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Spoiler

Ciao. Il frammento proposto fa parte di una serie di pensieri, difatti non aveva un titolo, ce l'ho inventato al momento, in quanto non è fondamentale per me. Sono esercizi di libertà con il mio inchiostro, provo a condividere con voi, sperando sia una lettura non troppo delirante :) 

 

Mi chiese che sapore avesse l'aria e io non seppi risponderle. La lasciai andare, fingendo di non scorgere l'ombra nei suoi passi e il deserto nello stridere della suola, contro un legno già di per sé cigolante. Ci sono tante storie che possono essere raccontate e al centro di questa stanza, non so da quale porta uscire, così la osservo vagare e scivolare sui muri, come un tempo lontano eppure così opprimente: lo sento ruvido sul palmo, sul polpastrello che striscia come un serpente addomesticato dall'idea della tentazione. Mi disse che nulla era originale, nulla poteva nascere, ma tutto avrebbe riposato nel buio. Finsi di non capire e mi sdraiai sul divano, affondando il peso nella morbidezza dell'abbandono. I muscoli erano rilassati, la voce una pergamena arrotolata male a stonare sbavando sui contorni. Mi rivelò che essi potevano trasformare i limiti in confini e viceversa, ma la sera baciava la marea prima del suono dell'alba, fingevo di addormentarmi prima della sua ninna nanna: erano palpebre di sonno con gli incubi appostati sul retro, le pause tra una parola e l'altra. Mi domandò il sapore della mia saliva, prima di passarmi la penna, ridacchiando e uscendo fuori dalla stanza, come se non la potessi vedere alla finestra, sul vetro, nel riflesso distorto dalle impronte del mio respiro notturno.

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Ciao @Dark Smile . Ti ritrovo con una tua prosa :). Cerco di passare anche per la tua poesia.

Il tuo frammento mi fa pensare a due diversi registri per un possibile commento. Se vuole essere un racconto, la forma di un racconto, manca di corretti riferimenti che permettano al lettore di fare ordine. Qui dovresti farti delle domande su cosa succede, dove, e perché e dovresti essere certa che il lettore sappia dare delle risposte leggendo.

Ma da quello che conosco della tua scrittura non credo che queste siano le tue intenzioni.

Il tuo frammento è molto breve per pesare le potenzialità di questa scrittura, però questo tuo "delirio", come lo chiami, contiene una volontà di evasione e di produrre un (o più di uno) livello diverso di dialogo con chi legge. Manca una direzione, ma questo è anche il limite della brevità, questa bolla di suggestioni cattura delle sensazioni lasciandole sospese. Preso per questa sua estensione, lo vedo come un affresco di frasi suggestive, eppure anche in questo lavoro chi legge produce dei significati, delle ipotesi, ma non può far altro che assumerle come il senso del testo. Una scrittura che muove da questa condizione dovrebbe averne la consapevolezza e utilizzarla come elemento comunicativo: siamo alla metalinguistica. Visto che hai una predisposizione nel creare questi scorci visionari dovresti lavorare su come agiscono in chi legge. Ora questo frammento potrebbe introdurre tantissimi percorsi dell'immaginazione che sono solo potenziali. Sta a te suggerirne l'innesco.

A presto.

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14 ore fa, Dark Smile ha detto:

Mi chiese che sapore avesse l'aria e io non seppi risponderle. La lasciai andare, fingendo di non scorgere l'ombra nei suoi passi e il deserto nello stridere della suola, contro un legno già di per sé cigolante. Ci sono tante storie che possono essere raccontate e al centro di questa stanza, non so da quale porta uscire, così la osservo vagare e scivolare sui muri, come un tempo lontano eppure così opprimente: lo sento ruvido sul palmo, sul polpastrello che striscia come un serpente addomesticato dall'idea della tentazione. Mi disse che nulla era originale, nulla poteva nascere, ma tutto avrebbe riposato nel buio. Finsi di non capire e mi sdraiai sul divano, affondando il peso nella morbidezza dell'abbandono. I muscoli erano rilassati, la voce una pergamena arrotolata male a stonare sbavando sui contorni. Mi rivelò che essi potevano trasformare i limiti in confini e viceversa, ma la sera baciava la marea prima del suono dell'alba, fingevo di addormentarmi prima della sua ninna nanna: erano palpebre di sonno con gli incubi appostati sul retro, le pause tra una parola e l'altra. Mi domandò il sapore della mia saliva, prima di passarmi la penna, ridacchiando e uscendo fuori dalla stanza, come se non la potessi vedere alla finestra, sul vetro, nel riflesso distorto dalle impronte del mio respiro notturno.

