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Premio Italo Calvino XXXIII edizione [scad. 28/10/19]

Post raccomandati

Io partecipai due anni fa e ricevetti una scheda di un valutazione molto positiva, piena di complimenti. Addirittura con una dichiarazione, che mi colpì molto, in cui il lettore diceva che alcune narrazioni erano di valore. Eppure non fui selezionata nella decina finale, né ottenni una segnalazione, nada de nada. Tanto che, pensando di aver capito male, ho riletto e riletto la scheda cercando quale fosse l'aspetto che non era piaciuto ai lettori . Purtroppo non esiste un modo per potersi confrontare. Avrei voluto capire, migliorare. Certo,  quella scheda non dico che l'ho incorniciata, ma quasi... Tutto quello che mi rimane di questo enigmatico concorso. 

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Toppa gente che partecipa e criteri di valutazione non chiari: credo siano questi i principali problemi.

Troppa gente=meno attenzione per ciascun testo

Criteri poco chiari=prevalgono criteri soggettivi, quindi il gusto di ogni lettore

 

 

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Comunque è un modo per mettersi in discussione. A casa nostra siamo per definizione i più bravi, evitando di misurarci in una competizione più vasta non sapremo mai se lo siamo davvero. La speranza è che la competizione non sia truccata, ma non ho nessun motivo per sospettare che lo sia. Quanto ai gusti di chi ci seleziona, i lettori sono esseri umani, avranno i loro pallini e le loro idiosincrasie, e non si può escludere che se non piaci al primo lettore sei fuori. Con 889 partecipanti temo che lo spazio per prove d'appello sia risicato. Vedremo la scheda tecnica. Sono un veterano e posso dire che - per quanto riguarda la mia esperienza - è fatta bene anche se non ci si deve attendere un'analisi estesa e dettagliata. 

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18 minuti fa, Ilaris ha scritto:

Mi lasciano perplessa dei testi (parlo sempre di letteratura non di genere) con uno stile avvitato su se stesso, delle storie sfilacciate, autori per lo più usciti dalle scuole di scrittura. 

Ho letto i vincitori degli ultimi anni e diversi finalisti, non tutti mi hanno entusiasmato ma anche questo è umano. Anche il Premio Calvino e i suoi meccanismi sono naturalmente fallibili. Però se avessi avuto un sospetto serio di maneggi strani non avrei mai partecipato. Non essere in finale poi non significa che quanto si è fatto sia una schifezza: semplicemente non è scoccata una scintilla con i lettori del PIC, che in qualche modo, e questo è un aspetto interessante, sono tenuti a darti una giustificazione del perché attraverso la scheda tecnica.

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Qualcuno ha letto i racconti selezionati per la call "Leggere i venti"? Gli trovate sul sito. Sono 10 e di qualità medio bassa. Ne ha parlato proprio il domenicale del sole 24 ore, lo stesso giorno della pubblicazione delle due opere vincitrici. E' stata una critica pesante (sebbene indiretta) alla qualità del premio e del famoso comitato dei lettori che ha isolato questi 10 pezzi sulla base dell'Incipit. Leggete per credere, prima che li tolgano. Poi rispondetemi se qualcuno vi è piaciuto. https://www.premiocalvino.it/

 

Questo è l'incipit della prima arrivata per il comitato dei lettori:

INSEGNAMI A LEGGERE IL VENTO di Samantha Mammarella

 

"Fiorentina era una donna superstiziosa. Recitava da sempre una formula segreta per levare il malocchio. Credeva nelle maledizioni lanciate dalle streghe e alla storia della Pantàfica, una vecchia che di notte le si piazzava sulla pancia per non farla respirare. Rabbrividiva di fronte alla leggenda di un certo Anselmo, un uomo che raccoglieva nel fango le impronte di chi voleva punire, le lasciava seccare e poi le bruciava, così che i corpi di quelle persone prendessero fuoco all’improvviso. Fiorentina era mia nonna e pensava che il giovedì, quando il vento soffiava da est verso ovest, succedessero solo cose belle. Ci credeva perché era in un giorno così che suo marito Michele era tornato dalla guerra. Struppiato, ma ancora vivo, raccontava lei affondando le dita nell’impasto del pane. Quando lui aveva bussato alla finestra del casale, Fiorentina lo aveva riconosciuto dalla punta del naso. Era così dimagrito che i pantaloni gli ballavano lenti attorno alle gambe rinsecchite. Pure gli occhi non erano più gli stessi. Erano come annebbiati, come se qualcuno c’avesse ficcato dentro un pugno di cenere. Quel giorno erano rimasti sull’uscio senza parlare, con il vento di levante che gli accarezzava la faccia, a guardarsi come se si vedessero per la prima volta. Poi Michele s’era lasciato abbracciare, tenendo le braccia stese lungo i fianchi, come due baionette che non hanno più bersagli da centrare, come se la guerra gli avesse fatto dimenticare cosa significasse sentirsi amato."

