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Cicciuzza

[FDI 2019-1] Mare

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commento

 

 

Il mare profuma di crema solare al cocco. Si distende calmo davanti alla spiaggia, increspato dalle bracciate dei bagnanti e colorato dai giochi dei bambini.
Un ragazzino si diverte a tuffarsi sollevando spruzzi. Una madre protettiva subito si fa sentire: -Ehi! Ci sono bambini piccoli qui, fai un po’ di attenzione, tu che sei grande.-
Una signora entra lentamente in acqua con indosso gli occhiali da sole, attenta a non sciupare la messa in piega fatta di fresco. Più al largo un uomo nuota a lente bracciate, mentre un gabbiano si posa sul pelo dell’acqua.
Maddalena è china sul piccolo Giovanni. -Giovannino, dai non avere paura.-

Il bimbo è immobile sulla sabbia tiepida, le braccia incrociate e due lacrime che gli solcano le gote. La madre prende un secchiello rosso, va verso l’acqua trasparente, lo riempie e torna vicino al bimbo. Gli fa scendere un po’ di liquido fresco sulla testa, gli massaggia i riccioli. -Bagniamo almeno la testa prima che ti becchi un’insolazione.-

Giovanni brontola un po’, un piccolo strillo quando l’acqua salata gli entra negli occhi. Maddalena ride, lo porta sull’asciugamano steso sulla sabbia e gli solletica il pancino. Anche il bimbo ride, ride sempre quando sua mamma gli fa il solletico.

Rimangono un po’ sdraiati l’una accanto all’altro, poi si alzano di nuovo. Lei gli sistema il costumino blu e rosso di Spiderman, gli gonfia i braccioli mentre Giovannino osserva in silenzio. Resta imbambolato mentre la mamma gli prende un braccino e glielo infila nella plastica gonfia. Poi fa lo stesso con l’altro bracciolo.

La donna prende in braccio il figlio e si avvia verso il bagnasciuga. Scende lentamente lungo il digradare della riva tenendo saldamente il bambino fra le braccia. Si immerge. Lascia che il piccolo si dimeni un po’, poi solleva i piedi dal fondale e comincia a nuotare un po' di lato stringendo il figlio fra le braccia.

 

Pareva così calmo il mare.

Si stendeva per miglia e miglia, piatto, salato: una distesa infinita di acqua arida come un deserto. Saleh rimpiangeva la misera ombra della palma nella sua casa a Ibadan. Seduta sul bordo del gommone con una mano si reggeva alla corda dura e ruvida di salsedine e con l’altra avvinghiava la vita di Intisaar.

Il corpo le ricordava ancora il dolore che la mente cercava di dimenticare. Nei campi in Libia una donna non poteva sfuggire a certe cose. Poteva solo cercare di dimenticare, dimenticare ameno la paura perché il dolore la mordeva ogni volta che cercava di cambiare posizione. Era partita perché Intisaar non conoscesse mai quella paura e quel dolore.

Prima di partire le aveva messo una vestina rossa. Glielo avevano suggerito le altre donne: -Vestila di rosso così la vedono.- Chi? Chi la doveva vedere?

Intisaar non piangeva, eppure Saleh sapeva che doveva avere fame, o sete. Forse andava cambiata, erano ore che stavano così, inchiodate su quel rettangolo di gomma che, come Dio voleva, era riuscita conquistarsi in mezzo ai corpi degli altri compagni di viaggio. Il giorno bollente era seguito a una notte gelida, e la bambina aveva smesso presto di piangere. Sonnecchiava in braccio alla madre, le piccole labbra screpolate. Saleh frugò con gli occhi fra quelli degli altri uomini non sapendo bene cosa cercare, ma sentì che ogni sguardo era rivolto dentro se stesso, al mare, al silenzio rotto solo dal brontolio sordo del motore diesel del gommone, troppo debole per quel sovraccarico.

All’improvviso un punto all’orizzonte. Si avvicinava rapido. Gli uomini e le donne si misero a urlare, si alzarono tutti in piedi. La massa umana si spostó sul bordo del gommone. Saleh senti perdere la presa sulla corda e vide con orrore l’acqua lambire la vestina di Intisaar.

Dall’imbarcazione che si avvicinava una voce urlava in francese da un altoparlante. Saleh capì che dovevano rimanere fermi, che il gommone rischiava di capovolgersi. Strinse Intisaar così forte che la bambina urlò. Urlò anche lei, mentre l’acqua saliva e scendeva dal corpo di Intisaar. -Avrai freddo piccola- il vestito rosso era fradicio e si era appiccicato al corpo della bimba.

Il mare improvvisamente non era più calmo, ribolliva di onde, di gente che gridava mentre l'altoparlante urlava sempre più forte “ Restez immobile vous risquez de chavirer. Nous arrivons”

Saleh vide un gabbiano volare basso.

Poi perse la presa.

 

Maddalena esce dall’acqua tenendo per mano Giovanni. - Hai visto che ti è piaciuto stupidino?- Il bimbo ride. -Vuoi rimanere a giocare a riva?- Giovanni si accuccia sul bagnasciuga, la mamma gli porta il secchiello rosso e la paletta, controlla che i braccioli siano ben gonfi, poi si gira e si stende sull'asciugamano al sole. Allunga una mano verso lo smartphone che segnala una serie di notifiche.

Scorre i gruppi whatsapp, apre Facebook, dà uno sguardo al bimbo che gioca sereno e infine apre l’app delle notizie. E legge.

Il titolo era ormai così frequente da essere banale. “ Strage nel mediterraneo”. Maddalena guarda quello stesso mare dove aveva appena giocato con il suo bambino. Legge di un gommone che si era rovesciato mentre una nave tentava di recuperare quella gente. In una foto, una ragazza dai riccioli biondi stringe qualcosa di rosso; sembra che stia piangendo, mentre una giovane donna dalla pelle scura tenta di strapparle il fagotto dalle mani. La bocca spalancata in un urlo muto.

Maddalena rimane a fissare la foto. Ritira con orrore il piede che era rimasto a farsi lambire dalle onde. Quel mare non poteva essere lo stesso; la stessa quieta acqua che la accarezzava. Ma il fagotto vestito di rosso era suo figlio, era Giovanni che gioca col secchiello, erano i mille bambini che giocano o che muoiono solo per caso, persi nel mare per sempre.

Si alza, lo chiama, ma lui distratto non sente. - Giovannino dai, è tardi è ora di andare a casa.- Lo prende per un braccio mentre lui si divincola per rimanere a giocare. Finalmente riesce a tirarlo fuori, lo fa sedere e sull’asciugamano umido gli sfila i braccioli e lo tiene fra le braccia.

Al tepore materno, in un attimo il bambino socchiude gli occhi; fa un piccolo tentativo per riaprirli; stira in alto le sopracciglia, ma tutta la stanchezza di quel bagno, la paura del mare, la gioia del gioco si coagula nel piacere del corpo di sua madre e lo fa cadere addormentato. Maddalena lo accoglie, umido di salsedine, dorato dal sole, un po’ imbronciato per la fatica del sonno.

