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MI 128

Traccia di mezzogiorno (e un poco mezzanotte) Identità

 

Il re di Cuba

 

 

Il funerale era già finito, tornati a casa c’era stato chi si era offerto di tenergli ancora compagnia. Aveva licenziato tutti, erano stanchi.

Dopo due notti di veglia gli serviva solo un po’ di riposo, disse.

Non era vero, non avrebbe chiuso occhio, era talmente curioso di sapere come sarebbe stata la vita senza di lei che cominciò a rovistare tra cassetti e armadi per vedere quanto spazio avrebbe potuto recuperare. Uno spazio insperato, alla soglia dei sessant’anni.

No, non era un cinico.

Calando il feretro nella fossa aveva sentito il suo essere liberarsi da tutto ciò che lo aveva oppresso e represso.

Uno struggimento gli aveva serrato la gola e tutti guardandolo non avevano potuto che affermare quanto gli pesasse quel lutto.

Nessuno avrebbe potuto credere che il suo, invece, era uno magone di contentezza che rasentava la felicità; le lacrime agli occhi. Appunto.

Aveva comunque da salvare un’immagine, e non avrebbe potuto fare le cose senza riflettere.

Ma come procedere?

Non poteva certo cambiare abitudini di vita nell’arco di un giorno, doveva riflettere, riflettere bene.

Non era mai stato brutto, non lo era nemmeno adesso con il capello color cenere, pensò guardandosi allo specchio.

Finalmente poteva ammirarsi con un certo orgoglio, senza temere di essere biasimato.

Non sapeva spiegarsi neanche lui cosa gli stesse capitando, ma l’idea che già al cimitero gli si era agitata nel petto si acuì.

Era padrone di tutto, della casa, del tempo, degli anni a venire…

Vagando per le stanze gli sembrò di essere tornato adolescente, quando i genitori erano fuori e lui completamente libero poteva… beh sì… poteva fare ciò che voleva.

Una voglia libidinosa gli stava scuotendo i sensi.

Doveva però meditare su come comportarsi.

Fosse dipeso da lui avrebbe già preparato una valigia, comprato un biglietto online e partito per una spiaggia esotica, magari di quelle dal sesso facile.

Ma cosa gli stava succedendo?

Sua moglie era morta all’improvviso e lui si metteva a pensare certe cose?

Alla poveretta era esploso il cuore mentre, come al solito, lo stava massacrando a suon di insulti.

Gli aggettivi li ricordava tutti: inetto, nullità, idiota…

Era stata una donna davvero ingombrante, con il suo vocione, la sua eredità e la sua mole; e gli amici venuti per l’ultimo saluto a decantarne le lodi con una mano poggiata sulla bara.  

Anche lui veniva chiamato in causa “Giuseppe, ricordi Daniela quella volta…? Che gran donna” e Giuseppe aveva continuato a sentirsi schiacciato, costretto a ricordare eventi e fatti che avrebbe preferito cancellare. Adesso nondimeno schiacciati a terra c’erano solo i petali dei fiori, tracce del calpestio di chi era venuto a piangerne la dipartita.

Gironzolava per casa in preda a un’euforia crescente, sentiva la voglia di tutto ciò che si era negato per paura e pudore. Un tradimento gli avrebbe fatto perdere il benessere offerto dalla moglie, mentre il pudore lo aveva castigato fin da ragazzino. La scoperta del sesso era stata peccaminosa, gli aveva detto la, madre e da allora i suoi desideri più si erano fatti arditi più li aveva mortificati, e Daniela aveva contribuito non poco alla “sedazione”.

Ponderava.

Piano piano, spalancando un’anta e poi un’altra, aprendo cassetti e tirando fuori mutandoni e biancheria che lo avevano annoiato a morte, ricordò anche i seni della moglie: una quinta flaccida, con i capezzoli larghi e bruni che “guardavano” il pavimento. Fece una smorfia.

Chi lo aveva visto camminare sempre un passo in dietro rispetto a lei aveva parlato di mitezza, amore incondizionato, riconoscenza.

Ora si trattava di salvare quella immagine affinché nessuno mutasse il giudizio.

 

Si fregò le mani, l’idea gli si era palesata!

Avrebbe tenuto le luci perennemente spente, il frigo vuoto e ascoltato la Tv a volume bassissimo, in capo a un mese amici, parenti e tutto il vicinato lo avrebbero spinto a fare un viaggio, a uscire, a non pensare più all’adorata moglie.

Alla fine, li avrebbe ascoltati e nessuno si sarebbe stupito.

 

Venduto l’appartamento in centro sarebbe andato a Cuba per viverci da re.

 

 

 

 

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Bel racconto @Adelaide J. Pellitteri:) c'è talmente tanta verità che ti verrebbe voglia di esultare insieme al protagonista. Mi è piaciuta molto l'interpretazione della tua traccia.

