Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

valsiwho

Premio Italo Calvino XXXIII edizione [scad. 28/10/19]

Post raccomandati

Se oltre ai vincitori della Call di quest’anno avete voglia e tempo di leggere i vinti, potete leggere il racconto che ho pubblicato in Officina qualche giorno fa. È quello con cui ho partecipato, ma non ha passato neanche la prima selezione. Ormai ci sono abituata 😁. Ne approfitto per ringraziare il WD che ci offre l’opportunità di condividere, e migliorare attraverso le critiche, ciò che altrimenti rimarrebbe nel file di un computer. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@ivalibri Intendevo dire che secondo me il fatto di scrivere una storia con una protagonista femminile diventa tacitamente un punto di merito. Non dev'essere un demerito, ovviamente, ma neanche un merito. Esempi : elena di Sparta, La dragunera, Ciccina, Lei, l'ultima testimone, l'animale femmina... 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Luke_85  ciao

ma dimmi tu non sei per caso quello che ha pubblicato con La Corte editore?

 

In ogni modo non voglio fare polemiche, ma si dal caso che io sia una donna, anni fa sono stata segnalata al Calvino con un romanzo diciamo a tema sociale, privo di sessismi, e nell'ultimo che ho scritto il protagonista che narra in prima persona è un uomo e per lo più fascista :) 

Inoltre sono una lettrice e non trovo femminismo e antifascismo nei libri attuali, a volte un certo maschilismo, una durezza di espressione (come parlare con una scopa infilata lì :)) ma ogni testo è diverso dall'altro, secondo me è sbagliato generalizzare. Trovo un po' stucchevole il fare scandalizzato e bigotto di alcuni che affermano di essere colti, raffinati con un occhio abituato all'arte, che dicono di avere il dono di capire chi vale dalle prime parole di un romanzo. Pensano di conoscere una persona come le loro tasche perché ne hanno letto due righe. Proprio la persona, non l'autore. Il che è molto sbagliato. Ma lo fanno un po' tutti.

Poi, come molte fiere e amatissime scrittrici amavano dire, non esistono sessi in questo lavoro. Si racconta la vita in tutte le sue espressioni e più si impara a farlo e più si raggiunge l'obiettivo di scrivere una bella storia, senza troppi paletti e indifferente al rosico altrui. 

O così la penso io.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Francescam Ciao. No non sono io che ho pubblicato per la corte. Che libro è ? Io ho scritto solo un romanzo, che ho mandato per due volte al Calvino senza risultati, se non una prima scheda oltremodo positiva. Sono d'accordo su quello che dici nel post, che però in parte conferma quello che dico io. Hai scritto un libro con un protagonista fascista... Quindi ricadi nella mia casistica (forse avrei dovuto non dire "antifascismo" ma "tema fascismo"). 😀

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

:) non proprio: il protagonista è fascista solo perché la storia si svolge nel periodo fra il 1938 e il 1945 in Italia e il paese intero era fascista. Se piazzi la storia in un periodo storico particolare devi dirla tutta per forza :D

 

Per edizioni La Corte ricordavo un tale Luke che era riuscito a pubblicare con questo editore, peccato che non sei tu o no? :asd:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Comunque a me piace scrivere di politica e storie a carattere sociale. Sono argomenti attuali e si prestano ad ampie interpretazioni.

Vedrai verso fine anno che valanga di racconti sul covid :lol: hanno già incominciato ora. Ma sarebbe meglio, magari, scriverne fra dieci anni, se uno proprio deve :super:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Francescam sono d'accordissimo con quello che dici sul covid. Povere case editrici, per forza non leggono manoscritti, sono inondati da questo ciarpame. Cmq non sono io questo Luke, e in verità non conosco nemmeno la casa editrice. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma tu hai partecipato due volte al Calvino con lo stesso romanzo? Se la prima scheda era buona mi viene da pensare che ti sei fidato troppo. Questi del premio hanno iniziato ad avere un comportamento borderline nel tempo O_O

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Francescam Ho partecipato all'edizione dell'anno scorso, da cui ho ricevuto una scheda molto positiva per quel che riguarda trama, personaggi, lingua e stile. Rilievi mi sono stati fatti circa l'uso dei tempi verbali, che a loro dire destabilizzavano il lettore (l'impianto della storia era volutamente al presente, ma mi muovevo sull'asse temporale con scarti del tipo: "due anni dopo avrei capito che", oppure "tre anni prima mi trovai a fare..."), mentre io rimango dell'idea che i lettori non siano ebeti e che sia possibile prenderli per mano e guidarli. Nello specifico mi scrivevano che "in quei punti la scrittura va fuori controllo". Opinabile, e nessuno dei dieci lettori che mi hanno fatto da cavia mi hanno fatto notare questo. In tal senso credo che quelli del PIC siano un po' ipercorrettivi.  