 

Forte questo frammento, @Dark Smile :)

 

Io ci trovo i cinque sensi: comincia col gusto, poi la vista, il tatto, udito... no, ne manca uno! L'olfatto. Dovresti aggiungerlo, secondo me, per completezza.

 

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Trovo questo frammento molto poetico.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

non aveva un titolo, ce l'ho inventato al momento

 

Il fatto che tu abbia scelto il titolo di getto aumenta la curiosità di un lettore come me, perché credo possa esserci molto potenziale in un titolo deciso senza pensarci troppo (mi viene in mente l'inconscio e la scrittura automatica avanguardista). Quindi permettimi di tenere bene a mente la parola riflesso.

Fin dalla prima frase dai il genere femminile all'entità a cui ti rivolgi. Non mi è ancora chiaro chi o che cosa sia, ma questo lo vedo come un pregio di questo frammento ben scritto: il non capirlo immediatamente mescolato all'essere bene scritto fa venire voglia di tornare ancora su questo caleidoscopico frammento per trovare via via nuovi significati e connessioni.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

Mi chiese che sapore avesse l'aria e io non seppi risponderle. La lasciai andare, fingendo di non scorgere l'ombra nei suoi passi e il deserto nello stridere della suola, contro un legno già di per sé cigolante.

 

Per quest'entità le sinestesie sono all'ordine del giorno, vista la sua domanda a cui non sai rispondere. L'ombra nei suoi passi mi fa scartare l'idea che avrei altrimenti potuto avere, che si tratti cioè della tua ombra a cui stai parlando. Il deserto e il legno cigolante mi fanno pensare a un'abitazione antica, carica di passato e solitudine.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

Ci sono tante storie che possono essere raccontate e al centro di questa stanza, non so da quale porta uscire, così la osservo vagare e scivolare sui muri, come un tempo lontano eppure così opprimente:

 

Se ho capito bene cosa vuoi comunicare, credo che dopo "raccontate" andrebbe bene un punto, oppure una congiunzione diversa da "e". Ma forse l'effetto di confusione che sia crea grazie a questa costruzione della frase è esattamente quello che vuoi ottenere.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

striscia come un serpente addomesticato dall'idea della tentazione. Mi disse che nulla era originale

 

Qui mi piacciono molto l'uso dei termini "serpente" e "tentazione" in una frase, e poi di "originale" in quella successiva. Nello sfondo il serpente nell'Eden e il peccato originale, ma questa è la parte che mi piace: è solo nello sfondo, non è troppo in evidenza (chissà forse è persino casuale).

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

Finsi di non capire e mi sdraiai sul divano

 

La ripetizione del verbo "fingere" arriva al punto esatto, né troppo presto né troppo tardi per non essere più percepita.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

morbidezza dell'abbandono

 

La parola "morbido" ha già una forte valenza onomatopeica. Associata al suono della

parola "abbandono" dà un'idea precisa delle sensazioni che intendi comunicare.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

essi potevano trasformare i limiti in confini e viceversa

 

 

Non capisco chi siano "essi", ma non credo sia importante capirlo, quanto piuttosto immaginarlo. Al parlare di limiti, confini e ancora di più con la parola "viceversa", penso subito al titolo riflesso. All'immagine riflessa in uno specchio e alle possibilità di attraversare i confini tra due mondi diversi. Cosa si trova al di là del confine? 

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

suono dell'alba

 

Non si ottiene risposta a questa domanda, ma si insiste sul punto di incontro tra mondi diversi, in questo caso l'alba, incontro tra notte e giorno.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

uscendo fuori dalla stanza, come se non la potessi vedere alla finestra, sul vetro, nel riflesso distorto

 

L'entità si allontana dal centro della stanza in cui si trova l'io del racconto e va piuttosto fuori, al limite, alla finestra. Non è uno specchio, anzi è un vetro che riflette in maniera distorta. Infatti prima si parlava di incubo, non si parlava di sogno. Anche il ridacchiare di prima trasmette piuttosto una connotazione di paura all'intera storia.

