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Lauram

[MI128] Il peso della colpa

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Carissima @Lauram

 

Dato il nome del protagonista, mi son buttato a capofitto nella storia pensando "sarà il racconto di un eroe strafico!"... xD

 

Scherzo, anche per sdrammatizzare... la storia è in realtà molto profonda, il tema toccante, il finale commovente: i miei complimenti!

Alla resa dei conti, il piccolo Andrea resta comunque un "supereroe" mi verrebbe da dire... brava... hai usato il tatto giusto per descrivere una storia molto difficile, a tratti pesante, ma la scrittura si mantiene fluida e il tutto si segue bene.

Hai ben dosato il peso delle emozioni, senza esagerare e mi sei piaciuta.

Molto ben giocata e descritta la trama.

 

Per il resto, sicuramente un po' di fretta da Contest può aver influito su piccoli particolari secondo me da aggiustare... nulla di grave.

Per lo più, secondo me, ci andrebbe qualche virgola in più...

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

mai sentita prima.

il bimbo si alza in piedi.

Qui ci va la maiuscola dopo il punto: "Il bimbo..".

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

La morte violenta non libera chi ha perso la vita dalla sporcizia del mondo.

 

Questa frase non mi ha convinto appieno... proprio suona strana alla logica sintattica... il "dalla" non capisco bene a cosa sia riferito... se è riferito a "libera", ha senso, ma "chi ha perso la vita" può ingannare... in prima lettura ho infatti collegato questi due elementi e non mi tornava: "chi ha perso la vita dalla sporcizia del mondo"... se isoliamo e leggiamo così di seguito la frase, non ha molto senso... secondo me; se invece il senso è quello iniziale, si potrebbe proprio eliminare "chi ha perso la vita". 

"La morte violenta non libera dalla sporcizia del mondo".

Oppure: "la morte violenta non libera le vittime  (o simili) dalla sporcizia del mondo"

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

In soggiorno intorno a un tavolo, seduti ci sono i suoi genitori

Creerei un inciso:

"In soggiorno (virgola), intorno a un tavolo (virgola), seduti ci sono"...

Ma, già che ci siamo, sposterei anche quel "seduti":

"In soggiorno, seduti intorno a un tavolo, ci sono i suoi genitori".

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Tutti hanno le mani appoggiate sul piano. Le dita aperte toccano quelle di chi siede vicino. Sul tavolo sembra ci sia un girotondo, fatto di mani che non si stringono e che resta fermo.

- Qui, hai provato un po' a variare "tavolo" con piano... ma poi comunque riusi "tavolo", come riusi "esserci" ("ci sia")... il tutto ritorna un po' dalla frase che ho quotato subito sopra.

- Ritorna poi la parola "mani".

"Che resta fermo" è connesso a "girotondo" ma "mani che non si stringono" allontana/rompe questa connessione... sintatticamente, sarebbe più logico aspettarsi un verbo collegato a "mani" e non a "girotondo".

"Un girotondo che resta fermo", poi... non mi convince perché dà al girotondo la capacità di agire (scegliere se muoversi o restare fermo)... meglio un aggettivo e non un verbo, tipo "un girotondo immobile", secondo me.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

“Andrea. Dove sei?” dice la donna.  

Il verbo "dire" mi pare praticamente l'unico che userai nei dialoghi (o almeno il principale che ritorna più volte). Qui, ad esempio, userei "ripete", perché la frase è identica a ciò che la medium ha espresso nell'incipit:

“Andrea. Dove sei?” ripete la donna.  

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Alto poco più di un metro (virgola) le arriva al viso.

Metterei una virgola.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Ha i capelli bianchi (virgola) dello stesso colore degli occhi senza pupille.

Ugualmente qui, aggiungerei una virgola.

Anche perché: senza virgola suona come due informazioni consecutive sul colore degli occhi... "bianchi" e "dello stesso colore"... ci vuole secondo me uno stacco, una divisione... oppure modificare il verbo: "I capelli bianchi sono dello stesso colore"...

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Per la paura (virgola) Andrea si infila sotto il tavolo.

Ti segno le virgole dove ce le vedrei bene.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

La madre urla, si dispera. “Scusaci. Scusaci amore…”

Andrea si tappa le orecchie. Non vuole sentire le sue urla.

Varierei la ripetizione di "urla".

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

fatte di note monocorde che sprigionavano a lento rilascio e senza fine il dolore della donna.

 

- "Monocorde" non mi convince troppo, forse più "monotone", anche se effettivamente ripete "nota/monotone".

Oppure al plurale (esiste? Non so, sei tu la musicista... :D): "note monocordi"... uhmm... qualcosa non mi torna.

- Anche poco sopra ("fatto di mani che non si stringono"), usi il verbo "fare" per dire "composto" (o simili)... userei dei sinonimi appositi.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

La mattina quando si svegliava (virgola) Andrea era con lei.