Allora nell'estate scorsa ho rivisto tutto, ho sfrondato, limato e inserito delle note alla David Foster Wallace (ma più brevi!), nelle quali riversavo alcuni miei pensieri. Mi è sembrato un tocco di diversità/originalità, che dava una parvenza saggistica a un romanzo come il mio che è anche una riflessione generale su tante cose: la fine del Cristianesimo, la forza degli affetti, le paure del mondo contemporaneo (è ambientato in Francia durante l'estate 2016, periodo dell'attentato di Nizza e di Saint-Etienne du Rouvray). Si riflette molto, su molte cose, con una storia d'amore in crisi che fa da filo conduttore e che viene toccata dagli eventi. C'è una storia che incrocia la Storia, insomma. 

Per questo ce l'ho tanto su col provincialismo e per questo nella letteratura italiana contemporanea non trovo pane per i miei denti. A me piace leggere cose che mi portino a una riflessione sul generale, se non addirittura sull'universale. E da scrittore ho cercato di fare la stessa cosa. Della storia della prostituta siciliana che tutti visitano, o del prete pedofilo che molesta burini romani (vedi Walter Siti, Bruciare tutto), della ragazza che me la smena perché vorrebbe fare la pittrice e piange per duecento pagine, io me ne faccio ben poco. :-)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
18 ore fa, Karl Rossmann ha scritto:

Sarebbero folli a non tenere nel debito conto la "pubblicabilità" di un'opera. L'iter editoriale positivo di vincitori e finalisti (non sempre ma nella maggior parte dei casi sì) è una componente fondamentale del successo del PIC. Fra l'altro il fatto che poi le opere si pubblichino attenua il sospetto che il premio sia un feudo per raccomandati: quantomeno devono essere raccomandati che hanno scritto qualcosa di appetibile per l'editoria. Non scarterei invece l'idea che certe tematiche o certe scelte stilistiche finiscano per essere preferite rispetto ad altre, magari perché più consone alle scelte dominanti nell'editoria nostrana.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non so, io comincio a essere scettico su tutto. Un’altra cosa che non va, a mio avviso, è quella di nominare 6 mesi fa una giuria fatta di 5 persone (abituate alla lettura massiva) per giudicare i primi 10. Mi sembrano solo lustrini, quando la vera selezione la fanno prima. Anzi, dopo non c’è neppure la selezione, visto che tutti i finalisti sono già vincitori, se è vero come è vero che tutti (o tanti) poi pubblicano. Per il futuro questo trend-tuttavia- sarà destinato a ridimensionarsi. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Anche io ero della partita e non ho ricevuto nessuna telefonata, sigh. Ho seguito il topic e ho letto ipotesi davvero inquietanti. Questa è la seconda volta che partecipo al Calvino, la prima è stata all'edizione 31 (2017-2018), che non andò bene, ma a ragion veduta, i miei testi (partecipai con 3 libri) non erano buoni. Quest'anno ho partecipato con un solo libro, un testo nuovo, ed ero convinto che sarei stato tra i finalisti, ma ho capito che questo è un pensiero comune a tutti quelli che partecipano e sono convinti dei propri mezzi. Prima di esprimere un parere sul concorso, per quanto mi riguarda, attendo di conoscere i nomi dei finalisti e i testi segnalati. Eravamo in più di 800 e mi sembra anche normale che a un certo punto, esclusi testi con errori grossolani e forti incoerenze, prevalga il gusto del lettore. Io amo la narrativa americana, per esempio, filone postmoderno, e il llbro "La ragazza con la Leica", per dirne uno, non mi è piaciuto affatto, eppure ha vinto lo Strega. Quando ho letto che ci sarebbe stata Helena Janeczek nella giuria, ho capito che se anche fossi arrivato in finale non avrei mai vinto, perché rispetto alla Janeczeck ho una concezione diametralmente opposta del concetto di narrare. Alla fine si tratta di gusti e sensibilità personale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
50 minuti fa, Gabriele Valenza ha scritto:

