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zorrozagni

Ombelicale - Parte 1 di 6

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Ciao a tutti, scrivo per un giudizio per questo racconto che non riesco a candidare a nessun concorso o a pubblicare su riviste perché troppo lungo (35000 battute). Mi piacerebbe però avere un giudizio, per cui provo a rivolgermi all'officina. I capitoli sono abbastanza estemporanei, nascono soprattutto per ovviare al rigido vincolo delle battute. Però ho cercato di mantenere un senso di sezione, per cui alla fine me ne sono venuti ben sei. 

Il racconto nasce da una serie di interviste che ho fatto, incuriosito da uno strano mestiere di cui non sapevo nulla; si mescola poi con una storia di cronaca vera che mi ha inquietato e immotivatamente animato per settimane. 

 

T come traffico. 

Traffico che tintinna con sferragliare violento, clacson che bacchettano ritmici sui timpani, mentre Laura si sporge alla maniglia da dentro la BMW, gli apre la portiera. Ancora non ha imparato qual è il pulsante per lo sblocco, né le interessa. 

La puzza di smog gli irrita la gola molto di più adesso che sta per lasciarla. La recente gentrificazione del quartiere, unita alla crescente disponibilità economica che il suo lavoro provvede, permette loro di vivere in una zona tranquilla, e costosa. Ma a quell'ora basta fare due svolte per trovarsi imbullonati in una cotta di lamiera e stridio. Alessio trascina la portiera di malavoglia, e tutto il mondo fuori si offusca in un acquario smerigliato. È pur sempre l'ultima aria vera che respira, se aria si può definire quella miscela di scarichi e polveri. 

Mentre vanno verso l'aeroporto continua a vedere le immagini plastificate di quel volto anziano e assente. Appeso a un semaforo. Sul muro di un palazzo. Contro a un palo della luce. Il quartiere è costellato di manifestini stampati a colori, e man mano che si allontanano le foto si diradano, in una ragnatela la cui rastremazione corrisponde alla probabilità topologica di ritrovare la vecchia signora. 

A come Anita. 

Laura ha una guida nervosa, a scatti. Ora che nell'abitacolo si è addensato a gommapiuma quel silenzio, si percepisce anche il fruscio tangibile dell'insofferenza di lei. I piccoli sbuffi, i movimenti brevi e veloci che urtano il cruscotto. Laura lo odia in silenzio, ormai. O almeno odia quel suo lavoro, che è un po' la stessa cosa. Non lo riconosce come martire, neanche fosse lei quella che deve passare settimane in una vergine di ferro. Frena bruscamente a un passaggio pedonale, e sveglia il bambino dietro di loro, che inizia a piangere. 

− Quando hai detto che torni, stavolta?

Lui rimane un attimo sospeso, distratto dalle volute di profumo che le si spandono dal collo. Non glielo ha mai sentito addosso. L'ipotesi che lo abbia messo per lui non collima con il suo tono sostenuto. L'osserva come fosse la prima volta. Ha qualche segno ai lati della bocca, degli occhi, ma è ancora una bella donna. Ha le mani troppo magre forse, pensa, osservandole le nocche sbiancare sul volante. 

− Che profumo è? — risponde poi Alessio.

Lei lo osserva senza capire, mentre Mattia continua a piagnucolare sul seggiolino, ignorato. Solo un altro ostacolo alla loro comunicazione. 

− Che profumo, cosa?

− Il profumo che hai addosso. 

− Ma sei scemo? Me l'hai regalato tu due Natali fa. 

Lui annuisce, anche se non convinto. Ricorda in effetti di averle regalato un profumo, qualche compleanno fa, forse proprio Natale. Ma non importa, anche fosse per le narici di un altro e non per le sue, sarebbe giusto così. Gli basta la certezza che Mattia lì dietro sia suo figlio, e quella non gliela può togliere nessuno. Nonostante i suoi otto mesi, già si intravede il suo mento con la fossetta, e l'attaccatura a spirale sulla volta della nuca. 

Laura non dà la precedenza ad un ciclista, che bestemmia. Lei impreca di rimando, poi si volge verso di lui, destinandogli anche la razione di rabbia sottratta alla strada. 

− Oh, ma quando torni, quindi?

− Dovrebbero essere quarantacinque giorni. Anche se…

Si interrompe. Sono già parecchio lontani dal quartiere, eppure… un altro manifesto di Anita. 

