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Claudio Piras Moreno

Chi di voi scrive romanzi letterari? E come vi trovate con i lettori in generale?

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Salve, volevo chiedere a tutti gli utenti del Wd chi tra voi scrive romanzi letterari, ovvero romanzi profondi e con uno stile un pochino più complesso, se non poetico. E volevo anche sapere come vi trovate nei confronti dei lettori in generale. Non so, sentitevi liberi di parlare a ruota libera. 

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@Claudio Piras Moreno

 

Io senza dubbio, il mio stile e genere fra i preferiti... come mi trovo? Io bene. I lettori? Non leggono, al massimo trovano il tutto "troppo lungo o complicato". In generale, non solo per me, parlando di media e facendo di tutt'un'erba un fascio, che poi in fondo chissà, ad essere sinceri, molto probabilmente neanch'io mi leggerei, o al massimo mi ricorreggerei all'infinito... quindi, nella summa, va bene così.

 

Non è mai solo lo stile: bisogna scrivere come ci si sente, ecco tutto, il resto dipende o può dipendere da tantissimi altri fattori...

 

Sicuramente oggi, uno stile definibile a grandi linee "letterario / poetico / lirico" è fra i più bistrattati, per lo più considerato vecchio o troppo impegnativo.

 

Ciao!

 

 

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Come lettore non vado pazzo per i romanzi letterari. Preferisco di gran lunga testi in cui la complessità risiede nel "cosa", e non nel "come".

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11 minuti fa, AdStr ha detto:

Come lettore non vado pazzo per i romanzi letterari. Preferisco di gran lunga testi in cui la complessità risiede nel "cosa", e non nel "come".

 

Come sempre la complessità deriva dal cosa e non dal come.

 

Però non capisco cosa intenda @Claudio Piras Moreno per romanzo letterario.

 

Usare il tell? L'infodumb? Restare sempre nell'astratto? Ingolfare il testo di subordinate e dettagli?

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50 minuti fa, AdStr ha detto:

Come lettore non vado pazzo per i romanzi letterari. Preferisco di gran lunga testi in cui la complessità risiede nel "cosa", e non nel "come".

Mi trovo d'accordo.

 

34 minuti fa, Ospite ha detto:

Come sempre la complessità deriva dal cosa e non dal come.

Dovrebbe essere così sì, ma a volte può capitare che i "romanzi letterari" siano resi complessi proprio dalla forma e dallo stile con cui sono stati scritti. Il che, almeno per me, li rende illeggibili.

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59 minuti fa, Miss Ribston ha detto:

Mi trovo d'accordo.

 

Dovrebbe essere così sì, ma a volte può capitare che i "romanzi letterari" siano resi complessi proprio dalla forma e dallo stile con cui sono stati scritti. Il che, almeno per me, li rende illeggibili.

 

Però è strano. Leggevo le caratteristiche di questo genere e dice che la prima persona è quasi obbligo. E facevano il caso di Taxi Driver. 

 

Ricercato, introspezione a manetta, appunto prima persona, e trama di fondo secondaria alla critica che fa della società. 

 

Eppure Taxi Driver è lineare, chiaro e mai arzigogolato. 

 

 

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@Ospite Per quelli in cui mi sono imbattuta io (di autori italiani), sì prima persona, stile e forma ricercati, introspezione, e... non si capisce niente della trama perché è tutto un far vedere la forma, mentre il contenuto passa in secondo piano. Forse è qui l'inghippo, ma magari sono capitata male io :lol:

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4 minuti fa, Miss Ribston ha detto:

@Ospite Per quelli in cui mi sono imbattuta io (di autori italiani), sì prima persona, stile e forma ricercati, introspezione, e... non si capisce niente della trama perché è tutto un far vedere la forma, mentre il contenuto passa in secondo piano. Forse è qui l'inghippo, ma magari sono capitata male io :lol:

 

Sì capisco di che tipi parli. Ma una trama debole non significa non far capire al lettore cosa stia succedendo. Quella è gente che non sa scrivere. 

 

Quello che ho letto tuo è letterario, e si capisce tutto. Preciso, chiaro, semplice, e coinvolgente. Eppure per me lo è. 

 

Mi sembra lo disse saviano in un'intervista che lui scriveva così e non se lo filava nessuno, poi un editor gli disse "apri la finestra e descrivi cosa vedi." Lo fece e fu pubblicato. 

 

E i suoi per me rientrano comunque in questa casistica. Eppure quando li leggi sono scritti a prova di scemo. Come è giusto che sia. 

