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Lauram

[MI128] Il peso della colpa

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/41056-circolo-di-letame/?do=findComment&comment=770738

 

Traccia di mezzanotte

 

Sul tappeto mancano un po’ di costruzioni.

Andrea a gambe incrociate con i calzoncini corti, la pancia tonda sotto una maglietta a righe allunga le mani per prendere intorno a sé i pezzi più colorati. Il suo gioco è quello, innalzare una torre per poi farla cadere con una manata.

“Eh-eh,” ride da solo di quel gioco che gli porta via la maggior parte della giornata.

“Andrea? Dove sei?”

Il cane vicino al lui alza le orecchie e il muso nello stesso istante in cui Andrea si gira verso quella voce mai sentita prima.

il bimbo si alza in piedi. Fa cadere le quattro costruzioni impilate, gommose rotolano sul tappeto senza far rumore.

“Eccomi,” dice andando in soggiorno.

Cammina scalzo, nel letto non ci si va con le scarpe e lui è morto poche settimane prima, mentre dormiva.

Ad ogni passo gli si appiccicano peli di cane e batuffoli di polvere. I suoi piedi non sono sudati ma incollano tutto ciò che di schifoso rimane in terra. La morte violenta non libera chi ha perso la vita dalla sporcizia del mondo.

In soggiorno intorno a un tavolo, seduti ci sono i suoi genitori. La donna che lo ha chiamato è tra loro. Tutti hanno le mani appoggiate sul piano. Le dita aperte toccano quelle di chi siede vicino. Sul tavolo sembra ci sia un girotondo, fatto di mani che non si stringono e che resta fermo.

“Andrea. Dove sei?” dice la donna.  

Il bimbo le si avvicina. Alto poco più di un metro le arriva al viso.

La guarda. Ha i capelli bianchi dello stesso colore degli occhi senza pupille. Le sue palpebre tremano come sta facendo lui ora. Avverte la stessa sensazione del giorno in cui è stato soffocato da un cuscino. Per la paura Andrea si infila sotto il tavolo.

La donna riprende a parlare, stavolta non si rivolge a lui, ma ai genitori.

 “Lo sento è qui tra noi”, dice.

La madre urla, si dispera. “Scusaci. Scusaci amore…”

Andrea si tappa le orecchie. Non vuole sentire le sue urla.

La donna senza gli occhi sembra aver risvegliato nella madre le grida dei primi tempi. Quelle assordanti fatte di acuti profondi che nella notte lo svegliavano. Preferiva le litanie dei pianti continui che come musica di sottofondo accompagnavano la mamma in ogni gesto. Per Andrea erano le nenie su cui si addormentava, fatte di note monocorde che sprigionavano a lento rilascio e senza fine il dolore della donna.

La mattina quando si svegliava Andrea era con lei. Le caccole sul viso della donna formate dal pianto della notte non rimanevano sulla federa, si appiccicavano al corpo del bimbo che le attirava come calamita. Andrea allora poteva vederne gli occhi scavati, in due fosse profonde fino al cervello. L’abbracciava un po’, poi preso dall’entusiasmo di essere un bambino si sbrigava per andare a giocare in giro.

“Io sto bene mamma. Perché piangi?” ice Andrea ora da sotto al tavolo.

La risposta non arriva. Sottosopra Andrea fissa il suo tetto di legno. Si sente protetto. Intorno a lui a chiudere il suo fortino ci sono le gambe dei suoi genitori, magre e grigie di una carnagione non viva sono ritratte infondo alla sedia, si nascondono dalla vergogna del gesto commesso.

I capelli caduti a terra e non spazzati da giorni si attaccano sulle guance di Andrea. Le briciole di cibo gli solleticano la testa. Andrea si gratta. Vicino alla scarpa del papà, vede una costruzione.

“Eh – eh”, ride, cercava quel pezzo da giorni.

Se la mette in bocca per sentirne il sapore. Il naso vicino alle labbra ne sente il profumo, è gialla e sa di limone.

 

Andrea era nato dopo dieci ore di travaglio, pesava quattro chili. La testa, quando era uscita fuori e con l’ultima spinta si era portata appresso il resto del corpo, aveva lacerato la donna. Dopo che tutto era finito, la mamma sembrava l’immagine della sua vestaglia appesa nella stanza d’ospedale: fatta di pieghe scendenti dalle guance alle braccia penzoloni. Andrea continuava a fare quello che aveva fatto per nove mesi: succhiare dalla donna, tutto ciò che di utile c’era.