Il suo bambino, vivo.

Lo culla e pensa a quel fagotto rosso; a sua madre.

Lo culla e pensa al dolore di tutte le madri; da ogni parte del mare.

E le parole le salgono dal cuore come una ninna nanna.

 

 

Perdonami se puoi.

Perdona la mia vita, perdona il mio colore.

Perdona i miei pasti abbondanti,

I miei abiti chiari

Le mie scarpe comode.

 

Perdona i giochi,

Perdona la leggerezza

La rabbia e la stanchezza,

Perdona una sera a teatro,

Un libro letto

Una musica che danza.

 

Perdona me,

Perdona, se puoi, mio figlio

Perdona tutti noi

Esche colpevoli di questa mattanza.

 

Perdonaci perché noi sappiamo

E non facciamo niente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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10 ore fa, Cicciuzza ha detto:

Il titolo era ormai così frequente da essere banale. “ Strage nel mediterraneo

Ma ogni racconto sull'argomento non è mai banale, ancor meno questo nel quale hai saputo mettere a confronto la "stessa giornata di mare" a qualche miglio di distanza l'una dall'altra. Sulla bilancia due mondi, colpe o non colpe gli esiti si fanno sempre più gravi e, scusate la ripetizione, colpevoli. Il tuo racconto è dettato dal cuore di una madre, l'unica in grado di capire il dolore per la perdita di un bambino anche se non è il proprio. Che dire? Pezzo scritto benissimo sensa senzazionalismi inutili. La voce giusta per un tema come questo. I miei complimenti. 

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23 ore fa, Cicciuzza ha detto:

La donna prende in braccio il figlio e si avvia verso il bagnasciuga. Scende lentamente lungo il digradare della riva tenendo saldamente il bambino fra le braccia. Si immerge. Lascia che il piccolo si dimeni un po’, poi solleva i piedi dal fondale e comincia a nuotare un po' di lato stringendo il figlio fra le braccia.

 

Pareva così calmo il mare.

Si stendeva per miglia e miglia, piatto, salato: una distesa infinita di acqua arida come un deserto. Saleh rimpiangeva la misera ombra della palma nella sua casa a Ibadan. Seduta sul bordo del gommone con una mano si reggeva alla corda dura e ruvida di salsedine e con l’altra avvinghiava la vita di Intisaar.

Una dicotomia che, improvvisa, investe il lettore come un pugno allo stomaco. L'unico elemento che li unisce (ed è questo il vero scherzo beffardo) è il mare; così impersonale, calmo, identico per entrambi i bambini, ma illusoriamente; per uno dei due quel mare significa: morte (a tal proposito, il titolo è davvero azzeccato: Mare. E' perfetto)

 

Che altro dire; è una tematica scottante e tremendamente attuale e, come sopra detto, è facile cadere in sensazionalismi sterili che non aggiungono nulla (e qui non accade). Il racconto è efficace proprio perché unicamente concentrato sul dolore di una madre. A questo punto posso, però, anche dire l'unica cosa che, a mio gusto personale si intende, avrei cambiato: La parte in cui la madre, leggendo la notizia, prende coscienza dei fatti portandola poi a quell'atto di sensibilità con cui si chiude la storia. Ecco, io sarei stato più duro invece; avrei raccontato di una madre indifferente di fronte a quella notizia (come di norma, purtroppo, accade spesso quando qualcuno assiste a queste storie al telegiornale), mantenendo dunque vivida la dicotomia che tanto si respirava all'inizio. Ma capisco che ciò non avrebbe aiutato minimamente la traccia del lutto (e anche la poesia), dunque è più il capriccio di un cinico questo, nulla di più. In definitiva un bel racconto con una tematica difficile e attuale. Ciao, @Cicciuzza e alla prossima. ( :

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Ti segnalo un paio di cose, giusto per dire che ho criticato qualcosa:

 

Quota

Scende lentamente lungo il digradare della riva tenendo saldamente il bambino fra le braccia. 

Frase che suona poco elegante, col doppio avverbio in -mente. 

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

La bocca spalancata in un urlo muto.

Questa l'ho già letta tante volte :D

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Ritira con orrore il piede che era rimasto a farsi lambire dalle onde.

Bello, è l'immagine che mi ha colpito di più.

 

Un bel racconto @Cicciuzza, importante ma pulito e semplice da leggere :D 

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Ciao @Cicciuzza, hai scelto un tema molto "pesante" (almeno per me). Il racconto è ben scritto e arriva dritto al cuore.

Confronti la vita e i sentimenti di una madre italiana e di una immigrata che guardano lo stesso mare con occhi ed emozioni completamente diversi. In realtà lo guardano da due punti di vista diversi. Una dalla costa, al sicuro, con una vita "facile" e la sicurezza di poter offrire al proprio figlio non solo cibo, acqua, igiene (necessità primarie) ma persino gioco e divertimento. L'altra dal largo guarda verso la costa con la speranza nell'anima di poter dare qualcosa in più del suo amore alla figlia. Ma troverà solo la morte quella bambina che ha cercato di portare in salvo dalla povertà e dalla violenza nonostante le torture e i sacrifici a cui si è sottoposta.

Bello anche il messaggio della poesia: sappiamo, guardiamo, ma non facciamo nulla (anzi ultimamente, come nazione, facciamo anche peggio di nulla). 

 

Talia 

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@Rhomer @Kuno @Talia grazie anche a voi.

Ho scelto questo tema effettivamente non leggerissimo per due motivi: volevo svolgere il tema del lutto in maniera meno privata e più universale, volevo cioè descrivere un dolore che non fosse solo mio ma nel quale ci potessimo riconoscere tutti. E poi, come sottolinea @Talia l’ho scelto perché viviamo in un momento particolare e per ricordarci che prima di tutto siamo umani

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Ciao @Cicciuzza

ti conoscevo in veste di staffer e di moderatrice del MI ma non di scrittrice, è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e mi fa piacere leggerti come compagna di contest!

Il tuo racconto è semplice e coraggioso. Le due sponde del mare creano un contrasto stridente, la scena dalla nostra parte è ben descritta, nella sua normalità  (l'odore di crema solare, i tuffi del ragazzino con gli schizzi, i lamenti dei genitori, il bambino che piange e poi gioca, sono scene viste milioni di volte, tutte le volte che si va in spiaggia). Ma è altrettanto ben descritta la scena dell'altra sponda del mare, hai saputo calarti con semplicità ed empatia nei panni degli "altri". Anzi, forse questa  parte è vissuta dal punto di vista narrativo con maggiore pathos, con uno stile più fluido della prima parte. La scena di Maddalena e Giovannino è scritta in maniera più fredda e distaccata (o lameno a me è sembrato così), con uno stile più secco e telegrafico. Non so se è stata una scelta per rendere più intenso il contrasto.