 

 

 

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@Angel2030 Mah, guarda, io ho letto il racconto vincitore e non mi ha detto niente di che. Cioè, mi sono detto: "carino"... che non è proprio la reazione che vorrei avere se mi dicessero "questo è il migliore tra i trenta che abbiamo selezionato". Ciò detto, può essere un giudizio mio soggettivo. Sicuramente quello che puoi notare è la costante presenza di donne-protagoniste nei racconti e nei romanzi che vincono, come ho già scritto in qualche post. Non è un male di per sé, solo mi sembra un'agevolazione impropria, frutto del fatto che anche i concorsi letterari vanno dietro alle tendenze di un'epoca (discorso analogo, in parte, si potrebbe fare con il festival di Sanremo, talvolta usato per veicolare messaggi)... prova invece a scrivere un romanzo o un racconto che abbia per protagonista un misogino... Fosse anche perfetto, non passerebbe le selezioni.

Purtroppo la letteratura italiana è abbastanza provincialotta per quel che riguarda i temi: si oscilla dall'antifascismo (trito e ritrito) al femminismo, come un pendolo. Se uno legge la letteratura francese contemporanea, in specie Houellebecq, romanziere perfetto (a detta non solo mia ma di tutti gli esperti, tanto che già è finito tra i classici contemporanei), vede cosa vuole dire scrivere un romanzo che abbia smalto e spessore. Diamo un'occhiata ai premi letterari d'oltralpe: leggi La traversata, di Philippe Lançon, o La carta e il territorio di Houellebecq, Altro che Cartongesso di Maino, premio Calvino di qualche anno fa. 

Quindi ne ho dedotto che il Calvino è un'opportunità: devono combinarsi diversi fattori per essere tra i finalisti, e di questi un buon 50 per cento, se non di più, è quello fortuna (manoscritto giusto in mano a lettori giusti, affini a te). 

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Il mio sospetto è anche un altro: che il Calvino si stia trasformando (se non lo è già) in un concorso per partecipanti a scuole di scrittura.

Comunque, leggi tutti e dieci i racconti, se ci riesci.

Sono al limite dell'illeggibilità.

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Per non parlare dell'incipit dell'opera che ha vinto lo scorso anno. Anche quella non mi è piaciuta, per niente. 

MI scuso per un errore di battuta sul mio primo post. Gli trovate sul sito è ovviamente Li trovate sul sito. 

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Quanto all'organizzazione di quest' anno: trovo francamente sconcertante che indicano l'edizione successiva a premio in corso ancora da finire.

Senza dire della comunicazione dei finalisti al 16 giugno per poi procedere subito dopo alla presentazione delle opere nella stessa settimana e concludere con la proclamazione il lunedì della settimana appena successiva, dopo un'attesa pari a quella di un parto.

Questo significa che i nomi ce li hanno già, ma vogliono sbrigarsela nell'intervallo di tempo più breve possibile.

Se gli esiti sono eguali a quelli dei racconti allora in questa tornata non pubblicherà nessuno, nemmeno il vincitore.

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Il 9/4/2020 alle 15:06, Lucio Siciliano ha scritto:

Sto leggendo i dieci racconti finalisti del call. Non so voi cosa ne pensate, ma sono piuttosto perplesso. Soltanto un paio mi dicono qualcosa. La buona parte dei testi non mi ispira emozioni particolari. Ci sono certe contorsioni mentali, peraltro, che mi fanno dubitare assai. Sono troppo severo?

 

No, assolutamente. Quest'anno  un Covid mentale ha raggiunto anche i lettori del Calvino. E' molto più deludente di quello che pensavo. 

D'altronde è un chiaro specchio di quello che produce l'editoria italiana: pochi libri veri, molta autorefenzialità, moltissimo provincialismo, 100% amici degli amici.

Due esempi: Cavino stesso, che ha selezionato Lo stadio di Wimbledon di Daniele del Giudice: un'opera esile e del tutto irrisolta, tanto quanto viene spesso citata dai dottoroni della letteratura.