Il papà era contento. Tutto è andato per il meglio, pensava mentre accarezzava la fronte della moglie e senza alzare la mano, proseguiva poi a sfiorare la testa del piccolo. Il suo tocco era delicato mentre Andrea invece deglutiva con voracità. L’epiglottide del bambino si alzava e abbassava tre volte in più rispetto all’intervallo delle carezze dell’uomo. Non aver fretta di crescere gli aveva detto il padre, quando il bambino una volta sazio si era addormentato. Poi lo aveva adagiato nella culla. Sembra già più grande, pensava l’uomo nel guardarlo.

Nel letto intanto la mamma recuperava le forze tra i cambiamenti del suo corpo, il seno si ingrossava mentre il suo utero si restringeva per ritornare alla normalità.

I giorni passavano e Andrea cresceva. Il cuscino nella sua culla sembrava più piccolo e la culla stessa, sempre più corta.

Il giorno della diagnosi aveva annientato i genitori. Uno su un milione, gli avevano detto.

Il corpo di Andrea era immobile da tanto. Un contenitore vuoto con chiusura ermetica, impenetrabile. I genitori gli gridavano contro tutta la loro rabbia. Nessuna reazione a dar loro sollievo. Andrea non sentiva. Non parlava. Non vedeva. 

Il giorno della decisione la mamma era rimasta fuori dalla stanza. Il papà invece era entrato in silenzio.

Il cuscino che adoperò era quello del letto matrimoniale. Quel giorno era tre volte più grande della testa di Andrea schiacciata sotto. Il papà con le dita al centro dell’imbottitura sentiva i rilievi del volto del figlio. Il naso e la bocca del bimbo volevano aria. Come ventose di polpo risucchiavano il tessuto della federa, asciugata quest’ultima al vento fresco dell’estate.  

Il papà, una volta finito, sfogò la forza rimasta sul cuscino fino a stracciarlo. A fluttuare nella stanza tra le piume, il papà pensò che ora ci fosse anche l’anima del figlio. “Ti ho liberato”, gridò. Poi in ginocchio a terra iniziò a piangere e non smise più di farlo.

Cause naturali avrebbero detto i medici due giorni dopo.

 

“Andrea. Dove sei?” La voce della Medium è tremula, come lo sono ancora anche i suoi occhi.

 Il bimbo esce da sotto il tavolo.

“Amore scusaci..” .

“Sì, mamma”. dice Andrea mentre è già sul tappeto. Pensa ora solo alle sue costruzioni.

Il cane vicino a lui si scrolla il pelo. Andrea ride, lo accarezza e imita i suoi gesti. 

Una piuma gli si stacca di dosso, ce l’ha sulla fronte dal giorno della sua morte.  Eppure ora balla, corre e salta, ma è la prima volta che perde i resti del mondo.

Non ci pensa, è un bambino.

Ride, la sua torre è caduta in pezzi colorati ovunque.

Nella stanza accanto i genitori stringono nella mano la piuma ritrovata. Sperano che piano piano possa sollevarli da terra.

 

 

 

 

 

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Ciao @Lauram, che racconto intenso! Ci sono dentro tante cose: disperazione, resa, paura.

Il tuo piccolo protagonista è ben caratterizzato, è simpatico, tenero e, come tutti i bambini, sa perdonare in fretta. Il gesto tremendo dei genitori, a cui però hai dato una sfumatura di drammatica disperazione, rimane come un macigno sull'anima.

Mi è piaciuta l'idea di raccontare tutta la vicenda durante una seduta spiritica, rende ancor meglio quel senso di colpa che grava sui genitori, che vorrebbero in ogni modo cancellare. Tentano di lavare le proprie colpe evocando il figlio ucciso e chiedendogli scusa. Hai trasmesso un forte senso di pena nei loro confronti. 

 

Direi un bel brano, con tema particolare e stile ben congegnato. 

 

Talia 

 

Ps:

7 ore fa, Lauram ha detto:

Le caccole sul viso della donna formate dal pianto della notte non rimanevano sulla federa, si appiccicavano al corpo del bimbo che le attirava come calamita

Piccolo excursus sulle tue tematiche preferite, ;)

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@Talia grazie :arrossire:

9 ore fa, Talia ha detto:

Piccolo excursus sulle tue tematiche preferite, ;)

Emh! :P

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Molto bello, brava @Lauram i temi sono i tuoi consueti, ma ormai il progresso e consolidato nella scrittura. Pollice in su!

