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DSGU

La Formula Magica - Cap. 1

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Immersione

 

Submarino è il nome del panino che mi porta nel passato. Come un sottomarino, mi immerge negli abissi dei miei ricordi.

 

Lo mangiavamo all'Unicentro, ma non ne ricordo esattamente il sapore. È l'odore che mi trasporta direttamente nel paese del mio passato, nel sud dei miei ricordi. Non so nemmeno la ricetta completa del panino Submarino, ricordo solo due dettagli, in mezzo a due parti di pane: lattuga e maionese.

 

Cerco di non mangiare quasi mai questa combinazione per non intaccare la ricetta del carburante che riesce a portarmi così lontano nel passato. Meno spesso mangio questa ricetta nel presente, più è intensa la connessione con le mie origini. Sud America, Ecuador, Guayaquil, Unicentro.

 

Un panino annusato a piene narici, con addosso la polo di quando si usciva in città con la famiglia. La gioia delle scale mobili, viste come una magia pagata con l'obbedienza verso i genitori, che mi avrebbero potuto riportare di nuovo lì.

 

Il sapore di un ambiente così pulito lo collegavo al verde speranzoso della lattuga. E la maionese mi ricordava il bianco delle nuvole del cielo sereno di quella città.

 

 

Un aereo che parte

 

Un aereo che parte, da un aeroporto grigio. È tutto tecnologico qui, e sicuramente potrei divertirmi tantissimo. Ho la solita polo da uscita, ma i miei genitori sembrano esserne meno fieri.

 

È probabilmente una giornata speciale, visto che tutta la famiglia è presente: zie zii, cugini e nonni. Ma c'è qualcosa che non capisco. La percepisco ma non riesco a darle un senso.

 

Perché c'è questa tristezza nell'aria? Sì, il grigio non è il colore più divertente del mondo, ma in fondo è molto elegante. E allora perché questa tristezza?

 

Capisco velocemente che non riceverò risposta a questa domanda: né dai miei zii, né dai miei genitori. E questa volta nemmeno i miei cugini sembrano capirne più di me. O se lo fanno, non condividono il segreto con me.

 

Aria che soffia forte, scale di metallo che suonano mentre mia mamma ci cammina sopra. La vedo mentre entra nell'aereo. So che sono lontanissimo dalla scena, ma riesco vedere i dettagli come se stesse succedendo a due metri da me.

 

Mia mamma è appena andata via e io, in mezzo a tutta quella tristezza, sorrido. Sono contento perché sono convinto che tra poco potrà dirmi che cos'è esattamente un aereo.

 

 

Edison

 

Forse è stato il nome di mio fratellino a farmi avere quella idea. O meglio, forse è stato il commento che facevano la maggior parte di quelli che ascoltavano il suo nome. Altrimenti non credo che quel giorno avrei dato a lui - di due anni più piccolo - il compito di accendere la lampadina.

 

Si trattava di un movimento semplice, nella sua pericolosità: girare la lampadina - proprio il bulbo - in direzione oraria per accenderla. Si faceva ogni sera, quando il sole tramontava, perché in quella parte della casa non c'erano ancora interruttori.

 

Avevo dimenticato di avvisarlo, forse. Oppure non avevano avvisato nemmeno me del fatto che non si dovessero toccare i cavi scoperti sopra il bulbo della lampadina.

 

La luce arriva, e subito sparisce.

 

Mio fratello trema come se stesse per morire. Io urlo disperato «Aiuto!», come se fosse già morto.

 

Chiedo a Dio di farlo vivere. Direziono verso l'alto tutta la vergogna che sento - perché mi sento l'unico responsabile - e chiedo a Dio di punire me e non lui.

 

Black-out in tutto il quartiere. Mio fratello si è appena salvato.

 

Non ricordo esattamente come. Forse mia nonna, forse mia zia.

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@DSGU

 

Ciao... mi è piaciuta questa prima parte. Una scrittura vivace per uno stile originale che si fonde direttamente nell'inusualità della trama.

 

Bello... in generale complimenti.

 

A mio avviso, limerei solo qualche ripetizione di termine nella prima parte, ad esempio "passato" o il verbo "ricordare/ricordi" che tornano spesso.

 

Soprattutto nella seconda parte, invece, limerei molti "che"... alcuni sono superflui e spesso ritornano più volte all'interno della stessa frase.