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Ecco quindi se dovessi dividere tra letterario e di genere opterei solo per trama forte e trama debole. Se c'è ma non è vitale, e il libro scorre piacevole in ogni caso, e magari è anche un po' avanguardia, è letterario. Altrimenti se la trama è fondamentale allora è di genere. Ma non toccherei la complessità della scrittura. Quella può essere semplice o complicata sia nei libri di genere sia in quelli letterari.

 

Ad esempio: La Vita Interiore di Moravia e letterario. La Misteriosa Fiamma della Regina Loana di Eco è letterario.

 

Ma non Il Nome della Rosa, né Baudolino, nonostante siano scritti in maniera ben più complessa dei due nominati prima.

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Dato che non sono proprio in grado di scrivere per bene, parlo di quello che mi piace leggere - o di quello che leggerei volentieri.

 

Non credo che "romanzi profondi" e "stile complesso se non poetico" debbano per forza coesistere. Ho letto libri profondissimi con una prosa piatta e ripetitiva e libri sciocchi con uno stile poetico (e credo siano quelli a cui si riferisce @Miss Ribston: tutti forma e niente contenuto). Ho sempre preferito i primi anche se, sinceramente, non sono fan di certa prosa asciuttasciutta che tanto si legge ultimamente. 

Dato che scrivere è difficile, usare uno stile complesso è pericoloso - si rischia grosso di pasticciare.

Se l'autore è bravo però, ben venga la prosa lirica, pur a tratti ridondante. Ma se l'autore è bravo può scrivere come vuole - delle regolette e delle mode se ne può fregare.

 

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3 ore fa, Ospite ha detto:

Quello che ho letto tuo è letterario, e si capisce tutto. Preciso, chiaro, semplice, e coinvolgente. Eppure per me lo è. 

:grat:mi sa che intendiamo diversamente le tipologie di libro. Non so quanto io possa essere letteraria :lol:

 

1 ora fa, mercy ha detto:

libri sciocchi con uno stile poetico (e credo siano quelli a cui si riferisce @Miss Ribston: tutti forma e niente contenuto)

Sì, io mi riferisco a questi: libri che puntano al livello di scrittura più che alla storia in sé. Ma magari sto sbagliando io definizione :bandiera:

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Dipende cosa si intende per letteratura. Uno scritto complesso può essere sia letteratura che ciofeca. Non bastano paroloni e temi forti a renderlo profondo e/o letterario. Personalmente non scrivo romanzi letterari ma provo ammirazione particolare per la letteratura antica (greca e latina), che più di tutte è in grado di stupire. Una frase, un concetto, di Epicuro ad esempio, può restare impressa/o nella mente per settimane. È significativa, profonda ed efficace, senza essere "troppo lunga e faticosa". Gli autori latini, come Seneca, per citarne solo uno, non si dimenticano facilmente una volta letti. Ad ogni pagina c'è qualcosa da appuntare, da sottolineare (per non dimenticare). A volte mi chiedo "davvero sto leggendo un testo di 2000/2500 anni fa?" 

Per me è vera letteratura quella che ci lascia un segno, che ci fa riflettere, “pensare assennatamente“. Dunque non mi stancherò mai di consigliare i classici a chi, purtroppo, non li ha mai letti. Mi piacerebbe saper argomentare come loro (in chiave moderna magari) e creare qualcosa in grado di resistere ai millenni. Tanti sono convinti di scrivere letteratura, ma parliamo di letteratura spicciola o di qualcos'altro. Spesso non sono i lettori a "non capire", come ci piace credere, ma gli scrittori (o aspiranti tali) a sbagliare tutto. 

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16 ore fa, AdStr ha detto:

Come lettore non vado pazzo per i romanzi letterari. Preferisco di gran lunga testi in cui la complessità risiede nel "cosa", e non nel "come".

Intendevo anche questi. Ci deve essere anche il contenuto, se no sarebbero solo un esercizio di stile. 

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18 ore fa, AndC ha detto:

@Claudio Piras Moreno

 

Sicuramente oggi, uno stile definibile a grandi linee "letterario / poetico / lirico" è fra i più bistrattati, per lo più considerato vecchio o troppo impegnativo.

 

 

Credo in parte sia vero, soprattutto se non sei un nome conosciuto. Ma tu hai visibilità? Perché devi tenere conto anche di quella. Se uno non viene a sapere mai della tua esistenza, come fa a leggerti e ad apprezzare i tuoi romanzi? 

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16 ore fa, Ospite ha detto:

Però non capisco cosa intenda @Claudio Piras Moreno per romanzo letterario.

