai sempre stupire  e intrigare.

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@Kuno ho capito che i tuoi protagonisti mi devono stare tutti antipatici... Anche in questo caso si fugge da tutto, al punto da regredire a uno stadio di infantilità. Ovviamente non è una critica al racconto, tutt'altro proprio; è perché mi ha coinvolto che ho provato questa sensazione. Figurati che mi sentivo senza fiato e stanco mentre leggevo la parte della corsa, mi ero immedesimato a tal punto che a poco avevo i crampi, scritto benissimo. Dunque, per concludere mi ripeto: Racconto davvero bello, con un protagonista davvero fastidioso. Ciao, e alla prossima ( :

Ah sì! Per la poesia non saprei davvero che dirti (io sono zero proprio in poesia)...nella mia ignoranza, però, ti dico che il testo è coinvolgente ma non mi ha trasmesso "musicalità" (?). Niente, proprio non riesco a fare commenti decenti sulle poesie, fai finta che non l'abbia fatto. Di nuovo ciao.

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29 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

bene, il dubbio sta propro qui, non può ripeterla avrà memorizzato solo il "grosso" della poesia

Già, hai proprio ragione. :D

 

29 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

deve essere cosciente di ripeterla cambiando qualche parola, magari inventando nuovi versi.

Questa mi pare una bella soluzione. Mi basterebbe aggiungere una frasetta per specificare che la poesia non è proprio la stessa ogni volta.

Non ci avevo proprio pensato, ma credo possa funzionare.

 

Grazie @Adelaide J. Pellitteri

 

12 minuti fa, Rhomer ha detto:

Figurati che mi sentivo senza fiato e stanco mentre leggevo la parte della corsa

:asd: 

 

12 minuti fa, Rhomer ha detto:

stadio di infantilità.

Mi piace come tema, perché spesso penso che sia anche un mio problema. Vabbè, non a questi livelli naturalmente :D 

 

12 minuti fa, Rhomer ha detto:

nella mia ignoranza, però, ti dico che il testo è coinvolgente ma non mi ha trasmesso "musicalità"

Non so scrivere poesie e quindi... non so neanche come gestire la musicalità, se si dice così. Non so proprio quali pulsanti premere. So che dovrebbe essere soprattutto una questione di accenti e mi sono tormentato parecchio, ma... boh. Come diavolo si fa?

Divertente sto fatto che siamo in tanti a non capire nulla di poesia e non sappiamo né scriverle né commentarle. :asd: 

 

Grazie @Rhomer

 

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@Kuno questo mi è piaciuto e anche molto :P lo stile è quello tuo solito, anche se qui c'è una caratterizzazione in più (dovuta alla tua fretta o alla voce del personaggio, non importa)... le ripetizioni e gli errori sono assolutamente idonei, per me.

 

Forse qualche riserva sulla traccia, ma non sta a me giudicare. Direi che è più un rifiuto di una cattiva notizia, il "lutto" vero e proprio ancora non c'è, ma va bene uguale :) 

 

L'unica cosa che continua a farmi storcere il naso è la "fregatura", anche se anche quella mi sembra tipica tua :D Leggi il racconto quasi fino in fondo e sai che qualcosa deve succedere, te l'aspetti, perché il racconto porta con se quella peculiarità del fantastico che tu trasli in ambientazioni assolutamente reali: è tutto giusto, sembra tutto "normale", ma c'è qualcosa che ti fa storcere il naso e non sai cos'è, ma sai che c'è. Ed eccola la... sono bambini :D all'inizio pensavo fosse in macchina, poi i capelli bianchi... nella mia testa i protagonisti erano adulti e sono diventati bambini per magia quando sono arrivati all'altalena, quasi fossimo entrati in un ricordo, come in certe scene dei film in cui si svolta una curva, e si curva anche nel tempo. Ecco, questa "tecnica" della fregatura può non piacere (a me di solito non piace) ma resta comunque valida, e la scrittura è di livello quindi alla fine chi se ne frega.