 

In definitiva mi sembra che il riflesso sia un occasione del protagonista per vedere i difetti, le mancanze e in generale quello che non va in se stesso. Proprio perché diverso da uno specchio che riflette le immagini così come sono, questo vetro che riflette le immagini deformate riesce a concentrarsi piuttosto sui lati più bui. Una forte oscurità mi sembra aleggiare su tutto il racconto.

 

Molto intenso e allegorico questo racconto: mi sembra di assistere a un passaggio da un mondo all'altro, come se qualcuno si buttasse in un mare nero e si potesse vedere a rallentatore il corpo che entra nell'acqua.

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@Anglares ciao, è un piacere averti qui. 

 

Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 09:32, Anglares ha detto:

Cerco di passare anche per la tua poesia.

 

Non c'è fretta, quando vuoi e se vuoi è lì, non scappa. 

 

Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 09:32, Anglares ha detto:

Se vuole essere un racconto, la forma di un racconto, manca di corretti riferimenti che permettano al lettore di fare ordine. Qui dovresti farti delle domande su cosa succede, dove, e perché e dovresti essere certa che il lettore sappia dare delle risposte leggendo.

Ma da quello che conosco della tua scrittura non credo che queste siano le tue intenzioni.

 

Nono, infatti. Non è assolutamente un racconto. In primis è un confronto tra me e me, scrivo frammenti brevi in modo da mettere in vista quello che al momento pare essere il mio impulso. Ultimamente mi sto ponendo delle domande, al centro c'è questa: come faccio a conoscermi inchiostramente in modo più autentico possibile? 

Dopo ciò v'è anche la curiosità di cosa possa trasmette e come possa essere vista dall'esterno la scena o il pensiero o quello che sia. 

 

Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 09:32, Anglares ha detto:

Manca una direzione, ma questo è anche il limite della brevità, questa bolla di suggestioni cattura delle sensazioni lasciandole sospese. Preso per questa sua estensione, lo vedo come un affresco di frasi suggestive, eppure anche in questo lavoro chi legge produce dei significati, delle ipotesi, ma non può far altro che assumerle come il senso del testo.

 

Credo che in questo preciso caso non volessi una direzione o forse ho incanalato la sua impossibilità. Paradossalmente la scrittura ha un suo limite anche nella sua libertà, era un pensiero dello sfondo o forse pur troppo evidente. 

 

Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 09:32, Anglares ha detto:

Una scrittura che muove da questa condizione dovrebbe averne la consapevolezza e utilizzarla come elemento comunicativo: siamo alla metalinguistica. Visto che hai una predisposizione nel creare questi scorci visionari dovresti lavorare su come agiscono in chi legge. Ora questo frammento potrebbe introdurre tantissimi percorsi dell'immaginazione che sono solo potenziali. Sta a te suggerirne l'innesco.

A presto.

 

Ti ringrazio, son parole preziose e terrò assolutamente in conto di quanto hai espresso, ci lavorerò appena la mente mia formulerà la miccia. 

A presto :) 

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Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 11:24, Poeta Zaza ha detto:

 

 

Forte questo frammento, @Dark Smile :)

 

Io ci trovo i cinque sensi: comincia col gusto, poi la vista, il tatto, udito... no, ne manca uno! L'olfatto. Dovresti aggiungerlo, secondo me, per completezza.

 

 

@Poeta Zaza Ciao, ti ringrazio della lettura, son felice che arrivi forte. Circa ai sensi, non ho notato la mancanza dell'olfatto, mi hai quasi fatto venire voglia di utilizzarlo :) 

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@DSGU Ti ringrazio per la lettura e per la tua analisi che ho tanto apprezzato. 

 

Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

Il fatto che tu abbia scelto il titolo di getto aumenta la curiosità di un lettore come me, perché credo possa esserci molto potenziale in un titolo deciso senza pensarci troppo (mi viene in mente l'inconscio e la scrittura automatica avanguardista). Quindi permettimi di tenere bene a mente la parola riflesso.

Fin dalla prima frase dai il genere femminile all'entità a cui ti rivolgi. Non mi è ancora chiaro chi o che cosa sia, ma questo lo vedo come un pregio di questo frammento ben scritto: il non capirlo immediatamente mescolato all'essere bene scritto fa venire voglia di tornare ancora su questo caleidoscopico frammento per trovare via via nuovi significati e connessioni.

