Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

DSGU

La Formula Magica - Cap. 6

Post raccomandati

 

 

Matematica

 

Ero bravo in matematica, ma non era la materia che mi piaceva di più. Però era la materia in cui ero il più bravo, e mi piaceva essere il migliore.

 

Sapevo con certezza di essere il migliore della mia classe e a detta della prof. ero il migliore della scuola. Ma, di nuovo, non era la materia che mi piaceva di più.

 

Il momento che preferivo era la poesia. Non capivo benissimo le spiegazioni del prof. e non ottenevo i voti migliori - anche perché Italiano erano molte cose e non solo la poesia. Però mi piaceva da matti.

 

Mi piaceva la comunicazione. Avrei voluto comunicare con tutti quanti. Non lo facevo, ma avrei voluto farlo più di ogni altra cosa al mondo.

 

Forse era il fatto stesso di volerlo così fortemente che mi bloccava. Era così importante che provarci mi faceva paura. Ne ero terrorizzato.

 

La matematica mi riusciva perché non mi dava l’impressione di comunicare. O almeno, comunicavo soltanto alla prof. e a i pochi che capivano lo stesso problema.

 

La matematica mi riusciva bene perché non aveva parole. Aveva numeri, aveva lettere, ma solo pochi ci capivano davvero qualcosa.

 

Avevo paura delle parole che avrebbero capito tutti, quelle che mi avrebbero fatto sentire nudo.

 

 

Turista

 

Ritornare in Ecuador è stato strano. L’odore di Guayaquil riuscivo a sentirlo già fin dall’aeroporto. Una grande famiglia che non riconoscevo più ci stava aspettando.

 

Sentivo qualcosa di viscerale nei loro confronti. Come se riuscissi a riconoscere istintivamente che il loro sangue fosse simile al mio. Avevo quasi la sensazione di essere tornato a casa.

 

Poi però iniziammo a parlare. E mi resi conto che non parlavo più spagnolo. Quello che parlavamo a casa coi miei genitori non era più spagnolo.

 

Lasciati liberi, io e mio fratello avevamo iniziato a sviluppare una nuova lingua fatta delle parole più comode prese da entrambe le lingue, italiano e spagnolo. Presi da un’era fatta di velocità, anche il linguaggio rispecchiava questo nuovo bisogno: velocità nel capirsi.

 

Nemmeno mi ricordavo come si dicesse giallo in spagnolo. Parola troppo lunga per poterla usare davvero. Perché perdere tempo a dire amarillo se posso dire giallo?

 

E così la lingua interruppe la sensazione di essere a casa, in quello che era stato il mio paese per quasi sette anni. L’etichetta da straniero non riusciva ad abbandonarmi nemmeno qui, con il sangue del mio sangue.

 

La nuova variante era turista, la nuova connotazione era “ti senti meglio di noi”. Per l’ennesima volta non mi sentivo di appartenere, ero fuori dal gruppo.

 

Invece, volevo solo essere normale, essere come gli altri. Ero stanco di essere diverso, perché non riuscivo a vederci proprio niente di speciale in quella diversità.

 

 

Nonno

 

Non avevo mai visto quel nonno. Nella mia mente era come se mio nonno fosse morto, o come se non fosse mai esistito. Non ne avevo mai sentito parlare, e non avevo mai davvero nemmeno chiesto.

 

Il papà di mio papà. Conoscevo molto bene la mamma di mio papà, e sapevo che l’uomo che aveva fatto da figura paterna a mio papà era stato prima malato e poi era morto. Ma era tutto fuori dai miei ricordi, da quello che avevo visto.

 

Ora appariva di fronte a me questo piccolo uomo con un cappellino da baseball. Ha qualcosa di mio papà ma non riesco a vederci niente di me. Sono sempre stato fiero del mio cognome perché lo riconducevo a mio papà. Ora non so come sentirmi, con di fronte quest’uomo da cui viene lo stesso cognome mio e di mio padre.

 

Mi piace immaginarmi le storie di uomini lontani nel tempo, accomunati a me dal sangue, dal dna. I padri dei padri dei padri (etc) di mio padre. Fantastico sulle loro imprese, piccole o grandi, celebri o dimenticate. Mi dico che forse sapevano che un loro discendente sarebbe stato come me. Mi dico che forse sono fieri di me.

 

E poi mi trovo di fronte quest’uomo, colpito dall’inesorabilità del tempo; e non riesce ad essere all’altezza dei miti che tanto avrei voluto caratterizzassero il mio passato.

 

Forse sono troppo ingiusto con lui. Forse ho ereditato il sentimento - anzi il risentimento - di mio padre nei suoi confronti. Mi dico che forse c’è un qualche errore, forse non è davvero lui mio nonno.

 

Lo guardo negli occhi e mi rassegno. Non possiamo davvero scegliere da dove veniamo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @DSGU :flower: Perdona la pausa nella lettura, ma ho avuto una settimana terribile e davvero impegnativo. Riprendo il filo della tua storia ;)

Intanto questo capitolo mi sembra molto corto, come mai? 

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

Ero bravo in matematica, ma non era la materia che mi piaceva di più. Però era la materia in cui ero il più bravo, e mi piaceva essere il migliore.