 

P.s. prendo atto che le caccole hanno preso il posto delle puzzette

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55 minuti fa, Edu ha detto:

P.s. prendo atto che le caccole hanno preso il posto delle puzzette

Povera Chiara, te la ricordi ancora così bene. Comunque è stata promossa xDsono già usciti i quadri nella sua scuola.

Grazie @Edu, sono contenta che il racconto ti sia piaciuto :)

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20 ore fa, Lauram ha detto:

La morte violenta non libera chi ha perso la vita dalla sporcizia del mondo.

Questa immagine è veramente originale, bel racconto @Lauram piaciuto molto.

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20 ore fa, Lauram ha detto:

 

Una piuma gli si stacca di dosso, ce l’ha sulla fronte dal giorno della sua morte.  Eppure ora balla, corre e salta, ma è la prima volta che perde i resti del mondo.

Non ci pensa, è un bambino.

Ride, la sua torre è caduta in pezzi colorati ovunque.

Nella stanza accanto i genitori stringono nella mano la piuma ritrovata. Sperano che piano piano possa sollevarli da terra.

 

 

Grande racconto, cara @Lauram :rosa:

Sono ammirata!

 

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Ciao @Lauram . Per la parte "medium" mi ha ricordato il film The Others. Hai saputo rendere il racconto sia inquietante che commovente, brava!

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Ad ogni passo gli si appiccicano peli di cane e batuffoli di polvere. I suoi piedi non sono sudati ma incollano tutto ciò che di schifoso rimane in terra. La morte violenta non libera chi ha perso la vita dalla sporcizia del mondo.

Questa l'ho trovata un po' forzata però, gusti personali

 

Ciao, e a rileggerci!

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Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

vicino al lui alza

refuso: a

 

"Ad ogni passo gli si appiccicano peli di cane e batuffoli di polvere. I suoi piedi non sono sudati ma incollano tutto ciò che di schifoso rimane in terra. La morte violenta non libera chi ha perso la vita dalla sporcizia del mondo." 

Bellissimo (non sono riuscita a quotare)

Vedo che @Rhomer, la pensa diversamente, ma così siamo noi lettori, tutti diversi.

 

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

ritratte infondo alla sedia

refuso: in fondo

 

Nonostante il pezzo abbia qualche cosa che non torna, lo trovo bellissimo (tanto da far passare in cavalleria la distorsione)

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Il giorno della diagnosi aveva annientato i genitori. Uno su un milione, gli avevano detto.

Il corpo di Andrea era immobile da tanto. Un contenitore vuoto con chiusura ermetica, impenetrabile. I genitori gli gridavano contro tutta la loro rabbia. Nessuna reazione a dar loro sollievo. Andrea non sentiva. Non parlava. Non vedeva. 

Ci hai mostrato un bambino che gioca con i mattoncini colorati, che fa cadere le torri (si presuppone gli piaccia anche il rumore), che trova poi il pezzo "giallo"... Forse da morto è diventato un bambino normale!?

Sì, credo sia questa la spiegazione! Me ne rendo conto solo adesso, mentre commento. Il papà gli dice di averlo liberato, e dagli atteggiamenti del piccolo è questo ciò che si evince, il gioco di un bambino normale.

Il senso di colpa ha bisogno del perdono e Andrea lo concede.

Mi piace la piuma nella quale confidano per essere sollevati.

Certo il messaggio è triste, ma il tuo pezzo merita i complimenti

Molto, molto bello.

Brava.

 

 

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Scusate se rispondo in due messaggi, ma in quello di prima non mi faceva nè  quotare nè taggare.

@Adelaide J. Pellitteri:) grazie per le belle parole. Sì il papà lo libera, Andrea da fantasma si ritrova a vivere come un bambino; nella vita era praticamente un vegetale. Nel finale, con il perdono e con il tempo che passa anche la sporcizia del mondo gli si stacca di dosso liberando la sua anima, così come piano, piano libererà i genitori.