 

Credo molto alla connessione tra inchiostro e inconscio, lo ricerco nel mio scrivere. Quindi son molto lieta dell'approccio che hai scelto. 

E non passa indifferente nemmeno il seguito, mi piace un sacco questo legame ciclico che si viene a creare durante la lettura, seguendo quanto dici, ne son molo felice. 

 

Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

Ma forse l'effetto di confusione che sia crea grazie a questa costruzione della frase è esattamente quello che vuoi ottenere.

 

Devo confessare che la confusione non mi dispiace affatto:grat:

 

Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

è solo nello sfondo, non è troppo in evidenza (chissà forse è persino casuale).

 

Nella tua parentesi c'è il vero, abbastanza casuale, forse un poco meno il serpente. 

 

Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

Non si ottiene risposta a questa domanda, ma si insiste sul punto di incontro tra mondi diversi, in questo caso l'alba, incontro tra notte e giorno.

 

 

Già, non si trova risposta, c'è "solo" un incontro, solo un riflesso distorto. 

 

Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

Infatti prima si parlava di incubo, non si parlava di sogno. Anche il ridacchiare di prima trasmette piuttosto una connotazione di paura all'intera storia.

 

Confermo. Il ridacchiare, invece, non solo ha connotazione all'interno dell'incubo come paura, ma anche di beffa. 

 

Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

Proprio perché diverso da uno specchio che riflette le immagini così come sono, questo vetro che riflette le immagini deformate riesce a concentrarsi piuttosto sui lati più bui. Una forte oscurità mi sembra aleggiare su tutto il racconto.

 

Molto intenso e allegorico questo racconto: mi sembra di assistere a un passaggio da un mondo all'altro, come se qualcuno si buttasse in un mare nero e si potesse vedere a rallentatore il corpo che entra nell'acqua.

 

L'oscurità, sì, è il centro della ramificazione. Ti ringrazio molto per queste parole. Il mare nero e il corpo a rallentatore, associazione splendida :) 

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Io non sono brava a commentare i lavori degli altri, ma ci provo.

 

A primo impatto il tuo frammento è scritto in una maniera che rende poco fluida la lettura. Frasi troppo lunghe, concatenate tra loro.

Non vedo errori particolari, ma ecco, io avrei spezzato meglio la narrazione perché così risulta ostico alla lettura e ciò mi dispiace perché il contenuto è interessante e profondo.

Ho dovuto leggere più volte però per afferrare bene il concetto che volevi esporre.

Quindi in conclusione, ti consiglio di rendere più fluida la tua scrittura, anche solo andando più volte a capo, a modo di dare respiro a chi legge.

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Buongiorno cara @Dark Smile:love3: mi auguro che stai bene.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

Mi chiese che sapore avesse l'aria e io non seppi risponderle. La lasciai andare, fingendo di non scorgere l'ombra nei suoi passi e il deserto nello stridere della suola, contro un legno già di per sé cigolante.

Qui mi voglio collegare al titolo, m'immagino una pozzanghera con un legno che naviga.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

Ci sono tante storie che possono essere raccontate e al centro di questa stanza, non so da quale porta uscire, così la osservo vagare e scivolare sui muri, come un tempo lontano eppure così opprimente: lo sento ruvido sul palmo, sul polpastrello che striscia come un serpente addomesticato dall'idea della tentazione.

Per me questa frase è troppo lunga. Muri astratti?

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

Mi disse che nulla era originale, nulla poteva nascere, ma tutto avrebbe riposato nel buio. Finsi di non capire e mi sdraiai sul divano, affondando il peso nella morbidezza dell'abbandono. I muscoli erano rilassati, la voce qui inserirei una virgola  una pergamena arrotolata male a stonare  Scriverei che stonava sbavando sui contorni.

 

Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha detto:

Mi rivelò che essi Domanda: chi sono essi? potevano trasformare i limiti in confini e viceversa, ma la sera baciava la marea prima del suono dell'alba, fingevo di addormentarmi prima della sua ninna nanna: erano palpebre Cancellerei di sonno con gli incubi appostati sul retro, le pause tra una parola e l'altra. Mi domandò il sapore della mia saliva, prima di passarmi la penna, ridacchiando e uscendo fuori dalla stanza, come se non la potessi vedere alla finestra, sul vetro, nel riflesso distorto dalle impronte del mio respiro notturno.