 

Insomma, dei tuoi che ho letto finora questo è forse quello che mi è piaciuto di più. 

 

P.S. inzuppare di luce e il sacco nero (che mi sembra tu abbia già usato se ricordo bene), mi piacciono moltissimo :) 

 

:rosa:

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Ciao @Kuno, come sempre i tuoi testi sono ricchi di contenuti ma presentati con una buona dose di ironia e leggerezza. Mi piace come scrivi e, tutto sommato, pur non trovando questo racconto così clamorosamente bello come altri tuoi, è pur sempre di notevolissimo livello.

 

Mi piace come gestisci le azioni del protagonista che si rifiuta in tutti i modi di ascoltare i fatti. Vuole scansare la realtà, non la accetta, ne ha paura. E pertanto si comporta come un bambino. Mi hai ricordato un po' mia figlia maggiore che, quando la brontolo, si mette a cantare a squarciagola le sigle dei cartoni animati. Il tuo protagonista, più raffinato, declama poesie;)

 

Solo una cosa mi è rimasta un po' sospesa: mi è sembrato di leggere nella poesia (ma potrei sbagliarmi, non sono per niente sicura) che sia proprio il protagonista il destinatario dell'infausta diagnosi urlata dal fratello. Anche se, se così fosse, trovo poco probabile che gli venga detto a una stazione. Ma questi versi mi fanno propendere per questa interpretazione:

16 ore fa, Kuno ha detto:

Già la muffa morde la mia pelle

ingoierà la mia ultima alba

 

 

Talia 

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3 ore fa, Ton ha detto:

questa "tecnica" della fregatura può non piacere (a me di solito non piace)

Nemmeno a me e ti faccio un regalo: i due protagonisti sono davvero adulti, solo che uno dei due fa più fatica a rassegnarsi alle conseguenze.

 

Grazie, contento ti sia piaciuto. :muu: 

 

3 ore fa, Talia ha detto:

mi è sembrato di leggere nella poesia (ma potrei sbagliarmi, non sono per niente sicura) che sia proprio il protagonista il destinatario dell'infausta diagnosi urlata dal fratello.

In realtà la muffa della poesia rappresenta il lutto, che per il protagonista è qualcosa di tossico. 

Qualcosa muore, marcisce, diventa spazzatura e avvelena chi resta nei paraggi.

Il protagonista preferisce fuggire, abbandonare subito il sacco nero.

 

Grazie anche a te per il commento. :D 

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Ciao @Kuno

Molto bello l'inizio,prima dell'incontro tra i due fratelli si percepisce una tensione, una rivalità che poi sfocia nella corsa sfrenata del gioco. Bello il contrasto tra l'aspetto del fratello e il gioco a cui, comunque, si lascia andare.

Mi ha convinto meno la poesia. Mi è piaciuta l'idea dell'altalena in cui ogni andata corrisponde a un verso e anche quando gli arrivano pezzi di frase del fratello. Ora, è vero che la poesia è un po' un non sense apposta ma manca di musicalità che il movimento dell'altalena dovrebbe dare. Non so se è questo il motivo ma devo dire che tutto scorre perfettamente fino a quel punto e la poesia disturba un po'. 

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha detto:

Se ci metto perseveranza e la forza giusta potrei far scoppiare le vene brillanti che stanno dietro, inzuppare il parco di luce.



Questa non l'ho capita. Ma magari sono tonta io, eh. 😆

Comunque racconto piaciuto (sempre belle e particolari le tue idee).

Alla prossima!

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Quello che   mi piace di te, @Kuno è la capacità di uscire dal pensiero più evidente e immediato per trovare soluzioni alternative. Succedeva a mia figlia al liceo, lei di un problema trovava spesso un metodo originale e quasi sempre diverso per arrivare alla soluzione. Questo modo di procedere desta in me, (che al contrario tendo a percorrere una linea di ragionamento retta e semplice) un’ammirazione quasi mistica. 

Questi tuoi personaggi che esprimono i propri stati d’animo in modo così poco convenzionale e contemporaneamente così efficace, mi piacciono molto. 