(Non mi fa quotare) quando ti riferisci a qualcosa che non torna, parli di frasi mal costruite oppure di trama non chiara? Solo per capire. :)

A presto 

 

 

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Ciao @Lauram

secondo me in questa prova sei stata brava a tenere alta la tensione e il ritmo narrativo. La difficoltà maggiore che ho trovato nello svolgere la traccia era la paura che il lettore, sapendo la fine, si annoiasse o ritenesse scontato l'antefatto. Questo nel tuo racconto non è successo, un po' per la scelta azzeccata della seduta spiritica e un po' perché è scritto bene.

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Fa cadere le quattro costruzioni impilate, gommose rotolano sul tappeto senza far rumore.

Questa frase mi suona strana con quel gommose in quella posizione. 

 

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

ndrea era nato dopo dieci ore di travaglio, pesava quattro chili. La testa, quando era uscita fuori e con l’ultima spinta si era portata appresso il resto del corpo, aveva lacerato la donna. Dopo che tutto era finito, la mamma sembrava l’immagine della sua vestaglia appesa nella stanza d’ospedale: fatta di pieghe scendenti dalle guance alle braccia penzoloni. Andrea continuava a fare quello che aveva fatto per nove mesi: succhiare dalla donna, tutto ciò che di utile c’era.

Il papà era contento. Tutto è andato per il meglio, pensava mentre accarezzava la fronte della moglie e senza alzare la mano, proseguiva poi a sfiorare la testa del piccolo. Il suo tocco era delicato mentre Andrea invece deglutiva con voracità. L’epiglottide del bambino si alzava e abbassava tre volte in più rispetto all’intervallo delle carezze dell’uomo. Non aver fretta di crescere gli aveva detto il padre, quando il bambino una volta sazio si era addormentato. Poi lo aveva adagiato nella culla. Sembra già più grande, pensava l’uomo nel guardarlo.

Nel letto intanto la mamma recuperava le forze tra i cambiamenti del suo corpo, il seno si ingrossava mentre il suo utero si restringeva per ritornare alla normalità.

I giorni passavano e Andrea cresceva. Il cuscino nella sua culla sembrava più piccolo e la culla stessa, sempre più corta.

Il giorno della diagnosi aveva annientato i genitori. Uno su un milione, gli avevano detto.

Questa parte non mi convince molto nell'insieme del racconto. Magari è voluto ma questo suo mangiare avidamente e il malessere della madre sembrava portassero a un'altra direzione. Quel "Uno su un milione" anche non mi convince: si tratta dunque di una patologia rara, ma io non ho capito cosa avesse esattamente il bambino.

A parte questo comunque una bella prova!

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Ciao @ivalibri, :)

nella parte centrale ho parlato della nascita di Andrea per creare stacco con il presente, per indicare che alla nascita era sano e che i genitori mai si sarebbero aspettati un simile sviluppo.

Non ho indicato la malattia, non gli ho dato peso, credevo fosse sufficiente: immobile da sempre, non vedeva, non sentiva e non parlava. 

29 minuti fa, ivalibri ha detto:

secondo me in questa prova sei stata brava a tenere alta la tensione e il ritmo narrativo. La difficoltà maggiore che ho trovato nello svolgere la traccia era la paura che il lettore, sapendo la fine, si annoiasse o ritenesse scontato l'antefatto. Questo nel tuo racconto non è successo, un po' per la scelta azzeccata della seduta spiritica e un po' perché è scritto bene.

Grazie :rolleyes:

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E brava @Lauram. Mi hai servito un cocktail d'emozioni. Nell'ordine: magone di commozione, disgusto misto rabbia, compassione, magone di commozione.

A essere sincero, in alcuni tratti è più uno shottino, in quanto ho trovato alcuni passaggi un po' veloci, ma il risultato finale non cambia.

L'unica osservazione che mi sento proprio di farti è questa:

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

e lui è morto poche settimane prima,

non lo direi così apertamente. Farei scoprirlo al lettore qualche frase dopo, quando il bimbo entra in soggiorno.

 

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11 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

ma il risultato finale non cambia.

Grazie @Vincenzo Iennaco:).

16 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

In quanto ho trovato alcuni passaggi un po' veloci,

Quanto mi pesa andare a lavoro la domenica del MI.

14 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

disgusto

Emh, le caccole colpiscono ancora xD

Sono contenta ti sia piaciuto.

Ciao 

 

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Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

La morte violenta non libera chi ha perso la vita dalla sporcizia del mondo.

Quindi c'è differenza morire di tumore o in un incidente stradale. Perché?

