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DSGU

La Formula Magica - Cap. 3

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Superveloce

 

Era la prima volta che sentivo il vento così forte tra i miei capelli.

 

Ripensandoci, riesco praticamente a vedermi da fuori, come se qualcuno mi avesse filmato da molto vicino e io potessi vedere ancora e ancora il video, nella youtube della mia testa.

 

Guardavo un po’ gli altri bambini intorno, che andavano in bici come me, e pur sembrandomi più grandi e più abili, visto che andavano in biciclette più grandi – e senza le rotelle che invece aveva la mia bici – non mi sembravano più veloci. Mi sembrava di essere il più veloce del mondo.

 

L’euforia data dal vento sul mio viso mescolata alla solitudine di quel giro che mi stavo facendo mi avevano realmente convinto di essere superveloce. Sono stato persino stupito dalla potenza dei freni nel momento in cui sono riusciti a farmi fermare così prontamente.

 

Con una tale velocità sarei sicuramente riuscito a raggiungere i miei genitori molto presto. Peccato che le biciclette non potessero volare, pensavo.

 

Peccato che quel vento che sentivo sul viso e tra i capelli non potesse cambiare direzione e farmi volare invece, in alto e oltre le nuvole, fino ad arrivare in Italia, dai miei genitori.

 

 

Preghiere

 

Mi piacevano i supereroi. Mi piacevano gli eroi in realtà, i superpoteri erano solo un bonus.

 

Mi piacevano quei personaggi che salvavano gli altri. Ma il cattivo sembrava sempre essere molto più forte del normale, quindi i superpoteri (o almeno dei poteri) sembravano sempre necessari.

 

Mi piaceva Superman che salvava gli indifesi. Mi piacevano i Power Rangers. Mi piaceva Popeye che salvava Olivia.

 

Avrei tanto voluto essere salvato, ma non sapevo da cosa. Sentivo il pericolo. Sentivo la paura dei miei genitori. Avrei tanto voluto salvarli, ma non sapevo come.

 

Nelle mie preghiere quindi chiedevo che uno di quei supereroi che conoscevo potesse venire a salvarci. Superman sembrava molto impegnato, ma forse avrebbe potuto trovare del tempo se glielo avessi chiesto abbastanza. Oppure chissà, i Power Ranger. Popeye avevo capito che fosse quello meno reale, perché iniziavo a capire cosa fossero i cartoni animati.

 

In ogni caso sarei stato felice per qualsiasi eroe che si fosse presentato da noi. Speravo che ci salvasse, che salvasse i miei genitori e che salvasse mio fratellino e me. Da cosa, non ne avevo idea, ma sentivo la paura.

 

 

Incubo

 

Una volta ho fatto un incubo. Mi fece così tanta paura, che influenzò la mia vita per almeno un paio di anni.

 

Dormivo nello stesso lettone con mio fratello all’epoca, letto coperto da un enorme zanzariera per proteggerci dagli insetti. Gli raccontai appena possibile l’incubo. Tutto quanto, nei minimi dettagli.

 

Eravamo noi due contro il mondo, in quel periodo. E anche se avrei voluto sempre e solo proteggerlo da tutto, in quel momento mi sentivo indifeso io stesso, attaccato dall’interno da una parte di me stesso durante uno dei momenti più introspettivi della giornata, i sogni.

 

Quindi glielo raccontai, perché non sapevo di chi altro potessi fidarmi.

 

Ero nel bagno di quella casa, la casa di mia nonna, seduto a fare i miei bisogni con la porta chiusa, quando si presenta di fronte a me una strega, dalla pelle verde e brufolosa, vecchia, spaventosa, vestita di nero e con un cappello stregonesco. Ride in un modo diabolico e sta per attaccarmi, per uccidermi. Io non so dove scappare, la porta è chiusa, non riesco ad urlare. E il fatto di essere nudo sulla tazza nel mezzo dei miei bisogni mi fa sentire terribilmente vulnerabile, totalmente indifeso.

 

Dal momento in cui gliel’ho raccontato – e per qualche anno – io mio fratello ci saremmo accompagnati ogni volta che uno di noi due voleva andare in bagno.

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@DSGU

 

Continuo la lettura sempre con un certo fascino, ma al contempo non mi convincono appieno certe scelte stilistiche "bambinesche" che sfociano in molte ripetizioni...

 

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Ripensandoci, riesco praticamente a vedermi da fuori, come se qualcuno mi avesse filmato da molto vicino e io potessi vedere ancora e ancora il video, nella youtube della mia testa.

L'immagine dello "youtube della testa" mi è molto piaciuta... varierei però il termine "vedere".