 

Conclusione: basandomi sul titolo mi è piaciuto molto l'incipit però poi il testo ha perso l'orientamento. Dici che sono una serie di pensieri, alcuni spunti molto belli:). A questo punto non so definire il tuo frammento, anzi ti dirò che non ho ben chiaro la sua definizione. Frammento inizio di qualcosa? I tuoi pensieri sono Interessanti ma secondo me hanno bisogno di chiarezza.

Buona Giornata.

<3Flo

 

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Scusate l'immane ritardo del mio rispondere. Innanzitutto grazie ad entrambe. 

 

Il ‎21‎/‎06‎/‎2019 alle 22:35, Shiki Ryougi ha scritto:

A primo impatto il tuo frammento è scritto in una maniera che rende poco fluida la lettura. Frasi troppo lunghe, concatenate tra loro.

Non vedo errori particolari, ma ecco, io avrei spezzato meglio la narrazione perché così risulta ostico alla lettura e ciò mi dispiace perché il contenuto è interessante e profondo.

Ho dovuto leggere più volte però per afferrare bene il concetto che volevi esporre.

Quindi in conclusione, ti consiglio di rendere più fluida la tua scrittura, anche solo andando più volte a capo, a modo di dare respiro a chi legge.

 

@Shiki Ryougi

Ti ringrazio del tuo appunto e non temere di non esser brava o meno nelle analisi. 

Mi son resa conto del mio gusto verso l'amalgama opprimente, non so definire se sia una sorta di timbro -in parte quindi di limite- o un'atmosfera temporanea nel quale rotolare. Né mi dispiace che mi si rilegga più volte, par come un soffermarsi su di uno scritto d'agguantare più nel profondo. Tuttavia, l'elemento ostico potrebbe sfuggirmi di mano, il tuo segnalarmi ciò mi sarò d'aiuto nel calibrare e, perché no, diversificare maggiormente il mio stile. Ti ringrazio. 

 

Il ‎26‎/‎06‎/‎2019 alle 09:55, Floriana ha scritto:

Buongiorno cara @Dark Smile:love3: mi auguro che stai bene.

 

@Floriana ciao cara, come stai? 

 

Il ‎26‎/‎06‎/‎2019 alle 09:55, Floriana ha scritto:

Qui mi voglio collegare al titolo, m'immagino una pozzanghera con un legno che naviga.

 

Interessante come la sensazione d'origine sia poi riformulata nella mente del lettore. 

 

Il ‎26‎/‎06‎/‎2019 alle 09:55, Floriana ha scritto:

Muri astratti?

 

Nì, ci sono e non ci sono al contempo. 

 

Il ‎26‎/‎06‎/‎2019 alle 09:55, Floriana ha scritto:

Conclusione: basandomi sul titolo mi è piaciuto molto l'incipit però poi il testo ha perso l'orientamento. Dici che sono una serie di pensieri, alcuni spunti molto belli:). A questo punto non so definire il tuo frammento, anzi ti dirò che non ho ben chiaro la sua definizione. Frammento inizio di qualcosa? I tuoi pensieri sono Interessanti ma secondo me hanno bisogno di chiarezza.

Buona Giornata.

<3Flo

 

 

Eccomi qui, dunque, son felice che tu abbia trovato spunti interessanti nel pensiero, l'aspetto che più mi premeva probabilmente. Ultimamente ho voglia di sganciare un pochetto la testa e pare che impulsivamente mi diriga verso questi pezzi senza troppa premura, né dedizione e, di conseguenza, nessuna pretesa. Credo siano degli spunti anche per me stessa, lo trovo un dialogo molto stimolante e inconsciamente produttivo. Sì, ho un modo forse un tantin strano di approcciarmi al mio inchiostro. 

Buona giornata, un abbraccione. 

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Ciao @Dark Smile, è un piacere leggerti e commentare il tuo frammento.

 

Vorrei dirti subito che apprezzo il tuo stile di scrittura. Amo molto anch'io utilizzare immagini ed espressioni "ermetiche" all'interno dei miei scritti, a costo di apparire incomprensibile o di ricevere critiche sulla "poca chiarezza". Alla fine scriviamo soprattutto per noi stessi, o no?