Anche io ero della partita e non ho ricevuto nessuna telefonata, sigh. Ho seguito il topic e ho letto ipotesi davvero inquietanti. Questa è la seconda volta che partecipo al Calvino, la prima è stata all'edizione 31 (2017-2018), che non andò bene, ma a ragion veduta, i miei testi (partecipai con 3 libri) non erano buoni. Quest'anno ho partecipato con un solo libro, un testo nuovo, ed ero convinto che sarei stato tra i finalisti, ma ho capito che questo è un pensiero comune a tutti quelli che partecipano e sono convinti dei propri mezzi. Prima di esprimere un parere sul concorso, per quanto mi riguarda, attendo di conoscere i nomi dei finalisti e i testi segnalati. Eravamo in più di 800 e mi sembra anche normale che a un certo punto, esclusi testi con errori grossolani e forti incoerenze, prevalga il gusto del lettore. Io amo la narrativa americana, per esempio, filone postmoderno, e il llbro "La ragazza con la Leica", per dirne uno, non mi è piaciuto affatto, eppure ha vinto lo Strega. Quando ho letto che ci sarebbe stata Helena Janeczek nella giuria, ho capito che se anche fossi arrivato in finale non avrei mai vinto, perché rispetto alla Janeczeck ho una concezione diametralmente opposta del concetto di narrare. Alla fine si tratta di gusti e sensibilità personale.


Non sono così d’accordo: ragionando così  si afferma che tutti è relativo, e non ci sono possibilità di giudizi obiettivi. Ti invito (trovi un estratto sul sito dell’editrice Orma) a leggere le prime pagine del libro che ha vinto lo scorso anno. Si intitola ‘notturno a gibilterra’ ed e scritto da Gennaro serio. Per me la prosa è quasi rivoltante: letteraria nel senso più’ deteriore della parola, spocchiosa, celebrale, incapace di vendere mezza copia. Eppure è stata omaggiata come esperimento metaletterario. Poi si scopre che il cosiddetto esordiente è un giornalista culturale di diversi giornali. Provate, e poi (ma non prima) ditemi la vostra. Lo ripeto, sono fortemente deluso. Ma non parlo per me 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
34 minuti fa, Angel2030 ha scritto:


Non sono così d’accordo: ragionando così  si afferma che tutti è relativo, e non ci sono possibilità di giudizi obiettivi. Ti invito (trovi un estratto sul sito dell’editrice Orma) a leggere le prime pagine del libro che ha vinto lo scorso anno. Si intitola ‘notturno a gibilterra’ ed e scritto da Gennaro serio. Per me la prosa è quasi rivoltante: letteraria nel senso più’ deteriore della parola, spocchiosa, celebrale, incapace di vendere mezza copia. Eppure è stata omaggiata come esperimento metaletterario. Poi si scopre che il cosiddetto esordiente è un giornalista culturale di diversi giornali. Provate, e poi (ma non prima) ditemi la vostra. Lo ripeto, sono fortemente deluso. Ma non parlo per me 

 

Infatti è quello che penso, in fondo si tratta di arte e non di scienza. Le schede che i partecipanti ricevono sono sicuramente obiettive, ma qui si parla di tirar fuori 10 testi su oltre 800. Anche ipotizzando che su 800 i testi molto validi siano solo 70, per quanto obiettivi, i giurati sono obbligati a decretare un vincitore e il gusto personale sicuramente fa. Tu stesso mi citi Notturno a Gibilterra definendolo rivoltante. Semmai possiamo mettere in dubbio i gusti letterari del comitato. Quanti anni hanno i lettori che si occupano della prima scrematura? E poi, gli altri? 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Luke_85  Non demordere. E' importante scrivere di quello che si vuole invece di seguire le mode e i gusti di altri. Che poi sono sempre gli stessi argomenti è vero, triti e ritriti. Anche la scheda di lettura a quanto pare, ipercorretta, tende a essere simile a quella di altri (verbi e stile sempre criticati e anche una certa analisi oggettiva piuttosto che soggettiva) Un po prevenuti verso gli esordienti mi pare (meno male che il premio è proprio dedicato agli esordienti, ma non quelli che iniziano a scrivere oggi. Scrittori che non hanno raggiunto per vari motivi la notorietà, penso che così dovrebbe essere anche se non è).  A me parevano più seri prima, poi non so cos'è accaduto, l'intervento delle Scuole di Scrittura e pescare vincitori e finalisti dal mondo dell'editoria in generale, non mi sembra una grande idea. 