 

Usare il tell? L'infodumb? Restare sempre nell'astratto? Ingolfare il testo di subordinate e dettagli?

Tu cosa intendi con romanzo letterario? Credo sia una questione di sensazioni che il libro trasmette, di contenuti, talvolta anche di stile. In genere sono libri che diventano classici. Con il tempo. 

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16 ore fa, Miss Ribston ha detto:

Mi trovo d'accordo.

 

Dovrebbe essere così sì, ma a volte può capitare che i "romanzi letterari" siano resi complessi proprio dalla forma e dallo stile con cui sono stati scritti. Il che, almeno per me, li rende illeggibili.

Se sono solo questo, non interessano neanche me. Ma io mi riferivo a romanzi che hanno anche un contenuto profondo, un messaggio... 

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5 minuti fa, Claudio Piras Moreno ha detto:

Se sono solo questo, non interessano neanche me. Ma io mi riferivo a romanzi che hanno anche un contenuto profondo, un messaggio... 

Capito quello che intendi, quindi posso dire che trovo spesso dei contenuti profondi o messaggi in quello che leggo, a prescindere dallo stile... a meno che il libro non sia proprio una ciofeca :lol:

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Sono dell'opinione di @Miss Ribston :sss:

Letteratura e comunicazione non sempre vanno a braccetto, ma non credo che una cosa dovrebbe escludere l'altra. Altrimenti il messaggio viene perso.

Infatti, secondo me gli autori in grado di scrivere dei veri romanzi letterari sono veramente pochissimi ormai ed è per questo che il genere è molto bistrattato.

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13 ore fa, mercy ha detto:

Dato che non sono proprio in grado di scrivere per bene, parlo di quello che mi piace leggere - o di quello che leggerei volentieri.

 

Non credo che "romanzi profondi" e "stile complesso se non poetico" debbano per forza coesistere. Ho letto libri profondissimi con una prosa piatta e ripetitiva e libri sciocchi con uno stile poetico (e credo siano quelli a cui si riferisce @Miss Ribston: tutti forma e niente contenuto). Ho sempre preferito i primi anche se, sinceramente, non sono fan di certa prosa asciuttasciutta che tanto si legge ultimamente. 

Dato che scrivere è difficile, usare uno stile complesso è pericoloso - si rischia grosso di pasticciare.

Se l'autore è bravo però, ben venga la prosa lirica, pur a tratti ridondante. Ma se l'autore è bravo può scrivere come vuole - delle regolette e delle mode se ne può fregare.

 

Sono d'accordo con te su tutto. Intendevo proprio questo. Considero Il Signore delle mosche un libro letterario, anche se è scritto in uno stile semplicissimo. Stessa cosa Il giovane Holden di Salinger. Non è quella dello stile la discriminante. 

Ma finora pochi si sono identificati come autori letterari e mi hanno raccontato la loro esperienza. 

Io per esempio, nel 2011 ho scritto un libro che tutti hanno definito letterario, e per quel libro avevo firmato con uno degli agenti più importanti d'Italia. Solo per averglielo mandato da perfetto sconosciuto. Ma tralasciando quanto è successo tra agente ed editori, il mio libro non ha mai avuto alcuna visibilità ed è stato letto da ben poche persone. In questo modo è davvero dura farsi conoscere. A voi come è andata? 

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10 ore fa, Luciano91 ha detto:

Dipende cosa si intende per letteratura. Uno scritto complesso può essere sia letteratura che ciofeca. Non bastano paroloni e temi forti a renderlo profondo e/o letterario. Personalmente non scrivo romanzi letterari ma provo ammirazione particolare per la letteratura antica (greca e latina), che più di tutte è in grado di stupire. Una frase, un concetto, di Epicuro ad esempio, può restare impressa/o nella mente per settimane. È significativa, profonda ed efficace, senza essere "troppo lunga e faticosa". Gli autori latini, come Seneca, per citarne solo uno, non si dimenticano facilmente una volta letti. Ad ogni pagina c'è qualcosa da appuntare, da sottolineare (per non dimenticare). A volte mi chiedo "davvero sto leggendo un testo di 2000/2500 anni fa?" 

Per me è vera letteratura quella che ci lascia un segno, che ci fa riflettere, “pensare assennatamente“. Dunque non mi stancherò mai di consigliare i classici a chi, purtroppo, non li ha mai letti. Mi piacerebbe saper argomentare come loro (in chiave moderna magari) e creare qualcosa in grado di resistere ai millenni. Tanti sono convinti di scrivere letteratura, ma parliamo di letteratura spicciola o di qualcos'altro. Spesso non sono i lettori a "non capire", come ci piace credere, ma gli scrittori (o aspiranti tali) a sbagliare tutto. 