Complimenti, davvero. 

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Ciao, @Kuno, ti rispondo un po' tardi e la mia risposta non sarà dettagliata come la tua. Semplicemente perché non riesco a trovare qualcosa da dire.

La prima volta che ho letto questo racconto ho pensato "strano", ma poi - come dice anche il buon AndC (dai non lo taggo sennò gli arrivano più notifiche mie che altro :D) - appare il significato profondo nascosto dietro questa tua narrazione apparentemente assurda e naturale. Non mi fermo a citare il solito "Marco faceva ombra alle formiche", perché anche nel racconto dell'uomo che rimaneva chiuso in bagno per una settimana (non ricordo il titolo) vedo questa tua capacità di essere in apparenza semplice e un po' assurdo ma di nascondere qualcosa di incredibile sotto questa apparenza.

Più che venire qui e dirti "bello perché..." posso dirti che mi piace perché dà spunti di riflessione non banali: nella tua "parodia" magari risalti il lato grottesco, però c'è una riflessione sul come viene affrontato il lutto e sulla chiusura mentale che ci si pone di fronte a questo. C'è chi fa finta di andare avanti, chi si rifugia in comportamenti infantili, chi altro. In fondo spesso non si vuole ascoltare quello che sappiamo di dover ascoltare e magari ci chiudiamo in noi stessi allo stesso modo... forse senza correre al parco...

 

Mi hai lasciato senza parole per originalità. In bocca al lupo con il FdI e alla prossima lettura.

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Ciao @Kuno

Comincio da te a commentare i bellissimi racconti del FdI.

Già lo sai che io esterno le sensazioni che provo mentre leggo. Quelle che mi si appiccicano alla prima lettura le tengo per me poi ci ragiono sopra e scopro a volte qualcosa di più.

Il racconto come sempre ben scritto mi prende e mi porta incuriosita fino alla fine. Il contenuto mi fa incazzare già prima di vedere il fratello con i capelli bianchi mezzo morto dallo sforzo per raggiungerlo. Mi chiedo, ma se lui è un adulto fatto, come mai il fratello è ancora un adolescente impertinente? Certo alla fine anche io ho interpretato la storia come @Andc.

ci ho riflettuto e ho pensato forse è un po' scemo. Poi ho riletto

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha detto:

Per fortuna non mi ha anticipato nulla: vorrà parlarmene faccia a faccia, da uomo a uomo.

Poverino, non sa proprio cosa lo aspetta.

No non è scemo è uno stronzo che agisce con premeditazione, intuisce che nella sua famiglia qualcosa non va e lui già se la ride.

Ho trovato quindi il carattere del fratellino troppo eccessivo, al limite del disturbo mentale. Ho cercato di capire se tu lo dai ad intendere da qualche parte e non ho trovato nulla.

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha detto:

La recito più volte e lui addirittura piange, poverino, piange e a malapena si regge in piedi per la fatica.

Qui me l'hai fatto odiare. Ho pensato che anche se fosse un adolescente insopportabile come quei bambini che si tappano lo orecchie e strillano per non sentire io sarei risalita sul treno prima che lui arrivasse al cancello del parco.

Per me è inverosimile il comportamento del ragazzo e che addirittura si metta a declamare una poesia mentre il fratello piange. ( Io ho pensato la morte di un genitore)

Però se volevi, con il suo comportamento dare a intendere che il giovanotto abbia un qualche carenza cognitiva e che suo fratello ne è consapevole, allora tutto cambia.

 

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@Alba360 è solo un racconto-iperbole. Due modi diversi di affrontare il dolore: quello di chi lo accetto e quello di chi lo rifiuta e cerca di tornare a uno stato infantile in cui esiste solo il gioco, in cui anche una disgrazia è solo un gioco. Il protagonista è il più disperato, naturalmente, ma non ha lo stesso coraggio. Entrambi i fratelli si intestardiscono e cercano in ogni modi di portare l’altro “dalla loro parte”.

