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Talia

[FdI 2019-1] Le panchine sotto i tigli

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Commento

 

Le panchine sotto i tigli

 

Angela arrossisce tuttora al ricordo di quell'afosa sera d'estate di un anno fa.

 

Il caldo insopportabile spingeva il gruppetto a riunirsi anche dopo cena. Lei e Vincenzo erano sempre gli ultimi a lasciare le postazioni, un po' perché non ne avevano mai abbastanza di stare in compagnia e un po' perché, tra bastone lui e deambulatore lei, non potevano definirsi scattanti. 

"Voglio raccontarti un segreto. Sai che quando avevo diciassette anni sono stata eletta reginetta di bellezza?" Lottando contro l'artrite che le aveva deformato le dita, cercò di estrarre dalla tasca una vecchia foto seppiata. La allungò all'amico facendola vibrare, ormai la mano ferma era un lontano ricordo. 

Le guance scarne dell'uomo si sollevarono trascinando la pelle ingiallita attorno agli zigomi svuotati. Era un tentativo di sorriso lusingato. 

Angela si era già pentita di questo atto di vanità. La terza età non è la fase giusta per la civetteria, si diceva sentendosi infuocare il viso e il cuore battere in gola. 

Ma Vincenzo sollevò i profondi occhi neri e le rispose in maniera inaspettata:

 

"Mi mostri la foto

Di tempi migliori:

La pelle è liscia

I capelli neri. 

 

Sembravi dipinta

Da grande maestro, 

Sembravi scolpita, 

Bianco alabastro. 

 

Bella eri bella

Senz'alcun dubbio. 

Ma vuoto di vita 

Nel tuo bagaglio. 

 

Stanotte, invece, 

Sul viso segnato 

Splende una donna 

Che mi ha stregato. 

 

Non più abbagliato 

Da delizie esteriori

Vedo un'anima

E i suoi mille colori. "

 

Glielo confessò così: in poesia. 

Angela se ne andò più velocemente che riuscì, senza nemmeno salutarlo. Cosa le era venuto in mente di fare: sedurlo con una foto? Alla sua età! Che vergogna. 

E infatti per la vergogna non riuscì più a parlarci finché, pochi giorni dopo, come ogni tanto accadeva a qualche membro del gruppo, Vincenzo se ne andò. 

 

Il suo posto sulla panchina è rimasto vuoto da allora, solo Sergio ogni tanto ci appoggia il giornale, quando gli si intrecciano gli occhi per la stanchezza. 

E quando Sergio usa quello spazio come poggiarivista, in Angela si accende qualcosa, quasi quello fosse un suo interruttore. 

 

"Vincenzo ci ha lasciati". Questo il triste annuncio che Maria Rosa diede alla compagnia. "Mi ha detto il figlio che ha avuto un un infarto nel sonno."

Angela sentì una fitta in pieno petto e rimase senza fiato alcuni secondi. In fondo se lo aspettava, erano tre giorni che l'uomo non si presentava più alle panchine sotto i tigli. Rimase immobile e non disse una parola. Un altro addio. 

 

"Ciao Angela! Ti ho portato un mazzolino." Una voce squillante la distoglie dal suo rimuginare e le fa spostare lo sguardo fissato sulla corteccia irregolare di un albero. 

"Stamani ho trovato solo fiori di malva e margherite, ma sono belle, vero?" Prosegue la bambina, scuotendo i codini biondi e girando sulle caviglie in modo che la gonna rosa faccia la ruota. 

"Grazie, Diana, sei gentile." Angela adora quando i bimbi del paese si fermano a salutarla e a raccontarle qualcosa. 

"La mamma mi ha comprato i biscotti col cioccolato per merenda, ne vuoi uno?" Diana estrae dal sacchetto un disco di pasta frolla e comincia a sgranocchiare davanti al gruppetto di anziani e fa venire loro, tutti a dieta rigorosa, l'acquolina in bocca.

"Non posso. Dopo aver lavorato quarant'anni in Svizzera, ho mangiato troppa.." 

"... cioccolata e mi è venuto il diabete!" Le fanno eco gli amici. 

"Angela, ormai la sappiamo a memoria la tua storia della Svizzera." Balbetta Sergio, cercando di controllare la voce e la mano destra che ha cominciato a distribuire saluti alle formiche. La blocca con la sinistra e se la ripone in grembo. 

Il gruppetto comincia a sghignazzare, hanno imparato a prendere la vita con leggerezza. Ma un colpo di vento mette tutti a tacere. 

Le ampie gonne svolazzano mostrando polpacci disegnati dalle varici e caviglie gonfie. Con gesti pudichi le signore recuperano i lembi e li portano al loro posto. Anche i cappelli dei signori hanno un moto di indipendenza e tentano di andarsene dalle chiome spelacchiate, ma vengono tutti recuperati. 

Sulla sottana scura di Angela si adagiano tre allegri semi di tiglio con le loro eliche. Ne prende uno in mano e ripensa alle parole di Vincenzo. 

"Non so se Leonardo da Vinci si fosse ispirato a queste foglie eoliche per progettare la sua macchina volante, ma io invidio la loro leggerezza. La vecchiaia ha incatenato le mie gambe e la mia libertà. Mi piacerebbe volare ancora una volta come loro. Ti ho mai raccontato di quando facevo i lanci col paracadute e vedevo il tramonto dal cielo?" 

 

Angela si osserva le mani con cui tiene l'infiorescenza. Quante cose aveva fatto nella sua vita con quelle mani rigate da vene viola e piene di macchie solari. Eppure non aveva mai trovato il coraggio di appoggiare una carezza sul volto di Vincenzo. E adesso era troppo tardi, mai più avrebbe potuto rimediare.

È certa che se lo avesse fatto, l'emozione di quel contatto avrebbe avuto l'odore dei tigli. 

Aveva letto da qualche parte che quegli alberi maestosi possono essere molto longevi e, pertanto, adatti a offrire riparo a quel ritrovo di anziani. 

Le loro chiome erano dorate, tendenti al bruno, il giorno in cui Angela aveva percepito uno strano subbuglio alla bocca dello stomaco nel ritrovarsi sola con Vincenzo. Era stato un caso che quella mattina d'autunno nessun'altro si fosse presentato alle panchine. 

Avevano parlato di molte cose e quel discorrere intimo, quello scambiarsi confidenze tra il volteggiare delle foglie secche, aveva spinto Angela, molti mesi dopo, a mostrare la foto. 

Se solo non avesse avuto tale ardimentoso, quanto inutile, comportamento, forse si sarebbe potuta godere la compagnia di Vincenzo ancora per qualche giorno. Invece lui se ne era andato col dubbio che lei non avesse apprezzato la poetica dichiarazione. 

Quando un amico lascia libero lo spazio sulla panchina, Angela non è mai troppo triste per lui, alla loro età la morte assomiglia a un sollievo. Anche lei la sta aspettando. 

E infatti per Vincenzo non aveva provato tristezza: lo immaginava a volteggiare come un seme di tiglio in un caldo tramonto estivo. 

È per sé stessa che aveva sussultato. È per sé stessa che aveva pianto di nascosto una volta tornata a casa. Mai più strizzatine d'occhio per le battute incomprensibili di Sergio, mai più i pettegolezzi sui finti acciacchi di Rosa o le prese in giro a Giuseppe che si addormentava sempre. E mai più quel trovarsi d'accordo su tutti gli argomenti, come se pensassero all'unisono. 

Eppure alla sua età il "mai più" avrebbe dovuto accettarlo. Così aveva creduto finché non si era trattato di Vincenzo. 