 

Sicuramente un bel racconto che emoziona, ma che avrei tenuto su un piano meno "descrittivo" e "spiegato" per quanto riguarda alcune frasi. Secondo me ne avrebbe guadagnato l'aspetto xomplessivo e avrebbe più colpito il lettore.

Per questo avrei evitato, mitigato o sfumato pezzi come questo che mi sembrano pleaonastivi a fronte del verdetto:

Il 9/6/2019 alle 23:51, Lauram ha detto:

Andrea era nato dopo dieci ore di travaglio, pesava quattro chili. La testa, quando era uscita fuori e con l’ultima spinta si era portata appresso il resto del corpo, aveva lacerato la donna. Dopo che tutto era finito, la mamma sembrava l’immagine della sua vestaglia appesa nella stanza d’ospedale: fatta di pieghe scendenti dalle guance alle braccia penzoloni. Andrea continuava a fare quello che aveva fatto per nove mesi: succhiare dalla donna, tutto ciò che di utile c’era.

Il papà era contento.

 

Spero di essere riuscito a rendere l'idea, giusta o sbagliata che sia.

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42 minuti fa, Macleo ha detto:

Quindi c'è differenza morire di tumore o in un incidente stradale. Perché?

Solo per dire che il bimbo è morto di morte violenta. Il discorso della sporcizia mi è servito per bilanciare il peso della colpa.

46 minuti fa, Macleo ha detto:

mitigato o sfumato pezzi come questo che mi sembrano pleaonastivi a fronte del verdetto:

Grazie per le giuste considerazioni.

Ciao :)

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Ecco, @Lauram, il tuo è un esempio perfetto di racconto molto riuscito e denso, che ho molto apprezzato, ma che secondo me travisa la traccia. L'inizio del racconto non è la sua fine: il racconto, la seduta spiritica, lo scambio, il perdono... tutto avviene dopo la scena iniziale. Ho l'impressione che in molti abbiate inteso "prima la fine" come "scrivete un racconto che inizia con la morte del protagonista" ;)

Detto questo, il tuo racconto mi è piaciuto molto: c'è una grande fisicità, come in molti tuoi racconti, nonostante sia un fantasma, il tuo bambino è molto corporeo, proprio per compensare una vita in cui il corpo sembrava non appartenergli, servirgli da prigione. Emozionante, e tocca un tema delicato e pregno di interesse: amare qualcuno può a volte significare doverlo "liberare" del peso dell'esistenza. Lo si fa per lui? Lo si fa per noi? Per entrambi? Chi ne è liberato? Chi ne soffre?

sarebbe bello se nella realtà l'essere caro potesse tornare a dire "grazie, sto bene" o "non angustiarti, non ti porto rancore", come il tuo bambino con la piuma.

La sporcizia del mondo che ti si incolla addosso fino a che non riesci a distaccarti davvero dal mondo dei vivi è un'immagine potente, non mi sarebbe mai venuta in mente ed è bellissima.

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@Befana Profana scusa se ho mal interpretato la traccia. Ho pensato che il finale potesse comprendere più scene di una stessa situazione. Mi dispiace.

Grazie per le belle parole sul testo. Sono contenta che sia emerso questo:

46 minuti fa, Befana Profana ha detto:

a sporcizia del mondo che ti si incolla addosso fino a che non riesci a distaccarti davvero dal mondo dei vivi 

È la parte che di questo racconto mi piace di più. Forse qui c'è la traccia dell'identità. Il bambino così come i genitori sono legati dal peso del mondo, non sanno che forse piano, piano se ne libereranno.

A presto :)

 

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7 minuti fa, Lauram ha detto:

scusa se ho mal interpretato la traccia

figurati, mi sa che non l'ho illustrata bene io, siete in tanti ad averla letta così, non ha importanza, conta il risultato: davvero un bel racconto

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@Lauram bellissimo il finale con la piuma. Io non ho figli e non ne voglio, ma ho una bimba che sta con me da quando è nata, che io amo tantissimo e che oggi ha quasi 3 anni. Da quando ho capito cos'era successo ho pensato a lei sotto al cuscino, e allora il testo mi ha fatto male. 

 

Non so se era tua intenzione o no, ma non ho provato nessun dispiacere per i genitori, solo voglia di fargli del male e insultarli. 