Oppure il cuore non si vede di Chiara Valerio, sempre di Einaudi, quest'ultimo uscito a fine 2019: vi sfido a leggere le prime 4 pagine (le trovate on line) e vi invito a dirmi che cosa ne pensate di questo parto intellettuale della direttrice editoriale di Marsilio e responsabile di una programmazione radiofonica culturale importante (radiotre) 

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Il 3/6/2020 alle 16:15, Karl Rossmann ha scritto:

Comunque è un modo per mettersi in discussione. A casa nostra siamo per definizione i più bravi, evitando di misurarci in una competizione più vasta non sapremo mai se lo siamo davvero. La speranza è che la competizione non sia truccata, ma non ho nessun motivo per sospettare che lo sia. Quanto ai gusti di chi ci seleziona, i lettori sono esseri umani, avranno i loro pallini e le loro idiosincrasie, e non si può escludere che se non piaci al primo lettore sei fuori. Con 889 partecipanti temo che lo spazio per prove d'appello sia risicato. Vedremo la scheda tecnica. Sono un veterano e posso dire che - per quanto riguarda la mia esperienza - è fatta bene anche se non ci si deve attendere un'analisi estesa e dettagliata. 

 

Prova a fare un test sui racconti del call che sono passati. Lascia stare 'l'adesione al tema/argomento, lascia stare per un attimo i pallini personali e le idiosincrasie, le  simpatie o le antipatie di ciascuno: leggi le prime 1000- 2000 battute di ogni racconto e dimmi se qualcuno merita la lettura fino alla conclusione. 

Per esempio, se la vincitrice scrive il seguente periodo: Fiorentina era una donna superstiziosa. non ti verrebbe da commentare subito: No, era una bella bistecca? 

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15 ore fa, Angel2030 ha scritto:

leggi le prime 1000- 2000 battute di ogni racconto e dimmi se qualcuno merita la lettura fino alla conclusione. 

Nessuno dei racconti finalisti mi ha emozionato particolarmente (preciso che al call non ho partecipato, quindi non sono parte in causa). Per dare un giudizio sulla competenza dei lettori dovremmo però aver letto tutti i partecipanti e constatare che alcuni di quelli scartati valevano di più. E anche qualora avessimo questa possibilità il nostro sarebbe sempre un giudizio soggettivo. In generale comunque avere sospetti è lecito. Cosa succede dietro le quinte in definitiva non lo sappiamo. Però se si decide di partecipare si deve anche accettare che le regole sono queste, e si deve accettare il verdetto che danno. 

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Ovvio che sì, ma il sospetto è che ci sia stato di meglio, su 800 pezzi pervenuti. Altrimenti non ha più senso niente, nemmeno questo sito, se la produzione letteraria italiana è così scarsa ed insignificante. E sinceramente il sospetto mi sta crescendo dentro, oltre la rabbia.

Ecco un altro dei vincitori del call, che ha quasi lambito la blasfemia verso la religione cattolica con il suo Nostra Signora dei Venti. Questo è l'incipit, non sono riuscito ad andare oltre.

 

Nostra Signora dei Venti scoprì il suo potere a otto anni.

Mentre beveva il suo tè allo zenzero e limone, a piccoli sorsi, come una colomba l’acqua limpida, avvertì, all’altezza dell’addome, una sensazione di urgenza e disagio, e impossibilitata ad alzarsi, causa bon ton, lasciò che il suo corpo sfiatasse, silenziosamente, quel fluido invisibile ma così scortese che, come l’omoerotismo, ha paura di pronunciare il suo nome.

Ma dopo qualche istante, invece di avvertire un puzzo atroce, di burro rancido e uova vecchie, si sentì avvolgere da una nuvola di profumo soavissimo, tanto che i genitori e gli ospiti ne furono come abbacinati e si chiesero da dove venisse quella brezza speziata di zenzero e limone.

E così, un pomeriggio di primavera tra le due guerre, nell’appartamento dei Feuilleton, in rue de la Baguette, morì il realismo francese e nacque Nostra Signora dei Venti: la donna le cui terga erano un grammofono di fragranze, un alambicco naturale che distillava profumi, assorbendo l’essenza di cibo e bevande e transustanziandola in venti aromatici.

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17 ore fa, Angel2030 ha scritto:

 

D'altronde è un chiaro specchio di quello che produce l'editoria italiana: pochi libri veri, molta autorefenzialità, moltissimo provincialismo, 100% amici degli amici.

