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valsiwho

Premio Italo Calvino XXXIII edizione [scad. 28/10/19]

Post raccomandati

@Angel2030 Temo che tu confonda la causa con l'effetto. Non dico in tutti i casi, per carità, ma il fatto che il nome di alcuni autori sia già in giro è un effetto. Non la causa.

Effetto di cosa? Della miglior qualità complessiva delle proprie proposte editoriali.

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Adesso, AdStr ha scritto:

Effetto di cosa? Della miglior qualità complessiva delle proprie proposte editoriali.

Credo anch'io. Il livello è altissimo e la competizione davvero dura. Da quando non ho ricevuto la famosa telefonata  (e confesso come molti di noi di averci sperato con convinzione) ho ripreso in mano il mio romanzo e mi sono resa conto che lo devo rivedere, che la mia proposta è dignitosa ma non sufficiente. Lo avevo fatto leggere e valutare da una editor professionista molto brava ed era stato giudicato in modo molto positivo ed è piaciuto molto anche a diversi beta reader, ma questo non basta ad arrivare alla finale del Calvino, evidentemente. Quest'anno c'erano quasi 900 manoscritti in gara e anche di persone che non sono certo alle prime armi. Credo che dovrò rimboccarmi le maniche e cercare di fare di meglio, tutto qui.

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1 minuto fa, AdStr ha scritto:

@Angel2030 Temo che tu confonda la causa con l'effetto. Non dico in tutti i casi, per carità, ma il fatto che il nome di alcuni autori sia già in giro è un effetto. Non la causa.

Effetto di cosa? Della miglior qualità complessiva delle proprie proposte editoriali.


Ecco: se fosse così mi andrebbe bene. Ma è talmente inverosimile da diventare un’ emerita cazzata, con rispetto parlando. Mi dispiace, i conti non tornano proprio.

Ad esempio @Inoxsembra dire che era già conosciuto prima di diventare finalista e lo considera quasi una cosa ovvia, anche se in modo non esplicitato. Ma allora non dovrebbero classificarlo come un concorso per esordienti,

ma come concorso per persone (già note)che aspirano alla pubblicazione di rilievo nazionale

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Adesso, Angel2030 ha scritto:

Mi dispiace, i conti non tornano proprio.

Di certo non mi metto a confutare i tuoi conti, ci mancherebbe.

Ognuno trovi il modo migliore di affrontare la questione. Per me il rosicamento perpetuo non è la ricetta giusta, ma sono pronto a ricredermi.

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8 minuti fa, AdStr ha scritto:

Di certo non mi metto a confutare i tuoi conti, ci mancherebbe.

Ognuno trovi il modo migliore di affrontare la questione. Per me il rosicamento perpetuo non è la ricetta giusta, ma sono pronto a ricredermi.


ma io non mi rosico fatto. Sto facendo valutazioni oggettive. Avete letto che schifo è venuto fuori dal call? Comunque, andrò a leggermi quanto hanno scritto i dieci e invito tutti a fare lo stesso. 

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11 minuti fa, AdStr ha scritto:

@Angel2030 perché io possa dar credito alle tue affermazioni, devo leggere anche quanto hai proposto tu.


Va bene. Dammi la mail e ti giro quanto ho girato al call ( o meglio, quanto volevo girare al call)

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Sul sito del Calvino c'è scritto che tutti gli autori, tranne chi ha pubblicato una raccolta autonoma di racconti, possono partecipare al call di narrativa breve.

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Un finalista addirittura ha pubblicato 5 libri, come si fa a chiamarlo esordiente?? È ovvio che uno che ha già pubblicato è più bravo di uno che non ha mai pubblicato! A questo punto che tolgano il "per esordienti" ma allora prendono meno soldi perché si trovano 2/3 dei concorrenti in meno.

Calvino non ci prendi più in giro. Fatevi il vostro premio e premiatevi. Fatevela e ditevela.