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

che andavano in bici come me, e pur sembrandomi più grandi e più abili, visto che andavano in biciclette più grandi – e senza le rotelle che invece aveva la mia bici – non mi sembravano più veloci. Mi sembrava di essere il più veloce del mondo.

Se alcune ripetizioni sono volute e anche importanti, come ad esempio qui potrebbe essere "veloci/e" (che è l'argomento principale del mini-capitolo titolato "superveloce"), esse perdono secondo me di efficacia quando di ripetizioni ce ne sono troppe, come "andare", "bici/biciclette", "grandi", "sembrare"... ecco, secondo me, poi diventano troppe: alla fine il protagonista ripete quasi ogni frase cambiando solo una o due parole...

 

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Con una tale velocità sarei sicuramente riuscito a raggiungere i miei genitori molto presto. Peccato che le biciclette non potessero volare, pensavo.

Bello: qui raggiungi perfettamente l'effetto. Bravo e ben scritto!

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Avrei tanto voluto essere salvato, ma non sapevo da cosa. Sentivo il pericolo. Sentivo la paura dei miei genitori. Avrei tanto voluto salvarli, ma non sapevo come.

Anche qui: bello. Ad esempio, qui, la ripetizione del verbo "salvare" ha senso e incide bene...

Ma comunque rischia di sperdersi, quando i "salvare" abbondano insieme ai "piacere", "sapere", "sentire", "sembrare", etc...

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Mi piaceva Superman che salvava gli indifesi. Mi piacevano i Power Rangers. Mi piaceva Popeye che salvava Olivia.

 

Avrei tanto voluto essere salvato, ma non sapevo da cosa. Sentivo il pericolo. Sentivo la paura dei miei genitori. Avrei tanto voluto salvarli, ma non sapevo come.

 

Nelle mie preghiere quindi chiedevo che uno di quei supereroi che conoscevo potesse venire a salvarci. Superman sembrava molto impegnato, ma forse avrebbe potuto trovare del tempo se glielo avessi chiesto abbastanza.

"Chiesto abbastanza" è tronca come frase... "abbastanza" cosa? "Abbastanza volte" (che comunque suona male)? Oppure "abbastanza convinto" o simili?

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Popeye avevo capito che fosse quello meno reale, perché iniziavo a capire cosa fossero i cartoni animati.

Ugualmente qui: "capire"... non lo ripeterei, anche perché potresti sfruttare la variazione per dare ulteriori informazioni sull'evoluzione del protagonista: la prima volta il "capire" ci mostra che sta "conoscendo il mondo da un punto di vista mentale"... nel secondo caso si possono inserire termini come "scoprire cosa fossero i cartoni", ad esempio, che non è solo capire, ma anche magari un rimanere sorpreso... non so se mi sono spiegato.

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Una volta ho fatto un incubo. Mi fece così tanta paura, che influenzò la mia vita per almeno un paio di anni.

Qui, nuovamente, non sono sicuro del passato prossimo come forma verbale, sia perché stacca molto la narrazione avvicinandola al presente, sia perché sembra che l'incubo l'abbia fatto una volta sola... manterrei al passato, calcando sulla particolarità di tale incubo: "una volta, feci un incubo particolarmente traumatico" (o simili)

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Dormivo nello stesso lettone con mio fratello all’epoca, letto coperto da un enorme zanzariera per proteggerci dagli inset

Nuovamente: anziché ripetere i termini (in questo caso "lettone/letto") unirei la frase riformulando l'ordine di apparizione degli elementi:

"All'epoca dormivo con mio fratello nello stesso letto (o lettone), coperto da una enorme zanzariera..."

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Gli raccontai appena possibile l’incubo.

Non mi convince molto che "appena possibile" sia messo sintatticamente in mezzo alla frase, anche perché non rende bene l'idea del quando glielo raccontò, ma rimane vaga e accenna all'impossibilità di poterlo raccontare (non avendo magari l'intimità giusta)... il punto è che crea ulteriori domande, del tipo e appunto, perché non poteva raccontarglielo subito?

Lo specificherei, nel senso di qualcosa come:

"Appena ebbi l'occasione di rimanere appartato con lui"... cose del genere, magari scritte meglio di come ho fatto io... come dire: specificare che lo fa in una determinata situazione particolare non immediatamente raggiungibile...

 

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

durante uno dei momenti più introspettivi della giornata, i sogni.

Qui il termine "introspettivo" mi risulta molto "da grandi" quindi e quasi fuori contesto da tutto lo stile generale del racconto.

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Gli raccontai appena possibile l’incubo. Tutto quanto, nei minimi dettagli.