 

Angela avverte un capogiro e poi un senso di vuoto sotto i piedi. Le sembra di venir risucchiata dalla panchina e appoggia le mani sul bordo della seduta per aggrapparsi. 

"Angela, tutto bene?" Le chiede Franca, "sei impallidita all'improvviso". 

"Tutto a posto, cara. Niente, forse solo un po' di stanchezza." 

Alcuni di loro cominciano ad alzarsi e salutare. Chi ha figli e nipoti a cena, chi è stato chiamato dalla badante che ha ordini precisi sull'orario, chi semplicemente avverte il bisogno della solitudine. 

 

Nonostante la brezza che smuove le chiome dei tigli e le fa chiudere il golfino, Angela aspetta che tutti rincasino. Aspetta per guardare il sole tingere di arancio i cirri. Sa che sarebbero diventati grigi appena l'astro fosse sceso sotto l'orizzonte. Si alzano in volo mille semi di tiglio che portano nell'aria anche il profumo dei loro fiori. Sfiorandole la guancia come carezza, il vento sussurra all'orecchio parole d'amore:

"Vedo un'anima

E i suoi mille colori"

Ad Angela si inumidiscono gli occhi mentre aspetta di guardare l'ennesimo tramonto, quasi fosse la prima volta. O come fosse l'ultimo della sua vita. 

 

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17 minuti fa, Talia ha detto:

Commento

 

Le panchine sotto i tigli

 

Angela arrossisce tuttora al ricordo di quell'afosa sera d'estate di un anno fa.

 

Il caldo insopportabile spingeva il gruppetto a riunirsi anche dopo cena. Lei e Vincenzo erano sempre gli ultimi a lasciare le postazioni, un po' perché non ne avevano mai abbastanza di stare in compagnia e un po' perché, tra bastone lui e deambulatore lei, non potevano definirsi scattanti. 

Bell'incipit, Talia. Perché lo stacco con l'interlinea bianca? Secondo me puoi legare.

 

17 minuti fa, Talia ha detto:

Angela si era già pentita di questo atto di vanità. La terza età non è la fase giusta per la civetteria, si diceva sentendosi il viso infuocare il viso e il cuore battere in gola. 

Ma Vincenzo sollevò i profondi occhi neri e le rispose in maniera inaspettata:

 

Unirei le frasi e suggerirei quell'inversione. Inezia.

 

17 minuti fa, Talia ha detto:

"Mi mostri la foto

Di tempi migliori:

La pelle è liscia

I capelli neri. 

 

Sembravi dipinta

Da grande maestro, 

Sembravi scolpita, 

Bianco alabastro. 

 

Bella eri bella

Senz'alcun dubbio. 

Ma vuoto di vita 

Nel tuo bagaglio. 

 

Stanotte, invece, 

Sul viso segnato 

Splende una donna 

Che mi ha stregato. 

 

Non più abbagliato 

Da delizie esteriori

Vedo un'anima

E i suoi mille colori. "

 

È quasi una filastrocca per bambini, semplicissima ma efficace e commovente. 

Nel tuo bagaglio. 

e se metti "Il" invece di Nel? Per la musicalità del verso... :) Inezia numero 2.

 

17 minuti fa, Talia ha detto:

Glielo confessò così: in poesia. 

Angela se ne andò più velocemente che riuscì, senza nemmeno salutarlo. Cosa le era venuto in mente di fare: sedurlo con una foto? Alla sua età! Che vergogna. 

E infatti per la vergogna non riuscì più a parlarci finché, pochi giorni dopo, come ogni tanto accadeva a qualche membro del gruppo, Vincenzo se ne andò. 

Anche alzerei, ma forse hai i tuoi motivi. :) 

Quella sotto, invece sì la staccherei

 

17 minuti fa, Talia ha detto:

Il suo posto sulla panchina è rimasto vuoto da allora, solo Sergio ogni tanto ci appoggia il giornale, quando gli si intrecciano gli occhi per la stanchezza. 

E quando Sergio usa quello spazio come poggiarivista, in Angela si accende qualcosa, quasi quello fosse un suo interruttore. 

 

"Vincenzo ci ha lasciati". Questo il triste annuncio che Maria Rosa diede alla compagnia. "Mi ha detto il figlio che ha avuto un un infarto nel sonno."

Angela sentì una fitta in pieno petto e rimase senza fiato alcuni secondi. In fondo se lo aspettava, erano tre giorni che l'uomo non si presentava più alle panchine sotto i tigli. Rimase immobile e non disse una parola. Un altro addio. 

 

Cambierei "non si presentava", lo sento impersonale rispetto al pensiero. 

17 minuti fa, Talia ha detto:

"Non posso. Dopo aver lavorato quarant'anni in Svizzera, ho mangiato troppa.." 

"... cioccolata e mi è venuto il diabete!" Le fanno eco gli amici. :) 

"Angela, ormai la sappiamo a memoria la tua storia della Svizzera." Balbetta Sergio, cercando di controllare la voce e la mano destra che ha cominciato a distribuire saluti alle formiche. La blocca con la sinistra e se la ripone in grembo. Triste e bello. 

Il gruppetto comincia a sghignazzare, hanno imparato a prendere la vita con leggerezza. 

 

Cambia la struttura, hai perso la concordanza soggetto - verbo. Gruppetto è comunuqe singolare, nome collettivo, sì, ma singolare. 

17 minuti fa, Talia ha detto:

 

 

Ma un colpo di vento mette tutti a tacere. 

Le ampie gonne svolazzano mostrando polpacci disegnati dalle varici e caviglie gonfie. Con gesti pudichi le signore recuperano i lembi e li portano al loro posto. Anche i cappelli dei signori hanno un moto di indipendenza e tentano di andarsene dalle chiome spelacchiate, ma vengono tutti recuperati. 

Sulla sottana scura di Angela si adagiano tre allegri semi di tiglio con le loro eliche. Ne prende uno in mano e ripensa alle parole di Vincenzo. 

"Non so se Leonardo da Vinci si fosse ispirato a queste foglie eoliche per progettare la sua macchina volante, ma io invidio la loro leggerezza. La vecchiaia ha incatenato le mie gambe e la mia libertà. Mi piacerebbe volare ancora una volta come loro. Ti ho mai raccontato di quando facevo i lanci col paracadute e vedevo il tramonto dal cielo?" 

 

Commossa, io.

 

17 minuti fa, Talia ha detto:

Angela si osserva le mani con cui tiene l'infiorescenza. Quante cose aveva fatto nella sua vita con quelle mani rigate da vene viola e piene di macchie solari. Eppure non aveva mai trovato il coraggio di appoggiare una carezza sul volto di Vincenzo. E adesso era troppo tardi, mai più avrebbe potuto rimediare.

È certa che se lo avesse fatto, l'emozione di quel contatto avrebbe avuto l'odore dei tigli. <3

Aveva letto da qualche parte che quegli alberi maestosi possono essere molto longevi e, pertanto, adatti a offrire riparo a quel ritrovo di anziani. 

Le loro chiome erano dorate, tendenti al bruno, il giorno in cui Angela aveva percepito uno strano subbuglio alla bocca dello stomaco nel ritrovarsi sola con Vincenzo. 

Invertirei l'ultima frase: Il giorno in cui Angela... le loro chiome erano...

17 minuti fa, Talia ha detto:

 

Era stato un caso che quella mattina d'autunno nessun'altro si fosse presentato alle panchine. 

Avevano parlato di molte cose e quel discorrere intimo, quello scambiarsi confidenze tra il volteggiare delle foglie secche, aveva spinto Angela, molti mesi dopo, a mostrare la foto. 