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Poi però vince chi è già.noto. Forse nemmeno Calvino redivivo, partecipando in anonimato come puro esordiente, ce l’avrebbe fatta a passare fra i finalisti del premio a lui intitolato 

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 Soltanto un cieco non vedrebbe l’andazzo generale dell’editoria italiana. Io non sono di primo pelo. Non sto a dettagliare cosa ho fatto e cosa ho sfiorato. Quello di cui sono sicuro è che dietro i bandi, proclami, annunci, mission, c’è un’editoria obbligata dai manager a scegliere autori che abbiano un curriculum che invogli il lettore a comprare. Perché il lettore non compra una storia bella, ma compra la storia dell’autore. Il lettore, insomma, ha bisogno di personaggi che si avvicinino il più possibile al mito. È il meccanismo dello star system. Il talento non serve. La storia è superflua. Ci pensano i critici prezzolati a far passare delle opere orribili sotto tutti i punti di vista, come capolavori. Io non so scrivere, è vero. Ma so leggere. E quello che leggo: è brutto. Ha un’anima artefatta; un’identità imposta; un “voce” registrata . Con le eccezioni che confermano la regola. Qualcosa di decente passa, per la legge dei grandi numeri. Ha ragione Angel. Dieci su dieci: più chiaro di così… Ogni tanto pescano qualche sconosciuto, ma è una strategia per farci continuare a sperare e partecipare, pagando. Lo star system, ma non devo dirvelo io, si basa sull’illusione di massa.

3 ore fa, Angel2030 ha scritto:

Non sono d’accordo. Soprattutto non sono d’accordo sul fatto che10/10 siano già tutti su google. La stessa cosa è successa al call. tutti i finalisti avevano un background. Questo a mio avviso sovverte  lo spirito del Calvino ( ve lo ricordate che cosa scrivono sul bando? Le pubblicazioni precedenti sembrano già escluderti, e questo non è, alla prova dei fatti, vero). Può essere un caso, ma trovo difficile che non ci sia nemmeno uno sconosciuto, e trovo altrettanto difficile che non ci sia almeno uno sconosciuto meritevole

 

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1 ora fa, Cerusico ha scritto:

Il terzo punto del bando del Premio indica in modo piuttosto chiaro chi può partecipare al concorso:

 

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3) L’autore non deve aver pubblicato nessun’altra opera narrativa in forma di libro autonomo, sia cartaceo che e-book. L’autore deve essere in possesso dei diritti sull’opera presentata. Sono ammesse le autopubblicazioni (sia cartacee sia e-book), le pubblicazioni sostenute in qualsiasi forma da un contributo dell’autore, le pubblicazioni su riviste cartacee o online, su antologie, le edizioni a distribuzione locale o a cura di associazioni ed enti locali, le pubblicazioni con basse tirature (inferiori alle 300 copie) o con un ridotto numero di copie vendute (inferiore a 200 se cartacea oppure inferiore a 400 download se digitale), le pubblicazioni tramite crowdfunding. Qualora l’autore abbia pubblicato opere appartenenti alla suddetta tipologia e ne possegga i diritti può partecipare al concorso con queste stesse opere, qualora invece non sia più in possesso dei relativi diritti, può partecipare ma con altro materiale.

 

Non trovo quindi storture rispetto a quanto specificato nel bando.

 

Per quanto riguarda la già assodata bravura dei finalisti, non mi sorprende affatto. Per quanto non si possa escludere il caso dell'autore che, dal nulla, propone per la prima volta un proprio testo e ottenga riconoscimenti, è assai più probabile che ciò avvenga per autori che hanno affrontato le tappe iniziali, magari scrivendo racconti e proponendoli alle riviste letterarie, oppure collaborando con siti/blog/testate a tema lettura/scrittura. È dunque ipotizzabile che siano già autori consapevoli e con un certo grado di maturità.