Cominciano a esserci romanzi sconosciuti migliori di quelli famosi e vincenti, nelle librerie. Mah almeno gli addetti ai lavori dovrebbero rifletterci un attimo. E' del tutto inutile poi lamentarsi del livello della cultura generale se si propongono cose che lasciano di stucco (in negativo) e che molti lettori, siccome sono lavori vincenti e decantati da tutti, non li criticano e cercano di digerirli, pensando magari che sono loro a non capire bene il romanzo, o che sono gli unici  che non lo apprezzano, ma non bisogna favorire la massa, ognuno deve avere il coraggio delle proprie opinioni e da questo uno scrittore può ricevere qualcosa di costruttivo invece che  di falso.

 

Per questo apprezzo @Angel2030  che ha espresso la sua opinione senza tergiversare e ora mi vado a leggere quella pietra dello scandalo di Notturno a Gibilterra perché sono curiosa :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
18 ore fa, Francescam ha scritto:

Pardon: Notturno di Gibilterra

Come è’ andata la lettura? Sei stato travolto dalla penna del vincitore del  Calvino?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 6/6/2020 alle 15:01, Karl Rossmann ha scritto:

 

1 ora fa, Angel2030 ha scritto:

Come è’ andata la lettura? Sei stato travolto dalla penna del vincitore del  Calvino?

Pardon, sei stata travolta?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ahh che rabbia :angry: qua da me c'è brutto tempo e di conseguenza non riesco aprire niente. Dovrò rimandare il piacere della lettura di questo testo così amato :asd: ma ora ci provo un'altro po' nonostante fulmini, tuoni, lampi e saette, ma che stress

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Francescam ha scritto:

Ma sul sito del Calvino c'è l'estratto? 

No, lo devi cercare sul sito dell’Orma editrice lo trovi facilmente con la ricerca su google adesso ti mando il link 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Francescam ha scritto:

Ma sul sito del Calvino c'è l'estratto? 

No, lo devi cercare sul sito dell’Orma editrice lo trovi facilmente con la ricerca su google adesso ti mando il link download.php?id=VTJGc2RHVmtYMS83UWxvZ2ln

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Francescam grazie. Ma infatti non demordo. L'unica cosa che è cambiata, (e in realtà è un consiglio che do un po' a tutti) è di non fare del Calvino il metro assoluto di giudizio della propria opera. Che non vuol dire considerarsi tutti i nuovi Kafka (anche perché, dei novecento manoscritti totali, probabilmente il novanta per cento è scadente), ma semplicemente prendere atto che fattori esterni al testo possono avere la meglio su quelli interni. E non sono cose governabili da noi. Rimango comunque pienamente fiducioso nella bontà e serietà del Premio Calvino. 

L'unica amarezza che ho è che in libreria vedo molti volumi che hanno veramente poco da dire e che mi paiono di qualità inferiore al mio. Ho letto I conti con l'oste, di Tommaso Melilli, edito da einaudi e la prima domanda che mi sono fatto è Ma che agganci avrà qs in Einaudi per pubblicare 'sto libretto insignificante (secondo la mia concezione di letteratura, chiaro). Poi mi pare di aver trovato qualche nome grosso tra i ringraziamenti... 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 ore fa, Luke_85 ha scritto:

@Francescam grazie. Ma infatti non demordo. L'unica cosa che è cambiata, (e in realtà è un consiglio che do un po' a tutti) è di non fare del Calvino il metro assoluto di giudizio della propria opera. Che non vuol dire considerarsi tutti i nuovi Kafka (anche perché, dei novecento manoscritti totali, probabilmente il novanta per cento è scadente), ma semplicemente prendere atto che fattori esterni al testo possono avere la meglio su quelli interni. E non sono cose governabili da noi. Rimango comunque pienamente fiducioso nella bontà e serietà del Premio Calvino. 

L'unica amarezza che ho è che in libreria vedo molti volumi che hanno veramente poco da dire e che mi paiono di qualità inferiore al mio. Ho letto I conti con l'oste, di Tommaso Melilli, edito da einaudi e la prima domanda che mi sono fatto è Ma che agganci avrà qs in Einaudi per pubblicare 'sto libretto insignificante (secondo la mia concezione di letteratura, chiaro). Poi mi pare di aver trovato qualche nome grosso tra i ringraziamenti... 