“Alta un metro e sessantacinque… affetta da demenza… Indossa un cappotto rosso…” 

Trova indelicato, forse anche maleducato questo accenno a quella malattia con quel nome così offensivo. È così che si riassume una vita? Poi cerca finalmente di completare la frase.

− Direi che saranno cinquanta giorni. Compreso il viaggio. Per metà Dicembre sono di nuovo a casa.

− Quanto sotto?

− Ottanta.

Le labbra le si contraggono, in una smorfia che trattiene parole in piena. Aspetta sempre fino all'ultimo a chiedere dettagli, per ridurre l'ansia o per disinteresse. Lui di rimando centellina le parole, per ripicca o per fastidio. La vede, che rinuncia a chiedere altro, sa che ormai quando deve partire è teso. Anzi, nemmeno teso, se non scendendo al vero significato della parola. Si sente proteso. Proiettato verso il blu. Non ha ancora capito se poi gli piaccia davvero, nonostante gli anni, ma intanto rimane un anelito costante sepolto in pancia. 

Con una brusca frenata, Laura parcheggia nel kiss and drive. Mattia ha smesso di piangere, e singhiozza sommessamente, incuriosito e forse, Alessio spera, anche un po' desolato per questo abbandono, già vissuto un paio di volte, pur senza ricordarselo. Si sporge dietro per un bacio sulla fronte, poi gira intorno all'auto per prendere i borsoni. Appena si volta, si trova la moglie a fianco. Fermi, uno di fronte all'altro, con il portellone ancora aperto, Laura lo bacia velocemente, ma mentre lui fa per allontanarsi, preso ormai dal vortice della fuga, quasi già in odore di ruggine e mare, lo ferma strizzandogli forte un braccio, in un gesto che è mezzo rancore e mezzo amore. 

− Fai a modo, laggiù. Non farmi stare in pensiero. Siete ancora in… Scozia?

− Norvegia. Al largo della Norvegia. 

A parte gli aeroporti e una porzione di mare, l'unica cosa che cambia è l'abbigliamento da mettere in valigia.

− Ci sentiamo appena sono arrivato, — dice lui mentre si allontana, subito assorbito dal suo flusso di pensieri. 

− Che, avrete rete dentro? Riusciamo a sentirci, Ale? — sembra quasi lo implori. 

− Eh, vediamo. Dipende da com'è il tugurio. Non è una di quelle degli americani, questa… credo sia un impianto modulare. 

Dove cazzo sta andando il suo matrimonio, che appena li lascia smettono di mancargli. Che è un po' come dire che non gli mancano mai, eppure sa che non è così. È soltanto che il mondo astrale che lo aspetta è un luogo così diverso, trascendentale e al tempo stesso del tutto familiare, che non riesce più a ricollegare le due vite, se non con un ombelicale ancora più sottile di quello che lo tiene vivo mentre è a negativa. 

Ma un secondo prima di varcare le porte trasparenti si arresta, e si rivolge ancora alla moglie, che è ferma lì a guardarlo partire. Una moderna Penelope, stoica e traballante sulle sue Jimmy Choo. Alessio non può che pensare che si faccia scopare da qualcun altro, mentre lui è via. Poi si sente in colpa. Probabilmente no, ma se non lo fa ora, giustamente lo farà presto. 

Alessio le indica una delle due porte scorrevoli, su cui ballonzola un A4 incollato su tre angoli. Indica ancora la faccia di Anita, la vecchia signora smarrita ormai da due settimane e che è diventata suo malgrado la persona più famosa in città. 

− L'hanno poi ritrovata?

Laura assottiglia gli occhi, inarcando un labbro mentre ritrae il capo. 

− Ma di cosa parli?

Alessio batte ancora sul foglio. Scandisce: 

− “Si è smarrita il giorno ventuno… se la vedete chiamate immediatamente…” Laura ma tutta la città la sta cercando da due settimane. Questa cosa mi manda ai pazzi, come è possibile che una sparisca così, mentre ci si gira per legare la bicicletta, uno si gira e la vecchia con l'Alzheimer è scomparsa?

Laura si gira senza rispondergli, sale in macchina e se ne va. 

Alessio sospira e passa in mezzo alle porte automatiche. Gli mancherà anche il suo nuovo profumo.