 

Infine, per gli esiti dei concorsi in generale, e quindi anche della call dei racconti: per quanto di recente siano arrivati in finale anche testi di genere, è innegabile che i lettori del Calvino tendano a prediligere un certo taglio delle opere, sia brevi sia lunghe. Quindi, se non si apprezzano i vincitori/finalisti, occorrerebbe forse riflettere sul motivo per cui si è deciso di partecipare. A che pro gareggiare in un concorso che tende a premiare narratori e narrazioni che non rientrano nel proprio gusto, o distanti dalle proprie produzioni letterarie?

 

 

cari @Cerusico, abbiamo in te un difensore d’ufficio del Calvino. Ma non vogliamo i processi, ma  la semplice verità. E questa non è per nulla chiara, per nulla. 

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@Cerusico possono fare quello che vogliono, se voglionopossono premiare anche niente meno che il Sig. Marchetti come "esordiente", ma allora devono smetterla di dire questo premio è per esordienti. Che lo chiamino premio e basta perché la parola esordiente ormai c'entra poco.

Ah aspetta, forse ho capito, ci siamo confusi noi ragazzi, mi sa che intendono "esordiente al Calvino".

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@pas@Angel2030  per quanto triste io sono molto d'accordo con voi. Non penso si tratti di mangiarsi le unghie dall'invidia e rosicare, questo discorso. Purtroppo sono dati di fatto, due più due fa quattro. Una volta questo Premio non era così, penso che anche le varie scuole di scrittura abbiano contribuito a rovinare tutto. O non ci sono più autori degni  e bisogna pescare fra i soliti. Mah può essere, chi può dirlo? Quello che si trova in giro in effetti non è granché, e lo sanno tutti dello star-system che crea a tavolino illusioni di massa. La nostra è un'epoca così, ma le mode passano, le commissioni si rinnovano, i vincitori si dimenticano, la gente si volta dall'altra parte. 

Non diamoci troppa importanza che non ne ha.

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Gli 11 finalisti sono sia esordienti che emergenti.

Se qualcuno ha trovato uno o più romanzi di uno o più finalisti editi da una casa editrice medio-grande, lo scriva.

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1 ora fa, Angel2030 ha scritto:

Sbaglio o non si vedono sul sito degli estratti dei singoli finalisti?

Ci sono, linkati dalla pagina facebook del Premio, le presentazioni e gli estratti (letti da due bravissime attrici) di due dei finalisti: Capoferro e Costa. Estratti molto belli. Quello di Capoferro (letto da Eleni Molos), l'ho ascoltato due volte: l'ho trovato ipnotico, di altissima qualità.

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Anch'io ho visto i due video di oggi,@Moria e devo dire che mi hanno fatto entrambi un'ottima impressione. Certo, per giudicare bisognerebbe leggere gli interi romanzi, ma i brani letti e le trame mi sono sembrati interessanti.

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Mi scuso se è stato già detto (potrebbe essermi sfuggito) ma che voi sappiate anche gli autori delle menzioni speciali vengono avvisati in anticipo? O lo scopriranno il giorno stesso?

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16 ore fa, Angel2030 ha scritto:


Ecco: se fosse così mi andrebbe bene. Ma è talmente inverosimile da diventare un’ emerita cazzata, con rispetto parlando. Mi dispiace, i conti non tornano proprio.

Ad esempio @Inoxsembra dire che era già conosciuto prima di diventare finalista e lo considera quasi una cosa ovvia, anche se in modo non esplicitato. Ma allora non dovrebbero classificarlo come un concorso per esordienti,

ma come concorso per persone (già note)che aspirano alla pubblicazione di rilievo nazionale