Quanta verità, amico mio. L'ottusa, noiosa e raccomandata grande editoria italiana (perché nella piccola realtà, invece, ogni tanto escono delle perle). Tutti quelli che sono considerati "grandi scrittori" della scena odierna al 90% sono degli scarsoni totali, inutili palloni gonfiati che non hanno trovarsi manco il naso sulla faccia. 

 

Tra l'altro, tornando in topic, i raccomandati al Calvino purtroppo ci saranno sempre. Basti pensare a quelle persone che arrivano in finale anche due, tre volte. Cioè, ma in che cavolo di senso? Perché appena leggono il nome lo trasportano subito alla fase finale. Ma dai. 

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Non so, ragazzi. In parte sono d'accordo con voi. I dieci racconti finalisti non hanno entusiasmato neanche me. D'altra parte la teoria complottista non mi convince nemmeno. Io quest'anno sono stata semifinalista alla call per racconti e non ho nessun rapporto con i lettori o gli organizzatori del Premio Calvino, anzi, non so neanche chi siano. Non ho mai avuto raccomandazioni in vita mia, è una pratica che detesto, né ho mai frequentato scuole di scrittura. Dunque in virtù di cosa sarebbe stato scelto il mio incipit?

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Non l’ho letto.e non posso esprimermi. Io mi riferisco a quello che ho letto con i miei occhi sul sito. Un appiattimento totale verso il basso che mi fa sospettare che si siano messi a sorteggiare o a selezionare secondo criteri di anzianità di partecipazione alla manifestazione. Come se tu non partecipassi a un concorso singolo, ma ti abbonassi a una serie di concorsi in fila. Penso che ogni scrittore abbia la propria stringa nel loro database, con indicati gli anni di partecipazione. E difatti te lo chiedono, in modo esplicito, nel form di partecipazione. La stessa cosa succede per io scrittore, altro concorso ridicolo. Non sono deluso per me, sono deluso per la cultura in Italia. 

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Cari amici di logorante attesa e ormai certa delusione, voglio dirvi come la penso. Ieri sera, riflettendo e martoriandomi sulle ingiustizie del Calvino e dell’editoria italiana, ho visto dentro di me. Non riflettevo e non mi martoriavo: schiattavo di invidia. Ci sono rimasto male: l’invidia è uno dei bassi istinti più mediocri che ci siano. Inaridisce. Divora vitalità. Oscura gli orizzonti. Mi sono immaginato i finalisti; tutti i finalisti di tutte le gare del mondo. Il momento della telefonata che li elevava, i loro stati d’animo in espansione, la svolta della vita finalmente arrivata. Meraviglioso. Per i finalisti, adesso esiste una giustizia. Il merito viene riconosciuto. Non tutto è marcio. Il destino è realtà. Ma anche gli attacchi di megalomania: sono fra i migliori. No, sono il migliore. No, no, sono un grande: passerò alla storia. Li lascio ai loro problemi. Torno su di me. E io, allora? Il mio libro? Le rinunce, i sacrifici e la fatica per scriverlo? Il me stesso riversato su pagine lavorate poi al cesello? I miei cento euro? Tutto inutile. Ho perso, un’altra volta. Eppure, mi sono detto, se i finalisti sono stati scelti, è anche grazie alla mia sconfitta. Se non avessi perso, loro non avrebbero vinto. Io, voi, loro, il Calvino, siamo un’unica entità. Ma perché non sono al loro posto? Ho sbagliato libro? La storia che ho raccontato non merita di essere letta? Non so scrivere? Il Calvino è “sporco”? Tutti questi dubbi rimangono, lì dove devono stare: fra quello che sono e quello che non so cosa sarò. Ho però una consolazione. Mi sembra che il destino abbia voluto premiare anche me e voi, cari esclusi. Apparteniamo al concorso della pandemia, evento storico del quale si continua a parlare come momento in cui niente sarà come prima. Non so se sarà davvero così. Per me sì, mi sono accorto ieri sera, come vi ho già detto. C’è un mutamento nel mio sentire. Non invidio i finalisti, tutti i finalisti di tutte le gare del mondo. Li ammiro. Anche quelli che per arrivare in alto, truccano le carte nel gioco della raccomandazione, uno dei tanti meccanismi per andare avanti. È il loro modo di essere. Bravi. Meglio per loro. Le capacità, qualsiasi esse siano, non si devono mai buttare via. Ma se c’è spazio per loro, ce n’è anche per me e voi. Basta continuare a scrivere.