Non ho dato un’eta ai due, ma nella mia testa quello che resta adulto è anche il fratello maggiore. Forse ho pensato a un fratello minore più coccolato in famiglia da piccolo e quindi più attaccato alla protezione dell’infanzia. :D 

 

22 minuti fa, Alba360 ha detto:

( Io ho pensato la morte di un genitore)

Nella mia testa lo è, credo che lo sia. Nella poesia parlo di roba ormai marcia che è stata però, per il protagonista, la prima parola. La prima parola in genere è mamma o papà. Uno dei due a scelta. La mia ad esempio è stata papà.

 

EDIT: è la terza volta che provo a mandare questo post. La connessione va da schifo, ma ce l’ho fatta. Però mi sono scordato di ringraziarti e lo faccio ora.

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"Letto tutto di un fiato" (cit.)

 

Piaciuto, è scritto bene. E sì, la poesia è terribile, come tutte.

Bravo come sempre.

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Bravo @Kuno :)

 

Un cestino getta-marcio che può essere un modo per esorcizzare  il brutto, il dolore. E che il più giovane dei fratelli, tornato fanciullo, urla all'altro, che dice parole tetre, di rassegnazione.

Più che poesia, è un interessante Frammento... E l'altalena...qui scrivi:

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha detto:

Continuo a salire e scendere, a gridare la mia poesia. Quando salgo tendo le gambe in avanti e immagino di calciare le nuvole. Se ci metto perseveranza e la forza giusta potrei far scoppiare le vene brillanti che stanno dietro, inzuppare il parco di luce.

molto bella quest'immagine

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha detto:

Dei discorsi di mio fratello mi arriva solo una manciata di parole: tardi, dottori, arrenderci. Mi diverte dondolare e provare a indovinare quale sarà la prossima a raggiungere i miei timpani. Forse lo sentirò dire una cosa come fusibile, calzamaglia o cuoiaio, così, all’improvviso, e io smetterò di recitare la poesia per ridere forte. Cadrò anche dall’altalena, atterrando su un ginocchio. Mio fratello mi aiuterà a rialzarmi e uno davanti all’altro rideremo insieme delle sue parole, dei suoi capelli bianchi, del mio ginocchio sbucciato e della mia terribile poesia.

 

È stato il tentativo di far sorridere alla vita il fratello, che secondo me un po' di effetto lo fa, perché si conoscono bene. 

Nella vita di ognuno, fa bene imparare a far convivere un momento di spensieratezza accanto a momenti di preoccupazione e di dolore. È anche un'iniezione di freschezza, di un pensare laterale di cui ci si accorge dopo che ci voleva...

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14 ore fa, Kuno ha detto:

è solo un racconto-iperbole.

Si @Kunolo avevo intuito.

Vorrei, se ci riesco, spiegare meglio cosa mi è mancato per apprezzare fino in fondo la storia.

Se tutto fosse accaduto a Macondo io non avrei avuto dubbi, non mi sarebbero mancati agganci per capire.

 Avrei voluto  qualche post-it per legare l'effetto iperbole ( il ragazzo ipersensibile) al tempo e al luogo, quindi così indirizzare il lettore.

La reazione del ragazzo all'imminente brutta notizia è molto ben elaborata e mi è piacuta moltissimo la tua idea. Ma l'iperbole è inserita in un contesto del tutto reale, è questo che ho trovato strano.

Spero di essermi spiegata bene, oh non è una critica negativa è, il racconto mi è piaciuto.

 

PS - A Macondo tutto è possibile e nulla ci stupisce.

 

 

 

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E che ti voglio dire @Kuno

Hai trovato la tua dimensione ideale negli 8000 caratteri, con personaggi borderline e stile volutamente "bambinesco". Trovi un'ottima idea e ci costruisci il racconto intorno. Sempre alla grandissima ;) . 

Non mi dispiacerebbe vederti esplorare nuovi orizzonti (sia da un punto di vista dei contenuti che dello stile. Senza naturalmente snaturarti) perché sono sicuro che riusciresti alla grande, ma capisco la tua volontà di prendere sempre maggiore cognizione e padronanza dei tuoi mezzi scrittevoli.