 

Non li quoto uno ad uno, ma se dovesse servirti, posso farlo...

 

Il 10/6/2019 alle 18:51, DSGU ha detto:

presente: zie (virgola) zii, cugini e non

Qui ci manca una virgola.

 

Il 10/6/2019 alle 18:51, DSGU ha detto:

E questa volta nemmeno i miei cugini sembrano capirne più di me. O se lo fanno, non condividono il segreto 

Qui anche... il "ne" di capire non è sintatticamente necessario... lo togliere per non appesantire troppo il termine e fare scorre meglio la frase.

È il discorso che in generale ti faccio per i "che"... se sintatticamente la frase è giusta e comprensibile anche senza, toglierli allegerirebbe la lettura.

 

Il tutto, ovviamente, solo e sempre a mia personalissima opinione.

 

Complimenti, ben scritto in generale. Ciao!

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Sono genuinamente sorpreso. Ho aperto questa pagina dopo avere letto il titolo, che mi aveva attratto per la sua sfumatura "fantasy" e mi sono trovato catturato. Hai legato il senso dell'olfatto a un "cancello dei ricordi", di cui il panino è la chiave. Mi hai immerso in una miniera di impressioni, frammenti della mente di un bambino, rafforzati dall'uso del presente, che mi ha coinvolto, dando ai ricordi stessi una freschezza che probabilmente l'uso del passato non avrebbe ottenuto. Non mi aspettavo l'incidente della lampadina, e ho temuto per la vita del piccolo Edison, comprendendo allo stesso tempo i sensi di colpa del fratello, di cui per ora non ho un nome. Per mio deficit, probabilmente, non ho capito se il blackout è dovuto dall'incidente oppure l'incidente non ha avuto drastiche conseguenze per merito del blackout, ma ora proseguirò con i capitoli successivi. Ottimo lavoro!

Ps: solo una cosa non mi ha convinto molto: nella sezione di Edison, hai scritto "di mio fratellino". A parere mio suona meglio "del mio fratellino".

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Il 13/6/2019 alle 13:47, AndC ha detto:

 

È il discorso che in generale ti faccio per i "che"... se sintatticamente la frase è giusta e comprensibile anche senza, toglierli allegerirebbe la lettura.

 

Grazie del consiglio @AndC ! :)

 

Il 14/6/2019 alle 11:47, Drake Alistair ha detto:

Ho aperto questa pagina dopo avere letto il titolo, che mi aveva attratto per la sua sfumatura "fantasy" e mi sono trovato catturato.

 

Grazie @Drake Alistair, effettivamente non avevo pensato al fatto che il titolo potesse far pensare a un altro tipo di storia. :D

 

Il 14/6/2019 alle 11:47, Drake Alistair ha detto:

Mi hai immerso in una miniera di impressioni, frammenti della mente di un bambino, rafforzati dall'uso del presente, che mi ha coinvolto, dando ai ricordi stessi una freschezza che probabilmente l'uso del passato non avrebbe ottenuto.

 

Grazie mille! :angelo:

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E' uno stile non stile. Nella mia testa è una affermazione positiva. Non ti soffermi su una narrazione canonica.  
Mi è sembrato di stare in treno con uno sconosciuto che incomincia a raccontarti cose sue senza che tu glielo abbia chiesto ma che, incuriosito, continuerai ad ascoltare. Non ho letto le solite tortuose metafore in cui di solito gli scrittori amano specchiarsi.( autocritica )Vedo solo fatti. Piccoli forse. Piccoli si ma diversi. Ho letto dei fatti. Presto per dare un giudizio finale ovviamente  ma... aspetto di leggere il resto. Personalmente non direi mai  un " qui ci va la maiuscola" o  " qui la virgola" . La forma è importante ma.. vi prego.. non è tutto.. scusatemi è un problema mio.  Già non ho il tempo per scrivere figuriamoci di correggere.
Se posso... Non vedo le persone:  la mamma ? è grassa ? magra ? alta ?  E il fratello ?
 magari me le farai 'vedere' più avanti nel racconto. E come al solito ho parlato troppo presto. Anche se capisco benissimo che se di questi due parli solo ora non occorre raccontare troppe cose di loro.
bravo!

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