(Se per esprimere un pensiero ho scritto tutto questo papello, potrebbe anche essere che il talento lo vorrei, ma non ce l’ho).

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Per quanto riguarda il premio vero e proprio, a cui non ho partecipato, la vedo con più distacco: ma salta all’occhio che un concorso indetto un anno fa e con termine quasi 8 mesi fa si risolva in una settimana tutta on line, con presentazione dei finalisti e premiazione in una settimana, quasi a togliersi l’ingombro dai coglioni

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Ciao a tutti ragazzi, come @ivalibri anche io non credo ai complotti. Certo, il Calvino è un'agenzia letteraria e come tale nel loro giudizio non tengono conto soltanto della validità dell'opera, ma anche della sua vendibilità e ciò non lo nascondono nemmeno nei loro giudizi. Giusto, sbagliato? Io su questo non mi esprimo, però è così, ed è abbastanza chiaro, così come è chiaro che prediligano storie poco lineari popolate da personaggi dal pensiero "obliquo". Purtroppo un libro è più facilmente vendibile se la persona che lo ha scritto, sebbene sia un esordiente, si sia fatto in qualche modo conoscere in ragione di una qualche attività. Temo quindi che a parità di giudizio, il nome di chi ha scritto "l'opera" a torto o a ragione conti nel processo di selezione della rosa dei finalisti (e forse anche in quella dei segnalati). Quindi chi come me non lo conosce nessuno e trova difficoltà persino a farsi leggere da sua moglie, temo che vi siano poche speranze, a meno che uno di voi non abbia scritto qualcosa di veramente notevole, quasi rivoluzionario. Poi, per quello che riguarda l'editoria invece avete pienamente ragione, leggo cose scritte da autori noti che non valgono quello che ho letto da perfetti sconosciuti.

 

Saluti e in bocca al lupo,

 

Mirko

 

ps: @pas, l''invidia non è un sentimento sempre malato. Lo è se ti porta a distruggere il lavoro altrui denigrandolo, se invece ti spinge a migliorarti è un sentimento sano, dipende da come lo indirizzi. 

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Io non sono un complottista, semplicemente perché il complotto comporta una trama e degli attori consapevoli orientati ad un risultato. Qui non c’è’ niente di tutto questo: 

a)vendibilita’: no, non guardano a questo perché altrimenti sarebbero più orientati al genere (giallo, noir) e non lo sono; per comprova provate a leggere il vincitore dello scorso anno. Penso che non abbia venduto una copia;

b)nome noto: trovo che sia un criterio assurdo per un concorso di esordienti;


invece trovo più sensato non tanto il criterio del complotto ma una più banale strategia di marketing: vendo il nome del Calvino alle scuole di scrittura, che così si fregiano di studenti poi premiati al premio, e seleziono in base al’ anzianità di partecipazione, così massimizzo i flussi di cassa per anni e anni; nel caso (più raro, ma possibile) che le CE abbiano già un nome da lanciare utilizzo il Calvino come trampolino di lancio

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15 minuti fa, INTES MK-69 ha scritto:

Ciao a tutti ragazzi, come @ivalibri anche io non credo ai complotti. Certo, il Calvino è un'agenzia letteraria e come tale nel loro giudizio non tengono conto soltanto della validità dell'opera, ma anche della sua vendibilità e ciò non lo nascondono nemmeno nei loro giudizi. Giusto, sbagliato? Io su questo non mi esprimo, però è così, ed è abbastanza chiaro, così come è chiaro che prediligano storie poco lineari popolate da personaggi dal pensiero "obliquo". Purtroppo un libro è più facilmente vendibile se la persona che lo ha scritto, sebbene sia un esordiente, si sia fatto in qualche modo conoscere in ragione di una qualche attività. Temo quindi che a parità di giudizio, il nome di chi ha scritto "l'opera" a torto o a ragione conti nel processo di selezione della rosa dei finalisti (e forse anche in quella dei segnalati). Quindi chi come me non lo conosce nessuno e trova difficoltà persino a farsi leggere da sua moglie, temo che vi siano poche speranze, a meno che uno di voi non abbia scritto qualcosa di veramente notevole, quasi rivoluzionario. Poi, per quello che riguarda l'editoria invece avete pienamente ragione, leggo cose scritte da autori noti che non valgono quello che ho letto da perfetti sconosciuti.