Il mare in tutto questo è il protagonista silenzioso e indifferente, il trait d'union tra le due realtà. Una forza più grande di noi e delle nistre intenzioni. Ma è anche ciò che collega le due madri e che fa sì che Maddalena provi dolore per il figlio dell'altra donna. E anche vergogna. La stessa che prova il lettore. 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Una signora entra lentamente in acqua con indosso gli occhiali da sole, attenta a non sciupare la messa in piega fatta di fresco.

Questo dettaglio accentua quel senso di vergogna. A una seconda lettura salta proprio agli occhi il contrasto tra questa futile preoccupazione e l'altra. 

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

titolo era ormai così frequente da essere banale. “ Strage nel mediterraneo”. Maddalena guarda quello stesso mare dove aveva appena giocato con il suo bambino. Legge di un gommone che si era rovesciato mentre una nave tentava di recuperare quella gente. In una foto, una ragazza dai riccioli biondi stringe qualcosa di rosso; sembra che stia piangendo, mentre una giovane donna dalla pelle scura tenta di strapparle il fagotto dalle mani. La bocca spalancata in un urlo muto.

L'immagine è ciò che scuote di più le coscienze, più della notizia. Questo l'ho trovato realistico.

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

l suo bambino, vivo.

Lo culla e pensa a quel fagotto rosso; a sua madre.

Lo culla e pensa al dolore di tutte le madri; da ogni parte del mare.

E le parole le salgono dal cuore come una ninna nanna

Questa parte è il preludio alla poesia, sembrano già dei versi.

La ninna nanna/poesia finale sembra una preghiera. Mi ha ricordato una poesia di una tra le maggiori poetesse portoghesi del Novecento, Sophia de Mello Breyner Andresen. È considerata la poetessa del mare e la tua poesia me l'ha ricordata, non ricordo il titolo purtroppo. 

Grazie per la lettura.

Alla prossima!

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Ciao @Cicciuzza

 

Un bel racconto, solido e ben descritto, in maniera forse molto "classica" che mi pare più che voluta e che ben si presta a una narrazione distaccata, che non scade in "sentimentalismi" in opposizione al contenuto forte e toccante.

La "tragedia dei migranti", che passerà alla storia come un orrore di questo secolo, ci vede effettivamente tutti coinvolti, un po' come cantava De André, mi è venuto da pensare nel finale della tua poesia: "Anche se voi vi credete assolti / siete lo stesso coinvolti".

 

"Sappiamo e non facciamo niente"... queste le tue parole che sposano egregiamente il comportamento colpevole delle società, in particolare quella italiana ma non solo, di fronte all'ennesimo massacro.

 

Restiamo inermi, imbelli e non abbiamo più strumenti per le ribellioni, schiavi ormai delle app o dei mezzi di comunicazione. In fin dei conti, schiavi del nostro benessere, cui non vorremmo a nessun costo rinunciare, eppure al contempo, non ci crea nemmeno troppa gioia.

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Il titolo era ormai così frequente da essere banale. 

In questa frase credo che tu abbia riassunto a perfezione tutta la situazione: parliamo ormai di migliaia di vite che paiono solo numeri o notizie ormai "banali"...

Paradossalmente, nelle tragedie, come nelle guerre ad esempio, i grandi numeri tendono a perdere l'unicità delle vite uniformandole in masse e alla fine che le vittime siano una, mille o un milione, pare sia la stessa cosa... molto triste il tutto, sicuramente.

 

Il tuo racconto, in questo, vuole essere una piccola "presa di coscienza", al contempo espressione catartica di un senso di colpa che pervade gli animi di chi ancora ha coscienza, umana, civile e storica.

 

Mi potrei e vorrei dilungare ancora lungo sull'argomento, sui pensieri e le sensazione che il tuo racconto mi ha suscitato, ma qui mi fermo, perché appunto il tuo racconto parla benissimo da sé: volevo solo sottolineare quanto il tema mi tocchi e che ti sono vicino, in questo. D'altronde, secondo me, uno scrittore/scrittrice "nasce" proprio per scrivere anche di questi temi: per dar voce a una maggioranza silenziosa, per far riemergere l'umanità sperduta nei cuori della gente.

 

I miei complimenti generali, dunque.

 

Da un punto di vista "tecnico-stilistico" sul racconto in sé ho ben poco da aggiungere: è scritto molto bene, in maniera distaccata da parte della voce narrante che "mostra" scene e fatti senza prenderne direttamente parte né giudicare.

Nella poesia finale, tale sguardo "oggettivo" allenta un po' la presa per mettere a nudo l'animo della madre, che poi diviene poesia universale.

 

L'unica cosa che a mio gusto personale ogni tanto varierei, sono solo alcune ripetizioni di termini, che non stridono nell'andamento generale del testo e che si confanno allo stile generale, però, comunque...

 

Prendiamo ad esempio l'incipit... a me è piaciuto, eppure, man mano che proseguivo la lettura, ho iniziato a percepire un senso di "pesantezza" generale, sempre a mio avviso... ho provato a fare un analisi delle varie ripetizioni di termini e ne ho trovate parecchie...

Alcune sono sicuramente volute (come ad esempio il verbo "ridere" o "solletico/are"), di altre non si possono certo usare troppi sinonimi (come per "mamma" o "madre"), il contesto è poi una spiaggia davanti al mare, dunque certe parole sempre quelle sono (ad esempio "sabbia", "bagnare/bagnanti", "nuotare")...

Però, se andiamo a mettere tutto insieme, risulta troppo, secondo me, anche perché poi si ripetono altre parole: la ripetizione che più mi è risaltata, ad esempio è "braccia/braccioli/in braccio/bracciate" e simili.

Ritorna poi l'espressione "un po'". Torna molto "piccolo/i" usato sia come aggettivo, che per indicare il bambino e - in questo caso- ci sono anche i diminutivi (Giovannino, pancino) che da soli già danno il senso di "piccolo". La stessa parola "bambino/i"  o "bimbo" (che si allittera anche con "imbambolato").

Si ripetono verbi come "entrare", "prendere", "sollevare"... si ripete la parola "testa", si ripete "lentamente/lente", si ripete "attenta/attenzione", si ripete "fresco", si ripetono le costruzioni sintattiche con il "mentre"... usi molto il verbo "fare"... insomma, se mettiamo tutto insieme, secondo me perde un po' di forza il tutto... non so.