Se solo non avesse avuto tale ardimentoso, quanto inutile, comportamento, forse si sarebbe potuta godere la compagnia di Vincenzo ancora per qualche giorno. Invece lui se ne era andato col dubbio che lei non avesse apprezzato la poetica dichiarazione. 

Quando un amico lascia libero lo spazio sulla panchina, Angela non è mai troppo triste per lui, alla loro età la morte assomiglia a un sollievo. Anche lei la sta aspettando. <3

E infatti per Vincenzo non aveva provato tristezza: lo immaginava (a) volteggiare come un seme di tiglio in un caldo tramonto estivo. 

È per sé stessa che aveva sussultato. È per sé stessa che aveva pianto di nascosto una volta tornata a casa.

Credo errata la consecutio: Era per sé stessa che aveva sussultato. Ed era per ...

17 minuti fa, Talia ha detto:

Angela avverte un capogiro e poi un senso di vuoto sotto i piedi. Le sembra di venir risucchiata dalla panchina e appoggia le mani sul bordo della seduta per aggrapparsi. 

"Angela, tutto bene?" Le chiede Franca, "sei impallidita all'improvviso". 

"Tutto a posto, cara. Niente, forse solo un po' di stanchezza." 

Alcuni di loro cominciano ad alzarsi e salutare. Chi ha figli e nipoti a cena, chi è stato chiamato dalla badante che ha ordini precisi sull'orario, chi semplicemente avverte il bisogno della solitudine. 

Metterei due punti dopo "salutare"

17 minuti fa, Talia ha detto:

Nonostante la brezza che smuove le chiome dei tigli e le fa chiudere il golfino, Angela aspetta che tutti rincasino. Aspetta per guardare il sole tingere di arancio i cirri. Sa che sarebbero diventati grigi appena l'astro fosse sceso sotto l'orizzonte. Si alzano in volo mille semi di tiglio che portano nell'aria anche il profumo dei loro fiori. Sfiorandole la guancia come carezza, il vento sussurra all'orecchio parole d'amore:

"Vedo un'anima

E i suoi mille colori"

Ad Angela si inumidiscono gli occhi mentre aspetta di guardare l'ennesimo tramonto, quasi fosse la prima volta. O come fosse l'ultimo della sua vita. 

 

Troverei un modo più semplice e cercherei di togliere la parola "astro". Metto il grassetto, non mi manda a capo. Mi è piaciuto tanto tanto tanto. È delicato, pontenso, intimo e  pubblico nello stesso tempo. È profumato di cioccolata, pasta frolla e tutto il profumo dei tigli portato dal vento. È pieno di ricordi, di vita presente e passata, di malattia e di morte e di addio. È semplicissimo, è efficace, è molto vero. E bello. Queste sono le mie impressioni, ti ringrazio per la lettura. Suerte per il contest. :flower::love3:

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Grazie @Rica per il tuo commento e le tue correzioni.

Alcune interlinee bianche mi sono rimaste perché ho scritto col cellulare e lo schermo è stretto. Mi serviva separare le parti al presente da quelle al passato. In alcuni punti avevo dei dubbi sulla consecutio. Uno lo hai trovato, direi quello che mi ha dato più problemi. 

 

26 minuti fa, Rica ha detto:
Quota

È per sé stessa che aveva sussultato. È per sé stessa che aveva pianto di nascosto una volta tornata a casa.

Credo errata la consecutio: Era per sé stessa che aveva sussultato. Ed era per ...

Alla fine avevo scelto il presente nella principale perché lei lo sta pensando al presente, in quel momento. Ma se tu dici che va meglio l'imperfetto, sono sicura che hai ragione tu:arrossire:

 

Grazie ancora per gli apprezzamenti<3

 

Talia 

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8 minuti fa, Talia ha detto:

Grazie @Rica per il tuo commento e le tue correzioni.

Alcune interlinee bianche mi sono rimaste perché ho scritto col cellulare e lo schermo è stretto. Mi serviva separare le parti al presente da quelle al passato. In alcuni punti avevo dei dubbi sulla consecutio. Uno lo hai trovato, direi quello che mi ha dato più problemi. 

 

Alla fine avevo scelto il presente nella principale perché lei lo sta pensando al presente, in quel momento. Ma se tu dici che va meglio l'imperfetto, sono sicura che hai ragione tu:arrossire:

Non mi dare questa eccessiva responsabilità... ;) 

Grazie ancora per gli apprezzamenti<3

 

Te li meriti.

8 minuti fa, Talia ha detto:

Talia 

 

Provo a spiegare perché secondo me, e secondo la mia pancia, è errata.

1 ora fa, Talia ha detto:

E infatti per Vincenzo non aveva provato tristezza: lo immaginava a volteggiare come un seme di tiglio in un caldo tramonto estivo. 

È per sé stessa che aveva sussultato. È per sé stessa che aveva pianto di nascosto una volta tornata a casa

 

Riprendi la scena, Vincenzo è già morto e dici che Angela per quella morte non aveva provato tristezza, lo immaginava ecc. ecc.

Quindi secondo me, il sussulto che aveva provato era per se stessa, perché lo aveva provato allora, prima, nel passato. Tu dici: 

"Vincenzo ci ha lasciati". Questo il triste annuncio che Maria Rosa diede alla compagnia. 

 

Ma non so se mi sfugge qualcosa.

A presto. :) 

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Ciao @Talia, piacere di trovarti qui come l'anno scorso al FdI (@Rica, ci sarai anche tu?) e ti faccio un in bocca al lupo. In generale ti auguro di divertirti e di ricevere tanti commenti, che è quello che auguro anche per me. :D:saltello:

 

L'eccellente Rica - che saluto (due fiori :flower::)) - ti ha praticamente fatto l'editing. Proverò anch'io a dirti qualcosa di utile. :)

2 ore fa, Talia ha detto:

tra bastone lui e deambulatore lei

Mi viene in mente che conosci l'argomento. Sei la prima "non sanitaria" che invece di dire "girello" dice "deambulatore". :super:

2 ore fa, Talia ha detto:

una vecchia foto seppiata

Non è meglio un semplice "color seppia"? :o

So che sono quelle foto anni '60-'70 a tinte rossastre, ne ho tante dei miei per ricordo. :)

2 ore fa, Talia ha detto:

La terza età non è la fase giusta per la civetteria, si diceva

Mi sembra più naturale un "alla mia età".

2 ore fa, Talia ha detto:

E infatti per la vergogna non riuscì più a parlarci finché, pochi giorni dopo, come ogni tanto accadeva a qualche membro del gruppo, Vincenzo se ne andò.

Qui posso dirti che sospettavo questo colpo di scena (pensando al tema), però è molto bello lo sviluppo della storia (ho già letto il resto, non riesco a fare un commento al volo :facepalm:).

Comunque il "se ne andò" fa venire in mente la morte visto che il racconto è ambientato - deduco - in una struttura residenziale. Certo, può anche esserci un ricovero in ospedale, però sembra un po' strano che lei sa in seguito della sua morte. Mi spiego meglio, la narrazione non è la donna, e questo è appurato, quindi la narrazione dice "Vincendo se ne andò" pensando alla morte. Se loro sono in una struttura residenziale, è un po' strano che non sappiano della morte di "uno del gruppo" visto anche l'ambiente non ampio (dove possono circolare notizie) e, per es., che molte strutture hanno una camera mortuaria interna (con tanto di manifesti fuori).

Oggi mi sento puntiglioso! :super:

2 ore fa, Talia ha detto:

ho mangiato troppa.."