 

Quattordici ore di maglietta incollata al torace, torpore e risvegli su seggiole di plastica, annunci di fredde voci metalliche, giochini sullo smartphone, il martellare delle pale dell'elicottero, la sferzata dell'aria fredda in alto mare e finalmente, i piedi sulla lamiera antiscivolo della strana isola di metallo che gli farà da albergo, nazione e continente. 

 

 

 

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C'è del buono non solo nella trama ma anche nella scrittura. Introduci immagini e riflessioni in ogni fase della storia, è una cosa che a me personalmente piace molto, ma ho imparato con il tempo a capire che a volte si rischia di esagerare. Le immagini si potrebbero ingolfare tra loro andandosi a perdere e sarebbe un peccato. 

Parli spesso di lamiere, di acciaio, credo tu stia preparando il terreno per inscenare i futuri capiti. Il mio consiglio è di ridurre un po' le similitudini. Ti dico quello che mi è stato detto e che mi ha aperto gli occhi:

"Usa le similitudini per parlare di cose importanti, esistenziali, non per parlare di tutto". 

Ecco, da quando me lo hanno fatto notare ho modificato il tiro, taglio il superfluo e cerco di alleggerire la prosa.

Spero che questo consiglio possa illuminare anche te.

A presto @zorrozagni

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Il 21/6/2019 alle 14:56, Lauram ha detto:

 Introduci immagini e riflessioni in ogni fase della storia, è una cosa che a me personalmente piace molto, ma ho imparato con il tempo a capire che a volte si rischia di esagerare. Le immagini si potrebbero ingolfare tra loro andandosi a perdere e sarebbe un peccato. 

 Probabilmente hai ragione, ho avuto un'ansia introduttiva diciamo... perché non volevo anticipare l'ambientazione del romanzo ma al tempo stesso suggerirla, e a quanto pare è un po' troppo frequente. Nel resto del racconto credo che questo problema si riduca molto, l'idea era di creare aspettativa. A breve posto i prossimi capitoli, spero proseguirai la lettura.

 

Grazie mille!

F. 

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Ciao, @zorrozagni!

Vengo a fare un pochino di pulci al tuo testo perché mi sembra di aver capito, dall'introduzione, che tu voglia dei pareri a riguardo; non mi odiare se potrò sembrarti severa e considera ogni mio tentativo di darti qualche consiglio come puramente umile. Cominciamo :) 

 

Premessa:

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

Ciao a tutti, scrivo per un giudizio per questo racconto che non riesco a candidare a nessun concorso o a pubblicare su riviste perché troppo lungo (35000 battute). Mi piacerebbe però avere un giudizio, per cui provo a rivolgermi all'officina. I capitoli sono abbastanza estemporanei, nascono soprattutto per ovviare al rigido vincolo delle battute. Però ho cercato di mantenere un senso di sezione, per cui alla fine me ne sono venuti ben sei. 

Il racconto nasce da una serie di interviste che ho fatto, incuriosito da uno strano mestiere di cui non sapevo nulla; si mescola poi con una storia di cronaca vera che mi ha inquietato e immotivatamente animato per settimane. 

 

tutta questa pappardella mi sarebbe piaciuta trovarla al di fuori di un "racconto a capitoli".

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

Laura si sporge alla maniglia

Non l'ho capita. Forse intendevi che Laura si sporge dal finestrino?

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

mentre Laura si sporge alla maniglia da dentro la BMW,

Diciamo che tutto il periodo mostra un velo di confusione; innanzitutto consiglio di limitare la parola "mentre" al minimo indispensabile (trovati diversi in tutto il testo); anzi, eliminala dal tuo vocabolario completamente :) non è semplice, ma con il dovuto allenamento ce la si fa. 

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

gli apre la portiera

Avresti potuto specificare subito che fosse Alessio; mi è sembrato un po' blando, anche perché dopo parli del suo lavoro, e mi sarebbe piaciuto conoscere prima il suo nome.

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

La puzza di smog gli irrita la gola molto di più adesso che sta per lasciarla. La recente gentrificazione del quartiere, unita alla crescente disponibilità economica che il suo lavoro provvede, permette loro di vivere in una zona tranquilla, e costosa. Ma a quell'ora basta fare due svolte per trovarsi imbullonati in una cotta di lamiera e stridio. Alessio trascina la portiera di malavoglia, e tutto il mondo fuori si offusca in un acquario smerigliato. È pur sempre l'ultima aria vera che respira, se aria si può definire quella miscela di scarichi e polveri. 