 

Premetto che è un lavoro che faccio soprattutto sulla mia scrittura e che, secondo me, con il tempo si può soltanto migliorare, ma mi sento di darti un consiglio: cerca di dare più spazio alla scrittura, di farla respirare di più, di renderla libera. Adesso, io non so se tu abbia giù pubblicato scritti più corposi ed è sicuramente una mia mancanza, ma è davvero un peccato che questo frammento sia così breve. Avresti potuto dare qualche colore in più al contesto che ci offri.

 

Il ‎15‎/‎06‎/‎2019 alle 20:46, Dark Smile ha scritto:

Mi chiese che sapore avesse l'aria e io non seppi risponderle. La lasciai andare, fingendo di non scorgere l'ombra nei suoi passi e il deserto nello stridere della suola, contro un legno già di per sé cigolante. Ci sono tante storie che possono essere raccontate e al centro di questa stanza, non so da quale porta uscire, così la osservo vagare e scivolare sui muri, come un tempo lontano eppure così opprimente: lo sento ruvido sul palmo, sul polpastrello che striscia come un serpente addomesticato dall'idea della tentazione. Mi disse che nulla era originale, nulla poteva nascere, ma tutto avrebbe riposato nel buio. Finsi di non capire e mi sdraiai sul divano, affondando il peso nella morbidezza dell'abbandono. I muscoli erano rilassati, la voce una pergamena arrotolata male a stonare sbavando sui contorni. Mi rivelò che essi potevano trasformare i limiti in confini e viceversa, ma la sera baciava la marea prima del suono dell'alba, fingevo di addormentarmi prima della sua ninna nanna: erano palpebre di sonno con gli incubi appostati sul retro, le pause tra una parola e l'altra. Mi domandò il sapore della mia saliva, prima di passarmi la penna, ridacchiando e uscendo fuori dalla stanza, come se non la potessi vedere alla finestra, sul vetro, nel riflesso distorto dalle impronte del mio respiro notturno.

  

Un esercizio utile potrebbe essere quello di sostituire i gerundi con frasi più ampie che restituiscano lo stesso significato. Un altro esercizio potrebbe essere quello di servirti più spesso del punto per spezzare le frasi all'interno dello stesso concetto: in questo modo puoi conferire più elementi al tuo scritto senza inoltrarti in subordinate troppo complesse (relativamente a questo, ho riportato in corsivo dei tratti che avrei reso diversamente).

 

Come dicevo prima, sono accorgimenti che provo a utilizzare anch'io per migliorarmi. Spero di esserti stata utile, seppure nella mia poco esperienza. :)

 

A presto.

 

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Il 15/6/2019 alle 20:46, Dark Smile ha scritto:

 

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Ciao. Il frammento proposto fa parte di una serie di pensieri, difatti non aveva un titolo, ce l'ho inventato al momento, in quanto non è fondamentale per me. Sono esercizi di libertà con il mio inchiostro, provo a condividere con voi, sperando sia una lettura non troppo delirante :) 

 

Mi chiese che sapore avesse l'aria e io non seppi risponderle. La lasciai andare, fingendo di non scorgere l'ombra nei suoi passi e il deserto nello stridere della suola, contro un legno già di per sé cigolante. Ci sono tante storie che possono essere raccontate e al centro di questa stanza, non so da quale porta uscire, così la osservo vagare e scivolare sui muri, come un tempo lontano eppure così opprimente: lo sento ruvido sul palmo, sul polpastrello che striscia come un serpente addomesticato dall'idea della tentazione. Mi disse che nulla era originale, nulla poteva nascere, ma tutto avrebbe riposato nel buio. Finsi di non capire e mi sdraiai sul divano, affondando il peso nella morbidezza dell'abbandono. I muscoli erano rilassati, la voce una pergamena arrotolata male a stonare sbavando sui contorni. Mi rivelò che essi potevano trasformare i limiti in confini e viceversa, ma la sera baciava la marea prima del suono dell'alba, fingevo di addormentarmi prima della sua ninna nanna: erano palpebre di sonno con gli incubi appostati sul retro, le pause tra una parola e l'altra. Mi domandò il sapore della mia saliva, prima di passarmi la penna, ridacchiando e uscendo fuori dalla stanza, come se non la potessi vedere alla finestra, sul vetro, nel riflesso distorto dalle impronte del mio respiro notturno.