Interessante punto di vista. In parte hai sicuramente ragione, e anch'io son rimasto incantato davanti a tanti classici. Però ritengo che anche tanti autori moderni siano riusciti a esprimere concetti molto importanti. 

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30 minuti fa, Claudio Piras Moreno ha detto:

Tu cosa intendi con romanzo letterario? Credo sia una questione di sensazioni che il libro trasmette, di contenuti, talvolta anche di stile. In genere sono libri che diventano classici. Con il tempo. 

 

Questo è il punto, mi sembra una distinzione difficile. 

 

Comunque direi che un romanzo letterario deve avere una trama debole, non importante ai fini della narrazione, una forte prevalenza di Tell, quindi un uso smodato di infodumb e deve trovarsi nell'astratto. Niente emozioni, sensazioni, pochi o punti dettagli, dialoghi ridotti all'osso, grande uso dei sommari. 

 

In un titolo: cent'anni di solitudine. 

 

Però lasciamo stare il linguaggio forbito e ricercato da supercazzola che non ci combina nulla. È solo onanismo letterario. 

 

La differenza quindi sta nella prosa, non nella grammatica e sintassi. 

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21 minuti fa, Miss Ribston ha detto:

Capito quello che intendi, quindi posso dire che trovo spesso dei contenuti profondi o messaggi in quello che leggo, a prescindere dallo stile... a meno che il libro non sia proprio una ciofeca :lol:

Sì, ma non parlo di due o tre contenuti profondi in tutto un libro. Per poter essere definito letterario credo che questi contenuti debbano impregnare tutto il libro. 

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9 minuti fa, Ospite ha detto:

 

Questo è il punto, mi sembra una distinzione difficile. 

 

Comunque direi che un romanzo letterario deve avere una trama debole, non importante ai fini della narrazione, una forte prevalenza di Tell, quindi un uso smodato di infodumb e deve trovarsi nell'astratto. Niente emozioni, sensazioni, pochi o punti dettagli, dialoghi ridotti all'osso, grande uso dei sommari. 

 

In un titolo: cent'anni di solitudine. 

 

Però lasciamo stare il linguaggio forbito e ricercato da supercazzola che non ci combina nulla. È solo onanismo letterario. 

 

La differenza quindi sta nella prosa, non nella grammatica e sintassi. 

Che sia una distinzione difficile son d'accordo, ma che un romanzo letterario debba per forza avere una trama debole, no. Certo sono altre le cose che inquadrano un romanzo come letterario, cose non facili da cogliere.... 

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10 minuti fa, Claudio Piras Moreno ha detto:

Sì, ma non parlo di due o tre contenuti profondi in tutto un libro. Per poter essere definito letterario credo che questi contenuti debbano impregnare tutto il libro. 

Certo, intendevo una base di fondo ;)

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8 minuti fa, Claudio Piras Moreno ha detto:

Che sia una distinzione difficile son d'accordo, ma che un romanzo letterario debba per forza avere una trama debole, no. Certo sono altre le cose che inquadrano un romanzo come letterario, cose non facili da cogliere.... 

Certo, certo. Per quello parlo di trama debole, perché ci sono cose più importanti. 

 

Dopotutto la trama e lo storytelling sono colonne portanti dei romanzi di genere. Quelli letterari si concentrano su altro e per forza di cose qualcosa devono sacrificare. 

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scusate la banalità degli esempi, ma tanto per intenderci l'Odissea, l'Orlando Furioso, i Promessi Sposi, La coscienza di Zeno ecc. ecc. hanno una trama debole? Un romanzo letterario, che aspira dunque ad entrare nella letteratura, deve cogliere temi universali a cui provare a dare una risposta originale (non lo dico io, lo dicono i manuali di letteratura)

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1 ora fa, Provence ha detto:

scusate la banalità degli esempi, ma tanto per intenderci l'Odissea, l'Orlando Furioso, i Promessi Sposi, La coscienza di Zeno ecc. ecc. hanno una trama debole? Un romanzo letterario, che aspira dunque ad entrare nella letteratura, deve cogliere temi universali a cui provare a dare una risposta originale (non lo dico io, lo dicono i manuali di letteratura)

Appunto, i romanzi letterari possono anche avere una grande trama. Ma, la mia domanda fin dall'inizio è stata un'altra, chi di voi scrive romanzi letterari? E come si trova con i lettori in generale? Riesce a farsi conoscere, leggere, capire...? 