In un paragrafo di a malapena quattro righe, mi pare ridondante l'uso della stessa descrizione a cui hai fatto indossare una stessa t-shirt ma di colore diverso l'una dall'altra; si capisce che vivono in una città trafficata dalle prime parole del testo: "T come traffico", e ciò che ne consegue.

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

Mentre vanno verso l'aeroporto continua a vedere le immagini plastificate di quel volto anziano e assente. Appeso a un semaforo. Sul muro di un palazzo. Contro a un palo della luce.

altro "mentre" - sostituibile con: "Diretti verso..."; altra annotazione è la punteggiatura: avrei messo i due punti dopo assente per indicare l'inizio di un elenco e la virgola tra i vari elementi che seguono come il semaforo, il muro, il palo della luce.

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

Non glielo ha mai sentito addosso. L'ipotesi che lo abbia

io avrei scritto: Gliel'ha - L'abbia.

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

la precedenza ad un ciclista,

attenzione alle D eufoniche; bandite in editori.

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

Per metà Dicembre sono di nuovo a casa

avrei utilizzato il tempo al futuro: sarò.

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

per ridurre l'ansia o per disinteresse.

 manca una virgola dopo "ansia".

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

questo accenno a quella malattia con quel nome così offensivo

Qui abbiamo un trionfo di pronomi dimostrativi. si può tranquillamente scrivere senza fare abuso di aggettivi; basta rileggere la frase eliminando il superfluo e vedrai che suona bene comunque, anzi, è anche più immediata, meno ridondante. (un accenno alla malattia dal nome offensivo).

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

Ci sentiamo appena sono arrivato,

tempo verbale a mio avviso scorretto; "ci sentiamo quando arrivo". in questo modo si elimina anche l'avverbio "appena" abusato tanto quanto il suddetto "mentre".

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

che appena li lascia smettono di mancargli.

bella <3  ma avrei scritto: smettono di mancarsi, loro due, come coppia, se è quello che volevi intendere; diversamente, se intendevi che il matrimonio manchi ad Alessio, allora hai fatto bene a scrivere come hai fatto.

 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

− “Si è smarrita il giorno ventuno… se la vedete chiamate immediatamente…” Laura ma tutta la città la sta cercando da due settimane.

qui abbiamo qualcosina che non va: innanzitutto hai aperto il trattino del dialogo e le virgolette alte non servono, anche se capisco che tu abbia voluto sottolineare la cosa che Alessio stia ribadendo alla moglie un concetto già espresso, ma non occorre; hai già utilizzato nella didascalia antecedente il dialogo la parola "scandisce".

Mancherebbe una virgola prima (vocativo) e dopo (precede la congiunzione) il nome di "Laura". 

Il 19/6/2019 alle 14:15, zorrozagni ha scritto:

mentre ci si gira per legare la bicicletta, uno si gira e la vecchia con l'Alzheimer è scomparsa?

Laura si gira senza rispondergli,

avranno avuto il torcicollo, questi cristiani, a furia di girarsi :asd:   Il computer si è impallato e ha deciso di non volermi più quotare l'ultima parte, ossia il finale; sembra troppo veloce, buttato lì, accelerato. Il mio giudizio complessivo, comunque, è che è una prima parte su cui bisogna lavorare per quanto riguarda aggettivi, avverbi (di quelli ce ne sono sempre abbastanza, maledetti!). Lo stile sembra ricercato; le similitudini attente che esulano dal cadere nel banale, ma forse, a mio avviso, in alcuni punti un po' forzate; non davano fluidità al testo e mi sono dovuta soffermare diverse volte sulla stessa frase per carpirne il significato. Tutto sommato, un lavoruccio discreto su cui poter lavorare e migliorare! A rileggerci :) 

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Ciao Sarettyh trovo i tuoi commenti molto interessanti e dettagliati. Rispondo punto punto solo a quelli che necessitano di risposta, gli altri considerali accettati (magna cum gratia): 

 

10 ore fa, Sarettyh ha scritto:

mentre Laura si sporge alla maniglia da dentro la BMW,

Laura si sporge da dentro all'auto per aprire la maniglia del passeggero ad alessio che aspetta fuori... Non ha imparato come si sblocca la macchina che evidentemente è nuova, e si blocca automaticamente dopo la partenza. Sull'uso di "mentre" e sulla confusione sul primo paragrafo concordo, ma l'idea era di partire in un contesto caotico e privo di punti di riferimento, anche grammaticali (non c'è una principale, solo subordinate). Anche per questo quel "gli" che è caratteristico di un inizio in medias res.  Può effettivamente non piacere come incipit, ci farò un ragionamento. Non capisco invece come mai sia meglio limitare il "mentre". 