Manca un puntino di sospensione per arrivare a tre. :P

2 ore fa, Talia ha detto:

la mano destra che ha cominciato a distribuire saluti alle formiche

:asd:

2 ore fa, Talia ha detto:

l'emozione di quel contatto avrebbe avuto l'odore dei tigli

Ormai la mia mente è traviata dalla canzone-tormentone "dragostea din tei" (o come si scrive) che vuol dire in rumeno "l'amore sotto al tiglio". :facepalm:

Comunque non so davvero cosa aggiungere, il racconto è molto soave - credo sia la parola adatta: un sapore di malinconia e tempo che passa unito all'ironia del vivere alla giornata, soprattutto nel pezzo centrale tra le battute e le descrizioni ironiche tipo questa

2 ore fa, Talia ha detto:

Le ampie gonne svolazzano mostrando polpacci disegnati dalle varici e caviglie gonfie.

ma tutto in una profonda malinconia. Credo che tu abbia scritto un racconto non semplice, dove alla separazione aggiungi la ricchezza (o il rammarico) di una vita vissuta dal punto di vista di chi ormai vede il proprio traguardo finale. Eppure non sei banale e quella tiepida ironia di cui parlavo ne accresce più il lato malinconico e sentimentale.

Posso prendere in prestito le parole di Rica - oggi ci siamo incontrati mille volte in officina :P - che cito

2 ore fa, Rica ha detto:

Commossa, io.

ma perché ho provato lo stesso sentimento. Non per una singola scena, non per una frase, non per un'immagine, ma per il racconto che risulta malinconico e commovente a cominciare dalla narrazione. E non è facile - almeno per me :D - esprimere un sentimento nella forma.

Per trovare qualcosa che non mi è piaciuto e/o su cui ho dubbi, posso dirti che non mi ha convinto la poesia. Ma non la poesia in sé - io e la poesia non andiamo d'accordo - ma all'inizio il suo ingresso nella storia

2 ore fa, Talia ha detto:

Ma Vincenzo sollevò i profondi occhi neri e le rispose in maniera inaspettata

poiché immagino che non sia improvvisata, ma per essere imparata a memoria (magari una dedica cercata e sognata da anni) ci vuole pur sempre uno sforzo mentale notevole per degli anziani; soprattutto per ospiti di strutture residenziali, i quali spesso hanno fragilità non di poco conto funzionali e cognitive. Però per carità, ci può stare, sto cercando l'ago nel pagliaio. L'altra cosa è che la poesia è molto lunga e spezza la narrazione, ma questa è una banalità dettata dal gusto personale.

 

Alla prossima lettura e buon fine settimana, @Talia. :)

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5 ore fa, Talia ha detto:

 

Nonostante la brezza che smuove le chiome dei tigli e le fa chiudere il golfino, Angela aspetta che tutti rincasino. Aspetta per guardare il sole tingere di arancio i cirri. Sa che sarebbero diventati grigi appena l'astro fosse sceso sotto l'orizzonte. Si alzano in volo mille semi di tiglio che portano nell'aria anche il profumo dei loro fiori. Sfiorandole la guancia come carezza, il vento sussurra all'orecchio parole d'amore:

"Vedo un'anima

E i suoi mille colori"

Ad Angela si inumidiscono gli occhi mentre aspetta di guardare l'ennesimo tramonto, quasi fosse la prima volta. O come fosse l'ultimo della sua vita. 

 

 

Molto piaciuta, @Talia :rosa:

 

Ci trovo, giustamente descritto, anche e soprattutto,  il limite di talune persone nel  non voler lasciarsi andare, per paura di intaccare l'immagine che si sono ritagliate nel mondo.

Così facendo perdono la chance di una vita più piena, più felice. Certo, non rischiano... ma al costo di  rammarichi e rimpianti... come è successo alla tua Angela, che arrossisce ancora,

un anno dopo ma, secondo me, si morde pure le mani... :si:

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@Talia

 

Che racconto! Secondo me bellissimo! Davvero complimenti! Ben scritto, @bwv582 ha usato la parola "soave" e direi che si adatta alla perfezione. Si percepiscono colori, odori, sensazioni.

Ottimi i personaggi nella loro caratterizzazione, in particolare i protagonisti. 

Davvero ben scritto, in uno stile poetico/evocativo, ma al tempo molto scorrevole. Quasi ogni frase o immagine è una piccola istantanea, un fermo immagine, un quadro in cui ci si può perdere.

Molto visivo, esce dalla carta. Secondo me davvero un ottimo racconto, pieno di contenuto e contenuti.

L'amore, la vecchiaia, la morte, la giovinezza, la vita...

 

Ci sono molte frasi che mi hanno colpito in positivo, ma per lo più non te le quoto una a una (questione di tempo)... mi soffermo invece solo su alcune piccolezze che a mio gusto varierei...

 

Forse in generale e sopratutto nell'incipit, ci sono molti "aggettivi" (all'interno delle stesse frasi) che ogni tanto appesantiscono, ma non troppo, perché in finale l'atmosfera riesce a vincere sui dettagli e a coinvolgere pienamente (almeno per me).

 

Mi è piaciuta molto anche la poesia che ecco... appare come una vera poesia, connessa e amalgamata nello stile al tutto, toccante. I

 

Il racconto è molto commovente, ma non di un pianto a dirotto, piuttosto come una carezza che tocca e risana gli animi.

 

21 ore fa, Talia ha detto:

una vecchia foto seppiata.

Qui, in realtà, volevo dirti che mi sei piaciuta.

 

21 ore fa, Talia ha detto:

ho mangiato troppa.." 

Ci manca un puntino di sospensione.

 

21 ore fa, Talia ha detto:

"Angela, ormai la sappiamo a memoria la tua storia della Svizzera."

Alleggerirei, probabilmente togliendo "Angela" e forse anche "ormai".

 

21 ore fa, Talia ha detto:

Non so se Leonardo da Vinci si fosse ispirato a queste foglie eoliche per progettare la sua macchina volante,

Qui non credo che la consecutio sia corretta... c'è il presente: "non so se Leonardo da vinci si sia ispirato a queste foglie...". Il congiuntivo imperfetto avrebbe senso se la frase continuasse: "se si fosse ispirato, allora avrebbe...".

Molto bella l'immagine in sé, bello richiamare il buon Leonardo.

 

21 ore fa, Talia ha detto:

Angela si osserva le mani con cui tiene l'infiorescenza.

Eliminerei il "si" riflessivo... si capisce che le mani sono le sue.

 

21 ore fa, Talia ha detto:

È certa che se lo avesse fatto, l'emozione di quel contatto avrebbe avuto l'odore dei tigli. 

Ti quoto solo questa frase su tutte, come bella ed evocativa, e riassuntiva di tutto il racconto

 

21 ore fa, Talia ha detto:

che quegli alberi maestosi possono essere molto longevi e, pertanto, adatti a offrire riparo a quel ritrovo di anziani. 

Qui non mi ha convinto il "quel" finale, che un po' riprende il "quegli"... la lettura rallenta, il "quel" è secondo me un accento forte, indica proprio "quello" e non un altro, però grosso modo, da lettore, so che nel racconto c'è solo quel ritrovo e non un altro... come dire, è una sottolineatura non necessaria...

 

21 ore fa, Talia ha detto:

Chi ha figli e nipoti a cena,

Qui non avevo inteso da subito il senso... poi ho capito che forse stona il verbo "avere"... "chi dovrà vedere", "chi deve cenare"... non so, riformulerei...