 

Eravamo noi due contro il mondo, in quel periodo. E anche se avrei voluto sempre e solo proteggerlo da tutto, in quel momento mi sentivo indifeso io stesso, attaccato dall’interno da una parte di me stesso durante uno dei momenti più introspettivi della giornata, i sogni.

 

Quindi glielo raccontai, perché non sapevo di chi altro potessi fidarmi.

Qui, le varie ripetizioni di termini e concetti, secondo me giocano nuovamente a sfavore, creando una sorta di trappola... attacchi con "glielo raccontai, nei minimi dettagli"...

"Eravamo noi due contro il mondo" per me stai dunque iniziando a raccontare l'incubo... infatti non comprendevo bene e infatti non lo stava ancora raccontando, ma lo farai dopo... questa cosa confonde... io mi aspetto che dopo avermi detto che glielo racconta, poi me lo racconti, non che rimandi...

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Ero nel bagno di quella casa, la casa di mia nonna, seduto a fare i miei bisogni con la porta chiusa, quando si presenta di fronte a me una strega, dalla pelle verde e brufolosa, vecchia, spaventosa, vestita di nero e con un cappello stregonesco. Ride in un modo diabolico e sta per attaccarmi, per uccidermi. Io non so dove scappare, la porta è chiusa, non riesco ad urlare. E il fatto di essere nudo sulla tazza nel mezzo dei miei bisogni mi fa sentire terribilmente vulnerabile, totalmente indifeso.

 

In quanto alla narrazione dell'incubo stesso, non mi convince affatto l'uso dei tempi al presente... manterrei il tutto al passato, altrimenti spezza molto e fa sì che tale incubo non sia solo un fatto del passato, ma ancora viva nel presente, o che sia atemporale.

Comunque, inizi con l'imperfetto "ero" e poi passi d'improvviso a "si presenta"... in ogni caso manterrei solo lo stesso tempo, quale che sia, presente o passato.

 

Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha detto:

Dal momento in cui gliel’ho raccontato – e per qualche anno – io mio fratello ci saremmo accompagnati ogni volta che uno di noi due voleva andare in bagno.

Nuovamente non mi convince la consecutio o l'uso del passato prossimo che stacca molto.

 

Alla prossima... ciao!

 

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Il 14/6/2019 alle 10:57, AndC ha detto:

L'immagine dello "youtube della testa" mi è molto piaciuta

 

Grazie :)

 

Il 14/6/2019 alle 10:57, AndC ha detto:

"Chiesto abbastanza" è tronca come frase... "abbastanza" cosa? "Abbastanza volte" (che comunque suona male)? Oppure "abbastanza convinto" o simili?

 

Molto interessante questo spunto. Credo che userò "con sufficiente convinzione".

 

Il 14/6/2019 alle 10:57, AndC ha detto:

non so se mi sono spiegato.

 

Sì, ti spieghi molto bene. E ti ringrazio per questo.

 

Il 14/6/2019 alle 10:57, AndC ha detto:

Nuovamente: anziché ripetere i termini (in questo caso "lettone/letto") unirei la frase riformulando l'ordine di apparizione degli elementi:

 

Molto efficace questo modo di evitare la ripetizione.

 

Il 14/6/2019 alle 10:57, AndC ha detto:

il punto è che crea ulteriori domande, del tipo e appunto, perché non poteva raccontarglielo subito?

 

Non ci avevo per niente pensato, grazie!

 

Il 14/6/2019 alle 10:57, AndC ha detto:

io mi aspetto che dopo avermi detto che glielo racconta, poi me lo racconti, non che rimandi...

 

È un buon punto. Effettivamente l'intenzione è quella di rimandare, ma credo che si possa fare meglio.

 

Il 14/6/2019 alle 10:57, AndC ha detto:

in ogni caso manterrei solo lo stesso tempo, quale che sia, presente o passato.

 

Giustissimo.

 

Grazie degli ottimi spunti @AndC! :)

 

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Il 12/6/2019 alle 19:31, DSGU ha scritto:

 

 

Superveloce

 

Era la prima volta che sentivo il vento così forte tra i miei capelli.

 

Ripensandoci, riesco praticamente a vedermi da fuori, come se qualcuno mi avesse filmato da molto vicino e io potessi vedere ancora e ancora il video, nella youtube della mia testa.

 

Guardavo un po’ gli altri bambini intorno, che andavano in bici come me, e pur sembrandomi più grandi e più abili, visto che andavano in biciclette più grandi – e senza le rotelle che invece aveva la mia bici – non mi sembravano più veloci. Mi sembrava di essere il più veloce del mondo.