 

purtoppo è così: prendi ad esempio Chiara Valerio, una che ha pubblicato e che Dirige  una programmazione pubblica su radio tre (oltre ad essere direttrice editoriale Marsilio). Ebbene, ha scritto il cuore non ne sa niente, pubblicato sempre da Einaudi, nientemeno che. Anche qui ho letto l’estratto iniziale e il cuore mi è sceso sotto il le scarpe. Se questo è l’andazzo, il Calvino di sicuro non si sottrae. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Angel2030 ha scritto:

 

purtoppo è così: prendi ad esempio Chiara Valerio, una che ha pubblicato e che Dirige  una programmazione pubblica su radio tre (oltre ad essere direttrice editoriale Marsilio). Ebbene, ha scritto il cuore non ne sa niente, pubblicato sempre da Einaudi, nientemeno che. Anche qui ho letto l’estratto iniziale e il cuore mi è sceso sotto il le scarpe. Se questo è l’andazzo, il Calvino di sicuro non si sottrae. 

Ho letto anche io il libro della Valerio - Il cuore non si vede - e l'ho dovuto abbandonare poco prima della metà. Nel suo caso, per quanto mi riguarda, il problema è che i personaggi vengono letteralmente schiacciati dalle parole, quando invece le parole dovrebbero servire a dargli vita (ai personaggi). Per questo penso che alla fin fine conti sempre il gusto, altrimenti non me lo spiego. La Valerio ha sicuramente un'ottima conoscenza della lingua e costruisce bei periodi, ma pecca nella narrazione. Ho letto diversi libri che hanno vinto premi, dal Calvino al Neri Pozza, e il più delle volte sono rimasto molto perplesso. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sono stato rappresentato due volte da agenti non a pagamento. Entrambi mi hanno spiegato a grandi linee l’arcipelago editoriale italiano. Da una parte ci sono libri rivolti a un pubblico considerato sempliciotto. Lettori che acquistano e il più delle volte non leggono e se leggono, faticano a comprendere. Poi ci sono libri per gli intellettuali, in genere mattoni autoreferenziali che da quel che capisco, né io né voi leggiamo. Infine ci sono libri di autori affermati, diventati tali per motivi che neanche loro riuscirebbero a spiegare: hanno tentato e gli è andata bene. Tutti questi libri hanno un punto in comune: qualche copia vendono per rientrare almeno nelle spese. Un bel libro, come storia e scrittura, se l’autore nessuno lo conosce, non vende praticamente niente. Il libro che invece tutti cercano, è il “caso editoriale”. Botto che arriva di sorpresa. Motivo per cui noi scriviamo e il Premio Calvino e affini ci leggono per un attento istante. Perché il destino potrebbe essere lì: in uno dei nostri scritti.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Ilaris ha scritto:

Anch'io. Più che altro non mi spiego perché siano quasi tutti mediocri. Possibile che tra centinaia di manoscritti non ce ne sia nessuno che spicchi

in mezzo al mare piatto dell'omologazione delle scuole di scrittura? Il mio è mediocre per conto suo, almeno mi posso vantare di questo.

Oppure, se c'è, non va bene perché non proviene dalle scuole di scrittura e spicca troppo? 

Per questo andazzo generale è dispiaciuta soprattutto la mia schiena, perché sono costretta a caricarmi tonnellate di libri in biblioteca sperando di scovare per conto mio la bella letteratura italiana contemporanea. Ma è come lanciare anelli alle paperelle al luna park. Piuttosto sconfortante. 

Non so rispondere. Io ne faccio una questione di gusti, ma forse non è così.

 

27 minuti fa, pas ha scritto:

Sono stato rappresentato due volte da agenti non a pagamento. Entrambi mi hanno spiegato a grandi linee l’arcipelago editoriale italiano. Da una parte ci sono libri rivolti a un pubblico considerato sempliciotto. Lettori che acquistano e il più delle volte non leggono e se leggono, faticano a comprendere. Poi ci sono libri per gli intellettuali, in genere mattoni autoreferenziali che da quel che capisco, né io né voi leggiamo. Infine ci sono libri di autori affermati, diventati tali per motivi che neanche loro riuscirebbero a spiegare: hanno tentato e gli è andata bene. Tutti questi libri hanno un punto in comune: qualche copia vendono per rientrare almeno nelle spese. Un bel libro, come storia e scrittura, se l’autore nessuno lo conosce, non vende praticamente niente. Il libro che invece tutti cercano, è il “caso editoriale”. Botto che arriva di sorpresa. Motivo per cui noi scriviamo e il Premio Calvino e affini ci leggono per un attento istante. Perché il destino potrebbe essere lì: in uno dei nostri scritti.

 

Che tristezza :buhu:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Questa discussione è chiusa.

×