 

Complimenti comunque: è molto bello il tuo testo

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Rinnovo il grazie a @Befana Profana e aggiungo il tuo @Shikana.

5 ore fa, Shikana ha detto:

Non so se era tua intenzione o no, ma non ho provato nessun dispiacere per i genitori, solo voglia di fargli del male e insultarli

È bene che ogni lettore dia la sua versione. Non posso giudicare i miei personaggi, ho dato solo indizi. Nel parto la mamma era già stanca, forse sinonimo di debolezza. Non ha accompagnato il marito nel gesto, forse codarda. Per il resto... non saprei, ho aggiunto altri elementi e vabbè, come ti dicevo ognuno poi ci vede quello vuole.

A presto.

 

 

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Bellissimo @Lauram il tuo bambino fantasma ha una forte fisicità. Il dettaglio dello sporco sul pavimento che rimane appicciccato addosso per quanto uno cerchi di liberarsene, lo trovo davvero centrato. Non so dare un giudizio morale all'azione di questi genitori, ma tu sei stata davvero molto abile e credibile a raccontare questa storia. Mi è piaciuto molto :flower:

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La questione della seduta spiritica non mi ha colto di sorpresa, ma l'ho trovata un'idea ben presentata, specie dagli occhi di un bimbo-fantasma così piccino. La forza risiede nella narrazione, nel modo in cui pressoché ogni periodo abbia come soggetto un dettaglio diverso, un'inquadratura che cambia spesso e arricchisce l'esperienza di lettura.

Di certo è marginale, ma sono rimasto colpito dal passaggio in cui sottolinei come il bimbo stesse prosciugando la madre. Mi ha fatto tornare alla mente un racconto di Wallace che ho letto di recente, incentrato proprio su questo aspetto (lì è un padre che detesta suo figlio solo perché esiste e richiede attenzione). Vista da quest'ottica, tutta la faccenda dei figli è terrificante, e non mi meraviglio che qualcuno possa trovarla un'esperienza infernale, una volta in ballo.

Dal punto di vista stilistico trovo una regia efficace (e in questo hai davvero molto gusto), un linguaggio consono al netto, secondo me, di qualche nodino qua e là che ingarbuglia la lettura. Credo sia insito nel tuo modo di strutturare i racconti, in cui cambi continuamente angolazione della camera: trovare un equilibrio perfetto non è affatto semplice, specie di corsa. Sono certo che con una rilettura a freddo saprai capire dove ci sono cambi di riferimento troppo repentini, sempre se riterrai che ci siano (magari è solo una mia impressione). Apprezzo moltissimo la ricerca e il risultato. Quando qualità intrinseche sposano spirito critico e costanza, @Lauramnon può che venirne fuori qualcosa di buono. :rosa: 

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Grazie per le belle parole, e per l'analisi così attenta. 

Esperienza infernale una volta in ballo...(non mi fa quotare)e già non è facile :)

Il dottor Benton in una puntata di E.R. chiede a un tirocinante:

  "A che età i bambini iniziano a sorridere?"

  "A dieci mesi?" Risponde il ragazzo buttandosi a indovinare.

  "No. Poco prima dei due mesi. Il sorriso è la sopravvivenza per i neonati, altrimenti le mamme li farebbero fuori prima."

Tu mi citi Wallace io una serie TV. Il concetto credo sia lo stesso.

Grazie @AdStr :rosa:

 

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Ciao @Lauram  scusa il ritardo e la discontinuità.

Bel pezzo e poco da dire. Hai saputo rendere sia l'innocenza del bimbo, sia la disperazione dei genitori. Bella l'invenzione del bimbo che gioca solo dopo morto. Forse su questo punto avrei calcato un pochino in più la mano, ma sarebbe stato anche rischioso perché avrebbe potuto indurre a pensare che alla fin fine la sua uccisione è stata un bene anche per lui. Ma qui entriamo in dettagli morali insidiosissimi e sei stata brava a dribblarli elegantemente.

Da un punto di vista stilistico ho trovato azzeccato il ritmo leggermente diverso tra le scene puntate sul bimbo, e quelle sulla seduta spiritica. Anche qui forse avrei accentuato la cosa. Ma si tratta solo di punti di vista e il tempo era tiranno.

Alla prossima.

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Il tempo è tiranno e sei riuscito a ricavarne un po' per me. Grazie :rosa:

Contenta che il racconto ti sia piaciuto.

@Mariner P

 

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