Caro Angel, ti invito a leggere quel che scrivono gli altri, non li interpretare a modo tuo. Io non so che concetto hai di noti, e nemmeno di esordienti. Io ho partecipato al Calvino perché lo ritenevo l'unico premio che mi avrebbe consentito di comprendere il valore del mio romanzo. Punto. Non chiedevo niente se non di essere letto e giudicato, e così è stato. Mi è andata bene, e a questo punto dovrei quasi sentirmi in colpa verso chi non ce l'ha fatta. Ma io ci ho sudato un anno sul mio manoscritto, e no, mi spiace, non ero (e non sono) uno dei soliti noti, nonostante abbia ottenuto dei successivi riconoscimenti nell'ambito di autore esordiente, per l'opera prima. Gian Arturo Ferrari e Alberto Rollo, una vita in Mondadori e Feltrinelli, da regolamento avrebbero potuto partecipare al Premio Calvino, nulla glielo avrebbe impedito, hanno però preferito partecipare direttamente allo Strega, come finalisti, chissà perché. Chi si mette in gioco al Calvino lo fa per l'alto spessore del giudizio unito all'ampia rosa di partecipazione. Tu vorresti limitarla perché ti risulterebbe più facile emergere. Be', ti dico che non ti rendi conto cosa sia il mondo dell'editoria, restare a galla non è semplice. Tu vuoi allenarti per la traversata della Manica in una piscina, con l'acqua riscaldata e uno per corsia, evitanto il confronto con le onde del mare. Però quella traversata prima o poi la devi fare per forza, nuotando contro la corrente e i cavalloni alti sei metri, col freddo che ti blocca i muscoli. Si partecipa in tanti, pochi riescono, è la dura legge che regola i libri, che non è giusta e a volte sbaglia, però questa è. La scrittura è una palestra che ti obbliga al duro allenamento, non ci sono scorciatoie, chi le utilizza difficilmente va lontano, perché i brutti libri eccome se ce ne sono, ma si perdono nel mare di bei libri, i capolavori che dettano l'unico metro di giudizio che consente al lettore di assegnare il giusto valore di un romanzo, sia esso di esordiente o di pseudo noti. Se credi che una mattina il dio della scrittura possa illuminarti  la via e ti permetta di scrivere di getto una storia senza aver prima lavorato impostando personaggi, trama, ambientazione, anche quando sei convinto di averlo fatto a sufficienza, sei lontano dalla realtà. Hai fatto caso che dal momento in cui si è proclamati finalisti al momento in cui si è pubblicati passano più di dodici mesi, a volte anche due o tre anni? Veronica Galletta è stata finalista del Calvino nel 2015, rientra nella categoria che tu identifichi con noti (anche se esordiente) perché si è data da fare con concorsi su racconti, romanzi (il Neri Pozza). Lo sai quando ha pubblicato il suo romanzo? Nel 2020, a distanza di cinque anni (e sì, era talmente nota che l'hanno fatta attendere...). Però ora si è potuta fregiare del Premio Campiello opera prima...

Vai cercando combine o trucchi nei concorsi a cui mi sembra di capire partecipi o forse no, però ti assurgi a giudice supremo, in base al tuo metro, avendo da ridire sulle scelte della giuria (in base a cosa, ai tuoi gusti?). Mettiamo però il caso che tu abbia ragione, perché allora queste fantomatiche pubblicazioni di noti non è immediata per sfruttare l'effetto Calvino, anche considerando che l'anno successivo ci saranno altri finalisti, altri noti da favorire? cosa lo impedisce? Forse il fatto che ottenere un contratto di pubblicazione è molto più complicato che non partecipare a un concorso di romanzi inediti? Se non capisci questo, occhio, vivrai davvero male la scrittura, e non otterrai niente di buono perché alla base di tutto ci deve essere il piacere dello scrivere storie. Altrimenti si rischia solo di perdere tempo e salute...