 

L’euforia data dal vento sul mio viso mescolata alla solitudine di quel giro che mi stavo facendo mi avevano realmente convinto di essere superveloce. Sono stato persino stupito dalla potenza dei freni nel momento in cui sono riusciti a farmi fermare così prontamente.

 

Con una tale velocità sarei sicuramente riuscito a raggiungere i miei genitori molto presto. Peccato che le biciclette non potessero volare, pensavo.

 

Peccato che quel vento che sentivo sul viso e tra i capelli non potesse cambiare direzione e farmi volare invece, in alto e oltre le nuvole, fino ad arrivare in Italia, dai miei genitori.

 

 

Preghiere

 

Mi piacevano i supereroi. Mi piacevano gli eroi in realtà, i superpoteri erano solo un bonus.

 

Mi piacevano quei personaggi che salvavano gli altri. Ma il cattivo sembrava sempre essere molto più forte del normale, quindi i superpoteri (o almeno dei poteri) sembravano sempre necessari.

 

Mi piaceva Superman che salvava gli indifesi. Mi piacevano i Power Rangers. Mi piaceva Popeye che salvava Olivia.

 

Avrei tanto voluto essere salvato, ma non sapevo da cosa. Sentivo il pericolo. Sentivo la paura dei miei genitori. Avrei tanto voluto salvarli, ma non sapevo come.

 

Nelle mie preghiere quindi chiedevo che uno di quei supereroi che conoscevo potesse venire a salvarci. Superman sembrava molto impegnato, ma forse avrebbe potuto trovare del tempo se glielo avessi chiesto abbastanza. Oppure chissà, i Power Ranger. Popeye avevo capito che fosse quello meno reale, perché iniziavo a capire cosa fossero i cartoni animati.

 

In ogni caso sarei stato felice per qualsiasi eroe che si fosse presentato da noi. Speravo che ci salvasse, che salvasse i miei genitori e che salvasse mio fratellino e me. Da cosa, non ne avevo idea, ma sentivo la paura.

 

 

Incubo

 

Una volta ho fatto un incubo. Mi fece così tanta paura, che influenzò la mia vita per almeno un paio di anni.

 

Dormivo nello stesso lettone con mio fratello all’epoca, letto coperto da un enorme zanzariera per proteggerci dagli insetti. Gli raccontai appena possibile l’incubo. Tutto quanto, nei minimi dettagli.

 

Eravamo noi due contro il mondo, in quel periodo. E anche se avrei voluto sempre e solo proteggerlo da tutto, in quel momento mi sentivo indifeso io stesso, attaccato dall’interno da una parte di me stesso durante uno dei momenti più introspettivi della giornata, i sogni.

 

Quindi glielo raccontai, perché non sapevo di chi altro potessi fidarmi.

 

Ero nel bagno di quella casa, la casa di mia nonna, seduto a fare i miei bisogni con la porta chiusa, quando si presenta di fronte a me una strega, dalla pelle verde e brufolosa, vecchia, spaventosa, vestita di nero e con un cappello stregonesco. Ride in un modo diabolico e sta per attaccarmi, per uccidermi. Io non so dove scappare, la porta è chiusa, non riesco ad urlare. E il fatto di essere nudo sulla tazza nel mezzo dei miei bisogni mi fa sentire terribilmente vulnerabile, totalmente indifeso.

 

Dal momento in cui gliel’ho raccontato – e per qualche anno – io mio fratello ci saremmo accompagnati ogni volta che uno di noi due voleva andare in bagno.

eccomi quà sono tornato per vedere come va avanti la storia. La frase precedente è chiaramente già un commento. La storia incuriosisce  la scrittura per me è fluida. Infatti mi tiene sul 'foglio' il personaggio un po' mi manca visivamente ma forse lo avevo già letto. Per i miei gusti è un buon italiano senza troppi fronzoli senza obligatoriamente voler mostrare quanto si è bravi con le parole. 
Sono d'accordo con chi ti ha scritto che ogni tanto ci sono troppe ripetizioni. 
Lo Youtube della mia testa non mi piace.  ( ti pregherei di prendere tutto con le pinze. ti racconto solo i miei gusti. sul lessico sono a zero per cui taccio  ) dicevo.. non mi piace perchè è un racconto che ha il sapore di nostalgia e la parola ultramoderna un po' mi suona male.Poi però ci sono spunti che ti ruberò "Avrei tanto voluto essere salvato, ma non sapevo da cosa."  mi trasmette proprio la preoccupazione no la paura. IL fatto che lui non capisca il perchè di tutte queste emozioni. BRAVO.
Alla prossima

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