Aggiungerei virgole... una sicuramente prima di  "Andrea", ma creerei proprio un inciso:

"La mattina, quando si svegliava, Andrea..."

Oppure:

"Quando alla mattina si svegliava, Andrea..."

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

si appiccicavano al corpo del bimbo che le attirava come calamita

"Appiccicare" l'hai già usato nell'incipit riferito ai peli del cane.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

L’abbracciava un po’, poi preso dall’entusiasmo di essere un bambino (virgola) si sbrigava per andare a giocare in giro.

Nuovamente aggiungerei una virgola a creare un inciso.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

“Io sto bene mamma. Perché piangi?” ice Andrea ora da sotto al tavolo.

Qui ti è sfuggita la "d" di "dice"... comunque userei un sinonimo per il verbo.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Sottosopra (virgola) Andrea fissa il suo tetto di legno

Probabilmente aggiungerei ancora una virgola prima del soggetto, ma soprattutto eliminerei l'aggettivo "possessivo"... il "suo tetto" fa quasi sembrare Andrea il proprietario . Anche se usi "suo" per far capire che è il "suo rifugio", però non mi convince appieno, sinceramente.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Intorno a lui (virgola) a chiudere il suo fortino (virgola) ci sono le gambe dei suoi genitori, magre e grigie (virgola) di una carnagione non viva (virgola) sono ritratte infondo alla sedia, si nascondono dalla vergogna del gesto commesso.

 

- Metterei un sacco di virgole in più, a creare degli incisi.

- Eliminerei il "suoi" di genitori.

- "In fondo" va scritto staccato.

- Usi nuovamente "esserci" (ci sono).

- "Sono ritratte" si riferisce alle gambe... il problema è che già c'è un verbo per il soggetto "le gambe"... così suona tutto attaccato: "ci sono le gambe dei suo genitori sono ritratte in fondo alla sedia"... non suona affatto bene!

- Sicura del verbo "ritratte"? Nel senso di "ritirate"? Perché potrebbe anche suonare come un sinonimo di "dipinte"...

Insomma... riformulerei questa frase in generale. Più semplicemente, anche perché se no la frase diventa piena di virgole, basterebbe secondo me spezzarla con un bel punto prima di "magre e grigie":

"... ci sono le gambe dei genitori. Magre e grigie, di una carnagione non viva, sono ritratte ("raggrinzite", o altro) in fondo alla sedia come a nascondersi dalla vergogna per il gesto commesso".

 

In generale, in tutto il racconto, dopo le virgole o all'interno dello stesso periodo, adoperi molto una costruzione di frasi composta da molti verbi principali... ci vedrei bene, ogni tanto, qualche subordinata (causale, temporale etc..) o l'uso di gerundi e simili...

 

Attenzione all'uso eccessivo del verbo "sentire":

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

verso quella voce mai sentita prima.

il bimbo si alza in piedi. Fa cadere le quattro costruzioni impilate, gommose rotolano sul tappeto senza far rumore.

“Eccomi,” dice andando in soggiorno.

Cammina scalzo, nel letto non ci si va con le scarpe e lui è morto poche settimane prima, mentre dormiva.

Ad ogni passo gli si appiccicano peli di cane e batuffoli di polvere. I suoi piedi non sono sudati ma incollano tutto ciò che di schifoso rimane in terra. La morte violenta non libera chi ha perso la vita dalla sporcizia del mondo.

 In soggiorno intorno a un tavolo, seduti ci sono i suoi genitori. La donna che lo ha chiamato è tra loro. Tutti hanno le mani appoggiate sul piano. Le dita aperte toccano quelle di chi siede vicino. Sul tavolo sembra ci sia un girotondo, fatto di mani che non si stringono e che resta fermo.

 “Andrea. Dove sei?” dice la donna.  

Il bimbo le si avvicina. Alto poco più di un metro le arriva al viso.

La guarda. Ha i capelli bianchi dello stesso colore degli occhi senza pupille. Le sue palpebre tremano come sta facendo lui ora. Avverte la stessa sensazione del giorno in cui è stato soffocato da un cuscino. Per la paura Andrea si infila sotto il tavolo.

La donna riprende a parlare, stavolta non si rivolge a lui, ma ai genitori.

 “Lo sento è qui tra noi”, dice.

La madre urla, si dispera. “Scusaci. Scusaci amore…”

Andrea si tappa le orecchie. Non vuole sentire le sue urla.

La donna senza gli occhi sembra aver risvegliato nella madre le grida dei primi tempi. Quelle assordanti fatte di acuti profondi che nella notte lo svegliavano. Preferiva le litanie dei pianti continui che come musica di sottofondo accompagnavano la mamma in ogni gesto. Per Andrea erano le nenie su cui si addormentava, fatte di note monocorde che sprigionavano a lento rilascio e senza fine il dolore della donna.