Se non si fosse capito, il racconto mi è piaciuto un bel po' :) . 

  

 

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Ciao, @Kuno

 

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha scritto:

Le occhiaie spesse e viola come spicchi di melanzana sono l’unica macchia di colore sul viso grigio

La similitudine sta benissimo, però non con spicchi

meglio, secondo me, come culi di melanzana come la buccia di...

 

Il 24/6/2019 alle 10:47, Kuno ha scritto:

Buona idea. Potrei dire che se l'era preparata mentre andava a prendere il fratello alla stazione, per esempio

 L'appunto di Andc è plausibile. Potresti fare così, oppure 

 

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha scritto:

Mio fratello continua a parlare, alza la voce, così ripeto la poesia. La recito più volte e lui addirittura piange, poverino, piange e a malapena si regge in piedi per la fatica

Facendogli dire che la poesia cambia ad ogni sua recita, che le parole si mischiano tra loro, visto che è stata creata pochi minuti prima 

 

L'immedesimazione col protagonista l'ho sentita; l'idea della spensieratezza che arriva per fuggire, coscientemente o meno, dalla terribile notizia (o magari per lui non lo è? non credo) è riuscita molto bene.

Bravo.

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3 minuti fa, Plata ha scritto:

La similitudine sta benissimo, però non con spicchi

Hai ragione, non ci avevo pensato: lo spicchio della melanzana non è viola. 

 

Grazie lupacchioto @Plata e fascinoso @Andrea28 <3 

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Mi pare d'averti gia detto che, oltre alla scrittura, di te mi affascina il modo di condurre le tue storie, e questa la trovo quasi emblematica. Mi sono ritrovato a inseguire i due fratelli rimanendo a braccetto con la voce narrante, ma in antitesi, con la crescente curiosità di conoscere l'entità del dramma. Alla fine è un "tana per te" e la mia curiosità s'infrange su un paio di parole carpite, e che si tratti di un male incurabile piuttosto che una calzamaglia bucata o un fusibile bruciato, alla fin fine non è tanto esiziale conoscere l'entità del danno, quanto il ritrovarsi (personalmente molto immedesimato) boccheggiante nella puerile e sterile fuga dall'ineludibile. Una commovente forma di autodifesa che, per quanto uno voglia, non è concessa al genere umano.

Mi è piaciuta molto anche la "terribile" poesia, la trovo molto aderente con la sensibilità che mi sono fatto del protagonista.

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L'inizio mi ha incuriosita subito e io non ho trovato difficoltà a capire la storia o il protagonista (che anzi mi piace molto nel suo modo anticonvenzionale e un po' folle di affrontare le cattive notizie :asd:). Non mi è ben chiaro chi sia morto o stia morendo alla fine (un genitore?) o se il fratello riporti una disgrazia ogni volta che va a trovarlo (in questo caso scapperei anch'io appena lo vedo :D). Ma alla fin fine non è indispensabile per apprezzare il racconto, che è davvero carino e molto ben scritto. Mi è piaciuta anche la poesia composta lì per lì sull'altalena: spontanea e profonda insieme. Racconto letto molto volentieri

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8 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Non mi è ben chiaro chi sia morto o stia morendo alla fine (un genitore?)

Penso di sì. Sicuro al 98%.

 

8 ore fa, Silverwillow ha scritto:

o se il fratello riporti una disgrazia ogni volta che va a trovarlo

Gesù, spero proprio di no :asd: 

 

Grazie per il commento @Silverwillow

 

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Ciao @Kuno. Ho riletto il racconto più volte da quando lo hai postato, e lo adoro. Mi è piaciuto moltissimo lo stile pulito che pare uno specchio d'acqua sopra la storia, ma ancor di più mi è piaciuto proprio tanto - ma tanto tanto - come hai affrontato il tema del lutto. Hai raccontato una reazione paradossale, secondo me, per niente realistica, ma che esprime e riassume benissimo una realtà comunissima: il rifiuto del lutto. La cosa più bella ed efficace, in questo, è proprio il richiamo al mondo infantile (la filastrocca, il gioco, la corsa, l'altalena, la poesia che è un accozzaglia di suoni per coprire parole che non si vogliono sentire) anche se di infantile non c'è proprio nulla, in quest'uomo. Un bambino non penso avrebbe reagito così, anzi. E per me è su questo paradosso che si gioca il lutto: non voglio sentire, retrocedo tornando bambino come può fare, però, un adulto, ossia a metà, con cenni di sfida, e sfuggo (momentaneamente) dalle notizie di morte. 