 

21 ore fa, Talia ha detto:

Nonostante la brezza che smuove le chiome dei tigli e le fa chiudere il golfino, Angela aspetta che tutti rincasino.

Qui non mi convince la ripetizione di due "che" nella frase... tendenzialmente toglierei il primo... anche se la frase in sé suona meglio con il "che" che non senza... 

 

22 ore fa, Talia ha detto:

. Aspetta per guardare il sole tingere di arancio i cirri. Sa che sarebbero diventati grigi appena l'astro fosse sceso sotto l'orizzonte. Si alzano in volo mille semi di tiglio che portano nell'aria anche il profumo dei loro fiori.

Qui, nuovamente, non mi convince la consecutio della frase evidenziata. In sé è corretta, ma non si adatta al tempo presente della narrazione in cui è calata. In questo caso, si passa dal presente (lei che guarda il tramonto) al passato... secondo me dovresti invece passare dal presente al futuro: "sa che diventeranno grigi appena l'astro scenderà"...

 

22 ore fa, Talia ha detto:

Ad Angela si inumidiscono gli occhi mentre aspetta di guardare l'ennesimo tramonto, quasi fosse la prima volta. O come fosse l'ultimo della sua vita. 

Bellissimo il finale.

 

Bello tutto il racconto, secondo me, davvero, davvero bello... complimenti! Per riassumere, secondo me è tutta una poesia, dal titolo all'ultima frase. Bravissima!

 

Ciao!

 

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@Talia ho apprezzato molto la lettura di questo racconto. Sei stata molto brava a descrivere il lutto, non tanto della morte di Vincenzo ( visto che tutti sono consapevoli che essa è comunque prossima per ognuno di loro e l'aspettano senza basarci troppo), quanto la perdita di una possibilità, l'ultima per dare e ricevere amore. La vecchiaia che ci condanna alla solitudine anche quando la si potrebbe evitare. La paura di rendersi ridicoli, la paura che questo tipo di  sentimenti sia solo riservato ai giovani quando, invece, proprio avanti negli anni si ha maggiore bisogno di amare e sentirsi amati. Mi è piaciuta anche questo gruppetto di anziani (una versione nuova de' I ragazzi del muretto), e non intendo prenderti in giro!  Mi fa riflettere come incontrarsi per trascorrere un po' di tempo insieme sua importante, quasi quanto amare. Piaciuto molto molto. Se propro devo farti un appunto ti dico che la poesia per quanto azzeccata avrei preferito saperla già preparata da Vincenzo, che aspettava solo il momento giusto per offrirla alla sua amata.  Da come l'hai inserita è creata in estemporanea (come chi fa rep, per intenderci), ma proprio questo non mi ha convinta molto. Questo solo per volere cavillare, e del tutto inutilmente. Brava

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@bwv582 grazie del bel commento articolato :rosa:.

 

Il 22/6/2019 alle 17:22, bwv582 ha detto:

il racconto è ambientato - deduco - in una struttura residenziale. 

Sinceramente no:D. Pensavo a quei gruppi di panchine lungo i viali di alcuni paesi dove spesso sostano gli anziani, "per vedere gente passare", come spesso dicono loro. E di solito sono sempre gli stessi, sempre seduti sulle stesse panchine, sembrano una compagnia di ragazzotti. Come mi ha detto nel suo commento @Adelaide J. Pellitteri, tipo i ragazzi del muretto. (Adelaide rispondo sotto al tuo commento).

 

Il 22/6/2019 alle 17:22, bwv582 ha detto:

dragostea din tei" (o come si scrive) che vuol dire in rumeno "l'amore sotto al tiglio"

Sai che non conoscevo la traduzione? Non si finisce mai di imparare con te:)

 

Il 22/6/2019 alle 17:22, bwv582 ha detto:

Credo che tu abbia scritto un racconto non semplice, dove alla separazione aggiungi la ricchezza (o il rammarico) di una vita vissuta dal punto di vista di chi ormai vede il proprio traguardo finale. Eppure non sei banale e quella tiepida ironia di cui parlavo ne accresce più il lato malinconico e sentimentale.

<3

 

Il 22/6/2019 alle 17:22, bwv582 ha detto:

Ma non la poesia in sé - io e la poesia non andiamo d'accordo - ma all'inizio il suo ingresso nella storia

Sai invece che alcuni anziani, avendo raggiunto un'età in cui non hanno nulla da perdere, si lasciano andare a poesie estemporanee e riescono anche molto bene(melodiche e piene di ritmo)? Non avendo inibizioni si lasciano andare alle emozioni e di fanno portare con spontaneita dal suono delle parole. Prova a osservarli e te ne accorgerai. Spesso diventano anche cantanti e ballerini. 

 

Il 22/6/2019 alle 20:24, Poeta Zaza ha detto:

Molto piaciuta, @Talia :rosa:

 

Grazie mille @Poeta Zaza per aver letto e commentato. :)

 

Talia 

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Caro @AndC il tuo commento mi fa davvero piacere :arrossire:. Quante belle parole, sono onorata.

8 ore fa, AndC ha detto:

Ben scritto, @bwv582 ha usato la parola "soave" e direi che si adatta alla perfezione. Si percepiscono colori, odori, sensazioni.

Ottimi i personaggi nella loro caratterizzazione, in particolare i protagonisti. 

Davvero ben scritto, in uno stile poetico/evocativo, ma al tempo molto scorrevole. Quasi ogni frase o immagine è una piccola istantanea, un fermo immagine, un quadro in cui ci si può perdere.

Molto visivo, esce dalla carta. Secondo me davvero un ottimo racconto, pieno di contenuto e contenuti.

L'amore, la vecchiaia, la morte, la giovinezza, la vita...

<3

 

8 ore fa, AndC ha detto:

racconto è molto commovente, ma non di un pianto a dirotto, piuttosto come una carezza che tocca e risana gli animi

Non puoi capire quanto mi rendo felice queste tue parole:boing:

 

9 ore fa, AndC ha detto:
Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha detto:

Chi ha figli e nipoti a cena,

Qui non avevo inteso da subito il senso... poi ho capito che forse stona il verbo "avere"... "chi dovrà vedere", "chi deve cenare"... non so, riformulerei

Volevo dire che alcuni avevano i figli o i nipoti ospiti a cena, cioè che li andavano a trovare. 

 

In alcuni punti ho avuto difficoltà con i tempi verbali, lo ammetto. Alcune frasi non mi tornavano e le ho corrette mille volte, e infatti qualcosa è venuto fuori che non va. :eheh:

 

9 ore fa, AndC ha detto:

Per riassumere, secondo me è tutta una poesia, dal titolo all'ultima frase. Bravissima!

Grazie ancora per tutti questi complimenti :rosa:

 

Talia 

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7 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

La vecchiaia che ci condanna alla solitudine anche quando la si potrebbe evitare. La paura di rendersi ridicoli, la paura che questo tipo di  sentimenti sia solo riservato ai giovani quando, invece, proprio avanti negli anni si ha maggiore bisogno di amare e sentirsi amati. Mi è piaciuta anche questo gruppetto di anziani (una versione nuova de' I ragazzi del muretto), e non intendo prenderti in

Questa lettura del mio racconto mi fa piacere, @Adelaide J. Pellitteri, perché vedo che ti è arrivato come lo avevo pensato. Grazie davvero degli apprezzamenti :rosa:

 

7 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Da come l'hai inserita è creata in estemporanea (come chi fa rep, per intenderci), ma proprio questo non mi ha convinta molto.