Ciao @Dark Smile, ho letto il tuo frammento con vivo interesse. Trovo che sia veramente troppo breve per dargli un significato, ma questo forse è un punto a favore, perché permette ad ognuno di dare una propria chiave, ed è una cosa che personalmente apprezzo tanto. Lo stile è particolare, a tratti cupo, e risulta non perfettamente fluido, ho dovuto più volte rileggere alcuni passaggi con attenzione, ma comunque ben scritto e senza refusi. Il contesto mi è parso onirico, ed ho interpretato il caos narrativo proprio come un susseguirsi di immagini che il nostro cervello elabora durante il sogno.

In definitiva,  un esperimento molto interessante!

A rileggerti!

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@Lucrezia Malara Ciao, mi ha fatto molto piacere leggere la tua analisi, procedo punto per punto, ma intanto ci tenevo a dirlo. 

 

Il ‎24‎/‎07‎/‎2019 alle 16:00, Lucrezia Malara ha scritto:

Vorrei dirti subito che apprezzo il tuo stile di scrittura. Amo molto anch'io utilizzare immagini ed espressioni "ermetiche" all'interno dei miei scritti, a costo di apparire incomprensibile o di ricevere critiche sulla "poca chiarezza". Alla fine scriviamo soprattutto per noi stessi, o no?

 

Ho parecchio apprezzato quelle virgolette, dettaglio che mi fa annusare un modo di vedere probabilmente simile. Ho sempre scritto per me stessa, l'inchiostro è un qualcosa per me di molto intimo e all'inizio ne ero così gelosa che non esponevo neppure ai miei famigliari. Ero "scrittrice" e al contempo lettrice di me stessa, questa dinamica mi ha dato molto e mi ha da subito posta in modo duplice, pertanto sono la prima che deve essere accontentata e sono, posso dirlo con enorme seccatura, la peggiore lettrice che mai potessi desiderare. Tuttavia non sottovaluto il ruolo del lettore, mi ci sto allacciando pian piano e le scoperte son interessanti: è bello vedersi dall'esterno e carpire quanto si possa o meno trasmettere, quindi di conseguenza migliorare. 

 

Per questo ho maggiormente apprezzato il tuo parere. Terrò decisamente conto dei tuoi consigli, sia dei punti -talvolta mi faccio prendere la mano- e sia dei gerundi, anche se qui hanno la valenza del ritmo. Mi spiego meglio. Avrai notato i pochi punti fermi all'interno della narrazione, a livello intuitivo, quei gerundio li ho visti come una pausa, ma altrove potrei aver fatto tale errore. 

 

Il ‎24‎/‎07‎/‎2019 alle 16:00, Lucrezia Malara ha scritto:

Adesso, io non so se tu abbia giù pubblicato scritti più corposi ed è sicuramente una mia mancanza, ma è davvero un peccato che questo frammento sia così breve.

 

Sì, in effetti è parecchio breve. Al momento mi sto concentrando su impulsi di breve durata, sulle scene insomma. Un esercizio che sto amando. E su un altro progetto che sto portando avanti pian piano, ma che non ho intenzione di condividere. 

 

Grazie mille, a presto, mi sei stata molto utile :) 

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@ohohboh Grazie per il tuo passaggio :) 

 

6 ore fa, ohohboh ha scritto:

Trovo che sia veramente troppo breve per dargli un significato, ma questo forse è un punto a favore, perché permette ad ognuno di dare una propria chiave, ed è una cosa che personalmente apprezzo tanto.

 

Ne sono molto felice. Mi sto allenando in tal senso, adoro l'idea di dare più chiavi rendendo nebulosa la mia, più o meno che sia in base allo scritto. Inoltre una brevità simile mi consente di mettermi alla prova a livello d'impulsi -son persona che scrive parecchio di pancia-. 

 

6 ore fa, ohohboh ha scritto:

Lo stile è particolare, a tratti cupo, e risulta non perfettamente fluido, ho dovuto più volte rileggere alcuni passaggi con attenzione, ma comunque ben scritto e senza refusi. Il contesto mi è parso onirico, ed ho interpretato il caos narrativo proprio come un susseguirsi di immagini che il nostro cervello elabora durante il sogno.

 

Cupo e frammentario. Diciamo che ero preda di una scena ben precisa, un po' onirica un po' allucinata e tanto intima. I toni cupi ci son senz'altro così come la poca fluidità e il susseguirsi di stimoli senza essere capaci di allinearli, perché in fondo in quel pezzo niente è nelle mie mani. 

 

A presto. 

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