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1 ora fa, Provence ha detto:

scusate la banalità degli esempi, ma tanto per intenderci l'Odissea, l'Orlando Furioso, i Promessi Sposi, La coscienza di Zeno ecc. ecc. hanno una trama debole? Un romanzo letterario, che aspira dunque ad entrare nella letteratura, deve cogliere temi universali a cui provare a dare una risposta originale (non lo dico io, lo dicono i manuali di letteratura)

 

Perché non sono romanzi letterari. O almeno i primi tre che ho letto...

Sono letteratura classica, e la cosa è ben diversa. Il primo è mitologico, il secondo un poema cavalleresco, oggi si direbbe un'avventura medioevale, quasi fantasy, il terzo un precursore del verismo italiano.

 

Il dire che debbano avere una trama debole non significa fargli un torto. Ma è solo una caratteristica che i critici attribuiscono ai romanzi letterari. Non lo dico io eh.

 

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11 ore fa, Luciano91 ha detto:

Dipende cosa si intende per letteratura

Personalmente ritengo che qualunque "genere" possa diventare anche letteratura: questo verrà deciso dopo, dalla storia e da chi la scrive (qui apro una parentesi che possiamo riempire con sterminate bibliografie) e anche dal numero e dalla qualità dei lettori (qui altra larghissima parentesi).

Esistono romanzi bene scritti che trattano temi universali, però, nonostante le pretese, prevedibili e noiosi. E altri libri, pure questi noiosi, perché inutili, perché raccontano una storia (qualunque storia) che non vale il tempo della tua vita per vedere "come va a finire", sebbene sia ben congegnata. Consideriamo che la vita è un tempo limitato (questa forse è la trama di ogni libro), quindi se leggo: o provo piacere o imparo qualcosa che mi serve a vivere, meglio le due cose insieme.

Esistono libri "letterari"— alcuni dei quali anche senza trama ("anche", dato che prima si citava l'Odissea, che trama ha) — i quali non annoiano, sono avvincenti per come sono scritti, sono leggibili su più livelli o forse l'inesistente trama diventa interessante perché sono scritti bene, sono il ritratto di un'epoca sulla quale aprono una finestra (Proust, Musil, il mio preferito, in questa schiera). Ed esistono anche libri di avventure, o comunque basati su una trama, che lo stesso aprono una finestra sui tempi, sui gusti, su mondi. Cos'hanno in comune? In entrambi i casi, leggendo si fa un'esperienza che resta. Credo che il tema debba ruotare non tanto intorno alla scelta fra "cosa" e "come", ma intorno al rapporto tra scrittura e vita nella sua dimensione individuale, sociale e universale. V'è un antico adagio tibetano che recita più o meno: se so che morirò domani, posso imparare ancora qualcosa stanotte. Sia che siamo lettori, sia autori, teniamolo a mente: magari lì ci troviamo la letteratura. Buona giornata.

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Ciao @Claudio Piras Moreno, io sono un seguace del postmodernismo ("Infinite jest" di David Foster Wallace e "L'arcobaleno della gravità" di Thomas Pynchon sono le mie stelle polari) le cui caratteristiche sono: trame labirintiche e non-lineari, digressioni su argomenti di ogni genere, sottotrame occulte, prosa ridondante, miscuglio di linguaggio aulico/gergo tecnico/slang da strada. Orbene: ho scritto un romanzo ispirandomi a questi principi e creando un trama molto complessa in cui si intrecciano dottrine sapienziali, intrighi internazionali, movimenti politici antagonisti, e frivolezze da dandy à la Oscar Wilde; il responso delle case editrici è stato che tale opera non è inseribile in nessuna delle loro collane, ergo non ha mercato.

Successivamente ho preso parte al concorso letterario "Io scrittore" e sono stato massacrato dai lettori/recensori perché utilizzo un linguaggio troppo forbito (con parole desuete e anche arcaiche) e perché dimostro di essere "uno scrittore egocentrico che si sente libero di fregarsene dei lettori/critici letterari/concorsi letterari in quanto si considera il migliore di tutti".

Posto che le classifiche italiane sono dominate da scrittori come Camilleri, ciò dimostra come il lettore medio italiano sia poco propenso a intraprendere letture impegnative, preferendo leggere l'ennesimo Montalbano oppure il solito noir o fantasy di poche pretese.

Se a ciò aggiungiamo la poca lungimiranza e la scarsa voglia di mettersi in gioco dei direttori editoriali delle case editrici italiane, il gioco è fatto.

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