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Il mare profuma di crema solare al cocco. Si distende calmo davanti alla spiaggia, increspato dalle bracciate dei bagnanti e colorato dai giochi dei bambini.
Un ragazzino si diverte a tuffarsi sollevando spruzzi. Una madre protettiva subito si fa sentire: -Ehi! Ci sono bambini piccoli qui, fai un po’ di attenzione, tu che sei grande.-
Una signora entra lentamente in acqua con indosso gli occhiali da sole, attenta a non sciupare la messa in piega fatta di fresco. Più al largo un uomo nuota a lente bracciate, mentre un gabbiano si posa sul pelo dell’acqua.
Maddalena è china sul piccolo Giovanni. -Giovannino, dai non avere paura.-

Il bimbo è immobile sulla sabbia tiepida, le braccia incrociate e due lacrime che gli solcano le gote. La madre prende un secchiello rosso, va verso l’acqua trasparente, lo riempie e torna vicino al bimbo. Gli fa scendere un po’ di liquido fresco sulla testa, gli massaggia i riccioli. -Bagniamo almeno la testa prima che ti becchi un’insolazione.-

Giovanni brontola un po’, un piccolo strillo quando l’acqua salata gli entra negli occhi. Maddalena ride, lo porta sull’asciugamano steso sulla sabbia e gli solletica il pancino. Anche il bimbo ride, ride sempre quando sua mamma gli fa il solletico.

Rimangono un po’ sdraiati l’una accanto all’altro, poi si alzano di nuovo. Lei gli sistema il costumino blu e rosso di Spiderman, gli gonfia i braccioli mentre Giovannino osserva in silenzio. Resta imbambolato mentre la mamma gli prende un braccino e glielo infila nella plastica gonfia. Poi fa lo stesso con l’altro bracciolo.

La donna prende in braccio il figlio e si avvia verso il bagnasciuga. Scende lentamente lungo il digradare della riva tenendo saldamente il bambino fra le braccia. Si immerge. Lascia che il piccolo si dimeni un po’, poi solleva i piedi dal fondale e comincia a nuotare un po' di lato stringendo il figlio fra le braccia.

 

Oppure qui ripeti troppo la parola "dolore" che fa perdere anche d'intensità alla voluta e bella ripetizione di "dimenticare":

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Il corpo le ricordava ancora il dolore che la mente cercava di dimenticare. Nei campi in Libia una donna non poteva sfuggire a certe cose. Poteva solo cercare di dimenticare, dimenticare ameno la paura perché il dolore la mordeva ogni volta che cercava di cambiare posizione. Era partita perché Intisaar non conoscesse mai quella paura e quel dolore.

 

Oppure qui mi è risaltato "vestina/vestila":

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Prima di partire le aveva messo una vestina rossa. Glielo avevano suggerito le altre donne: -Vestila di rosso così la vedono.- Chi? Chi la doveva vedere?

 

Mi suonerebbe meglio con una "a": era riuscita a conquistarsi..."

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Forse andava cambiata, erano ore che stavano così, inchiodate su quel rettangolo di gomma che, come Dio voleva, era riuscita conquistarsi in mezzo ai corpi degli altri compagni di viaggio.

 

Oppure qui, risaltano molto la parola e il verbo "giocare/gioco":

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Vuoi rimanere a giocare a riva?- Giovanni si accuccia sul bagnasciuga, la mamma gli porta il secchiello rosso e la paletta, controlla che i braccioli siano ben gonfi, poi si gira e si stende sull'asciugamano al sole. Allunga una mano verso lo smartphone che segnala una serie di notifiche.

Scorre i gruppi whatsapp, apre Facebook, dà uno sguardo al bimbo che gioca sereno e infine apre l’app delle notizie. E legge.

Il titolo era ormai così frequente da essere banale. “ Strage nel mediterraneo”. Maddalena guarda quello stesso mare dove aveva appena giocato con il suo bambino. Legge di un gommone che si era rovesciato mentre una nave tentava di recuperare quella gente. In una foto, una ragazza dai riccioli biondi stringe qualcosa di rosso; sembra che stia piangendo, mentre una giovane donna dalla pelle scura tenta di strapparle il fagotto dalle mani. La bocca spalancata in un urlo muto.

Maddalena rimane a fissare la foto. Ritira con orrore il piede che era rimasto a farsi lambire dalle onde. Quel mare non poteva essere lo stesso; la stessa quieta acqua che la accarezzava. Ma il fagotto vestito di rosso era suo figlio, era Giovanni che gioca col secchiello, erano i mille bambini che giocano o che muoiono solo per caso, persi nel mare per sempre.

Si alza, lo chiama, ma lui distratto non sente. - Giovannino dai, è tardi è ora di andare a casa.- Lo prende per un braccio mentre lui si divincola per rimanere a giocare. Finalmente riesce a tirarlo fuori, lo fa sedere e sull’asciugamano umido gli sfila i braccioli e lo tiene fra le braccia.

Al tepore materno, in un attimo il bambino socchiude gli occhi; fa un piccolo tentativo per riaprirli; stira in alto le sopracciglia, ma tutta la stanchezza di quel bagno, la paura del mare, la gioia del gioco si coagula nel piacere del corpo di sua madre e lo fa cadere addormentato. Maddalena lo accoglie, umido di salsedine, dorato dal sole, un po’ imbronciato per la fatica del sonno.

 

 

Per quanto riguarda la  poesia, ti segnalo solo questo verso che in sé mi è piaciuto, ma che risalta molto dal contesto sia per termini (esche-mattanza) sia perché forse qui si percepisce un po' più il pensiero della voce narrante stessa che del personaggio...

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Esche colpevoli di questa mattanza.

 

 

Ciò che poi, ma è davvero una quisquilia, non mi piace personalmente parlando, è il trattino attaccato alle parole nei dialoghi... io suggerirei uno spazio prima e dopo:

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

-Ehi! Ci sono bambini piccoli qui, fai un po’ di attenzione, tu che sei grande.-

 

Insomma, secondo me un bel racconto, importante per il suo contenuto e comunque ben scritto. Per quanto riguarda le ripetizioni (forse ce ne sono anche altre) non dico di cambiarle tutte e forse ho anche un po' esagerato a segnalarle, ma un po', in generale, le sfoltirei...

 

Ciao!

 

Modificato da AndC

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Ciao, @Cicciuzza, e in bocca al lupo con il FdI - mi torna in mente "mai più Giselle", non lo so, ogni tanto leggo qualcuno e quando vedo che ha postato un racconto per il FdI me ne ritorna in mente uno dell'anno prima. :facepalm:

Va beh, sarà l'ora precoce del giorno in cui scrivo il commento che espande i sentimenti (in realtà adesso ho fatto copia-incolla).

 

Comunque credo che sia un racconto molto bello ma, soprattutto: è semplice e non è melodrammatico.

Forse non dovrei spiegarmi troppo, ma siccome a capirsi ci vuole una vita mentre fraintendersi è un attimo, lo faccio. :D

Il ‎23‎/‎06‎/‎2019 alle 10:00, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Ma ogni racconto sull'argomento non è mai banale, ancor meno questo nel quale hai saputo mettere a confronto la "stessa giornata di mare" a qualche miglio di distanza l'una dall'altra.