 La mattina quando si svegliava Andrea era con lei. Le caccole sul viso della donna formate dal pianto della notte non rimanevano sulla federa, si appiccicavano al corpo del bimbo che le attirava come calamita. Andrea allora poteva vederne gli occhi scavati, in due fosse profonde fino al cervello. L’abbracciava un po’, poi preso dall’entusiasmo di essere un bambino si sbrigava per andare a giocare in giro.

“Io sto bene mamma. Perché piangi?” ice Andrea ora da sotto al tavolo.

La risposta non arriva. Sottosopra Andrea fissa il suo tetto di legno. Si sente protetto. Intorno a lui a chiudere il suo fortino ci sono le gambe dei suoi genitori, magre e grigie di una carnagione non viva sono ritratte infondo alla sedia, si nascondono dalla vergogna del gesto commesso.

 I capelli caduti a terra e non spazzati da giorni si attaccano sulle guance di Andrea. Le briciole di cibo gli solleticano la testa. Andrea si gratta. Vicino alla scarpa del papà, vede una costruzione.

“Eh – eh”, ride, cercava quel pezzo da giorni.

Se la mette in bocca per sentirne il sapore. Il naso vicino alle labbra ne sente il profumo, è gialla e sa di limone.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Andrea non sentiva. Non parlava. Non vedeva. 

Il giorno della decisione la mamma era rimasta fuori dalla stanza. Il papà invece era entrato in silenzio.

Il cuscino che adoperò era quello del letto matrimoniale. Quel giorno era tre volte più grande della testa di Andrea schiacciata sotto. Il papà con le dita al centro dell’imbottitura sentiva i rilievi del volto del figlio.

 

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Uno su un milione, gli avevano detto.

Potrebbe andare, ma potrebbe anche essere variato il verbo "dire", a seconda di quante volte lo usi o lo vari nel resto del racconto.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Non aver fretta di crescere (virgola) gli aveva detto il padre, quando il bambino una volta sazio si era addormentato. Poi lo aveva adagiato nella culla. Sembra già più grande, pensava l’uomo nel guardarlo.

Ci vedrei bene una virgola che divida le parole iniziali proferite dal padre.

Forse ci andrebbero anche bene le virgolette alte, così come dopo per il pensiero ("sembra più grande").

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

I giorni passavano e Andrea cresceva. Il cuscino nella sua culla sembrava più piccolo e la culla stessa, sempre più corta.

Il giorno della diagnosi aveva annientato i genitori.

Attenzione alla ripetizione molto vicina di "giorni".

Anche poco sopra, c'era questa ripetizione:

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

I capelli caduti a terra e non spazzati da giorni si attaccano sulle guance di Andrea. Le briciole di cibo gli solleticano la testa. Andrea si gratta. Vicino alla scarpa del papà, vede una costruzione.

“Eh – eh”, ride, cercava quel pezzo da giorni.

E anche poco sotto ancora:

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Il giorno della decisione la mamma era rimasta fuori dalla stanza. Il papà invece era entrato in silenzio.

Il cuscino che adoperò era quello del letto matrimoniale. Quel giorno

 

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

i rilievi del volto del figlio

"Rilievi" non mi ha convinto molto: ne fa quasi una scultura (un bassorilievo)... vedrei meglio "pieghe" o simili.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

“Amore scusaci..” .

Ti sei persa uno dei tre puntini finali.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

“Sì, mamma”. dice Andrea

A parte decidere se lasciare o variare il verbo "dire"... c'è un punto a fine dialogo, dopo ci va la maiuscola.

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Nella stanza accanto (virgola) i genitori stringono nella mano la piuma ritrovata.

Ci vedrei bene un'ulteriore virgola ancora.

 

Il finale mi è strapiaciuto e commuove... non proprio da lacrime, ad essere sincero, ma è molto incisivo e sopratutto narrativamente bello, a mio gusto s'intende.

 

Ciao, amica mia e complimenti!

 

Alla prossima!

 

:D

 

 

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Cosa? Non ti ho ringraziato? 

Vedi che cosa succede se uso il nome Andrea? Vado in confusione xD.

@AndC mi hai fatto un commento lunghissimo, mi hai dedicato un sacco di tempo.

Per le virgole :facepalm: prima ne mettevo troppe, ora troppo poche, sento che ci sono vicina... lo sento, lo sento (se tu sei Andrea io non sono la medium eh)

A volte vado a cercare i commenti che mi hai fatto quando sono in dubbio su qualcosa: sei un ottimo manuale.

Grazie :rosa:, mio avatar preferito; con questo commento ho tanto da sbirciare.

Ciao

 

 

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