 

10 ore fa, Sarettyh ha scritto:

In un paragrafo di a malapena quattro righe, mi pare ridondante l'uso della stessa descrizione a cui hai fatto indossare una stessa t-shirt ma di colore diverso l'una dall'altra; si capisce che vivono in una città trafficata dalle prime parole del testo: "T come traffico", e ciò che ne consegue.

Hai ragione, è ridondante. Diciamo che l'obiettivo era dare alcune informazoni: la BMW precedente unita alla gentrificazione dovrebbe far capire che sono in un quartiere per loro nuovo, e che le loro possibilità economiche sono aumentate in breve tempo, mentre "imbullonato" e l'accenno all'ultima aria che respira dovrebbero fare da preludio a quanto verrà dopo, ma come aveva segnalato anche Lauram probabilmente sono troppe in troppo poco spazio. 

 

10 ore fa, Sarettyh ha scritto:

avrei messo i due punti dopo assente per indicare l'inizio di un elenco e la virgola tra i vari elementi che seguono come il semaforo, il muro, il palo della luce

Certo, da sintassi si dovrebbe fare così. Ma in alcuni punti utilizzare lo spezzato è più funzionale all'adesione con il reale. Qui Alessio sta vedendo delle immagini, dei flash, dal finestrino, mentre viaggia; ho preferito prendermi alcune licenze (nulla di eccessivo, eh, se leggiamo la narrativa contemporanea)

 

10 ore fa, Sarettyh ha scritto:

avrei utilizzato il tempo al futuro: sarò

Beh, qui un personaggio sta parlando. Non è un professore ma un tecnico. Nell'italiano parlato odierno il presente ha sostituito il futuro, quando chiamo mia moglie le dico "stasera sono a casa per cena alle 8" e non sarò. 

 

10 ore fa, Sarettyh ha scritto:

manca una virgola dopo "ansia"

Non è un elenco a tre, quindi la prima virgola separa la principale dalla causale, che è composta da due coordinate con congiunzione. Mettere la virgola sarebbe un errore (veniale, e comunque accettabile per dare respiro

 

10 ore fa, Sarettyh ha scritto:

Ci sentiamo appena sono arrivato

Non concordo sulla scorrettezza. Certo è che si può esprimere anche come dici tu; ma è anche questo un parlato. Anche su "appena" come mai lo sconsigli?

 

10 ore fa, Sarettyh ha scritto:

qui abbiamo qualcosina che non va: innanzitutto hai aperto il trattino del dialogo e le virgolette alte non servono, anche se capisco che tu abbia voluto sottolineare la cosa che Alessio stia ribadendo alla moglie un concetto già espresso, ma non occorre; hai già utilizzato nella didascalia antecedente il dialogo la parola "scandisce".

Concordo con te, ma togliendo il virgolettato sembrano parole di Alessio, mentre lui sta leggendo dal volantino. Per quanto riguarda la virgola dopo Laura, manca perché è un parlato, e sottolinea la foga che butta fuori: "Laura-ma-tutta-la-città..."

 

Ti ringrazio per ora per chiarezza e attenzione, a parte sulla mimesi del parlato e poco altro sono d'accordo con quanto mi dici... spero di rileggerti sui prossimi capitoli!

 

 

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Grazie a te per aver risposto al mio commento, @zorrozagni;)

Per quanto riguarda gli “appena”, i “mentre”, avverbi, come anche l’utilizzo del tempo verbale “gerundio”, che nel tuo testo non mi sembra che ci sia chissà quale abuso, sono considerati da editor professionisti poco chiari, ridondanti e che rallentano il flusso della narrazione;

per quanto riguarda il parlato, non sono pienamente d’accordo, anche se pensavo la stessa cosa l’anno scorso. Nonostante tu stia facendo parlare un personaggio, che potrá non aver concluso la licenza superiore, ricorda che comunque ci sono regole grammaticali da rispettare (che poi parlo io, che le sto ancora apprendendo), o quantomeno giustificare la sua “ignoranza”.

È tutto! Alla prossima! ;) 

 

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