Anche @bwv582 mi ha fatto una considerazione simile, come ho già risposto nel suo caso, io ho notato come gli anziani, con meno freni inibitori, sono a volte di "poesia facile", riuscendo a impprovisarne anche di molto belle. 

 

Talia 

 

 

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43 minuti fa, Talia ha detto:

Anche @bwv582 mi ha fatto una considerazione simile, come ho già risposto nel suo caso, io ho notato come gli anziani, con meno freni inibitori, sono a volte di "poesia facile", riuscendo a impprovisarne anche di molto belle.

Allora mi taccio e mi fido! :)

:ciaociao:

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Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha detto:

Ma Vincenzo sollevò i profondi occhi neri e le rispose in maniera inaspettata:

Diciamo che anche a me pare poco credibile questa sua capacità di improvvisare (o ripetere a memoria) quella poesia

 

Ecco @Talia , ho evidenziato prima la parte che non mi convinceva proprio perché era l'unica. A mio modesto parere hai scritto un racconto davvero bello; tenero, con descrizioni semplici ed efficaci, scritto bene, e non banale. Mi è piaciuto molto, brava!

 

Ah, mi sono appena ricordato di un'altra cosa che non mi convinceva:

Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha detto:

Quando un amico lascia libero lo spazio sulla panchina, Angela non è mai troppo triste per lui, alla loro età la morte assomiglia a un sollievo. Anche lei la sta aspettando. 

Ecco, io non sono d'accordo con questo pensiero. Anzi, io penso che è più probabile invece che a quell'età la morte sia tutto tranne che un "sollievo". Poi certo, ci sono i casi che descrivi, soprattutto quando in gioco c'è la demenza senile o problematiche fisiche che causano notevole sofferenza. 

 

E basta così, non ho altro da aggiungere. Ciao, e alla prossima ( :

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Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha detto:

Commento

 

Le panchine sotto i tigli

 

Angela arrossisce tuttora al ricordo di quell'afosa sera d'estate di un anno fa.

 

Il caldo insopportabile spingeva il gruppetto a riunirsi anche dopo cena. Lei e Vincenzo erano sempre gli ultimi a lasciare le postazioni, un po' perché non ne avevano mai abbastanza di stare in compagnia e un po' perché, tra bastone lui e deambulatore lei, non potevano definirsi scattanti. 

"Voglio raccontarti un segreto. Sai che quando avevo diciassette anni sono stata eletta reginetta di bellezza?" Lottando contro l'artrite che le aveva deformato le dita, cercò di estrarre dalla tasca una vecchia foto seppiata. La allungò all'amico facendola vibrare, ormai la mano ferma era un lontano ricordo. 

Le guance scarne dell'uomo si sollevarono trascinando la pelle ingiallita attorno agli zigomi svuotati. Era un tentativo di sorriso lusingato. 

Angela si era già pentita di questo atto di vanità. La terza età non è la fase giusta per la civetteria, si diceva sentendosi infuocare il viso e il cuore battere in gola. 

Ma Vincenzo sollevò i profondi occhi neri e le rispose in maniera inaspettata:

 

"Mi mostri la foto

Di tempi migliori:

La pelle è liscia

I capelli neri. 

 

Sembravi dipinta

Da grande maestro, 

Sembravi scolpita, 

Bianco alabastro. 

 

Bella eri bella

Senz'alcun dubbio. 

Ma vuoto di vita 

Nel tuo bagaglio. 

 

Stanotte, invece, 

Sul viso segnato 

Splende una donna 

Che mi ha stregato. 

 

Non più abbagliato 

Da delizie esteriori

Vedo un'anima

E i suoi mille colori. "

 

Glielo confessò così: in poesia. 

Angela se ne andò più velocemente che riuscì, senza nemmeno salutarlo. Cosa le era venuto in mente di fare: sedurlo con una foto? Alla sua età! Che vergogna. 

E infatti per la vergogna non riuscì più a parlarci finché, pochi giorni dopo, come ogni tanto accadeva a qualche membro del gruppo, Vincenzo se ne andò. 

 

Il suo posto sulla panchina è rimasto vuoto da allora, solo Sergio ogni tanto ci appoggia il giornale, quando gli si intrecciano gli occhi per la stanchezza. 

E quando Sergio usa quello spazio come poggiarivista, in Angela si accende qualcosa, quasi quello fosse un suo interruttore. 

 

"Vincenzo ci ha lasciati". Questo il triste annuncio che Maria Rosa diede alla compagnia. "Mi ha detto il figlio che ha avuto un un infarto nel sonno."

Angela sentì una fitta in pieno petto e rimase senza fiato alcuni secondi. In fondo se lo aspettava, erano tre giorni che l'uomo non si presentava più alle panchine sotto i tigli. Rimase immobile e non disse una parola. Un altro addio. 

 

"Ciao Angela! Ti ho portato un mazzolino." Una voce squillante la distoglie dal suo rimuginare e le fa spostare lo sguardo fissato sulla corteccia irregolare di un albero. 

"Stamani ho trovato solo fiori di malva e margherite, ma sono belle, vero?" Prosegue la bambina, scuotendo i codini biondi e girando sulle caviglie in modo che la gonna rosa faccia la ruota. 

"Grazie, Diana, sei gentile." Angela adora quando i bimbi del paese si fermano a salutarla e a raccontarle qualcosa. 

"La mamma mi ha comprato i biscotti col cioccolato per merenda, ne vuoi uno?" Diana estrae dal sacchetto un disco di pasta frolla e comincia a sgranocchiare davanti al gruppetto di anziani e fa venire loro, tutti a dieta rigorosa, l'acquolina in bocca.

"Non posso. Dopo aver lavorato quarant'anni in Svizzera, ho mangiato troppa.." 

"... cioccolata e mi è venuto il diabete!" Le fanno eco gli amici. 

"Angela, ormai la sappiamo a memoria la tua storia della Svizzera." Balbetta Sergio, cercando di controllare la voce e la mano destra che ha cominciato a distribuire saluti alle formiche. La blocca con la sinistra e se la ripone in grembo. 

Il gruppetto comincia a sghignazzare, hanno imparato a prendere la vita con leggerezza. Ma un colpo di vento mette tutti a tacere. 

 Le ampie gonne svolazzano mostrando polpacci disegnati dalle varici e caviglie gonfie. Con gesti pudichi le signore recuperano i lembi e li portano al loro posto. Anche i cappelli dei signori hanno un moto di indipendenza e tentano di andarsene dalle chiome spelacchiate, ma vengono tutti recuperati. 

Sulla sottana scura di Angela si adagiano tre allegri semi di tiglio con le loro eliche. Ne prende uno in mano e ripensa alle parole di Vincenzo. 

"Non so se Leonardo da Vinci si fosse ispirato a queste foglie eoliche per progettare la sua macchina volante, ma io invidio la loro leggerezza. La vecchiaia ha incatenato le mie gambe e la mia libertà. Mi piacerebbe volare ancora una volta come loro. Ti ho mai raccontato di quando facevo i lanci col paracadute e vedevo il tramonto dal cielo?" 

 

Angela si osserva le mani con cui tiene l'infiorescenza. Quante cose aveva fatto nella sua vita con quelle mani rigate da vene viola e piene di macchie solari. Eppure non aveva mai trovato il coraggio di appoggiare una carezza sul volto di Vincenzo. E adesso era troppo tardi, mai più avrebbe potuto rimediare.

È certa che se lo avesse fatto, l'emozione di quel contatto avrebbe avuto l'odore dei tigli. 

Aveva letto da qualche parte che quegli alberi maestosi possono essere molto longevi e, pertanto, adatti a offrire riparo a quel ritrovo di anziani. 