 

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha scritto:

Poverino, non sa proprio cosa lo aspetta. Non sa che io muoio dalla voglia di provare questo nuovo gioco che ormai sogno da anni.

All'inizio il protagonista mi si presenta quasi come spietato, crudele. Qui non provo empatia, non mi sta nemmeno simpatico, sto tizio, che passa anni a elaborare giochi per torturare emotivamente qualcun'altro. Probabilmente era il tuo intento, non lo so. Anche perché tu sei bravissimo a far risaltare il protagonista e far identificare con lui, ma dall'altra parte c'è un poveretto che il lutto invece lo ha affrontato, ha affrontato la morte e un treno per dirlo al fratello, e questo lo imbroglia, lo sfianca, quasi lo umilia e non gli permette di dire - condividere il peso di una morte che dovrebbe essere di entrambi. Questo nucleo lo trovo tremendo, davvero, e tu l'hai mostrato benissimo. 

 

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha scritto:

Vuole che mi fermi, naturalmente, ma non fa che sprecare energie: se mi acchiappa perdo la partita e lui potrà friggermi con il suo sguardo spara-tragedia.

Qua cambia la mia percezione del protagonista. Comincia a farmi tenerezza, capisco qui che non fugge per i motivi detti sopra, che non è crudele. E lo immagino come uno di quei tizi che affrontano i propri sentimenti con ironia e un po' di dissacrazione. Vedo anche una traccia di spavento, sotto la corsa, il bisogno di arrivare prima. Al di là del lutto, mi sembra che non voglia soccombere alla tragicità della vita, in questo caso veicolata dal fratello. È un po' come un Peter pan senza l'isola che non c'è: penso anche lui sappia benissimo che dopo la filastrocca verrà la realtà, la notizia della morte chiara. Magari non ci piangerà, ci berrà o canticchierà su, ma in un modo o nell'altro ci farà i conti. Ma non adesso, come dici qui:

 

Il 23/6/2019 alle 21:49, Kuno ha scritto:

Mio fratello deve accettare che queste sono le regole: ho fatto tana, la sua disgrazia non può scalfirmi.
 

Dei discorsi di mio fratello mi arriva solo una manciata di parole: tardi, dottori, arrenderci. Mi diverte dondolare e provare a indovinare quale sarà la prossima a raggiungere i miei timpani. Forse lo sentirò dire una cosa come fusibile, calzamaglia o cuoiaio, così, all’improvviso, e io smetterò di recitare la poesia per ridere forte. Cadrò anche dall’altalena, atterrando su un ginocchio. Mio fratello mi aiuterà a rialzarmi e uno davanti all’altro rideremo insieme delle sue parole, dei suoi capelli bianchi, del mio ginocchio sbucciato e della mia terribile poesia.

Il tuo protagonista mi fa tanta tanta tenerezza: alla fine vorrebbe solo ridere. Dalla chiusa mi pare che alla fine la contrapposizione centrale sia questa: non solo bambini-adulti, accettazione-rifiuto, ma anche vita-morte. Il tuo protaginista la rappresenta in pieno, la vita: egoista quanto basta, leggero, ironico, veloce, a tratti innocente e in altri crudele. Ma è potente, corre più veloce. Se leggo il racconto in questo modo, mi sembra un bellissimo inno alla vita, quello che hai scritto, che nessuna morte, nessun lutto può toccare. E questo, che incarna un po' la volontà di potenza, mi piace davvero davvero molto. 

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