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Elisa Audino

Caricata a salve

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Arriva ubriaco

E continua a ripetere

Sono un cane

            Sono un cane

                        Sono un cane

Non dovevo andare con loro questa mattina.

Si siede con noi

Alto

Curvo

Quasi si piega

Quasi piange ridendo

Ha un sorriso a forma di luna

Loro chi?

Ma ride

E dice

Ho fatto solo casini,

Uno

            Dopo

                        L’altro.

Hai mangiato cena?

Dice sì, qualcosa

Ma ancora

Oooooh, ho fatto un casino

Perché?

Sono un cane

            Sono un cane

                        Sono un cane

Non risponde

Racconta di sé

Del militare, del congedo, trent'anni prima almeno

Un diluvio

Dell’amico artificiere finito a pezzi su un albero

Mentre faceva le prove in un fosso.

Pezzi ovunque,

E ride con voce profonda

Sono un cane

Si guarda attorno e butta una mano alla cinta

Non c’è nessuno

Vi faccio vedere una cosa

E tira fuori un oggetto nero che gli puntava i coglioni

Una pistola sulla pelle nuda, di traverso sotto la maglietta

La nasconde male tra le mani

E non dice più

Sono un cane

La cameriera passa e la intravede

È giovane

Prende le ordinazioni, il secondo giro

E va via

Senza beh

Senza ma

È un piccolo paese abituato ad abituarsi

Il nostro

Controllo i miei figli

Che non vedano nulla

Che stiano dove sono

Sono un cane

            Sono un cane

Non lo dice più e io non parlo e non mi muovo

La mia amica non parla e non si muove

Lui se ne va con il suo amico a provarla in un campo schiena contro schiena

D i e c i  p a s s i

A far la gara a chi fa il botto per prima

 

Bum

Sono un cane

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Buona sera @Elisa Audino:), troppo simpatica la tua caricata a salve. Una poesia curata nei minimi dettagli.

 

Il 10/6/2019 alle 09:38, Elisa Audino ha detto:

Arriva ubriaco

E continua a ripetere

Sono un cane

            Sono un cane

                        Sono un cane

Non dovevo andare con loro questa mattina.

Si siede con noi

Alto

Curvo

Quasi si piega

Quasi piange ridendo

Ha un sorriso a forma di luna

Loro chi?

Ma ride

E dice

Ho fatto solo casini,

Uno

            Dopo

                        L’altro.

Questa parte è la mia preferita, anche esteticamente mi piace. Ottima descrizione.

 

Il 10/6/2019 alle 09:38, Elisa Audino ha detto:

Hai mangiato cena?

Dice sì, qualcosa

Ma ancora

Oooooh, ho fatto un casino

Perché?

Sono un cane

            Sono un cane

                        Sono un cane

Non risponde

Racconta di sé

Del militare, del congedo, trent'anni prima almeno

Un diluvio

Dell’amico artificiere finito a pezzi su un albero

Mentre faceva le prove in un fosso.

Pezzi ovunque,

Curiosità: com'è finito sull'albero?

 

Il 10/6/2019 alle 09:38, Elisa Audino ha detto:

E ride con voce profonda

Sono un cane

Si guarda attorno e butta una mano alla cinta

Che cos'è la cinta?

 

Il 10/6/2019 alle 09:38, Elisa Audino ha detto:

Non c’è nessuno

Vi faccio vedere una cosa

E tira fuori un oggetto nero che gli puntava i coglioni

Una pistola sulla pelle nuda, di traverso sotto la maglietta

La nasconde male tra le mani

E non dice più

Sono un cane

Questa parte non mi piace.

 

Il 10/6/2019 alle 09:38, Elisa Audino ha detto:

La cameriera passa e la intravede

È giovane

Prende le ordinazioni, il secondo giro

E va via

Senza beh

Senza ma

È un piccolo paese abituato ad abituarsi

Il nostro

Questa invece è splendida!

 

Il 10/6/2019 alle 09:38, Elisa Audino ha detto:

Controllo i miei figli

Che non vedano nulla

Che stiano dove sono

Sono un cane

            Sono un cane

Non lo dice più e io non parlo e non mi muovo

La mia amica non parla e non si muove

Lui se ne va con il suo amico a provarla in un campo schiena contro schiena

D i e c i  p a s s i

A far la gara a chi fa il botto per prima

 

Bum

Sono un cane

 

Conclusione: la classificherei come poesia\racconto che narra una scena limpida. La poesia mi è piaciuta perchè è insolita, aggiungerei più punteggiatura così non si rischia di leggerla tutta ad un fiato.^^

Ti auguro una buona continuazione. :flower:Floriana

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Ciao @Floriana, sì, c'è ancora qualcosa che non mi convince. Ne ho fatta una seconda versione molto più ridotta, non sono abituata a usare tante parole e questa è uscita di getto fino a un certo punto, ho ritoccato troppo. Sulla punteggiatura devo rifletterci, l'ho tolta per velocizzare il ritmo, nella mia testa corre veloce.

La cinta è la cintura dei pantaloni, forse è un termine che si usa solo qui in Piemonte, anche se di per sé esiste, ma volevo una connotazione di paese, essendo nata dai tavolini di un bar. È una scena reale, il personaggio ricorda di un amico morto poco dopo il congedo, stava facendo un corso da artificiere ed è schizzato letteralmente a pezzi su un albero. Di lui è rimasto poco. Nelle mie intenzioni quel che volevo rendere è il contrasto tra un uomo che continua a ripetere Sono un cane, sono un cane, sono un cane, sentendosi quasi in colpa per cosa non si sa, per quello che è, un ricordo legato alla naja, come se ne sentono forse altri, ma con l'aggiunta di un morto, e lo stesso uomo che alla fine tira fuori una pistola giocattolo e va a provarla nei boschi. Una scena di per sé assurda, ma che riuscissi a rendere meglio acquisterebbe un suo senso. L'insensatezza della vita, le braccia che penzolano. Una cosa del genere. 

Grazie ancora!

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