Le loro chiome erano dorate, tendenti al bruno, il giorno in cui Angela aveva percepito uno strano subbuglio alla bocca dello stomaco nel ritrovarsi sola con Vincenzo. Era stato un caso che quella mattina d'autunno nessun'altro si fosse presentato alle panchine. 

Avevano parlato di molte cose e quel discorrere intimo, quello scambiarsi confidenze tra il volteggiare delle foglie secche, aveva spinto Angela, molti mesi dopo, a mostrare la foto. 

Se solo non avesse avuto tale ardimentoso, quanto inutile, comportamento, forse si sarebbe potuta godere la compagnia di Vincenzo ancora per qualche giorno. Invece lui se ne era andato col dubbio che lei non avesse apprezzato la poetica dichiarazione. 

Quando un amico lascia libero lo spazio sulla panchina, Angela non è mai troppo triste per lui, alla loro età la morte assomiglia a un sollievo. Anche lei la sta aspettando. 

E infatti per Vincenzo non aveva provato tristezza: lo immaginava a volteggiare come un seme di tiglio in un caldo tramonto estivo. 

È per sé stessa che aveva sussultato. È per sé stessa che aveva pianto di nascosto una volta tornata a casa. Mai più strizzatine d'occhio per le battute incomprensibili di Sergio, mai più i pettegolezzi sui finti acciacchi di Rosa o le prese in giro a Giuseppe che si addormentava sempre. E mai più quel trovarsi d'accordo su tutti gli argomenti, come se pensassero all'unisono. 

Eppure alla sua età il "mai più" avrebbe dovuto accettarlo. Così aveva creduto finché non si era trattato di Vincenzo. 

 

Angela avverte un capogiro e poi un senso di vuoto sotto i piedi. Le sembra di venir risucchiata dalla panchina e appoggia le mani sul bordo della seduta per aggrapparsi. 

"Angela, tutto bene?" Le chiede Franca, "sei impallidita all'improvviso". 

"Tutto a posto, cara. Niente, forse solo un po' di stanchezza." 

Alcuni di loro cominciano ad alzarsi e salutare. Chi ha figli e nipoti a cena, chi è stato chiamato dalla badante che ha ordini precisi sull'orario, chi semplicemente avverte il bisogno della solitudine. 

 

Nonostante la brezza che smuove le chiome dei tigli e le fa chiudere il golfino, Angela aspetta che tutti rincasino. Aspetta per guardare il sole tingere di arancio i cirri. Sa che sarebbero diventati grigi appena l'astro fosse sceso sotto l'orizzonte. Si alzano in volo mille semi di tiglio che portano nell'aria anche il profumo dei loro fiori. Sfiorandole la guancia come carezza, il vento sussurra all'orecchio parole d'amore:

"Vedo un'anima

E i suoi mille colori"

Ad Angela si inumidiscono gli occhi mentre aspetta di guardare l'ennesimo tramonto, quasi fosse la prima volta. O come fosse l'ultimo della sua vita. 

 

@Talia cara sarebbe  stato meglio se avessi scelto di commentare il tuo racconto nella serata e non di mattino. Oh! un racconto molto fluido e  di facile  intuizione ma estremamente triste in tutto il contenuto in particolarmente attraente per il lettore di una certa età che durante la lettura acquista una profonda  consapevolezza della situazione in cui si trova .Grazie della lettura. A rileggerci

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@flambar grazie per aver letto e commentato.

 

3 ore fa, flambar ha detto:

estremamente triste in tutto il contenuto in particolarmente attraente per il lettore di una certa età che durante la lettura acquista una profonda  consapevolezza della situazione in cui si trova

 Non credo che nessun ottuagenario leggerà questo racconto. Infatti per descrivere il gruppetto di anziani mi sono ispirata a delle signore e dei signori, tutti con età compresa tra gli ottanta e i novanta, che stazionano regolarmente su panchine poste in un parco che devo attraversare per raggiungere la spiaggia. Sono anziani ma in, relativa, buona forma fisica e soprattutto mentale. Mi piace scambiarci due chiacchiere ogni volta che passo di lì. 

Ma, per tornare al discorso iniziale, non penso che lo farò leggere a nessun anziano ;)

 

Grazie ancora :rosa:

 

Talia 

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1 ora fa, Talia ha detto:

@flambar grazie per aver letto e commentato.

 

 Non credo che nessun ottuagenario leggerà questo racconto. Infatti per descrivere il gruppetto di anziani mi sono ispirata a delle signore e dei signori, tutti con età compresa tra gli ottanta e i novanta, che stazionano regolarmente su panchine poste in un parco che devo attraversare per raggiungere la spiaggia. Sono anziani ma in, relativa, buona forma fisica e soprattutto mentale. Mi piace scambiarci due chiacchiere ogni volta che passo di lì. 

Ma, per tornare al discorso iniziale, non penso che lo farò leggere a nessun anziano ;)

 

Grazie ancora :rosa:

 

Talia 

@TaliaNon sono gli ottantenni o i  novantenni a quest'età  si sono oramai rassegnati e se li vediamo allegri ed arzilli è perchè camuffano il loro stato reale e stai sicura  che proprio quelli che sembrano più  felici ed allegri stanno soffrendo di più la loro situazione, in merito ti invito a curiosare nel loro cassettino privato e stai sicura che assumono medicinali a catinelle. Ti saluto augurando di sentirci al più presto.

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Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha detto:

"Vincenzo ci ha lasciati".

ehm ehm indovina un po' che ho fatto?

 

Non so bene perché, ma dalle battute iniziali mi ero figurato che fossero in una casa di riposo. Poi dalla comparsa della bimba mi è stato chiaro che si ritrovassero alle panchine di un parco pubblico. A parte questo mio quiproquo il racconto e scorso via liscio (con qualche refuso e piccola imprecisione ma nulla di che).Forse c'è poco spazio per empatizzare col gruppetto dei diversamente giovani e con il colpo di fulmine, ma credo che qui l'accento sia più posto sulla caducità che sulla persistenza. Bella la poesia nella sua estemporaneità.

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Ciao @Talia

che racconto tenero e delicato! Hai descritto benissimo gli anziani di questo gruppo e la vecchiaia viene fuori con i suoi acciacchi ma anche con una forma di affetto da parte della voce narrante che ho molto apprezzato. È un racconto scritto in maniera molto fluida ed elegante, secondo me.

 Sai che anche io adoro i semi di tiglio quando volano come eliche? Hai scelto una bellissima immagine da accostare alla tua storia, leggera e delicata. Brava!

Alla prossima!

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@Vincenzo Iennaco

 

10 ore fa, Vincenzo Iennaco ha detto:
Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha detto:

"Vincenzo ci ha lasciati".

ehm ehm indovina un po' che ho fatto

xD

 

10 ore fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

l'accento sia più posto sulla caducità che sulla persistenza. Bella la poesia nella sua estemporaneità.

Sì, ovvio, era questo uno dei miei pensieri mentre scrivevo. 

 

Grazie per aver apprezzato la poesia:rosa:e per aver a commentato.

 

@ivalibri

 

9 ore fa, ivalibri ha detto:

È un racconto scritto in maniera molto fluida ed elegante, secondo me.

Grazie per queste belle parole :rosa:

 

Amo i semi di tiglio, così simpatici e buffi, ma anche l'odore dei fiori e, soprattutto, i tigli che in ogni stagione assumono colorazioni splendide. Sono molto eleganti secondo me. 

 

Grazie per il tuo commento. 

 

Talia 

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Ciao, @Talia. Bel racconto. Uno dei miei preferiti tra i tuoi che ho letto.