 

trovo che ci siano un po' di ripetizioni. In fin dei conti dici la stessa cosa cambiando parole. Eviterei la ripetizione di bravo, del verbo piacere e anche di migliore che torna nella frase seguente che non ho copiato.

Metterei: Ero bravo in matematica, ma non era la materia che preferivo. Era però quella in cui riuscivo meglio di tutti i miei compagni e mi piaceva essere il migliore.

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

Sapevo con certezza di essere il migliore della mia classe e a detta della prof. ero il migliore della scuola.

Proposta: I miei voti mi piazzavano di gran lunga davanti a tutta la classe e, a detta della prof, in tutta la scuola nessuno mi batteva/ andava meglio di me.

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

Ma, di nuovo, non era la materia che mi piaceva di più.

Benché riuscissi tanto bene in matematica, non riuscivo ad apprezzarla. Scusa, questa è una proposta con un tono completamente diverso dal tuo, ma il concetto torna e ritorna e, sinceramente, non capisco che bisogna ci sia di ripeterlo. Non mi sembra fondamentale. In antitesi metterei la materia che invece era la preferita.

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

Il momento che preferivo era la poesia.

il momento della lezione, credo

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

anche perché Italiano erano molte cose e non solo la poesia. Però mi piaceva da matti.

credo che qui valga la pena approfondire, dire due parole in più, faccio una prova: anche perché l'italiano includeva una miriade di aspetti sconosciuti, non era solo la poesia a sfuggirmi. Però mi piaceva da matti.

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

La matematica mi riusciva perché non mi dava l’impressione di comunicare.

Ci sono molti comunicare in poche righe, questo mi sembra il più semplice da sostituire. Proposta: La matematica mi riusciva perché non mi coinvolgeva a livello personale. L'impersonalità dei numeri mi dava sicurezza. O almeno credo che sia questo quello che volevi dire, io l'ho intesa così.

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

O almeno, comunicavo soltanto alla prof. e a i pochi che capivano lo stesso problem

I numeri parlavano solo alla prof e ai pochi...

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

Aveva numeri, aveva lettere, ma solo pochi ci capivano davvero qualcosa.

serve un sinonimo di capire o un'altra maniera di formulare la frase, ti propongo: Aveva numeri e lettere, ma solo per pochi aveva significato.

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

Avevo paura delle parole che avrebbero capito tutti, quelle che mi avrebbero fatto sentire nudo.

Le parole in italiano che sarebbero state chiare a tutti mi facevano sentire nudo.

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

L’odore di Guayaquil riuscivo a sentirlo già fin dall’aeroporto.

Riuscivo a sentire l'odore di Guayaquil già dall'aeroporto.

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

Una grande famiglia che non riconoscevo più ci stava aspettando.

 

quanto tempo è passato? Torna da solo o con i genitori? va in vacanza oppure va perché è successo qualcosa a qualcuno della famiglia in Ecuador? Come si sente prima di partire? Anche prima di partire crede che sarà strano tornare in Ecuador? Strano in che senso?

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

Come se riuscissi a riconoscere istintivamente che il loro sangue fosse simile al mio.

Bello questo!

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

E così la lingua interruppe la sensazione di essere a casa, in quello che era stato il mio paese per quasi sette anni. L’etichetta da straniero non riusciva ad abbandonarmi nemmeno qui, con il sangue del mio sangue.

trovo che varrebbe la pena approfondire

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

La nuova variante era turista, la nuova connotazione era “ti senti meglio di noi”.

anche qui approfondirei e chiarirei. Ti senti meglio di noi in che senso?

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

Per l’ennesima volta non mi sentivo di appartenere,

metterei: mi sentivo di non appartenere

Il 16/6/2019 alle 00:12, DSGU ha scritto:

con di fronte quest’uomo da cui viene lo stesso cognome mio e di mio padre.

di fronte a quest'uomo da cui proviene lo stesso cognome che portiamo io e mio padre.

Trovo la parte del nonno molto importante e interessante, ma molto imprecisa. Intanto non capisco come faccia a essere prima morto e poi a comparire di fronte al protagonista, c'è qualcosa che mi sfugge. Tutta l'ultima parte sul fatto che non scegliamo da dove veniamo e che quasi mai quello che immaginimo dei nostri avi corrisponde a verità, secondo me vale la pena approfondirla. In generale trovo che tutti i pezzi siano appena accennati e che valga la pena approfondirli e scavare, non solo nella testa del protagonista, ma anche in tutto il contorno delle cose che vede e che sente a livello di sapori, profumi, rumori. Per esempio, l'odore di Guayaquil che sente fin daall'aeroporto, che odore è?  Perché lasci il lettore a chiedersi di che cosa stai parlando? Spiegami cosa si trova dentro a questo odore, perché in questo modo mi stai raccontando della città che probabilmente io lettore non ho mai visto. Continuo ad apprezzare la suddivisione in argomenti e la semplicità del linguaggio, però è necessario approfondire le tematiche e curare la lingua. Semplice non vuol dire che tu possa usare sempre e solo due parole. Cerca parole che esprimano quello che vuoi dire e non aver paura di dire troppo. Fammi vedere quello che ha vissuto il protagonista.

Ciao @DSGU, ti ringrazio della lettura :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×