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50 minuti fa, Inox ha scritto:

Caro Angel, ti invito a leggere quel che scrivono gli altri, non li interpretare a modo tuo. Io non so che concetto hai di noti, e nemmeno di esordienti. Io ho partecipato al Calvino perché lo ritenevo l'unico premio che mi avrebbe consentito di comprendere il valore del mio romanzo. Punto. Non chiedevo niente se non di essere letto e giudicato, e così è stato. Mi è andata bene, e a questo punto dovrei quasi sentirmi in colpa verso chi non ce l'ha fatta. Ma io ci ho sudato un anno sul mio manoscritto, e no, mi spiace, non ero (e non sono) uno dei soliti noti, nonostante abbia ottenuto dei successivi riconoscimenti nell'ambito di autore esordiente, per l'opera prima. Gian Arturo Ferrari e Alberto Rollo, una vita in Mondadori e Feltrinelli, da regolamento avrebbero potuto partecipare al Premio Calvino, nulla glielo avrebbe impedito, hanno però preferito partecipare direttamente allo Strega, come finalisti, chissà perché. Chi si mette in gioco al Calvino lo fa per l'alto spessore del giudizio unito all'ampia rosa di partecipazione. Tu vorresti limitarla perché ti risulterebbe più facile emergere. Be', ti dico che non ti rendi conto cosa sia il mondo dell'editoria, restare a galla non è semplice. Tu vuoi allenarti per la traversata della Manica in una piscina, con l'acqua riscaldata e uno per corsia, evitanto il confronto con le onde del mare. Però quella traversata prima o poi la devi fare per forza, nuotando contro la corrente e i cavalloni alti sei metri, col freddo che ti blocca i muscoli. Si partecipa in tanti, pochi riescono, è la dura legge che regola i libri, che non è giusta e a volte sbaglia, però questa è. La scrittura è una palestra che ti obbliga al duro allenamento, non ci sono scorciatoie, chi le utilizza difficilmente va lontano, perché i brutti libri eccome se ce ne sono, ma si perdono nel mare di bei libri, i capolavori che dettano l'unico metro di giudizio che consente al lettore di assegnare il giusto valore di un romanzo, sia esso di esordiente o di pseudo noti. Se credi che una mattina il dio della scrittura possa illuminarti  la via e ti permetta di scrivere di getto una storia senza aver prima lavorato impostando personaggi, trama, ambientazione, anche quando sei convinto di averlo fatto a sufficienza, sei lontano dalla realtà. Hai fatto caso che dal momento in cui si è proclamati finalisti al momento in cui si è pubblicati passano più di dodici mesi, a volte anche due o tre anni? Veronica Galletta è stata finalista del Calvino nel 2015, rientra nella categoria che tu identifichi con noti (anche se esordiente) perché si è data da fare con concorsi su racconti, romanzi (il Neri Pozza). Lo sai quando ha pubblicato il suo romanzo? Nel 2020, a distanza di cinque anni (e sì, era talmente nota che l'hanno fatta attendere...). Però ora si è potuta fregiare del Premio Campiello opera prima...

Vai cercando combine o trucchi nei concorsi a cui mi sembra di capire partecipi o forse no, però ti assurgi a giudice supremo, in base al tuo metro, avendo da ridire sulle scelte della giuria (in base a cosa, ai tuoi gusti?). Mettiamo però il caso che tu abbia ragione, perché allora queste fantomatiche pubblicazioni di noti non è immediata per sfruttare l'effetto Calvino, anche considerando che l'anno successivo ci saranno altri finalisti, altri noti da favorire? cosa lo impedisce? Forse il fatto che ottenere un contratto di pubblicazione è molto più complicato che non partecipare a un concorso di romanzi inediti? Se non capisci questo, occhio, vivrai davvero male la scrittura, e non otterrai niente di buono perché alla base di tutto ci deve essere il piacere dello scrivere storie. Altrimenti si rischia solo di perdere tempo e salute...