 

Saluti e in bocca al lupo,

 

Mirko

 

ps: @pas, l''invidia non è un sentimento sempre malato. Lo è se ti porta a distruggere il lavoro altrui denigrandolo, se invece ti spinge a migliorarti è un sentimento sano, dipende da come lo indirizzi. 

Scusa se ti correggo. L'invidia è distruttiva. Il sentimento di cui parli, che è nobile, si chiama emulazione. 

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Aggiungo una perla che il premio Calvino non ha riferito: gli esperti del sole 24 ore (il domenicale del sole 24 ore, il settimanale più prestigioso in ambito culturale, quasi sempre superiore a “la lettura “ o a “Robinson” per intenderci) NON volevano premiare  nessuno ma sono stati invitati a farlo lo stesso, diversamente l’iniziativa sarebbe stato un flop colossale. Ovviamente  non comunico  le mie fonti . 

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20 minuti fa, Ilaris ha scritto:

@Angel2030

Quoto. Oltre agli introiti con la vendita di giudizi sommari sulle opere dei partecipanti, e alle percentuali - seppur contenute - di rappresentanza sui pubblicati.

Ma a quanto pare il Sole 24 Ore (che dovrebbe apprezzare il ragionamento di tipo economico) si è defilato elegantemente da questa logica, perché voleva invece arricchire il suo prestigio con della vera letteratura pubblicando quei racconti. Dubito che ripeteranno l'esperienza.


Hai  ragione: l’articolo apparso sul domenicale del 16 aprile è stato più che chiaro al riguardo, andando a cassare nella sostanza tutta l’operazione è la stessa opera di selezione dei 10 finalisti. A leggerlo bene il giudizio è pesante e Il premio Calvino non poteva tenersene fuori, come invece ha fatto. Anzi, nel sito ha pubblicato un post di generale soddisfazione per l’iniziativa, manifestando la volontà di ripeterlo ancora. 

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Nemmeno io credo al complottismo, secondo me il Calvino è un concorso serio che potrebbe sicuramente ottimizzare certi aspetti. Che poi tengano conto della vendibilità del libro, anche è legittimo. Certamente discutibile, ma in fondo il libro è un oggetto inflazionato che è merce. Non solo ma anche. Sarebbe un po' ipocrita dire che uno scrive non per vendere ma solo per far conoscere al mondo le proprie idee. Penso ci stiano tutte e due le cose. Sono invece perfettamente d'accordo con il provincialismo della letteratura nostrana. Siti è uno dei nostri narratori di punta, ma confrontatelo con Carrère, Houellebecq, Marías ecc. Perde dieci a zero. Il calvino riflette questo... Stanno pompando per bene la Dragunera, ma ancora una volta abbiamo un vertice del triangolo che racchiude la lett. Ita: provincialismo, antifascismo, femminismo. Il libro che ho mandato al PIC si situava volontariamente fuori, e forse anche per questo non è mai stato segnalato 

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Sono d'accordo con te @Luke_85 . L'editoria italiana osa molto poco e gli autori che citi non sono paragonabili. Il Calvino funziona allo stesso modo? Può darsi che ci siano delle affinità, d'altra parte credo che i lettori siano legati alle case editrici e quindi ci sta. Ci sono anche alcune tematiche privilegiate dal premio: la provincia italiana, ad esempio, e alcune scelte linguistiche che piacciono, come gli impasti con i dialetti. Non credo però che si debba parlare di femminismo. A parte L'animale femmina della Canepa, cge tratta il tema della misoginia, quali sarebbero tutte queste opere femministe? Ne La dragunera le protagoniste sono due donne, ma questo non significa che sia un libro femminista. Se siamo la metà del cielo, perché le donne non possono essere protagoniste di romanzi al pari degli uomini? Nella scorsa edizione il romanzo vincitore ha come protagonista un uomo, eppure sono sicura che nessuno direbbe che è un romanzo maschilista.

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Sarebbero folli a non tenere nel debito conto la "pubblicabilità" di un'opera. L'iter editoriale positivo di vincitori e finalisti (non sempre ma nella maggior parte dei casi sì) è una componente fondamentale del successo del PIC. Fra l'altro il fatto che poi le opere si pubblichino attenua il sospetto che il premio sia un feudo per raccomandati: quantomeno devono essere raccomandati che hanno scritto qualcosa di appetibile per l'editoria. Non scarterei invece l'idea che certe tematiche o certe scelte stilistiche finiscano per essere preferite rispetto ad altre, magari perché più consone alle scelte dominanti nell'editoria nostrana.

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