Ho preso in prestito queste parole di Adelaide - che saluto visto che le arriva la notifica avendola citata - perché è questo il punto di partenza e la chiave di lettura, semplice e geniale. Geniale perché si possono scrivere e leggere molti racconti teatrali sull'argomento con metafore ricercate e costruzioni che danno l'effetto opposto di quello voluto. Geniale perché di fronte a un argomento così complesso e non banale, il racconto è semplice. Ed è proprio il parallelismo tra le sensazioni opposte accomunate da un'unica entità - il mare - a dare forza a questo racconto: io (io-lettore, io-me-stesso no perché a me il mare non piace :rolleyes:) mi diverto nel mare ma in tanti soffrono e/o perdono la vita in questo stesso mare che d'estate sembra la panacea di tutti i mali e/o il paradiso in terra. Quello che è paradiso per altri è inferno, quello che è divertimento per altri è sofferenza, ... E questo tema è davvero molto sentito e ben sviluppato nel racconto, anzi

Il ‎22‎/‎06‎/‎2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Quel mare non poteva essere lo stesso; la stessa quieta acqua che la accarezzava.

con una punta di cattiveria potrei anche dirti che questa frase è di troppo perché tutto il racconto è investito da questo sentimento di contrasto e spiegarlo a chiare lettere ne può far perdere forza. Ma la prima parte di quella frase è molto bella, quindi... niente, fa' finta di niente. :)

 

Dovessi trovare dei difetti per amore di commento, secondo me è debole il tema del lutto. Nel senso il lutto è fisicamente presente ma è quasi un contorno alla tematica precedente; poi a me il racconto piace, ma te lo dico per un fatto di partecipazione al FdI. Un po' più forte, tra le righe, il tema del lutto-separazione (separazione dalla propria terra, dai propri affetti, ...).

Un'altra cosa che non mi convince è la poesia, ma non in quanto tale o per motivi tecnici perché ripeto spesso che io e la poesia viviamo felicemente ignorandoci a vicenda. Solo perché nella poesia perdi un po' di quella semplicità del racconto rasentando una teatralità che poteva anche non starci

Il ‎22‎/‎06‎/‎2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

Perdona la mia vita, perdona il mio colore.

Perdona i miei pasti abbondanti,

I miei abiti chiari

Le mie scarpe comode.

si tratta pur sempre di parole che il lettore ha fatto sue dallo svolgersi del racconto e che ripeti, in un modo un po' didascalico.

 

Nel complesso, come detto, davvero un ottimo racconto. Alla prossima lettura. :ciaociao:

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17 ore fa, ivalibri ha detto:

La ninna nanna/poesia finale sembra una preghiera.

CIao @ivalibri prima di tutto grazie per il puntuale commento: hai ragione, era nata come preghiera, ma poi per rispettare la boa,  l’unico  modo che mi è venuto in mente per renderne credibile la declamazoo e a voce alta mi é sembrata questo della ninna nanna. 

 

3 ore fa, AndC ha detto:

Anche se voi vi credete assolti / siete lo stesso coinvolti".

@AndC, carissimo, come ricorderai dal mio martellamento nei MI, De Andrè è la mia passione musicale, e la Canzone del maggio in particolare rimane una delle mie preferite. Concordo con te sul groviglio di -Braccia braccino braccioli abbraccio- pensare che avevo sfoltito, ma come si dice, sfoltire non è mai abbastanza. 

3 ore fa, bwv582 ha detto:

 

Un'altra cosa che non mi convince è la poesia, ma non in quanto tale o per motivi tecnici perché ripeto spesso che io e la poesia viviamo felicemente ignorandoci a vicenda. Solo perché nella poesia perdi un po' di quella semplicità del racconto rasentando una teatralità che poteva anche non starci

@bwv582 mi consola leggere che non sono la sola a nutrire per la poesia un potente senso di lontananza. Fai conto che questa è, in assoluto, la prima che scrivo. Qualcuno ha definito la poesia “Un muscolo involontario” io manco so di averlo, quel muscolo. Quindi sì, il rischio del didascalico e del teatrale era più che presente...grazie anche a te! 

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Ciao @Cicciuzza,

sempre un piacere trovarti ogni tanto in veste scrittevole e non solo arbitrosa :)

Non so dirti quanto io abbia "sentito" questa lettura: sul Mediterraneo ci abito e ogni volta che guardo il mare, ci entro, mi ci bagno, lo respiro, non posso non pensare al numero insopportabile di esseri umani per cui è prigione, speranza, disperazione, tomba. L'ignominia di questa Europa che si arroga il diritto di decidere chi abbia il diritto di vivere e chi no, che sceglie di chiudere gli occhi, alzare muri, imprigionare, pagare aguzzini è un orrore senza fine che prima o poi pagheremo. Scusa, mi sono lasciata trasportare.

Il racconto è davvero riuscito, con il parallelismo: i "bambini" nostri e i "loro", i giochi e le vite in pericolo. Ricco di sentimenti senza scadere nel sentimentalismo, l'ho apprezzato molto.

Di difetti ne ho riscontrati pochi: un eccesso di diminutivi (pancino, braccino, costumino...), anche se si parla di momenti teneri tra madre e bambino mi sono sembrati tanti, tutti ravvicinati.

Come il passaggio dei braccioli: braccioli, braccino, braccia ridondano a volontà,

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha detto:

gli prende un braccino e glielo infila nella plastica gonfia. Poi fa lo stesso con l’altro bracciolo.

La donna prende in braccio il figlio e si avvia verso il bagnasciuga. Scende lentamente lungo il digradare della riva tenendo saldamente il bambino fra le braccia. Si immerge. Lascia che il piccolo si dimeni un po’, poi solleva i piedi dal fondale e comincia a nuotare un po' di lato stringendo il figlio fra le braccia.

"gli prende un braccino e glielo infila nella plastica gonfia. Poi fa lo stesso con l’altro.

La donna solleva il figlio e lo porta fino al bagnasciuga. Scende lentamente lungo il digradare della riva tenendo saldamente il bambino fra le braccia. Si immerge. Lascia che il piccolo si dimeni un po’, poi solleva i piedi dal fondale e comincia a nuotare un po' di lato stringendo forte il figlio."

ho provato a togliere un po' di "bracc": il risultato non è esteticissimo, mi sa che tu saprai fare di meglio :)

 

E ho un dubbio con il verso "Esche colpevoli di questa mattanza.": esche mi fa pensare che siamo noi ad attirare i "pesci", ma non mi sembra adatto. Arrivano più spinti via dai loro paesi, noi non siamo le esche. Mi suonerebbe meglio una cosa tipo "spettatori immobili (o colpevoli) di questa mattanza". Ma forse era proprio il senso di esche che volevi dare, quindi puoi ignorare i miei dubbi.