@Inoxgrazie per l’argomentata risposta.

io ho partecipato al call, e ho letto quelli che sono arrivati in finale e riletto quelli che hanno vinto. Non mi hanno detto niente. Tutti erano inferiori al mio, e ritengo di essere abbastanza obiettivo. Non so come funziona qui, e se puoi farmi una notifica in privato, ma volentieri ti spedisco il mio racconto. E poi mi dirai che cosa ne pensi in modo schietto. Sono 3 paginette, le leggi in 5 minuti. Se vuoi approfondire, poi, potrai sempre leggere  sul sito del Calvino il sublime parto della call di quest’anno. Quanto al fatto di sputare sangue per rendere bene un testo, ti garantisco che so  che cosa intendi dire, avendolo provato per primo sulla mia persona. E’ soprattutto per questo che mi irrita la mediocrità che spesso (non sempre, spesso) arriva in finale. Buona giornata 

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Il problema è che si tratta (quasi sempre) di gente, in un modo o nell'altro, con le mani in pasta nell'ambiente, avvezza a posare e disquisire scioltamente davanti a una platea o a una telecamera,  come nel caso di quest'anno. Il fatto che ogni tanto infilino nella rosa dei finalisti un esordiente puro, emozionato e sparuto, a darti la sensazione che l'anno venturo ci potresti essere tu al suo posto, ha il solo fine di farci continuare a partecipare per fare cassa. Sarò disfattista, ma la mia impressione è questa.

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Ho partecipato a un'edizione del Calvino con due romanzi, di cui uno era un giallo. Ho ricevuto delle schede fatte da lettori certamente esperti e competenti. Entrambe riportavano giudizi positivi, entrambi erano stati giudicati due buoni romanzi, ma non sono arrivata in finale e nemmeno segnalata. Perché? Perché il Calvino specifica in modo chiaro quali sono i parametri di valutazione: si richiede soprattutto una cifra stilistica particolare, una forma privilegiatamente sperimentale. Inoltre, è chiaro che i lettori conoscono molto bene la narrativa contemporanea, quindi è inevitabile che i loro gusti privilegino le caratteristiche e le tematiche da questa trattata. Ed è giusto così, come dice bene @Inox si partecipa al Calvino per avere un giudizio sulla propria scrittura e a mio parere, in base alla mia esperienza personale, da questo punto di vista il Calvino svolge con efficacia il suo compito. Ovvio che a livello soggettivo c'è la delusione, il rammarico ecc. ecc. questo è umano. Io ho letto diversi libri usciti dal Calvino, non mi sono particolarmente piaciuti ma non perché non fossero scritti bene, tutt'altro, semplicemente ho un'idea di letteratura diversa, ma questo, ripeto, è un mio gusto personale che non mette in discussione il valore delle opere lette. Ogni periodo storico ha il suo tipo di letteratura, ogni persona ha il suo genere di gusti. Si scrive per passione, il resto se arriva bene, se no il piacere di scrivere è la cosa più importante!

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3 ore fa, Inox ha scritto:

Caro Angel, ti invito a leggere quel che scrivono gli altri, non li interpretare a modo tuo. Io non so che concetto hai di noti, e nemmeno di esordienti. Io ho partecipato al Calvino perché lo ritenevo l'unico premio che mi avrebbe consentito di comprendere il valore del mio romanzo. Punto. Non chiedevo niente se non di essere letto e giudicato, e così è stato. Mi è andata bene, e a questo punto dovrei quasi sentirmi in colpa verso chi non ce l'ha fatta. Ma io ci ho sudato un anno sul mio manoscritto, e no, mi spiace, non ero (e non sono) uno dei soliti noti, nonostante abbia ottenuto dei successivi riconoscimenti nell'ambito di autore esordiente, per l'opera prima. Gian Arturo Ferrari e Alberto Rollo, una vita in Mondadori e Feltrinelli, da regolamento avrebbero potuto partecipare al Premio Calvino, nulla glielo avrebbe impedito, hanno però preferito partecipare direttamente allo Strega, come finalisti, chissà perché. Chi si mette in gioco al Calvino lo fa per l'alto spessore del giudizio unito all'ampia rosa di partecipazione. Tu vorresti limitarla perché ti risulterebbe più facile emergere. Be', ti dico che non ti rendi conto cosa sia il mondo dell'editoria, restare a galla non è semplice. Tu vuoi allenarti per la traversata della Manica in una piscina, con l'acqua riscaldata e uno per corsia, evitanto il confronto con le onde del mare. Però quella traversata prima o poi la devi fare per forza, nuotando contro la corrente e i cavalloni alti sei metri, col freddo che ti blocca i muscoli. Si partecipa in tanti, pochi riescono, è la dura legge che regola i libri, che non è giusta e a volte sbaglia, però questa è. La scrittura è una palestra che ti obbliga al duro allenamento, non ci sono scorciatoie, chi le utilizza difficilmente va lontano, perché i brutti libri eccome se ce ne sono, ma si perdono nel mare di bei libri, i capolavori che dettano l'unico metro di giudizio che consente al lettore di assegnare il giusto valore di un romanzo, sia esso di esordiente o di pseudo noti. Se credi che una mattina il dio della scrittura possa illuminarti  la via e ti permetta di scrivere di getto una storia senza aver prima lavorato impostando personaggi, trama, ambientazione, anche quando sei convinto di averlo fatto a sufficienza, sei lontano dalla realtà. Hai fatto caso che dal momento in cui si è proclamati finalisti al momento in cui si è pubblicati passano più di dodici mesi, a volte anche due o tre anni? Veronica Galletta è stata finalista del Calvino nel 2015, rientra nella categoria che tu identifichi con noti (anche se esordiente) perché si è data da fare con concorsi su racconti, romanzi (il Neri Pozza). Lo sai quando ha pubblicato il suo romanzo? Nel 2020, a distanza di cinque anni (e sì, era talmente nota che l'hanno fatta attendere...). Però ora si è potuta fregiare del Premio Campiello opera prima...

Vai cercando combine o trucchi nei concorsi a cui mi sembra di capire partecipi o forse no, però ti assurgi a giudice supremo, in base al tuo metro, avendo da ridire sulle scelte della giuria (in base a cosa, ai tuoi gusti?). Mettiamo però il caso che tu abbia ragione, perché allora queste fantomatiche pubblicazioni di noti non è immediata per sfruttare l'effetto Calvino, anche considerando che l'anno successivo ci saranno altri finalisti, altri noti da favorire? cosa lo impedisce? Forse il fatto che ottenere un contratto di pubblicazione è molto più complicato che non partecipare a un concorso di romanzi inediti? Se non capisci questo, occhio, vivrai davvero male la scrittura, e non otterrai niente di buono perché alla base di tutto ci deve essere il piacere dello scrivere storie. Altrimenti si rischia solo di perdere tempo e salute...

Bravissimo, e sono molto felice che tu abbia ricordato il caso di Veronica Galletta, con i suoi cinque anni di attesa e un meritatissimo Campiello. Però credo che provare a spiegare sia tempo perso. L'esercizio del livore è un modo piacevole per passare il tempo. L'alternativa è mettersi a lavorare sul serio, a leggere, scrivere, provare e riprovare. E questo sì che comporta fatica.

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Il fatto di aver avuto esperienze, di essere per dire professori di lettere, di aver scritto per il teatro, di aver già presentato il proprio scritto altrove ed aver già ricevuto una sorta riconoscimento, mi pare che non siano indizi di colpa, ma di merito: nel senso che scrivere è anche fatica, ma non solo intesa come scrittura e riscrittura, come lavoro "artigianale", ma anche di vita di lavoro: spesso sento chiedere quali libri devo leggere per diventare scrittori: secondo me tutti e nessuno, ma più hai vissuto, hai scritto, più hai letto e probabilmente più ricca sarà la tua scrittura. E penso che idealmente il Calvino dovrebbe accettare scritti che non solo siano ben scritti, ma che abbiano qualcosa da dire e che siano quindi ricchi di contenuti.