Non ho niente di preciso da segnalarti.

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Davvero, davvero carinissimo questo racconto! Molto nelle mie corde. La banda dei vecchietti poi mi ha fatto morire

Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha scritto:

la mano destra che ha cominciato a distribuire saluti alle formiche

xD

E che dire della bambina sadica che tenta i poveri anziani diabetici con la sua diabolica cioccolata?

 

Sullo stile non dico niente, perché è scorrevole e non ho notato sbavature di sorta. Complimenti! Solo una cosuccia che (per me) lo migliorerebbe: togliere quella prima riga di introduzione, che non è indispensabile. C'è una parte al passato e poi si passa al presente, si capisce benissimo comunque.

L'idea è molto bella e molto in tema perché il lutto va a comprendere un senso molto ampio, oltre alla morte anche tutte le cose che perdiamo lungo la via. Nonostante ciò sei riuscita a rendere il racconto leggero, vivace e allegro, lasciando insieme alla tristezza anche un senso di speranza: non è mai troppo tardi.

Bello anche questo impeto spontaneo di poesia, romantico a ogni età.:flower:

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Ciao @Talia :)

Secondo me, o tu frequenti degli ospizi, oppure sei ultraottantenne! No, perché hai descritto dei particolari in modo molto azzeccato. 

In alcuni punti sei stata anche tremenda :asd:

Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha scritto:

bastone lui e deambulatore lei, non potevano definirsi scattanti. 

 

Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha scritto:

allungò all'amico facendola vibrare, ormai la mano ferma era un lontano ricordo. 

 

Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha scritto:

cioccolata e mi è venuto il diabete!" Le fanno eco gli amici

 

Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha scritto:

mano destra che ha cominciato a distribuire saluti alle formiche.

 

Ecco, queste parti mi hanno regalato un sorriso (non di scherno, eh!), per il resto invece trovo che la storia sia stata condotta con un buon equilibrio e accompagnata da un senso di nostalgia costante. Interessante l'alternanza dei tempi verbali nei paragrafi, aiuta a comprendere meglio l'accaduto e le reazioni "al presente". 

Altra cosa che mi è piaciuta, è il modo con cui hai affrontato il lutto: nonostante avessi seminato tutte le premesse, sei riuscita a non cadere nel patetico, quindi brava. 

 

La poesia l'ho trovata molto semplice, quasi come fosse stata scritta da un bambino. Forse, questo è dovuto dal fatto che Vincenzo l'avesse  improvvisata dopo avere  visto la foto, ma così risulta ancora più credibile. 

 

Lettura molto piacevole, Talia.

 

A presto! :flower:

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Ciao @Silverwillow e @luca c., grazie per i vostri commenti e le parole di gradimento:rosa:

 

Il 27/6/2019 alle 01:46, Silverwillow ha scritto:

Bello anche questo impeto spontaneo di poesia, romantico a ogni età.:flower:

Come ho avuto modo di dire qualche commento sopra, ho notato che alcuni anziani si lasciano andare a rime e poesie spontanee, molto più delle persone più giovani. Sono più disinibiti;)

 

3 ore fa, luca c. ha scritto:

Secondo me, o tu frequenti degli ospizi, oppure sei ultraottantenne! No, perché

Né l'una né l:altraxD

 

Talia 

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L'ho riletto a qualche giorno di distanza e confermo la mia prima impressione: tenero, profondo, vero, molto toccante e "vivo", anche se parla di un lutto!

Mi piace molto, poi in questo periodo scrivo e mi vengono in mente solo storie di anziani (sarà che ho festeggiato da poco i 45, che ne so!), quindi il tuo racconto è decisamente nelle mie corde.

Se devo trovare le due sole cose che mi hanno convinto meno, direi la prima frase che fa un po' incipit telefonato", ma non ho consigli su come riformulare, quindi boh! :)

E la poesia, molto carina, ma secondo me nemmeno Leopardi avrebbe potuto improvvisare una cosa così tutta d'un fiato. Anche ammesso che stesse lavorando a una dichiarazione d'amore in versi e l'avesse in mente, almeno la prima strofa, che parla della foto che lei gli mostra, sarebbe comunque inventata su due piedi e mi sembra poco credibile, almeno qualche tentennamento o pausa, non so.

"intrecciare gli occhi dalla fatica" non l'avevo mai sentito, ma rende perfettamente, se l'hai inventato tu hai tutta la mia ammirazione. Che poi ce l'hai comunque perché il racconto è delizioso :)

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Ciao @Talia! :D  

Forse è la prima volta che ti leggo e ho trovato il testo fluido e semplice da comprendere, ma con un unico piccolissimo appunto (di puro gusto personale): troppi nomi, troppa gente per essere un racconto (purtroppo - perché il limite dei caratteri è tiranno); ho fatto un po’ di confusione, ma magari è un mio limite.

Coraggiosa la scelta di comporre il testo dal cellulare :)

Felice di averti letta,

alla prossima! 

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Molto bello il tuo racconto @Talia, quanta delicatezza nei versi e nelle immagini. Aleggia nel racconto un rispettoso distacco che sembra voler proteggere la vulnerabilità del tutto. È come se preservassi i tuoi personaggi, li vedi e ce li mostri senza toccarli, senza compatirli, solo donandoceli leggeri.

:)

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Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha scritto:

Il suo posto sulla panchina è rimasto vuoto da allora, solo Sergio ogni tanto ci appoggia il giornale, quando gli si intrecciano gli occhi per la stanchezza. 

E quando Sergio usa quello spazio come poggiarivista (inutile ripeterlo. "E quando questo accade...", in Angela si accende qualcosa, quasi quello fosse un suo interruttore. (didascalica, similitudine abusata)

 

Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha scritto:

Angela si osserva le mani con cui tiene l'infiorescenza. (termine un po' troppo aulico, secondo me)

 

Il 22/6/2019 alle 14:27, Talia ha scritto:

e il cuore battere in gola. 

espressione piuttosto abusata.

 

Il racconto è scritto bene e scorre piano, senza intoppi nella lettura. La stile volutamente dimesso e misurato si accompagna bene al tema trattato, esprimendo quel senso di forzata tranquillità, tipica della terza età.

Non so fino a che punto sia funzionale alla trama la parte della bambina, ma ci sono belle descrizioni. 

Un racconto sicuramente riuscito.

Un saluto. 

 

Modificato da Andrea28

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Ciao @Befana Profana,

23 ore fa, Befana Profana ha scritto:

tenero, profondo, vero, molto toccante e "vivo", anche se parla di un lutto!

Ti ringrazio per queste parole lusinghiere :rosa:

 

23 ore fa, Befana Profana ha scritto:

storie di anziani (sarà che ho festeggiato da poco i 45, che ne so!)

Stsi scherzando vero? Se hai 45 anni sei ben lontana dal l'anzianità. :D

 

Grazie per il gradito commento! 

 

Talia 

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Ciao @Lauram, grazie per essere passata.

 

5 ore fa, Lauram ha scritto:

Aleggia nel racconto un rispettoso distacco che sembra voler proteggere la vulnerabilità del tutto. È come se preservassi i tuoi personaggi, li vedi e ce li mostri senza toccarli, senza compatirli, solo donandoceli leggeri.

Non l'ho fatto con intenzionalità, ma è probabilmente una cosa inconscia. Infatti io mi pongo verso le persone anziane e la vecchiaia sempre con doveroso rispetto. Sono custodi di vite vissute. Forse questo mio sentire è trapelato nel modo di scrivere il racconto. 

 

Talia 

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