Ciao

 

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Tema di un argomento drammatico e di grande attualità. Svolto con la consapevolezza che ci sia un unico modo in cui essere madre, ma purtroppo due mondi contrapposti in cui esserlo, o addirittura dove smetti di esserlo.  Ho apprezzato anche la tua poesia, @Cicciuzza  e quanto, qui sotto, hai detto per spiegare la tua scelta di svolgimento

 

22 ore fa, Cicciuzza ha detto:

 

Ho scelto questo tema effettivamente non leggerissimo per due motivi: volevo svolgere il tema del lutto in maniera meno privata e più universale, volevo cioè descrivere un dolore che non fosse solo mio ma nel quale ci potessimo riconoscere tutti. E poi,  l’ho scelto perché viviamo in un momento particolare e per ricordarci che prima di tutto siamo umani

 

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6 ore fa, Cicciuzza ha detto:

Fai conto che questa è, in assoluto, la prima che scrivo. Qualcuno ha definito la poesia “Un muscolo involontario” io manco so di averlo, quel muscolo.

Te lo dico anche visto il tuo essere staffer, forse che il FdI di quest'anno è un tentativo per far cimentare i prosatori con le poesie e far cimentare i poeti con la prosa e creare un unico grande contest in cui farci provare qualcosa di nuovo (e maturare, diciamo, da un punto di vista culturale dato il confronto)?

Se l'ho capito io posso pensare che sia veramente evidente. :saltello:

Comunque non preoccuparti, @Cicciuzza, anch'io sto a zero con le poesie e credo si nota anche. :sss:

Buon proseguimento con il FdI.

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4 ore fa, Befana Profana ha detto:

Esche colpevoli di questa mattanza."

Ciao @Befana Profana anche a me fa piacere smettere i panni di organizzatore e mettere quelli di partecipante. 

Il groviglio di braccia braccioli braccini pancini e abbracci effettivamente è un po’ troppo, come ho detto, non si sfoltisce mai abbastanza.

Perché esche? La mia era un’idea politica, perché penso che siamo al tempo stesso esche e bersagli di una propaganda politica volta a racimolare consensi. 

@Poeta Zaza che una poetessa mi dica che ha apprezzato la mia poesia mi riempie di felicità, come ho detto è la prima volta in assoluto che ne scrivo una, e senza alcuna nozione di metrica rima ritmo ecc. 

@bwv582 no, niente prove di  contest  futuri, solo un bieco approfittare della presenza del nuovo staffer  @Anglares votato all’area poesia. 

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Gli elementi sono gli stessi: una madre e un figlio, una madre e una figlia e in mezzo uno stesso mare a dividerli. E la contrapposizione del racconto è incisiva nella sua ordinarietà. La prospettiva cambia a seconda della riva natia.

L'unica osservazione che mi sento di farti riguarda la parte iniziale per l'alta concentrazione di ripetizioni: bimbo/bambino (mentre hai usato solo in un'occasione, se non erro, il termine figlio), braccio/braccino/braccioli (ma questi ultimi è alquanto ostico eluderli), e infine l'alternarsi di Giovanni/Giovannino (il vezzeggiativo compare sia nel dialogo materno che nel narrato, mentre lascerei il nome proprio nel narrato e il vezzeggiativo solo nel dialogo).

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Un tema che per motivi miei personali - che non sto qui a spiegare ma che  esulano dalla politica - non fa più particolare presa su di me. E questo racconto non offre spunti o chiavi di lettura diverse da tanti altri sul tema. 

Formalmente ineccepibile, scritto molto bene.

Un saluto.

 

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Bel racconto, sia come stile che come tema. Mi è piaciuta molto la contrapposizione, ben riuscita, tra le due situazioni. Ho notato un'unica piccola sbavatura nei tempi:

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha scritto:

Il titolo era ormai così frequente da essere banale. “ Strage nel mediterraneo”. Maddalena guarda quello stesso mare dove aveva appena giocato con il suo bambino

visto che la narrazione torna al presente, metterei il presente e il passato prossimo "è ormai così frequente" e "dove ha appena giocato"

Per il resto ho notato anch'io qualche piccola ripetizione, ma visto che lo stile in generale è molto veloce e scorrevole non mi hanno pregiudicato la lettura.

Un racconto coinvolgente sul piano emotivo e molto attuale(y)

 

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Credo che siamo talmente bombardati di storie sugli immigrati (basta accendere un attimo la TV, o accedere ai social, e si parla quotidianamente di sbarchi, immigrati, Salvini, barche, mare. Escono anche dei libri) da averne la nausea e la totale apatia. È l'effetto dell'assuefazione, e della stanchezza.

Perciò credo che scriverne sia già anacronistico, oltre che abusato, a meno che non lo faccia chi sta lì, in mezzo al mare, a raccoglierli. Oppure sulle barche. Noi possiamo solo scrivere banalmente dell'argomento.

Ho lasciato Saneh in mezzo al mare e sono passato oltre.

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la mente è corsa subito all foto del bamino siriano: pantalocini blù e maglietta rossa.

Sfruttata tamlente che ora sono perfino contro chi sfrutta immagini di farfalle nelle pubblicità degli assorbenti igenici.

Il racconto è scritto bene con una forma e una grammatica eccellente, è il tema che non mi sento di commentare. Il discorso é molto complesso e non trovo parole per un giudizio sintetico.

Bentrovata nel contest @Cicciuzza

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Non ti conoscevo come scrittrice, ed hai affrontato un tema scottante e pericoloso assai.

Sulle tragedie dei migranti se ne è scritto tanto e il rischio è di cadere nella retorica. Rischio, cara@Cicciuzza   ,  che hai evitato con eleganza puntando sul vissuto particolare di due madri.

 

Poiché ti commento per il ferragosto d'inchiostro dovrò entrare in qualche dettaglio.

Lo stile è piacevole e scorre bene nella lettura. Dipingi i contesti in modo efficace e intelligente, senza scendere in descrizioni pedanti e dando le informazioni giuste e sufficienti a ciascun lettore di riempire le volute lacune con la propria immaginazione.

 

La parte nella quale la madre mette i braccioli al piccolo è deliziosa e realistica. Un poco meno realistica penso sia la parte nella quale Saleh e la figlia sono nel gommone. È davvero assai difficile rimanere seduti a lungo su un tubolare (bordo) di un gommone, anche se questo è grande e naviga a bassa velocità. Essendo gonfio d'aria, inevitabilmente ci si balla sopra ed è arduo rimanere in equilibrio. Farci una traversata sopra, poi, a mio parere è impossibile.

Logico invece che tutti si alzino quando vedono un mezzo che può salvarli e si alzino proprio tutti accalcandosi sul lato più vicino ai salvatori, potendo addirittura provocare il ribaltamento del natante.

 

Trovo questo pezzo magistrale

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha scritto:

Allunga una mano verso lo smartphone che segnala una serie di notifiche.

Scorre i gruppi whatsapp, apre Facebook, dà uno sguardo al bimbo che gioca sereno e infine apre l’app delle notizie. E legge.