 

Tra i finalisti vedo che c'è un esordiente, probabilmente nel senso più puro del termine, tale Nicoletta Verna che ha pubblicato sin qui racconti per le solite riviste online e basta (Carie, Narrandom e altro, ma non ricordo).

 

Io ho partecipato al Calvino per la call dei racconti: non sono stato scelto nemmeno nella prima rosa: ma in qualche modo non penso di essere adatto a quel tipo di premio; ho letto alcuni di quei racconti ed in molti casi non li ho nemmeno finiti.

 

Però dai, qualche possibilità al di fuori del Calvino c'è: tra le riviste online che coprono uno spettro  di generi più ampio e le mille  piccole case editrici (escludendo quelle poco serie), in qualche modo una strada penso di possa trovare al di là del premio che non mi pare comunque adatto a tutti.

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28 minuti fa, loStraniero ha scritto:

Il fatto di aver scritto per il teatro, di aver già presentato il proprio scritto altrove ed aver già ricevuto una sorta riconoscimento, mi pare che non siano indizi di colpa, ma di merito

 

Va bene, ma allora smettiamola di chiamarlo premio per esordienti. Piuttosto che lo chiamino per emergenti. Così smettiamo anche di illudere la gente che sia un premio per sconosciuti.

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Smettiamola di chiamarlo anche Premio. È la normale selezione di un’agenzia letteraria. Prestigiosa come la Ali o la Grandi Associati. Con un contributo di lettura alla portata di tutte le tasche. Con una sua precisa identità, il cui contenuto è collegato alla fascetta con cui poi gli editori pubblicano e vendono. E noi smettiamo di chiamarci esordienti o emergenti: siamo clienti.

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1 ora fa, Provence ha scritto:

Ho partecipato a un'edizione del Calvino con due romanzi, di cui uno era un giallo. Ho ricevuto delle schede fatte da lettori certamente esperti e competenti. Entrambe riportavano giudizi positivi, entrambi erano stati giudicati due buoni romanzi, ma non sono arrivata in finale e nemmeno segnalata. Perché? Perché il Calvino specifica in modo chiaro quali sono i parametri di valutazione: si richiede soprattutto una cifra stilistica particolare, una forma privilegiatamente sperimentale. Inoltre, è chiaro che i lettori conoscono molto bene la narrativa contemporanea, quindi è inevitabile che i loro gusti privilegino le caratteristiche e le tematiche da questa trattata. Ed è giusto così, come dice bene @Inox si partecipa al Calvino per avere un giudizio sulla propria scrittura e a mio parere, in base alla mia esperienza personale, da questo punto di vista il Calvino svolge con efficacia il suo compito. Ovvio che a livello soggettivo c'è la delusione, il rammarico ecc. ecc. questo è umano. Io ho letto diversi libri usciti dal Calvino, non mi sono particolarmente piaciuti ma non perché non fossero scritti bene, tutt'altro, semplicemente ho un'idea di letteratura diversa, ma questo, ripeto, è un mio gusto personale che non mette in discussione il valore delle opere lette. Ogni periodo storico ha il suo tipo di letteratura, ogni persona ha il suo genere di gusti. Si scrive per passione, il resto se arriva bene, se no il piacere di scrivere è la cosa più importante!


ma allora che venga scritto quale è il target di riferimento dei lettori che poi valutano l’opera. Se, per esempio, non fossero interessati al romanzo storico che lo dicano. Sarebbe più onesto è chiaro . Rimangono  comunque tutti i miei dubbi sull’asserita ^linea stilistica’ del Calvino. 

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4 minuti fa, Angel2030 ha scritto:


ma allora che venga scritto quale è il target di riferimento dei lettori che poi valutano l’opera. Se, per esempio, non fossero interessati al romanzo storico che lo dicano. Sarebbe più onesto è chiaro . Rimangono  comunque tutti i miei dubbi sull’asserita ^linea stilistica’ del Calvino. 

I soldini fanno comodo...Non importa da dove arrivano!

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