A presto 

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@Adelaide J. Pellitteri mi hai quasi fatta piangere. Per me è terribile quanto scrivi, soprattutto perché verosimile in tantissime circostanze. Mi hai fatto pensare anche ai miei nonni, che ho sempre pensato si amassero tantissimo e lo penso ancora adesso nonostante litighino spesso, perché poi si danno i bacini e mio nonno, che non fuma, gli compra tutti i giorni le paglie.

Chissà se muore prima mia nonna.. mio nonno farà uguale? Sicuro va dalla cassiera del supermecato dietro casa a fare il farfallino come sempre, magari un pochino più libero. 

Spero con tutto il cuore di non essere mai vissuta come lui viveva la moglie. 

 

Adelaide, sei bravissima: scrivi storie, compresa questa, che son talmente vere che toccano sempre qualcosa dentro. Davvero, bravissima.

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri

Ebbene sì, sei proprio brava, non c'è che dire, anche questa volta non ti smentisci.

Mi piace come riesci a creare in poche righe una situazione in cui i lati opposti di un carattere riescono a convivere benissimo, compenetrandosi perfettamente. Qui questo marito con la sua apparenza dimessa, sottomessa e conciliante che nasconde un machiavellico ribelle, dalla sensualità repressa che aspetta solo di poter sbocciare. Anche questo personaggio, come quello dello scorso MI, suscita repulsione e simpatia allo stesso tempo. La moglie, sullo sfondo, tratteggiata altrettanto bene: perfettina agli occhi dei conoscenti e opprimente e castrante per il marito. Il tutto scritto molto bene (solo qualche piccola sbavatura, una virgola saltata fuori posto). Titolo perfetto. Brava!

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Brava @Adelaide J. Pellitteri :)

 

Fa pensare e riflettere al peso delle convenzioni e delle debolezze umane, all'importanza del "mantenere le apparenze"

Dell'apparire più che dell'essere.

Ma, quando si è finto per tutta la vita, si può aspettare ancora un mese per essere veramente quello che si è. Nonostante una vita persa.

 

 

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Bel racconto, che svela l'identità non di un mite ma di un rassegnato. Quanti matrimoni "indissolubili" si reggono in piedi così? Temo parecchi. Ti segnalo due sciocchezze

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

avrebbe già preparato una valigia, comprato un biglietto online e partito

Manca un "sarebbe" a reggere partito

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

aveva detto la, madre

Virgola scappata

 

Ciao

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Bel racconto e bella interpretazione della traccia, molto realistica e, proprio per questo, spietata.

A me è piaciuto.

Un saluto :)

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@Lauram@Shikana ,@ivalibri ,@Poeta Zaza ,@Edu ,@Andrea28 grazie infinite, siete troppo buoni :rosa:Mi perdonate tutto. :rosa:

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

era uno magone

refuso: un

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Non sapeva spiegarsi neanche lui cosa

anche qui c'è un errore, Non sapeva è già negazione quindi in "neanche" è superfluo, poi "spiegarsi" è riflessivo, quindi il neanche lui va tolto del tutto. 

 

 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri, ma che gli facciamo a questi uomini poveretti? :rotol:

 

Il tuo racconto è molto simpatico e nasconde la verità di molte coppie, in cui, sia per carattere che per estra, ione sociale, c'è grossa differenza. Ovviamente non per tutti è così, a volte si trovano coppie "sbilanciate" in cui c'è vero amore, che sa far raggiungere compromessi e serenità. Ma nel caso del tuo protagonista non si vede affetto (da parte di entrambi) nemmeno con la lente d'ingrandimento.

Il tuo stile è molto piacevole e il racconto scorre meravigliosamente. 

Sei stata molto brava a indagare l'animo di quest'uomo frustrato, inserendo anche delle simpatiche perle di ironia. Piaciuto! 

 

Talia 

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Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Ora si trattava di salvare quella immagine affinché nessuno mutasse il giudizio.

Se aveva intenzione di trasferirsi a Cuba, acrebbe potuto anche sbattersene dei giudizi altrui.

 

Bel racconto, intelligente e "coraggioso". Cambierei solo qualcosina:

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Il funerale era già finito, tornati a casa c’era stato chi si era offerto di tenergli ancora compagnia. Aveva licenziato tutti, erano stanchi.

Aveva rifiutato l'invito. Quanto all'"erano stanchi" lo capisco poco.

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

uno magone di contentezza che rasentava la felicità;

Semmai "un", e "magone mi sembra fuori luogo". Semmai "impeto" o "sentimento".

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Aveva comunque da salvare un’immagine

Il senso è chiaro, ma invece di "immagine" parlerei di "apparenze".