Il titolo era ormai così frequente da essere banale. “ Strage nel mediterraneo”. Maddalena guarda quello stesso mare dove aveva appena giocato con il suo bambino. Legge di un gommone che si era rovesciato mentre una nave tentava di recuperare quella gente. In una foto, una ragazza dai riccioli biondi stringe qualcosa di rosso; sembra che stia piangendo, mentre una giovane donna dalla pelle scura tenta di strapparle il fagotto dalle mani. La bocca spalancata in un urlo muto.

 

Lo stacco dalla tragedia di una madre che ha avuto solo la sfortuna di nascere da "qualche altra parte", con la realtà delle nostre vite fatte di agi, comodità, app e social.

Forse non ci rendiamo mai conto, in verità, di quanto siamo fortunati. Per fortuna la poesia che chiude ci riporta in equilibrio e induce a riflettere.

 

Ora un appunto e ti prego di perdonarmi. Poiché ti stimo, sono convinto che valuterai con affetto quel che sto per dire.

Anche tu, come tantissimi, hai fatto l'errore di confondere il bagnasciuga con la battigia.

Il bagnasciuga è quella parte della carena delle imbarcazioni che sta a pelo d'acqua, e che si bagna e si asciuga a seconda delle onde e di quanto l'imbarcazione sia carica. La parte della riva che si bagna e si asciuga a causa del moto ondoso o della risacca è la battigia.

A tua discolpa hai che un errore simile lo fece anche un famosissimo direttore di giornale, diventato poi capo di un partito e infine ucciso dai partigiani il 28 aprile 1945.

Nell'estate del 1943 fece appunto quello che passò alla storia come il "discorso del bagnasciuga".

Non per dire che sei un buona compagnia, ma per evidenziare che anche gente che si vantava di aver letto tutta la Treccani è caduta nello stesso errore.

 

Il tuo pezzo è bello e piacevole e non è colpa del mare se accadono certe tragedie. La colpa è degli uomini.

 

 

 

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1 ora fa, Mariner P ha scritto:

 

 Anche tu, come tantissimi, hai fatto l'errore di confondere il bagnasciuga con la battigia.

@Mariner P, ogni volta che qualcuno ha la pazienza è la disponibilità per insegnarmi qualcosa che non conoscevo, provo sempre un’immensa gratitudine. E quindi che dirti, grazie di cuore, ignoravo del tutto questa cosa. Ah, e grazie per le apprezzamento! 

@Andrea28 @simone volponi E @Alba360, lo capisco, il tema era particolare in riferimento al lutto. Comprendo che possa  lasciare perplessi, ma come ho già detto  volevo fare un tentativo di universalizzare il senso di perdita. Grazie davvero anche a voi.

@Silverwillow grazie anche a te per il passaggio, sono contenta  che tu abbia  trovato la lettura scorrevole nonostante mi sia scappata qualche ripetizione di troppo 

 

 

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@Cicciuzza ciao,

intanto è bello trovarti in un contest. Io sono qui da poco, ma non avevo letto nulla di tuo. 

 

A volerti fare le pulci, c'è qualche ripetizione: più di concetti che di parole. Nell'incipit braccia/bracciate e bambini/bimbi/ragazzini. 

Non so come la pensi tu sulle ripetizioni. Io non ci sono fissata e credo che, in certi casi, possano essere una scelta stilistica. Qui però non mi sembrano necessarie né caratterizzanti. Basterebbe variare le immagini, per rendere l'incipit più pulito.

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha scritto:

Il mare profuma di crema solare al cocco. Si distende calmo davanti alla spiaggia, increspato dalle bracciate dei bagnanti e colorato dai giochi dei bambini.
Un ragazzino si diverte a tuffarsi sollevando spruzzi. Una madre protettiva subito si fa sentire: -Ehi! Ci sono bambini piccoli qui, fai un po’ di attenzione, tu che sei grande.-
Una signora entra lentamente in acqua con indosso gli occhiali da sole, attenta a non sciupare la messa in piega fatta di fresco. Più al largo un uomo nuota a lente bracciate, mentre un gabbiano si posa sul pelo dell’acqua.
Maddalena è china sul piccolo Giovanni. -Giovannino, dai non avere paura.-

Il bimbo è immobile sulla sabbia tiepida, le braccia incrociate e due lacrime che gli solcano le gote.

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha scritto:

Saleh senti  (sentì) perdere la presa sulla corda e vide con orrore l’acqua lambire la vestina di Intisaar.

"Perdere la presa" non mi convince. Sfuggire la presa, mancare la presa... Vedi tu.

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha scritto:

Poi perse la presa.

Come sopra. Mi sembra anche strano che perda la presa due volte (visto che non dici che riprende la corda) 

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha scritto:

All’improvviso un punto all’orizzonte. Si avvicinava rapido. Gli uomini e le donne si misero a urlare, si alzarono tutti in piedi. La massa umana si spostó sul bordo del gommone. Saleh senti perdere la presa sulla corda e vide con orrore l’acqua lambire la vestina di Intisaar.

Dall’imbarcazione che si avvicinava una voce urlava in francese da un altoparlante. Saleh capì che dovevano rimanere fermi, che il gommone rischiava di capovolgersi. Strinse Intisaar così forte che la bambina urlò. Urlò anche lei, mentre l’acqua saliva e scendeva dal corpo di Intisaar. -Avrai freddo piccola- il vestito rosso era fradicio e si era appiccicato al corpo della bimba.

Il mare improvvisamente non era più calmo, ribolliva di onde

Segnalo anche all'improvviso/improvvisamente.  Nessuno dei due mi sembra indispensabile, la scena può esser resa nella sua concitazione in altro modo.

 

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha scritto:

Finalmente riesce a tirarlo fuori, lo fa sedere e sull’asciugamano umido gli sfila i braccioli e lo tiene fra le braccia.

Al tepore materno, in un attimo il bambino socchiude gli occhi; fa un piccolo tentativo per riaprirli; stira in alto le sopracciglia, ma tutta la stanchezza di quel bagno, la paura del mare, la gioia del gioco si coagula nel piacere del corpo di sua madre e lo fa cadere addormentato. Maddalena lo accoglie, umido di salsedine, dorato dal sole, un po’ imbronciato per la fatica del sonno.

Il suo bambino, vivo.

Lo culla e pensa a quel fagotto rosso; a sua madre.

Lo culla e pensa al dolore di tutte le madri; da ogni parte del mare.

E le parole le salgono dal cuore come una ninna nanna.

Ho fatto un erroraccio, nel mio racconto qui al FdI. Ho spiegato troppo. Mi permetto, allora ti suggerirti di tagliare quello che è già chiaro.

 

Poi, che posso dire? Ho il telegiornale in sottofondo, parla proprio di questo. Ne discutevo domenica in una di quelle interminabili conversazioni delle sere d'estate, un bicchiere di vino e il cielo che non diventa mai completamente nero.

Tutta strumentalizzazione, mi è stato detto.