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

La scoperta del sesso era stata peccaminosa, gli aveva detto la, madre e da allora i suoi desideri più si erano fatti arditi più li aveva mortificati

A parte la virgola in più già rilevata da altri, sicuramente la madre non poteva avergli detto che "la scoperta del sesso era stata peccaminosa", ma che il sesso in se stesso era peccato. Cambierei in questo senso.

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

ricordò anche i seni della moglie: una quinta flaccida, con i capezzoli larghi e bruni che “guardavano” il pavimento. Fece una smorfia.

Anch'io!

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Ora si trattava di salvare quella immagine affinché nessuno mutasse il giudizio.

Già detto qualcosa in proposito. Parlerei si "preservare" o "conservare intatta" o qualcosa del genere.

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Si fregò le mani, l’idea gli si era palesata!

Un po' antiquato. direo"finalmente aveva avuto l'idea giusta", o qualcosa del genere, con la stessa valenza.

 

A parte queste stupidate, come ho detto all'inizio veramente un bel racconto originale. Complimenti!

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21 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Il magone però ci sta perché riferito come nodo alla gola

Vero, ma nasce sempre da accoramento, dispiacere, dolore, tristezza, almeno da tutti e dizionari e dal sentir comune. Il magone di contentezza è un po' un controsenso, come provare un senso di scoramento per aver vinto alla lotteria.

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La prospettiva di vivere come un Re a Cuba vale sì, un mese di lutto stretto!

Io sarei pertita immediamente, macchissene frega dei parenti e degli amici, tanto non li avrei più rivisti:D

Piaciuto, Brava:flower:

 

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Mi sono molto divertita a leggerti @Adelaide J. Pellitteri :) scrivi bene, come sempre in poche parole riesci a raccontare un mondo intero! La trovo una dote enorme questa :flower:

All'inizio non ero tanto convinta che il tuo racconto parlasse di identità nel senso che intendeva la traccia, più che altro perché qui si parla di carattere che rimane celato e nascosto fino alla liberazione data dalla morte della moglie. Ma è giusto e centratissimo perché il tuo protagonista ha finto tutta la vita di essere chi non era e ora si rivela per quello che è ed è libero di diventare re di Cuba. Mi sembra una corona sudata ;)

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13 ore fa, Macleo ha detto:
14 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Il magone però ci sta perché riferito come nodo alla gola

Vero, ma nasce sempre da accoramento, dispiacere, dolore, tristezza, almeno da tutti e dizionari e dal sentir comune. Il magone di contentezza è un po' un controsenso, come provare un senso di scoramento per aver vinto alla lotteria.

Giusto, capisco la tua osservazione, però ricordati che avevo bisogno di fare interpretare agli altri ciò che lui mostrava. A te non è mai capitato di piangere di gioia? Ecco, il mio intento era questo, portarlo alle lacrime (appunto) ma delle quali solo lui sapesse la vera natura. Uguale sintomatologia diversa la natura, indistinguibile. :sss:

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@Alba360 grazie, sono contenta che ti sia piaciuto :rosa:

@Kikki grazie, sudata davvero. :rosa:

Sono contenta del fatto che, sebbene il pezzo non abbia la punta di "eccelso", vi abbia convinto ugualmente.

La cosa strana è che quando sono uscite le tracce ero al mare, ho cominciato subito a rimuginare sopra un'idea, ho appuntato l'incipit sul note del cellulare, e abbozzoato tutta una trama nella mia testa. Nel pomeriggio, rinunciando al riposino pomeridiano, mi sono messa al pc, trascrivo l'incipit e... la storia che avevo immaginato scompare  del tutto per lasciare posto a questa qua, alla quale non avevo pensato minimamente.                    Niente, sono sempre più convinta: le storie si scrivono da sè. 

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No, ha ragione Giuseppe, non è cinismo, è che spesso l'uomo/la donna predilige costruirsi la propria prigione per poter agognare la libertà.

 

Il 9/6/2019 alle 23:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

cominciò a rovistare tra cassetti e armadi per vedere quanto spazio avrebbe potuto recuperare.

meravigliosa metafora di un matrimonio ingombrante.

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri, anche questo tuo racconto mi piace. Riesci a rappresentare delle realtà quotidiane in modo efficace e senza dilungarti troppo, sei brava.

Che sia un "molleggiarsi" o un cassetto troppo pieno, crei metafore che ben delineano i tuoi personaggi. Piaciuto.

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Accidenti, @Adelaide J. Pellitteri, hai descritto i miei nonni. Lui che fa di tutto per lei e lei che lo insulta. Le ha comprato un anello parecchio costoso l’altro mese, per il compleanno, e mia nonna non è riuscita a mostrare un minimo di entusiasmo. Sembrava le avesse regalato un paio di mutande. Beh... mia nonna però non ci sta più tanto con la testa, credo. La tua moglie invece è nata infame ed è morta infame.

 

Un buon racconto, brava.

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