Chemmenefrega, ho risposto. Se qualcuno è morto fuori dalla porta di casa mia senza essere soccorso, sono complice della sua morte. E se ne muoiono in mille sono complice di mille morti. Farne una questione politica è una scusa per lavarsene le mani. La politica, la legge dovrebbe servire a tutelare gli esseri umani - se fa loro del male è cattiva politica, è cattiva legge. 

Il fatto che siamo bombardati da notizie di tragedie al punto da diventare insensibili non è un buon motivo per non parlarne. Almeno parliamone, ché se impariamo a vivere accanto a queste cose senza neanche vederle l'orrore sarà completo.  Non siamo nuovi, storicamente, a ignorare quello che non va e non è mai stata una buona scelta.

 

Quindi sì, il tema del racconto non è originale. Ma sì, hai fatto bene a scriverlo. 

Essere originali a tutti i costi non è la chiave per un buon racconto. Con la narrativa si può fare tante cose, anche lasciare i lettori a riflettere. Magari solo cinque minuti.

 

 

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Hai descritto con amorevole cura e limpida esattezza i gesti che ogni madre compie quando porta i bambini al mare, e con altrettanta precisione le reazioni del piccolo:

Il 22/6/2019 alle 23:00, Cicciuzza ha scritto:

Gli fa scendere un po’ di liquido fresco sulla testa, gli massaggia i riccioli. (...) un piccolo strillo quando l’acqua salata gli entra negli occhi. Maddalena ride, lo porta sull’asciugamano steso sulla sabbia e gli solletica il pancino. (...)

Rimangono un po’ sdraiati l’una accanto all’altro, poi si alzano di nuovo. Lei gli sistema il costumino blu e rosso di Spiderman, gli gonfia i braccioli mentre Giovannino osserva in silenzio. Resta imbambolato mentre la mamma gli prende un braccino e glielo infila nella plastica gonfia. Poi fa lo stesso con l’altro bracciolo.

Tale narrazione è funzionale al racconto: le donano anche le ripetizioni e i vezzeggiativi, perché contribuiscono a esaltare lo scarto tra le vite narrate. Placida e trasudante mille accortezze verso l'infanzia la prima; ricettacolo di privazioni la seconda. Il colore rosso le accomuna: un secchiello, una vestina. La poesia finale mi ha colpito particolarmente, perché l'ho immaginata subito (con tutte le dovute differenze) come un'ipotetica risposta ai versi che Primo Levi antepone a Se questo è un uomo:

Shemà

"Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa e andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi".

 

Perdonami se puoi.

Perdona la mia vita, perdona il mio colore.

Perdona i miei pasti abbondanti,

I miei abiti chiari

Le mie scarpe comode.

 

Perdona i giochi,

Perdona la leggerezza

La rabbia e la stanchezza,

Perdona una sera a teatro,

Un libro letto

Una musica che danza.

 

Perdona me,

Perdona, se puoi, mio figlio

Perdona tutti noi

Esche colpevoli di questa mattanza.

 

Perdonaci perché noi sappiamo

E non facciamo niente.

 

Ti segnalo minime cose che ho notato: il piccolo refuso ameno/almeno; "gote" mi sembra troppo letterario, opterei per guance (so però che è molto usato in Toscana!); sostituirei i trait d’union con le lineette apposite, lasciando uno spazio.

Grazie per la piacevole lettura, @Cicciuzza, e un saluto.

 

 

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Che forza, sto ancora piangendo. All’inizio non capivo bene cosa ci fosse di particolare in una giornata a mare, con tutti i diminutivi da bambini, quasi stucchevoli. Poi il ribaltamento mi ha fatto male da subito. 

Grande prova, con scrittura equilibrato e per questo più forte, dal contenuto così attuale e non banalizzato. Grazie <3

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Il 2/7/2019 alle 17:57, Ippolita2018 ha scritto:

La poesia finale mi ha colpito particolarmente, perché l'ho immaginata subito (con tutte le dovute differenze) come un'ipotetica risposta ai versi che Primo Levi antepone a Se questo è un uomo:

Proprio ciò che ho notato anch'io.

Ho tante cose da dire su questo racconto.

Ma, come ti ho già detto, @Cicciuzza , completo il giro dei commenti lasciando indietro i "colleghi" staffer.

Ripasso.

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Ciao @mercy grazie per le segnalazioni, e grazie per  l’aver  capito l’intento di questo racconto. 

Il 2/7/2019 alle 00:29, mercy ha scritto:

Con la narrativa si può fare tante cose, anche lasciare i lettori a riflettere. Magari solo cinque minuti.

Se sono riuscita anche solo per 5 minuti a far riflettere su questa tragedia, beh, il mio scopo è raggiunto 

 

Il 2/7/2019 alle 17:57, Ippolita2018 ha scritto:

ai descritto con amorevole cura e limpida esattezza i gesti che ogni madre compie quando porta i bambini al mare, e con altrettanta precisione le reazioni del piccolo:

Ho portato talmente tanti fra figli e nipoti al mare, che è una scena che conosco a memoria...così come nella realtà tante volte mi sono posta la domanda che si fa Maddalena, come è possibile che nello stesso mare dove io mi diverto e mi rilasso la gente debba morire? 

Ti ringrazio per aver citato la poesia, soprattutto perché ti è arrivato il suo messaggio. Ero così spaventata dall’idea di doverne scrivere una, questa è in assoluto la mia prima volta. 

 

@flambar grazie anche a te per la lettura 

 

@skifezza che dire? Grazie anche a te! 

 

@queffe, caro collega..era un contest a tema del lutto, mica della suspence...:D

 

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Buona domenica, @Cicciuzza.

 

Che dire? Hai iniziato il racconto descrivendo una qualunque giornata al mare in maniera così vivida che mi sembrava di assistere ad un servizio del telegiornale!

E da lettore, quindi non da revisore/critico/che so io, ti dico subito: «Chissenefrega delle ripetizioni! Hai reso alla perfezione la scena! Brava!»

 

Poi mi arriva la scena di Maddalena e del suo Giovannino: e la cura e la premura che questa madre pone nei confronti di suo figlio, per prepararlo ad entrare in acqua, mi fanno capire il suo animo sensibile, il suo urlo muto all'ennesima tragedia in mare.

 

Ecco, per assurdo ho trovato "in più" la parte del racconto dedicata a Saleh e Intisaar: OK, è un pugno nello stomaco del lettore e serve (forse) a far apprezzare di più il racconto e a far arrivare meglio il messaggio, ma ... credimi, forse è questa la parte a cui "noi" ormai siamo assuefatti e generiamo istintivamente un senso di rifiuto.

 

Ho riscontrato meno "show, don't tell" rispetto alla prima e - a dirla tutta - ha imho tolto forza alla poesia finale, che ho trovato bellissima.

 

Nonostante queste mie umili impressioni, trovo che sia un ottimo racconto, che entra di diritto nel "pool" di quelli su cui rimuginare per l'assegnazione dei miei voti. (y)

 

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